Roundnet: nuovo sport che entusiasma

Matteo Sacchini, appassionato e socio dell’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”, ci porta lungo il percorso che questo sport ha fatto per arrivare qui nel nostro territorio.

Cos’è il roundnet?
Questo sport ha origine negli Stati Uniti nel 1989, ma non riesce ad emergere ed affermarsi. Nel 2008 nasce l’azienda americana “Spikeball Inc.” che lo rilancia e lo promuove rendendolo uno sport sempre più giocato e conosciuto. Per questo viene spesso chiamato impropriamente “Spikeball”. Le regole dello sport sono intuitive: serve avere un set completo (net + palline) e 4 giocatori. Le squadre sono formate da 2 giocatori che si scontreranno i rispettivi avversari. L’obiettivo principale è quello di schiacciare la pallina sulla rete in maniera tale da farla cadere a terra, così da guadagnare il punto.

Com’è arrivato a Bolzano? 
Nel marzo del 2019, il roundnet approda a Bolzano. Alcuni studenti universitari lo scoprono per la prima volta a Graz per poi portarlo agli amici di Bolzano, compreso me. Insieme ad altri amici l’ho sperimentato quando ancora era sconosciuto in Italia e fin da subito mi sono appassionato. La particolarità e le componenti atletiche differenti che racchiude mi hanno fin da subito colpito e attirato.

Come vi siete attivati?
Nel 2019 abbiamo organizzato il primo torneo di italiano qui a Bolzano. Avendo riscosso un buon successo e abbiamo continuato a giocare tra amici con l’obiettivo di farlo conoscere a tutti i nostri conoscenti. Nel marzo 2020 abbiamo organizzato il primo “Spyke-Tyrolean Tournament” che tutt’ora è torneo principale della nostra città. Nel dicembre del 2020 abbiamo ufficialmente creato l’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”. Ci impegniamo a promuovere lo sport a livello locale ed internazionale contando ad oggi circa 70 tesserati. Collaboriamo attivamente a livello europeo e stiamo creando eventi e future occasioni a livello locale ed estero. Per partecipare agli allenamenti e non solo chiunque può contattarci tramite le nostre pagine social e tesserarsi (ora solo +16, ma vorremmo creare allenamenti anche per i più giovani).

Avete partecipato a competizioni?
Oltre alle competizioni che organizziamo qui, partecipiamo spesso alle competizioni organizzate dalle altre associazioni europee: Germania, Austria, Spagna (1° classificata ai “Valencia Master 2021”), Italia (campioni italiani 2021; in carica), Repubblica Ceca. I nostri prossimi obiettvi agonistici sono gli europei che si terranno in Irlanda ad agosto ed i mondiali che si terranno a settembre in Belgio. Stiamo attualmente, creando organizzando e gestendo la “Alpine Cup” in collaborazione con le community tedesche ed austriache (le tappe saranno Bolzano-Innsbruck-Monaco). A marzo del 2022 alcuni parteciperanno alla “Spikehouse” di Maiorca, un ritrovo tra i principali rappresentanti delle community europee, al fine di consolidare lo sport a livello europeo e continuare a favorirne la crescita.

Cosa rende questo sport speciale?
Credo che lo sport del roundnet sia molto originale e completo: racchiude in sé moltissime abilità atletiche che lo rendono divertente e giocabile da chiunque. è molto dinamico e la rete può essere sfruttata a 360°. Lo spirito del roundnet è caratterizzato dall’inclusione, dalla sana competitività, dall’amicizia e dal divertimento in compagnia. Pensando alla nostra associazione invece, credo che l’energia e la voglia di continuare a migliorarci nello sport e nel rapporto con il territorio siano i nostri punti di forza.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Il ricordo di Marielle Franco

Il 14 marzo 2022 alle 18 si terrà a COOLtour, in via Sassari 13/b, il secondo appuntamento de “Il mondo è donna”, una rassegna che ha l’obiettivo di valorizzare la lotta delle donne per i diritti civili dei loro popoli. Ogni anno si focalizza su un continente diverso, quello che è stato scelto nel 2022 è il Sud America e la figura femminile protagonista sarà Marielle Franco, delineata dalla giornalista Agnese Gazzera.

Marielle Franco è stata una politica e un’attivista brasiliana. Ha dedicato la sua vita alla perpetua lotta in quello che lei definisce “empowerment collettivo”, e cioè un sostegno reciproco che ha l’obbiettivo di spezzare la solitudine degli oppressi. “Io sono perché noi siamo” è questo l’ideale per cui Marielle combatteva, finché non è stata assassinata nel 2018.
La sua storia viene raccontata da Agnese Gazzera nel suo libro “Marielle, presente!”. Agnese verrà a COOLtour il 14 marzo in occasione dei quattro anni dall’uccisione di Marielle per approfondire la figura di questa donna instancabile.
In quest’occasione interverranno anche Giulia De Luca, esperta del Brasile e giornalista de “Internazionale”, Amerigo Sallusti e Giovanni Frisoli, scrittori che hanno a loro volta trattato la dedizione delle donne nella lotta per i diritti civili.
Al termine della rassegna Marielle sarà omaggiata con un murale in via Druso, accanto a quello di Agitu, realizzato nel 2021 in onore dell’attivista africana.
La storia di Marielle è un’ispirazione per coloro che sono considerati da sempre gli ultimi o che vengono totalmente annullati e zittiti dalla maggioranza o da chi è ingiustamente in possesso del potere. La sua lotta e la sua morte non possono venire dimenticate. La sua era una battaglia non solo per le donne, ma per garantire a tutti la possibilità di avere una voce, perché la libertà è per tutti.
Il progetto de “Il mondo è donna” è realizzato insieme al Centro Pace, con la collaborazione di tanti partner territoriali, tra cui Outbox per il murale, ed è sostenuto dall’Ufficio Donna del Comune di Bolzano.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

Open Bolzano 2022: gli scacchi in scena

Al XVII torneo di scacchi open di Bolzano al Museo Mercantile vince l’austriaco Thomas Bauer, mentre il quindicenne bolzanino Niccolò Casadio è secondo e conquista il titolo di campione provinciale.

Dal 18 al 20 febbraio scorso si è svolta a Bolzano la XVII edizione degli Open Internazionali di scacchi. Si tratta dell’unico torneo internazionale che si svolge a cadenza regolare sul territorio altoatesino da 20 anni a questa parte.
Organizzati dal Circolo ARCI Scacchi Bolzano, dal Centro russo Borodina di Merano, dalla Camera di Commercio, dal Museo Mercantile e dal Comune di Bolzano, gli open sono andati in scena per il secondo anno consecutivo nella suggestiva cornice del Museo Mercantile (nel Palazzo Mercantile di Via Argentieri/via Portici).
Il torneo è stato inaugurato dal sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, dal vicesegretario generale della Camera di Commercio Luca Filippi, dal direttore del centro russo Borodina di Merano Lukas Pichler e da Luca D’Ambrosio del Circolo ARCI Scacchi di Bolzano.
Se nel forte torneo dell’anno scorso gli organizzatori avevano potuto registrare la partecipazione di 6 giocatori russi, quest’anno questi hanno dovuto dare forfait, a causa dei regolamenti anti covid, che non riconoscevano il vaccino russo Sputnik quale unico requisito di accesso al nostro paese, obbligando gli eventuali partecipanti ad un periodo di quarantena preventiva.
Per compensare la mancanza di giocatori russi, è stato proposto, oltre al saluto del direttore della federazione scacchistica di Mosca, Artiom Ahmetov, anche un videomessaggio di Anatoli Karpov, campione del mondo di scacchi dal 1975 al 1985, di cui molti ricorderanno la sfida meranese del 1981 vinta contro Viktor Korcnoj. Ecco il testo, a seguire.
“Cari amici! Saluto i partecipanti e gli organizzatori del Festival degli scacchi di Bolzano! È meraviglioso che possiate unirvi per organizzare un torneo in questo momento difficile. Spero che ci sia un’ampia partecipazione. È chiaro che al giorno d’oggi molte persone desiderano il contatto personale e uno stile di vita attivo, e naturalmente i tornei di scacchi sono un vero piacere e persino un lusso. Mi congratulo con tutti voi per questa fortuna e vi auguro il meglio della salute, del buon umore e un eccellente gioco. Che vinca il più forte!”.

Ebbene: il più forte in assoluto è stato Thomas Bauer, un giocatore austriaco che ha già partecipato a diverse edizioni dell’Open di Bolzano, impostosi davanti al quindicenne bolzanino Niccolò Casadio, una delle migliori promesse altoatesine, e al laziale Damiano Lami. Questi i primi tre classificati nella categoria A, con il punteggio ELO più alto (il sistema di valutazione per calcolare i livelli di abilità dei giocatori di scacchi), cui hanno partecipato 28 giocatori.
La categoria B, alla quale si sono iscritti 34 giocatori, è stata vinta da Kiran Anginthaya, proveniente dall’India. La classifica prosegue con il tedesco Artur Steinhauer e l’italiano Davide Ciani.
La categoria C, composta da 34 giocatori, è stata vinta dall’altoatesino Matthias Klotzner, seguito dall’inglese Mikael Di Re e il giocatore milanese Marco Raineri.
Hanno partecipato 96 giocatori in tutto, provenienti da Italia, Germania, Austria, India ed Inghilterra.
Novità assoluta di questo torneo è stata la possibilità di determinare una classifica ufficiale dei migliori giocatori della provincia di Bolzano, che vede in testa il giovane Niccolò Casadio.
Il torneo è stato ottimamente diretto da Gerhard Bertagnolli, coadiuvato da Sauro Soriani e Massoud Reza Zendehdel.

Autore: Till Antonio Mola

Nuovi stimoli per la “Dante”

Dopo un anno importante di eventi in occasione dei 700 anni dalla morte del grande poeta, le sezione altoatesina della Società Dante Alighieri vede in questo 2022 un avvicendamento alla guida. Dopo più di 20 anni Giulio Clamer lascia la Presidenza alla professoressa Raffaella De Rosa, un’insegnante molto nota a Bolzano sia per la sua attività con i ragazzi che nel suo ruolo a lungo ricoperto nell’intendenza scolastica. Con De Rosa vediamo insieme quali sono i temi suoi quali la Società cercherà di concentrarsi nel prossimo futuro.

Conclusa con il 2021 la ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante, verrebbe da voltare pagina. Ebbene, non è così perché, come ha sottolineato durante l’assemblea soci il Dottor Giulio Clamer, colonna portante da più di 20 anni della Società Dante Alighieri di Bolzano: “ogni anno è anno del Sommo Poeta”. Ed è proprio il compito dell’associazione tenere viva la memoria di Dante. A cambiare dopo diversi anni, invece, è la Presidenza, ora ricoperta da una donna, la professoressa Raffaella De Rosa, eletta il 20 gennaio dall’assemblea del Comitato di Bolzano durante la riunione tenuta al Centro Kolping in Piazza Domenicani. Scelta per la sua lunga esperienza a scuola, prima come insegnante e poi nell’intendenza scolastica, De Rosa spiega: “sarà per tutti di fondamentale importanza garantire una costante collaborazione con scuole, classi e studenti, grazie ad eventi e manifestazioni. Ho ricevuto una grande eredità e responsabilità, ma Giulio Clamer ha promesso di restare a lavorare con noi. Lui rappresenta la memoria storica della nostra associazione e ha in mano tutto ciò che bisogna fare, sia sul piano culturale, sia su quello amministrativo”. Il programma per il 2022 è ricco di approfondimenti culturali che spazieranno dalla figura di Mazzini a quella di Pier Paolo Pasolini, per arrivare alla celebrazione del Dantedì, una giornata istituita soltanto nel recente 2020, che coincide con il 25 marzo, giorno in cui il Sommo Poeta iniziò il viaggio immaginario descritto nella Commedia. Tra i relatori: Caramaschi, Vivarelli, De Bortoli e Onorati. Maggiori informazioni circa gli eventi sono disponibili sul sito www.dabolzano.it. “Ho l’onore di presiedere un Direttivo attivissimo su diversi fronti: letterario, storico ed educativo. Riguardo a quest’ultimo – specifica la neo Presidente De Rosa – Bolzano è la prima città al mondo come numero di certificazioni PLIDA effettuate, e questo grazie alla possibilità di convertire la certificazione con un patentino riconosciuto a livello provinciale. Inoltre, nel nostro capoluogo non sono presenti i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e, laddove ce ne fosse la necessità, come nel caso degli stranieri che richiedono i permessi di soggiorno, la certificazione PLIDA attesta le capacità e il livello delle conoscenza della lingua italiana.”
Il principale nuovo stimolo dell’associazione arriva però dall’appena nato gruppo di giovani, unico in tutto il mondo. “In altre regioni erano presenti, ma non sono mai decollati. L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo anche dal Direttivo degli adulti. I giovani serviranno senz’altro per dare continuità e prospettiva alla Società” ha concluso De Rosa.
Damiano Visentin, della Dante Giovani, commenta così: “è un grandissimo onore accolto con tanto entusiasmo da tutti noi. Credo sia importante, oggi, dare una valvola di sfogo ai giovani, con occasioni di crescita e confronto, cooperando anche con altre realtà. Il nostro primo appuntamento sarà il ‘Caffè letterario’ che si pone come obiettivo proprio l’incontro tra giovani”.

Autore: Andrea dalla Serra

Come funziona il dialogo? Parte dal quartiere e… supera i confini.

Curiosità e desiderio di confronto sono fondamentali per riuscire ad instaurare un dialogo e quindi comprendere ciò che è altro da noi. Proprio queste due caratteristiche sono la forza motrice di Adelina Perlaska, giovane dottoressa in giurisprudenza cresciuta a don Bosco che ora si occupa di consulenza legale nel campo dell’immigrazione.

Adelina ha vissuto nel quartiere di Don Bosco durante gli anni della sua adolescenza. Ora si è trasferita ma del quartiere conserva un ricordo positivo. Nel corso della nostra intervista, infatti, richiama alla memoria le diverse attività e gli eventi della zona a cui ha partecipato: da ArtMaySound al Cinema all’aperto e mi racconta di come fosse stimolante poter inciampare in eventi organizzati nel proprio quartiere: “mi è piaciuto partecipare ad attività che si svolgono vicino a casa, soprattutto se fatte dai giovani per i giovani”.
Durante la nostra conversazione appare chiaro come Adelina sia affascinata dalla possibilità di confrontarsi con proposte, idee e persone diverse. Infatti ha sempre manifestato vivo interesse per le molteplici attività offerte dalla città, ha preso parte ad iniziative giovanili come Liberamente ed è stata membro della Consulta Giovani.
Una volta laureata ha iniziato a lavorare in uno studio legale e nel 2021 ha avviato, insieme al dott. Thomas Brancaglion, un’attività di consulenza legale- Legal consoulting & assistance- che si occupa di diritto dell’immigrazione. Si tratta di un servizio rivolto principalmente ai cittadini stranieri che devono rinnovare i permessi di soggiorno, chiedere il ricongiungimento familiare, farsi riconoscere lo status di rifugiato, etc.
Secondo Adelina, una caratteristica particolarmente affascinante di questo mestiere, è proprio il confronto e chiarisce: “sono costantemente di fronte al fatto che alla fine non è tutto bianco o nero come può sembrare da fuori, il mondo è tanto più grande di Bolzano e dell’Italia e le cose funzionano altrettanto bene anche altrove, anche senza tutte le strutture amministrative che abbiamo noi, non per forza il nostro modo di fare e di vivere è l’unico”. Ed è proprio la ricerca di un confronto e di un dialogo continuo con persone ed esperienze diverse, la voglia di “inciampare” come la chiama Adelina, che la pone di fronte alla possibilità di comprendere punti di vista sempre nuovi.

Autrice: Giada Noto COOLtour

FAI: per avvicinare i giovani alla cultura

Il FAI è un’associazione che si occupa di diffondere e proteggere la cultura e le bellezze italiane, in quanto costituiscono delle risorse importanti ed è necessario conoscerle e comprenderle. Greta Sofia Lampis, volontaria e curatrice dei social del FAI giovani, ci illustra le attività organizzate dal FAI e l’importanza del lavoro dei giovani volontari.

Quali sono le attività che svolgete e che promuovete?
Gli eventi principali che organizziamo durante l’anno sono: le giornate FAI d’autunno, progettate dal FAI giovani e le giornate FAI di primavera, coordinate dalla delegazione del FAI. 
Sono eventi nazionali, quindi coinvolgono tutta l’Italia, e consistono nell’apertura al pubblico di luoghi che sono solitamente chiusi o difficilmente accessibili. 
In queste occasioni i volontari si occupano di diversi aspetti, tra cui fare da guida in questi luoghi.
Negli anni ci stiamo inoltre impegnando sempre di più per valorizzare l’aspetto ambientale, abbiamo infatti realizzato diversi eventi legati al cambiamento climatico.

Come comunicate coi giovani?
Coi giovani comunichiamo innanzitutto attraverso il FAI scuola, a cui si dedica la coordinatrice Alessandra Braccili, professoressa del liceo classico.
Lei si occupa di preparare gli Apprendisti Ciceroni, ragazzi delle scuole superiori che studiano ed espongono al pubblico il materiale che noi mettiamo a disposizione.
Per avvicinarsi al FAI inoltre è molto semplice, chiunque voglia aderire è il benvenuto, basta scrivere una mail all’indirizzo bolzano@faigiovani.fondioambiente.it oppure scriverci sui canali social.

Che ruolo ha il FAI nel quartiere Don Bosco?
Quando qualche anno fa ci è stata proposta la possibilità di avere questa sede a Don Bosco abbiamo subito colto l’occasione. 
In futuro vorremmo organizzare delle attività per far conoscere meglio questo quartiere. 
Abbiamo anche progettato di aprire un info point in via Sassari 13/C, presso COOLtour, in cui le persone possono venire a chiedere informazioni riguardo al FAI e le attività che vengono organizzate.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

L’esodo giuliano-dalmata in Alto Adige

Un nuovo memoriale per mantenere vivo il ricordo e non dimenticare. Ma anche per mettere faccia a faccia le nuove generazioni con il passato e far sì che quest’ultimo non si ripeti di nuovo. È stata inaugurata sul Lungo Talvera San Quirino, all’altezza di via Fiume, la nuova area riqualificata dedicata alla storia dell’esodo della comunità giuliano-dalmata, fuggita alla fine della Seconda Guerra Mondiale dai territori dell’Istria e dalla Dalmazia, per sottrarsi ai partigiani di Tito e all’orrore delle foibe.

Si tratta di un’opera necessaria che funge da monito contro i pericoli del fanatismo ideologico e delle discriminazioni dilaganti nella società dei giorni nostri. Dei circa 350mila cittadini di nazionalità italiana fuggiti verso nuovi lidi, 2.500 arrivarono nella nostra provincia con la speranza di potersi rifare una vita dimenticando le sofferenze di quella precedente. A Bolzano molti trovarono ascolto e protezione, riuscendo ad integrarsi – seppure con iniziale fatica – nel tessuto sociale, culturale ed economico della città, creando un valore aggiunto d’arricchimento al suo sviluppo.

IL MEMORIALE
Il progetto dietro al nuovo memoriale è stato sviluppato basandosi su tre concetti che hanno fatto da pilastro per la sua realizzazione.
Il primo concetto è quello di confine, da sempre simbolo di esodi e di divisione, che si è concretizzato nella realizzazione di un “muro” composto da assi di legno.
Il secondo è quello di sosta, raffigurato all’interno del memoriale dalle panchine di marmo bianco. L’ultimo concetto è quello di ricordo, simbolizzato dalla stele e dalle scritte informative presenti nell’opera. Quello che ne è venuto fuori è un nuovo spazio pubblico dove tutti i cittadini potranno incontrarsi, leggere le storie di chi ha subito il dramma storico, porsi delle domande e ricordare un avvenimento storico ancora troppo spesso dimenticato.

LE PAROLE DEL SINDACO CARAMASCHI
La cerimonia d’inaugurazione, avvenuta in occasione della Giornata del Ricordo 2022, si è aperta con il racconto di una delle storie simbolo di questo esodo, quella di Egea Haffner, l’allora bambina che fu fotografata con una valigia in mano e la scritta “Esule Giuliana”.
Uno scatto dal forte impatto visivo diventato iconico.
“È importante conoscere e comprendere il dramma vissuto dalle tante persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra, la propria casa, i propri affetti, i propri cari. I totalitarismi sono la negazione della libertà e della dignità umana e noi vogliamo tenere vivo il ricordo con questo nuovo memoriale. Molti esuli istriani, fiumani e dalmati si sono dovuti ricostruire le proprie esistenze in una città a loro sconosciuta, ma che li ha comunque accolti senza discriminazione, contribuendo con impegno allo sviluppo cittadino”, ha dichiarato il sindaco Renzo Caramaschi, che ha colto l’occasione anche per consegnare due medaglie d’onore agli ex sindaci di Bolzano originari di quelle terre Giovanni Salghetti Drioli e Giovanni Benussi.

Autore: Alexander Ginestous

Anche a Oltrisarco e Europa Novacella si registra una popolazione in calo

Per il terzo anno di fila la popolazione residente dei rioni Oltrisarco-Aslago ed Europa-Novacella diminuisce. E anche i ragazzi che vivono attivamente i due quartieri sono sempre di meno. Segnali di un tempo in cui il concetto di famiglia è mutato e dove il fare figli non è più una prerogativa per molte persone. Ma anche di una città che sembra non essere in grado di trattenere – e attirare – giovani dinamici a causa dei prezzi troppo alti e della mancanza di studentati.

In generale a Oltrisarco ed Europa-Novacella si contano, rispettivamente, 14.630 e 16.061 abitanti. Numeri in leggera flessione rispetto a quelli di fine 2020 (14.667 e 16.208) e dei due anni precedenti ancora. Una variazione negativa che è stata registrata anche a livello assoluto, dato che Bolzano è passata dai 107.968 cittadini del 2020 ai 107.530 di fine 2021. A diffondere i dati è stato l’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano, che, come ogni anno, ha informato riguardo all’andamento demografico del capoluogo altoatesino: “Fornire un quadro attualizzato della struttura della popolazione della nostra città, delle sue dinamiche, e dello sviluppo dei suoi quartieri aiuta la politica a lavorare per dare risposte e misure adeguate a garantire condizioni ottimali per il vivere comune, a prescindere dalle diverse generazioni e dalle estrazioni culturali”, ha spiegato l’assessore Angelo Gennaccaro.
A preoccupare sono però i numeri riguardanti le classi d’età più diffuse nei due quartieri cittadini. A Oltrisarco i giovanissimi tra fino ai 24 anni sono 3.656, pari a circa un quarto dell’intera popolazione del quartiere. Situazione molto simile anche a Europa-Novacella, per dimensioni il quartiere più piccolo di Bolzano, ma anche tra i più anziani: sono più di 4.500 le persone con un’età tra i 45 e 64 anni che vivono attorno a viale Europa. In forte minoranza sono invece i giovanissimi tra i 15 e 24 anni: solamente 1.466. Una fotografia grigia che non restituisce particolari prospettive di sviluppo futuro. Ma dai dati si evince anche come Bolzano sia sempre di più una città composta da famiglie di sole due persone. Delle 6.418 famiglie che abitano a Oltrisarco, ben 4.055 non hanno figli. Stessa fotografia se ci spostiamo a Europa-Novacella: qui le famiglie sono 7.996, di cui ben 5.510 senza prole. Lieve calo, infine, anche per quanto riguarda la popolazione straniera residente a Oltrisarco ed Europa. Nel primo caso sono 2.991 le persone non italiane che vivono lì (2.994 nel 2020), mentre nel secondo sono 2.647 (2.679 nel 2020). Nonostante ciò, però, Oltrisarco rimane il secondo quartiere della città con il maggior numero di residenti stranieri dietro soltanto al centro cittadino.

Autore: Alexander Ginestous

Una pioggia di cuori per i malati

Nelle scorse settimane giovani e adulti di tutta la provincia hanno lavorato duro per realizzare oltre 2 mila cuoricini, e in occasione della Giornata del malato gli assistenti spirituali li hanno distribuiti ai pazienti degli ospedali. Evento speciale a Silandro, dove era presente il vescovo Ivo Muser.

Quest’anno l’Ufficio pastorale, la Commissione per la pastorale della salute e del lutto, la Caritas e gli assistenti spirituali in ospedale, hanno pensato a qualcosa di speciale per la Giornata mondiale del malato e, assieme all’Associazione delle residenze per anziani e le parrocchie locali, hanno lanciato l’iniziativa “Un piccolo cuore…da tanti cuori!”.

Un dono per i pazienti e per i loro famigliari

Gruppi parrocchiali, organizzazioni, associazioni, scuole, bambini, giovani e ospiti delle case di riposo, hanno realizzato nelle scorse settimane oltre 2 mila cuoricini, che sono stati poi distribuiti dagli assistenti spirituali ospedalieri ai pazienti, ai loro familiari e al personale degli ospedali dell’Alto Adige: un gesto di vicinanza e comunione che è riuscito a portare un po’ di gioia a tante persone. All’ospedale di Silandro la Giornata ha avuto forse una marcia in più grazie alla presenza del vescovo diocesano, che malgrado i condizionamenti legati al Covid ha voluto far visita ai pazienti ed al personale del nosocomio. Negli incontri con pazienti, personale sanitario, assistenti spirituali, il vescovo ha ricordato che il Covid “ha costretto a infrangere il tabù della malattia e della morte, ad affrontare temi finora confinati in una privatizzazione strisciante: l’esperienza della pandemia mostra invece il nostro bisogno di persone che non abbiano paura del contatto con il prossimo, che trasmettano vicinanza ai malati e ai sofferenti, agli anziani e ai moribondi, che difendano la loro dignità nonostante le fragilità”.

Il grazie del vescovo muser

“Molti malati – ha aggiunto il vescovo Ivo Muser – vivono dell’aiuto e della compagnia, e non da ultimo della fedeltà che mantiene vive le relazioni”. Per questo nella Giornata del malato il vescovo ha ringraziato “tutti coloro che stanno facendo un grande lavoro negli ospedali, nelle strutture di cura e nelle case di riposo in questo tempo difficile, dimostrando che ogni vita merita protezione, aiuto e compassione”. 

“Ringrazio tutti coloro che mettono in pratica questa fedeltà  – ha spiegato – visitando i malati o assistendoli in vari modi. Il servizio ai malati è un servizio a Dio. Ringrazio coloro che si prendono cura dei familiari, ringrazio chi aiuta gli altri a vivere la loro vita”.

Al termine della celebrazione liturgica il vescovo ha pranzato con il personale nella mensa ospedaliera e ha poi fatto visita ai pazienti in alcuni reparti, fra cui, appunto, quello Covid.

Autore: Luca Masiello

Un sogno che ha preso il volo

C’è chi di notte fa sonni tranquilli, chi ha gli incubi e chi invece sogna di ritrovarsi come passeggero di un aereo in stato d’emergenza in cui, a un certo punto, una hostess fa un annuncio chiedendo se a bordo si trovi un pilota che possa prendere il controllo della situazione. Quest’ultimo è proprio il sogno che ha fatto anche il bolzanino Alex Appoloni, cresciuto a Oltrisarco, vissuto alcuni anni in Inghilterra e qualche mese a Phoenix, in America, dove ha potuto volare sul deserto di Sonora.

Finalmente, dopo anni di studio e mesi di stop causati dalla pandemia, Alex ha ricevuto la chiamata da una delle maggiori compagnie low cost europee per pilotare il suo primo aereo di linea.

TRA UN AIRBUS 320 E UN SIMULATORE

Come da contratto, Appoloni avrebbe dovuto iniziare il proprio lavoro da pilota nel 2020, ma tutto è rimasto sospeso fino a qualche settimana fa quando è potuto partire per Londra. “Entrati a Gatwick abbiamo dovuto fare i corsi per gli assistenti di volo: dal salto con gli scivoli, alle prove in acqua, è stato formativo, ma anche molto divertente. Ora saremo messi alla prova con i simulatori ‘full motion’, estremamente realistici. Sono tutti simulatori fatti dalla compagnia aerea e questo è rilevante in quanto bisogna saper pilotare un determinato aereo dove sono richiese precise procedure, che cambiano da una compagnia all’altra. I nostri modelli sono Airbus A320, A319, A321, tre aerei in cui cambia fondamentalmente solo la lunghezza”.
Il prossimo step sarà il rinnovo della licenza e un test, che viene fatto ogni 6 mesi. Il volo, invece, è previsto per il 20 febbraio sui cieli d’Europa.
“Dopo 250 ore di simulazioni penso che mi renderò finalmente conto di pilotare un aereo ‘dal vivo’. Anche durante le esercitazioni con gli aerei più piccoli ti dici: ‘questo lo piloto io’; ma appena ci sali ti sembra gigante. Poi, però, entrando in cabina ritorna la sicurezza in sé stessi e si pensa solo a ciò che bisogna fare. A guidare un aereo di linea non si è mai soli, si è sempre in due e la collaborazione è essenziale”, sottolinea Alex che al suo fianco in cabina ha, ormai da agosto 2019, il vicentino trentaseienne Giovanni che specifica: “nonostante il fatto che siamo entrambi italiani, la lingua dell’aviazione è l’inglese. Se poi ci dovessimo trovare meglio a parlare tra di noi in italiano, questo non lo vieta nessuno.

IL PERIODO PIU’ TOSTO

Già durante le scuole superiori, Alex inizia a costruire quello che sarà il suo lavoro del domani: “Avere un ottimo livello di inglese era di fondamentale importanza per poter accedere all’accademia; per questo ho deciso di fare il quarto anno di scuola superiore a Brighton, migliorando così la mia conoscenza linguistica. Tornato per l’Esame di Maturità al Rainerum, ho fatto le selezioni per il CAE, un’accademia che ha una sede ad Oxford.” Per accedervi Appoloni si è dovuto sottoporre a test psicoattitudinali. “Volevano verificare la nostra stabilità mentale – dice – e poi la capacità di cooperare in team, non sono mancati neppure i test medici.” Passata la selezione, sono arrivate le lezioni e, infine, la sessione di esami, ben 14, che spaziavano dal diritto alla meteorologia. “È stato il periodo più difficile. Avevamo lezioni fino a pomeriggio e passavamo le notti a studiare. Gli standard sono elevatissimi, non sono mai stato così tanto sotto pressione”.

VOLTARSI INDIETRO…

“Al piccolo Alex che sognava di fare il pilota e prendere il controllo di un aereo in volo, oggi gli direi che, nonostante a quell’età non si renda conto degli enormi sacrifici che dovrà fare, ne varrà la pena. Il primo volo in solitaria, per quanto breve potrà essere, ripagherà tutti gli sforzi. Essere in cielo per la prima volta, senza istruttore al proprio fianco, è un’esperienza indimenticabile.” E sul suo primo volo, il collega Giovanni aggiunge: “Appena sceso dall’aereo mi sono reso conto del privilegio pazzesco che ho avuto. Se ci si pensa che è solo un centinaio d’anni che si utilizzano gli aerei, essere tra i pochi esseri umani che hanno potuto farlo è davvero sbalorditivo.

E I “VOLI FANTASMA”?

“Alle compagnie vengono dati degli slot, ovvero degli orari durante il quale possono avere il diritto di prendere i passeggeri in aeroporto. Se una compagnia non li rispetta, perde il diritto di utilizzare quell’aeroporto e, questo, è uno dei motivi per il quale in cielo ci sono aerei che volano vuoti. C’è però anche l’aspetto della manutenzione: tenere un aereo a terra non è conveniente. Poi – concludono Giovanni e Alex – i dati sull’inquinamento sono oggi relativi; con le nuove tecnologie ci sono aerei che viaggiano con circa il 15% in meno di emissioni di CO2. L’attenzione da parte delle compagnie aeree su queste tematiche è sempre più alta. Inoltre, vengono investite grandi quantità di soldi nella ricerca per realizzare aerei elettrici. Prima o poi si vedranno volare anche questi e chissà se saremo proprio noi a pilotarne uno…”

Autore: Andrea Dalla Serra