La sezione locale del Club Alpino Italiano ha una storia relativamente recente, ma ha saputo rappresentare, in poco meno di quattro decenni di attività, un riferimento importante non solo per la vita sociale del territorio.
Chi è appassionato sa molto bene che la montagna è incontro e condivisione. Il Cai, il Club Alpino Italiano, di Laives lo ribadisce da ben oltre trent’anni attraverso escursioni, attività sociali e iniziative dedicate ai giovani che, a questo gruppo, hanno permesso d’accompagnare intere generazioni di laivesotti.
Ogni storia, grande o piccola che sia, inizia dalla volontà di lasciare un qualcosa ai posteri. È quanto accaduto trentacinque anni fa a Laives, quando un gruppo di residenti appassionati di montagna ha deciso di dare al loro abitato una realtà del Club Alpino Italiano (Cai). Carlo Lanzarin, Beniamino Donini, Sergio Cattelan, Vittorio Settili, Sergio Cornella, Mauro Gianni, Rupert Codalonga, Lino Micheletti, Ezio Cattelan, Giuseppe Comper, Otello Roso, Massimo Cuel, Walter Casotti, Luigi Endrizzi, Lodovico Grisotto e Marta Casotti sono nomi e cognomi di quei residenti che, nella prima assemblea del 18 novembre del 1991, nominarono Cesare Zenorini (anche patron dello storico carnevale di Laives) come primo presidente di una realtà che ben presto trovò il proprio spazio nella comunità di Laives.
“Il Comune di Laives, in quegli anni, aveva circa tredicimila abitanti con tanti appassionati di montagna e amanti della natura” narra l’attuale presidente, Gianfranco Idini. L’Alta Via di Laives, il Burrone Giovanelli di Mezzocorona o Cima Roen furono tra le prime escursioni. “Poi, pian piano, si iniziò a spaziare di più in provincia, con uscite all’Alpe di Siusi, alla Gardenaccia-Puez Hütte, fino alle Alpi Aurine e al Gran Pilastro”. Idini sottolinea pure che nonostante le difficoltà economiche e logistiche “la montagna degli anni Novanta ha vissuto una grande trasformazione”.
In che senso?
Ha contribuito l’aumento del turismo dovuto a un ambiente con una natura ancora incontaminata e al miglioramento delle infrastrutture stradali.
Un capitolo di spessore nella storia di ogni associazione l’ha ricoperto l’attività rivolta ai giovani. Dal 1992 e per molti anni, il Cai di Laives ha investito energie e tempo nella formazione dei giovani con corsi, incontri e uscite dedicate alle diverse fasce d’età. Era un vostro obiettivo primario?
Il momento più importante è stato quando un coordinatore e responsabile del direttivo si è occupato esclusivamente del gruppo giovani. Ha aperto la strada il Corso d’avvicinamento alla montagna, promosso a livello provinciale dal Cai Alto Adige, dove bambini e adolescenti imparavano a camminare sui sentieri, a conoscere flora, fauna, topografia, aree protette e tutela del territorio con escursioni domenicali, incontri in sede, arrampicata vissuta come gioco educativo, esperienze culturali e momenti di condivisione con altri gruppi provinciali. Oggi, purtroppo, tutto questo per noi non c’è più, per la mancanza di giovani attratti da questa attività. In compenso abbiamo un discreto numero di ragazzi che frequenta la nostra palestra di arrampicata sportiva a Laives.
In che modo la sezione ha contribuito alla vita sociale di Laives?
Delle nostre attività hanno fatto parte una grande massa dei laivesotti, come soci e simpatizzanti e crediamo che questo sia un prezioso passaggio nella vita sociale delle persone, che di fatto hanno costituito una parte delle nostre attività. In più la sezione opera con la partecipazione ad attività per il sociale.
Ci sono collaborazioni storiche con scuole o altre associazioni?
Negli anni “buoni” continuamente con le scuole, organizzando attività con varie classi, sia elementari sia medie, e abbiamo fatto incontri propedeutici sulla montagna e sull’ambiente. Quando richiesto, collaboriamo con altre associazioni in attività ludiche e in ambito comunale.
Il turismo ha cambiato il modo di vivere la montagna?
Ha portato una maggiore pressione sul territorio con la costruzione di strutture d’accoglienza, rifugi, che, di fatto, in alcuni casi di rifugio non hanno niente da spartire, ma sono veri e propri “resort”; e poi la creazione di sentieri e nuove piste da sci, con gli inevitabili impianti si risalita, nuovi o ampliati all’impossibile.
Quali sono ad oggi le principali sfide del Cai di Laives e in generale di tutte le sezioni?
Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico vedono le montagne più pericolose, con crolli di roccia che costringono alla chiusura di sentieri e vie alpinistiche. L’ambiente montano dove si cerca di promuovere la tutela, cercando di sostenere uno sviluppo del turismo sostenibile e responsabile. Per finire una formazione con corsi di attività per guide e accompagnatori, per garantire una sempre più competenza nelle attività di montagna e all’insegna della sicurezza nella frequentazione.
Qual è il ricordo personale più forte legato alla montagna?
Ne ho tanti e non saprei fare una scaletta, anche se uno in particolare è il più bello e posso dire che ho più nel cuore. Nel 1994, anno in cui non ero ancora socio Cai di Laives, ho fatto il GR20 in Corsica, un trekking di 14 giorni, impegnativo, di 180 chilometri attraverso le montagne della Corsica, con partenza da Calenzana, nel nord-ovest, fino a Conca, sulla costa sud-orientale. Un grande ricordo!!
Quale valore vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni?
Rispetto per la natura, responsabilità nelle attività montane dove la montagna sia un luogo di incontro e condivisione e, non per ultimo, passione e curiosità nell’esplorazione della montagna, anche all’insegna dell’avventura, ma sempre in sicurezza.
Autore: Daniele Bebber