Ospiti d’onore: Kandinsky a Merano

La città di cura e i suoi dintorni attirarono numerosi intellettuali, musicisti, scrittori e artisti. La natura ora incontaminata ora addomesticata dal lavoro di giardinieri esperti rappresentava sempre e comunque uno spettacolo. Così anche i meleti intorno al borgo di Lana nel mese della fioritura dovevano aver colpito la vista e il cuore di più di un forestiero.

Accadde anche a Gabriele Münter, l’artista berlinese che con Wassily Kandinsky e Franz Mark avrebbe fondato, nel 1911, il movimento espressionista “Der Blaue Reiter”. Ella giunse nel Burgraviato con il compagno Wassily Kandinsky nel maggio del 1908. Fecero una prima tappa a Chiusa dove, sin dal 1874 operava una interessante colonia artistica capeggiata dal pittore tedesco Alexander Koester, e poi proseguirono il viaggio verso Lana. 

La scelta di soggiornare a Lana anziché a Merano poteva avere molte ragioni, ma certamente il piccolo borgo, seppur più defilato, risentiva comunque favorevolmente dello sviluppo turistico della vicina città di cura. 

Di contro esso poteva offrire un soggiorno più a contatto con la natura e più al riparo dalla mondanità. La coppia restò a Lana tre settimane, tra il 6 e il 29 maggio. Dal soggiorno dovettero scaturire più di un disegno, schizzi e dipinto di piccolo formato. Entrambi ritrassero lo spettacolo dei campi in fiore. Gabriele Münter scelse un panorama ampio che mettesse a fuoco la campagna, gli alberi col loro carico di fiori ma anche le montagne con alcune cime ancora innevate. 

Wassily Kandinsky fissò sulla tela una raffigurazione più ravvicinata, mettendo a fuoco il terreno in primo piano e al centro uno solo degli alberi in fiore, insistendo sulla consistenza dei fiori stessi. La montagna è accennata, non se ne vede lo sviluppo verticale, ma solo la base che fa da sfondo all’albero. 

Nell’aprile del 1914, a sei anni di distanza dal suo primo soggiorno, il celebre pittore Vasilij Kandinskij era ritornato a Merano per una breve vacanza con la madre, la sorella ed alcuni amici russi. Questa volta aveva preso alloggio presso il Caffè-Ristorante Passerschlucht, non lontano dalla gola del fiume Passirio e dal cosiddetto Ponte romano. 

Ubicato in luogo ameno e suggestivo, immerso nel verde vicino alle Passeggiate Gilf, il Caffè-Ristorante Passerschlucht, dava in affitto anche alcune camere ammobiliate con balcone. I tavolini posizionati nel giardino e il via vai degli avventori del bar e ristorante allontanavano il senso di isolamento e legavano il luogo all’ampio circuito delle passeggiate.   

A Merano, il 1914 si era dimostrato foriero di importanti novità e l’artista russo aveva potuto viverle in prima persona. In città, proprio all’imboccatura delle Passeggiate d’inverno era stato costruito l’imponente ed elegante edificio del nuovo ufficio postale. 

Alla stazione ferroviaria si pubblicizzava con entusiasmo il nuovo vagone diretto da Merano e Parigi, che andava così ad unirsi a quello diretto per San Pietroburgo. Le Passeggiate Tappeiner, nucleo fondante delle cure meranesi, avevano aperto il nuovo prolungamento. Infine, anche nell’ambito dell’affluenza turistica vi era stato un netto balzo in avanti raggiungendo il tetto massimo delle quarantamila presenze, numero che non sarà mai più raggiunto. 

Le tensioni politiche che serpeggiavano in tutta Europa e che sfociarono nell’assassinio a Sarajevo dell’erede al trono d’Austria, forse in riva al Passirio giungevano più attutite ma sicuramente i primi refoli di guerra avevano iniziato a farsi notare.

Autrice: Rosanna Pruccoli