Psicopolizia ed esperimenti di massa su larghissima scala

A chi ha familiarità con George Orwell, il concetto di Psicopolizia non dovrebbe essere del tutto nuovo, così come non lo sarà per chi conosce la Brain Police di Frank Zappa: ma Psicopolizia, per chi abita e bazzica la scena musicale della nostra regione, è anche il nome di una formazione che ha fatto parlare abbastanza di sé prima di sciogliersi nel 2008. Tre anni fa però, il gruppo originale ha sentito che forse era il momento di tornare a far sentire la propria voce, una voce della coscienza, in qualche modo, un po’ come quella del Grillo Parlante di collodiana memoria, una voce scomoda magari, ma del tutto non scontata.

“Quando il gruppo originale si era sciolto nel 2008 – racconta Emanuele Zottino, che è uno dei fondatori e chitarristi degli Psicopolizia –, non avremmo mai pensato che potessimo tornare insieme, invece a distanza di quindici anni, ci è parso che certi temi affrontati nei testi di Pietro Frigato, il nostro cantante, fossero stati quasi profetici all’epoca della loro stesura, e quindi fossero quanto mai attuali oggi. Così abbiamo rimesso in piedi il gruppo, con Davide Ferrazzi che aveva preso il posto del chitarrista originale Alessandro Lo Vetro, aggiungendo alla nostra musica qualche elemento indie-rock del suo bagaglio personale. Ora però c’è stato un nuovo avvicendamento tra i due e quindi gli Psicopolizia sono un quartetto che si completa con il basso di Andrea Lo Vetro e una batteria elettronica in luogo del batterista Paolo Seppi”.

Da fine aprile sulla piattaforma Soundcloud è possibile ascoltare le nuove canzoni della band, un EP intitolato Esperimenti di massa (ad un livello mai visto), il cui titolo allude neppure velatamente a quello che potrebbe essere stata la pandemia di inizio decennio. Insomma, un tema di quelli cari a Pietro Frigato che con le sue liriche quasi recitate dimostra di essere sempre sul pezzo, col pregio, qui, di essere meno torrente di parole rispetto all’altro progetto musicale che condivide con Zottino, i Controfase (RCCM). L’EP si compone di quattro brani, due del repertorio iniziale e due nuovi di zecca, Revolving Doors con appunto le allusioni alla pandemia, e Transhumanist Necropolitics che combina due testi differenti, uno in inglese ed uno in italiano.

“Lavorare a questo materiale – ci spiega Zottino – è stata una sfida, innanzitutto le due composizioni dei nostri esordi sono state riarrangiate per l’esecuzione con la formazione senza batterista. Per quanto riguarda la parte musicale del nostro lavoro, siamo Alessandro ed io ad occuparcene, partiamo da una piccola idea, lavorando sempre insieme, abbiamo diversi riff, diverse melodie che ci girano dentro, poi inizia il lungo lavoro di scarto per mantenere una traccia su cui costruire il brano. È un lavoro difficile, impegnativo, perché l’obiettivo è arrivare a ciò che ci vuole per i testi di Pietro. E il risultato deve essere qualcosa che non faccia da sottofondo alla sua voce, né qualcosa che la copra. Musica e voce devono essere sempre sullo stesso piano, è la nostra regola, sono ugualmente importanti”.

Basta ascoltare il vecchio brano che dà nome al gruppo per comprendere le parole del chitarrista, che come il suo collega si occupa anche delle parti elettroniche della musica degli Psicopolizia: la composizione si snoda su un giro di basso che, forse involontariamente, richiama l’incedere psichedelico e orientaleggiante della White Rabbit dei Jefferson Airplane. 

“È la nostra canzone manifesto – prosegue il musicista – col tema del controllo su quello che pensiamo, con i controllori, o psicopoliziotti che per tenerci sotto usano anche le nuove tecnologie che ovviamente ai tempi di Orwell non c’erano. Per noi è un pezzo irrinunciabile. Il secondo brano ripescato è invece Bi-pensiero, anch’esso ispirato alle atmosfere orwelliane, con particolare attenzione alla manipolazione del linguaggio, per cui la libertà è schiavitù, la guerra è pace, l’ignoranza è forza. La teoria di Orwell per cui crediamo di vivere una realtà e invece ne stiamo subendo un’altra, una teoria profetica come il concetto della Psicopolizia. Purtroppo i testi denunciano delle situazioni, senza avere le soluzioni, sta a noi reagire o meno a queste situazioni. Però magari intanto, l’ascoltatore seguendo i testi delle canzoni si pone delle domande. Ed è già il raggiungimento di un obiettivo”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale