Giornate FAI: alla scoperta del territorio, dell’arte e della storia 

Sabato 15 e domenica 16, come nel resto d’Italia, si sono tenute anche a Bolzano le giornate del Fondo Ambiente Italiano. I due momenti, svolti all’insegna dell’arte, della storia e della tutela del patrimonio culturale locale, sono stati un’occasione rivolta a tutta la cittadinanza per prendere parte a tre visite guidate tra Piazza Gries e via Martin Knoller. La grande novità di quest’anno: un tour all’interno del cimitero dell’antica chiesa parrocchiale del quartiere.

// Di Andrea Dalla Serra

La tutela paesaggistica e del patrimonio artistico, la sensibilizzazione della popolazione e, soprattutto, la restituzione dei beni alla collettività, sono tre dei principali obiettivi che, fin dalla propria nascita avvenuta nel 1975, il Fondo Ambiente Italiano si impegna a perseguire.

A livello provinciale, però, non è presente alcun bene FAI; il più conosciuto tra quelli in prossimità dell’Alto Adige, d’altra parte, è il Castello di Avio nel vicino Trentino. 

“Speriamo un domani di poter avere un bene FAI anche qui. Probabilmente, questa mancanza è dovuta anche al fatto che, a livello locale, c’è una storica attenzione al bene pubblico e alla tutela artistica”, spiega la referente del Gruppo giovani del FAI Bolzano, Federica Cassarà. “Il FAI ha il compito di vigilare sulla presenza di abusi o mancanze nei confronti dei beni culturali e per questo a livello nazionale si è spesso intervenuti per salvare dei beni che rischiavano di perdere il proprio splendore o non erano accessibili al pubblico. La Fondazione ha a cuore la cultura delle persone e lo dimostra anche tramite la restituzione dei beni alla cittadinanza”, continua.

I tre beni aperti quest’anno al pubblico sono stati: il convento di Muri-Gries (con visita guidata messa a disposizione dagli studenti del Liceo Carducci in qualità di ‘Apprendisti ciceroni); la chiesa di Sant’Agostino e l’antica parrocchiale di Gries con il suo storico cimitero. Queste ultime due hanno avuto le visite guidate tenute dai volontari della fondazione, tra cui il FAI di Merano. “Non è una cosa da poco il coinvolgimento degli studenti nelle visite guidate: io stessa mi sono avvicinata a questa realtà proprio attraverso la scuola e, successivamente, andando a studiare a Roma, una città nella quale c’è veramente molto da scoprire; qui a Bolzano, però, per non essere una città grande mi sento di dire che c’è un’offerta abbastanza varia e non sono poche le attività che prendono vita anche grazie alla quindicina di volontari del gruppo giovani e della delegazione del capoluogo”, evidenzia Cassarà. Nei prossimi mesi, infatti, è in programma uno scambio culturale e di visite reciproche con il FAI di Bari, come già accaduto con Trento e Brescia.

Nel convento

dopo 20 anni

Non è la prima volta che il convento benedettino Muri-Gries viene aperto al pubblico per le giornate organizzate dal FAI: “È successo già una ventina di anni fa, ma non è detto che la mia generazione abbia potuto usufruire di quell’occasione”, dice Cassarà. Il convento fu prima castello dei Conti del Tirolo, poi sede dei canonici agostiniani e, infine, utilizzato come monastero dei benedettini provenienti dalla Svizzera, precisamente da Muri. E furono proprio questi due ordini religiosi a contribuire alla fioritura del quartiere Gries e a investire le proprie energie nel settore vinicolo: “All’interno di questo convento, tuttora abitato, ci sono molti tesori, come la camera del prelato e la camera degli svizzeri. Avremmo voluto rendere disponibile il tour dentro alla famosa cantina, ma, essendo questo un periodo di vendemmia, non è stato possibile. Speriamo di poterlo fare nei prossimi mesi”, dice la giovane volontaria FAI.

Una chiesa da visitare

La chiesa parrocchiale di Sant’Agostino, situata a nord del complesso conventuale dei benedettini, è rimasta aperta solo il pomeriggio di domenica 16, a causa del suo impiego per le funzioni religiose. “Penso che la chiesa, che si affaccia proprio su piazza Gries, sia un luogo conosciuto ai più, nonostante ciò abbiamo voluto lo stesso fornire una guida più approfondita. Ad esempio – continua Cassarà – sono famose le decorazioni ad opera quasi esclusivamente di Martin Knoller”.

Il cimitero: tra aneddoti e curiosità

L’antica chiesa parrocchiale di Nostra Signora, dedicata appunto alla Vergine, è situata, così come lo storico cimitero di Gries, nel nucleo più antico dell’omonimo quartiere ed è visibile in quanto rialzata da una collinetta. Anche qui sorgeva un maso vinicolo e per questo l’area circostante prese il nome di “Keller”, cantina appunto. “Sicuramente molto apprezzato dal pubblico è stato il famoso altare di Michael Pacher, un vero e proprio genio del suo tempo che è riuscito a creare un punto di contatto tra arte nordica e rinascimentale. Per anticipare la visita guidata nella chiesa – conclude Cassarà – abbiamo voluto proporre una novità senza precedenti: un giro tra le lapidi del cimitero della parrocchia stessa. Il racconto di Gries e di tutto il capoluogo è così passato attraverso la spiegazione di alcune lapidi; abbiamo ripercorso, tra aneddoti e curiosità, alcune vicende legate al territorio altoatesino grazie alle storie di illustri personaggi che lo hanno abitato e vissuto. È un ambiente assolutamente suggestivo”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Va in pensione Tiziano Popoli, il “padre” dell’informatica musicale a Bolzano

Dopo alcuni decenni di insegnamento, a gennaio andrà in pensione Tiziano Popoli, modenese, fondatore della cattedra di informatica musicale presso la Scuola di Musica Vivaldi. Per noi questo è stato un motivo per incontrarlo e cercare di tracciare un breve bilancio della sua esperienza bolzanina.

Come sei arrivato ad insegnare a Bolzano? E che impressioni hai avuto?

Sono arrivato su sollecitazione di due amici, Silvia Cesco e Mauro Franceschi, coi quali ho passato diversi anni all’università, al DAMS di Bologna.  Giunto a Bolzano ho cominciato ad insegnare pianoforte, successivamente, durante la gestione di Elettra Vassallo come direttrice, vedendo quali erano le richieste e le esigenze espresse soprattutto dai più giovani allievi di tastiere, decidemmo che si poteva aprire a livello sperimentale una cattedra che si sarebbe occupata di informatica musicale, in quanto, negli anni ’90, cominciava a diventare una disciplina interessante per molti.
La cattedra ha preso corpo, per cui il corso è sempre cresciuto; credo che al Vivaldi siamo stati i primi a parlare di informatica musicale, prima ancora del Conservatorio.

Che impressione ti fece la Bolzano di quando arrivasti? Hai dei ricordi particolari?

Nel periodo in cui arrivai, c’era un po’ questa situazione di coprifuoco serale, quando invece dalle mie parti c’erano locali che stavano aperti fino alle 4-5 di mattina. La città mi pareva un po’ chiusa, poi con il passare del tempo questa cosa si è un po’ sciolta, anche qui è arrivata una sorta di globalizzazione, per cui ho visto le cose prendere una piega un po’ più conforme rispetto alla mia esperienza di grandi città. Di seguito ho scoperto una città in realtà piena di interessi, forse anche un po’ dispersiva. Ricordo una serie di manifestazioni culturali che mi erano piaciute molto e so che sono invece state oggetto di grandi discussioni. I Ponti d’Artista o altre operazioni che non sono state accettate in toto. 
Personalmente qui, ho trovato molto spazio in questi anni. Non mi sono mai prodigato per avere questo o quello, ma molte volte sono stato invitato a partecipare a dei progetti anche entusiasmanti, e devo dire che questa città a me ha dato parecchio. Quindi sono ben contento di questa relazione, perché è una relazione comunque di amore, in quanto considero Bolzano la mia seconda città.

Quali saranno le nuove frontiere dell’informatica musicale?

L’informatica nella musica è nata per semplificare la vita del musicista. Questo presupponeva che il musicista dovesse studiare molto, apprendere delle metodologie, per entrare all’interno di questo mondo che prometteva dei miracoli, in buona parte realizzati. 
Sicuramente per molte persone è cambiato il valore della musica. La sua smaterializzazione ha portato ad una frammentazione dell’ascolto, che oggi è diverso rispetto ai tempi in cui c’erano solo i vinili o i cd.
Chi produce musica ha a disposizione sempre più software che entrano nella gestione stessa del suono, per modificarne le caratteristiche, prendendone il controllo. Pensiamo all’autotune nelle produzioni pop: abbiamo l’informatica che gestisce un fenomeno così delicato come quello dell’intonazione vocale o strumentale, un processo piuttosto innovativo degli ultimi anni.
Io credo che l’informatica musicale verrà usata sempre più per dare profondità alla musica, pensiamo all’applicazione pratica nelle sonorizzazioni di ambiente o nel settore cinematografico.

Autore: Till Antonio Mola

Trent’anni di giovani al papperla

I 30 anni sono i nuovi 20, si dice. Perché rappresentano il momento perfetto in cui raccogliere i frutti del lavoro passato rafforzati da una maggiore maturità ed esperienza, per guardare con entusiasmo al futuro. Su questa lunghezza d’onda c’è anche il Papperlapapp, centro giovanile bolzanino che dal 1992 è punto di riferimento per le generazioni tra gli undici e i vent’anni, ma non solo, e che recentemente ha festeggiato questo traguardo con una festa in cui ha coinvolto partner, collaboratori e frequentatori del centro. Si tratta di un luogo d’incontro che propone attività pensate per educare i giovani a diventare cittadini responsabili e attivi: dagli spazi di aggregazione dove i ragazzi possono passare del tempo insieme, ai corsi di musical della Music School, passando per Expeerience, un progetto formativo per imparare a gestire gruppi e lavorare sulla propria leadership, e i numerosi i campi estivi e invernali. E sono migliaia i ragazzi che negli anni sono passati per Piazza della Parrocchia contribuendo alla crescita del centro, come spiega Lauretta Rudat, presenza fissa al centro dal 2009 in qualità di collaboratrice pedagogica.

Rudat, che bilancio si può trarre da questi primi 30 anni d’attività?
Sicuramente positivo perché siamo riconosciuti sul territorio come fucina di idee e progetti per i ragazzi. La nostra forza risiede nell’ascolto dei loro bisogni reali. Per farlo ci mettiamo quotidianamente in gioco, ponendoci anche domande scomode. Abbiamo imparato a essere flessibili e saper cambiare velocemente i progetti per adattarci alle esigenze delle nuove generazioni. Ma negli anni la nostra attitudine non è cambiata e questo ci ha portato a toglierci grandi soddisfazioni.  

Quanto è difficile guidare la macchina organizzativa del Papperlapapp?
La grande sfida è riuscire a dividersi in maniera efficiente tra la gestione dei progetti e l’avere una sicurezza finanziaria alle spalle. È complicato ma ci riusciamo. L’altro nostro obiettivo è riuscire a tradurre al meglio in termini di qualità e quantità il lavoro relazionale che svolgiamo ogni giorno per garantire trasparenza e rendicontazione a finanziatori, partner e sponsor.

Bolzano è una città su misura di giovani?
Non del tutto, ma ci sono grandi potenzialità. L’amministrazione e le associazioni devono concentrarsi sulle richieste delle diverse categorie di giovani, dagli studenti a coloro che vogliono uscire il sabato sera passando per chi non sa cosa fare il pomeriggio con gli amici. Solo così si può capire come intervenire. Anche la vita notturna va ripensata, creando una rete che generi situazioni che uniscano svago e prevenzione. 

Ci siete a contatto tutti i giorni: queste giovani generazioni come sono?
Credo abbiano molto da poterci dare e insegnare. Spesso sono vittime di forti stereotipi e questo non è giusto. Noi adulti dobbiamo rappresentare per loro un canale di ascolto e capire cosa ci chiedono. Molti ragazzi hanno voglia di mettersi in gioco per loro stessi e per la comunità, e questo va riconosciuto. Gli episodi spiacevoli che si leggono sui giornali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma lo sguardo dei giovani sul presente e sul futuro può aiutare anche i più grandi. Più noi ci voltiamo dall’altra più loro chiederanno spazio e voce. Non bisogna puntare il dito su qualcuno ma entrare in dialogo con loro.

Autore: Alexander Ginestous

I giovani, la letteratura e i… “petali”

Tutti i Petali del Papavero è il secondo evento di InchiostroVIVO, rassegna creata da un gruppo di giovani bolzanini, con l’aiuto delle operatrici di COOLtour dell’Associazione La Strada-Der Weg, le realtà partner ANPI e UNICEF e il sostegno pubblico. 
L’evento si terrà il 21 ottobre presso Spazio Costellazione (in Via Claudia Augusta 111, si tratta di 4 repliche alle 10.30, 11.30,15.30, 17,30). Anna Michelazzi, bolzanina e studentessa di Lettere è una delle giovani menti che hanno dato vita al progetto, mentre Desiree è una delle attrici.

Ciao Anna, com’è nato il progetto di InchiostroVivo?
InchiostroVivo è una rassegna nata con lo scopo di riavvicinare la cittadinanza alla letteratura e sviluppare il pensiero critico nelle persone rispetto a temi letterari. Vedere la letteratura da un altro punto di vista, non solamente scolastico, e valorizzare giovani appassionati dell’ambito letterario o artistico. Ogni anno la rassegna è dedicata ad un autore differente.

L’anno scorso è stato Dante. Quest’anno Fenoglio. Perché?
Spulciando tra i vari anniversari e ricorrenze ci siamo imbattuti in un autore poco conosciuto, ma che tratta un tema importante che ci sta molto a cuore: la Resistenza. Nonostante le varie riflessioni sapevamo che sarebbe stato lui il nostro protagonista! Con l’occasione del centenario dalla sua nascita, inserendoci nel percorso di Bolzano Città della Memoria 2022, abbiamo scelto di portare in scena Beppe Fenoglio.

Quali temi porterà in scena questo spettacolo?
Lo spettacolo porterà in scena con recitazione e musica temi importanti come l’antifascismo e la pace. Abbiamo cercato, con l’aiuto e la guida dell’attrice Diletta La Rosa, di portare le parole di Fenoglio in vita riuscendo a evidenziare la sua Resistenza, che non è quella eroica, ma è una Resistenza umana, di dubbi e paure, coraggio e scelte.

Con l’occasione abbiamo deciso di intervistare anche Desiree, giovane ragazza bolzanina, che riveste i panni di attrice in questo spettacolo.

Ciao Desiree, come sei entrata in contatto con InchiostroVivo?
Sono entrata in contatto con InchiostroVivo tramite chi aveva partecipato alla scorsa edizione, che mi ha contattata nella ricerca di giovani volenterosi, propensi a partecipare attivamente ad eventi culturali.

Cosa hai imparato da questa esperienza?
Ho imparato a stare con le persone, a mettermi in gioco e ad imparare come esprimermi con gli altri.

Sei partita da zero. Hai dovuto studiare?
Sì è stata la mia prima volta. Sono venuti dei professionisti del mestiere per aiutarci e questa interazione ci ha aiutato molto.

Sono importanti le relazioni con gli altri attori?
Sì, avere delle relazioni con gli altri membri del team aiuta a rendere la storia più spontanea. Si è creato un bel gruppo.

Cosa porti a casa?
Belle esperienze, amicizie e tante nuove competenze.

Riti pre-spettacolo? Ansie e paure?
Nessun rito. Ovviamente davanti al pubblico si è agitati e c’è paura di sbagliare. Ognuno ha più di un ruolo da interpretare, la difficoltà sta nel riuscire a cambiare velocemente personaggio sia mentalmente che fisicamente. Durante lo spettacolo sarà anche il pubblico a condividere con noi l’emozione, per questo vi invitiamo tutti ad essere presenti!

Autori: Niccolò Dametto e Ilaria Talamoni COOLtour

La casa delle Pigotte: adottare una bambola per aiutare un bambino

Le volontarie e la presidentessa di UNICEF Bolzano, Patrizia Daidone, ci raccontano la casa delle Pigotte di Corso Italia 51 a Bolzano.

Cos’è la casa delle Pigotte? 

La casa delle Pigotte è il luogo dove vengono create queste bambole di pezza e in cui le persone possono venire ad adottarle: quest’adozione avviene attraverso un’offerta che potrà salvare la vita di un bambino.  

Come vengono create le bambole di pezza? 

Viene realizzato il modello, ritagliato e cucito a macchina, capovolto e riempito per poi essere chiuso. A seguire le stiliste creeranno i vestiti,  le parrucchiere applicheranno i capelli e le visagiste realizzeranno i visi delle Pigotte. È un lungo lavoro a catena, in cui moltissime volontarie hanno un ruolo fondamentale e realizzano ogni parte della bambola rigorosamente a mano e con materiali di riciclo. Ci sono anche volontarie che  si occupano della realizzazione delle Pigotte dall’inizio alla fine. Ogni Pigotta è  un pezzo unico, frutto dell’amore e della fantasia delle artiste che le realizzano.

Come si adotta una Pigotta? 

Adottare una Pigotta è semplice: si può venire qui alla casa a Bolzano oppure a uno dei nostri eventi o nelle sedi UNICEF di tutta Italia e si sceglie la propria Pigotta. Ognuna ha le sue caratteristiche, le sue creatrici, la propria storia e il proprio nome, tutto segnato sulla carta d’identità che le è assegnata. L’offerta d’adozione  verrà devoluta al 100% a un fondo dedicato ai bambini di UNICEF: è questo che ci spinge a stare qui.

Quanto ci si mette a creare da zero una bambola? 

Una signora che le creava dall’inizio alla fine ci ha raccontato che impiegava otto ore per crearne una da zero. È un grande lavoro, ma dà moltissima soddisfazione.

Si possono personalizzare le Pigotte? 

Si può cambiare il loro nome e chiederle per occasioni speciali, ora ad esempio ne stiamo creando alcune per un battesimo. Ne creiamo poi per eventi che sono affini ai nostri valori come quelle con le scarpette rosse per sensibilizzazione rispetto al tema della Violenza sulle Donne. Ci sono anche realtà e aziende che ci chiedono di collaborare: ad esempio per pacchetti regalo con le Pigotte per Natale, per aggiungere un bel gesto al pensiero.

Collaborate molto sul territorio? 

Sì, ci teniamo moltissimo a creare rete. Abbiamo coinvolto varie realtà come le scuole Alfieri, il cento anziani della Visitazione, il centro diurno Don Bosco e il circondario, Casa Noà coi MISNA e i profughi, e moltissimi altri in tutta la provincia, da Vipiteno a Laives che ci aiutano nella realizzazione delle Pigotte.

Quali sono gli eventi in cui vi si può conoscere meglio? 

L’11 ottobre – giornata della Carta dei diritti della bambinaabbiamo tenuto una conferenza stampa al Teatro Cristallo per presentare il nostro programma. Abbiamo presentato tutte le attività legate alle tematiche che abbiamo a cuore: i diritti dell’infanzia, l’ambiente, la salute femminile, l’importanza della salute mentale. Il 20 ottobre inoltre c’è invece l’evento del Giardino Segreto, un’associazione che ha l’obiettivo di prestare assistenza legale e psicologica gratuita ai figli di vittime di femminicidio. è un evento importante e interessante che coinvolge testimoni pronti a raccontare le proprie storie e metterle al servizio della comunità, affinché non si ripeta ciò che è loro successo.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Le famiglie numerose hanno celebrato la loro festa

Finalmente, dopo 3 anni di stop dovuti alla pandemia di Covid 19, le famiglie numerose del Trentino Alto Adige si sono date appuntamento per trascorrere insieme una giornata di Festa. 

Domenica 9 ottobre 35 nuclei famigliari provenienti dal Trentino e dall’Alto Adige hanno dato il via all’incontro, alcuni partecipando alla Santa Messa celebrata dal parroco di Salorno, don Pierluigi Tosi ed animata dal coro Destinazione Betania della parrocchia di Laives.

All’Areale Festa Campestre di Salorno le famiglie organizzatrici – sotto la guida dei coordinatori della provincia di Bolzano, Silvia e Mirco Campo (di Laives) e di Trento, Federica e Massimo Sebastiani – hanno allestito stand per i giochi dei bambini, compresi i castelli gonfiabili mentre i rappresentanti di molte associazioni di volontariato del paese si sono prodigate per cucinare e servire il pranzo a tutti.

Anche gli Scout del Clan del Laives 3 hanno intrattenuto bimbi e ragazzi con diversi giochi.

Nel momento assembleare erano purtroppo assenti a causa di un imprevisto gli attuali presidenti Egle e Mario Sberna, ormai a fine mandato. Sono intervenuti invece Claudia e Alfredo Caltabiano, di Parma, associati della prima ora e attuali membri dell’Unità Politica dell’Associazione nazionale famiglie Numerose. Molte famiglie presenti hanno segnalato che la loro situazione con l’introduzione dell’Assegno unico universale è notevolmente peggiorata. Anfn aveva segnalato già in tempi non sospetti limiti e criticità, grazie alle proiezioni che aveva fatto coinvolgendo i propri soci, ma le nostre segnalazioni sono state inascoltate ed ora le famiglie soffrono per questa nuova mancanza di attenzione.

Al termine della festa c’è stata la tradizionale ricca lotteria, che ha donato al pomeriggio un momento di frizzante sorpresa e allegria.

Grandi cambiamenti in vista?

Le recenti elezioni nazionali del 25 settembre hanno visto l’affermazione del centro-destra e in particolare di Fratelli d’Italia. In Alto Adige il voto ha avuto un esito più complesso e articolato, non privo di interessanti possibili sviluppi in vista delle prossime elezioni provinciali del 2023. Ne abbiamo parlato con il politologo Günther Pallaver.

Quali sono le novità più significative del voto del 25 settembre in Alto Adige?

Si è trattato di una campagna elettorale molto piatta, dal punto di vista dei contenuti. Si è parlato delle bollette e dell’energia, ovvero temi nazionali. Ma poco o nulla è stato detto in merito ad argomenti specifici locali. In Alto Adige si è discusso un po’ della scelta da parte della SVP di presentare un proprio candidato nella circoscrizione Bolzano Bassa Atesina per il Senato. Anche se in realtà mi sembra che se ne sia discusso quasi di più nel mondo di lingua tedesca che in quello di lingua italiana. Io l’ho considerato un atto “non amichevole” perché la misura 111 del pacchetto favorisce la possibilità per il gruppo linguistico italiano di essere rappresentato in parlamento. La logica è quella della proporzionale, che da noi vale un po’ dappertutto. La scelta della SVP potrebbe avere delle ripercussioni anche in futuro. Se uno comincia con atti non amichevoli, forse poi anche gli altri possono continuare nella stessa direzione. 

La SVP si è giustificata dicendo che il partito aveva ricevuto una forte richiesta in questo senso dalla sua base in Bassa Atesina… 

Sì, ma resta comunque un atto non amichevole. 

Durante la campagna elettorale si è parlato di autonomia, ma restando molto sulla superficie, mi è parso… 

Sì: che bisogna difendere l’autonomia lo abbiamo sentito in tutte le campagne elettorali, non c’è nulla di nuovo. E quando c’è la possibilità che un partito di destra vada al potere in Italia, naturalmente la SVP si irrigidisce. Il fatto che tra poco in Italia ci sarà un governo di destra-centro naturalmente è una cosa problematica per l’autonomia, ma paradossalmente questo va a favore della Volkspartei, perché in questo modo può ricompattarsi. 

Nei risultati elettorali ci sono altri motivi di interesse. La Lega ha perso consenso, ma Alessandro Urzì per essere sicuro della sua elezione ha dovuto candidarsi a Vicenza. Di per sé in Alto Adige i risultati elettorali hanno avuto caratteristiche molto diverse rispetto al resto d’Italia, con le elezioni dei 5 parlamentari SVP e di Spagnolli per il centrosinistra al Senato.

In Alto Adige c’è un elettorato di lingua italiana sostanzialmente stabile, per quanto riguarda le aree politiche o le coalizioni. In queste elezioni abbiamo visto un riversamento tra partiti di centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’Italia. C’è una certa tendenza a saltare sul carro del vincitore e anche qui non c’è nulla di nuovo. In ogni caso la fluttuazione dell’elettorato italiano è talmente grande da impedire ogni continuità. E questo lo abbiamo sempre visto, già dalla fine della prima repubblica.

Fratelli d’Italia si appresta a prendere le redini del nuovo governo italiano. L’Alto Adige cosa si deve aspettare per il prossimo futuro?

Io mi aspetto una certa stagnazione. Se guardiamo al passato, l’autonomia ha avuto progressi in presenza di governi di centro-sinistra. Commissione dei 19, pacchetto e secondo statuto li abbiamo avuti con questo tipo di governi. Con i governi di centro destra dal ’94 in poi e soprattutto con Berlusconi non c’è stato invece quasi nessuno sviluppo. Pochissime le norme di attuazione approvate, e via dicendo. Probabilmente questo accadrà anche con questo nuovo governo.
La seconda cosa pensabile è che possano essere impugnate dopo 60 giorni tramite il governo davanti alla Corte Costituzionale alcune leggi provinciali. In passato in questi è cercata preliminarmente una via d’uscita per leggi delicate come quella sulla toponomastica, ma forse d’ora in poi questo sarà più difficile. La terza cosa che potrebbe capitare è che vengano messi in discussione i cosiddetti “privilegi” delle autonomie speciali, specialmente per quanto riguarda il loro finanziamento. Ben inteso: cambiare le cose dall’oggi al domani unilateralmente è difficile, però ora potranno esserci degli “sgambetti. C’è poi un’altra questione…

Quale?

Ogni giorno sento parlare della sovranità nazionale e della nazione italiana. Giorgia Meloni non parla mai di stato, ma di nazione. Ma sono 100 ormai che con nazione si intende una popolazione con una lingua e cultura omogenea. In Italia però ci sono persone che non appartengono alla nazione, e poi:  come la mettiamo con le minoranze linguistiche? Le parole hanno il loro peso…
Durante la campagna elettorale Urzì si è arrabbiato perché Achammer è andato a trovare il cancelliere austriaco. Ma è dal 1946 che questa cosa viene fatta! Mi stupisco perché nel frattempo – non soltanto tramite l’accordo di Parigi e la quietanza liberatoria – secondo me e numerosi giuristi l’Alto Adige è diventato una sorta di “condominio sui generis” tra Italia e Austria. Dico sui generis perché la sovranità, grazie all’Unione Europea, ormai qui non è più assoluta da tempo. Ma staremo a vedere…

Le parole hanno il loro peso. Ma poi comunque una cosa è quello che si dice e un’altra quello che si fa… 

Certo. E io al momento naturalmente giudico quello che sento. Va in ogni caso considerato il fatto che Fratelli d’Italia è gemellato con il partito nazionalista polacco, con Vox in Spagna e in Germania con Alternative für Deutschland. Si tratta di partiti al 1000% sovranisti e assolutamente di destra. Se Fratelli d’Italia si sente così, allora dovrebbe uscire dal gruppo dei conservatori nel parlamento europeo. 

Cruciali saranno i primi passi del nuovo governo e in particolare della leader Giorgia Meloni. Azioni molto forti in senso sovranista non è escluso possano subito scontentare una parte dell’elettorato che ha premiato Fratelli d’Italia. Le fortune di chi vince in Italia ultimamente sono particolarmente effimere. Alle prossime elezioni provinciali manca un anno e non è dato che in un anno di governo Fratelli d’Italia mantenga il suo attuale forte consenso.  

L’Italia non può permettersi grandi cose: ha degli impegni presi con l’Europa in cambio di importanti sussidi concessi. 

Le elezioni del 25 settembre in Alto Adige in realtà hanno dato un’altra serie di segnali interessanti su quello che potrebbe succedere fra 12 mesi, quando andremo a rinnovare il consiglio e la giunta provinciale.

Partiamo dal presupposto che Kompatscher si ricandidi. Più lui aspetta nel dare il suo assenso e maggiore sarà la difficoltà per la Volkspartei di trovare un’alternativa. Sappiamo che Kompatscher tuttora ha un consenso superiore a quello del suo partito e ha già detto che secondo lui la prossima legislatura dovrà essere all’insegna della sostenibilità. Questa cosa non potrà farla con i partiti di destra, anche perché con ogni probabilità fra un anno la Lega non avrà più quattro candidati eletti (in realtà uno se n’è già andato da tempo). I consiglieri della Lega saranno almeno dimezzati e la SVP senz’altro non farà una coalizione con Fratelli d’Italia. Con chi allearsi, allora? Sarà difficile che il PD possa fare più di un consigliere. Ed è risaputa la simpatia di Kompatscher per il mondo liberal e dei Verdi. Dunque la Volkspartei cercherà un accordo con i Verdi – che probabilmente saranno il secondo partito – sempre che loro riescano ad eleggere abbastanza italiani. In prospettiva nazionale in questo modo la SVP resterebbe anche blockfrei, perché i Verdi di fatto sono un partito locale. In ogni caso non credo che ci sarà una coalizione a tre, perché l’accordo tra due partiti è molto più facile da gestire. In realtà in un anno possono succedere molte cose, ma al momento io la vedo così. 

Sarebbe un cambiamento davvero epocale.

Certo. D’altronde però in Tirolo ÖVP e Verdi hanno governato insieme per 10 anni e non è caduto il mondo. E Verdi in Alto Adige non sono più da tempo il partito langeriano. 

L’astensionismo in Alto Adige ha manifestato caratteristiche sue peculiari?

Mah, non più di tanto. Forse qualcuno nelle varie circoscrizioni ha pensato che in candidati SVP avevano già vinto in partenza. Ma per il resto il trend di una crescita dell’astensionismo è nazionale ed anzi europeo, com’è noto. 

Autore: Luca Sticcotti

Inaugurato il nuovo sentiero Rebe

E’ stato inaugurato da poco – grazie ad un progetto congiunto di Azienda di Soggiorno di Bolzano e Associazione Turistica Renon – un nuovo sentiero che collega Bolzano a Signato, frazione del Comune di Renon.

Finora, chi voleva raggiungere Signato a piedi, solitamente percorreva la prima parte del “Keschtnweg”, il sentiero delle castagne, percorribile a tappe. Lungo in tutto 60 chilometri, collega il capoluogo a Bressanone, passando per i masi del Törggelen. Una parte del cammino è il ripido percorso, a tratti asfaltato, di quella che un tempo è stata la cremagliera del Renon. Per arrivare a Signato lungo questa via è necessario, all’altezza dell’Ebnicherhof, attraversare la piccola valle del Katzenbach, il Rio Rivellone, quindi scendere fino al rio, attraversarlo, e risalire dal lato Nord della piccola valle fino a Signato.
Il nuovo sentiero invece parte da Rencio e in 3,5 chilometri arriva a Signato dal lato giusto (a Nord) della Valle del Rivellone. Il sentiero è una passeggiata tematica attraverso le colline disegnate dai vitigni. Lungo l’itinerario sono state allestite diverse installazioni artistiche a cura di Filip Moroder Doss che accompagnano il visitatore dentro la cultura vitivinicola con passione ed empatia. Uno degli elementi particolari del sentiero è una terrazza panoramica dal design artistico vicino al maso Loosmannhof da cui si può godere di una magnifica vista su Bolzano e sulle Dolomiti.
Il dislivello complessivo è di 500 metri e vede nel passaggio vicino alla chiesa di Santa Giustina uno snodo centrale. Gli incantevoli vigneti di Rencio si uniscono ai boschi di castagni e ai vigneti di Signato, che emergono man mano che si sale. Il tutto è accompagnato da tavole descrittive dove poter approfondire la storia del luogo, gli aspetti storici della viticoltura nonché le diverse varietà di vino e le varie fasi del lavoro vinicolo. Il percorso intende anche consentire a chi lo percorre, di capire la varietà dei vitigni presenti: dal Lagrein (che cresce a basse quote) al Riesling (il più alto) passando per Merlot, Blauburgunger, Müller Thurgau e diversi altri.
Il presidente dell’Associazione Turistica Renon Wolfgang Holzner spiega il perché di questo progetto: “La viticoltura ha una lunga tradizione sui pendii baciati dal sole che salgono da Bolzano al Renon. Per questo motivo, ormai diversi anni fa, Klaus Unterhofer (†), allora membro del comitato dell’Associazione turistica del Renon, ebbe l’idea di costruire un sentiero. È un onore che ci sia stato permesso di continuare a lavorare sulla sua idea e di aprire oggi un percorso unico nel suo genere. Il sentiero è segno vivo della collaborazione tra turismo e agricoltura. I contadini aprono le porte dei loro vigneti e lasciano che gli escursionisti lungo il percorso prendano parte alla nostra preziosa tradizione e cultura del vino”.
Gli fa eco il presidente dell’Azienda di Soggiorno Roland Buratti: “Il sentiero Rebe è un gioiello che contiene molta della ricchezza del territorio altoatesino. Una cura e una cultura del verde che sono un esempio di valorizzazione e bellezza”.

Autore: Till Antonio Mola

I 18 anni di Sofia e il suo sogno nazionale

La sua voce è squillante e carica di felicità. Sofia Palladino, bolzanina classe 2004, ha ricevuto da pochi giorni la notizia della sua seconda convocazione nella Nazionale di rugby femminile under19 e la sua emozione è ancora molto forte.

“Poter rappresentare il mio Paese è un grande onore, è bello sentire il peso della maglia azzurra addosso”. Determinazione e spirito di sacrificio l’hanno portata a raggiungere grandi obiettivi a soli 18 anni, coniugando sport e vita scolastica al meglio. Sofia sta frequentando l’ultimo anno al Liceo Scientifico Torricelli di Bolzano e si divide quotidianamente tra la palla ovale e lo studio, perché all’orizzonte ci sono gli esami di Maturità. Una sfida non facile, considerando che lei si allena con il Sudtirolo Rugby a Bolzano ma gioca con il Montebelluna Rugby in Serie A nell’ambito del progetto “4Team” di cui fanno parte il citato Montebelluna, il Feltre, il Venezia e, da questo anno, la squadra altoatesina. 

Sofia, come ti sei avvicinata al rugby?

Da piccola praticavo ginnastica artistica, ma avevo molti amici che giocavano a rugby. Spesso andavo a vederli al campo e così tra la terza media e la prima superiore decisi di provare anche io. Giocavo con i maschi ma mi innamorai subito di questo sport. A Bolzano purtroppo non c’è la squadra femminile, quindi negli anni ho giocato con il Trento, con il Feltre e ora sono al Montebelluna. 

Quale aspetto ti affascina di più di questo sport?

Il fatto che non discrimina nessuno: tutti possono giocare a rugby. Non esiste un fisico prototipo, esistono tanti ruoli per tante caratteristiche. Uno può essere veloce e robusto o lento e magro, troverà sempre e comunque un posto in squadra. 

Che emozioni provi a vestire la maglia azzurra?

Sono indescrivibili. L’anno scorso ho giocato alcuni test match con la Nazionale under18 in Francia e al Sei Nazioni in Scozia e non mi sembrava vero. Nonostante sia una nazionale giovanile avverto il peso della maglia e la sua importanza. Sento una responsabilità diversa, tanta voglia di dimostrare il mio valore e rappresentare l’Italia ai massimi livelli. Spero di continuare a meritarmi questo gruppo e di provare l’emozione di ricevere ogni volta una convocazione.

Quali saranno i prossimi impegni?

Sarà una stagione molto particolare e lunga. Con il club affronteremo molte squadre toste e difficili, con la Nazionale avremo raduni mensili e partite internazionali, tra cui un grande torneo a fine giugno. Il livello del lavoro che viene svolto è sempre molto alto, probante e stimolante. Trovo però fantastica l’opportunità di potersi confrontare con altre realtà e con altre giocatrici per migliorare il proprio stile di gioco e percorso sportivo. 

Come fai a conciliare sport e studio?

Serve tanto senso di responsabilità e organizzazione. Non sempre è facile, ma è necessario. La scuola ha la priorità su tutto. Mi alleno la sera a Bolzano e spesso sfrutto le lunghe trasferte per studiare durante il viaggio; cerco poi di adeguarmi in base alla situazione per ritagliarmi dello spazio da dedicare ai libri. I tempi morti o di riposo sono molto pochi. La maturità spaventa, ma voglio superarla in maniera brillante.

Progetti per il futuro?

La prossima estate proverò a fare un paio di test d’ingresso in diverse Università. Mi piacerebbe andare o a Torino o in Veneto per continuare a giocare con regolarità. Non nascondo però che il sogno più grande è quello di raggiungere la Nazionale maggiore.

Autore: Alexander Ginestous

Com’è profondo il mare, anche a Bolzano

Andrea e Roland, amici, soci ed esperti apneisti, ci raccontano la loro grande passione che fa scoprire le profondità del mare e di sé stessi: l’apnea.

Da dove nasce la vostra passione? Che benefici porta l’apnea come sport? 

L’apnea è uno sport, oltre che atletico, di introspezione. Richiede molta concentrazione ed attenzione a noi stessi. Porta un benessere psicofisico che con altri sport difficilmente è raggiungibile così intensamente. Praticarlo ha portato alle nostre vite molti benefici e il nostro desiderio è quello di riuscire a trasmettere questo sport non solo come attività sportiva, ma, appunto, come attività salutare per la vita di chi lo pratica.
Scegliere l’apnea è scegliere uno sport che include anche la salute e lo star bene oltre che escursioni al mare, divertimento e la scoperta delle bellezze sottomarine in e con sicurezza.
Siamo sempre stati affascinati dal mondo sommerso e approfondendo le tecniche di apnea sono nate in noi la voglia e la passione di dedicare molto del nostro tempo a quest’attività e a coinvolgere sempre più persone in questo mondo.

Quali sono i vostri obiettivi? 

Il nostro scopo è aprire un centro dedicato esclusivamente all’apnea dove offrire attività subacquee e da questa base creare un gruppo di amici per confrontarci ed allenarci insieme, ma anche per andare in gruppo al lago o al mare per tuffarci nel blu.
Infatti tra le varie attività ci sono gli allenamenti per partecipare alle gare del circuito nazionale, uscite in barca a vela, attività di respirazione, rilassamento e di pesca in apnea.
Quest’anno abbiamo partecipato ad alcune gare con ottimi risultati, vincendo diverse medaglie e portando due atleti nella categoria Élite che consentirà loro di partecipare ai campionati Italiani assoluti di apnea.

E se qualcuno volesse aggiungersi al vostro gruppo? 

Può scriverci una mail a manta@triathlon3v.com e invieremo volentieri tutte le informazioni.

Come si chiama il vostro gruppo?

Il nostro gruppo si chiama Manta Freediving ed è nato nel 2020 quando abbiamo deciso, spinti dall’amicizia, dalla passione per lo sport e dal forte legame con il mare di metterci in gioco come istruttori per avvicinare al campo dell’apnea più persone possibile

Avete dei social media che consentano di restare aggiornati sulla vostra attività?

Siamo su Facebook ed Instagram come Manta Freediving. Lì pubblichiamo aggiornamenti e mostriamo quanto ci divertiamo nel condividere la nostra passione.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour