Nel monastero di Marienberg la peste arrivò nel 1348. Tra i monaci c’era un giovane novizio, Goswin, che vide morire quasi tutta la comunità. Goswin non era ancora il cronista che sarebbe diventato negli anni successivi. Ma proprio quella catastrofe lo avrebbe trasformato in un testimone particolare della storia del suo tempo.
Nella sua cronaca raccontò la devastazione provocata dalla peste. Secondo la sua drammatica testimonianza, in alcune zone del Tirolo sarebbe rimasto appena un sesto degli abitanti.
La peste era provocata dal batterio Yersinia pestis, trasmesso soprattutto attraverso le pulci che vivevano sui roditori. Il ratto nero e altri roditori accompagnavano inconsapevolmente uomini, merci e animali lungo le vie commerciali. La grande epidemia raggiunse l’Europa nel 1347-1348 e si diffuse con una rapidità impressionante. Le navi, i mercati, le strade e i luoghi di scambio diventarono altrettanti punti di passaggio.
La peste nella vallata.
La Valle dell’Adige era una delle grandi direttrici tra l’Italia settentrionale e il mondo transalpino. Da sud arrivavano uomini e merci dalla pianura padana e dai porti dell’Adriatico; verso nord la strada conduceva a Bolzano, al Brennero e oltre le Alpi. In una simile rete di comunicazioni la peste trovò una strada già pronta.
Bolzano era allora un importante centro commerciale. Il movimento che rendeva ricca la città diventava, in tempo di epidemia, anche un fattore di rischio. Merci, animali, carri e persone percorrevano continuamente le stesse strade. Il contagio non si fermò alle mura. Dalla conca di Bolzano la peste interessò il territorio circostante e la Bassa Atesina. Qui il paesaggio era diverso da quello della città: piccoli abitati, masi sparsi, campi, vigneti, prati e ampie zone umide lungo l’Adige. Laives, Bronzolo, Vadena, Ora, Egna e gli altri insediamenti vivevano di un’agricoltura che richiedeva una presenza costante di uomini e famiglie.
Quando la peste colpiva un maso, non morivano soltanto delle persone. Veniva meno l’intera struttura che permetteva a quel maso di funzionare. La morte lasciava dietro di sé una terra improvvisamente senza mani. Questo è uno degli aspetti meno visibili della peste. Il paesaggio non cambiava da un giorno all’altro, ma lentamente. La crisi demografica ebbe così conseguenze economiche profonde.
Le conseguenze economiche.
Le autorità cercarono di reagire anche imponendo vincoli a chi voleva abbandonare i poderi. Una legge poteva ordinare di rimanere; tuttavia non poteva restituire alla terra gli uomini morti. La peste, inoltre, non fu un unico episodio. Dopo la grande ondata del 1348 seguirono altre epidemie. La popolazione non recuperò immediatamente le perdite e intere generazioni vissero dentro le conseguenze della catastrofe.
È in questo lungo dopopeste che la storia della Valle dell’Adige diventa anche una storia di terre disponibili.
Terre e masi da riassegnare.
I masi rimasti senza eredi potevano essere assegnati nuovamente. I terreni abbandonati potevano essere concessi a nuovi conduttori. Famiglie provenienti da altre zone potevano trovare qui una possibilità che altrove era diventata più difficile. Ai signori fondiari, ai monasteri e ai proprietari interessava soprattutto una cosa: che la terra tornasse a produrre. Il ripopolamento non avvenne in una sola volta e non fu uguale dappertutto. Alcuni masi tornarono in attività, altri cambiarono conduttore o proprietario, altri ancora scomparvero definitivamente.
I mutamenti sociali.
Anche il territorio tra Bolzano e la Bassa Atesina ne uscì profondamente trasformato. La peste non cancellò semplicemente una popolazione per sostituirla con un’altra. Creò piuttosto una lunga fase di mobilità, riorganizzazione dei poderi e ricomposizione delle comunità. Ma attraverso questi spostamenti e nuovi insediamenti cambiarono lentamente anche gli equilibri sociali e linguistici della valle. Goswin aveva visto il morbo entrare nel monastero di Marienberg e aveva visto morire i suoi confratelli. Molto più a sud, nella Valle dell’Adige, la peste lasciò un’altra traccia: nei campi non coltivati, nei masi vuoti, nei terreni tornati alla vegetazione. Poi, lentamente, tornarono gli uomini.
Autore: Reinhard Christanell