A livello internazionale stiamo assistendo ad una macchina di aiuti imponente, messa in piedi in poco tempo da parte di organizzazioni non governative e del mondo del volontariato, organizzatesi per portare aiuti alla martoriata popolazione dell’Ucraina. Per meglio comprendere come funziona l’organizzazione della solidarietà dal basso, abbiamo intervistato Federica Franchi di Bozen Solidale.
Cos’è Bozen Solidale? È una associazione di volontariato autonoma e indipendente nata nel 2018, che non prende contributi pubblici di alcun tipo e si occupa di persone vulnerabili, principalmente di migranti e persone senza fissa dimora. Siamo una decina di persone che mettono a disposizione il loro tempo. Aiutiamo dove serve. Per esempio stiamo aiutando a trovare lavoro ad un sacco di ragazzi. Facciamo il curriculum e li mettiamo in contatto con le varie aziende. Ci occupiamo anche di assistenza per questioni pratiche: documenti, tessera sanitaria, residenza. Due anni fa abbiamo avviato il progetto “Spesa sospesa” per le famiglie bisognose. Avevamo lanciato una raccolta fondi e nel giro di pochissimo abbiamo raccolto veramente molti soldi che tutt’ora ci permettono di far proseguire il progetto, seppur con una frequenza minore.
Siete molto attivi anche sul fronte dei migranti. Siete stati sul confine tra Slovacchia e Ucraina recentemente… È stato un bene andarci, anche per vedere e toccare con mano com’è la situazione. Abbiamo portato degli aiuti, soprattutto medicinali. Però devo dire ai confini, almeno quelli slovacchi, erano assolutamente molto ben organizzati ed erano provvisti di tutto. A Vyšné Nemecké, che è il posto di confine più grande verso l’Ucraina, erano presenti una trentina di organizzazioni non governative e di volontariato. Lì ci sono tende riscaldate, dove la gente in transito – 12.000 al giorno – aspetta, ci sono cucine da campo dove viene cucinato 24 ore su 24, ci sono delle tende dove vengono registrati i volontari che vogliono dare una mano. Abbiamo visto che quel che serve e manca sono i trasporti delle persone che scappano verso i luoghi dove c’è accoglienza. Abbiamo tenuto con noi una donna con la figlia di 14 anni che aveva il figlio e il fratello in Francia e un ragazzino di 17 anni che ha la zia in Sicilia e li abbiamo accompagnati all’aeroporto di Verona, da cui hanno proseguito il loro viaggio.
Avete avuto problemi alle frontiere? Per niente. Anzi c’è stata totale collaborazione e disponibilità. Anche in Slovacchia la gente è gentile e ben disposta.
Avete progetti per l’immediato futuro? Dall’1 al 4 aprile saremo in Polonia: avremo a disposizione un furgone che porterà sul confine di Medyka una tenda. L’intento è di predisporre un punto di accoglienza per i profughi che vogliono andare in Italia e organizzarne il trasporto. Si tratta di un progetto che portiamo avanti insieme ad un’altra associazione. Si tratta di fortificare una rete di fatto già esistente.
In passato avete operato in supporto ai migranti in viaggio sulla rotta balcanica… Abbiamo fatto una settimana lungo la rotta. Proprio l’esperienza umanamente positiva con gli ucraini ci porta ad interrogarci sul perché chi scappa dall’Afghanistan o dalla Siria, o i curdi che scappano dall’Iraq comunque paesi pericolosi per guerre, distruzione, ecc., non abbia diritto all’accoglienza e anzi venga respinto sempre brutalmente. C’è gente che prova a passare per anni.
Chi volesse darvi una mano, cosa può fare? Abbiamo un conto corrente per chi vuole fare una donazione, di cui l’IBAN è il seguente IT77N0808111610000306006043, intestato a Bozen Solidale. È importante inserire la causale “Aiuti al confine”. Non vogliamo contributi pubblici. Abbiamo inoltre una pagina Facebook, che serve anche per contattarci.
Dall’uscio si scopre un luogo in cui è facile sentirsi a casa, per chi è appassionato di lettura e per chi è convinto – come Mauro di Vieste, il bibliotecario che accoglie – che la cultura sia un mezzo per conoscere e per conoscersi, e quindi per entrare in dialogo. È la prima impressione che dona di sé la Biblioteca Culture del Mondo di Bolzano.
Qual è l’obiettivo della Biblioteca? È piccolo, forse, in questa società: essere accoglienti nei confronti di tutti. Chi entra ha bisogno di informazioni e la biblioteca è il primo punto in cui si deve sentire accolto. Non ci può essere discriminazione. Da questo scaturisce il servizio, che non è legato al documento di identità, né al colore della pelle; anzi, spesso è proprio il primo strumento di integrazione: qui si passa (anche) per sapere dove si vanno a fare i documenti. Per questo motivo la Biblioteca sostiene, fra le altre cose, il progetto Zebra (il giornale di strada venduto dalle persone ai margini della società, che dà loro l’opportunità di avere una occupazione degna e un piccolo guadagno).
Come viene messo in atto? Con la Biblioteca stessa, a scaffale aperto, che raccoglie saggistica, approfondimenti, riviste, film, cd. Poi la grande letteratura, che svolge secondo me la funzione più importante da questo punto di vista, perché mentre la saggistica ha bisogno che si sia già preparati per iniziare un ragionamento critico su questioni complesse, tantissimi romanzi raccontano, ad esempio, la grande storia attraverso la storia di una famiglia. Così raccontano quelli che sono i veri drammi, visti in maniera più vicina a ciò che il cuore può comprendere. Si tratta di una piccola biblioteca specialistica, in cui si crede che la cultura sia uno degli strumenti, se non di pace, quantomeno di conoscenza. Negli anni abbiamo fatto un grande lavoro sulle culture più distanti da noi, Africa, Asia, Medioriente e America Latina, con cicli di film, presentazioni di libri, piccole manifestazioni culturali, collaborazioni con la società civile, mostre fotografiche. Collaboriamo anche con il Centro per la Pace, con cui questo mese ci sarà una mostra dedicata al contrasto del razzismo.
Me ne parli. “Atlante delle parole” è stata inaugurata lunedì 21 marzo, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. Nasce da un progetto che ha visto coinvolte 35 persone provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq, Guinea, Senegal, Nigeria, Marocco e Kenya, protagoniste di interviste e conversazioni. Le parole che hanno usato per descrivere il loro vissuto sono diventate striscioni in tessuto e segnalibri disponibili nelle biblioteche.
Perché c’è bisogno di una Biblioteca Culture del Mondo, a Bolzano? Negli anni passati forse il senso era che sullo stesso scaffale – e quindi livello – libri tedeschi e libri italiani fossero uno a fianco all’altro. Siamo nati nel 1985 come Centro Terzo Mondo, in via Portici 49, dall’eredità di Alex Langer; storicamente siamo stati uno dei riferimenti per chi si occupava di cooperazione internazionale. Nel 1995 c’è stato il cambio di nome, abbandonando il “terzomondismo” abbiamo messo tutte le culture sullo stesso piano e intensificato le attività. Siamo qui perché vogliamo ragionare sui temi dei diritti in generale, del razzismo, presentando una lettura un po’ più precisa su realtà meno conosciute, cercando di capire il punto di vista della parte più debole della società. Non cambieremo il mondo, ma è un’azione costante, che facciamo tutti i giorni di tutti gli anni, perché crediamo nella convivenza.
Ilaria Canu, ex rappresentante del Torricelli, “artistotta” da 10 anni nonché parte del direttivo dell’associazione, ci racconta l’Artist Club e cosa sta dietro la manifestazione studentesca che tutti amiamo. E che in questo 2022 cerca di tornare, per lo meno in parte, alla normalità, dopo due anni… difficili.
Cos’è l’Artist Club? E’ un’associazione di volontari che si occupa di organizzare il Festival Studentesco sul territorio bolzanino.
Come ci si può unire all’Artist? Essere stato studente e aver partecipato al festival sono i prerequisiti minimi ma non necessari: aver conosciuto, apprezzato e sentito proprio il Festival da studente è la base per dare il meglio di sé dall’altra parte.
Come funziona l’organizzazione interna dell’associazione? Ogni tre anni ci sono le elezioni del direttivo, l’organo decisionale. Questi sono coloro che si occupano della burocrazia e su cui ricadono le responsabilità. Al vertice c’è il presidente e alla base ci sono tutti gli altri membri, essenziali per la riuscita della manifestazione: le giornate sono molte, i ragazzi sono tanti e il lavoro da fare è immenso. Tutti i membri possono fare parte di una delle varie commissioni che si occupano ognuna di una parte precisa della manifestazione.
In cosa hanno voce in capitolo i soci? I soci stanno alla base del Festival. Ad esempio le categorie sono decise dall’associazione sulla base dei feedback dei partecipanti, sono più o meno quelle che rimangono nel corso degli anni, come danza moderna e teatro, ma ci sono stati dei cambiamenti per riadattare la manifestazione all’epoca, dall’anno scorso abbiamo inserito la categoria Get Down che valorizza gli artisti che scrivono le proprie canzoni rap e trap. Chiaramente noi non abbiamo voce nelle votazioni. La commissione giuria si riunisce e contatta esperti delle determinate categorie che siano rigorosamente esterni alle scuole e che non abbiano contatti e legami diretti con i partecipanti.
Perché è bello far parte dell’Artist Club? Innanzitutto è bello stare dall’altra parte. Puoi far rivivere ai ragazzi le stesse emozioni e la stessa adrenalina che hai vissuto tu. Inoltre puoi conoscere altre persone e crearti una seconda famiglia.
Come sei arrivata all’Artist? Conoscevo il festival da prima del liceo, grazie a un amico con cui suonavo, alle superiori ho partecipato e in seguito rappresentato il mio istituto. Appena diplomata, anche grazie a conoscenti che già erano nell’associazione, ho deciso di unirmi subito al gruppo.
Che effetto ha avuto la pandemia sulla manifestazione? Nel 2020 è stato l’anno del cinquantesimo anniversario del Festival. Avevamo pianificato varie attività speciali di cui abbiamo potuto realizzare solo il Gala. Per il resto ci siamo dovuti adattare alle normative relative all’emergenza sanitaria, ma la nostra speranza è di poter riuscire a tornare alla normalità il prima possibile e che i ragazzi che hanno vissuto la manifestazione com’era prima possano appassionare e trainare i ragazzi che purtroppo l’hanno visto solo in “versione pandemica”.
Quanto è impegnativo stare nell’Artist Club? È molto impegnativo, prima del Covid la media dei ragazzi era di 700. Oltre ai ragazzi ci sono ovviamente tutte le pratiche burocratiche e organizzative, ma è un’esperienza splendida, che, sì, ti fa stancare, ma ti fa sentire parte di un gruppo affiatato che regala a sua volta un’esperienza meravigliosa ai ragazzi, sia partecipanti che spettatori.
Con la Presidente della circoscrizione Oltrisarco-Aslago, Judith Kofler Peintner, abbiamo fatto luce sul rapporto tra il consiglio di quartiere, composto da 11 membri, e i giovani. Tra associazioni, iniziative, e la volontà di creare spazi e punti di incontro, il quartiere ha a cuore “la convivenza tra i gruppi linguistici e le relazioni tra i cittadini, specie tra i più giovani” dice Peintner.
Peintner, per iniziare, quali sono le tematiche più recenti che vi siete trovati ad affrontare nel quartiere? “Durante i nostri incontri mensili trattiamo delle varie offerte culturali e promuoviamo la socializzazione, ma discutiamo anche di mobilità e dei rifiuti. Molte esigenze emergono proprio grazie al dialogo diretto con i cittadini. Il nostro è un quartiere molto vivibile che, da un lato, come tutti ha le sue problematiche, dall’altra differisce dagli altri in quanto è divisibile in zone: da quella non troppo abitata, a quella più viva, caratterizzata dalla presenza di scuole e parrocchie. Con la prima, la zona industriale, non abbiamo una relazione stabile, perché la vita di quartiere dei cittadini si concentra di più sull’asse via Claudia Augusta e via Santa Geltrude.
Parlando di giovani, quali sono i punti d’incontro tra loro e la circoscrizione? A questo proposito: un ruolo centrale lo giocano le Associazioni che operano nel territorio. Anche se in questi ultimi due anni i rapporti sono stati un po’ complicati, abbiamo la volontà di riprendere i contatti iniziando a fare veri e propri incontri istituzionali. C’è però da sottolineare che, come singoli consigliere, siamo in relazione con queste realtà; conosciamo le problematiche e le esigenze dei giovani, e siamo consapevoli di non avere delle soluzioni pronte.
A quali problemi si riferisce? Mancano degli spazi riservati ai giovani, dove questi possano incontrarsi autonomamente, senza andare incontro a critiche e lamentele. Ad oggi, se i ragazzi si incontrano lo fanno in zone che non sono previste proprio per la vita di svago giovanile. Le associazioni hanno i loro spazi, ma non bastano.
I parchi Mignone e Rosenbach possono essere una soluzione? Sono parchi bellissimi dove ritrovarsi, sono state installate anche nuove attrezzature per il fitness. Ma hanno un problema: sono luoghi circondati dai condomini e gli abitanti desiderano tranquillità, specie durante la notte.
Attualmente il parco è aperto 24 ore su 24, ad esclusione dei campetti sportivi. Avete intenzione di chiuderlo durante la notte? Non abbiamo ancora preso una decisione in tal senso. Questa è una competenza che spetta a noi, ma desideriamo trovare un compromesso sentendo tutte le parti, credo che questa sia l’unica soluzione. Per farlo incontreremo, durante le assemblee, gli abitanti dei condomini circostanti, ma non solo: anche gli operatori sociali e le diverse Associazioni presenti nella zona.
Si avvicina l’estate e, con questa, il desiderio dei più giovani di ritrovarsi. Intravede una risposta imminente? Si potrà stabilire un determinato orario di chiusura del parco. Ma la questione è delicata e la città non ha ancora una risposta. Qualche associazione si sta attivando in questa direzione, riservando più spazi all’aria aperta, ma ancora, dalle varie amministrazioni, non hanno ricevuto risposte.
Il Tennis Club Bolzano ha un nuovo presidente: si tratta di Christoph Laichner che recentemente ha preso il posto dell’uscente Paolo Bonvicini, che ha lasciato la guida del circolo di via Martin Knoller dopo ben sedici anni di servizio.
Un club storico e prestigioso quello del quartiere Gries, che da oltre novant’anni accoglie a braccia aperte chiunque desideri avvicinarsi a questa disciplina, tanto elegante quanto spesso sottovalutata. Anche se il vento sembra esser cambiato da qualche tempo a questa parte, complici soprattutto le vittorie dei campioni di casa nostra in giro per il mondo, che hanno alzato il livello d’interesse generale. Una tendenza registrata anche a Bolzano, dove il problema principale però rimane la carenza di campi da gioco. A confermarlo è proprio il neopresidente Laichner, che ci ha raccontato il circolo che verrà nei prossimi due anni del suo mandato.
Presidente Laichner, come sta oggi il circolo? Siamo in una buona fase di ripresa dopo l’avvento della pandemia. Il periodo di limitazioni ci ha danneggiato e ora stiamo ripartendo con tutte le attività, anche quelle sociali. I nostri atleti agonisti sono riusciti a raccogliere ottimi risultati nel corso del 2021, regalandoci grandi gioie. I più giovani stanno crescendo bene, grazie anche alla possibilità di potersi allenare nei campi di via Parma. Ad oggi contiamo quasi 250 soci totali, tra scuola tennis e circolo, ma puntiamo a crescere sempre di più.
E il movimento tennistico altoatesino, invece? Negli anni la voglia di giocare a tennis è cresciuta, ma purtroppo mancano i campi. Anzi, manca proprio il suolo dove realizzarne di nuovi. Per questo vorremmo insistere sul ripristino dei campi demaniali di Via Resia e Viale Druso. Certo, ci deve essere anche la voglia di investire, e al momento tutti i discorsi con il Comune sono interrotti. In generale crediamo che per lo sport bolzanino venga fatto solamente lo stretto necessario, e questo è un peccato. Ma rimaniamo fiduciosi.
Come intendete migliorare il circolo? Ci piacerebbe soprattutto attuare alcuni interventi di riqualificazione della struttura per renderla più moderna e al passo coi tempi. Ma quello su cui punteremo maggiormente sarà il nuovo ristorante del circolo che è ormai aperto a tutta la cittadinanza. Miriamo a diventare un piccolo aggregatore urbano nel quartiere e farci conoscere anche al di fuori dell’ambito sportivo.
Ma oggi il tennis riesce ad attrarre i giovani? In parte sì. Molti ragazzi praticano questo sport salvo poi mollare intorno ai 15 anni per poi riprendere diversi anni dopo. Nasce così un buco temporale che deve essere assolutamente colmato garantendo loro opportunità di gioco motivanti. Al contrario, è cresciuto il numero di over 50 sempre più attivi sui campi del circolo e a livello agonistico.
Non si sente spaventato dall’esplosione del fenomeno padel? La reputo una moda passeggera, un po’ come lo era lo squash trent’anni fa. Non nascondo che sarebbe un affare avere al club anche un campo da padel, ma anche in questo caso è difficile trovare spazi per costruirli. La reputo però più un’attività da tempo libero che non credo possa rubare giocatori e talenti al tennis.
E poi c’è il talento di Jannik Sinner… Lui ha giocato anni fa anche qui da noi e già si vedeva che era fatto di un’altra pasta rispetto ai compagni. Sicuramente può essere una figura chiave per avvicinare nuovi giocatori a questo sport, specie qua in Alto Adige. Ora dovrà essere bravo a gestire la pressione per confermarsi torneo dopo torneo. Ma il futuro non può che essere nelle sue mani.
In provincia di Bolzano la preoccupazione per la situazione internazionale è stemperata dalla grande operosità di amministrazioni locali, associazioni di volontariato e semplici cittadini, impegnati a favore delle donne e dei bambini ucraini, che stanno cominciando ad arrivare.
Dalla pandemia all’emergenza profughi dall’Ucraina, senza soluzione di continuità. In provincia di Bolzano ci si attrezza per reggere l’impatto dell’esodo che ha portato, finora, già quasi 2 milioni di ucraini a lasciare il loro paese in tutta fretta, quasi sempre portando con sé solo con pochi effetti personali. Finora i profughi, per la stragrande maggioranza donne e bambini, si sono riversati nei paesi confinanti con l’Ucraina, ovvero Polonia, Romania, Slovacchia e Moldavia, ma si prevede un arrivo massiccio anche negli altri paesi europei dove da anni la presenza di immigrati di origine ucraina è massiccia. Per quanto riguarda l’Italia, lo ricordiamo si tratta di circa 230 mila persone di cui 2 mila in Alto Adige. Non si tratta solo di ricongiungimenti familiari, perché la guerra sta portando anche molte altre donne ucraine a lasciare il loro paese, per un tempo più o meno lungo e comunque legato non solo alla durata della guerra ma anche alla situazione più o meno pacifica che si verrà a creare, in caso di caduta dell’attuale governo presieduto da Volodymyr Zelensky. In ogni caso l’Unione europea nei giorni scorsi ha deciso di attivare per la prima volta una direttiva rimasta dormiente per vent’anni, e questo è avvenuto proprio mentre il Parlamento europeo era a un passo dal cancellarla. Si tratta della direttiva 55 del Consiglio dell’Unione europea del 20 luglio 2001, che consente oggi ai profughi di ottenere la cosiddetta protezione temporanea, evitando che le procedure per la tradizionale richiesta di asilo mandino in tilt la burocrazia dell’accoglienza nei singoli paesi. Fino ad oggi lo strumento è sempre stato negato dall’Europa, anche di fronte alle richieste dell’Italia e alla recente crisi afghana. I profughi dall’Ucraina quindi, fin da ora, potranno contare su un riconoscimento immediato del loro status, una misura che ha la durata di un anno ed rinnovabile fino a un massimo di due. Le donne ucraine che arriveranno avranno dunque anche la possibilità di lavorare, mentre i minori che giungeranno con loro o – anche e purtroppo – da soli, frequenteranno le nostre scuole. Nei giorni scorsi a Bolzano si è già riunito il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, e in tale sede i rappresentanti del governo, delle forze dell’ordine e delle amministrazioni locali, hanno già delineato un piano per la gestione dell’arrivo dei profughi. Mentre in tutta la provincia si stanno cercando strutture da mettere a disposizione, a Bolzano è in corso di predisposizione un Infopoint che verrà realizzato nei pressi della stazione Flixbus, vicino alla Fiera, che fungerà anche da centro di prima accoglienza. Il centro verrà gestito dalla protezione civile che si coordinerà anche con l’Azienza Sanitaria per l’importante passaggio della vaccinazione anticovid dei profughi. Intanto anche le intendenze scolstiche si preparano ad accogliere i minori. Lì un grande sforzo dovrà essere messo in campo anche per attivare in tempi brevi un’imporante task force sotto forma di centri linguistici.
ANCHE MERANO E BASSA ATESINA CI SONO
La gara di solidarietà coinvolgendo tutta la provincia. Ecco quanto sta avvenendo nel Brugraviato e nella zona più meridionale dell’Alto Adige.
La Bassa Atesina fa la sua parte nella gara di solidarietà per aiutare l’Ucraina. Diversi privati e albergatori stanno rispondendo alla richiesta di alloggio per i profughi, mentre grazie al tam tam dei gruppi Facebook tante persone generose si sono messe a disposizione per convogliare la raccolta aiuti. In prima linea c’è anche il Comune di Laives. “Insieme agli altri Comuni della provincia, anche qui a Laives stiamo raccogliendo le informazioni sulle strutture e appartamenti disponibili per accogliere i profughi dall’Ucraina. Già diversi privati si sono offerti, compreso qualche albergatore” ci ha detto il Sindaco di Laives, Christian Bianchi, precisando che “alcuni profughi sono già qui, giunti per vie autonome perché potevano appoggiarsi a parenti e conoscenti”. Chi avesse disponibilità di posto può chiamare il numero 0471 595800 o scrivere all’indirizzo e-mail: sindaco@comune.laives.bz.it. Anche a Merano è il sindaco, Dario Dal Medico, a sintetizzare l’impegno del capoluogo del Burgraviato. “Ci sono due canali: uno che parte dai singoli cittadini e quello ufficiale a cui sta lavorando lo staff del Comune. Per quanto riguarda le iniziative private, che sono sempre notevoli e sono caratterizzate da uno spirito di solidarietà, stiamo raccogliendo un elenco di abitazioni che i cittadini stanno mettendo a disposizione del prossimo: sono già parecchie le persone che offrono un posto per dormire. Nel frattempo il Comune si sta muovendo assieme alla Provincia e alla Prefettura per gestire l’accoglienza dei profughi in strutture che hanno offerto la loro disponibilità: alberghi, strutture gestite da enti che svolgono attività di volontariato, ma anche case di riposo, che sono parzialmente disponibili perché funzionano a metà servizio per mancanza di personale.” Anche a Merano, come a Bolzano, non manca un indirizzo email (helpucraina@comune.merano.bz.it) al quale ci si può rivolgere per chiedere informazioni oppure offrire il proprio aiuto.
LA CITTA’ DI BOLZANO E’ PRONTA PER ACCOGLIERE
Fin dai primi giorni della guerra in Ucraina il capoluogo si è preparato per l’arrivo dei profughi, segnalando la struttura dei Bagni di Zolfo e sostenendo le iniziative dei cittadini per la pace.
Con il 24 febbraio, giorno d’inizio della guerra in Ucraina, il Comune di Bolzano si è subito attivato nella prospettiva dell’accoglienza dei profughi. Ce lo conferma l’assessore alle politiche sociali Juri Andriollo. “Come prima cosa con Azienda Servizi sociali abbiamo fatto una ricognizione delle strutture di accoglienza. Ci sarà una forte migrazione di persone che vogliono salvarsi la vita, ma bisogna già pensare al fatto che questo esodo con ogni probabilità avrà conseguente stanziali. I profughi ucraini vorranno tornare a casa appena possibile, ma lo faranno solo se le condizioni lo permetteranno. La nostra ricognizione ha riguardato le strutture esistenti, la loro saturazione e una valutazione in merito all’idoneità degli spazi per target previsto, costituito per la quasi totalità da donne e bambini. Com’è noto si stanno muovendo anche Governo e Provincia. Il sistema di accoglienza si basa in sostanza sulla la riapertura dei cosiddetti Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), già attivati negli scorsi anni durante le precedenti ondate di profughi, da Medio Oriente e Africa. Naturalmente occorre trovare un modello per gestire la situazione. Le nostre verifiche in questi giorni hanno riguardato anche le derrate alimentari di cui disponiamo e altri aspetti, come la riserva di gasolio per riscaldare le case di riposo. Per l’accoglienza il Comune di Bolzano farà tutto quello che è possibile, ma dovremo contare anche sulla disponibilità da parte di privati, disposti sia a mettere a disposizione strutture rientrando nel sostegno economico ad hoc predisposto dallo stato, ma anche a titolo gratuito. A questo proposito è stata predisposta la email support.ukraine@comune.bolzano.it alla quale è possibile segnalare eventuali disponibilità. Anche la scuola dovrà fare la sua parte. Noi come Comune capoluogo abbiamo la competenza solo sugli asili nido, ma faremo tutto quanto è necessario. In ogni caso l’impatto sarà davvero molto grande, è importante che tutte le località della provincia stavolta facciano davvero la loro parte.” Il Comune di Bolzano ospita a cadenza quasi quotidiana presidi e fiaccolate per la pace, nonché raccolte viveri per l’Ucraina. Quando abbiamo chiesto all’assessore Andriollo se l’amministrazione comunale solidarizza con tali iniziative l’assessore ha risposto così. “Noi siamo i cittadini! La libertà e la democrazia sono conquiste quotidiane. Il nostro modello di società non concepiva la guerra neanche più come un elemento e ora invece viene riportata indietro sulla dimensione dell’animalità dell’uomo. è come durante il nazismo: il più forte contro il più debole. Il tessuto sociale della città di Bolzano è estremamente vivace e sano. La città è molto solidale e lo è fino in fondo. Ora lo dimostrerà, come è sempre accaduto. è un segnale della salute della nostra democrazia che ci deve rendere orgogliosi.”
Da poco più di un mese la città di Bolzano dispone di una nuova illuminazione per le due opere più visitate nella chiesa dei Domenicani: la cappella di San Giovanni e la Pala del Guercino nella cappella dei Mercanti. Tutto questo è stato possibile grazie allo sforzo congiunto dell’Azienda di Soggiorno, del Rotary Club e del Distretto 2060, che hanno predisposto anche una nuova audioguida.
I PUNTI D’ATTRAZIONE Nel 2012 la Pala del Guercino è stata oggetto di una apposita mostra. Ne abbiamo parlato con la storica dell’arte Stefania Lorandi, che a suo tempo è stata una delle curatrici dell’iniziativa.
Perché il Magistrato Mercantile scelse il Guercino come pittore per la pala dei Domenicani? Dai documenti d’archivio apprendiamo che era un pittore di tendenza, tra i migliori di quel periodo.
La commissione dell’opera ha una storia particolare…? Sappiamo che un commerciante insinuava che il Magistrato non fosse realmente intenzionato a pagare l’opera e che, una volta ricevuti i disegni preparatori, avrebbe fatto eseguire la pala a qualcun altro. Per tranquillizzare il Guercino, gli vennero inviati 500 fiorini e alla fine l’opera arrivò a Bolzano.
Come mai una mostra sul Guercino a Bolzano? Nel 2012 la pinacoteca di Cento, il paese natale del Guercino, a seguito del terremoto in Emilia, propose di esporre le sue opere. La cooperativa Talia colse l’invito, si trattava di una opportunità importante per riscoprire l’operato di questo grande artista del ‘600.
LA CAPPELLA DI SAN GIOVANNI L’altra attrazione della Chiesa dei Domenicani è la Cappella di San Giovanni, che ci spinge a fare anche una breve riflessione sulle committenze d’arte. Per approfondire questo aspetto, abbiamo coinvolto la professoressa Mariella Maraner, profonda conoscitrice della storia dell’arte della nostra città. Se la Pala del Guercino è stata commissionata dal ricco Magistrato Mercantile, la committenza degli affreschi giotteschi viene attribuita a una ricca famiglia di commercianti… L’universo pittorico di chiesa e chiostro è costellato di testimonianze della committenza cittadina. La cappella di San Giovanni è sempre percepita come un crogiolo di pittura trecentesca di reminiscenza giottesca dell’Italia centro-settentrionale. L’aula, voltata a crociera, fu infatti fatta costruire da Giovanni de’ Rossi, ricco banchiere fiorentino trapiantato a Bolzano, appaltatore della banca di Enrico di Tirolo a Merano e capostipite della famiglia Botsch, che diede un notevole contributo all’abbellimento della città nel corso del Trecento. Le novità portate a Bolzano dalle compagnie di pittori vaganti padovani, divulgatori dell’insegnamento giottesco negli affreschi della Cappella di San Giovanni, sono riproposte in due diverse versioni, anche nella chiesetta di San Giovanni in Villa. Si possono infatti visionare due cicli di affreschi in cui ricompare il nome di Boccione de’ Rossi (1360-65) come principale committente. È quindi ravvisabile una predilezione devozionale di tradizione familiare, poiché la chiesetta è intitolata agli stessi Santi cui era dedicata la più antica cappella di famiglia nella Chiesa dei Domenicani. Viene da chiedersi, a questo punto, come la famiglia de Rossi Botsch potesse finanziare committenze di tale portata e lungimiranza. Nella parte nord di via Cappuccini, si trovava la Casa del Dazio. Un grande erker mostra sulla facciata lo stemma dei Botsch, presenti a Bolzano dal 1278 al 1639. è quindi presumibile che essi controllassero tale ingresso alla città, con relativo dazio.
Proseguono a ritmo sostenuto i lavori di riqualificazione di piazza Cristo Re a Bolzano. Un luogo iconico del quartiere di Gries-San Quirino, che per tanti anni è stato un vivace centro di scambio culturale grazie alla presenza del cinema Concordia, salvo poi diventare un mero luogo di passaggio o di ricerca di un parcheggio per la propria auto.
Per questo nel 2016 si è deciso di attuare un piano di recupero della zona che si è tradotto in un progetto esecutivo di riconversione dell’intero spazio a piazza vivibile e su misura per la comunità. E passandoci davanti, nonostante l’ingombrante presenza di ruspe e transenne, qualche cambiamento si può già scorgere. Una zona del quartiere che sta per risorgere e che andrà ad incastrarsi all’interno di un quadro urbanistico che ha già visto la costruzione della nuova palazzina da ventidue appartamenti e quaranta box auto interrati, nata dalle macerie dell’ex cinema sul lato est della piazza. Il progetto della nuova piazza Cristo Re è firmato dall’architetto Roberto Pauro che ha deciso di non rimodellare l’architettura della piazza, bensì di intervenire su quella già esistente. L’elemento centrale della riqualificazione sarà il verde. Al centro sorgerà il grande giardino, completato da nuove panchine e percorsi camminabili che garantiranno la creazione di punti d’incontro automatici per le persone. Il Comune ha deciso di non tagliare gli alberi già presenti e di disporre aiuole ed elementi di corredo in armonia con la piazza. Il giardino fungerà anche da divisore tra il sagrato della chiesa, ristrutturato e arredato con le nuove panchine di design in marmo già installate, e i parcheggi per le automobili, che sono stati ridotti a solamente sedici posti, tra cui quelli previsti per disabili e un paio per il carico/scarico. “Si tratta di un progetto studiato nei minimi dettagli già nella scorsa consigliatura e avviato con successo nel giugno dell’anno scorso. Siamo contenti di aver tutelato le alberature presenti, migliorando l’area verde e lo spazio davanti alla chiesa, con nuove sedute e una nuova illuminazione”, ha precisato l’assessora all’ambiente Chiara Rabini. L’intera pavimentazione sarà realizzata in porfido e i marciapiedi, completamente livellati, creeranno una sorta di itinerario calpestabile tra prati e alberi. Il tutto valorizzerà anche l’antica torre campanaria che sorge come elemento di spicco della piazza. Altro tema fondamentale sarà quello dell’abbattimento di tutte le barriere architettoniche e dei salti di quota presenti in passato, che permetterà di rendere la zona accessibile a chiunque. Un restyling identitario per una location storica che merita di tornare al centro del vissuto del quartiere. I lavori, come detto, stanno procedendo in maniera veloce e dovrebbero terminare entro l’estate di quest’anno. Al momento l’unico neo del progetto riguarda la costruzione della nuova pista ciclabile che doveva collegare Corso italia con via Zara per deviare il traffico bici in una zona meno soggetta alla presenza di automobili. Tutte le operazioni sono al momento bloccate a causa di una sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di un abitante confinante alla zona che ha chiesto l’annullamento del progetto e l’avvio procedimentale per l’esproprio. Il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi ha fatto sapere che il Comune ha recepito tale sentenza decidendo però di presentare appello in Consiglio di Stato per sbloccare così i lavori.
Matteo Sacchini, appassionato e socio dell’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”, ci porta lungo il percorso che questo sport ha fatto per arrivare qui nel nostro territorio.
Cos’è il roundnet? Questo sport ha origine negli Stati Uniti nel 1989, ma non riesce ad emergere ed affermarsi. Nel 2008 nasce l’azienda americana “Spikeball Inc.” che lo rilancia e lo promuove rendendolo uno sport sempre più giocato e conosciuto. Per questo viene spesso chiamato impropriamente “Spikeball”. Le regole dello sport sono intuitive: serve avere un set completo (net + palline) e 4 giocatori. Le squadre sono formate da 2 giocatori che si scontreranno i rispettivi avversari. L’obiettivo principale è quello di schiacciare la pallina sulla rete in maniera tale da farla cadere a terra, così da guadagnare il punto.
Com’è arrivato a Bolzano? Nel marzo del 2019, il roundnet approda a Bolzano. Alcuni studenti universitari lo scoprono per la prima volta a Graz per poi portarlo agli amici di Bolzano, compreso me. Insieme ad altri amici l’ho sperimentato quando ancora era sconosciuto in Italia e fin da subito mi sono appassionato. La particolarità e le componenti atletiche differenti che racchiude mi hanno fin da subito colpito e attirato.
Come vi siete attivati? Nel 2019 abbiamo organizzato il primo torneo di italiano qui a Bolzano. Avendo riscosso un buon successo e abbiamo continuato a giocare tra amici con l’obiettivo di farlo conoscere a tutti i nostri conoscenti. Nel marzo 2020 abbiamo organizzato il primo “Spyke-Tyrolean Tournament” che tutt’ora è torneo principale della nostra città. Nel dicembre del 2020 abbiamo ufficialmente creato l’associazione “A.S.D. Roundent Bolzano-Bozen”. Ci impegniamo a promuovere lo sport a livello locale ed internazionale contando ad oggi circa 70 tesserati. Collaboriamo attivamente a livello europeo e stiamo creando eventi e future occasioni a livello locale ed estero. Per partecipare agli allenamenti e non solo chiunque può contattarci tramite le nostre pagine social e tesserarsi (ora solo +16, ma vorremmo creare allenamenti anche per i più giovani).
Avete partecipato a competizioni? Oltre alle competizioni che organizziamo qui, partecipiamo spesso alle competizioni organizzate dalle altre associazioni europee: Germania, Austria, Spagna (1° classificata ai “Valencia Master 2021”), Italia (campioni italiani 2021; in carica), Repubblica Ceca. I nostri prossimi obiettvi agonistici sono gli europei che si terranno in Irlanda ad agosto ed i mondiali che si terranno a settembre in Belgio. Stiamo attualmente, creando organizzando e gestendo la “Alpine Cup” in collaborazione con le community tedesche ed austriache (le tappe saranno Bolzano-Innsbruck-Monaco). A marzo del 2022 alcuni parteciperanno alla “Spikehouse” di Maiorca, un ritrovo tra i principali rappresentanti delle community europee, al fine di consolidare lo sport a livello europeo e continuare a favorirne la crescita.
Cosa rende questo sport speciale? Credo che lo sport del roundnet sia molto originale e completo: racchiude in sé moltissime abilità atletiche che lo rendono divertente e giocabile da chiunque. è molto dinamico e la rete può essere sfruttata a 360°. Lo spirito del roundnet è caratterizzato dall’inclusione, dalla sana competitività, dall’amicizia e dal divertimento in compagnia. Pensando alla nostra associazione invece, credo che l’energia e la voglia di continuare a migliorarci nello sport e nel rapporto con il territorio siano i nostri punti di forza.
Il 14 marzo 2022 alle 18 si terrà a COOLtour, in via Sassari 13/b, il secondo appuntamento de “Il mondo è donna”, una rassegna che ha l’obiettivo di valorizzare la lotta delle donne per i diritti civili dei loro popoli. Ogni anno si focalizza su un continente diverso, quello che è stato scelto nel 2022 è il Sud America e la figura femminile protagonista sarà Marielle Franco, delineata dalla giornalista Agnese Gazzera.
Marielle Franco è stata una politica e un’attivista brasiliana. Ha dedicato la sua vita alla perpetua lotta in quello che lei definisce “empowerment collettivo”, e cioè un sostegno reciproco che ha l’obbiettivo di spezzare la solitudine degli oppressi. “Io sono perché noi siamo” è questo l’ideale per cui Marielle combatteva, finché non è stata assassinata nel 2018. La sua storia viene raccontata da Agnese Gazzera nel suo libro “Marielle, presente!”. Agnese verrà a COOLtour il 14 marzo in occasione dei quattro anni dall’uccisione di Marielle per approfondire la figura di questa donna instancabile. In quest’occasione interverranno anche Giulia De Luca, esperta del Brasile e giornalista de “Internazionale”, Amerigo Sallusti e Giovanni Frisoli, scrittori che hanno a loro volta trattato la dedizione delle donne nella lotta per i diritti civili. Al termine della rassegna Marielle sarà omaggiata con un murale in via Druso, accanto a quello di Agitu, realizzato nel 2021 in onore dell’attivista africana. La storia di Marielle è un’ispirazione per coloro che sono considerati da sempre gli ultimi o che vengono totalmente annullati e zittiti dalla maggioranza o da chi è ingiustamente in possesso del potere. La sua lotta e la sua morte non possono venire dimenticate. La sua era una battaglia non solo per le donne, ma per garantire a tutti la possibilità di avere una voce, perché la libertà è per tutti. Il progetto de “Il mondo è donna” è realizzato insieme al Centro Pace, con la collaborazione di tanti partner territoriali, tra cui Outbox per il murale, ed è sostenuto dall’Ufficio Donna del Comune di Bolzano.