“I miei ricordi della zona industriale”

In questo numero del nostro giornale pubblichiamo la seconda tappa delle “memorie” del nostro anziano lettore Bruno Lazzarini. Questa volta oggetto del passo indietro nel tempo è nella zona industriale, un luogo dove molti bolzanini trascorsero per anni le loro giornate al lavoro potendo “assicurare pane sicuro” alle loro famiglie. Si tratta di ricordi personali, in alcuni casi sfumati, e potrà anche esserci più di una imprecisione dal punto di vista storico. Ma dalle parole del signor Lazzarini traspaiono in maniera chiara quelli che lui chiama “piacevoli momenti di passione”, condivisa insieme a tanti altri bolzanini.

“Si parla sempre dello sviluppo e della crescita della nostra città e della nostra provincia. Lo trovo giusto e credo che questo sentimento sia condiviso da tutti i cittadini, perché è segno di orgoglio. Non trovo giusto però che siano dimenticati i ricordi della vecchia zona industriale, nata e cresciuta insieme alla città. Anche la zona industriale ha contribuito alla crescita e allo sviluppo di Bolzano. Ed ha subito, negli ultimi tempi, un cambiamento totale diventando anche commerciale ed artigianale.
In realtà la “zona” custodisce ancora in sé il ricordo di diverse vittime del lavoro e anche del nazifascismo. E i ricordi – come sappiano – aiutano a vivere e considerare il vero valore della vita.
Partiamo da Ponte Resia. Dove c’era il complesso Lama Bolzano, filiale delle Acciaierie, in origine vi era una fabbrica di calzature. Vi lavoravano parecchie ragazze e donne e sopra questo complesso vennero ricavati degli alloggi, destinati ai dipendenti delle Acciaierie. Sul lato destro si trovava invece un’azienda che fabbricava fiammiferi, divenuta poi costruttrice di serramenti.
Si tratta della stessa ditta che, all’epoca, fornì i serramenti delle casette Semirurali. Successivamente l’azienda cambiò ancora produzione e il nome (Cellsa), fornendo pannelli truciolari per le ditte di mobili.
Presso lo stabilimento Magnesio veniva quindi realizzata la lega usata dalle industrie che producevano aerei. Si trattava di un materiale leggero e resistente agli attriti dell’aria. Anche alla Magnesio lavoravano diverse donne.
L’industria Viberti, che invece fabbricava la carrozzeria e i cassoni per i camion, ad un certo punto chiuse i battenti e si trasferì a Torino.
C’era poi la Montecatini, parte del gruppo Montedison; ad essa faceva capo anche la piccola centrale elettrica adiacente al cimitero, ora passata ad Alperia.
Lo stabilimento “Montecatini” era basato tutto sui forni di colata della produzione dell’alluminio, considerato uno dei migliori prodotti a livello nazionale e internazionale. Con l’alluminio si producevano anche gavette e borracce, perché come sappiamo si tratta di un materiale che ha la qualità di mantenere fresche le vivande.
Lo stabilimento Lancia fabbricava camion e praticava il collaudo di detti mezzi su strada. Ad occuparsene erano operai specializzati, uno dei quali – abitante alle Semirurali – ad un certo punto perse la vita. Ora lo stabilimento Lancia occupa meno operai rispetto ad una volta e produce mezzi militari.
Lo stabilimento Acciaierie apparteneva al gruppo Falk e quindi è stato ridenominato Valbruna. Produce il miglior acciaio a livello nazionale e internazionale, ma per ragioni ambientali è stato costretto a calare la produzione e di conseguenza è diminuito anche il personale.
La ditta Schiavoni, adiacente al sottopassaggio che congiunge la zona con Oltrisarco, eseguiva dal canto suo lavori di carpenteria metallica e forgia. Ad un certo punto sperimentò anche la costruzione di carrelli sollevatori.
La ditta Augusto Delaiti iniziò la sua attività in un piccolo fabbricato adiacente il retro dello stabilimento Lancia, divenuto ora deposito della ditta Thaler. La ditta Delaiti – acquisito un nuovo terreno – si sviluppò come ampiezza in due capannoni. Anch’essa eseguiva lavorazioni in alluminio. La direzione della ditta era affidata al figlio Franco, mentre la figlia Franca si occupava dell’ambito amministrativo. Guido, fratello di Augusto, si occupava poi del controllo degli operai, mentre l’altro fratello Mario faceva l’autista e con un camion trasportava i lavori eseguiti.
La ditta Delaiti realizzò anche un monumento dedicato a Pietro Badoglio. La stessa ditta si occupava anche della manutenzione e della funzionalità dei forni dello stabilimento Montecatini.
Sul suolo che all’epoca ospitava la ditta Delaiti e la Cellsa oggi si trova la Metro, supermercato all’ingrosso.
Nella mente è ancora vivo il ricordo dei binari e dei carri merci ferroviari trainati dalle motrici che entravano e uscivano carichi da Montecatini e Acciaierie, con il personale addetto contrassegnato da bandierine rosse. Nella zona industriale ancora oggi sono visibili spezzoni di binari, tra essi anche alcuni da cui partirono i carri merci che trasportarono i deportati a Dachau e Auschwitz.
Per concludere – non so in quale anno perché ero ragazzino – mi ricordo che lo stabilimento Montecatini a carnevale organizzava spaghettate con musica e balli per i propri dipendenti, all’aperto.
In zona industriale – anche qui non mi ricordo più in quale anno – ci fu anche una visita del presidente Gronchi o del ministro Scelba. Si trattò di un grande evento.
Merita di essere ricordato anche il grande sindaco Giorgio Pasquali. Egli aveva a cuore il progredire e lo sviluppo della nostra città. Pasquali aveva il suo studio di ingegneria in Via Stazione, a pochi passi dallo scalo ferroviario. Voglio ringraziare anche l’attuale sindaco Renzo Caramaschi che ci tiene a far grande la nostra città con opere di pregio, dimostrando la stessa passione e amore che ebbe l’ing. Pasquali.”

Autore: Bruno Lazzarini

I primi cento anni di Livia Zendron, a lungo maestra e direttrice didattica

Una maestra in pensione taglia in questi giorni il traguardo più importante, quello con il secolo di vita. Ad averci segnalato questa importante ricorrenza sono i suoi vicini di casa che ci hanno inviato anche questo ricordo biografico. Siamo certi che molti lettori – amici parenti, ex colleghi ex allievi avranno piacere di rincontrare, anche se solo in maniera virtuale, Livia Zendron.

Livia Zendron, classe 1922, già maestra e poi direttrice didattica di varie scuole della nostra regione e, da ultimo, delle scuole “Don Bosco” e “Longon” di Bolzano, ha vissuto e analizzato da quell’osservatorio privilegiato che è la scuola, con il suo sguardo vigile ed ematico al tempo stesso, per un lungo lasso di tempo, il divenire della nostra comunità.
Nata a Valda, in Val di Cembra, l’11 settembre 1922, durante gli anni Trenta frequenta le scuole a Trento presso L’Istituto Magistrale “Rosmini”.
Consegue il Diploma di maestra elementare proprio allo scoppio della seconda guerra mondiale. Lavora dapprima come applicata nel comune di Trodena ove, operando nei servizi anagrafici, entra in contatto diretto con la difficile realtà delle “opzioni”, conseguenti al patto Hitler-Mussolini, condividendo il disagio delle divisioni laceranti vissute dalle famiglie altoatesine.
Durante la guerra comincia anche la sua esperienza di insegnamento, dapprima a Termeno con gli sfollati dalle città minacciate dalle bombe. Ma non abbandona l’esperienza amministrativa: collabora con l’Ispettorato dell’Agricoltura per il calcolo della consistenza delle proprietà agrarie degli “optanti”. Alla caduta di Mussolini, le truppe tedesche dell’Alpenvorland riuniscono le province di Bolzano, Trento e Belluno. Nell’autunno del ‘43 Livia torna negli uffici del Comune di Trodena, alla cui reggenza è subentrato un segretario di lingua tedesca.
Alla fine della guerra torna finalmente ad insegnare, dapprima ad Aica nei Comune di Sciaves, ove la sua pluriclasse è ospitata nel sottotetto di un albergo dismesso. Il freddo le provocherà una grave forma reumatica cronica che l’accompagnerà sempre. Avrà comunque esperienze di insegnamento sempre più gratificanti, sia nella sua Val di Cembra, sia in terra ladina, a Penia in val di Passa. Cura contemporaneamente la sua formazione pedagogica, in contatto con la biblioteca magistrale di Milano e collaborando con riviste didattiche.
Il riacutizzarsi dei dolori reumatici la induce a cercare una sede in un luogo più mite e così nel 1951 torna ad un lavoro pedagogico-amministrativo nella segreteria del Provveditore agli Studi prof. Biscardo. Consegue la Laurea in pedagogia a Padova e si dedica alla traduzione dal tedesco di alcuni saggi pedagogici per la casa editrice “La Scuola”.
Nel 1959 inizia a Monguelfo in Val Pusteria la sua carriera di Direttrice didattica. Poi passa a Vipiteno. Seguono le sedi di Merano, Maia Alta e Bolzano, “Don Bosco” e” Longon”; per mancanza di titolari, deve talvolta reggere ulteriori sedi.
Nel 1978 decide di ritirarsi dal lavoro nella scuola elementare, ma non cessa il suo contatto con la scuola. In collaborazione con l’Assessorato provinciale alla cultura e formazione della Provincia autonoma di Bolzano e con l’Università di Bologna, contribuisce alla formazione di insegnanti ed assistenti e alla gestione di progetti innovativi in campo educativo.
Pur essendo lontana dalla vita professionale attiva da circa 30 anni, alimenta costantemente con la lettura e con l’uso di computer e smartphone la sua mente, sempre attenta e pronta alla risposta arguta sui più disparati argomenti, spaziando dalla politica, alla storia, ai temi religiosi, educativi ed etici.
è un piacere per chi la conosce e la frequenta, ascoltare il racconto delle sue esperienze passate e le sue valutazioni su temi di attualità, sempre lucide e puntuali, accompagnate da un sorriso sereno ed uno sguardo sempre giovane.

Volontariato in aiuto delle bimbe nepalesi

Prima la Tanzania, poi la Costa d’Avorio ed ora il Nepal. Gli studi di scienze politiche e relazioni internazionali hanno portato Chiara Franchini, giovane universitaria bolzanina, a partecipare a diversi progetti di volontariato in giro per il mondo. Ma non solo, tra gli obiettivi del suo ultimo viaggio c’è l’avvio di una collaborazione tra Bolzano e il Nepal.

Sei passata dall’Africa all’Asia, dove ti trovi precisamente?

Attualmente sono a Lumbini, in Nepal, una località dalle alte temperature estive e meta privilegiata dei pellegrini buddhisti e induisti. La struttura della ONG con cui collaboro è in una città, anche se il lavoro sul campo lo svolgiamo nei paesi vicino dove mancano i servizi e l’acqua corrente.

C’è stato un episodio, in passato, che ti ha fatto capire che aiutare le persone dei Paesi in difficoltà potesse essere la tua strada?

Aver avuto, fin da piccola, la fortuna di poter viaggiare e vedere altre realtà, mi ha certamente condizionata. Solo qualche anno fa non avrei mai pensato di andare in Nepal o in Costa d’Avorio. L’interesse per l’ambito di cooperazione e sviluppo gioca un ruolo importante, ma la differenza la fa la possibilità di partire.

Come hai conosciuto l’associazione con cui sei potuta partire? Ti ha spinto qualcosa in particolare?

Tramite i social media sono entrata in contatto con Atoot, la ONG con cui ho collaborato a distanza da ottobre dell’anno scorso. Essendo una ex calciatrice, quando ho conosciuto l’associazione mi ha colpito molto come questa facesse giocare a calcio le ragazze nepalesi. Utilizzare uno sport che, nell’immaginario comune, è riservato ai maschi ha un forte impatto sociale.

Tra le attività di volontariato, ora, alleni anche la ‘squadra’ femminile di calcio?

L’idea alla base della mia attività è quella di dare l’occasione alle bambine di educarsi, crescendo lontane dall’idea di doversi sposare a meno di 20 anni, che è un fenomeno molto presente qui in Nepal. Come Organizzazione cerchiamo di dare alle ragazze gli strumenti per essere libere di decidere cosa fare, mostrando che possono aspirare ad una realtà diversa da quelle a cui sono abitate, che le vorrebbe in casa a fare i lavori domestici e non a giocare, fare sport e indossare i jeans.
Prendere iniziativa e non litigare sono aspetti che si imparano tramite il gioco. Quindi sì, la dimensione del calcio femminile rientra nel mio programma di volontariato, ma ho in mente anche altri progetti da portare a termine.

Ad esempio?

In questo momento sto tenendo un workshop di fotografia rivolto a un gruppo di bambine. Dopo aver insegnato loro a usare la macchina fotografica, sarebbe bello che stampassero le loro foto e le regalassero agli abitanti dei villaggi.

Aiutate anche alcuni bambini?

Sì, qualcuno, ma proprio per le ragioni culturali di cui parlavo prima, l’associazione ha imposto una regola: ogni bambino deve coinvolgere le proprie sorelle, che, eccetto le ore di scuola, starebbero tutto il giorno a fare lavori domestici. Noi vogliamo essere un punto di riferimento, un luogo sicuro dove le bambine possano soddisfare i propri bisogni.

Autore: Andrea Dalla Serra

Costo della vita: ombre e luci

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica. L’attuale incertezza economica viene misurata in questi giorni da istituti di ricerca e associazioni dei consumatori. In provincia di Bolzano oltre alle ombre ci sono anche alcune luci, per fortuna. Tra tutte soprattutto quella del turismo, che ha ripreso alla grande. Ma in Alto Adige naturalmente non tutti vivono di turismo e ci sono ampie fasce di popolazione che fanno fatica ad affrontare le normali spese annuali. Da qui deriva il calo significativo – per fortuna la momento non drammatico – dell’indice di fiducia dei consumatori.

INCERTEZZA CRESCENTE

I dati parlano chiaro: la fiducia dei consumatori altoatesini è in forte calo e cresce la preoccupazione non solo per la propria situazione finanziaria, ma anche per quella dell’economia altoatesina in generale.
è quanto rilevato dall’IRE- Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, nel suo rapporto periodico. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 700 famiglie altoatesine, a cui è stato chiesto di esprimere la propria fiducia riguardo all’evoluzione della situazione economica familiare, quindi alla previsione di acquisto di beni durevoli nei prossimi 12 mesi e riguardo all’andamento dell’economia in generale.
Le risposte delle famiglie hanno fatto registrare, nel mese di luglio, un indice che si è attestato a -16,8 punti, in calo di 6,6 punti rispetto alla precedente rilevazione di aprile.
Secondo l’analisi, a deprimere il clima di fiducia sarebbe la preoccupazione per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, e quindi l’inarrestabile corsa dei prezzi dell’energia, che si traduce in un aumento dei prezzi di molti beni di consumo – chiunque faccia spesa al supermercato sa benissimo di cosa stiamo parlando.
“Il punto è che questo clima di sfiducia avrà delle inevitabili ricadute sui consumi; guardando all’autunno, questo andrà a tradursi in un indebolimento della domanda” ci ha detto Luciano Partacini, direttore dell’Ufficio Informazioni Economiche dell’IRE.
A proposito di consumi e potere d’acquisto, la posizione del Presidente della Camera di commercio, Michl Ebner è chiara: “Uno dei compiti principali del nuovo Governo sarà quello di garantire continuità alle misure di contrasto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Occorre inoltre proseguire il percorso di riduzione del cuneo fiscale, in modo da sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.”
Ma in questa situazione poco rosea, non tutto è negativo, perché sull’andamento del lavoro gli altoatesini rimangono positivi. “Gli effetti dell’inflazione hanno una ricaduta immediata sul potere d’acquisto e quindi sono avvertiti immediatamente da chi ha redditi più bassi, come ad esempio i pensionati. Per quanto riguarda la disoccupazione, invece non ci sono invece segnali di peggioramento sul mercato del lavoro; in Alto Adige il livello di attività ha tenuto bene” continua Partacini.
Infine, è importante ricordare che l’indagine dell’IRE segue un metodo standard e ricalca quella condotta dall’Eurostat, in modo da garantire la comparabilità dei risultati a livello internazionale. In questo senso, dal paragone con l’indice dell’Unione Europea, è emerso che l’indice di fiducia altoatesino rimane comunque migliore. In particolare, un deciso peggioramento della fiducia dei consumatori e delle consumatrici si è osservato nella vicina Austria, con il relativo indice sceso negli ultimi tre mesi di ben 13,1 punti e attualmente pari a -34,1 punti.

IL LAVORO C’E’, MA… NON BASTA

Il bilancio in chiaroscuro finora evidenziato si riverbera anche nel “Barometro” sull’economia dell’Istituto per la Promozione dei Lavoratori, l’ente di diritto pubblico cogestito da sindacati e organizzazioni sociali dell’Alto Adige, in cui è presente anche l’amministrazione provinciale. L’IPL parla esplicitamente di “una medaglia a due facce”, osservando che c’è lavoro ma si fatica ad arrivare a fine mese.
Per l’Istituto per la Promozione dei Lavoratori i dati dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, riferiti ai 3 mesi compresi tra aprile e giugno 2022, sono inequivocabili: nel secondo trimestre del 2022 l’occupazione si presenta in confortante ripresa non solo rispetto a 12 mesi prima (+5,7%), ma anche se rapportata al 2° trimestre del 2019, ovvero al periodo pre-pandemia (+3,3%).
Si tratta di dati che trovano conferma nel clima di fiducia che emerge dal focus settoriale del Barometro IPL, ma con un rovescio della medaglia: “Dai nostri indicatori risulta che in tutti i settori economici si guarda con ottimismo al mercato del lavoro e alle possibilità occupazionali”, spiega il Direttore IPL, Stefan Perini, che però aggiunge: “Ma è altrettanto tangibile fra i lavoratori la preoccupazione, sia attuale che in prospettiva, di faticare a far quadrare i conti a fine mese, facendo fronte col proprio stipendio al carovita e a tutte le spese maggiorate e/o impreviste”.

TURISMO A GONFIE VELE, FINORA…

Anche in questo caso i dati sono quelli dell’IRE. Stando all’istituto di ricerca della Camera di Commercio nel 2022 la ripresa dei flussi turistici verso l’Alto Adige si è progressivamente rafforzata, tanto che da aprile le presenze sono risultate addirittura superiori ai livelli pre-pandemia del 2019.
Insomma: il ritorno degli ospiti in inverno, dopo la cancellazione della stagione sciistica 2020/21, ha riportato la fiducia nel settore turistico. Il fatturato è in aumento, in particolare quello conseguito con la clientela straniera, e le previsioni delle imprese sulla redditività nell’anno in corso appaiono decisamente più ottimistiche rispetto a quelle formulate in occasione della precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Attualmente, oltre quattro esercenti su cinque confidano in un risultato d’esercizio almeno soddisfacente.
Considerando le singole branche del settore turistico, il maggiore ottimismo si riscontra nella ristorazione, dove le aspettative di redditività sono positive per quasi nove imprese su dieci. Si assiste a un ritorno della fiducia anche tra i gestori di bar e caffè, che tra l’altro dichiarano di voler aumentare gli investimenti. Infine, le attese sono generalmente positive anche nel comparto ricettivo, sebbene molti albergatori e albergatrici siano preoccupati del peggioramento della situazione competitiva. Ciò è dovuto da un lato all’incremento dei prezzi necessario a fronteggiare i maggiori costi, dall’altro alla maggiore concorrenza delle destinazioni estere in seguito al miglioramento della situazione pandemica.

MA I PREZZI DELL’ENERGIA PREOCCUPANO ANCORA

La grande incognita, in prospettiva dell’inverno, è quella dei prezzi di gas, energia elettrica e benzina.
In questo caso è il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano a prendere la parola, osservando che a fronte di una stima della spesa annua per il mercato tutelato per il trimestre in corso (luglio-settembre) più bassa del 16,6% per l’energia e del 19,5% per il gas, le previsioni degli esperti per l’autunno non sono di buon auspicio prevedendo all’orizzonte un nuovo e significativo aumento dei prezzi.
A fine luglio il CTCU ha effettuato un nuovo confronto delle tariffe dell’energia elettrica e del gas di fornitori locali e nazionali.
Per una famiglia residente a Bolzano che decide di passare dal fornitore più caro a quello più economico, il confronto mostra un potenziale di risparmio di circa 740 euro (480 euro dal secondo più caro a quello più economico) per l’energia elettrica, per un consumo annuale di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, e di 1.930 euro (510 euro dal secondo più caro a quello più economico) per il gas, per un consumo annuale di 1.400 Smc.
Dal confronto è possibile evincere – dice il CTCU – che esiste un potenziale di risparmio sul mercato libero. Tuttavia, è consigliabile procedere con cautela ad un eventuale cambio di fornitore, poiché sul mercato vi è un numero a dir poco elevato di offerte e fornitori (ad. es. sono più di 700 i fornitori sul mercato elettrico!). In particolare, sono assolutamente sconsigliate le offerte proposte al telefono.
Inoltre è stato possibile constatare che alcuni fornitori (soprattutto di gas) offrono sul mercato un gran numero di tariffe, per di più aventi tutte una denominazione simile: quindi, può capitare che un’offerta economicamente vantaggiosa abbia un nome simile ad un’altra che invece è molto costosa. E quindi la scelta sbagliata è dietro l’angolo.
Occorre poi prestare grande attenzione, soprattutto, alle modifiche unilaterali dei contratti che di frequente giungono a casa dei consumatori-utenti e spesso sono di difficile lettura.

Autori: Caterina Longo e Luca Sticcotti

La grande sfida del management sostenibile

Il bolzanino Roger Hopfinger, 55 anni, è uno dei manager di più lungo corso a Bolzano. Da quasi 20 anni dirige il comparto di Trenitalia della provincia di Bolzano e – da un decennio – anche quello della provincia di Trento. Insieme i comparti contano circa 350 collaboratori. Da sempre Roger Hopfinger crede nella mobilità sostenibile e nel management etico. Da poco ha pubblicato un libro: “Management sostenibile per organizzazioni etiche di persone”, disponibile anche come ebook.

“Dirigo la struttura dal 2003. In questi quasi 20 anni il lavoro è mutato radicalmente, continua a cambiare, non c’è nulla di fermo, ma è proprio questo il bello. Pensi che in passato ho lasciato degli incarichi a causa della troppa routine. Qui è diverso, perché ti confronti costantemente con cose nuove, con problemi, con questioni da risolvere, con contratti, ma anche con idee e spunti per migliorare.”
“Non ho mai cercato le luci della ribalta, mi piace lavorare lontano dai riflettori, ma penso che arrivati ad una certa età, sia giusto e doveroso cominciare anche ad insegnare, a trasmettere le proprie esperienze. Lo faccio anche attraverso i libri, oltre che con i miei collaboratori. Ritengo che trasmettere la conoscenza sia una delle cose più belle della vita, anche se noto che ci sono molti altri manager e non, restii ad insegnare agli altri.”

Per i cittadini è sempre difficile capire di chi sono le competenze. Che rapporti ci sono tra la Provincia e Trenitalia?
“Le Province autonome di Bolzano e di Trento lavorano con Trenitalia in virtù di contratti di servizio, a seguito di un decreto del 2008. Lo Stato ha passato in tal modo le sue competenze in materia ferroviaria alle due province autonome, le quali conseguentemente hanno sottoscritto due contratti di servizio con Trenitalia. Cerco di semplificare al massimo: le Province ordinano a Trenitalia una serie di treni. Noi richiediamo al gestore dell’infrastruttura RFI (Rete Ferroviaria Italiana) di poter occupare le relative tracce per questi treni. Ma anche la Provincia ha in essere un accordo con RFI, che definisce la capacità ferroviaria per i treni locali e gli eventuali investimenti di miglioramento dell’infrastruttura.
Detto questo, con la Provincia da anni lavoriamo benissimo in maniera propositiva, altrimenti non avremmo raggiunto i risultati che abbiamo ottenuto. Abbiamo rinnovato il parco rotabili dando maggiore confort e sono aumentati a dismisura il numero dei viaggiatori; poi, con la pandemia, abbiamo subito una battuta di arresto, ma i numeri ora sono in netta ripresa. Mi piacerebbe nel prossimo futuro adoperami per migliorare servizi complementari come car e bike sharing, strettamente connessi al concetto di mobilità sostenibile.”

Nel suo lavoro si occupa anche delle questioni dell’areale ferroviario?
“Non direttamente. Pochi anni fa abbiamo firmato un accordo a più mani tra Ferrovia, Provincia e Comune per riqualificare tutta l’areale ferroviario. La maggior parte dell’area è gestita comunque da RFI, come tutta l’infrastruttura essendo proprietaria della stazione e dei binari. Noi vogliamo assicurarci che le aree manutentive e di ricovero dei mezzi siano garantite per il futuro servizio, anche perché dobbiamo pensare ai nuovi treni che arriveranno tra un po’ di anni. La Ferrovia è un mondo in continuo movimento.

Autore: Till Antonio Mola

Prevenire le truffe: incontri in biblioteca

A Bolzano sono molti gli anziani vittime di truffe, sia porta a porta che telefoniche e online.
è un fenomeno che non si arresta e che, al contrario, continua ad essere alimentato tramite nuovi metodi di raggiro, come la tecnica della ‘cauzione’ o il fingersi tecnici del gas per entrare nelle abitazioni e fare razzia di gioielli e beni preziosi.
Per mettere in guardia gli oltre 25mila anziani del capoluogo, Comune, ASSB e Forze dell’Ordine hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione intitolata “Fidarsi è bene… ma non di tutti”.
A partire dal 7 settembre fino al 13 ottobre, nelle biblioteche comunali sono in programma sette appuntamenti in cui due esperti, il dottore dell’ASSB Alessandro Negri e l’ispettore della polizia municipale Massimo Capelli, spiegheranno come riuscire a riconoscere i diversi tentativi di truffa attraverso l’utilizzo di video e aneddoti.
Gli incontri, della durata di un’ora, sono pensati principalmente per un pubblico di anziani, ma sono comunque aperti a tutti.
Il primo appuntamento si terrà il 7 settembre alle ore 10 alla Biblioteca Gries in via Roen 2, si proseguirà poi il 14 settembre alle 10 alla Biblioteca Firmian di piazza Maria Montessori 8 e il 20 settembre, sempre alle 10, alla Biblioteca Oltrisarco in piazza Angela Nikoletti 4.
Il 27 settembre l’appuntamento sarà alle ore 17 alla Biblioteca Civica “C. Battisti” di via Museo 47, il 4 ottobre alle ore 10 alla Biblioteca Ortles in piazzetta Anne Frank 23 e il 12 ottobre alle ore 10 alla Biblioteca Novacella di via Rovigo 50/B.
L’ultimo incontro è in programma il 13 ottobre alle ore 17 alla Biblioteca Europa “F. Concer”, in via del Ronco 11.

Autore: Alexander Ginestous

Sulla via dello spettacolo, c’è sempre una “Direzione Ostinata”

“Direzione Ostinata” è un gruppo teatrale-musicale nato nel 2017 come associazione culturale, composto da dodici musicisti e tecnici volontari con lo scopo di intrattenere con la propria arte.

Dalla fondazione dell’associazione sono nati due spettacoli. Il primo è “Gli antipodi dei tempi migliori” che racconta l’immigrazione italiana dei primi del 1900, una storia di sentimenti e di speranza alla ricerca di un futuro migliore. Il secondo è il più recente “Oltre il volo”, liberamente tradotto da “Il gabbiano Jonathan Livingstone”, romanzo di Richard Bach.
è Rolando Girardi, presidente della associazione, a raccontarci i prossimi eventi che “Direzione Ostinata” presenterà nel contesto di Semirurali Social Park.
Il 2 settembre 2022 alle ore 21 presso il Parco delle Semirurali ci sarà uno spettacolo a tema anni ‘80 intitolato “80’s Music Essence”, in collaborazione con l’associazione “Il Papavero – Der Mohn”.
Lo spettacolo sarà diviso in cinque parti: la prima avrà come tematica le “Atmosfere”, la seconda le “Rock Band ‘80”, la “Pop Dance ‘80”, le “80’s Dance” e l’ultima parte sarà sulle “Cult Song 80’s”.
Il 10 settembre 2022, alle ore 21, si terrà un altro spettacolo al Parco delle Semirurali dal titolo “Celebration Night & Friend – Play Prog Music”, in collaborazione con l’associazione “LuceMia – Il sorriso sorriso di Laura Randi”.
L’esibizione sarà incentrata sulle prime musiche degli anni ‘70, verranno eseguiti brani di King Krimson, Genesis, ELP, Yes, Jethro Tull, PFM, Orme e BMS… e molti altri.
Ed infine come ultimo evento, “Direzione Ostinata” l’11 settembre festeggerà, dalle ore 16.15 fino a fine serata al Parco delle Semirurali, i 25 anni degli “Hush Puppies”. La band – che propone brani propri, funky, fusion, jazz – promuoverà, con l’occasione, l’uscita dell’ultimo disco. Assieme a loro saranno coinvolti sul palco anche “Gipsy Family”, “Diego Polli & Friends” e ovviamente “Direzione Ostinata”.
Con questi tre eventi “Direzione Ostinata” raggiunge ancora una volta l’obbiettivo dell’associazione ovvero quello di diffondere e promuovere l’attività e la cultura teatrale, musicale e artistica.

Autrice: Elettra Daltrozzo COOLtour

I successi altoatesini agli Europei

Sono state settimane di intensa attività sportiva quelle vissute dagli atleti altoatesini che hanno preso parte agli Europei Élite di ciclismo a Monaco di Baviera. La ventiduenne bolzanina Alessia Vigilia e il ventenne di Laives Matteo Bianchi sono riusciti a regalare al pubblico, e a loro stessi, momenti di grande spettacolo, sia su pista che su strada.

LA MAGLIA DELLA NAZIONALE

Indossare la maglia dell’Italia una prima volta non è cosa da poco, ma riuscire a farlo prima da Juniores e poi da Élite, come dice Alessia Vigilia, “è un sogno che si ri-avvera”. A Monaco, Vigilia ha ottenuto un 14esimo posto in una cronometro tutt’altro che semplice, viste le rivali di altissimo livello. “Essendo questa la prima esperienza Élite – commenta Vigilia dopo la sua partecipazione agli Europei – mi ritengo soddisfatta. Ho portato a casa una grande esperienza e, come sempre, mi sono impegnata a dare il massimo. Il percorso era bello ma molto duro; colgo questo opportunità di confronto come un punto di partenza. La più grande soddisfazione, però, rimane quella di aver potuto rivestire la maglia azzurra.” Alessia, che oltre al ciclismo si dedica allo studio universitario in Scienze motorie, corre con la Top Girls Fassa Bortolo con cui a breve si ritroverà ad avere nuovi importanti appuntamenti. “Nei primi anni di Università era più semplice conciliare le attività sportive e di studio, ora manca poco alla Laurea, ma gare ed esami in presenza spesso si sovrappongono.” Un obiettivo per il futuro? “Riuscire a dedicare il 100% del mio tempo alla bici, riservando comunque dello spazio alle opportunità date dal mio corso di studi.”

RECORD E MEDAGLIA D’ARGENTO

Dopo i due ori in pista agli Europei Under 23 in Spagna, Matteo Bianchi, della squadra Campana imballaggi Geotex Trentino e atleta del centro sportivo dell’Esercito, con un tempo di 59.661 secondi è diventato il primo italiano a scendere sotto il minuto nel Km da fermo. Un’impresa, la sua, che ha anticipato quella che sarebbe stata l’ultima gara della giornata di Ferragosto e che lo avrebbe fatto diventare vicecampione europeo. “Qui a Monaco è venuta a sostenermi anche la mia famiglia, mi ha caricato di energia” dice Bianchi, che da qui a poco si ritroverà a partecipare prima ai mondiali su pista, ad ottobre, poi alle qualificazioni olimpiche per Parigi 2024, a febbraio del prossimo anno. Quella del Km da fermo, però, non è stata l’unica disciplina in cui ha gareggiato, ma l’unica in cui ha conquistato una medaglia. Bianchi, l’ultimo giorno della competizione, ha infatti preso parte al Keirin – di cui è campione europeo U23 – ma, dopo due sfide, non è riuscito a passare alla finale. “L’ultimo giorno avevo le gambe cotte. Il primo turno del Keirin sono arrivato secondo, ma solo il primo classificato accedeva alla finale e dunque, non avendo neppure le gambe al massimo, ho perso la motivazione. Complessivamente sono molto soddisfatto di come siano andati questi Europei. Adesso guardo ai mondiali di ottobre, un mese non ideale per la mia condizione fisica.”
Il vero obiettivo di Bianchi, quindi, sarà raggiungere la qualificazione per le Olimpiadi di Parigi.

Autore: Andrea Dalla Serra

Disuguaglianze, povertà e crisi climatica

INSERZIONE PUBBLICITARIA – L’impennata dei prezzi dei generi alimentari causata dal conflitto in Ucraina sta portando alla disperazione molte popolazioni africane, già provate dalle conseguenze della pandemia degli ultimi anni. A questo si sommano siccità e inondazioni causate dal cambiamento climatico, che minacciano i raccolti di cui ci sarebbe un bisogno più urgente. A destare preoccupazione è soprattutto il Corno d’Africa, dove quasi un terzo della popolazione soffre la fame, e fra questi 10 milioni di bambini.

La bocca di Ana è chiusa, e lei parla poco. Sono i suoi occhi a raccontare di quanto sia tragica la realtà in cui le persone muoiono di fame e di sete. Tutto intorno a lei le ricorda queste sofferenze: il marito che per periodi sempre più lunghi si assenta da casa in cerca di pascoli; i fratelli che hanno venduto tutti i capi di bestiame per non vederli morire; i figli delle amiche che vengono ricoverati in ospedali di fortuna, e il bambino che porta in braccio: debole e infreddolito nonostante le torride temperature africane.
Qui la situazione è drammatica per tutti, ma sono i più piccoli a subire le conseguenze peggiori.
Spesso i bambini conoscono la fame ancor prima di nascere, nel grembo asciutto di giovani madri a loro volta malnutrite. In molti non raggiungono il quinto anno di vita, e chi sopravvive sviluppa frequentemente ritardi nella crescita, come mostrano i corpi troppo magri per l’altezza o per l’età anagrafica.
Il programma di alimentazione mondiale (WFP) stima che nei Paesi del Corno d’Africa, 1 bambino su 3 presenti danni fisici e cognitivi irreversibili, per la carenza di cibo nella prima fase di vita. Sono invece 15 milioni (Onu) le persone che soffrono la fame in questa regione, e il numero è in preoccupante aumento.
Anche Ana è parte di questa statistica, ma la sua storia come altre non fa rumore. “La fame è una tragedia silenziosa”, ha ricordato Franz Kripp, direttore della Caritas, descrivendo la drammatica situazione di molte popolazioni africane, all’avvio della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘La fame non fa ferie’.

Le crisi globali si abbattono su una situazione già precaria
In molti Paesi a sud del Sahara, da tempo afflitti da insicurezza alimentare, la situazione si sta aggravando per la combinazione di diversi fattori esplosivi. Alla crisi economica legata alla pandemia del coronavirus, si somma una profonda crisi umanitaria innescata dalla peggiore carestia degli ultimi decenni. Preoccupa maggiormente l’innalzamento incontrollato dei prezzi dei generi alimentari di base, che sta affamando le popolazioni in molti stati. Il conflitto in Ucraina non fa che aggravare questa situazione, poiché molti Paesi africani sono fra i maggiori importatori di prodotti come grano, mais e olio, che oggi risultano inaccessibili per via dei blocchi dei porti da parte di Mosca e per la povertà dilagante. Eventi climatici estremi non fanno che peggiorare la situazione: siccità prolungate alternate a piogge improvvise impediscono alle colture di giungere a maturazione, e le famiglie che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza si trovano a non avere nulla da mangiare. Anche i piccoli allevatori, come la famiglia di Ana, costretti a cercare pascoli fertili in luoghi sempre più remoti, si trovano spesso obbligati a vendere tutti i capi di bestiame per miseri guadagni, o ad abbattere i pochi animali sopravvissuti per riuscire a sfamare, anche se per brevi periodi, le proprie famiglie. Regioni come il Corno d’Africa pagano inoltre un prezzo ancora più alto per via di disordini interni, come ad esempio la guerra fratricida del Tigray al confine fra Etiopia ed Eritrea, che provoca ulteriori solitudini e sofferenze.

Un piccolo aiuto con grandi ricadute
Per far fronte a questa emergenza umanitaria e ambientale, è necessario intervenire subito e su più livelli. La Caritas diocesana di Bolzano e Bressanone è da tempo attiva in vari Paesi dell’Africa subsahariana, in Etiopia, Eritrea, Kenya, Mozambico, ma anche Uganda, Senegal, Madagascar e Repubblica Democratica del Congo, con numerosi progetti che puntano specialmente sulla promozione delle donne e sull’emancipazione delle nuove generazioni dalle condizioni climatiche spesso avverse.
“Nel corso degli anni, e grazie alla lunga collaborazione con i nostri partner sul territorio, abbiamo organizzato corsi di formazione rivolti ai piccoli agricoltori, per promuovere ad esempio, la coltivazione di varietà resistenti alla siccità, per diffondere tecniche di agricoltura irrigua e non più legata alla stagionalità delle piogge, per concimare il terreno in autonomia rendendolo più fertile. Abbiamo inoltre sostenuto gruppi di muto aiuto, sia fra contadini che fra le donne. La solidarietà del gruppo infatti, rende le persone più indipendenti dall’aiuto esterno, e permette un minimo di sviluppo imprenditoriale grazie a programmi di micro credito”, racconta Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio Mondialità della Caritas, che accompagna i progetti all’estero.
Contrastare l’insicurezza alimentare, è infatti un’attività che necessità di una visione sul lungo periodo, e in questa direzione guardano i progetti della Caritas, cercando di tenere insieme sia aspetti di emergenza umanitaria che quelli legati alla necessità di uno sviluppo locale sostenibile. “È però solo grazie alla generosità di molti altoatesini che continuano, oggi come ieri, a sostenere il nostro lavoro, che possiamo dare una speranza a famiglie esasperate dalla miseria e dalla povertà” afferma il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando i donatori. Kripp ricorda inoltre come la gravità della situazione imponga di continuare su questa strada della solidarietà, espandendo, seppure a piccoli passi l’intervento della Caritas e dei suoi partner africani, per garantire migliori condizioni di vita e una prospettiva di futuro alle persone. Questo perché morire di fame, per adulti o bambini, è semplicemente inaccettabile.

Combattere la fame è possibile

Con la causale “Fame in Africa”, puoi sostenere le attività di Caritas contro la fame in Africa facendo una donazione oppure diventando un sostenitore costante con 9 euro al mese.
Ogni donazione aiuta le famiglie ad attrezzarsi per affrontare le crisi in corso e quelle future.

Con 11 euro al mese garantite ogni giorno un pasto caldo per bambine e bambini nelle scuole.
Con 25 euro al giorno una famiglia di agricoltori riceve una fornitura di sementi come base per potersi garantire un raccolto.
45 euro garantiscono a una famiglia numerosa la fornitura di cibo per un mese.
Con 100 euro si amplia di 20 metri la rete di acqua potabile per le comunità dei villaggi.
240 euro permettono a una madre di aprire un piccolo negozio nel villaggio, assicurando alla famiglia un sostentamento e promuovendo l’economia locale.

Aiutaci anche tu!
Conti Caritas per le donazioni:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano

2501: un nuovo murales in zona produttiva

“L’arte non può cambiare il mondo, ma può fornire gli strumenti alle persone per saperlo interpretare e leggere”. Parola di Jacopo Ceccarelli, in arte 2501 (venticinque-zerouno), street artist di caratura internazionale – le cui mostre sono visitabili a Los Angeles, Miami, San Paolo, Milano, Roma, Detroit, Chicago e New York -, giunto per la prima volta a Bolzano per lavorare ad un murales sulle pareti che dividono il cortile dalla sottostazione elettrica della sede di Alperia nel quartiere Oltrisarco. Un muro è diventato tela per il suo pennello, 300 metri quadrati di superfice che sono stati riempiti con linee e volumi bianchi e neri che sembrano rincorrersi: una rappresentazione visiva dei campi magnetici e acustici, ma anche di fenomeni naturali in movimento. L’opera di Ceccarelli presenta elementi che si intrecciano in un susseguirsi di frames che compongono una cornice dentro la quale si svolge una narrazione che cambia da sguardo a sguardo. “Come in tutte le mie opere, anche in questo caso sono partito da un’idea di improvvisazione, dipingo in freestyle. Cerco di farmi influenzare dalla località che mi sta intorno, dall’architettura e dagli elementi che possono essere trasportati dentro il murales”, racconta Ceccarelli, che ha impiegato circa due settimane, a partire dal 5 luglio, per completare l’opera.

Ceccarelli ha iniziato a dipingere graffiti già a 14 anni e ha sviluppato uno stile artistico che si ispira alla street art sudamericana. Oggi è considerato uno degli artisti più interessanti a livello mondiale, e punta molto sulla gestualità e sul movimento della sua mano in superfice utilizzando anche una strumentazione particolare come pennelli su misura per le sue creazioni. “Io l’arte la intendo anche come una cura personale: attraverso determinate pratiche è possibile conoscersi meglio e capire quello che ci sta intorno – prosegue l’artista -. In questo senso l’urban art svolge un ruolo di prim’ordine. Il primo passo per raggiungere una pace mondiale e con l’ambiente deve essere far trovare una pace interiore in tutte le persone. E l’arte può indicare la via per riuscirci”.

Autore: Alexander Ginestous