Antonio Manfredi: poeta, pittore, critico d’arte e cinematografico

La presenza di Antonio Manfredi a Merano fu un prezioso apporto alla vita culturale in città. Con i suoi numerosi contatti riusciva a far giungere in questa contrada molto di quanto si andava producendo nei maggiori centri intellettuale italiani: idee, tendenze, libri, personaggi. È Mary de Rachewiltz a mettere a fuoco la sua figura e il suo spessore con la sapienza dell’intellettuale e l’affetto di chi ebbe modo di conoscerlo e frequentarlo: “Per quarant’anni non si è mai lasciato sfuggire un libro importante per l’Italia, con ciò, pur senza cattedra, a gente come noi sperduti nei remoti angoli della provincia, maestro e guida silenziosa”.  Poeta noto ed apprezzato a livello internazionale, le sue raccolte di poesie erano state pubblicate dalle case editrici più prestigiose.

Era nato a Viareggio il 10 agosto del 1912 da una famiglia che, proprietari di cave, avevano subito un tracollo finanziario di proporzioni importanti con la crisi del Ventinove. Nipote del noto scultore Emanuele Baratta, ne ereditò la creatività e il bisogno di bellezza. Ottenuta la laurea in legge, la necessità impellente di trovare un lavoro lo condusse a lasciare la propria città natale per trasferirsi a Merano, dove si impiegò in Comune in qualità di archivista. Trovò dimora presso Frau Pircher in via Zingerle, dove abitava anche Anton Frühauf, e vi restò sino al 1967 quando sposò Lidia Borin. 

Parallelamente allo studio, prima, e al lavoro, poi, aveva sempre coltivato le sue due più grandi passioni: la poesia e la pittura. Nel 1947 giunse il primo riconoscimento internazionale: vinse il Premio Internazionale di Poesia “Libera Stampa” di Lugano. Il premio gli permise di essere economicamente autonomo decidendo di lasciare l’impiego in comune. Per un certo periodo insegnò anche Italiano Seconda Lingua nelle scuole tedesche. Qualche tempo dopo gli proposero di lavorare alla COMIT a Milano. Gli anni milanesi non furono sempre facili giacché quel lavoro non era di suo gradimento, ma l’ambiente intellettuale effervescente gli offrì importanti sollecitazioni. Numerose furono le amicizie colte che lì poté stringere e che si mantennero vivide e profonde nel corso degli anni: da Sereni a Solmi, da Borlenghi a Erba, Morlotti, Scheiwiller, Fortini. Per non dimenticare la figura politicamente complessa e culturalmente poliedrica del banchiere mecenate Raffaele Mattioli. Presto giunse anche una nuova proposta di lavoro da parte della Radio Svizzera Italiana, un incarico come corrispondente letterario per il Nord-Est d’Italia, che egli accettò con entusiasmo. Si trattava, infatti, di inviare settimanalmente pezzi per la radio di Lugano: un lavoro che lo impegnò per più di un intenso trentennio. Era Eros Bellinelli la persona di riferimento col quale Manfredi si confrontava sui testi che inviava e che divenne poi un caro amico. Questo incarico conviveva con la sua quotidianità meranese e la arricchiva. Nel corso degli anni collaborò pure con numerose riviste letterarie fra le quali “Letteratura”, “Approdo Letterario”, “Il Mondo”, “La rassegna d’Italia”, “Letteratura moderna”, “La Chimera”, “Almanacco dello specchio”, “Paragone”. 

A Merano fu amico di Giuseppe Maviglia, Luigi Serravalli, Boris e Mary de Rachewiltz, Bruno Iori per citare solo alcuni fra gli intellettuali e i promotori culturali cittadini. Nell’amicizia, come ebbe a scrivere Mary de Rachewiltz, Manfredi era “l’amico che tutti sognano: discreto, gentile, costante e puntuale”. Partecipò attivamente alla vita culturale meranese collaborando all’organizzazione di mostre, scrivendone recensioni o veri e propri cataloghi, come fu per le personali di Marcucci, Morlotti, Birolli e Kuperion, pubblicati per i tipi di Scheiwiller “All’insegna del pesce d’oro”. 

Autrice: Rosanna Pruccoli