L’ARCI di Vipiteno compie quest’anno quarant’anni e per festeggiare una ricorrenza così sontuosa ha deciso di organizzare un evento di quelli da ricordare a lungo: un doppio concerto gratuito nella suggestiva sede di Castel Pietra.
Domenica 14 agosto alle 19, con apertura cancelli a partire dalle 17, si esibiranno due tra le più blasonate e longeve formazioni blues-rock della nostra regione, due formazioni strettamente connesse tra loro, tanto che per l’occasione il cartellone annuncia un unico nome che fonde le credenziali di Incredible Southern Blues Band e Spolpo Blues Band, un po’ nel segno della fratellanza blues tipica delle band d’ispirazione sudista quali le due formazioni sono, due band, tra l’altro particolarmente legate a Vipiteno vista la presenza di musicisti come Gianni Ghiradini, Haifisch Heidegger e Jack Alemanno, tutti e tre oriundi o residenti nella città di confine e tra l’altro titolari insieme di un’ulteriore gruppo chiamato Pangea.
Ghirardini e Heidegger sono da oltre trent’anni parte dell’Incredible Southern Blues Band (ma il gruppo esisteva da prima ed era noto come il Trinciato Forte), di cui fanno parte anche Roland Egger e Markus Linder, tastierista d’Oltrebrennero autentico portavoce del New Orleans sound in Tirolo; Heidegger però – con Alemanno, Agostino Accarrino, Alex Trebo e Erich Siviero – fa parte anche della Spolpo, che in tempi lontani (il gruppo è sulla breccia da oltre quarant’anni) annoverava tra i suoi componenti passati anche Ghirardini ed ha avuto spesso ospite Linder in qualità di maestro di cerimonie. In definitiva, una storia che s’intreccia più e più volte nel segno di una musica che accomuna, anzi affratella, come la locandina dell’evento suggerisce.
Si tratta di un concerto che si preannuncia come una evento davvero unico visto che i due gruppi non si esibiranno singolarmente ma si proporranno come una caleidoscopica band in cui tutti suoneranno con tutti, dando luogo a jam session, gruppi, sottogruppi e quant’altro.
Per l’occasione sarà organizzato un servizio di bus navetta che collegherà il parcheggio nei pressi del ponte di Prati di Vizze con Castel Pietra. In caso di maltempo l’evento sarà ospitato presso il Teatro Comunale di Vipiteno, con lo stesso orario. Ingresso al concerto e bus navetta sono completamente gratuiti, a pagamento invece il servizio di catering a cura dello chef Soufien e dei suoi collaboratori.
Categoria: Bolzano – Attualità
La grande sfida: ridurre le perdite d’acqua
Quelli che stiamo vivendo sono mesi di forte caldo, il rischio di attraversare un periodo siccitoso è reale e l’attenzione al problema dell’acqua è sempre più alta. Proprio per questo, allora, abbiamo approfondito il tema dell’acqua potabile del capoluogo, la sua distribuzione e, purtroppo, le perdite che avvengono nel sistema idrico della città.
A Bolzano, ogni anno, vengono distribuiti circa 12 milioni di m3 d’acqua potabile, ma, di questi, solo 8.7 milioni arrivano ai rubinetti. Rispetto alla media italiana – del 42% – le perdite di acqua potabile a Bolzano sono “solo” del 29%. Abbiamo parlato con Stefano Sacchi, direttore tecnico della Seab, e Maurizio Righetti, professore e ingegnere idraulico.
UN TREND IN CALO
“La perdita idrica è causata anche da una questione fisiologica della rete caratterizzata dall’età e dall’esercizio. L’acqua di Bolzano – spiega Sacchi – proviene per il 98% dai pozzi, questo fa si che siano presenti delle elevate pressioni di esercizio e, di conseguenza, delle perdite di acqua.” Ma come poter intervenire, allora, per evitare lo spreco di questo bene prezioso? Secondo Sacchi la manutenzione e il miglioramento della qualità della misura dei contatori, insieme a una distrettualizzazione della rete idrica, possono essere una valida soluzione che, però, avrà effetti a lungo termine. In parole semplici: “Nella nostra città abbiamo una rete interconnessa, riducendola in piccole zone si riesce a capire se e dove si presentano delle dispersioni di acqua. Facendo dei bilanci idrici annuali, ed ora anche mensili, si nota dove si hanno consumi maggiori. Negli anni, infatti, le perdite si sono sempre ridotte, questo grazie ai costanti investimenti e alla manutenzione ordinaria”.
REGIONE CHE VAI, ACQUA CHE TROVI
Tra chi, al NOI di Bolzano, si occupa di ricerca e studia delle tecniche per ridurre le perdite d’acqua nei sistemi idrici, c’è Maurizio Righetti. “La media della percentuale di acqua persa credo ci dica poco, ci sono acquedotti che perdono il 15% ed altri che ne perdono il 70%. Recentemente ho partecipato ad una conferenza sul tema dove si è visto come in Olanda le perdite sono del 5%, la differenza la fanno gli anni di investimenti fatti a favore dei sistemi idrici, ma non solo: spesso si investe per fare cose nuove e non per mantenerle. Le tubature richiedono attenzione e investimenti costanti. Bisogna controllarli” spiega. Un ruolo centrale nella riduzione delle perdite lo gioca la pressione dell’acqua nei tubi: “Grazie anche all’intelligenza artificiale e alle tecniche di analisi, si riesce ad adattare l’intervento a seconda del contesto. Con la riduzione della pressione si riducono anche le fuoriuscite di acqua nel caso della presenza di un buco nei tubi. Se c’è un buco, ma la pressione è bassa, l’acqua esce lo stesso ma in minore quantità. Allo stesso tempo, serve mantenere una pressione corretta – calcolata grazie a degli studi – per fornire l’acqua ai paesi e alle città, non basta solo ridurla”. Righetti conclude con un appello: “a livello di consumatori, penso sia importante chiedersi se sia necessario bere l’acqua in bottiglia proveniente da altre regioni. Per spostare l’acqua si spendono tante risorse quando, invece, si potrebbe bere l’acqua del rubinetto che è sottoposta a controlli molto restrittivi. È vero: il gusto non è uguale per tutte le zone, ma la qualità è garantita. Come per la frutta e la verdura, anche per l’acqua ognuno dovrebbe preferire quella della propria regione; è una questione di sostenibilità.”
Autore: Andrea Dalla Serra
Siccità: facciamo il punto
Temperature molto alte rispetto alla media stagionale già da maggio e estrema scarsità di precipitazioni. Anche in Alto Adige la siccità si fa sentire. Ne abbiamo parlato con i responsabili nel nostro territorio. Al momento la situazione non è drammatica, ma c’è grande attenzione in prospettiva.
Con l’arrivo dell’estate e le alte temperature che questa porta con sé specie in combinazione con i cambiamenti climatici, ritorna più forte che mai il complicato tema della siccità, sia a livello locale che globale.
Com’è la situazione, oggi, in Alto Adige?
Sebbene altre regioni d’Italia abbiano già dichiarato lo stato d’emergenza, la situazione a livello locale sembra essere migliore, ma non per questo semplice. Sorgono infatti una serie di interrogativi. Tra questi i principali, a ben vedere, sono tre.
A livello locale quali possono essere le dirette conseguenze a breve termine della siccità? Ci sarà un razionamento dell’acqua? L’agricoltura altoatesina potrebbe subire delle limitazioni?
Di tutto ciò ne abbiamo parlato con Flavio Ruffini, Direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, che ha sciolto alcuni nodi della questione.

L’INTERVISTA
Sentiamo parlare sempre più spesso di siccità. Ma, di fatto, come può essere descritta la situazione a livello locale? Il tema tocca anche noi da vicino? E se sì, in che modo?
A livello locale non abbiamo il problema di deflusso dell’Adige o una grave carenza di acqua, come invece il resto del nord est d’Italia. Nel primo caso, ci sono d’aiuto le precipitazioni e, nel secondo, abbiamo lo scioglimento delle nevi che, benché siano terminate quasi tutte a giugno, ci dovrebbero ancora fornire acqua. D’altra parte va però anche considerato che abbiamo avuto un autunno e un inverno con poca neve e pochi temporali, specie nella parte occidentale della Provincia, e quindi quest’anno abbiamo poche riserve di neve e acqua. Ora ci aspetta un’estate con temperature sopra la media e, in prospettiva, il periodo siccitoso che prosegue da mesi può diventare un problema.
E se la situazione dovesse aggravarsi?
Se la siccità si dovesse prolungare, per i territori sotto Trento il problema diventerebbe ancora più grave. Per questo è molto importante controllare il deflusso dell’Adige nelle stazioni di San Lorenzo (TN) e Boara Pisani (PD). Mantenendo infatti i due livelli rispettivamente sopra gli 80m3/s e 140m3/s di acqua si impedisce il ritorno del cuneo salino dal mare e si garantisce al Veneto l’irrigazione dei campi.
Visto il quadro generale, c’è quindi il rischio di dover dichiarare lo stato d’emergenza anche in Alto Adige?
Potrebbe essere, ma qui un ruolo centrale lo gioca l’Autonomia provinciale che, allo stesso tempo, però ci carica anche di senso di responsabilità.

Prevede la possibilità di veder arrivare un razionamento dell’acqua nell’uso quotidiano?
Dipende cosa si intende per razionamento. Faccio un esempio: se io mi faccio la doccia, l’acqua utilizzata ritornerà nel torrente. Se, invece, la vado ad utilizzare nel settore agricolo, l’acqua viene assorbita, evaporerà e quindi verrà persa.
Parlando proprio di agricoltura: immagina delle possibili limitazioni? Qual è la situazione circa gli invasi presenti sul nostro territorio?
La possibilità che, un domani, a seconda dell’evolversi della problematica venga introdotto un divieto di irrigare durante le ore di sole, è reale. Per questo bisogna anche chiedersi quale tipo di agricoltura ci converrà e quale sia davvero sostenibile in futuro.
Un tema importante poi è quello dell’irrigazione dei prati: siamo certi sia un’azione necessaria? Una volta non veniva fatta; oggi, certo, aumenta la produzione, ma è da tenere conto anche il consumo dell’acqua.
Gli invasi sono veramente importanti, quelli presenti sono già d’aiuto, ma sicuramente ne dovremo fare altri, ottimizzando – grazie alla tecnologia – il loro utilizzo. Possiamo ancora migliorare molto.
Autore: Andrea Dalla Serra
La dura vita del commerciante nella zone del cantiere Waltherpark
La zona della stazione ferroviaria di Bolzano e dell’ex stazione delle autocorriere è caratterizzata dalla presenza di un enorme scavo con un cantiere che interessa anche le limitrofe vie Alto Adige e Garibaldi, oltre che piazza Walther. Per spiegare come gli esercenti della zona se la stanno cavando, abbiamo pensato di intervistarne alcuni.
Il cantiere del Waltherpark, il grande centro commerciale che sta sorgendo tra via Alto Adige e la stazione ferroviaria, ormai fa parte del centro cittadino. Sappiamo che la fine dei lavori è prevista per la fine del 2023, tuttavia per chi ha una propria attività vicino allo scavo, i disagi sembrano non avere mai fine.
Le attività più colpite sono quelle di via Alto Adige e di via Perathoner. “Come esercenti ci siamo riuniti in un comitato, che ha cercato di stimare il lavoro prima e dopo il cantiere, e possiamo affermare senza problemi che gli esercizi lavorano meno della metà rispetto a prima dell’inizio dei lavori”, ci spiega Kerim Gul della famiglia di kurdi turchi che gestisce Pizza Pazza in via Alto Adige 24. “La chiusura della via al traffico corrisponde ad un danno in termini economici – il fatto che avessimo i capolinea di qualche linea di bus, portava qualcosa in termini di passaggio. Ma ora non abbiamo né linea, né traffico, solo cantiere”. Un danno notevole per gli affari, che gli esercenti vorrebbero vedersi riconosciuto dal Comune. C’è anche chi è stato costretto a chiudere, come il calzolaio in via Alto Adige, o l’armeria nel Passaggio Don Giorgio Cristofolini (che collega via Alto Alto Adige a Piazza Duomo, dove Pizza Pazza ha i tavoli esterni.)
“Purtroppo oltre alla riduzione del lavoro, dobbiamo confrontarci anche con problemi di sicurezza. Non è un segreto che qui girino persone poco raccomandabili: spesso verso le sei, per evitare visite indesiderate, chiudiamo la serranda del passaggio verso sud (che porta verso il Teatro Comunale, ndr). A mezzogiorno per fortuna riusciamo a lavorare bene, grazie ai buoni pasto e la vicinanza degli uffici della Camera di Commercio.”
Ci spostiamo di un centinaio di metri da Fabio Bazzana, il brattaro che gestisce il chiosco di via Perathoner, “Il cantiere in sé ha ripercussioni sulla viabilità, non tanto sugli affari. Il problema piuttosto è che molta gente normale ormai ha paura a venire in zona stazione, a passare per il parco. C’è un problema di mancata percezione di sicurezza: ritengo che la zona richiederebbe una presenza costante delle Forze dell’Ordine, di agenti con facoltà di intervenire, ma mi rendo conto che non è facile”.
Per capire se sono percepite ripercussioni del cantiere anche in stazione, siamo andati a far visita al giornalaio della stazione FS, l’indiano Kumar Vijay, il quale ci confida che lavora in stazione da 30 anni, prima come barista e da circa 20 anni come giornalaio, attività che porta vanti insieme alla moglie Geeta Malhotra. “Il cantiere in sé, non ci ha causato un danno diretto, come potrebbe essere il caso dei negozi a ridosso del cantiere o al tabaccaio sull’angolo tra via Garibaldi e viale Stazione. A noi dà da pensare che ci siano solo tre posti auto davanti all’edicola, in prossimità dei taxi. Ma per noi è problema solo fino ad un certo punto. Lo è di più per chi porta o viene a prendere qualcuno in stazione. Anche i posti sul lato del Palazzo provinciale sono tutti stati soppressi”. E questo è una conseguenza dello spostamento della stazione delle corriere e di qualche percorso di bus urbano. “Siamo tuttavia fortunati: i distributori ci consegnano in gran numero le riviste difficili da vendere nelle edicole più decentrate, siamo pur sempre l’edicola della stazione. Di questo, ad esempio – ci dice mostrandoci una copia de l’Internazionale – arrivo a venderne fino a 30 copie, una cosa impensabile per un’edicola di quartiere”.
Autore: Till Antonio Mola
Ciclabile: basta il giro dell’oca all’ospedale
Sul piano teorico, in fin dei conti, si parla di soli 100 metri. Su quello pratico, invece, il peso specifico del nuovo tratto di ciclabile che attraversa il retro del padiglione W dell’ospedale di Bolzano è davvero enorme. Non solo perché permette di non dover più fare quel noioso giro dell’oca di quasi mezzo chilometro attorno all’areale dell’ospedale per raggiungere, appunto, l’entrata del nosocomio, ma anche perché crea un prolungamento diretto con la già esistente ciclabile che collega il quartiere di Prati di Gries e via Resia. Il nuovo passaggio ciclabile sarà accessibile attraverso un cancello elettronico che rimarrà aperto dalle ore 6.30 del mattino fino alle 20 di sera, e da un semaforo che regolerà il passaggio dei mezzi del cantiere di espansione dell’ospedale. Secondo le stime del Comune di Bolzano sono circa 3.500 le persone che ogni giorno potranno sfruttare la nuova variante. Di notte la zona rimarrà chiusa. Si tratta di un bacino di utenti che presumibilmente adesso si allargherà, contando tutte le persone che arrivano dalla zona est di Gries (quartiere più popolato con circa 30mila abitanti che va dall’Ospedale a Castel Roncolo, con il terzo angolo del triangolo che tocca le pendici del Virgolo) e quelli derivanti da Don Bosco (26mila abitanti). Il costo complessivo dell’opera è di circa 30mila euro.
è un’opera che molti cittadini amanti delle due ruote attendevano e che contribuirà a completare il disegno di mobilità sostenibile voluto dal comune per la zona. “Fare tutto il giro del padiglione W e del parcheggio era francamente stancante – ammettono in coro Verena e Rebecca, due dipendenti dell’ospedale che la nuova ciclabile la percorreranno ora tutti i giorni per raggiungere il posto di lavoro -. Soprattutto d’estate non era il massimo perché non c’era riparo dagli alberi e nemmeno zone d’ombra. Siamo contente di avere questo nuovo tratto a disposizione che ci farà risparmiare tempo e fatica”. Ma a esprimere la propria soddisfazione non è solo chi lavora all’ospedale ma anche chi ama farsi una sana pedalata al mattino: “Io abito all’incrocio tra via Milano e via Resia e mi piace spostarmi in bici su via San Maurizio per arrivare verso piazza Gries a comprare il giornale o bere il caffè – racconta Massimiliano, un simpatico pensionato incrociato proprio sulla nuova ciclabile -. Il nuovo tratto ciclabile mi permetterà di accorciare la strada”.
A destare invece ancora malumori tra i ciclisti è la chiusura del cancello di via della Vigna, strada privata in mano ai contadini della zona e accessibile solo a pochi autorizzati tramite telecomando e controllata da una serie di telecamere. Una strada che molti ciclisti e pedoni vorrebbero utilizzare per raggiungere il cuore del quartiere Gries ma che risulta, appunto, inaccessibile. Il Comune di Bolzano ha però pensato a una soluzione alternativa, come spiegato dall’assessore alla mobilità Stefano Fattor: “Entro quest’anno verrà avviato l’appalto per la realizzazione di una ciclabile che dalla fine di via della Vigna porterà all’incrocio tra via Resia e via Druso passando dietro alle caserme Huber”. Una nuova strada che permetterà agli abitanti di Gries e Don Bosco di potersi muovere senza dover sfruttare la trafficata asse di via Druso risparmiando anche una notevole quantità di tempo.
Autore: Alexander Ginestous
Edoardo e Martina: in viaggio e sui social
“Viaggiare e ancora viaggiare. Perché viaggiare è vita, ci arricchisce e ci fa conoscere nuove realtà.” È questo l’invito che, Martina Intragnano e Edoardo Maltauro, due ragazzi di Laives di 20 e 21 anni, rivolgono al proprio pubblico, formato – su Instagram – da più di 30 mila persone.
I due ragazzi, condividendo sui social numerose esperienze di viaggio, hanno fatto di una loro passione un loro lavoro. Sembrerà strano ma la decisione di aprire su Instagram un ‘profilo di coppia’ dove condividere paesaggi e posti più o meno famosi, prese vita in piena pandemia, un momento non ottimale per poter viaggiare… “Dopo aver scoperto il nostro amore per l’avventura, durante il periodo Covid abbiamo scelto di caricare sui social alcune foto scattate insieme. Solitamente – raccontano i due viaggiatori – creiamo dei brevi video dove andiamo a spiegare come raggiungere un determinato posto per scattare belle foto e vivere delle esperienze speciali.” La comune passione per la natura ha portato i due giovani non solo a recuperare un contatto con il territorio a loro più vicino – montagne e laghi – ma pure ad esplorare altre regioni d’Italia: “Essendo, noi due, fidanzati, con l’aumentare dell’intensità del nostro rapporto è aumentato anche il desiderio di allargare il nostro ‘raggio d’azione’. Ci piace il viaggio a 360 gradi e crediamo che ogni luogo possieda una propria unicità. Forse, è vero, riusciamo a raccontare meglio la nostra terra, ma siamo entusiasti di poter andare dovunque.”
E sulla possibilità che il mondo dei social diventi il loro unico lavoro a tempo pieno, dicono: “Si potrebbe vivere di questo, se uno lo desidera, con determinazione e l’esperienza acquisita nel tempo, impara a creare contenuti interessanti capendo cosa funziona e cosa no. Il nostro video con più visualizzazioni – ben 1.9 milioni – racchiude parecchi contenuti e, in pochi secondi, mostra 8 panorami dell’Alto Adige assolutamente da ammirare”.
Nonostante la valorizzazione dei luoghi a loro più vicini, che continueranno ad approfondire nei prossimi mesi, Edoardo e Martina hanno avuto alcune occasioni per uscire dall’Italia. “Bucarest, Parigi e Budapest. I contenuti da noi proposti – dicono – variano a seconda del viaggio, dalle inquadrature dei posti più famosi dei tre Stati ai consigli sugli itinerari da fare o da prendere come spunto. Inoltre, a fine agosto, andremo a svolgere il nostro primo viaggio al di fuori dell’Europa: a Bali. Il nostro grande sogno, dopo l’Indonesia, è fare un Safari in Africa, impegnandoci a svolgerlo in modo sostenibile e nel rispetto dell’ambiente.” Un’attenzione, la loro, che mantengono costantemente, evitando eccessivi spostamenti in aereo.
Quelli che, Edoardo e Martina, forniscono attraverso i loro social, però, sono solo consigli e, come tengono a ricordare, non sono paragonabili a un viaggio vissuto in prima persona: “Le emozioni non si vivono attraverso lo schermo di un telefonino. Può sembrare un paradosso, ma la nostra speranza è proprio quella che, guardando i nostri contenuti digitali, le persone spengano il cellulare e si mettano in viaggio.”
Autore: Andrea Dalla Serra
Un bolzanino in gita a Cinecittà
Un viaggio “rovente” a Roma, all’interno del più importante stabilimento italiano di produzione cinematografica.
Dopo aver visitato Cinecittà, ci si rende conto che c’è un filo rosso che collega tutti i luoghi, i personaggi e gli oggetti che si incontrano durante il tour: il suo nome è ”magia”. Risulta infatti subito magica l’atmosfera che si respira già all’ingresso, quando ci si ritrova nel grande parco alberato a tu per tu con l’imponente “Venusia”, la scultura raffigurante un viso di donna, utilizzata da Fellini per le scene di apertura del film “Il Casanova”. Proseguendo ci si imbatte nella “carrozza della fata dai capelli turchini” e nel “cavallo a dondolo gigante” del “Pinocchio” di Benigni. L’incantesimo continua quando si accede a due grandi set permanenti: il primo riproduce perfettamente il foro romano e il secondo proietta il visitatore all’interno del tempio di Gerusalemme. Impossibile non provare ammirazione per le capacità artistiche dei grandi scenografi e delle 250 maestranze che qui lavorano, artigiani dalle doti sopraffine, capaci di riprodurre qualsiasi scenario utilizzando pochi e semplici materiali: legno, cemento, vetroresina, metalli vari.
E un leggero brivido si prova anche passando davanti al mitico teatro 5, con i suoi 2800 mq il più grande dei 19 teatri di posa di Cinecittà. Non sono le sue imponenti misure a renderlo magico, ma il fatto che il mitico Federico Fellini lo elesse a sua seconda casa, facendo addirittura trasformare parte dei camerini in un miniappartamento in cui si ritirava per poter contemplare il teatro vuoto e trarre così l’ispirazione per immaginare nuovi mondi con cui riempirlo.
Eh già…Fellini. Fellini è praticamente un sinonimo di Cinecittà: senza nulla togliere ai tanti fantastici artisti che qui hanno lavorato (ben raccontati nella mostra permanente offerta ai visitatori) e agli oltre tremila film prodotti dagli anni trenta del ‘900 ad oggi, il vero padrone di Cinecittà è ancor oggi Federico Fellini, tant’è che si ha la sensazione che, con la sua telecamera, si aggiri ancora per gli studios. Del resto quando gli chiesero in quale città avrebbe preferito vivere, Fellini rispose “Cinecittà”, che lui, non a caso, chiamava anche “La fabbrica dei sogni”.
Autore: Massimo Antonino
I misteri di Kolosimo
Peter Kolosimo – all’anagrafe Pier Domenico Colosimo fantascienziato e sessuologo popolarissimo anche a livello internazionale negli anni sessanta, autore di una ventina di saggi e tre romanzi – ha vissuto per quindici anni a Bolzano, dove ha imparato il tedesco e completato gli studi liceali prima di iscriversi all’università di Lipsia. Lo ricordiamo a cent’anni dalla nascita.
// Di Massimiliano Boschi
Pier Domenico Colosimo, “fantascienziato”, giornalista, sessuologo e scrittore, ha ottenuto uno straordinario successo internazionale negli anni Sessanta e Settanta del Novecento con la versione tedesca del suo nome: Peter Kolosimo.
E’ probabile, ma non certo, che questa scelta abbia a che fare con gli anni di permanenza a Bolzano, che, però, restano avvolti in un piccolo mistero. A misteri grandi, invece, Kolosimo deve il suo fenomenale successo. Perché li indagò e raccontò con intelligenza e straordinario talento: da Atlantide a Stonehenge, passando per l’isola di Pasqua e le linee di Nazca.

Nato il 15 dicembre 1922 a Modena e morto a Milano il 23 marzo 1984, Kolosimo si occupò di questo e altro, sesso compreso, in una ventina di saggi e in numerose riviste e quotidiani.
Come si diceva, i misteri a cui dedicò le sue pubblicazioni finirono per avvolgere anche la sua biografia. Lo conferma la moglie Caterina, conosciuta a Bolzano agli inizi degli anni ‘60.
In un’intervista rilasciata a gennaio scorso alla rivista “Ufo” ha, infatti, ammesso che esistono segreti del marito che nemmeno lei è riuscita a svelare. Tra questi, il periodo da partigiano in Cecoslovacchia e, soprattutto, la sua perfetta conoscenza del tedesco: “Non so come lo sapesse. Io l’ho studiato essendo nata a Bolzano, lui invece era nato a Modena e si era spostato in diverse città italiane, ma il tedesco non rientrava tra le lingue dei luoghi in cui era cresciuto”.
A dire il vero, numerosi articoli sostengono che Peter Kolosimo avrebbe frequentato il liceo prima di laurearsi all’Università di Lipsia in filologia germanica moderna. Il condizionale è d’obbligo, perché i documenti degli uffici anagrafe di Torino e Bolzano sembrano smentire questa versione.
è vero invece che Pier Domenico Colosimo nacque a Modena per caso. La madre Josephine Mosca, nata a West Hoboken nel New Jersey nel 1902, era di passaggio dalla città emiliana quando le iniziarono le doglie mentre il padre fu praticamente inesistente: non sposò la madre e contribuì solo economicamente alla crescita del figlio. Nemmeno la biografia su Kolosimo scritta da Alberto Silvestri (edita da “Il Ponte vecchio”) ci aiuta a comprendere con precisione dove Peter frequentò le scuole elementari. I documenti ci dicono unicamente che nel dicembre 1931 madre e figlio si trasferirono a Torino, da Urbino, e che lì rimasero fino al 1939.
Successivamente Peter venne “adottato” da una famiglia romagnola di Savignano sul Rubicone che lo aiutò a ottenere il diploma all’Istituto Magistrale nel 1942. Solo nell’estate successiva, Kolosimo arrivò (o tornò) a Bolzano dove si arruolò nelle file della Wehrmacht. Una scelta resa possibile dalla sua ottima conoscenza del tedesco e dalle sue passate frequentazioni sudtirolesi di cui, però, non abbiamo trovato alcuna traccia.
Escluso che abbia frequentato il liceo a Bolzano, dovremmo provare a immaginare che tra il 1924 e il 1931 abbia frequentato l’Alto Adige e, soprattutto, che abbia potuto apprendere il tedesco proprio mentre il fascismo ne vietava l’insegnamento.
Comunque sia, nell’autunno del 1943 partì per il fronte, venne ferito a un occhio nei primi mesi del 1945, e come raccontato più volte da lui stesso, durante la convalescenza entrò in contatto con la Resistenza cecoslovacca e decise di disertare per entrare tra le loro fila. Resta da comprendere quando si sarebbe laureato a Lipsia. Anche questa volta, i documenti anagrafici, invece di aiutarci a far luce sulla vicenda, la complicano. Ci dicono, infatti, che Kolosimo arrivò a Torino nel luglio del 1945, proveniente da… Tripoli.
Successivamente, iniziò a collaborare con “Sempre Avanti”, quotidiano della federazione socialista piemontese, che venne pubblicato tra il 1945 e il 1948 e – secondo la moglie Caterina, ma non solo – Kolosimo fu l’unico giornalista italiano presente a Berlino alle cerimonie per la “nascita” della Repubblica Democratica Tedesca del 7 ottobre 1949.
Effettivamente, solo nella versione piemontese de “L’Avanti” e non in quella romana, si trova una cronaca da Berlino sulla nascita della Ddr. è scritta dell’inviato Evi Shoenheit (sic!) che, evocando la bellezza eterna di “Ewige Schönheit”, appare come un perfetto pseudonimo in “stile Kolosimo”.
Ovviamente, pure in questo caso mancano le prove documentarie, anche perché dal 23 settembre 1949, Kolosimo risulta residente nell’ex Jugoslavia, dove si trasferì per dirigere Radio Capodistria. Lì rimase fino a che non venne cacciato per motivi politici e fece ritorno a Bolzano ad agosto del 1953.
Questa volta i documenti dell’efficientissimo Archivio Comunale di Bolzano ci danno qualche certezza e testimoniano che Kolosimo trovò accoglienza nella casa dello zio Roberto, fratello della madre, in via Piacenza 28. Negli anni immediatamente successivi, collaborò con l’Unità e iniziò a pubblicare racconti di fantascienza con lo pseudonimo di Omega Jim.
La strada del successo era ormai avviata. Nel 1957 pubblicò il suo primo libro: “Il pianeta sconosciuto” e il 9 agosto 1958 sposò, a Gries, Elke Lamp da cui si separò poco tempo dopo. Nel 1960, conobbe Caterina, di vent’anni più giovane di lui con cui incominciò una lunga e intensa relazione affettiva e lavorativa.
Nel dicembre del 1968, la coppia lasciò definitivamente Bolzano per Torino e l’anno seguente, Kolosimo vinse il Premio Bancarella con “Non è terrestre”, un saggio sull’archeologia misteriosa e sulla teoria degli antichi astronauti che divenne un best seller mondiale. Peter Kolosimo divenne così una “star internazionale” e da quel che si sa, non fece più ritorno a Bolzano. Ma anche di questo, ovviamente, non v’è certezza.

L’EVENTO
In occasione del centenario della nascita di Peter Kolosimo, il Movimento Universitario Altoatesino gli dedicherà un convegno e una serie di iniziative per riscoprire non soltanto” l’alto valore della sua figura umana e narrativa, sviluppatasi anche grazie ad una biografia personale decisamente avventurosa e ancora in parte misteriosa, ma anche il ruolo del personaggio all’interno dell’ambiente accademico ed editoriale. L’intento è quello di esplorare il mondo letterario del creatore di un vero e proprio nuovo genere comunicativo e del nuovo filone editoriale della fantarcheologia o archeologia misteriosa”.
Il convegno si svolgerà giovedì 15 dicembre 2022 a Bolzano, in presenza, e a Milano e Torino, in videoconferenza.
“Casa avanzata”: primo bilancio positivo
Aveva sollevato qualche dubbio e perplessità l’implementazione nello scorso aprile, in piazza Gries a Bolzano, della prima casa avanzata dell’Alto Adige. Ora, dopo quasi di tre mesi dalla sua implementazione, la situazione sembra però essere cambiata in positivo. Vediamo insieme perché.
La “casa avanzata” è un modello di mobilità sperimentale pensato per garantire un miglior flusso del traffico in uno dei punti più pericolosi per i ciclisti: l’incrocio semaforico che dalla piazza centrale del quartiere punta dritto per via Martin Knoller e permette la svolta a destra verso via Fago. Una soluzione innovativa che sembra essere più difficile da spiegare che da utilizzare e che è stata già adottata da diverse città italiane ed estere. Si tratta, in sostanza, di un apposito spazio dipinto di rosso sul manto stradale in prossimità degli incroci riservati alle biciclette e posti in una posizione più avanzata rispetto alla linea di stop per i veicoli a motore. Un ‘cuscinetto’ che permette ai ciclisti di aspettare il verde in una posizione di maggiore visibilità, garantendo loro la precedenza e aumentando così la sicurezza stradale.
Tra i principali sostenitori della casa avanzata c’è il consigliere comunale Matthias Cologna che già un anno fa propose una mozione in Consiglio per l’implementazione di tale sistema: “Sono di facile applicazione e soprattutto molto economiche, in quanto è solo necessario dipingere l’asfalto – spiega Cologna -. Lo ritengo uno strumento utile per rendere molto più attrattivo l’uso della bici”.
Comprensibilmente però durante i primi giorni non tutti i bolzanini che transitavano nel cuore di Gries avevano compreso il funzionamento della casa avanzata. E si sa, quando si parla di mobilità a Bolzano tutte le novità vengono viste con un occhio particolarmente scettico. C’è chi aveva scambiato la casa avanzata per un finto attraversamento pedonale e chi la utilizzava senza immettersi al suo interno attraverso la ciclabile che costeggia il fianco destro della piazza.
Ora, dopo quasi di tre mesi dalla sua implementazione, la situazione sembra però essere cambiata in positivo: “In generale la città ha risposto molto bene a questa novità e posso dire che il sistema è stato ben recepito e che adesso funziona in maniera fluida – prosegue Cologna -. Abbiamo monitorato attentamente il comportamento di ciclisti e automobilisti: i primi si allineano sempre nella loro corsia riservata, mentre i secondi si fermano correttamente prima dello stop”.
Serviva insomma un po’ di pazienza prima che tutti intuissero le potenzialità di una soluzione che si inserisce all’interno di un potenziamento della rete ciclabile, e che in futuro verrà adottata anche da altri quartieri e hotspot cittadini. “Quello delle case avanzate è un tema che introdurremo in Commissione Mobilità ogni qual volta si discuterà di un nuovo progetto per capire se è possibile inserirne di nuove”, conclude Cologna. Tra i tratti individuati per l’attuazione di questo tipo di segnaletica stradale orizzontale ci sono quelli tra corso Libertà e corso Italia (piazza Mazzini), l’incrocio fra via Torino/via Firenze e via Roma e quello tra via Dalmazia e via Rovigo vicino al Teatro Cristallo. Una nuova casa avanzata sarà sicuramente inserita all’interno della riqualificazione di via Sassari, a Don Bosco.
Autore: Alexander Ginestous
Supermarket: fare musica insieme a 360°
Thomas Traversa, Alejandro Zarate e Alessandro Baio, sono tre membri del nuovo collettivo musicale bolzanino che è stato battezzato Supermarket. Vediamo insieme di cosa si occupa, quali iniziative propone e qual è il clima all’interno del sodalizio.
Di chi è stata l’idea?
Thomas – A me e a Marco di Stasio era venuto in mente di fare della musica insieme, poi abbiamo pensato di allargarci. Ci siamo ritrovati in un gruppo Whatsapp di 20 persone – anche se i fissi sono più o meno una decina – che essenzialmente è Supermarket. Via via si è formato un gruppo – che tutt’ora è aperto – e l’idea: all’inizio era creare un posto dove i musicisti potessero incontrarsi per fare musica insieme, ora il progetto è cresciuto talmente tanto che ci siamo ritrovati a organizzare concerti e avere molte date.
E il nome?
Thomas – Lo avevamo già, abbiamo trovato la scusa per tenerlo. Richiama proprio il supermercato, un posto dove c’è una varietà enorme di cose che puoi acquistare, scegliere, prendere. Supermarket è così: un grande gruppo, molto diversificato al suo interno, in cui ognuno ha le sue competenze e in quelle è fortissimo.
Che aria si respira in Supermarket?
Alejandro – Bellissima. Dentro al gruppo, oltre la complicità e il rispetto che si prova verso tutti i componenti, c’è anche il rispetto dell’individualità di ciascuno. E’ un gruppo in cui i generi variano da un individuo all’altro, e questa cosa si rispetta e proprio per questo si impara molto.
Alessandro – Abbiamo creato un ambiente pieno di stimoli. È un piacere lavorare con gli altri e confrontarsi con persone che non necessariamente hanno più esperienza di te, ma il fatto che operano in maniera diversa rispetto alla tua riesce a stimolarti tantissimo.
Quindi niente gelosie o competizione.
Tutti – No.
Alessandro – Il motivo principale per cui sono all’interno del collettivo è perché in ambito musicale è facile trovare competizione. La cosa bella di Supermarket è proprio questa: siamo tutti sullo stesso livello, l’umiltà sta alla base di tutto quello che facciamo, ed è il motivo per cui lavoriamo così bene.
Alejandro – L’obbiettivo condiviso da tutti – oltre a quelli individuali a lungo termine – è semplicemente quello di fare musica perché ci piace, senza badare a raggiungere chissà quali risultati. Lo facciamo veramente per amore della musica.
I vostri programmi per l’estate?
Thomas – In linea generale, quello che ci piacerebbe creare, oltre la produzione di musica – che è una cosa che sta succedendo ed è molto bella – sono i concerti dal vivo. A un concerto di Supermarket non sai cosa aspettarti, perché sai che suoneranno i membri del collettivo, ma non esattamente chi. L’ultimo concerto, poi, l’abbiamo organizzato totalmente noi, impianto compreso, con sia musica dal vivo che dj set. Stiamo creando un gruppo di lavoro che sta funzionando, e siamo autosufficienti.
Alejandro: -Abbiamo molti concerti e eventi a cui partecipare, l’agenda cresce ogni giorno. Il nostro primo obiettivo era quello di conoscerci, adesso è quello di mostrare quello che, ognuno, individualmente, ha da offrire.
Quali sono gli ingredienti del vostro successo?
Alejandro – La diversità. Proprio per tutta la varietà che offriamo stiamo un pochino fuori da ogni etichetta, da ogni luogo comune, come musicisti.
Alessandro – E la mentalità: il nostro obiettivo principale è fare musica e tutto quello che le sta attorno. Abbiamo un gruppo molto solido, ci troviamo molto bene insieme e questa cosa si vede, fuori.
I ragazzi di Supermarket vi aspettano sabato 2 luglio, a partire dalle ore 18, in via Virgilio a Bolzano, per un po’ di buona musica!
Autrice: Ana Andros