L’Anpi? è “roba per giovani”!

Quali sono le motivazioni che animano oggi i giovanissimi che decidono di impegnarsi in prima persona per riaffermare i valori della democrazia e della liberazione dal nazifascismo? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato tre giovani altoatesini che hanno deciso di aderire all’Anpi.

// Di Luca Sticcotti

Sono passati due anni e mezzo da quando i giovani hanno ripreso a scendere le strade per manifestare. I ragazzi promotori o simpatizzanti per il movimento Fridays for Future hanno scelto l’impegno pubblico e sociale per rivendicare nei confronti degli adulti azioni atte a prevenire quella che sembra essere oggi la più grande emergenza planetaria, ovvero gli effetti del riscaldamento globale e del conseguente cambiamento climatico. Questa rinnovata spinta sociale (e politica) ha però avuto l’effetto di risvegliare anche l’interesse da parte di molti giovani nei confronti dell’associazionismo che si richiama ai valori fondanti della nostra Costituzione repubblicana e del delicato e doloroso percorso quasi 80 anni fa portò all’edificazione della nostra democrazia. Alcuni di questi giovani in particolare hanno avuto occasione di avvicinarsi all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, una delle realtà simbolo della lotta per la liberazione dal nazifascismo, che in Italia ricordiamo ogni 25 aprile. Ne abbiamo incontrati tre: Diego (23 anni), Silvia (18) e il giovanissimo Pietro (14). Ecco l’interessante colloquio che ne è scaturito.

Diego Laratta, Silvia Pomella e Pietro Marchi


L’INTERVISTA
Qual è il percorso che vi ha portati ad aderire all’ANPI?

Diego Laratta – ANPI in realtà si occupa di tante cose. A me personalmente interessava partire dalla memoria, dal nostro tragico, rappresentato da fascismo e nazismo. Anche oggi ogni ragionamento deve partire da lì, per farci capire come fare affinché quelle cose non si ripetano. In merito apparentemente siamo tutti d’accordo, ma invece c’è anche chi non è lontano dal voler tornare ai valori e ai principi che provocarono quella tragedia. E come sappiamo oggi spesso anche tra i giovani, nelle scuole e fuori dalle scuole, riescono a farsi strada coloro che simpatizzano per il fascismo.

Insomma, sembra di intuire che a voi sembra farsi strada prevalentemente un attivismo neofascista, senza un corrispondente attivismo antifascista… E’ così?
Diego Laratta – Sì, proprio così. Mi sono chiesto: chi è che si occupa dell’altra parte? Chi sono gli altri e dove sono? E ho concluso che me ne sarei dovuto occupare io, in prima persona, perché quella cosa non potevo e non volevo accettarla. C’è ancora tanta strada da fare, ma abbiamo iniziato un percorso che vogliamo portare avanti.
Silvia Pomella – Io invece nell’Anpi ci sono entrata davvero per caso. Ero già attivista nei Fridays for Future e nei movimenti ambientalisti, oltre che in altre tematiche sociali, e mi sono accorta che ogni volta che ero in piazza insieme a noi c’era sempre anche l’Anpi. Questa cosa mi ha affascinato molto. Qualcuno infatti ha l’idea che l’Anpi si occupi solo del passato e della memoria. Si tratta di un ruolo che loro senz’altro hanno, ma in realtà oggi Anpi si occupa anche di temi di attualità e quindi delle battaglie per cui noi giovani ci troviamo in piazza. Questo collegamento tra passato, presente e futuro mi ha incuriosita molto e quindi piano piano ho iniziato ad andare agli eventi organizzati dall’Anpi e mi è piaciuto un sacco. In particolare ho apprezzato molto il loro modo di promuovere i valori della Costituzione. Sono questioni che toccano direttamente i giovani, mentre invece succede che gli stessi giovani spesso si sentano molto lontani da queste tematiche. Pensano: il passato è passato, amen. Ma in realtà ci sono molti valori presenti nelle norme della Costituzione che toccano direttamente la nostra vita. Per cui mi sono sentita di dover dare una mano per divulgare questi valori che per me sono importantissimi.

I valori presenti nella Costituzione in realtà hanno molto a che fare con la vita di noi giovani e il nostro futuro. Per questo dobbiamo testimoniarli.

Tu Pietro sei davvero giovanissimo. Per te come ha avuto luogo l’avvicinamento all’Anpi?
L’Anpi è il primo movimento associativo a cui mi sono avvicinato, grazie ai miei genitori e soprattutto mio padre che mi portava spesso alle iniziative. Mi sono appassionato e ritengo l’Anpi davvero una parte integrante della mia crescita personale. L’Anpi l’ho incontrata per la prima volta in occasione di un viaggio all’ex campo di concentramento di Mauthausen, in Austria. Lì ho visto con i miei occhi ed ho percepito sulla mia pelle quello che è successo. Ritengo che l’Anpi tocchi un po’ tutti gli aspetti più cruciali di quelle vicende terribili, portando avanti i valori che abbiamo costruito costruiti e che sono necessari per contrastare le ideologie nazifasciste. Si tratta di un percorso che continua: quello che è successo 80 anni fa alimenta ideali che restano anche nel nostro presente. Anch’io quelli dell’Anpi li ho visti sempre in piazza. Essere vicini con le parole è importante, ma metterci la faccia come persone è ancora più importante e più coraggioso, secondo me.


Avete detto che una delle molle che hanno fatto scattare il vostro avvicinamento all’Anpi sta nel fatto che avete avuto occasione di incontrare l’attivismo neofascista dei vostri pari età e che questa cosa vi ha colpiti, inducendovi a reagire in prima persona. Ora che fate parte dell’Anpi com’è cambiato il vostro modo di relazionarvi con i vostri coetanei che manifestano simpatie per ideali così diversi dai vostri?
Silvia Pomella – Alla fine anche noi siamo dei giovani normalissimi e abbiamo anche tante altre cose in testa. Quello che cerchiamo di fare è di creare un ponte, come è successo lo scorso 25 aprile quando abbiamo proposto le “letture resistenti” all’anfiteatro del Pippo a Bolzano. Lì c’erano tantissimi giovani che normalmente non vengono alle commemorazioni dell’Anpi, che di per sé hanno un target diverso. Il Pippo è uno spazio giovanile molto frequentato e lì abbiamo semplicemente condiviso insieme un momento. Noi non ci mettiamo a spiegare cose ai nostri coetanei e forse questo non è neanche il nostro compito. Della storia in particolare stiamo ancora imparando molto ed a me manca in particolare il programma della quinta superiore che farò il prossimo anno. Ma questo non vuol dire che noi non ci possiamo informare da soli e impegnarci sulla base dei nostri valori. Ma senza fare “lezioni” a nessuno.
Pietro Marchi – Sì, anche perché le lezioncine avrebbero probabilmente l’effetto contrario. Io ho imparato a identificare le persone con cui si possono instaurare discorsi di una certa forza e complessità. Ma un modo valido per avvicinare i nostri coetanei a certi temi è semplicemente parlare, ma facendolo in maniera semplice e senza essere troppo pressanti. Ognuno ha i suoi tempi.
Diego Laratta – E poi ognuno ha il suo “modo” per testimoniare. Per me ad esempio è molto importante condividere. Adesso vanno molto di moda le “storie” su Instagram e lì prendere posizione per la nostra generazione ha una certa importanza.

“Il futuro del pianeta è nelle nostre mani”

Gli ultimi eventi metereologici estremi che hanno colpito la Germania e il Belgio provocando danni e morti, non possono lasciarci indifferenti davanti alla crisi climatica in corso. Proponiamo quindi volentieri su queste pagine il pensiero di Zeno Oberkofler, attivista del gruppo altoatesino di “Fridays For Future”, che da qualche anno si batte per sensibilizzare la popolazione su questa importante tematica.
“La nuova normalità? 54 gradi in California e incendi boschivi incontrollati ovunque. Centinaia di persone che muoiono in Canada a causa del caldo. Inondazioni in Germania, che distruggendo paesi e città. Più di 100 morti e purtroppo ancora molte persone disperse. Nubifragi violentissimi in Alto Adige, alberi che cadono, tetti che volano via.
Questo é il nostro luglio.
La scienza ci ha avvertito per anni e ora stiamo solo iniziando a vedere le conseguenze della nostra inazione. Non voglio rassegnarmi al fatto che questi eventi meteorologici estremi diventino la norma, ma purtroppo non sarà così facile invertire gli 1,2° C di aumento di temperatura che abbiamo già causato con le nostre emissioni. La catastrofe climatica è già qui e per molte persone nel mondo significa già da anni: siccità, inondazioni, povertà, sete e guerra. Possiamo evitare che la situazione sfugga di mano. Per fortuna, abbiamo i mezzi per farlo. Ogni decimo di grado di aumento di temperatura decide quali libertà e quale margine di manovra avremo in futuro ancora per affrontare un pianeta in tempesta. Siamo gli unici che hanno ora il potere di fare qualcosa per rimetterci in sesto.
Sono consapevole che quello che scrivo sembra duro, ma a volte bisogna dire le cose come stanno. Che molte persone siano preoccupate per il loro futuro e per quello dei propri figli è quindi assolutamente comprensibile.
Dobbiamo trarre energia da questa preoccupazione per cambiare insieme il sistema esistente. Un buon futuro è possibile se partecipiamo tutte e tutti nel costruirlo. Dobbiamo ascoltare la scienza ed accompagnare con politiche attive la transizione verso una società a 0 emissioni ed anche più giusta”.

Paese che vai, libreria che trovi

Si concluderà a breve l’esperienza sessennale svolta come libraio da Davide Pietroforte, giovane pugliese arrivato a Bolzano sei anni fa. Abbiamo fatto il punto della situazione su quanto accaduto fino ad oggi e sulle esperienze che lo hanno portato nel capoluogo altoatesino; analizzando, con una prospettiva diversa dal consueto, il mondo delle librerie e la nostra città.

Davide Pietroforte

Attualmente lavori in centro a Bolzano, cosa ti ha portato fino al cuore di questa città?
“Dopo aver studiato scienze della comunicazione e marketing, ho colto l’occasione di poter svolgere un master a Orvieto, attraverso la Scuola Librai Italiani, proprio per diventare librario.
Ho prima lavorato in diverse librerie a Bari, poi a Roma dove sono rimasto per due anni. Durante questo periodo sono entrato in contatto, tramite i social, con un altro libraio, Marcello, che mi propose un posto di lavoro a Bolzano. Ecco, allora, che dal 2015 svolgo qui la mia attività. Questa è stata un’esperienza che mi è servita per concludere il mio apprendistato e ha fatto di me un vero e proprio venditore di libri.”

Questi sei anni ti hanno permesso di conoscere nuove frontiere e vedere dall’esterno diverse librerie, raccontaci qualche aneddoto…
“Sono stati anni fondamentali per la mia crescita che mi hanno consentito di viaggiare il mondo dove, oltre al turista, sono stato anche in visita presso alcune librerie, avendo l’opportunità di parlare e confrontarmi con dei miei colleghi librari.”

Il libraio Marcello con Davide Pietroforte


Prima l’Islanda, poi il Giappone e, infine, la Florida: paese che vai, libreria che trovi…
“La mia prima vacanza dopo essermi trasferito a Bolzano è stata a Reykjavík. Qui, come d’abitudine, sono entrato in una libreria: era colma quasi esclusivamente di un libro di Italo Calvino. Dopo aver parlato con il mio corrispettivo islandese ho capito che “Se una notte d’inverno un viaggiatore” era uno tra i libri più venduti d’Islanda. Ciò che per noi è un classico, era per loro un libro di punta grazie a una recente traduzione in islandese.”
“Le librerie in Giappone danno l’impressione di essere dei giganteschi magazzini. A differenza delle librerie occidentali, dove i libri vengono esposti con le proprie copertine sia di faccia che di costa, qui sono esposte esclusivamente di costa. In Europa, per la vendita dei libri, la scelta tra la copertina frontale e la costa è fondamentale. In Giappone, invece, è dettata dalla tipologia di lettura degli ideogrammi che va dall’alto verso il basso.”
“In Florida ho vissuto un’esperienza impressionante, le librerie sono enormi, assomigliano a dei veri e propri centri commerciali. Purtroppo, però, l’unica parte veramente frequentata dalle persone è l’area della caffetteria; comportamento dovuto al basso numero di lettori presenti nella zona.”

Cosa ti porti via da questa esperienza a Bolzano?
“In questi due anni in libreria ho ampliato la mia conoscenza delle caratteristiche dei lettori. Sono stati spesso proprio loro a consigliare a me determinati libri, mantenendo sempre un costante dialogo. Durante il momento del commercio, quando un cliente si trova in cassa, non vi è solo il gesto dello scontrino, ma in libreria, più che in altri negozi, c’è una profonda relazione tra librario e cliente frutto della comune passione per i libri. Non vi è solo la vendita al dettaglio, ma una condivisione delle esperienze di lettura.”

Ed ora?
Continuerò a rimanere legato al mondo dei libri tramite l’attività da libraio, con l’aggiunta di questi intensi sei anni passati a Bolzano.

Autore: Andrea Dalla Serra

Il balletto nelle strade del quartiere

L’innovazione arriva anche per la fruizione del teatro e del balletto. Sarà il quartiere Don Bosco ad aprire le danze, a turisti e cittadini, alla 37esima edizione di Bolzano Danza – permettendo a chiunque voglia mettersi in cammino di fruire di contenuti multimediali inediti, attraverso un trekking urbano, per riscoprire il mondo della danza.

Avvicinarsi alla danza fuori dal teatro: nell’attesa che il Teatro Stabile di Bolzano riapra il sipario per la nuova edizione di Bolzano Danza, i cittadini possono godere di esibizioni e coreografie inedite tramite un sistema di interattivo trekking urbano. Ad accoglierlo sarà il quartiere Don Bosco, nel quale sono diffusi dieci cartelli contenenti un codice QR, scansionabile per la fruizione del contenuto. Il progetto è frutto di una collaborazione nata tra Stagione Estiva Don Bosco e COOLtour che, attraverso U-Game, la piattaforma tecnologica che supporta i contenuti messi a disposizione da Bolzano Danza, apre le porte del teatro e lo trasferisce nelle strade della città. Obiettivo è proprio quello di promuovere un modo interattivo, innovativo e divertente per scoprire e vedere la danza da un altro punto di vista, fuori dal teatro. L’iniziativa U-Game – Dying Swan integra l’esperienza teatrale, e anzi, la trasforma in un’esperienza partecipata e interattiva che vede protagonisti i camminatori tanto quanto gli artisti. Le coreografie elaborate e interpretate dai ballerini della compagnia di danza Gauthier Dance di Stoccarda rappresentano esibizioni inedite ispirate al celebre assolo “La morte del Cigno”, che da inizio Novecento ha fatto sognare appassionati e no, trasportandoli – anche loro quasi in punta di piedi – sulle note del compositore Camille Saint-Saëns. Dal 1 al 31 luglio, dunque, chiunque voglia immergersi nel mondo della danza, potrà recarsi nel quartiere Don Bosco per una passeggiata.

Andando a scoprire i dieci punti che compongono il percorso, contraddistinti dall’inconfondibile pannello blu di U-Game, basterà (con l’aiuto di uno smartphone) fotografare o scansionare il codice QR per avere l’accesso alle esibizioni. Coreografie di pochi minuti, firmate da grandi nomi del mondo della danza, daranno ritmo e movimento alla trekking urbano dei cittadini e una reinterpretazione curiosa – per scelte musicali, ambientazione e stile – all’episodio della morte del cigno. Un’occasione unica che racchiude in sé diverse passioni e modi di viverle, dal trekking alla danza, passando per la riscoperta della città. Un approccio misto tra virtuale e fisico è dato anche dal workshop di danza e realtà virtuale che Bolzano Danza, in collaborazione con la coreografa Silvia Gribaudi, che è stato fissato nel weekend scorso, tra Villa delle rose e il Parco delle Semirurali, sempre in collaborazione con COOLtour e con i centri giovani dell’Associazione La Strada-der Weg ONLUS.

La tecnologia utilizzata come mezzo di promozione culturale e come stimolo per le relazioni umane: è questa la sfida posta da Bolzano Danza a Don Bosco, una sfida nuova e innovativa al contempo.

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Rachel Blueberger: dalla Polonia a Bolzano per una grande passione

La giovane musicista polacca Rachel Blueberger racconta la sua storia. Nata a Cracovia, in una famiglia di artisti – da madre pittrice e padre scultore – approda a Bolzano appena diciottenne, per via di una passione che la guida fin da bambina, quella per il violoncello. Prossima alla laurea al Conservatorio di Bolzano, rivela i suoi progetti e i suoi sogni nel cassetto. “L’arte e la musica erano sempre presenti a casa nostra, ci accompagnavano nella vita quotidiana e mi hanno insegnato la sensibilità nei confronti del prossimo”, spiega.

Da quanto tempo vivi a Bolzano? Perché ti sei trasferita?
A 18 anni, subito dopo l’esame di maturità, mi sono trasferita per studiare con il professore di violoncello Roberto Trainini. Ci siamo conosciuti durante una masterclass in Polonia, il suo approccio al violoncello mi ha ispirata molto e quindi ho deciso di proseguire gli studi con lui. Mi sono impegnata molto per preparare l’esame di ammissione al Conservatorio e quando l’ho passato ho pianto di gioia ma sapevo che quello sarebbe stato solo l’inizio di un duro lavoro di perfezionamento musicale, che poi si è trasformato anche in una grande lezione di vita. Partire così presto da sola è stata una forte esperienza e una prova di responsabilità, ma con l’aiuto di altri studenti e professori in conservatorio mi sono ambientata facilmente.

Quando e come è nata la passione per il violoncello?
Ho iniziato a suonare all’età di sei anni. Mi piaceva molto il suo suono, non troppo grave e non squillante, somigliava alla voce umana. Ricordo il primo concerto a cui ho assistito dal vivo: Mischa Maisky ha eseguito il concerto di Dvorak accompagnato dalla Filarmonica di Cracovia. È stata un’esperienza per me travolgente e in quel momento ho capito che il violoncello sarebbe stato il mio futuro. Crescendo ci sono ovviamente stati momenti difficili, ma li ho sempre affrontati convinta di non arrendermi mai, di non rinunciare al mio sogno. Un mese fa ho suonato da solista con l’Orchestra Monteverdi il concerto di Dvorak all’Auditorium Haydn. Prima di suonare mi è tornato alla mente quell’episodio ed ho pensato a quanto incredibile potere abbiano le scelte che facciamo fin da piccoli.

Stai lavorando a qualche progetto? Quale?
Sto lavorando a vari progetti: la preparazione di alcune audizioni, registrazioni, il duo Reed Bows con il fisarmonicista Maurizio Pala, la collaborazione con il cantante Alexander Frizzera, e finalmente concerti, dopo un lungo periodo di pausa e chiusura.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Uno dei più grandi è quello di acquistare un violoncello. Poter suonare un buono strumento è fondamentale per un musicista, è il fedele compagno di viaggio attraverso cui potersi esprimere. Il violoncello che sto suonando attualmente appartiene al Conservatorio e dopo la laurea dovrò, purtroppo, restituirlo. Non ne possiedo uno mio e i costi di uno strumento adatto alla carriera professionale sono molto alti rispetto ai guadagni del mestiere di musicista. Sto lavorando a un progetto di crowdfounding proprio per la raccolta fondi per l’acquisto di uno violoncello che possa diventare la mia voce ed accompagnarmi nel mio percorso musicale.

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Cauto ottimismo tra le imprese altoatesine

Il graduale ritorno alla normalità infonde nuova fiducia alle imprese altoatesine: si prevede una crescita dei fatturati e oltre tre quarti degli operatori confidano in una redditività quantomeno soddisfacente nel 2021. Alla luce di questi segnali positivi, ma considerando anche l’elevata incertezza che caratterizza alcuni settori, il forte rincaro delle materie prime e i rischi connessi alla diffusione della variante Delta, l’IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano rivede al rialzo le proprie valutazioni sulla dinamica del prodotto interno lordo altoatesino nel 2021, prevedendo un leggero rafforzamento della ripresa, la cui entità dovrebbe essere compresa tra +3,0 e +5,0 per cento.

La rilevazione estiva del Barometro dell’economia dell’Ire mostra una ripresa della fiducia tra le imprese altoatesine, con il 76 per cento di esse che prefigura per quest’anno una redditività quantomeno soddisfacente. Le valutazioni espresse dagli imprenditori, seppur significativamente migliorate rispetto alla precedente indagine condotta a febbraio, sono comunque connotate da maggiore cautela rispetto a quanto registrato lo scorso autunno, quando oltre l’80 per cento degli intervistati espresse aspettative positive per il 2021. L’incertezza che ancora avvolge molte imprese traspare altresì dalle decisioni di investimento. In molti settori dell’economia sembra, infatti, essersi arrestato il trend di diminuzione in atto già da prima della pandemia, ma sono pochi i comparti dove si prevede un effettivo rimbalzo degli investimenti, soprattutto per quanto riguarda quelli in fabbricati e veicoli.

I segnali positivi
Tuttavia, non mancano i segnali positivi, cominciando dall’andamento dei fatturati. Dopo aver archiviato il 2020 con un calo medio del 13 per cento e nonostante nei primi due mesi del 2021 sia stata registrata una diminuzione rispettivamente del 17 e del 18 per cento rispetto agli stessi mesi dello scorso anno, a partire da marzo si è assistito ad una ripresa nella maggior parte dei settori. Attualmente oltre quattro imprese su dieci prefigurano un aumento del volume d’affari nel 2021. L’aumento dell’attività economica è testimoniato anche dai consumi energetici delle imprese, che ad aprile e maggio sono risultati superiori rispettivamente del 26 e del 15 per cento rispetto agli stessi mesi dello scorso anno.
La puntualità dei pagamenti
Anche le valutazioni sulla puntualità della clientela nei pagamenti e sulle condizioni di accesso al credito sono migliorate rispetto alla precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Oltre la metà degli imprenditori intervistati segnala, però, un drastico aumento dei costi, riconducibile in gran parte al rincaro di molte materie prime e dei beni energetici sui mercati internazionali. Per fare fronte a questa dinamica molte imprese intendono aumentare i prezzi di vendita. I giudizi sulla situazione competitiva rimangono negativi in circa un quinto dei casi, ma migliorano leggermente rispetto alle valutazioni espresse a inizio anno.
La ripresa del mercato del lavoro appare piuttosto lenta: a maggio 2021 l’occupazione dipendente in Alto Adige ha registrato un incremento del 4,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2020. Tuttavia, in confronto al livello di maggio 2019 mancano ancora all’appello oltre 4.700 contratti di lavoro. Le imprese, comunque, prevedono nuove assunzioni entro l’anno.
I timori del turismo
Considerando i singoli settori di attività, il maggiore ottimismo si ravvisa nei servizi, nella manifattura e nel comparto del commercio e della riparazione di veicoli. Ancora molto caute appaiono, invece, le valutazioni degli operatori del comparto turistico, vista l’elevata incertezza sull’evoluzione della pandemia. In generale, il clima di fiducia appare migliore tra le imprese di maggiori dimensioni: tra quelle con almeno 50 addetti, quasi nove su dieci attendono per l’anno in corso una redditività quantomeno soddisfacente e molte di esse prevedono una crescita di fatturati, investimenti e occupazione. Decisamente più caute appaiono, invece, le valutazioni delle imprese più piccole.

Si attende la vera ripresa
In Italia, nel primo trimestre 2021 il Pil è cresciuto dello 0,1 percento rispetto al trimestre precedente. L’economia ha beneficiato della ripresa del commercio mondiale e della produzione industriale, che da aprile è ritornata sui livelli pre crisi. Nella seconda metà dell’anno, grazie all’allentamento delle misure di contenimento sociale, ci si attende una ripresa anche nel settore terziario. L’indice del clima di fiducia di famiglie e imprese è tornato su livelli superiori a quelli pre crisi e anche l’attività di investimento ha mostrato segnali di ripresa già nel primo trimestre dell’anno. Per il 2021 la Commissione stima una crescita del prodotto interno lordo nazionale pari al 5,0 per cento, mentre per il 2022 si prevede un +4,2 per cento, grazie anche ai primi effetti sul Pil del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Timidi segnali di ripresa coinvolgono anche il mercato del lavoro: a partire da febbraio, il tasso di occupazione ha iniziato una − seppur debole − crescita e a maggio era pari al 57,2 per cento.
Parallelamente, si è assistito alla diminuzione del tasso di inattività, attualmente pari al 36,0 per cento.Il tasso di disoccupazione è però salito al 10,5 per cento.

Il prodotto interno lordo in Alto Adige

Alla luce dei segnali di miglioramento registrati tra le imprese e i consumatori, nonché delle informazioni attualmente disponibili, l’IRE rivede al rialzo le stime di crescita del PIL altoatesino, che dovrebbe attestarsi tra +3,0 e +5,0 percento, secondo l’evoluzione della pandemia.
Il presidente della Camera di commercio, Michl Ebner, sottolinea l’importanza della ripresa degli investimenti in questa fase congiunturale: “Non si può avere un miglioramento tecnologico o l’incremento della produttività e della competitività senza investimenti. Essi vanno favoriti e incentivati, poiché alimentano la ripresa, innescando un ciclo virtuoso della domanda e dell’occupazione”.

La fame non fa ferie

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Le tragiche previsioni sulle conseguenze della crisi dovuta alla pandemia si sono purtroppo avverate: il numero di persone in condizioni di estrema povertà è salito alle stelle (+150 milioni). I più colpiti sono i bambini le cui possibilità di una vita senza fame e povertà sono svanite in brevissimo tempo. Per salvarli dalla fame, migliaia di genitori ricorrono a rimedi estremi come far sposare le loro figlie minorenni e mandare i loro figli a lavorare come manovali o nelle discariche anziché a scuola. Per rispondere alla drammatica realtà, la Caritas altoatesina lancia la sua annuale campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “La fame non fa ferie”.

Discariche al posto della scuola
Philip è tornato nella discarica che ha segnato la sua infanzia fino a quando non ha ottenuto un posto a scuola. Quando fruga nella spazzatura puzzolente, pensa alle lezioni, alle aule pulite, al pranzo e alle visite degli ex studenti che ora hanno un lavoro. Anche lui vuole un lavoro sicuro ma per questo ha bisogno di un diploma di maturità. Purtroppo può studiare solo se sua madre riesce a trovare lavoro altrimenti deve contribuire al reddito familiare vendendo ciò che trova in discarica. Se non pagano l’affitto finiranno subito tutti per strada. Non può farlo ai suoi fratelli.

Sposarsi per non soffrire la fame
Lo stomaco di Tabitha è vuoto. Quello che era rimasto del cibo lo ha dato ai suoi fratellini. La famiglia ha ormai esaurito le scorte. Ma non è questo che fa venire le lacrime agli occhi della ragazzina di 12 anni: Tabitha dovrà lasciare la sua famiglia e sposarsi, che lo voglia o no. Ci sono abbastanza richieste, è carina e forte. Ha paura degli uomini che per l’età potrebbero essere suo padre e che ora la corteggiano ma questi uomini potrebbero sfamare la sua famiglia.

Legami familiari spezzati
Jonas non capisce perché se ne siano andati tutti. Il piccolo non può capire cos’è il Coronavirus. Non capisce che suo padre è disoccupato da mesi e ora è andato a cercare fortuna in città. Non sa che suo fratello che gli portava l’acqua potabile da scuola ora si prende cura solo delle capre di grandi allevatori per un pasto e un tetto. Gli manca anche sua sorella che si è sposata a tredici anni per poter mangiare. È solo triste. I legami familiari sono la più grande risorsa e sicurezza nei paesi africani. La pandemia li ha fatti a pezzi. C’è solo un disperato bisogno di tutti.

A rischio il domani dei bambini
Il 90% dei bambini in età scolare nei paesi africani è stato costretto a restare lontano dalle lezioni per mesi e allo stesso tempo a rinunciare ai pasti più importanti che spesso accompagnano l’andare a scuola nelle aree rurali. Almeno 10% dei ragazzi e delle ragazze non potrà tornare in classe. L’infanzia negata è al centro della campagna Caritas “La fame non fa ferie” di quest’anno. Si chiede sostegno per non abbandonare i giovani e le loro famiglie alla povertà, alla fame e allo sfruttamento che ora li minacciano.

Interventi semplici, concreti e vitali
Per scongiurare le peggiori conseguenze della pandemia in Africa, la Caritas altoatesina fa sempre più affidamento su quei progetti che si sono dimostrati particolarmente efficaci: autosufficienza attraverso orti domestici e piccoli allevamenti familiari di animali da cortile, approvvigionamento idrico per rafforzare il sistema immunitario, micro crediti alle mamme che li utilizzano per creare una piccola impresa e consentire ai propri figli di frequentare la scuola, l’aiuto di quartiere e gruppi di risparmio di auto-aiuto che si assicurano sostegno e concedono prestiti equi. Gli aiuti negli ultimi anni si sono dimostrati validi nell’attuale crisi e hanno attutito molte difficoltà. Le famiglie che, grazie ai progetti della Caritas, hanno potuto accumulare riserve, immagazzinare il grano in modo sicuro o mantenersi attraverso piccoli allevamenti e orti, hanno buone possibilità di sopravvivere alla crisi e di continuare a offrire prospettive ai propri figli.

“Ringrazio di tutto cuore le migliaia di donatori altoatesini e non che con la loro sensibilità e con le loro offerte hanno sicuramente salvato migliaia di famiglie dalla fame e dalla fatale spirale dell’usura già lo scorso anno ma il prolungarsi della crisi post pandemica rende necessario consolidare gli interventi intrapresi e dare il via a ulteriori progetti solidali e salvavita” spiega il direttore della Caritas Paolo Valente. “Oggi è a rischio soprattutto il domani delle giovani generazioni e quindi è a rischio anche il domani dell’intero continente africano: non possiamo girare la testa dall’altra parte e far finta di niente”.

Rintocchi contro la fame
Il sostegno all’azione della Caritas e alla lotta contro la fame viene garantito anche quest’anno dalle parrocchie altoatesine che partecipano alla campagna della Caritas contro la fame su invito del vescovo Ivo Muser. Venerdì 30 luglio alle ore 15 suoneranno le campane delle chiese più intensamente del solito e più a lungo. “La pandemia ha messo a rischio il domani di migliaia di bambini. Le campane siano per tutti noi uno sprone e un invito ad agire”, ha ricordato il vicario generale Eugen Runggaldier.

Il tuo aiuto è fondamentale

Con 20 euro puoi mantenere una famiglia in Africa con cibo di base per un mese.
Con 50 euro puoi portare la luce nelle capanne delle famiglie con l’energia solare. In questo modo le donne possono fare lavori manuali la sera e fornire così un reddito aggiuntivo.
Con 100 euro è possibile posare 20 metri di tubature. Ciò consente alle famiglie di avere accesso all’acqua pulita.
Con 240 euro aiuti una madre ad aprire un piccolo negozio nel suo villaggio. Ciò assicura l’esistenza della sua famiglia e allo stesso tempo promuove l’offerta locale.
Chi volesse contribuire a sostenere la Campagna “La fame on fa ferie”, può farlo inviando un’offerta su uno dei seguenti conti bancari utilizzando la causale “Fame in Africa”.

Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Durante la campagna
“La fame non fa ferie” – dal 15 al 31 luglio 2021 – Caritas ha attivato una linea diretta per le donazioni chiamando il numero 0471 304 339
Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online
www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano


Dove individuare la nuova casa per Ötzi?

Negli ultimi tempi si è parlato molto della possibile nuova collocazione del Museo Archeologico di Bolzano. Nel dibattito che si è aperto la riflessione razionale spesso ha lasciato spazio alla lotta di potere tra lobby, naturalmente rappresentate anche a livello politico, sia comunale che provinciale. Abbiamo pertando cercato di riportare il dibattitto ad un livello di oggettività, sentendo un comitato di cittadini che da tempo opera, relazionandosi con gli enti pubblici preposti a prendere le decisioni in merito alle grandi opere.

QuiBolzano ha contattato il laboratorio urbano Lab:bz, gruppo indipendente di cittadini che si adopera per uno sviluppo urbano sostenibile, per cercare di fare il punto attuale della situazione intorno al nuovo museo archeologico, che necessita di una nuova sede, più grande, in grado di ospitare, oltre alla mummia del Similaun, anche la mostra permanente della storia altoatesina dal paleolitico all’età carolingia. Per questo motivo la Provincia ha avviato un’ampia ricerca per individuare la migliore ubicazione museale possibile.


A fine giugno abbiamo letto che il Comune di Bolzano ha indicato la sua preferenza per il palazzo ex INA come nuova location del museo di Oetzi.
Vero, ma non dobbiamo dimenticare che il Comune non ha molta voce in capitolo. Il museo archeologico non è suo, ed i palazzi scelti (Palazzo INA ed ex Enel) non sono di sua proprietà. E Bolzano non ha competenza per i musei. La Provincia, che è proprietaria del Museo Archeologico, ha posto un quesito al Comune, in quanto la struttura si trova sul suo territorio ed un suo spostamento ha effetti sullo sviluppo comunale.

La Provincia a monte aveva commissionato uno studio alla ditta Sinloc , che è giunta a prendere in considerazione prima dieci possibili siti, ridotti poi a cinque: ex Enel, carcere di via Dante, ex INA, Virgolo, via Cassa di Risparmio. E formulando infine una specifica proposta: il palazzo ex Enel.
La Provincia ha fatto presentare lo studio in Comune per consentirne una valutazione corretta, ed il Comune si è espresso a favore dell’ex INA (ora occupato in parte dalla Biblioteca civica), anche se c’è chi si è espresso a favore dell’ex ENEL (entrambi i palazzi sono di proprietà di Tosolini). Ma in queste prese di posizione gioca un ruolo fondamentale l’accordo di coalizione. La SVP, in cambio dell’appoggio al sindaco Caramaschi, aveva fatto inserire nell’accordo di governo la permanenza del museo archeologico in centro storico. Non è tuttavia un mistero che in giunta comunale c’è anche chi vedrebbe di buon occhio il museo archeologico sul Virgolo. E la Signa, la società dell’imprenditore René Benko, che sta costruendo il nuovo centro commerciale Waltherpark, ha già iniziato una imponente campagna pubblicitaria online a favore del Virgolo, con tanto di rendering video in cui presenta la funivia che da Piazza Verdi porta direttamente alla sede del nuovo al museo archeologico , accanto al quale potrebbero trovare posto un auditorium da 1000 persone ed un ristorante gourmet con vista spettacolare su città e Sciliar…


Nel frattempo la Signa in una conferenza stampa ha contestato lo studio della Sinloc, che di fatto ha bocciato la soluzione del Virgolo, e la sensazione è che siamo ancora lontani da una decisione definitiva che spetta alla Provincia. Qual è la posizione di Lab:bz rispetto alla nuova collocazione del museo archeologico e rispetto alla soluzione sul Virgolo?
Per noi il museo dovrebbe essere un elemento di connessione tra citta storica e città nuova e quindi proponiamo una qualsiasi posizione tra ponte Talvera e Ponte Druso.
Riguardo al Virgolo: stiamo parlando di un’area tutelata da un punto di vista paesaggistico e fragile da un punto di vista geologico con la presenza di frane attive. Il trasferimento del museo sul Virgolo presupporrebbe anche una variazione di destinazione d’uso di quella zona. Il Virgolo dovrebbe invece secondo noi divenire una zona ricreativa ad uso turistico e della cittadinanza. Per questa soluzione esistono già due progetti di Rudi Benedikter e Stefano Novello (ItaliaNostra), di cui quello di Benedikter era già stato approvato dalla giunta comunale.
Se Ötzi e il suo museo venissero trasferiti sul Virgolo, potrebbero essere raggiunti solo con una funivia o un ripido sentiero a piedi. Inoltre la funivia non sarebbe un regalo dell’investitore ma sarebbe a carico di noi contribuenti altoatesini. Quindi un progetto costoso i cui vantaggi economici trovano dubbie ipotesi di ridistribuzione a vantaggio della collettività.

Autore: Till Antonio Mola

Uno scatto in solitudine, da Tolosa a Bolzano

Non solo nei musei è tornata la possibilità di allestire e fruire delle mostre, oggi infatti anche le realtà di promozione culturale dedicano spazi agli artisti locali. Fra queste, COOLtour, destina da anni una delle sue vetrine sul quartiere Don Bosco alle mostre fotografiche. Il primo ad esporre è Luca Zontini, giovane bolzanino appassionato di fotografia.

Di cosa ti occupi nella vita?
Mi occupo in generale del cinema e di video, di camera e fotografia. Lavoro tanto con numerose produzioni locali. Principalmente con Takt Film, che si occupa principalmente di image film per la Provincia, e in generale, nell’Alto Adige.

Come è nata questa passione?
La passione per la fotografia ho iniziato a coltivarla già dalle superiori, soprattutto per l’analogica. Poi sono stato in Australia, e dopo anche a Berlino. Finito di girovagare per il mondo, ho notato che partiva un corso triennale alla scuola Zelig e mi ci sono iscritto. Sono entrato, ho studiato camera, luci, fotografia, e poi la cosa ha preso piede, fino a diventare il mio lavoro.

Ultimamente è stata esposta la tua prima mostra fotografica.
Sì. Mi occupo principalmente di video, però comunque ho anche questa passione per la fotografia che coltivo da tanto tempo, in particolare per la fotografia analogica. Il progetto nasce in Francia, con la prima foto che ho scattato a Tolosa nell’estate del 2019 e che considero la migliore di tutta la serie. L’immagine fotografata mi dava un grande senso di solitudine e quindi ho cercato di emulare queste sensazioni e ottenere delle altre foto per farne una serie. Devo ammettere di essere stato anche un po’ spinto dai vari lockdown, pensando per esempio a quanto potesse essere pesante affrontare una situazione del genere in solitudine. Le altre foto sono state scattate negli ultimi sei o sette mesi in Germania e a Bolzano, e sono andato a cercarmele – sia per quanto riguarda la sensazione, che per quanto riguarda i contrasti. Non è stato facile scattare in analogico, con una vecchia compatta, ma non ho avuto paura di lavorarci su, anche in postproduzione.

Cosa ti ha spinto ad esporre?
In realtà non avevo mai esposto le mie fotografie, anche perché mi occupo principalmente di film. Il tutto è nato quando ho scattato la prima foto, che mi piaceva davvero tanto e quindi volevo esporre da un po’ di tempo. Insomma, era lì nel cassetto. Poi ho trovato – o meglio, mi sono andato a cercare – le altre foto da scattare per completare la serie e creare qualcosa che potesse essere esposto. Mi si è presentata l’occasione di esporre e non ho potuto rifiutare.

Vorresti continuare a mostrare le tue fotografie?
Sicuramente vorrei continuare a scattare, perché mi piace, soprattutto con il medio formato. Questa volta l’ho fatto con una compatta perché sono partito con quella e per mantenere la stessa sensazione ho continuato con lo stesso formato, mi piaceva questa grana esagerata. In futuro, penso che – se continuerò – si tratterà di foto in formato più grande e uno stile un po’ diverso. Non credo però che succederà a breve, ci vorrà del tempo.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Il negozio del futuro, pensato dai giovani

Ripensare i piccoli negozi di quartiere e gli spazi sfitti è l’obiettivo del collettivo “The Chioskito.” A farlo saranno giovani tra i 18 e i 30 anni con il loro talento artistico, entrando in relazione con il territorio – fisico e umano – del quartiere Don Bosco, e soprattutto tra di loro, nei tre giorni di residenza artistica al Centro Giovani Villa delle Rose, dove proporranno il loro “negozio del futuro”. è un clima pieno di stimoli, quello del progetto MAPPAtour – organizzato dai “chioskiteri” Giulia Palaia, Lorenza Troian e Hernán Cacace – fra i vincitori del Bando Generazioni 2021.

Chi siete e come è nato “The Chioskito”?
Tre menti creative con formazioni e competenze diverse nel campo artistico: Hernán si definisce teatrista, un termine utilizzato in Argentina per descrivere una figura che ricopre più funzioni nel mondo del teatro; Giulia ha una formazione in architettura e storia dell’arte, ma anche un master in relational design; Lorenza è un’appassionata di illustrazione e ha studiato Belle Arti.
La nostra collaborazione è nata nello spazio coworking Drin e l’acceleratore è stato Generazioni, che ci ha permesso di definirci con più precisione e di scrivere il progetto. “The Chioskito” ha un suono spagnoleggiante che risente dell’influenza di Hernán, argentino, e ricorda il chiosco: una struttura che crea relazione, itinerante, e offre un valore alla comunità nella quale viene ospitata. Ecco, vorremmo essere questo: uno strumento aggregativo, in grado di proporre valore – nel nostro caso l’economia circolare e l’arte partecipata – e poi muoverci di quartiere in quartiere, magari cambiare città.

E il progetto MAPPAtour?
È nato in concomitanza con il bando Generazioni dal tema “Aspirazioni & Ispirazioni”. Lo abbiamo declinato unendo le aspirazioni dei giovani partecipanti alle ispirazioni che riceveranno dal territorio, visitando e indagando il quartiere Don Bosco. Lavorare sugli spazi sfitti e sull’attività dei piccoli esercenti, raccogliendone i bisogni, rientra nella nostra ottica di economia circolare. L’intenzione è quella di rendere gli spazi dei piccoli commercianti sede di arte e aggreganti culturali, chiedendo ai ragazzi, durante la residenza artistica, quale è il negozio del futuro. Vorremmo ripensare e valorizzare questa dimensione attraverso l’arte.

Qual è l’obiettivo?
Desideriamo mettere a disposizione dei giovani le nostre competenze, mostrando loro l’ampiezza delle forme espressive utilizzabili, ma lasciandoli liberi di scegliere quella che secondo loro veicola meglio le idee. Vorremmo anche proporre loro di curare la mostra finale, affinché possano organizzare tutti i materiali. L’obiettivo è poi quello di creare una mostra diffusa e collettiva, con ciò che emergerà dalla residenza artistica e che sarà poi perfezionato da una serie di incontri in autunno. Ci piacerebbe che il pubblico recepisse gli stimoli artistici, che includono le aspirazioni dei ragazzi e i bisogni del quartiere, e che possano diventare una soluzione concreta.

Quali sono le realtà coinvolte?
Innanzitutto COOLtour, con cui è attiva una partnership sempre più preziosa. Questo perché è una realtà che ha più esperienza di noi e può occuparsi di tutta l’organizzazione, ma anche perché è una risorsa fondamentale come contatto col quartiere. Abbiamo cercato di coinvolgere altre realtà nel ruolo di supporter: Frabiato Film, uno studio creativo di produzione audiovisiva che ci segue nella parte mediatica, Bolzanism, Co-Cart e Drin, uno spazio che ci ha dato completa disponibilità e supporto.

Autrice: Ana Andros COOLtour