Il mondo interiore di Celestina Avanzini 

Il mondo interiore per soggetto, fotografia, performance, scultura, pittura, installazioni, per raccontarlo. Poliedrica come solo una donna sa essere, Celestina Avanzini domina svariate tecniche artistiche e le sue opere spaziano fra i linguaggi riuscendo sempre a esprimere al meglio i suoi messaggi. La sua carriera di artista corre di pari passo con la sua professione di Psicologa e psicoterapeuta. Laureata in Sociologia, infatti Celestina Avanzini si era specializzata in Psicoanalisi. Trascorse a Firenze gli anni dell’Accademia d’arte mentre e Venezia frequentò l’Istituto per la grafica d’arte. La sua carriera artistica prese avvio con la pittura a olio e la matita e con i ritratti per soggetto, ma subito dopo la sua prima mostra decise di sperimentare l’informale nel tentativo di trovare il giusto linguaggio capace di esprimere tutti quei concetti, quelle narrazioni o quei vissuti che per Celestina avevano importanza e di cui sentiva l’urgenza di parlare. 

A volte ampie coloriture vanno a celare o anche ad alleggerire fotografie dal significato importante. Altre tecniche fanno sì che il risultato finale sia un allontanamento costante dal figurativo.

La fotografia che nelle sue opere si fa testimonianza e sperimentazione al tempo stesso. In molte zone vengono sovrapposte sabbie e colori, stessa cosa avviene su pellicola e per trasposizioni digitali, dimostrando come negli anni Celestina Avanzini sia stata capace di aggiornarsi e far proprio tutti i mezzi più all’avanguardia.  

Autrice: Rosanna Pruccoli

Jette Christiansen in mostra a Bolzano

Originaria della Danimarca, Jette Christiansen, è riuscita a dare voce alla sua intima passione di pittrice solo a partire dalla fine degli anni Ottanta, dopo molti anni di impegno nella sanità. Grazie al suo talento naturale e agli ottimi consigli ottenuti da un grande maestro come Gotthard Bonell, la sua pratica pittorica è apprezzata sia dalla critica che dal pubblico. A fine maggio si è tenuta ad Appiano una grande mostra di tutta l’opera della Christiansen, ora nuovamente in mostra alla Galleria di via Bottai dal titolo “Hygge in Greenland”. La parola danese Hygge non ha una esatta traduzione in italiano ma descrive un’atmosfera di accoglienza e intimità, benessere quotidiano, evoca un senso di pace, protezione e calore. Nelle sue pitture il colore vivido riesce a raggiungere le corde dell’anima del fruitore e a donare serenità. Con i suoi colori Jette Christiansen induce lo spettatore ad intraprendere una esperienza meditativa. I paesaggi dipinti così come gli oggetti che fanno capolino sulle tele, parlano di una vita ricca di semplice quotidianità, di pace che cresce nelle piccole cose e che dona un senso di pace interiore. Un aspetto interessante dell’arte della Christiansen è anche la capacità di evocare antiche fiabe o anche le semplici suggestioni che i nonni suggerivano ai bambini con i gesti semplici e quotidiani. I suoi dipinti trasudano la nostalgia di una tradizione lontana legata alla vita nordica: l’ultima Thule sognata dagli antichi kalaallit nunaat, ossia il gruppo etnico più ampio della Groenlandia, si tratta di popolazioni Inuit che abitano il Circolo polare artico. 
Thule è un’isola leggendaria, che compare citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pytheas. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

L’arte concettuale di Hannes Egger

Hannes Egger, artista residente a Lana, ma in realtà cittadino del mondo, possiede uno sguardo saldo alle proprie radici e tradizioni artistiche ed una capacità di aprirsi al nuovo e al globale davvero unico. Atipico e estremamente interessante è il suo stesso percorso di formazione: ha infatti studiato Filosofia presso l’Università di Vienna e poi presso “La Sapienza” di Roma. Tra il 2021 e il 2023 è stato docente a contratto presso l’UniBZ – Libera Università di Bolzano. Nel 2023 è stato visiting Professor presso la Fakulta umení a designu dell’Università Jana Evangelisty Purkyne, Ústí nad Labem in Cecoslovacchia. Dal 2024 è Docente a contratto presso l’UniBZ – Libera Università di Bolzano. 

La sua pratica artistica ha un approccio concettuale, ed è caratterizzata dal costante desiderio di coinvolgere il pubblico e interagire con esso. Le sue sono generalmente performance o installazioni partecipativi, atti cioè ad invitare i fruitori ad esprimersi, a prendere posizione da una prospettiva nuova e insolita. Riflettere insieme sulla realtà circostante e sugli spazi condivisi e abitati. Le sue dunque non sono opere d’arte tradizionali ma consistono nel creare situazioni su una piattaforma aperta e in evoluzione, per vedere come queste si sviluppano una volta che il pubblico è stato coinvolto e ha lasciato le proprie impronte. A volte ad esempio Hanns Egger fornisce alcune coordinate o istruzioni da seguire, riuscendo così a trasformare l’azione stessa del partecipante in opera d’arte.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Mario Trippa

Le origini di un artista traspaiono spesso dal suo uso delle tonalità prima ancora che dalla scelta dei suoi soggetti. In Mario Trippa le tonalità sono calde e lucenti come in una giornata d’estate meridionale. Agavi carnose, fichi d’india, muriccioli di pietra a secco delimitanti ampi campi e proprietà, paesini arroccati sulle pendici delle montagne, sono alcuni dei soggetti prediletti dell’artista. Sono casa, la Campania. Giunto a Merano giovanissimo Mario Trippa e stato fin da subito parte integrante del dibattito politico e culturale della città. Come insegnante di educazione artistica alle scuole medie Negrelli, ha fatto appassionare all’arte generazioni di studenti. Capace di rappresentare l’ambiente, i paesaggi antropizzati e i centri produttivi in cui ci muoviamo, spesso i suoi dipinti raffigurano torri medievali che si disputano lo spazio con le ciminiere delle fabbriche. Attraverso le sue immagini, in bilico fra sogno e realtà, e con l’apporto delle tonalità che fanno da base e da sfondo ai suoi mondi, Mario Trippa induce alla riflessione sul chi siamo, chi eravamo e verso quale futuro ci stiamo muovendo. Gli accostamenti e le sovrapposizioni cromatiche rendono al meglio il messaggio che l’artista vuole indirizzare al fruitore. Ammirato dai numerosi critici che ha avuto modo di incontrare nella sua lunga carriera, merita qui ricordare che fu proprio il grande critico d’arte meranese Luigi Serravalli a seguire i suoi primi passi da artista quando – ancora fresco di Accademia – si approcciava al mondo delle esposizioni e del mercato dell’arte.   

Autrice: Rosanna Pruccoli

Marco Lobos

Sono i colori vivaci dell’America Latina, il tocco iperrealista del maestro pugliese Renato Verrusio, unita inconsapevolmente a quella nostalgia dell’anima che si esprime fiera e potente, lasciando una grande impressione nel fruitore, che non può restate indifferente a questo invito alla vita. 

Sono gli acrilici fluorescenti e fosforescenti, uniti alla tecnica della velatura e degli strati sovrapposti a fare della sua arte un unicum per profondità, tridimensionalità, colore. 

Un’esperienza formativa lunga e metodica unita ad una grande quantità di esperienze artistiche variegate, fanno di Lobos un artista completo, convincente attento alla forza di un volto, all’energia di un animale selvatico, coniugando l’oggi e il qui con il lontano e il passato. Ritratti di sportivi e  politici, tigri e rinoceronti.  

Le origini cilene di Marco Lobos fluiscono carsiche giacché Lobos giunse in Italia a nove anni come esule politico e qui poté compiere gli studi primari e secondari. L’Accademia di Bologna fece il resto nella sua formazione: nel 1997 si laurea in Pittura di Concetto Pozzati. L’influenza dell’Arte Pop ha fatto il resto. 

Le esperienze artistiche scaturite a partire dagli anni Ottanta sono molteplici e variegate per tecniche e sperimentazioni, impegno e crescita artistica nel segno della contemporaneità. Hanno fatto parte del suo ampio bagaglio: la pittura a murale, sviluppata attraverso una collaborazione con un gruppo di artisti italo cileno, allestimenti, installazioni in istituzioni museali, laboratori artistici.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Barbara Natter

Sono occhi espressivi, profondi, capaci di narrare storie del passato, sogni e speranze di futuro quelli che brillano nei volti ritratti da Barbara Natter e che invogliano a vederne altri e altri ancora. Invogliano a conoscere meglio le loro storie e domandare all’artista cosa l’abbia spinta a ritrarli e fissare sulla tele quei tratti somatici, quelle vite. 

Sono fiori che raggiungono l’astrattismo, la metafora, la narrazione di una favola che va oltre la natura che tocca le corde dell’anima. 

È questa la variegata produzione artista di Barbara Natter, bolzanina formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino per poi conseguito una laurea in Scienze della Formazione presso la Libera Università di Bolzano. Artista e insegnante quindi un binomio affascinante e spesso praticato. 

Dal 2017 infatti è artista libera professionista e parallelamente, svolge un’intensa attività didattica conducendo seminari e corsi d’arte in vari centri culturali dell’Alto Adige, tra cui il Kassianeum di Bressanone, Castello di Coldrano e la Casa della Famiglia di Soprabolzano. Sul piano artistico la sua ricerca personale l’ha condotta nel corso degli anni, a testare fino a farle proprie numerose tecniche e numerosi mezzi espressivi legati tanto alla pittura che alla grafica come pigmenti colorati, inchiostri, acrilici e collage, ma anche xilografia, monotipo) e lavorazione dell’argilla. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Martinetti: il pittore della vertigine

Da poche settimane ci ha lasciati uno degli artisti più significativi dell’astrattismo subalpino. Nato a Merano l’8 maggio 1931, il suo lavoro di architetto lo aveva condotto lontano dall’Alto Adige, a Torino dove in breve tempo era diventato un affermato architetto e un brillante pittore. Guidato sempre dalla passione e dall’entusiasmo sia nell’arte che nella progettazione aveva legato il suo nome ad importanti costruzioni e a numerose pitture. La sua idea di architettura è forse riassunta in questa sua frase: “Certo, i grandi fabbricati, i complessi articolati, hanno una forza espressiva enorme; eppure io sono convinto, spinto anche da fattori contingenti, che molte opere considerate ‘minori’ fanno parte di un’ esperienza totale e si manifestano nella musica, nelle scienze, o, come nel mio caso, nella pittura e nell’architettura.” 

Per quanto attiene la sua arte fu influenzato dalla letteratura e dagli scritti di Leopardi, Sartre, Thomas Mann, Borges, e Pound e dalla musica jazz, ma soprattutto dagli artisti non figurativi del dopoguerra come quelli incontrati alle Biennali veneziane, come Santomaso, Afro, Vedova e i fratelli Gio e Arnaldo Pomodoro. Martinetti aveva scelto la propria strada pittorica elaborando un linguaggio fatto di spartizioni geometriche dello spazio, precise, ordinate, spezzate e di gusto post-cubiste. Il cielo fu, insieme al mare, una presenza costante nei suoi dipinti. Vi faceva capolino specchiandosi in schegge di vetro in ogni dove, ritrovandosi anche là dove non lo si sarebbe cercato. 

Di lui il critico d’arte Luigi Serravalli scrisse: “… Arte e mestiere, per cui la luce ultima del ‘prodotto’ è sempre frutto di una particolare ‘intelligenza creatrice’, di uno ‘slancio vitale o come diceva Thomas Mann, ‘estasi fredda’.” 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Scherer, tra artee sperimentazione

Dal vetro soffiato all’acquerello, dai piccoli studi raffinati e preziosi a immensi cicli pittorici indimenticabili, questa l’opera di una vita intera completamente dedicata all’arte, alla ricerca e alla sperimentazione artistica. Apprezzato e ricercato sia dai collezionisti privati che dalle istituzioni Robert Scherer ha caratterizzato per anni la scena artistica tirolese, trentina, italiana ed europea.

La sua vita fu caratterizzata da eventi storici che ne segnarono gli importanti anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Nato a Corces in Val Venosta nel 1928, completò la propria istruzione in Germania dove i suoi genitori, optanti, decisero di emigrare nel 1939.  Vissero così a Linz, Ottensheim (1939/40), Rufach (1942), Schweiklberg (1943) e Heidelberg.

Arruolatosi nella Wehrmacht, fu fatto prigioniero di guerra dagli americani a Berlino. Al termine del conflitto fu liberato e l’anno successivo fece ritorno a Corces dopo essere fuggito dalla zona di occupazione sovietica.

Tra il 1951 e il 1958 studiò all’Accademia di Belle Arti di Vienna diplomandosi in pittura e grafica. Anche l’architettura lo appassionava da sempre e per due anni studiò con il famoso architetto Clemens Holzmeister. Rientrato a Bolzano, le prime commissioni furono per i murales. Nel 1968 per un anno, lavorò presso la famosissima vetreria la Fucina degli Angeli. Rientrato in Alto Adige visse in molti luoghi della provincia fino a quando decise di fare di Palazzo Malfatti ad Ala la propria dimora e un centro grafico. Oltre all’artegrafica decise di donare a molti discenti i segreti dell’arte grafica, dell’affresco e dell’arte del vetro.  

Il suo lavoro artistico fu immenso sapendo egli dominare un gran numero di tecniche artistiche, comprendenti pittura murale, progettazione e esecuzione di vetrate colorate, sculture e mosaici, matita, inchiostro, gesso rosso, gesso e disegni a pastello, oltre ad acquerelli, tempera, ed infine pittura a olio e acrilica.

Autrice: Rosanna Pruccoli

I colori accesi e pieni di vitalità di Daniela Armani 

Sono tele in cui esplosioni di colore sono però capaci di dirimere il caos apparente per dar vita a splendidi volti che affiorano via via sempre più sicuri, sempre più assertivi, facendosi spazio fra le campiture di colore e guadagnandosi la propria centralità. In altre tele fanno capolino paesaggi urbani e persone a figura intera, anche se sembrano appartenere più al mondo scultoreo e monumentale e sembrano non tentare di umanizzarsi facendosi ritratto, ma paiono voler vestire i panni della metafora, della allegoria: citare senza essere, anelare senza vivere, anche se imponenti e indimenticabili al tempo stesso. Dallo scontro titanico dei colori primari scaturiscono sfumature inaspettate. Il fruitore non può che essere attirato da queste tele per restarne piacevolmente imprigionato seguendo sentieri labirintici che conducono al centro della narrazione. Daniela Armani, bolzanina, da decenni si dedica all’arte da autodidatta, sperimentando numerose tecniche quali l’acquerello, l’acrilico, l’olio, le terre e le tecniche miste. A partire dagli anni Novanta importanti sono state le lezioni del maestro Piol per la tecnica ad acquerello e quelle del maestro Giorgioppi per la tecnica a olio. Le architetture sono per Daniela Armani fonte di interesse e stimolo a giocare con volumetrie e prospettive. Numerose le mostre a cui ha partecipato e non meno importanti le sue personali.  

Autrice: Rosanna Pruccoli

Le atmosfere di Tacus

L’architetto e artista bolzanino Silvano Tacus ha saputo trovare presto la sua strada all’arte diventando una presenza irrinunciabile nel panorama artistico bolzanino. È stato a partire dal 2000 che ha provato il desiderio di cimentarsi nell’arte avvicinandosi all’acquerello e fu Pedro Cano (Blanca 1944) – uno tra i più grandi pittori spagnoli contemporanei per la tecnica dell’acquarello – il suo primo maestro. Guardando le opere di Tacus non vi sono dubbi che in Cano egli abbia trovato il fascino e il sentiero da cui partire per il proprio viaggio artistico.  

Affascinato dai giochi di luce e ombra, tacus cerca di restituirli sulla carta ritraendo i dintorni bolzanini. Molto interessanti sono gli acquerelli che ha dedicato ai castelli. 

Attraverso alcuni viaggi ebbe poi modo di approfondire la difficile tecnica dell’acquerello en plein air in zone dalle atmosfere molto diverse di quelle altoatesine, dove la luce calda si rifrange con effetti indimenticabili. Così, alla ricerca della luce, si è recato a Marrakech, Patmos, Cartagena, Blanca, Salonicco. In alcune località dell’Alto Lazio Tacus conosce il fascino dei giardini storici dove le piante si contendono lo spazio con gli antichi vasi o con le statue. A questo soggetto Tacus non solo riesce ad imprimere un patos particolare, un legame col passato, ma la sensazione per chi osserva queste opere è quella di trovarcisi all’interno pervasi dagli aromi delle erbe e dai profumi dei fiori. Da questa esperienza nascono le opere che furono esposte alla mostra collettiva a tema tenutasi a Villa Borghese a Roma.

Autrice: Rosanna Pruccoli