Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, le spinte principali verso il precipizio delle due guerre furono di natura nazionalistica. Le “nazioni” monolitiche, non diversamente da quanto accade oggi, cercarono di sostituire gli Stati multietnici, generando disastri e fiumi di sangue anche tra Trentino e Sudtirolo.
Un esempio significativo in tal senso è rappresentato dal contributo apparso nel 1907 sul settimanale “Gardasee-Post” con il titolo “Am Sprachgrenzlandstrich” (Nella terra di confine). Il testo affrontava la questione della frontiera linguistica e nazionale nell’Etschtal/Val d’Adige, tra Deutsch- e Welschtirol, con particolare attenzione all’area compresa tra Bolzano e la Salurner Klause. Prendendo le mosse dalla definizione del confine tra i distretti di Trento e Bolzano, discussa anche nel saggio “I confini della nazione”, l’autore contestava l’idea di un’originaria appartenenza italiana di questi territori, rivendicando invece una loro prevalente germanicità storica. Ne emerge un quadro di contrapposizione “nazione contro nazione” in un’area che tradizionalmente era stata luogo di coesistenza di più comunità linguistiche.
Secondo la ricostruzione proposta, la linea di confine nazionale presso Salorno attraverserebbe l’Adige, toccando Eichholz (Roverè), Magrè e la Valle di Non, mentre il “Bozner Kreis” si sarebbe esteso sul lato sinistro del fiume fino a Salorno.
La tesi secondo cui i contadini tedeschi sarebbero stati semplici immigrati
temporanei, costretti a ritirarsi oltre Bolzano a causa del Sumpffieber (malaria), viene respinta richiamando una scrittura del 1610 del medico Guagnoni, nonché le condizioni demografiche ancora osservabili nel XIX secolo. Il testo sottolinea come nel XIV secolo il territorio oggi definito Welschtirol presentasse ancora preti, sindaci e numerosi minatori tedeschi, impegnati nello sfruttamento delle miniere d’argento a favore dei successori di san Vigilio. La progressiva affermazione dell’elemento italiano ebbe inizio solo nel XV secolo, quando il settore meridionale della zona di confine passò sotto Venezia. Per questo motivo l’arciduca Sigismondo del Tirolo e l’imperatore Massimiliano I tentarono di riconquistare l’area per conservarla al popolo tedesco e al Reich.
Un ruolo decisivo nella successiva Verwelschung (italianizzazione) non fu svolto da fattori climatici, bensì da dinamiche economiche e istituzionali. La navigazione sull’Adige, monopolizzata da operatori italiani fin dal XV secolo, favorì una penetrazione sistematica dell’elemento “italico”. Nel 1424 Rudolf von Bellinzona deteneva il porto di Bronzolo, appartenente al principe-vescovo di Trento. La fluitazione del legname da Terlano a Bolzano, Egna e Trento rimase a lungo in mani italiane. All’inizio del XVII secolo Gianbattista Sommada di Claramonte organizzò la navigazione regolare, dopo precedenti iniziative di Bonfioli nel 1603, avvalendosi di tecnici provenienti da Bergamo. Dal 1584 operava inoltre una compagnia commerciale italiana a Sacco presso Rovereto, con diritti esclusivi sul trasporto del legname da Laives, Bronzolo e Egna.
Durante il regno di Ferdinando I si verificò un’importante ondata migratoria da Venezia, che coinvolse aristocratici, avvocati, medici, funzionari e mercanti delle aree veneziana, vicentina e veronese, nonché contadini chiamati a sviluppare la bachicoltura. Secondo Bidermann, almeno metà delle famiglie aristocratiche del Welschtirol con cognomi italiani risale a questo periodo. Parallelamente, il clero romano limitò l’uso del tedesco nella predicazione, accelerando la perdita linguistica.
Ampio spazio è infine dedicato alle testimonianze ottocentesche. Il sacerdote Tomaso Bottea, in una cronaca pubblicata a Trento nel 1860, affermò che il dialetto di Folgaria conserva numerose parole tedesche, prova dell’origine germanica della popolazione. Dai registri comunali risultano 2300 abitanti con nomi tedeschi nel 1785 e 2854 nel 1818. L’italiano parlato si diffuse solo dal 1560, mentre fino al 1596 le procedure giudiziarie si svolgevano in tedesco. Bottea elencò inoltre i cognomi Bramer, Pfettner, Rech, Larcher, Graser, Filz e i centri germanofoni del “Roveretaner Kreis” (Terragnolo, Brandtal, Trambileno, Val Lagarina, Vallarsa, Vielgereuth, Serrada, St. Sebastian, Mitterberg) e del “Trienter Kreis” (Lusern, Chiesanuova, Lafraun, S. Felice, Palai).
Una posizione analoga fu sostenuta da Friedrich von Attlmayr, presidente del Kreisgericht (pretura circondariale) di Rovereto, che nel 1865 pubblicò “Die deutschen Kolonien im Gebirge zwischen Trient, Bassano, Verona” sulla Zeitschrift des Ferdinandeum für Tirol und Vorarlberg, stimando in 15.000 persone la popolazione di origine tedesca nelle montagne comprese tra Adige e Brenta.
Autore: Reinhard Christanell