La Strada – Der Weg dedica un libro a Don Giuseppe Rauzi, scritto da Federico Andriolli e Luca De Marchi, per raccontarne la vita attraverso le voci di chi l’ha conosciuto da vicino. Il libro sarà pronto prima di Natale. Per averne una copia fino a esaurimento scorte basterà scrivere a cooltour@lastrada-derweg.org
Come nasce il progetto di un libro per raccontare Don Rauzi?
De Marchi – Il libro è parte di una collana edita da La Strada – Der Weg che documenta la storia di persone di fede che hanno lasciato un segno nella comunità. A inizio 2022, mentre iniziavamo le interviste, l’associazione ha proposto alcune attività all’interno del Centro Lovera, che è stato fondato da don Giuseppe. È stato un caso che queste due attività si tenessero nello stesso momento. Il risultato è che abbiamo provato a recuperare il messaggio di don Giuseppe con le parole e con i fatti. Andriolli – L’idea di preparare questo libretto di interviste legate a Don Giuseppe si è trasformata in un vero proprio percorso di crescita personale, anche grazie all’ascolto delle parole di chi lo ha conosciuto nel profondo, che ancora oggi riescono a restituirne la grande energia.
Come avete deciso di raccontarlo?
De Marchi – Un piccolo libro sulla vita di don Giuseppe Rauzi esisteva già. Così abbiamo deciso di ricordarlo attraverso delle interviste alle persone a lui più vicine. Si tratta di membri della famiglia, di persone che frequentavano la sua parrocchia e di insegnanti che lavoravano con lui. Oggi è giustamente ricordato come parroco, ma nel libro abbiamo voluto ricordarlo come persona: un insegnante severo, un ciclista appassionato, uno zio sempre pieno di impegni.
Qual è stata la storia che avete raccolto che vi ha colpiti di più?
De Marchi – Mi hanno colpito il rispetto e per alcuni la reverenza con la quale viene ricordato; don Rauzi era un intellettuale coltissimo. Per questo, quando mi sono confrontato con il fratello Antonio e con la nipote Serena, mi è sembrato strano sentirlo nominare semplicemente “Beppe”. Non riuscivo a separare da quel “don” l’idea che mi ero fatto di lui. Ed è proprio questo che mi ha colpito di più: don Rauzi, con la sua autorevolezza, ha saputo stare davvero vicino al prossimo. Ha costruito una Chiesa essenziale e a misura d’uomo; ha pensato alle persone laiche costruendo un centro culturale; ha tolto il confessionale e usato il suo studio per ascoltare le persone con domande o problemi di ogni tipo; ha sostenuto la formazione culturale e religiosa di chi frequentava in parrocchia. Tutto questo senza mai dire una parola di troppo o uscire dal proprio perimetro di competenze: la Parola per lui era sacra. Andriolli – È molto difficile dirlo. Ci hanno raccontato storie molto diverse tra loro. Ma se devo pensare a una storia, mi viene in mente un incontro organizzato a maggio insieme ai parrocchiani e agli amici di Don Giuseppe. Senza quell’incontro sarebbe stato davvero difficile entrare nel mondo della parrocchia e della comunità della Visitazione. Le persone presenti iniziavano a parlare prima ancora di sentire le domande, tanta era l’energia e l’intensità con cui volevano raccontare. Sono loro molto grato: ci hanno permesso di crescere e di arrivare a una visione meno parziale della sua vita.
E le difficoltà che avete incontrato?
De Marchi – Ho sentito questo lavoro come una responsabilità: comprendere la verità di un altro uomo vissuto in un’epoca diversa dalla mia e con un percorso umano diverso dal mio. Non sono mai stato praticante e il mio rapporto con Dio non sono ancora riuscito a definirlo, ma porto sempre molto rispetto verso le persone di autentica fede come don Giuseppe, perché penso che abbiano molto da dire e da insegnare. Andriolli – Per me sicuramente quella di avvicinarmi a una figura poliedrica come quella di Don Giuseppe. Nonostante frequenti la parrocchia da quando sono piccolo, avvicinarmi al mondo di Don Giuseppe ha richiesto molto tempo e studio.
La pioggerellina sulla pelle, il profumo delle mele e dei fiori di sambuco: sono solo alcune delle sensazioni che il gruppo di persone non vedenti e ipovedenti percepisce durante le proprie gite ciclistiche in tandem. Katrin Joris, volontaria ipovedente del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non-Semivedenti di Bolzano, racconta le varie attività sportive offerte insieme al supporto del Centro Ciechi St. Raphael.
“Credo sia importante far conoscere la nostra quotidianità alle persone senza disabilità. Mi accorgo sempre più spesso che molta gente non è abituata al contatto umano, una cosa che per noi ipo-non vedenti è di fondamentale importanza”, spiega Joris. Tra le discipline più praticate dalla società c’è il Torball, uno sport di squadra che è un misto tra il calcio e la pallamano, nel quale sono presenti dei campanellini che facilitano i 6 giocatori in campo a intuire la traiettoria del pallone. “È un’attività che portiamo spesso all’interno delle scuole in quanto, dotandosi di una mascherina per occhi, può giocarci chiunque. Infatti siamo a conoscenza di alcuni docenti che propongono questo sport durante le proprie ore di educazione fisica, coinvolgendo in particolare gli alunni con disabilità visiva”. Ad essere uno sport individuale è invece lo sci di fondo che, tra poco, ritornerà ad essere praticato dal Gruppo sulle piste di Lavazè e dell’Alpe di Siusi: “Nel periodo invernale proponiamo di sciare un paio di volte a settimana. C’è chi preferisce stare sul classico, sciando nelle canaline, e chi, avendo capacità visive migliori, pratica anche il ‘pattinato’, ma siamo sempre accompagnati da una persona vedente e indossiamo tutti una pettorina”. Nell’ultimo periodo si è venuto così a formare un gruppo affiatato che, come dice Katrin Joris, “si raduna in amicizia e mira a tessere relazioni”.
Una delle attività più caratteristiche è senza dubbio il ciclismo in tandem. Oltre alle pedalate verso Merano e Caldaro, gli atleti hanno sperimentato una gita di due giorni fuori Provincia. “Alcuni di noi sanno a memoria i percorsi ciclabili che facciamo ogni mercoledì tra maggio e settembre, quindi, conoscendo bene i tragitti locali, abbiamo fatto 140 Km lungo la pista ciclabile del fiume Po, partendo da Ferrara e arrivando a Comacchio”, continua Joris. Un ruolo cruciale, mentre si pedala in tandem, è la fiducia reciproca e, in questo caso, il costante dialogo: “Pur non vedendo, qualcuno è in grado di riconoscere il punto della ciclabile dove si trova, ma nonostante questo la descrizione del paesaggio da parte del pilota è molto importante, come anche la segnalazione di una curva o di una frenata brusca. Se non c’è fiducia si fa il doppio della fatica. In conclusione – dice Joris – penso che nell’immaginario collettivo ci sia l’idea che una persona con disabilità sia sempre infelice perché ha delle mancanze. Non è così. Si possono provare altre cose come, nel nostro caso, il ciclismo in tandem. I profumi e il clima che percepiamo mentre pedaliamo è una di quelle sensazioni che mi sento di definire davvero belle”.
INSERZIONE PUBBLICITARIA – Il teatro è l’integratore esistenziale: le nuove stagioni dello Stabile di Bolzano concentrano il meglio del teatro a livello nazionale con il costante impegno nella politica prezzi agevolata.
Per l’anno teatrale 22/23 che segna il ritorno degli abbonamenti, il Teatro Stabile di Bolzano ha disegnato una stagione metropolitana con respiro internazionale.
Fino al 15 ottobre presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano sono in vendita i nuovi abbonamenti, un’occasione unica per assistere agli spettacoli che hanno per protagoniste/i Claudio Bisio, Bob Wilson, Lucinda Childs, Stefano Accorsi, Sonia Bergamasco, Stefano Massini, Valerio Binasco, Krista Székely, Filippo Dini, Orchestra Haydn, Antonio Latella, Claudio Tolcachir, Eros Pagni, Paolo Pierobon, Franco Branciaroli e Rocco Papaleo. L’abbonamento alla Stagione di Bolzano comprende 12 spettacoli in Sala Grande. I prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni.
Il nuovo anno di teatro si apre il 20 ottobre con lo spettacolo PPP. Profeta Corsaro che TSB e Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento hanno voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario dalla sua nascita. Si tratta di un’inedita coproduzione scritta da Leo Muscato e Laura Perini, un affresco tra parole e musica. Un’opera “sferica”, come la definisce il Maestro Giorgio Battistelli, supervisore della parte musicale del progetto.
Fuoriclasse duttili e poliedrici, nella scorsa stagione Filippo Dini e Valerio Binasco hanno conquistato il pubblico bolzanino con The Spank di Hanif Kureishi. Binasco si confronta con il romanzo Dulan la sposa, scritto dal Premio Strega Melania Mazzucco, mentre Dini dirige e interpreta Il Crogiuolo di Arthur Miller, uno dei testi più lucidi e impietosi della drammaturgia americana. Riccardo III di William Shakespeare, spettacolo diretto dall’ungherese Krista Székely, fuoriclasse della regia che collabora assiduamente con il National Theater, è interpretato da Paolo Pierobon, protagonista per lo Stabile bolzanino di “Eichmann. Dove inizia la notte” di Stefano Massini. Legato a Bolzano e al suo Teatro Stabile, lo stesso Massini – unico autore italiano ad aver vinto il Drama League Award 2022 e il Tony Award, l’Oscar del Teatro Americano – è il protagonista del nuovo spettacolo intitolato L’interpretazione dei sogni ispirato all’opera di Sigmund Freud.
Due leggende della scena come l’artista Robert Wilson e la coreografa Lucinda Childs tornano a collaborare a 40 anni di distanza per portare in scena lo spettacolo Relative Calm, nuova creazione sulle musiche di John Adams, Jon Gibson e del celebre Pulcinella di Igor Stravinsky. Uno spettacolo dal ritmo ipnotico di movimenti, immagini, suoni e luci.
Nell’olimpo del teatro internazionale si colloca anche l’argentino Claudio Tolcachir. Drammaturgo, regista e attore argentino, autore di testi surreali e commoventi, che a Bolzano presenta Edificio 3. Storia di un intento assurdo, il suo nuovo spettacolo in lingua italiana.
Stefano Accorsi, per la prima volta a Bolzano, è il protagonista dello spettacolo Azul. Gioia, Furia, Fede y Eterno Amor, basato sul testo sognante e accorato di Daniele Finzi Pasca. Ambientato in una città dove il gioco del pallone è febbre, amore e passione, Azul racconta di quattro amici che fanno i conti con le loro rispettive vite e facendo affiorare ricordi, provano a ricostruire una serenità andata a pezzi.
Franco Branciaroli è lo straordinario interprete di Shylock nel raffinato e potente allestimento de Il Mercante di Venezia di William Shakespeare portato in scena da Paolo Valerio.
Un altro gigante della scena come Eros Pagni si confronta con Luigi Pirandello, nello spettacolo Così è (Se vi pare) per la regia di Luca De Fusco.
Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, monumento della letteratura del Novecento, rivive nello spettacolo interpretato da Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni e diretto da Antonio Latella, regista dallo sguardo affilato, lucido, potente, fuori dagli schemi, e profondamente contemporaneo.
Rocco Papaleo presenterà una nuova versione di Coast to Coast, spettacolo di Teatro Canzone prodotto dal TSB confermando il suo talento musicale e la sua verve istrionica.
A grande richiesta, torna Claudio Bisio per due serate speciali fuori abbonamento dedicate a La mia vita raccontata male, testo tratto da Francesco Piccolo.
Il Teatro Studio ospita la nuova Stagione Regionale nata dalla collaborazione tra Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino quest’anno dedicata al Contemporaneo. La rassegna comprende 17 spettacoli: 7 in visione al Comunale di Bolzano, 8 al SanbàPolis di Trento e 2 al Teatro Melotti di Rovereto. Tra i protagonisti troviamo Emma Dante, Romeo Castellucci, Babilonia Teatri, RezzaMastrella, Roberto Castello, Lino Musella, Agrupación Señor Serrano e Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt.
Da ottobre 2022 a maggio 2023 lo Stabile propone oltre 100 spettacoli in tutta la regione.
ABBONAMENTI
Vendita nuovi abbonamenti alla Stagione in Sala Grande fino al 15 ottobre. L’abbonamento annuale alla stagione 2022/2023 prevede 4 turni: Turno A: giovedì ore 20.30; Turno B: venerdì ore 19; Turno C: sabato ore 20.30; Turno D: domenica ore 16. Le abbonate e gli abbonati ad una delle nostre stagioni riceveranno compresi nel carnet: » 4 biglietti gratuiti per la Stagione Regionale Contemporanea e la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a 80 euro per tutti gli spettacoli; » 4 biglietti gratuiti per la stagione di prosa IN SCENA del Teatro Cristallo; » 2 ingressi a 5,00 € per gli spettacoli di danza programmati a Bolzano al Teatro Comunale in Sala Grande nella Stagione 22/23; » 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della Stagione di Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento; » 2 ingressi a 5,00 € per i concerti della Stagione Sinfonica dell’Orchestra Haydn a Trento e Bolzano; » 2 biglietti gratuiti per la rassegna Wordbox- Parole per il teatro; » 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della stagione di prosa del Teatro Stabile di Bolzano a Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno; »2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo per la stagione 22/23 del Teatro Stabile di Bolzano. Teatro Comunale di Bolzano (da martedì a venerdì 11-14 e 17-19 e sabato 11-14). Infoticket 0471 053800, info@ticket.bz.it La vendita degli abbonamenti e dei biglietti alla Stagione Regionale Contemporanea si svolge dal 18 ottobre presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano e la biglietteria del Teatro Auditorium di Trento.
Teatro Stabile di Bolzano www.teatro-bolzano.it Tel. 0471 301566 Whatsapp 366 631 1044
In estate, se il cielo è grigio o, peggio, promette pioggia, i residenti di Bolzano già sanno che sarebbe meglio muoversi a piedi. In questi casi, invece, migliaia di turisti scendono a valle per fare una gita nel capoluogo altoatesino, con l’immancabile conseguenza che il traffico si congestiona. Già, perché a Bolzano, l’ultimo intervento strutturale per migliorare la viabilità è la strada arginale, entrata in funzione 20 anni fa, ancora sotto il sindaco Salghetti. Come mai ogni estate la cittadinanza è vittima di queste situazioni? Da anni i bolzanini assistono a discussioni pubbliche su come migliorare la viabilità, ma nel concreto non succede mai niente. Quindi, la domanda viene spontanea: come sarà possibile uscirne? Lo abbiamo chiesto a Stefano Fattor, assessore alla viabilità del Comune, che esordisce mettendo lui stesso il dito nella piaga… “Il problema della città che non regge il traffico non è solo estivo. È un problema che può accadere in qualsiasi momento dell’anno, purtroppo. Per anni siamo stati ancorati al Piano Urbano di Mobilità approvato durante la Giunta Salghetti, con cui è stato realizzata l’Arginale, ma che non contemplava altre infrastrutture. Finalmente, a febbraio di quest’anno, il Comune ha approvato il PUMS, acronimo di Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, uno strumento che mette l’amministrazione in grado di programmare le grandi opere future. Il documento prevede la revisione completa della viabilità della SS12, dall’areale ferroviario fino a Laives, con un nuovo doppio tunnel sotto al Virgolo, uno dei quali dedicato alla ferrovia, l’altro al traffico stradale verso sud. Quello attuale sarà dedicato al traffico verso Nord. Un altro punto cardine del Piano è il potenziamento dei collegamenti verso Merano, con il raddoppio della linea ferroviaria nel tratto fino a Ponte Adige, per consentire il passaggio di un treno ogni 15 minuti. Il piano prevede anche un potenziamento di Via Einstein e l’istituzione di un metrobus che colleghi Bolzano a Laives su corsia preferenziale con una frequenza ogni 4 minuti. Un ulteriore cantiere da progettare sarà la variante sotto Monte Tondo, tra Ponte S. Antonio e l’Areale ferroviario. La viabilità da cambiare riguarderà anche l’accesso all’ospedale, uno dei massimi catalizzatori di traffico. Quindi, l’approvazione del PUMS è senz’altro una buona notizia, ma, anche ammesso che oggi mettessimo in moto la macchina di progettazione di tutti i cantieri, prima di 10 anni non avremmo nessuna miglioria.” E quindi? Come pensate di mettere un freno ai vari problemi? Proprio perché non possiamo aspettare oltre, è giunto il momento di aggiornare il PUT, il Piano Urbano del Traffico, fermo al 2014. Si tratta di un importante strumento di pianificazione della mobilità urbana, che si inserisce nel contesto del PUMS in vigore, del quale mantiene la visione complessiva, focalizzandosi su specifici interventi programmati per l’immediato futuro: penso alle zone colorate, all’utilizzo dei parcheggi, ma anche ad un piano di emergenza per isolare la città. I problemi di traffico in città vengono acuiti quando ci sono disagi in A22. Abbiamo visto che spesso in caso di code o incidenti in autostrada, molti tendono ad uscire ai caselli andando a peggiorare la situazione in città. In questi casi, io considererei un Piano di emergenza per isolare la città. Dovrebbero partecipare tutte le istituzioni coinvolte, ma la regia dovrebbe essere in capo al Commissario del Governo, trattandosi di una situazione che va ad avere ripercussioni sulla pubblica sicurezza.
Matteo De Checchi, insegnante e attivista, è anche uno dei referenti dello Spazio 77, un luogo di cittadinanza attiva in Via Dalmazia e ci spiega in cosa consiste questo progetto.
Quando è nato lo Spazio 77 e perché?
Lo Spazio è stato ufficialmente inaugurato nel gennaio del 2019. L’idea era, ed è ancora adesso, quella di creare uno spazio sociale in un quartiere con moltissime difficoltà. Volevamo, inoltre, costruire un luogo che potesse coinvolgere una serie di associazioni, realtà e reti che si rispecchiassero nei nostri valori: quelli dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessimo. Lo zoccolo duro del progetto è formato da una quindicina di individui e intorno a loro girano quaranta o cinquanta persone che supportano l’iniziativa. Lo Spazio è indipendente, non riceve quindi contributi, ma viene sostenuto dai singoli che possono mettere una quota individuale a scelta.
Quali sono le attività che organizzate?
Una delle attività in corso è la ciclo officina. Una volta a settimana è possibile venire al 77 e sistemare la bicicletta gratuitamente. Un’altra attività è quella di raccogliere materiale scolastico e darlo alle famiglie che non sono riuscite, per problemi finanziari, a comprare il materiale ai loro figli. Abbiamo uno sportello tecnologico dove aiutiamo a scrivere il curriculum e ad avviare al lavoro chi lo richiede. C’è anche uno sportello legale dove l’avvocato Nicola Ponzi spiega in quali uffici andare a seconda della necessità del richiedente e pubblicizza il patrocinio gratuito, cioè il diritto di avere l’avvocato gratuito in Italia. Abbiamo un corso “scioglilingua” per il tedesco base. Organizziamo anche diversi eventi, come ad esempio delle presentazioni di libri. Negli ultimi mesi molti di questi eventi sono collegati alla questione ambientale, abbiamo infatti una buona collaborazione con XR (Extinction Rebellion), che è un’associazione che lotta per la tutela dell’ambiente. Il 30 settembre inoltre ospiteremo al 77 un’associazione di Verona, di nome “Pink Refugees”. È un’iniziativa che si prende cura in particolare dei migranti che arrivano in Italia e che fanno parte della comunità LGBT+.
Come mai lo Spazio 77 è così speciale?
Quando siamo arrivati nel quartiere di via Dalmazia, siamo stati guardati all’inizio con diffidenza, ma con il tempo abbiamo conquistato la fiducia del quartiere e in molti si sono fatti coinvolgere, dai più giovani ai più anziani.
Si è qualificata nella top 10 a livello mondiale la Nazionale italiana di Roundnet, lo sport di squadra anche conosciuto come Spikeball nel quale due squadre avversarie composte da due giocatori, posizionate intorno a una rete simile a un trampolino, si scontrano in un continuo scambio di passaggi e schiacciate con una pallina evitando di farla cadere a terra. All’evento, che ha avuto luogo a Park Molenheide, in Belgio, dall’8 all’11 settembre, si sono scontrate 33 nazioni nella categoria maschile e 27 in quella femminile. Altissima la partecipazione degli atleti altoatesini, ben 11 ragazzi e 3 ragazze su un totale di 19 italiani. Parla Michele Berlanda, cofondatore dell’associazione ASD Roundnet Bolzano-Bozen che, ormai da qualche anno, raduna atleti e appassionati intorno alle reti di Spikeball.
Michele, avete iniziato a giocare sui Prati del Talvera nel vicino 2019. Avreste mai pensato di raggiungere questo risultato?
Agli inizi siamo partiti come un gruppo di principianti, ma già dopo un anno avevamo in programma di raggiungere la partecipazione al mondiale 2020, poi posticipato a causa della pandemia. In quel periodo siamo cresciuti molto. Ammetto che, per tutti noi, essere tra le prime 10 squadre al mondo era una grande ambizione. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e ne siamo molto soddisfatti.
Perlomeno a livello locale c’è stata una crescita del movimento: prima un gruppo di amici, poi una società ed ora un nono posto ai mondiali. Quanto vi siete allenati?
Nell’ultimo mese ci siamo allenati tutti i giorni per 6 ore al giorno. Non è mancato neppure un ritiro di 3 giorni a Cavallino. Come numeri non siamo aumentati di molto, ma da quest’anno ci impegneremo anche in tal senso; aver avuto la maggior parte degli atleti della Nazionale provenienti dalla nostra associazione, però, è un bel risultato.
E, in Belgio, vi siete portati dietro anche diversi tifosi…
Assolutamente. Ci hanno affiancati una decina di persone provenienti da Bolzano e dal Veneto, inoltre sono arrivati a sostenerci anche alcuni italiani fuorisede in Olanda.
Il costo per la partecipazione ai mondiali è ammontato a 15 mila euro, come siete riusciti a sostenere questa spesa? Lo Spikeball non è certo tra gli sport più in voga e, di conseguenza, tra quelli più finanziati…
Grazie agli sponsor e a un evento di promozione fatto a Bolzano siamo riusciti a coprire metà delle spese. Ci tengo però a sottolineare che, anche se fosse stato tutto autofinanziato, ne sarebbe lo stesso valsa la pena.
Prima di questi mondiali avete avuto altre occasioni per scontrarvi con atleti di altre nazioni?
Ogni anno organizziamo un torneo qui a Bolzano, coinvolgendo anche degli atleti austriaci. Quest’anno sarebbe stato in prossimità dei mondiali e quindi le squadre provenienti dall’estero hanno preferito non partecipare, così abbiamo promosso quelle italiane. Nonostante questo, insieme a oltre 140 atleti, abbiamo preso parte per 10 giorni ad un raduno mondiale a Maiorca. Ci siamo posizionati bene anche in uno dei 4 Grandi Slam europei, tenuto in Romania, e pure ai tornei di Parigi e Praga.
È la notte tra il 2 e il 3 luglio e a Capo Nord il sole non tramonta. “Ho scelto di raggiungere la mia meta proprio di notte. A Capo Nord, in Norvegia, durante alcune settimane tra giugno e luglio si può assistere a quello che viene chiamato ‘il sole di mezzanotte’, un momento affascinante in cui non cala mai la notte.” Nicolò Botrugno, 29 anni, di origini romane, quest’estate ha deciso di partire da Piazza Walther a Bolzano e, percorrendo circa 4500 Km sulla sella della sua bicicletta, è arrivato a nord della Norvegia. Nicolò, sei partito da Bolzano il 1 giugno, avrai vissuto un mese intenso. Hai pedalato sempre da solo? È stato un mese particolare, andare in Norvegia è sempre stato un sogno per me, è un luogo dove mare e montagna si coniugano. Per arrivarci ho pedalato in media 6/7 ore al giorno, facendo 4 giorni di riposo nei quali ho fatto delle altre escursioni. Non è stato un giro esclusivamente in solitaria, fino a Berlino ho pedalato insieme ad un amico.
Ma facciamo un passo indietro, come sei arrivato a vivere a Bolzano? Quanto ha inciso la passione per lo sport? Mi sono trasferito da Roma grazie alla mia la passione per le montagne. Qui in Trentino-Alto Adige ho finito i miei studi di Ingegneria e, come regalo di laurea, ho deciso di comprarmi una bici da corsa. Non avevo mai praticato il ciclismo come sport, però trovarsi ad avere le montagne vicino a casa, potendo fare così escursioni e sci alpinismo, ha senz’altro influito.
Hai trovato nella bicicletta un mezzo con cui passare le tue vacanze, com’è stato? Innanzitutto devo dire di aver avuto fortuna con il meteo. Eccetto un forte temporale in Germania e qualche pioggia in Svezia e sulla costa norvegese, ho sempre trovato bel tempo. Quando ho superato il circolo polare artico ho notato un caldo eccezionale per quelle latitudini, toccando con mano gli effetti del cambiamento climatico. Nonostante fossi focalizzato sui miei obiettivi, ovvero raggiungere Capo Nord e fare delle escursioni nelle isole Lofoten, attraversando diversi Paesi ho osservato molti paesaggi. Essendo un ingegnere energetico, non ho potuto che notare la quantità elevata di pale eoliche e impianti fotovoltaici presenti in Germania, ma anche, in contrapposizione, delle centrali a carbone. E poi quelle meravigliose zone montuose a picco sul mare.
In quei posti ci sei arrivato la notte… Volevo assistere al ‘sole di mezzanotte’. Poter sperimentare delle intere giornate con il sole sempre in cielo, durante le quali i ritmi normali vengono stravolti, è stata davvero un’esperienza.
Infine, hai fatto ritorno qui in Alto Adige. Il ritorno è stata la parte più complicata. Avevo prenotato il volo ma sono arrivato a destinazione prima del previsto. In quei giorni c’è stato il picco degli scioperi della compagnia aerea e, come me, tanti passeggeri sono rimasti a terra. Dunque, senza voli, sono stato costretto a smontare la bicicletta, metterla in un cartone, salire prima su un bus, poi su due treni e, infine, sull’aereo che da Stoccolma mi ha portato a Bergamo. Fortunatamente le nazioni del nord d’Europa sono più inclusive dell’Italia quando si parla di biciclette e, quindi, non ho avuto nessun problema con il trasporto del mezzo.
Da sempre il capoluogo altoatesino soffre di una serie di problemi irrisolti. Tra questi soprattutto vi sono la viabilità e la carenza di alloggi a prezzi accettabili. Gli artigiani di CNA nei giorni scorsi proprio in merito a queste due problematiche hanno fatto alcune proposte specifiche, allargando il discorso e rilanciando l’idea che il prossimo futuro della zona di Bolzano e dintorni debba essere ripensata (quasi) in termini di “area metropolitana”.
CNA ha fatto due specifiche proposte nell’ottica dello sviluppo urbanistico della città capoluogo. E il tema – a nostro avviso – è d’interesse anche per la Bassa Atesina, la Valle dell’Adige e il meranese, perché stiamo parlando dell’oggettivo “cuore” pulsante della nostra provincia, ormai tutti di questo ne sono consapevoli. La prima proposta prevede la realizzazione di un “quartiere sostenibile” nel quadrante delle vie Siemens e Galvani, tra ponte Palermo e ponte Roma, per intenderci. L’idea è di farci tornare i nuovi artigiani 2.0 in grado di convivere, anche, con edilizia residenziale specifica, ovvero le foresterie per lavoratori previste dalla nuova legge provinciale. La seconda proposta di CNA è quella di tornare a pensare ad un tavolo di confronto che consenta di pensare a Bolzano e dintorni quali come una città metropolitana, ovvero un’area vasta che – per risolvere i propri problemi – deve finalmente decidersi a lavorare in sinergia, con la necessaria supervisione della Provincia. Abbiamo deciso di farci spiegare meglio le cose dal presidente di CNA Claudio Corrarati e dal direttore Gianni Sarti, che abbiamo incontrato nella loro sede di Via Augusto Righi.
Claudio Corrarati e Gianni Sarti
UN QUARTIERE “SOSTENIBILE”
Le vostre proposte sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, in questo periodo caratterizzato dalla grande incertezza in vista delle ormai prossime elezioni politiche nazionali. Qual’era il vostro intento?
Corrarati – Non bisogna aver paura di avere coraggio. L’intento era quello di stimolare e creare probabilmente anche qualche.. disturbo. Si tratta di per sé di un tema fermo a venti anni fa. All’epoca lo sviluppo della città fu al centro dell’attenzione di diversi personaggi apicali, tra cui l’arch. Silvano Bassetti, ma poi si è fermato tutto.
In vent’anni molte cose sono cambiate…
Corrarati – Sì, quasi tutto! Soprattutto sono cambiate le tipologie delle attività economiche. Ci stiamo spostando tantissimo sulla digitalizzazione e i servizi. L’industria e il manifatturiero naturalmente dovranno rimanere, sono una fetta importante per il nostro territorio e il resto d’Italia. Ma oggi i cosiddetti artigiani digitali sono davvero a basso impatto ambientale e possono convivere senza problemi con il residenziale in aree dalle quali a suo tempo erano stati allontanati a causa del rumore che producevano, ecc. Una volta gli artigiani a Bolzano stavano nei quartieri, ma poi sono stati spostati ‘al di là dei ponti’. Col tempo si sono aggregati in consorzi, ma restano al momento ancora fisicamente distanti da dove vivono i cittadini.
Sarti – La stessa Provincia recentemente ha introdotto il concetto di ‘zone miste’. Oggi l’artigianato in altre città convive benissimo con la residenza.
In realtà la Provincia questa cosa dovrebbe saperla bene: l’artigianato è molto diffuso nel resto del territorio.
Corrarati – Proprio così. D’altronde noi non vogliamo mettere in discussione gli spazi radicati occupati dalle industrie. La possibile nuova convivenza tra alloggi e artigiani deve andare di pari passo con una riqualificazione urbana che deve toccare diversi aspetti: ambientale, viabilistico e degli investimenti. Questi ultimi dovrebbero essere in grado di promuovere un prezzo calmierato per gli alloggi, sia in affitto che in vendita.
Nel quadrante tra Via Siemens e Via Galvani tra l’altro sono già previsti degli importanti interventi infrastrutturali, in termini di viabilità.
Corrarati – Sì. E in quella zona è già presente un centro che dentro di sé ha di tutto e di più, dal cinema alla farmacia, dal supermercato ai negozi di abbigliamento. Nella stessa zona ci sono anche scuole e servizi, tra cui importanti sedi di uffici comunali e altri servizi potrebbero ancora essere aggiunti. Nel prossimo futuro non lontano da lì ci sarà anche una sede dell’Università con gli studenti che, giustamente, cercheranno specifici servizi. E allora perché non realizzare proprio lì un quartiere della sostenibilità?
In realtà nei giorni scorsi i responsabili di Assoimprenditori si sono detti contrari alla realizzazione di alloggi in quella zona…
Sarti – Questo ha davvero poco senso. Nella legge urbanistica la Provincia recentemente ha previsto un censimento nei comuni di tutti gli spazi e gli edifici dismessi, nell’ottica del risparmio di suolo. A maggio sono uscite le linee guida ma non sono stati ancora stabiliti dei termini per la presentazione dei risultati di questi censimenti. Si tratta di un grave errore. Tutti sono d’accordo sul fatto che non bisogna occupare nuove aree, ma allora deve almeno essere possibile edificare dove ci sono terreni o edifici dismessi. Per Bolzano si tratta di un percorso obbligato. Il cuneo verde non si può toccare, l’area tra Bolzano e Laives non si può toccare per motivi politici e allora… se verso Laives, Terlano e Appiano non ci si può espandere, Bolzano dovrà per forza trovare al proprio interno nuove aree abitative, oltre che produttive.
Corrarati – Ben inteso: noi di CNA non vogliamo che tutta la città diventi residenziale. Vogliamo semplicemente continuare a portare avanti le esigenze di datori di lavoro e partite IVA. Salvaguardando naturalmente le necessità delle aziende importanti che hanno bisogno di spazi adeguati. Tra l’altro voglio far notare che le acciaierie si trovano a due passi dalle zone residenziali di Oltrisarco e non è che per quello ad un certo punto sono state allontanate… è ovvio che ci si deve mettere a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti. E anche per la viabilità occorre trovare una formula nell’immediato. è giusto costruire strade e infrastrutture, ma è altrettanto importante riuscire a gestire l’ordinario con le nuove tecnologie. Dobbiamo finalmente predisporre, ad esempio, dei sistemi digitali su pannelli che non costringano gli automobilisti che si recano in centro a doversi fermare davanti ai vigili urbani che – proprio in quel momento – sbarrano la strada perché i parcheggi ormai sono esauriti. Il personale dovrebbe stare nelle sale operative, non per strada. La grande fortuna delle crisi è quella di stimolare le opportunità. In questo periodo qualcuno in più prova a prendere la bicicletta o un mezzo pubblico; abbiamo tutte le possibilità per avere una nuova visione per la città, ragionando su queste aree.
UNA NUOVA “AREA VASTA”
La vostra seconda proposta invita a non pensare più al capoluogo come un’identità singola ma a un territorio che comprenda anche i comuni limitrofi. Ormai gli interessi sono comuni, per molteplici aspetti.
Corrarati – è un fatto. Bolzano concentra interessi che sono condivisi col resto del territorio provinciale e alle città limitrofe. Si tratta di spazi sportivi, culturali, di ricerca, la Fiera. Ci vuole un tavolo di concertazione tra i comuni limitrofi e Bolzano. Non parliamo di una vera e propria area metropolitana regolamentata, ma occorre andare verso un concetto di “area vasta”, pensando agli interessi comuni in un’ottica di sviluppo. Bisogna riprendere ad avere insieme uno sguardo a lungo termine, come vera e propria mission.
In realtà in questa fase tutti boccheggiano, non solo i partiti. Tanti manifestano sempre di più l’interesse verso una soluzione volta a sbloccare l’area di Bolzano e dintorni da questa situazione di stallo, sotto diversi punti di vista. Viabilità ma non solo; anche alloggi con costi sostenibili e una riorganizzazione urbana al passo con i tempi.
Sarti – Ci sono veti incrociati che bloccano tutto, ma che vanno superati. L’areale è fermo, il cuneo verde intoccabile, Laives mette le barricate, persino lo sviluppo della piccola zona artigianale di Viale Druso viene condizionato dalla possibilità di liberare l’area delle caserme Huber. Per non parlare degli industriali che preferiscono lasciare i capannoni vuoti.
Corrarati – In città a Bolzano c’è una componente politica che guarda principalmente agli interessi immobiliari e la salvaguardia del verde. Le due priorità finiscono per essere queste.
Il Comune di Bolzano potrebbe fare di più per cambiare la situazione?
Corrarati – Potrebbe fare molto di più. Ad esempio ottenere la gestione delle aree produttive nei prossimi anni; attualmente sono quasi tutte di competenza provinciale.
Sarti – Ogni comune deve fare un piano di sviluppo comunale territorio e paesaggio. Se Bolzano fa il suo senza dialogare con i comuni limitrofi si tratta di un grave errore. Bisogna almeno provarci.
Corrarati – Bolzano deve diventare una città laboratorio per avviare una politica che ha bisogno di una condivisione differente dal punto di vista dell’autonomia. Bisogna fare davvero “comunità”.
Sarti – Un ulteriore blocco del capoluogo si ritorcerebbe contro il resto del territorio, per forza di cose. Se blocchi il ganglio centrale, ne risente anche la periferia. E questo vale anche per il turismo.
Ecco, il turismo…
Corrarati – Badate bene che oggi i turisti vengono in massa a Bolzano anche quando è bel tempo, perché gli ospiti hanno fame di cultura, arte e storia.
Sarti – E se si blocca il capoluogo non si raggiungono neanche più le valli. In ogni caso non si deve più pensare in termini di smart city ma di smart land, oramai.
Corrarati – Occorre pensare ad una mobilità diversa. In futuro non dovremo più utilizzare così tanto il mezzo privato. Magari saranno tutte auto elettriche, silenziose con le farfalle che ci girano intorno, ma saremo ancora e sempre invariabilmente in coda.
Alloggi per i lavoratori: cosa si può fare in tempi brevi?
Corrarati – Le aziende sono in difficoltà perché i lavoratori non riescono a trovare casa a Bolzano a prezzi sostenibili e finiscono tutti in periferia. La legge provinciale dà la possibilità alle aziende di realizzare vani ad uso foresteria, ma da questo punto di vista c’è al momento troppa lentezza burocratica.
Sarti – I piani di attuazione comunali e provinciali devono essere adeguati, però. Ed è quello che purtroppo sta succedendo a causa della solita inerzia degli uffici pubblici.
Nei giorni scorsi in pieno giorno un grande albero è caduto a Bolzano in Via Laurino e per fortuna non ci sono stati feriti gravi. Tutti ci siamo chiesti a chi spetta la manutenzione delle migliaia di arbusti che rendono il capoluogo una città verde. Ecco cosa ci ha detto la direttrice della Giardineria Comunale Ulrike Buratti.
Ha fatto decisamente notizia il crollo, il 31 agosto scorso, dell’albero all’interno del Laurin Parking nel centro di Bolzano. È stata una di quelle situazioni in cui sarebbe potuta accadere una tragedia. Il video delle telecamere di sicurezza che mostrano, da varie angolazioni, la caduta dell’albero, un Aliantus, e come questo vada letteralmente in pezzi con l’impatto, fanno presumere che il dramma sia stato davvero sfiorato.
Il fatto che l’albero sia caduto non durante la tempesta della sera prima, ma in un frangente di una mattina soleggiata, ci porta a porci la domanda: potrebbe succedere di nuovo? E, come si prevengono certe situazioni? Come ci si tutela?
Abbiamo posto queste domande a Ulrike Buratti, la responsabile del Servizio Giardineria del comune di Bolzano.
“Come giardineria abbiamo un catasto dove sono segnati tutti gli alberi sulle nostre proprietà, ad ognuno abbiamo assegnato un codice. Ci sono dei colleghi che periodicamente fanno dei controlli visivi dei nostri alberi a seconda della grandezza della pianta; quando abbiamo a che fare con piante grandi, anche tutelate, in posizioni delicate, le facciamo controllare da esperti esterni con determinate cadenze.”
Quindi non vi occupate di tutti gli alberi in città?
“Ogni proprietario, così come deve tutelare la sua casa, ecc. deve aver cura delle altre cose di sua competenza. Noi da anni siamo in contatto con gli amministratori, quelli che sono coinvolti con la ANACI (l’associazione degli amministratori immobiliari italiani) e questi hanno anche sviluppato un libretto su come si mantengono le piante. Perciò, sono cose di cui gli amministratori sono a conoscenza, e sono loro che devono fare i controlli. Noi non abbiamo una visione su questi controlli. Il nostro contatto con ANACI, l’associazione che raggruppa tanti amministratori condominiali, risale a qualche anno fa, quando dopo un forte temporale si erano spezzati tanti rami di cedri privati. In quella occasione abbiamo ricordato, tramite l’ANACI, che le piante, così come tutte le altre cose all’interno di una proprietà, hanno bisogno di controllo. E da lì in poi, certi amministratori si sono attivati, si sono dati da fare.”
Ne approfittiamo per un’altra domanda che riguarda i lavori fatti recentemente dal comune in via Renon, nel tratto di marciapiede che collega la stazione FS alla stazione dei bus. Abbiamo notato che nel perimetro intorno agli alberi, sul marciapiede, è stato inserito uno strato di materiale insolito.
“È un materiale che stiamo utilizzando da qualche anno, adatto a far passare sia l’acqua che l’aria permettendo alla radice di respirare; viene steso a freddo, perciò non causa alcun danno alla pianta, e questo ci permette di recuperare un po’ di spazio per i pedoni. Abbiamo fatto interventi analoghi in piazza Domenicani e anche in Piazza Gries, in prossimità delle fermate dell’autobus, anche per evitare che la gente possa inciampare in prossimità delle piante.”
Si chiama Refill (riempire, in inglese), il progetto ideato e realizzato dalla Federazione Ambientalisti Alto Adige, che si pone l’obiettivo di mappare, attraverso una piattaforma consultabile gratuitamente online, tutte le fontane e i punti di prelievo di acqua potabile dell’intera Provincia.
Quando l’impegno giovanile si sposa con progetti utili all’intera comunità e dal forte impatto ambientale, il risultato non può che essere vincente. Da qualche anno a questa parte le nuove generazioni sono diventate portatrici di buon esempio per quanto concerne le tematiche della sostenibilità e del cambiamento climatico. E anche a Bolzano – e in Alto Adige in generale – le iniziative in questa direzione sono diverse. Come Refill (riempire, in inglese), progetto ideato e realizzato dalla Federazione Ambientalisti Alto Adige, e che si pone l’obiettivo di mappare, attraverso una piattaforma consultabile gratuitamente online, tutte le fontane e i punti di prelievo di acqua potabile dell’intera Provincia. Un progetto avviato già da qualche mese sulla falsariga dei modelli nati in altre grandi città europee come Bristol e Amburgo, e che oggi riceve nuovo slancio grazie al supporto dei ragazzi di YouDo!BZ, un progetto costola del Jugenddienst Bozen, che aiuteranno d’ora in poi nell’aggiornamento della banca dati. In Alto Adige, d’altronde, abbiamo la grande fortuna di poter bere fuori casa acqua buonissima senza doverla comprare al supermercato. Basta prendere la propria borraccia e riempirla in una delle numerose fontane dislocate sul territorio da cui zampilla acqua pura e freschissima. È questo il senso di Refill: far accedere facilmente le persone ad un bene primario come l’acqua senza inquinare. Appoggiandosi alle fontane pubbliche sarà possibile evitare la produzione di rifiuti in plastica, riducendo al tempo stesso le spese personali e della collettività. Parallelamente si ridurranno anche i trasporti del materiale e le emissioni di CO2. Ad oggi la piattaforma Refill conta già 1.700 punti di prelievo d’acqua, di cui circa un centinaio a Bolzano. E con l’aiuto dei ragazzi di YouDo!BZ si punta a incrementare velocemente questo numero. A inserire i nuovi hotspot di acqua potabile saranno Igor Danzi e Ripudaman Singh, due giovanissimi che si sono sin da subito interessati al progetto. “Non posso nascondere che siamo molto contenti di poter contare sul loro aiuto. Avere delle forze fresche così rappresenta per noi un’autentica boccata d’aria fresca”, spiega Josef Oberhofer, presidente della Federazione. E anche il funzionamento della piattaforma, che ricordiamo essere aperta e accessibile a tutti i cittadini, è semplice e intuibile: “Per fare una segnalazione è necessario registrarsi. Così facendo si potrà scegliere tra due opzioni: aggiornare i punti preesistenti con informazioni rilevanti, offrendo così un valore aggiunto per tutti, oppure inserire dati completamente nuovi, registrando nuove fonti e fornire le informazioni correlate”, continua Oberhofer. La piattaforma Refill (www.refill.bz.it/it) è quindi alimentata dalla conoscenza e dall’impegno di molte persone che vogliono contribuire alla riduzione dei rifiuti in plastica. Una volta entrati sul sito ci si imbatte nella mappa della Provincia di Bolzano. Basterà scegliere la zona di nostro interesse e zoommare selezionando la fontana più vicina a noi. Con un semplice click sarà possibile ottenere molte informazioni tra cui la via in cui è localizzata, le fotografie, la qualità dell’acqua e i dettagli sull’accesso alla fontana.