Bruno Zanatta è un artista bolzanino che si è fatto conoscere per le sue tele dalle pennellate materiche che sono andate via via trasformandosi in opere complesse e tridimensionali dalle tonalità tipiche delle terre, ma anche degli ori, dei rossi e che mantengono poche ma affascinanti nuance.
In queste opere oggetti inconsueti come chiodi, viti bulloni, rondelle, ma anche rami, radici, si trasformano in note apparentemente dissonanti ma che alla fine danno vita ad un concerto armonico e denso di sollecitazioni che permettono al fruitore di vederci le soluzioni più personali. Ogni più piccolo particolare sembra richiamare l’attenzione, sussurrare storie, parlare all’anima. Pronto a perdersi il fruitore ha la sensazione di camminare attraverso una Wunderkammer che chiede attenzione e promette meraviglia. Lo stile pittorico portato avanti negli ultimi anni da Bruno Zanatta è infatti quello materico, nato da uno studio approfondito dell’informale europeo. Sono opere piene di forza e con una narrazione propria ma che possono ispirarne anche altre. Da sempre attratto dall’arte Bruno Zanatta ha studiato arte da autodidatta, frequentando corsi d’arte e imparando diverse tecniche artistiche. Senza mai abbandonare l’attività di ricerca artistica, negli anni 80 ha iniziato la sua collaborazione con la Filodrammatica di Laives lavorando come scenografo. Le sue scenografie hanno sempre riscosso molto successo e non sono pochi i premi da lui vinti. Sono numerose le mostre personali e collettive cui ha partecipato in molte città italiane e all’estero ma a mio avviso una ne connota la personalità generosa. Ha avuto luogo nei locali dell’ospedale di Bolzano all’indomani della pandemia di Covid. In quell’infausto periodo Bruno Zanardi passò ben un mese in terapia intensiva e la mostra ha voluto essere un riavvio alla vita e un ringraziamento a tutti coloro, fra medici e paramedici, che fecero l’impossibile per salvare i pazienti ricoverati.
Autrice: Rosanna Pruccoli