Trent’anni di giovani al papperla

I 30 anni sono i nuovi 20, si dice. Perché rappresentano il momento perfetto in cui raccogliere i frutti del lavoro passato rafforzati da una maggiore maturità ed esperienza, per guardare con entusiasmo al futuro. Su questa lunghezza d’onda c’è anche il Papperlapapp, centro giovanile bolzanino che dal 1992 è punto di riferimento per le generazioni tra gli undici e i vent’anni, ma non solo, e che recentemente ha festeggiato questo traguardo con una festa in cui ha coinvolto partner, collaboratori e frequentatori del centro. Si tratta di un luogo d’incontro che propone attività pensate per educare i giovani a diventare cittadini responsabili e attivi: dagli spazi di aggregazione dove i ragazzi possono passare del tempo insieme, ai corsi di musical della Music School, passando per Expeerience, un progetto formativo per imparare a gestire gruppi e lavorare sulla propria leadership, e i numerosi i campi estivi e invernali. E sono migliaia i ragazzi che negli anni sono passati per Piazza della Parrocchia contribuendo alla crescita del centro, come spiega Lauretta Rudat, presenza fissa al centro dal 2009 in qualità di collaboratrice pedagogica.

Rudat, che bilancio si può trarre da questi primi 30 anni d’attività?
Sicuramente positivo perché siamo riconosciuti sul territorio come fucina di idee e progetti per i ragazzi. La nostra forza risiede nell’ascolto dei loro bisogni reali. Per farlo ci mettiamo quotidianamente in gioco, ponendoci anche domande scomode. Abbiamo imparato a essere flessibili e saper cambiare velocemente i progetti per adattarci alle esigenze delle nuove generazioni. Ma negli anni la nostra attitudine non è cambiata e questo ci ha portato a toglierci grandi soddisfazioni.  

Quanto è difficile guidare la macchina organizzativa del Papperlapapp?
La grande sfida è riuscire a dividersi in maniera efficiente tra la gestione dei progetti e l’avere una sicurezza finanziaria alle spalle. È complicato ma ci riusciamo. L’altro nostro obiettivo è riuscire a tradurre al meglio in termini di qualità e quantità il lavoro relazionale che svolgiamo ogni giorno per garantire trasparenza e rendicontazione a finanziatori, partner e sponsor.

Bolzano è una città su misura di giovani?
Non del tutto, ma ci sono grandi potenzialità. L’amministrazione e le associazioni devono concentrarsi sulle richieste delle diverse categorie di giovani, dagli studenti a coloro che vogliono uscire il sabato sera passando per chi non sa cosa fare il pomeriggio con gli amici. Solo così si può capire come intervenire. Anche la vita notturna va ripensata, creando una rete che generi situazioni che uniscano svago e prevenzione. 

Ci siete a contatto tutti i giorni: queste giovani generazioni come sono?
Credo abbiano molto da poterci dare e insegnare. Spesso sono vittime di forti stereotipi e questo non è giusto. Noi adulti dobbiamo rappresentare per loro un canale di ascolto e capire cosa ci chiedono. Molti ragazzi hanno voglia di mettersi in gioco per loro stessi e per la comunità, e questo va riconosciuto. Gli episodi spiacevoli che si leggono sui giornali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma lo sguardo dei giovani sul presente e sul futuro può aiutare anche i più grandi. Più noi ci voltiamo dall’altra più loro chiederanno spazio e voce. Non bisogna puntare il dito su qualcuno ma entrare in dialogo con loro.

Autore: Alexander Ginestous