L’architetto e artista bolzanino Silvano Tacus ha saputo trovare presto la sua strada all’arte diventando una presenza irrinunciabile nel panorama artistico bolzanino. È stato a partire dal 2000 che ha provato il desiderio di cimentarsi nell’arte avvicinandosi all’acquerello e fu Pedro Cano (Blanca 1944) – uno tra i più grandi pittori spagnoli contemporanei per la tecnica dell’acquarello – il suo primo maestro. Guardando le opere di Tacus non vi sono dubbi che in Cano egli abbia trovato il fascino e il sentiero da cui partire per il proprio viaggio artistico.
Affascinato dai giochi di luce e ombra, tacus cerca di restituirli sulla carta ritraendo i dintorni bolzanini. Molto interessanti sono gli acquerelli che ha dedicato ai castelli.
Attraverso alcuni viaggi ebbe poi modo di approfondire la difficile tecnica dell’acquerello en plein air in zone dalle atmosfere molto diverse di quelle altoatesine, dove la luce calda si rifrange con effetti indimenticabili. Così, alla ricerca della luce, si è recato a Marrakech, Patmos, Cartagena, Blanca, Salonicco. In alcune località dell’Alto Lazio Tacus conosce il fascino dei giardini storici dove le piante si contendono lo spazio con gli antichi vasi o con le statue. A questo soggetto Tacus non solo riesce ad imprimere un patos particolare, un legame col passato, ma la sensazione per chi osserva queste opere è quella di trovarcisi all’interno pervasi dagli aromi delle erbe e dai profumi dei fiori. Da questa esperienza nascono le opere che furono esposte alla mostra collettiva a tema tenutasi a Villa Borghese a Roma.
Autrice: Rosanna Pruccoli