Prima che il Primo conflitto mondiale deflagrasse “Meran” la città di cura dell’Impero asburgico, era divenuta la meta prediletta di un vasto pubblico ebraico, in sé assai variegato tanto per estrazione sociale che per provenienza geografica. E le differenze si spingevano oltre, lambendo l’adesione alle diverse declinazioni del complesso universo ebraico. Qui giungevano infatti tanto gli ebrei ultraortodossi che quelli riformati e quelli completamente assimilati.
Sulle Passeggiate Lungopassirio dunque non era difficile incontrare ebrei elegantemente abbigliati all’ultima moda e quelli che invece indossavano gli abiti e i copricapi tradizionali come lo Shtaf di feltro, o lo Shtreimel ornato di pelliccia che facevano completo con il tradizionale Rekl e, per le festività, con il Geblimte Bekeshe ornato da motivi floreali. Questo mosaico di provenienze, lingue, correnti di pensiero si riverberava pure nella cerchia dei residenti. La presenza in città di personaggi chiave dello sviluppo etico e religioso del frastagliato mondo ashkenazita fa da cartina di tornasole di questo caleidoscopico microcosmo.
Il primo rabbino di Merano, il Rabbino Aron Tänzer, era soprattutto un colto intellettuale nello stile dei dottori-rabbini tipici delle comunità liberal del mondo ebraico di area germanofona. Nato e cresciuto a Bratislava, aveva conosciuto la possibile convivenza, nella stessa città, delle tre comunità ultraortodossa, conservatrice e liberal. Per tradizione famigliare frequentò la jeshivà ultraortodossa ed era poi partito per Berlino dove avrebbe frequentato la Regia Università Friedrich Wilhelm. Qui aveva subito il fascino del Professor Moritz Lazarus, noto iniziatore della psicologia dei popoli, ma soprattutto colui che nel 1869 aveva condotto i lavori del Sinodo di Lipsia durante i quali aveva sottolineato come “l’Etica dovesse rappresentare il cuore dell’ebraismo” e dove più ottanta comunità di area germanofona si erano unite per dar vita all’Ebraismo della Riforma. Tänzer considerò Lazarus un padre spirituale e non a caso si ritrovarono a Merano dove l’anziano professore si era trasferito nel 1896.
La sinagoga comunitaria rispecchiava tanto nel modus cultuale che nella sua architettura le istanze riformate. Non mancava infatti il matroneo, ma non era più schermato, e in determinate occasioni le donne sedevano vicino agli uomini. I banchi erano fissi e organizzati in lunghe bancate che si dipanavano nel senso longitudinale previsto dalla planimetria che culminava con la Tevà e l’Aron ha-Kodesh addossati alla parete orientale. Infine, cosa non poco significativa, nel giorno dell’inaugurazione, il 27 marzo 1901, la cerimonia religiosa si tenne alla presenza dei notabili della città, dei concittadini cattolici e luterani, e fu suonato l’organo similmente a come era diventata consuetudine a partire dall’inaugurazione dei primi Templi della Riforma di Berlino e Amburgo. A Merano, il punto di riferimento per gli ebrei ultraortodossi era invece la sinagoga dell’Hotel Bellaria: grande il doppio di quella comunitaria, trecento posti a sedere, con funzioni che si tenevano quotidianamente -mattina e sera- per tutti i nove mesi di apertura.
Fra gli ebrei residenti, non mancavano gli attivisti sionisti, fra cui furono figure di spicco Hugo Zuckermann, il giovane Josef Bermann, che a Merano aveva fondato il circolo sionista Blau Weis, il rabbino Adolf Altmann, il medico specialista Josef Kohn. Qui, nel corso degli anni, si erano affacciati i nomi illustri del sionismo da Perez Smolenski a Haim Nachman Bialick, da Vladimir Jabotinskij a Chaim Weizmann. Erano soprattutto i numerosi membri della famiglia Bermann ad organizzare conferenze invitando rappresentanti del sionismo e importanti personalità della cultura ebraica, senza neppure trascurare lo studio dell’ebraico, del Talmud e della Torah.
Merano era, insomma, il luogo perfetto per un uomo che, come Kafka, era interessato tanto ai grandi temi dell’ebraismo che al sionismo. Attraverso i suoi biografi, veniamo infatti a sapere che a partire dal 1910 Kafka aveva iniziato ad interessarsi sempre più profondamente ai temi ebraici, studiando sistematicamente anche la lingua e lo yiddish.
All’associazione studentesca che a Praga radunava i giovani ebrei sionisti e che portava il nome del condottiero della terza guerra contro l’Impero Romano, -il Bar-Kochba-Verein- Kafka aveva avuto modo di ascoltare le idee liberal-sioniste di Martin Buber che in quella stessa sede tenne tre discorsi sull’ebraismo. Tre anni dopo, nel 1913, aveva incontrato personalmente Buber e – con gli amici Franz Werfel e Max Brod – aveva partecipato ad un dibattito sul sionismo; mentre nel settembre di quello stesso anno Kafka era addirittura intervenuto all’XI congresso sionista di Vienna, dove si trovava per il Congresso internazionale contro gli infortuni.
A Merano, prima del conflitto, i brani di musica tradizionale ebraica erano parte integrante dei programmi musicali dell’Orchestra di cura e il sipario del teatro cittadino si apriva spesso per le compagnie ebraiche che recitavano in yiddish.
Autrice: Rosanna Pruccoli