La città di Tridentum e la valle dell’Adige

Tra l’età romana e la prima età medievale, la valle dell’Adige costituì uno degli assi territoriali più rilevanti dell’arco alpino centrale. In questo sistema, Tridentum svolse un ruolo nettamente predominante, non solo come centro urbano, ma come fulcro amministrativo, economico e religioso di un territorio ampio e articolato, che si estendeva lungo il corso dell’Adige e nelle valli laterali.

La relativa assenza di grandi centri urbani intermedi nel fondovalle atesino può stupire ma non va interpretata come segno di marginalità, bensì come il risultato di una precisa organizzazione territoriale accentrata, tipica del modello romano del municipium. 

Tridentum e il suo hinterland facevano parte della X regio Venetia et Histria, dialogando con municipia di primo piano come Verona, Brixia/Brescia e Feltria per formare un sistema urbano che garantisse la gestione dei traffici e del territorio tra pianura e Alpi.

Il municipium di Tridentum, promosso probabilmente in età augustea, non si limitava all’area urbana dell’odierna Trento ma abbracciava una vasta porzione della valle dell’Adige, estendendosi a nord ben oltre Salurnis e Pons Drusi fino alla conca di Maja/Merano. 

In Val d’Isarco raggiungeva probabilmente Sublavione e l’imbocco della Val Gardena. Tra questi poli si collocavano insediamenti minori e nodi viari, come Endidae, che garantivano il controllo del traffico e delle risorse lungo l’asse fluviale. La valle non era soltanto una via di passaggio, ma un territorio integrato, organizzato secondo logiche amministrative, fiscali e produttive coordinate da Tridentum.

Questa funzione strutturante emerge con chiarezza anche sul piano economico. 

Le evidenze archeologiche rinvenute lungo il corso dell’Adige e nelle valli laterali documentano un territorio attivo e inserito nei circuiti commerciali dell’Italia settentrionale. A Trento sono attestati complessi edilizi, magazzini e infrastrutture connesse ai traffici; nella Bassa Atesina e in Anaunia sono emerse ville rustiche, materiali edilizi standardizzati, ceramiche d’importazione, anfore vinarie e olearie, oltre a una circolazione monetaria significativa. In questo quadro si inserisce anche il tesoretto di monete d’argento risalenti al primo secolo a.C. scoperto a Laives/Reif.

Accanto all’unità economica e territoriale, la valle dell’Adige presenta anche una notevole coerenza religiosa. Numerose testimonianze attestano la diffusione, accanto a quelli di Giove, Diana e Mercurio, del culto di Saturno tra Tridentum, l’Anaunia (in particolare Cles) e la Val d’Ega (luogo di ritrovamento di una significativa ara Dianae), un’area che conserva evidenti continuità con precedenti culti retici legati alla fertilità, al ciclo agricolo e alla protezione della comunità. Questo orizzonte religioso condiviso contribuì a rafforzare l’identità del territorio e la sua
integrazione culturale, prima di entrare in tensione con l’avanzata del cristianesimo tardoantico. Il conflitto simbolico e religioso culminò ai tempi di san Vigilio, quando la nuova fede si confrontò con pratiche cultuali profondamente radicate.

Un ultimo elemento di continuità riguarda il passaggio dall’età romana a quella medievale. Il venir meno dell’amministrazione imperiale e le successive presenze di amministrazioni “barbariche” (ostrogote e longobarde) non determinarono una frattura netta: il principato vescovile di Trento, costituito ufficialmente nel 1027, si sovrappose in larga misura all’antico territorio del municipium, estendendo la propria giurisdizione fino a Bolzano. Questa continuità territoriale e funzionale conferma il ruolo duraturo di Tridentum come centro ordinatore della valle dell’Adige, capace di strutturare lo spazio ben oltre la fine del mondo romano.

Autore: Reinhard Christanell