Nel centenario della nascita di Umberto Volante, celebre artista meranese, il “Quartiere Musicisti” nel quale egli abitò e tenne il proprio atelier, intende ricordarlo con una mostra a cielo aperto. Per le vie dell’intero quartiere verranno affissi sugli appositi pannelli le gigantografie dei suoi “strappi d’affresco”, una delle numerose tecniche che lo scultore dominava e per le quali divenne famoso. In questo modo si è voluto dare valore alla sua storia umana, alla sua carriera artistica ma anche dare seguito a quel suo desiderio di avvicinare l’arte alle persone che, fin dalla fine degli anni Sessanta, l’aveva indotto a portare l’arte nelle case.
Con il sostegno di costruttori aperti come ad esempio i Calligione, Volante inizio a creare opere d’arte sulle facciate o negli ingressi dei condomini che andavano via via nascendo e trasformando in zone abitative intere aree della città. Così a partire dal 4 novembre e per 15 giorni, il quartiere sarà una galleria d’arte dando a tutti l’occasione di conoscere alcune delle opere che nel corso degli anni Volante realizzò.
La mostra sarà inaugurata il 6 novembre alle ore 15, l’appuntamento è nell’atrio del liceo delle Scienze umane in lingua tedesca Gymme, in via Verdi 8. Saranno offerte visite guidate il 6 novembre e l’8 novembre ore 15.
Nato a Cona, in provincia di Venezia, nel 1925, Umberto Volante si trasferì con la famiglia all’età di tre anni a Merano.
Dopo la scuola primaria, frequentò l’Istituto statale d’arte a Ortisei, diventando maestro d’arte sotto la guida di Ludwig Moroder (Bera Ludwig).
In questo periodo di formazione fu a stretto contatto con artisti come Augusto Murer, Bruno Visentin e Claudio Trevi. Si trasferì poi a Venezia dove frequentò e si diplomò all’Istituto d’arte, allora diretto dal prof. Giorgio Wenter Marini. Sempre a Venezia frequentò il Magistero d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida di Alberto Viani.
Nel 1948 rientrò a Merano, aprì il suo atelier e iniziò l’attività di scultore. Iniziò anche ad insegnare intaglio presso l’Istituto d’arte di Venezia dove era stato allievo. Vi insegnò fino al 1965. In questi anni egli stesso sperimentò ed approfondì tutte le tecniche plastiche, come maiolica, mosaico, bronzo, metallo sbalzato, nonché le tecniche pittoriche dell’affresco, del graffito, e le tecniche grafiche della xilografia.
Nell’intervallo tra il 1950 e il 1956 visse nuovamente a Merano, dove frequentò l’ambiente artistico e strinse amicizia con altri artisti, come Ugo Claus, Oswald Kofler, Oskar Müller, Peter Fellin, Anton Frühauf, Emilio Dall’Oglio. Partì poi per un lungo periodo di viaggio e soggiorno in numerose città europee per poi stabilirsi definitivamente a Merano. Qui iniziò a insegnare educazione artistica presso la Scuola Media G. Segantini e continuando anche la sua attività artistica, esponendo a numerose mostre, offrendo corsi d’arte ai cittadini interessati, realizzando le opere commissionate tanto dalla città che dalla chiesa. Fu infatti chiamato a realizzare affreschi e graffiti decorativi per numerosi edifici a Merano e in altre città del Trentino Alto Adige. La sua produzione continuò inesausta fino agli ultimi mesi prima della sua scomparsa.
La tecnica dello strappo d’affresco, legata soprattutto al lavoro dei restauratori per mettere in salvo affreschi antichi, è stata una felice intuizione che gli ha consentito di restare scultore pur accostandosi alla pittura con grande bravura e competenza. Ciò gli permise di incontrare numerosi acquirenti e veri e propri collezionisti. Le sue opere, generalmente di media dimensione, potevano trovare spazio nei salotti e dar vita ad un fiorente mercato.
Autrice: Rosanna Pruccoli