Colori tenui appena sfumati a dare una nota di colore ad un bianco-nero carico di patos, frasi scritte in corsivo a completare le suggestioni, queste sono le opere su matrici fotografiche dell’artista Beatrice Mattei.
Nata a Vipiteno nel 1959 è bolzanina di adozione. Pur senza aver frequentato l’Accademia di belle arti o una Scuola d’arte, Beatrice Mattei raggiunge il fruitore con intensità e lascia il segno. Ha iniziato ad esporre fin dagli anni Ottanta e nel corso degli anni ha sviluppato la propria arte modificandola e passando dall’ astrazione alla figurazione e poi alla figurazione corredata di testi che sono citazioni, ricordi, desideri, sogni.
Ogni opera deve essere guardata prendendosi un po’ di tempo, perché le varie parti che vanno a comporre l’insieme risaltano ai nostri occhi anche singolarmente per poi riunirsi all’insieme dando profondità alla visione e al messaggio. Sfilano così immagini di donne dai tratti rassicuranti, dolci, trasognati romantici, oppure all’opposto sguardi ammaliatori, duri, di sfida, oppure disillusi. Altre ancora con gli occhi chiusi forse per non tradire i propri sentimenti, le proprie angosce, le proprie paure.
I colori usati da Beatrice Mattei per creare sfumature sono molto particolari, si tratta di tonalità inusuali quali le tonalità del lavanda, della salvia, del rosa pallido, del grigio polvere. Tonalità queste che riescono a donare alle raffigurazioni alterità e mistero ma anche ad infondere una magica atmosfera.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Bruno Zanatta è un artista bolzanino che si è fatto conoscere per le sue tele dalle pennellate materiche che sono andate via via trasformandosi in opere complesse e tridimensionali dalle tonalità tipiche delle terre, ma anche degli ori, dei rossi e che mantengono poche ma affascinanti nuance.
In queste opere oggetti inconsueti come chiodi, viti bulloni, rondelle, ma anche rami, radici, si trasformano in note apparentemente dissonanti ma che alla fine danno vita ad un concerto armonico e denso di sollecitazioni che permettono al fruitore di vederci le soluzioni più personali. Ogni più piccolo particolare sembra richiamare l’attenzione, sussurrare storie, parlare all’anima. Pronto a perdersi il fruitore ha la sensazione di camminare attraverso una Wunderkammer che chiede attenzione e promette meraviglia. Lo stile pittorico portato avanti negli ultimi anni da Bruno Zanatta è infatti quello materico, nato da uno studio approfondito dell’informale europeo. Sono opere piene di forza e con una narrazione propria ma che possono ispirarne anche altre. Da sempre attratto dall’arte Bruno Zanatta ha studiato arte da autodidatta, frequentando corsi d’arte e imparando diverse tecniche artistiche. Senza mai abbandonare l’attività di ricerca artistica, negli anni 80 ha iniziato la sua collaborazione con la Filodrammatica di Laives lavorando come scenografo. Le sue scenografie hanno sempre riscosso molto successo e non sono pochi i premi da lui vinti. Sono numerose le mostre personali e collettive cui ha partecipato in molte città italiane e all’estero ma a mio avviso una ne connota la personalità generosa. Ha avuto luogo nei locali dell’ospedale di Bolzano all’indomani della pandemia di Covid. In quell’infausto periodo Bruno Zanardi passò ben un mese in terapia intensiva e la mostra ha voluto essere un riavvio alla vita e un ringraziamento a tutti coloro, fra medici e paramedici, che fecero l’impossibile per salvare i pazienti ricoverati.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Georg Tappeiner – meranese, classe 1964, fotografo pubblicitario di automobili dal 1985 al 2020 tra Londra e Milano – a partire dal 2006 e dopo ventuno anni lontano da zone di montagna e dal Sudtirolo, ha iniziato una attività fotografica parallela, una sperimentazione che ha condotto nel suo tempo libero e che dava spazio ad una sua grande passione: la montagna nella fotografia aerea. Il soggetto però non era la montagna in generale ma una zona montuosa specifica, ossia le Dolomiti che, tre anni dopo, nel 2009, furono dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Il 2010 è stato l’anno della svolta: il National Geografic pubblicò in Germania e in molte altre nazioni una storia di copertina con le fotografie delle Dolomiti realizzate da Georg Tappeiner. Sempre il National Geografic gli propose di creare una mostra itinerante con le sue fotografie. Fu così realizzata la mostra “Dolomiti – il cuore di pietra del mondo” che, tra il 2010 e il 2020, toccò numerose città europee e canadesi. Georg Tappeiner ha lavorato poi con varie riviste come Geo Saison, National Geographic e Conde Nast Traveller, pubblicato libri e calendari, curato mostre per il Ministero dell’Ambiente italiano e per le Nazioni Unite. Ora – in occasione del giubileo per i quaranta anni del “Südtirol Festival Merano” – è stata organizzata una mostra con gli scatti aerei di Georg Tappeiner e le macrofotografie di Ursula Stingel, sulle quali la compositrice inglese Rachel Portman ha creato una sinfonia. Nella mostra una piccola sorpresa attende i fruitori: due gioielli dagli artisti orafi della Posthaus realizzati con la Meranite e con un piccolo fossile preistorico delle Dolomiti. La mostra resta aperta e visitabile gratuitamente dal 27 agosto al 22 settembre 2025.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Nata a San Candido, Margit Klammer da anni vive e lavora a Merano. Formatasi all’Università di Arti Applicate di Vienna Margit Margit Klammer è una artista poliedrica assai nota e affermata. Le sue opere e i suoi progetti spaziano dalla scultura alla pittura alle installazioni. Il suo interesse però si è ampliato all’architettura studiando con importanti maestri come Matteo Tun e Wilhelm Holzbauer, così sono diventati assai numerosi i progetti eseguiti al fianco di architetti. Molteplici e fra loro assai diversi sono i luoghi in cui è possibile godere delle sue opere. Numerosissime le mostre personali e collettive a cui ha preso parte nel corso degli anni. Le sue opere sono caratterizzate dall’interazione tra arte e natura. Tra le sue opere più note sono da ricordare i cinque padiglioni e la voliera nei giardini di Castel Trauttmansdorff, il progetto di un livello del parcheggio Art Drive-in delle Terme di Merano, il progetto artistico “Terra Acqua Luce” presso la scuola secondaria di primo grado per l’agricoltura, Castel Baumgarten a Ora, il progetto della piazza davanti alla sede della Salewa a Bolzano, per il quale ha ricevuto anche un premio internazionale a New York, e il grande cubo sulla rotatoria all’ingresso nord-ovest della MeBo di Merano. Visto il suo forte legame con la natura si è dedicata anche alla progettazione di parchi gioco e giardini sia pubblici che privati. Sona davvero numerosi i concorsi pubblici in regione e all’estero cui Margit Klammer ha partecipato ed è molto affascinante leggere le relazioni accompagnatorie alle sue diverse proposte artistiche. È il caso dell’opera proposta al concorso della Clinica femminile e dermatologica di Heidelberg: “Le cellule si dividono, si fondono in formazioni più grandi e si mantengono separate l’una dall’altra da membrane. Riunirsi e dividersi… Il processo biologico di divisione cellulare per consentire la crescita è un prerequisito fondamentale per ogni vita. Per la Clinica di Heidelberg questo fatto diventa l’oggetto della progettazione artistica. Riguarda quindi non solo la clinica dermatologica o femminile, ma l’intero complesso e cresce al di là di esso. È un collegamento con la vita in generale”.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Nata in Carinzia, laureata in lingue, vive a Merano dal 1993. In riva al Passirio, Bernadette ha dato vita alla propria passione pittorica dedicandosi all’acquarello e ai ritratti. Fra il 2012 e il 2015 ha seguito il marito a Shanghai e in questa città ha potuto apprendere la tecnica della china cinese. Ha infatti frequentato i corsi di China cinese e scrittura cinese nella classe dell’artista Zhou Weiping, all’Hong Hong Art Institute di Shanghai. Si è così immersa nella cultura cinese, nella sua lingua, e ha cercato di evincere il più possibile delle tradizioni, dei valori e della quotidianità della popolazione entrando in contatto con numerosi abitanti. Lo dimostrano i numerosi ritratti che Bernadette ha realizzato in quegli anni, i paesaggi degli angoli per lei suggestivi, le città d’acqua, i tipici fiori e gli uccelli che lì aveva modo di vedere. Le lezioni con il maestro Zhou Weiping hanno influenzato notevolmente l’arte di Bernadette tanto da esserne riconoscibile la scuola, la delicatezza, l’armonia, l’impostazione. Tutti i dipinti di Bernadette sono resi sulla carta di riso, con la china e l’acquarello, con pennelli di varia misura per indurre un tratteggio sottilissimo o più spesso a seconda della necessità. Osservare con attenzione le opere di Bernadette corrisponde a partire per un viaggio nella Shanghai di oggi ma anche affondare nelle radici della tradizione. Dal 2013 al 2015 a Shanghai ha esposto in tre mostre collettive, al Liu Haisu Art Museum e alla Changning Library. Nel 2016, da poco rientrata a Merano, ha esposto a Schloss Pinzenau portando con sé una felice ventata di oriente.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Femminilità, sensibilità, profondità, humor e un tratto delicato e al contempo graffiante sono le caratteristiche di questa interessantissima artista. Ortisei, Bologna, Siviglia, Madrid, Aversa i panorami della sua formazione, particolarmente approfondita e di spessore o dei suoi periodi di ricerca. Donna curiosa e indipendente ha infatti viaggiato molto e ha trascorso lunghi periodi alla ricerca di ispirazione artistica all’estero. Affascinata dal quotidiano riesce a trovarvi scampoli di un umorismo sottile capace di far riflettere. L’osservazione e la riflessione sono costanti nella sua vita che si rispecchiano nella sua arte. La lenta scoperta di un luogo sconosciuto o il grigiore del clima ad esempio, si fanno spunto per i suoi progetti iconografici, sempre intensi e inaspettati e capaci di destare l’attenzione del fruitore che ne viene catturato, ammaliato. Sempre alla ricerca di nuove sfide non si limita ad una sola tecnica ma si esprime attraverso la fotografia, la pittura e il disegno. Le sue opere non sono il frutto di una svagata ispirazione momentanea, ma lo studio attento e la creazione di progetti precisi, condotti a priori con accuratezza, senza per questo defraudarne l’intuizione e la naturalezza. Grazie alla sua capacità di scegliere e discernere non sono state molte le mostre a cui ha preso parte, ma negli ultimi anni si sono susseguite con successo sia le personali che le mostre in dialogo con un altro o un’altra artista tanto in provincia che all’estero. Ogni sua esposizione è una fresca novità, non un déjà vu né un saltare di palo in frasca, ma un preciso sviluppo e concatenazione di idee e concetti. Un modo di procedere che la contraddistingue perché colto e misurato. L’ultima di questa fortunata sequenza espositiva è attualmente allestita a Bolzano nelle splendide sale del Künstlerbund. Si tratta di un dialogo dal titolo programmatico “Linea. punto. tessiture”. Anuschka Prossliner spiega che questo dialogo artistico con Sabine Steinmair si basa sulle affinità esistente fra le opere delle due artiste che rivelano una tendenza comune alla riduzione, al contenimento e alla miniaturizzazione. Secondo Anuschka Prossliner il confronto, l’attrito o addirittura lo scontro fra due posizioni artistiche può risultare più eccitante e tradursi in nuove ed inaspettate possibilità.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Per la realizzazione della chiesa parrocchiale di Lagundo furono chiamati a raccolta gli artisti contemporanei più interessanti del momento e a ciascuno fu affidato un frammento artistico che avrebbe costituito il tessuto decorativo e simbolico della nuova chiesa. Erano gli anni Settanta, anni di rivolta e avanguardia artistica, anni nei quali un oggetto religioso era davvero difficile da trattare e realizzare tenendo fede alle istanze artistiche del momento e le peculiarità della simbologia religiosa. Il team scelto dal parroco Josef Chronst riuscì felicemente nell’impresa. La realizzazione mozzafiato delle tre grandi vetrate fu di Susanne Demmel (25.4.1928 – 24.12.2024), moglie dello scultore Josef Brunner anche egli impegnato nella chiesa. Susanne aveva frequentato l’accademia d’arte di Vienna e lì i due artisti si erano conosciuti, innamorati e sposati. La vetrata est dai colori chiari e festosi allude alle esperienze belle della vita e invita i fedeli a recarsi in chiesa per ringraziare il signore per questi doni. Viene anche chiamata Vetrata Pasquale. Con il sole che sorge essa ricorda Cristo risorto. La vetrata a ovest è costituita da colori scuri dando un tono grave al suo aspetto. Pur mantenendo infatti il grande fascino essa è simbolo di sofferenza, le esperienze negative, le colpe, la fede vacillante. Rivolta al sole che tramonta ricorda la morte di Gesù e per questo motivo viene chiamata Vetrata del Venerdì Santo. La vetrata a nord, nelle tonalità del verde, è simbolo di speranza e fiducia.
Autrice: Rosanna Pruccoli
A partire dal 9 gennaio Julia Bornefel è ospite di Carte Blanche, la piattaforma per artisti locali e internazionali dell’Hotel Aurora curata da Eva von Ingram Harpf. Eclettica, sempre pronta a nuove sperimentazioni, conosciutissima e apprezzata a livello internazionale, Julia Bornefeld ha origini germaniche è infatti nata a Kiel nel 1963. Particolari le città nelle quali ha compiuto i propri studi: dopo Kiel si è infatti trasferita a Lubiana dove ha frequentato l’Accademie di Belle Arti. Ma è stato poi anche l’Accademia di Venezia, frequentando i corsi tenuti da Emilio Vedova. Vive e lavora tra Berlino e Brunico.
Julia Bornefeld si esprime attraverso la pittura, la fotografia, le installazioni e il video, ma il suo linguaggio fondamentale di riferimento è la danza. Ha esordito nel mondo dell’arte con opere pittoriche evolvendo via via in esiti sempre nuovi usando la fotografia, il disegno, la scultura, il collage, ecc. Bornefeld guarda al passato e al futuro tenendo in grande considerazione anche non solo la storia ma anche le tradizioni. Da questo interesse scaturiscono opere legate a tematiche quali la femminilità, il corpo, l’ambiente, la morte e la sua ritualità. Per le sue installazioni o performance spesso si appoggia agli esperti di altri campi cercando di dar vita ad una produzione artistica capace di coinvolgere il fruitore sia emotivamente che fisicamente. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche, tra cui: Fondazione Antonio Dalle Nogare a Bolzano; Raiffeisen Kunstsammlung di Innsbruck, Bolzano e Brunico; Lentos Kunstmuseum Linz, Austria; Fondazione Van de Loo, Monaco; Art Gallery of Nova Scotia, Halifax, Canada.
Julia Bornefeld ha esposto in svariate mostre collettive e personali e ha ricevuto premi a livello nazionale e internazionale.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Daniela Brugger è una artista assai interessante sia per la sua formazione che per le tematiche che tratta nelle sue fotografie e nelle sue installazioni ma anche per il suo modo di vivere ritirata nel piccolo paesino di Certosa in Val Senales, dove però svolge una attività molto importante per la cultura e l’arte nell’intera vallata. Daniela Brugger è impegnata anche nella conservazione della memoria e la sua mediazione ai giovani.
Negli anni della formazione Daniela Brunner ha frequentato la scuola di fotografia di Linz conosciuta col nome di Prager Fotoschule Österreich. Oggi lavora come fotografa e ha all’attivo svariate mostre in Italia e in Austria. Numerosi sono i soggetti che affronta dall’architettura razionalista delle città italiane alle montagne della regione tirolese ma sono soprattutto i ghiacciai in sofferenza a causa del cambiamento climatico il soggetto principe delle sue campagne fotografiche costringendola ad ascese complicate anche dalla presenza dei tessuti geotessili che ricoprono i ghiacci per proteggerli il più possibile dal raggiungere il punto di fusione. Queste coperture hanno però radicalmente mutato il paesaggio naturale e per Daniela sono divenute spunto per stampare le proprie fotografie su questi stessi tessuti. I suoi scatti non rinunciano alla composizione estetica e formale nonostante il desiderio di comunicare la catastrofe imminente. Nelle sue opere le montagne appaiono sospese fra bellezza, fascinazione e fragilità. Sono un vero e proprio monito. Da anni Daniela Brugger fa opera di sensibilizzazione. Attualmente è in mostra a Merano a Palais Mamming con una installazione che, provvista anche di suoni, può mostrare e far ascoltare il ghiaccio mentre si scioglie.
Autrice: Rosanna Pruccoli
Werner Gasser, classe 69, allievo di Michelangelo Pistoletto dopo l’Accademia di Vienna ha affinato il proprio bagaglio esperienziale con un soggiorno a New York e uno a Berlino dove alla fine rimase a vivere per ben sedici anni. A tutt’oggi parte dell’anno lo trascorre in quella città dalla creatività contagiosa.
Grazie alla collaborazione della galleria berlinese artMbassy e il NIU Art Museum, Gasser ha trascorso un periodo anche a Chicago dove ha esposto una sua realizzazione video alla Galleria De Kalb/Chicago.
Il filo conduttore dei suoi lavori è quello della diversità, sia essa identitaria, culturale o di genere. Grande attenzione è posta alle minoranze e ai gruppi socialmente emarginati. Utilizza la fotografia, il video, le scritte con le luci al neon ma anche la matita su carta. Nel corso degli anni dal 1995 ad oggi ha dato vita ad innumerevoli progetti artistici di grande interesse e capaci di entrare in tutti gli aspetti del vivere anche in quello della malattia e dello spazio adibito alla malattia e alla guarigione. Dotato di grande sensibilità ha anche intrapreso un difficile progetto artistico che lo ha portato per tre anni a seguire da vicino la quotidianità di un attore che, a seguito di un incidente, aveva perso la memoria. Il progetto artistico che ne è scaturito ha cercato di rappresentare con dei disegni a matita i momenti di amnesia che invadevano la memoria dell’amico. Ha così rappresentato un ambiente particolarmente famigliare a sé stesso come la montagna, frantumandolo e spargendo nel bianco “del vuoto” solo pochi lacerti efficacemente esemplificativi della memoria divorata dall’amnesia.
Di tutt’altro genere è stato il progetto dedicato al lungo lavoro di riordino e catalogazione degli oggetti contenuti a Villa Freischutz. Le sue fotografie poetiche sono la testimonianza indelebile del lungo impegno encomiabile delle donne che vi si cimentarono. Numerosissime anche le mostre cui ha partecipato in Alto Adige, in Italia e all’estero. Attualmente è in mostra alla Kunsthalle di Darmstadt/Studio West con una “mostra-dialogo”, che coinvolge anche l’artista Anuschka Prossliner, dal titolo “Gegenwart ein Durchzugsort” cioè “Il presente un luogo di passaggio”. Qui Werner Gasser pone l’accento sulle nuove forme di protesta nei regimi totalitari e in forma interattiva chiede al fruitore di prendere un foglio dalle risme di carta da lui esposte e fare l’atto di ribellione alzandolo.
Autrice: Rosanna Pruccoli