Eureka: ecco i giovani scienziati

Inserzione pubblicitaria. Anche quest’anno un folto gruppo di giovani e giovanissimi ha partecipato al concorso Eureka, una competizione dedicata alle idee scientifiche e aperta ai ragazzi tra gli 8 e i 18 anni, organizzata dall’Ufficio politiche giovanili della Ripartizione Cultura italiana della Provincia in collaborazione con l’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia. I nomi dei vincitori del concorso sono stati resi noti all’interno di “Le Mille e una Scienza”, il festival organizzato da Arciragazzi con la collaborazione di Accatagliato e il sostegno dell’Ufficio Politiche giovanili della Provincia.

Dopo il successo dell’edizione 2021, dall’11 al 13 novembre si è celebrata a Bolzano la seconda edizione Festival della Scienza promosso dal centro di cultura giovanile TesLab di Arciragazzi Bolzano e l’associazione di divulgazione scientifica Accatagliato.
Il previsto affascinante viaggio nella scienza e nella ricerca ha avuto come sedi privilegiate l’Università di Bolzano, Eurac Research e Museo di Scienze Naturali, dove si sono susseguiti eventi per grandi e piccoli, tenuti da ricercatrici, ricercatori, docenti e ospiti di fama nazionale nel campo della scienza, della ricerca e della divulgazione scientifica.
Un momento particolarmente significativo, all’interno della manifestazione è stato rappresentato dal concorso Eureka, una competizione dedicata alle “idee scientifiche” ed aperta alle ragazze e ai ragazzi tra gli 8 e i 18 anni. L’iniziativa ha avuto un grande successo, dando per una volta una grande visibilità ai talenti scientifici, nell’ambito delle generazioni più giovani. Tanto che si è già pensato di ripetere il concorso anche nel 2023, con la pubblicazione del bando per parteciparvi nel corso nel prossimo mese di febbraio.

IL CONCORSO
Eureka 2022 ha visto ben 87 partecipanti totali tra gli 8 e 18 anni, ai quali si è aggiunto anche il contributo di una giovanissima appassionata di soli 7 anni.
La manifestazione era rivolta a ragazzi sia di lingua italiana che di lingua tedesca. I ragazzi erano invitati a pensare a una loro invenzione e a realizzarla partendo da una domanda, da una curiosità da soddisfare o da un problema che desideravano risolvere. Le idee ammesse al concorso erano volte a coprire tutti gli ambiti scientifici, dalla biologia all’astronomia, passando per la fisica, la chimica, l’informatica… Si potevano presentare al concorso idee del tutto nuove oppure anche oggetti o processi già esistenti ma reinventati, dando loro una veste tutta nuova.
Grande è stata la varietà delle invenzioni proposte, spaziando dalle soluzioni a problemi quotidiani (dagli allarmi a problemi che si riscontrano in cucina) a quelle dedicata a problemi ambientali (come riscaldamento globale e inquinamento).
La premiazione si è svolta a Castel Mareccio e i premi assegnati sono stati molteplici. Si andava da giochi scientifici o oggetti che permettono di avere uno “sguardo scientifico” sulla realtà (es: microscopi), alla visita al centro di ricerca Eurac Research e ai libri di divulgazione scientifica per una promozione della lettura e una valorizzazione del patrimonio letterario e scientifico italiano.
La giuria del concorso quest’anno era composta da Elisa Palazzi, Andrea Bonani, Ilenia Fronza, Angese Sonato e dal volto noto della divulgazione scientifica Federico Taddia. Taddia è noto per aver condotto “Screensaver” su Rai3, “Nautilus” su Rai Cultura e “Big Bang” su Dea Kids.

IL FESTIVAL
Con Elisa Palazzi, TAXI 1729, Andrea Vico, Valentina Bracchi e il Geologo Giocoliere, Federico Taddia è stato tra i protagonisti del Festival della Scienza che si è svolto a Bolzano dall’11 al 13 novembre. Gli ospiti dell’iniziativa hanno accompagnato il pubblico intervenuto alla scoperta di come il clima del nostro Pianeta sta cambiando, di astronomia ed esplorazione spaziale, matematica e logica, scoperte e storia della scienza.
E in questa seconda edizione della manifestazione tanti sono stati anche i protagonisti che portato esperienza e conoscenza dal mondo della ricerca dell’Alto Adige. Tra questi: l’Università di Bolzano, il Parco tecnologico | NOI Techpark Südtirol/Alto Adige a Bolzano, Eurac Research, il Centro Laimburg, Fraunhofer Institute, il Museo di Scienze Naturali, il Planetarium, l’Associazione Juvenes, la Biblioteca Amadori, la Libreria Ubik Bolzano.
Le Mille e una Scienza si pone infatti l’obiettivo di mettersi in rete con i progetti e le istituzioni che si occupano da sempre sul territorio di divulgazione scientifica presso le giovani generazioni, diventerà quindi l’occasione per famiglie e giovani per conoscere chi lavoro in questo ambito in Provincia di Bolzano.
Tra i promotori e gli organizzatori della manifestazione si sono distinti il Centro di Cultura Giovanile TesLab di Arciragazzi Bolzano Bozen APS e l’associazione Accatagliato.

TESLAB
Il TesLab è il centro di cultura giovanile dell’Associazione Arciragazzi Bolzano Bozen APS nato nel 2003 all’interno del quartiere Piani di Bolzano.
Nel 2008 TesLab ha deciso di organizzare attività specifiche dedicate alla scienza per incrementare l’offerta sul territorio. Durante questi anni, infatti, sono stati approfonditi temi legati a questa grande e vasta materia proponendo esperimenti in loco, gite, campi estivi e dal 2021 il Primo Festival della Scienza della Provincia di Bolzano Le Mille e una Scienza.

ACCATAGLIATO
Accatagliato nasce nel 2013 a Padova ed è oggi una realtà che opera su scala nazionale nel campo della comunicazione della scienza per tutte le età. Per farlo utilizza diversi strumenti e metodi che rispondono a precisi obiettivi che in generale mirano alla diffusione di una cultura scientifica che sia inclusiva, attuale e stimoli curiosità e pensiero critico.

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Daniel Ruocco: cantante ma non solo

Abbiamo intervistato Daniel Ruocco: cantante della band Atop the Hill, docente di italiano, e attore di stand up comedy.

Com’è iniziato il tuo percorso?
Ho frequentato il liceo scientifico Torricelli ed in seguito ho scelto di intraprendere un percorso di studi umanistici a Trento. Ho studiato lettere moderne in triennale, e poi sono rimasto a Trento a fare la magistrale in filologia moderna.

Questo cambio di indirizzo a cos’era dovuto?
In realtà non ero portato per le materie scientifiche, ma la scuola mi piaceva. La mia idea era quella di continuare un percorso artistico che avevo iniziato alle superiori, facevo parte di una compagnia di cabaret, e mi piaceva il mondo dello spettacolo. Ho provato ad entrare all’accademia d’arte drammatica a Milano, ma purtroppo non sono riuscito a passare la seconda selezione. Mi ero già iscritto a lettere come alternativa, perché era comunque inerente all’arte e allo spettacolo.

Questi studi cosa ti hanno permesso di fare?
Ho scelto un percorso che poi mi permettesse di insegnare, e da ormai quattro anni insegno alle superiori. Ho lavorato all’Istituto de’ Medici a Bolzano, ed è da tre anni che insegno italiano ad Ortisei. È una scuola ladina paritetica, ed è un ambiente stimolante dal punto di vista linguistico.

Un libro classico che ritieni sopravvalutato?
Un classico, che a parer mio è sopravvalutato, è “I Promessi Sposi” di Manzoni. Lo trovo pesante, forse perché ho avuto modo di rileggerlo per poi doverlo insegnare, e mi sono reso conto che piace solo se viene insegnato in un certo modo. Invece ho rivalutato altre cose, come “I Malavoglia” di Verga, sia come periodo storico che per la questione che tratta, secondo me è molto interessante.

Oltre ad insegnare hai anche una passione per la musica, com’è nata?
Non ci rifletto mai troppo, perché sono diventato davvero un appassionato nel tempo, non so bene quando. Come tutti gli adolescenti, al liceo si comincia ad ascoltare musica e capire cosa ti piace; a me piaceva cantare le canzoni che ascoltavo a mo di karaoke. Poi in me è cresciuta questa passione, ho fatto un corso di canto e ho fondato insieme a dei miei amici la band: Atop The Hill.

Una passione che ha avuto anche dei riconoscimenti: avete aperto il concerto a Vasco Rossi, com’è stata questa esperienza?
È andata molto bene, abbiamo suonato a Trento, Firenze e Messina. Ho avuto modo di apprezzare di più Vasco, perché ero nel vivo della cosa, galvanizzato da tutto. Ma live è stato uno spettacolo bellissimo, si è creato un bell’ambiente.

Autrice: Ilaria Talamoni – COOLtour

Questa strana e incompresa generazione Z

Martedì 8 novembre è stata proiettata per la prima volta la docuserie sulla generazione Z in Alto Adige “Se noi non siamo come voi” presso Spazio Young, (via Torino 31). Per l’occasione abbiamo intervistato l’autore-regista del progetto: Marco Vitale. Trentanove anni, nato e vissuto a Salerno, trasferito a Bolzano per studiare alla ZeLIG, specializzato in montaggio video ma da qualche anno lavora a progetti personali.

Com’è nato questo progetto, e perché avete deciso di orientarlo su questo tema?
L’idea mi è venuta durante la pandemia; avevo voglia di uscire, volevo conoscere meglio il territorio non essendo di Bolzano (ci vivo solo dal 2010). Ho avuto questa curiosità di capire cosa fanno i giovani, dato che sono sempre visti dal mondo adulto nella stessa maniera dagli anni ‘60. La sigla della trasmissione infatti è “Che colpa abbiamo noi” dei The Rokes. Non è un’indagine sociologica, scelgo storie di ragazzi che comunque hanno passioni, o qualcosa da raccontare. Voglio raccontarle senza nessun tipo di filtro, farli parlare senza nessun tipo di intermediazione, voglio che abbiano la possibilità di raccontare qualcosa ed essere d’ispirazione per altri.

Obiettivi futuri?
Stiamo finendo anche la seconda stagione, a differenza della prima, racconta di ragazzi appena diplomati che non hanno una storia particolare… andando poi a scavare c’è sempre qualcosa. Le puntate della prima stagione sono sulla mediateca di Rai Alto Adige, mentre la seconda stagione dovrebbe uscire a febbraio/marzo 2023 anche in lingua tedesca.

Questa prima proiezione al pubblico prevedeva poi un dibattito: volevamo sapere com’è andato.
La serie era già andata in onda su Rai Alto Adige, adesso stiamo iniziando a farla vedere fuori dal circuito televisivo perché ci piace avere dei feedback dal vivo. Il dibattito è andato inaspettatamente bene. C’erano due degli otto attori; le persone erano interessate, hanno fatto domande ai protagonisti e a me. Per quello che ho visto c’è interesse per questo tipo di storie e questo tipo di trama.

Cosa ti spinge a creare dei contenuti video?
Penso perché non potrei fare nient’altro. Il montaggio video alla fine è una seconda scrittura del progetto, e fondamentalmente mi piace raccontare storie e creare connessioni. Per esempio una cosa interessante sono le storie a noi vicine che però magari nessuno conosce. In una puntata ci sono due ragazze di Merano che fanno rap, e alla proiezione c’era una ragazza che era intenzionata a mettersi in contatto con loro. Mi piace creare questo tipo di storie, mi permettono di creare legami. È una delle mie finalità ed essendo una delle mie prime esperienze come autore-regista direi che ci siamo.

Autori: Niccolò Dametto e Ilaria Talamoni – COOLtour

“La moda? Un collante tra le due culture”

In questo numero di QuiBolzano vi presentiamo uno sguardo esterno sulla storia recente della nostra città. Abbiamo infatti incontrato Marco Casoni, un imprenditore oggi 62enne della provincia di Venezia, che ha lavorato per oltre 40 anni nel campo della moda in maniera totale, dal tessuto fino alla pelletteria, in tutte le sue articolazioni, e che propone un punto di vista inedito, almeno per chi scrive, sugli elementi che hanno favorito il contatto tra i gruppi linguistici tedesco ed italiano a Bolzano e provincia.

“Credo davvero che il sistema moda italiano sia stato il vero collante fra le due culture in Alto Adige. Io sono arrivato a Bolzano per lavoro alla fine degli anni ‘70 e posso confermare che c’era una forte divisione tra le due etnie. Nella mia esperienza posso dire che l’abbigliamento ha inciso tantissimo per unire i due gruppi linguistici.
Negli anni 80 esplose il “made in Italy” e con esso il design italiano con Giorgio Armani, Gianni Versace, Missoni e Gianfranco Ferré. All’inizio tutti i brand della moda italiana erano venduti dalle boutique gestite da imprenditori di lingua italiana. In seguito, è apparso evidente che il business ha convinto gli imprenditori di madrelingua tedesca che era giunta l’ora di azzerare quelle che erano le proprie scelte commerciali. C’è stato un fiorire di imprenditori tedeschi che si sono rivolti alla moda italiana e, facendo questa scelta, ne hanno anche acquisito lo stile e le dinamiche. Diciamo che Bolzano è forse diventata, anche grazie a questo collante, una delle città emblema della moda italiana in Europa; lo è stata per tantissimi anni e lo è tuttora.
Penso, ad esempio, ad una ditta come Oberrauch Zitt, che è in via Portici. Fino a 40 anni fa o forse più, vendeva solamente prodotti con una forte connotazione locale e oggi è diventata uno dei migliori laboratori di moda e soprattutto del “made in Italy”.

In tutti questi anni di contatti con Bolzano, avrà sicuramente molti aneddoti da raccontare…
Il primo e più importante risale a quando avevo 18 anni. Mio padre, che era un agente del commercio nel settore dell’abbigliamento, mi fissò un appuntamento a Bolzano alle otto di mattina. Era il luglio del 1978, presso la ditta Eccel di Via Portici, che a quel tempo era la più importante ditta nazionale a livello di commercio di tessuti, la cattedrale del tessuto, la scuola per imparare a fare il lavoro e anche una scuola di vita.
Ricordo che partii alle 5 di mattina da Mestre(VE) con il mio maggiolino giallo. Arrivai in via Portici alle 8 e 5 minuti. Quindi, molto timido, rispettoso ed ossequioso, con un concetto dell’educazione legato agli anni del ‘900, entrai e dissi che avevo l’appuntamento con la signora Eccel. Avevo il cuore in gola, quando ecco che arrivò la signora. La ricordo piccola di statura, ma una donna con una personalità pazzesca e uno staff di lavoro che non finiva più. Dava l’idea di una donna integerrima, vestita di scuro che, in un italiano molto complesso e con grandi accenti tedeschi, mi fece guardare l’orologio e mi disse: ‘Signor Casoni, avevamo un appuntamento alle otto. Lei è arrivato alle 8 e 5 minuti! Mi dispiace, ma nella ditta Eccel e a Bolzano, noi siamo per la puntualità e la precisione nel lavoro! Si faccia fissare un appuntamento per il giorno… a venire‘ (ride, ndr).
Capirete che per me è stato uno shock, sono tornato a casa, non dico piangendo, ma quasi…
Poi ci ho riflettuto. Successivamente sono tornato da Eccel, sempre puntuale, a volte anche un quarto d’ora prima, ma l’episodio è stato per me una preziosa lezione di vita. Con la ditta Eccel poi ho avuto un buon rapporto e la signora mi ha aiutato a crescere nella conoscenza dei tessuti. Da allora ho imparato che la puntualità dovrebbe essere alla base dei rapporti, non solo commerciali, ma anche relazionali.“

Autore: Till Antonio Mola

Con il parapendio nei cieli del Brasile

Quella di Emil Guariento, giovane ventiquattrenne e abitante del quartiere Gries-San Quirino a Bolzano, è una passione nata in piena adolescenza quando – raggiunti i 16 anni, l’età minima per poter acquisire il brevetto di volo – ha potuto iniziare a volare in parapendio.

Si tratta di una passione non comune che lo ha portato a lavorare in estate con i turisti portandoli in tandem, e a collaborare con “Flugschule Südtirol”, la scuola di parapendio situata vicino a Brunico. Recentemente, però, grazie anche alle condizioni meteorologiche favorevoli, è riuscito a compiere un volo nei cieli del Brasile della durata di 9 ore e 15 minuti, percorrendo 390 Km. Un’esperienza, per lui, senza precedenti.
“Grazie all’autorizzazione data dai miei genitori, ho cominciato a volare in parapendio molto presto. Ora pratico tre diverse discipline: il volo acrobatico, quello di lunghe distanze e “hike and fly” che consiste nel salire in montagna camminando e decollando con il parapendio”, racconta Emil Guariento, da poco tornato dal viaggio in Brasile, fatto dal 5 ottobre al 9 novembre.
“In questa stagione, in Brasile è come se fosse primavera, ci sono 28 gradi e, nella regione del Nord-Est, le condizioni meteorologiche consentono di effettuare lunghi voli. Personalmente è stata la prima volta che volavo in pianura, non essendoci montagne ho raggiunto la velocità media di circa 50Km/h e ho volato con il vento sulla schiena, quindi sempre in avanti. Ho raggiunto picchi di 3 mila metri di altitudine, ma mi sono ritrovato anche 20 metri dal suolo. In quelle condizioni non si può decidere esattamente dove andare, ma solo correggere la direzione per atterrare nelle zone più comode”, continua. L’attività in volo, infatti, consiste nel capire dove si trova una corrente ascensionale per poter salire in quota, per questo motivo sono utili anche i movimenti degli uccelli, ma non solo: “Vedevo nei cieli dei rifiuti, arrivati a causa degli incendi dell’immondizia che producevano aria calda, quindi i sacchetti di plastica dispersi in cielo sono diventati per me degli indicatori dei movimenti delle correnti; il periodo è stato molto secco, ho visto paesaggi dai colori marroni”, spiega Guariento.
Il Brasile è la meta privilegiata per gli appassionati di lunghe distanze in parapendio provenienti da tutto il mondo e Guariento è riuscito ad effettuare ben 4 voli da centinaia di chilometri l’uno; voli da 8 o 9 ore dove, però, tutto viene determinato nelle prime ore. “Mi sono sempre svegliato verso le ore 4.30 del mattino, il sole sorge e tramonta presto. In prima mattina l’aria è fredda e questo impedisce di poter seguire le correnti e non è facile rimanere in volo. Se si atterra dopo poche ore, d’altra parte, è troppo tardi per ripartire, e quindi si è buttata una giornata. Il vero obiettivo è rimanere sempre in aria, aumentare la velocità media e atterrare in un campo la sera, prima che arrivi il buio, per farsi venire a prendere in macchina inviando la propria posizione tramite GPS. Un ricordo che mi sono portato a casa è stata la disponibilità della popolazione dei paesini isolati; quando atterravo mi vedevano come fossi un marziano, ma mi hanno sempre ospitato e aiutato, senza accettare alcun tipo di offerta e non si è mai formata una situazione in cui avere timore”, conclude Guariento.

Autore: Andrea Dalla Serra

Il mercato del lavoro sorride e il portafoglio piange

Il barometro dell’economia realizzato ogni tre mesi dall’Istituto per la Promozione dei Lavoratori ha messo in evidenza le caratteristiche peculiari della crisi economica in Alto Adige. Il lavoro non manca, ma i salari non sono adeguati al costo della vita e all’inflazione che cresce.

La provincia di Bolzano è un territorio con caratteristiche peculiari rispetto al resto d’Italia ed anche rispetto ai vicini paesi di lingua tedesca. Tale tendenza è ben evidenziata anche dalla situazione economica, recentemente “fotografata” da AFI-IPL. Il “barometro” realizzato dall’Istituto per la Promozione dei Lavoratori che unisce le forze di sindacati e provincia di Bolzano, è basato soprattutto sulle considerazioni e le impressioni dei lavoratori dipendenti, attraverso un loro campione rappresentativo che viene intervistato in merito ad una serie di parametri. Tali osservazioni poi vengono confrontate con i dati reali dell’economia locale. 
Quella che vi proponiamo è l’analisi dell’ultima edizione del barometro, realizzata insieme al direttore di AFI-IPL Stefan Perini.

L’INTERVISTA

L’attuale situazione economica come la potremmo descrivere?

Il 2022 è un anno del quale tutto sommato possiamo essere più che soddisfatti, considerando il quadro che ci circonda caratterizzato da guerra in Ucraina, difficoltà di approvvigionamento per quanto riguarda le materie prime e crisi energetica. I fondamentali dell’economia altoatesina vanno quasi ovunque in una direzione positiva. L’occupazione è in aumento e la disoccupazione è bassissima. Il commercio estero va a gonfie vele, il turismo è in forte ripresa e è tornato quasi ai livelli pre crisi. L’economia è in ripresa e noi per l’anno in corso stimiamo un aumento del prodotto interno lordo pari al 3,5%. Siamo dunque in linea con quello che hanno stimato l’agenzia statistica provinciale e l’istituto di ricerca economica della Camera di Commercio. 

Queste sono le luci. E le ombre?

Abbiamo un problema con un indicatore che dà filo da torcere a tante famiglie, si tratta dell’inflazione. Ha iniziato la sua corsa un anno fa e si pensava che fosse una cosa temporanea, legata alla ripresa. E invece oggi siamo di nuovo a due cifre, ovvero al 10,8%. Dobbiamo ricordare che Bolzano già di per sé è un territorio con prezzi elevati. Si stima che a Bolzano il costo della vita sia del 20-22% superiore rispetto al livello nazionale. In sostanza quello che costa 100 in Italia, da noi costa 122. Da noi è più alta anche l’inflazione, parametro che riflette la dinamica dei prezzi nei 12 mesi. In Italia è all’8%, rispetto al nostro 10,8. La perdita di potere d’acquisto dunque risulta notevole. Naturalmente l’inflazione non sarebbe così un problema se ci fosse un pari adeguamento dell’entità delle retribuzioni. Cosa che non accade: gli stipendi sono fermi. O per lo meno sono al palo tutti gli stipendi di coloro che non hanno la possibilità di scaricare in qualche modo questo aumento dei prezzi sui loro prodotti o servizi. Siamo molto preoccupati. In un certo periodo nella storia italiana c’è stato l’adeguamento degli stipendi all’inflazione attraverso il meccanismo della scala mobile. Ora questo avviene molto meno e quindi i più penalizzati da questa situazione sono i lavoratori dipendenti e i pensionati. In realtà però anche per quanto riguarda l’inflazione ci sarebbe uno spiraglio positivo.

Quale?

A livello internazionale ci avviamo ad una recessione; il prossimo anno anche paesi come Cina e Stati Uniti cresceranno di meno. E prossimamente diminuirà anche la domanda di prodotti petroliferi e gas, infatti molti paesi hanno riempito le loro riserve per passare questo inverno. La bolla inflattiva potrebbe quindi sgonfiarsi pian piano e si potrebbe tornare già entro la fine dell’anno ad una percentuale ad una cifra. Per il 2023 poi gli istituti di ricerca prevedono infatti un’inflazione tra il 5 e l’8%. Questo però non significa che i prodotti costeranno di meno, ma solo che i prezzi aumenteranno di meno. 

Quindi in sintesi cosa possiamo dire, guardando al 2023?

Che abbiamo una situazione sdoppiata. Per descriverla abbiamo pensato di utilizzare la formula: il mercato sorride e il portafoglio piange. Il mercato del lavoro ci conforta: non si prevede infatti una disoccupazione in aumento nei prossimi 12 mesi in Alto Adige. I lavoratori altoatesini percepiscono il loro posto di lavoro come sicuro. E pensano che anche se lo perdessero avrebbero ottime possibilità di trovarne un altro. Quindi il mercato del lavoro con ogni probabilità continuerà ad essere un punto di forza e stabilizzazione anche nel prossimo futuro per l’economia altoatesina. I lavoratori dipendenti però pensano che l’economia prossimamente peggiorerà, tra giugno e settembre questo indicatore specifico ha perso il 23% del suo valore. Altri indicatori segnalano una maggiore difficoltà da parte dei lavoratori nell’arrivare a fine mese con le spese previste. Il 46% delle famiglie dicono di fare fatica o molta fatica. 

Quest’ultima è una percentuale altissima, se pensiamo che stiamo parlando dell’Alto Adige.

E’ il massimo storico. Da 10 anni in qua non abbiamo mai avuto queste percentuali nel barometro dell’economia. Le famiglie vedono un peggioramento anche per quanto riguarda il loro sviluppo economico e la capacità di risparmio. Oggi solo una famiglia su tre dice che riuscirà a mettere da parte dei soldi. Questo vuol dire non solo che le persone sono al limite, ma che stanno anche intaccando le loro riserve. 

Quindi in sintesi: i lavoratori non temono per il proprio lavoro ma vedono che sono pagati troppo poco per poter far fronte al crescente costo della vita.

Proprio così. Il crollo del potere d’acquisto in futuro potrebbe portare ad un calo dei consumi, che al momento non si vede. Per il futuro occorrerà vedere su cosa i lavoratori decideranno eventualmente di risparmiare. 

Ci sono preoccupazioni anche per quanto riguarda la stagione turistica invernale.

Sì. Abbiamo meno soldi, ma questo vale anche per i germanici e i cittadini del resto d’Italia, che sono i principali clienti del turismo in Alto Adige. L’inflazione è un fenomeno europeo.Nel prossimo futuro potrebbero esserci anche problemi nel settore dell’edilizia, che in queste situazioni è uno dei primi ad essere penalizzato. 

Per proteggere il potere di acquisto dei lavoratori che cosa può fare la politica?

Non possiamo solo affidarci alla politica, in queste situazioni. Qualsiasi pacchetto di aiuti si metta in campo non sarà mai in grado di controbilanciare queste dinamiche. L’unica possibilità è intervenire sulla dinamica salariale, che in Alto Adige è tradizionalmente bassa. Poi per le fasce più a rischio povertà si possono eventualmente pensare dei programmi specifici, aumentando i contributi per le spese accessorie alla casa. Siamo invece sempre molto scettici, riguardo agli aiuti una tantum.   

Cosa possiamo dire per quanto riguarda i giovani?

Fanno molta fatica a trovare casa ma hanno anche la grande opportunità di trovare un buon lavoro. Hanno una vasta scelta perché c’è moltissima richiesta. Piuttosto il problema per loro è riuscire a stabilizzarsi, perché in Alto Adige abbiamo una quota troppo elevata di lavoro a tempo determinato. Su 100 contratti più di 30 sono a tempo, c’è troppo precariato. Poi i salari non sono così attraenti, per questo molti giovani preferiscono andare a lavorare all’estero. 

IL BAROMETRO

Ogni trimestre IPL si muove per avere il polso della situazione, capendo come stanno le famiglie dei lavoratori dipendenti, quali sono i loro problemi e qual è il loro clima di fiducia relativamente all’economia complessiva. è un po’ l’altra faccia di quello che fa la Camera di Commercio tastando il polso delle imprese. 

L’ indagine di IPL si basa su un campione di 500 lavoratori rappresentativi tra gli ormai quasi 220mila residenti in Alto Adige. L’indagine si svolge quattro volte all’anno nelle prime tre settimane dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Gli ultimi giudizi sono dunque stati rilevati nei primi 20 giorni del mese di settembre 2022. 

Il nucleo del barometro sono gli esiti di questo sondaggio, ma si vanno anche ad analizzare una serie di altri dati amministrativi, cercando di contestualizzare il tutto osserrvando come questi giudizi si inseriscano nel quadro nazionale e internazionale. Vengono anche considerati i dati dell’economia locale: il numero di occupati, il tasso di disoccupazione, l’export e l’import, gli andamenti turistici, la dinamica del mercato del credito. 

Insomma: il clima di fiducia dei lavoratori dipendenti viene riportato in un quadro complessivo. 

Autore: Luca Sticcotti

La memoria del magnifico giardino Moser

Giovedì 20 ottobre è stata inaugurata al Centro Trevi di via Cappuccini la mostra: “Canova per Bolzano: il ritorno di Amore e Psiche”, aperta ancora fino al 27 novembre (da lunedi a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 – ad ingresso gratuito).

Da un lato la mostra si inserisce nelle celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Canova, forse lo scultore neoclassico più conosciuto, dall’altro regala alla città di Bolzano il ricordo della magnificenza del Giardino Moser, un fiore all’occhiello della Bolzano ottocentesca di cui si era persa la memoria.

“L’intento di questa mostra – ci spiega il curatore Roberto Pancheri – è celebrare il bicentenario della morte di Antonio Canova attraverso una storia che ha un forte addentellato con la realtà locale. Non abbiamo in Alto Adige un originale di Canova, ma sappiamo che una copia del celebre capolavoro “Amore e Psiche giacenti”, di cui si conserva l’originale al Museo Ermitage di San Pietroburgo, era esposta in un giardino di Bolzano. La stessa venne acquistata nel 1868 da una nobile famiglia di Trento, i baroni Salvadori, che la portarono nella loro villa Margone, dove tuttora si trova. Gli attuali proprietari della villa, i signori Lunelli, hanno concesso in prestito temporaneamente quest’opera e quindi possiamo affermare che “Amore e Psiche” torna temporaneamente a Bolzano, dove il gruppo marmoreo è stato conservato per circa 50 anni in un meraviglioso giardino, purtroppo quasi interamente scomparso. Ce ne rimane testimonianza attraverso le foto d’epoca e soprattutto attraverso le descrizioni che viaggiatori e guide della città ci hanno dato. Ne rimane un piccolo frammento nel parco dell’Hotel Laurin, ma si trattava di un giardino molto più grande. Ricco di piante esotiche, di statue e dotato di un tempietto, ospitò questo gruppo marmoreo tra il 1816 ed il 1868, dopo un suo primo restauro.”

Pare che il gruppo sia arrivato in città a causa di un incidente…

“Si, questa è la parte che siamo riusciti a ricostruire su base documentale proprio in occasione di questa mostra. Questa copia canoviana dell’opera è giunta a Bolzano attraverso il convoglio che da Milano condusse a Monaco di Baviera i tesori d’arte dell’ex vicere del Regno d’Italia. Dobbiamo immaginare degli imballaggi che proteggono in casse di legno riempite di paglia, sculture, dipinti, mobili, argenteria ecc. Una di queste casse, durante il passaggio del convoglio attraverso la città di Bolzano, cadde dal carro e l’opera venne fortemente danneggiata. I carrettieri decisero di disfarsene, vendendola per poco prezzo a un cittadino di Bolzano, Karl Sigmund Moser, che oltre a essere un ricco conciapelli, era un intagliatore di presepi e quindi aveva la sensibilità artistica e il gusto per capire che si trattava di una opera importante; inoltre la grande passione di Moser era il suo meraviglioso giardino, di cui forse ora a Bolzano si è persa memoria. Attraverso questa mostra pensiamo di aver ricostruito un tassello della memoria urbana di Bolzano.”

Autore: Till Antonio Mola

Bolzano capitale dei videogiochi

Da SuperMario a Fifa, da Final Fantasy a Tetris: dal 10 al 23 ottobre scorsi il capoluogo è stato la cornice di eventi, conferenze e appuntamenti diffusi in tutti i quartieri dedicati al mondo videoludico grazie alla seconda edizione del festival “Game Ground”.

Un’occasione per molti cittadini per avvicinarsi alla cultura del videogioco, spesso stereotipata, ma che racchiude in sé numerose sfumature artistiche ed educative, oltre a punti di contatto con tematiche d’attualità. E così, girando per la città, ci si è potuti imbattere in postazioni di gioco con consolle di ultima generazione, mostre interattive, gamplay proiettati sulle pareti degli edifici e influencer che hanno fatto conoscere il proprio lavoro a grandi e piccini. “Il bilancio per questa edizione è molto positivo, siamo riusciti a creare un programma molto ricco e coinvolgente – precisa Aaron Damian, responsabile dell’associazione organizzatrice del festival -. Rispetto alla prima edizione abbiamo praticamente raddoppiato il numero di visitatori arrivando a toccare le circa 6mila presenze. Abbiamo riempito anche alcuni teatri della città grazie alla presenza dello streamer Cydonia, che ci ha parlato del mondo Pokemon, e Giorgio Vanni, il re delle sigle dei cartoni animati”.  Il festival, come detto, era diffuso, cioè sparso per diversi hotspot della città. Tutti gli appuntamenti, oltre a contenere un’alta componente di svago, hanno cercato di indurre il partecipante a compiere una riflessione sul ruolo del videogioco nella società odierna, mutato negli anni. Al NOI Techpark, ad esempio, è andato in scena un workshop sul ‘Game Design’ e su come progettare un videogioco, dimostrando come dietro ad ogni titolo ci sia un lungo lavoro di analisi, ricerca e soprattutto creatività. Al Museo Mercantile, invece, ci si è concentrati sull’aiuto che determinati videogiochi possono fornire per imparare al meglio una nuova lingua. “Il nostro è un festival aperto a tutti. Ovviamente i partecipanti maggiori sono ragazzini, ma abbiamo notato anche un incremento di adulti e anziani incuriositi da quello che succedeva e che con tanta volontà hanno cercato di comprendere questo mondo”, prosegue Damian. Il videogame nasce come esercizio di programmazione, ma fin dagli inizi è sempre riuscito ad agganciarsi ad altri settori come quello dell’arte, del cinema o della musica. Una versatilità che ha impedito a questa industria miliardaria di sopravvivere nei decenni e di non sentire praticamente mai il vento della crisi, nonostante le numersoe demonizzazioni ricevute. “Sicuramente esistono molti casi di abuso del videogioco, ma la colpa non è di quest’ultimo bensì di una scorretta contestualizzazione del mezzo videoludico. Credo che le generazioni più anziane non debbano alzare un muro verso il nuovo bensì interrogarsi su ciò che non conoscono”, spiega Damian. L’elasticità mentale è infatti uno strumento imprescindibile per avvicinare generazioni diverse tra loro e trovare un confronto fra temi diversi. E Game Ground cerca proprio di fare da ponte tra queste realtà apparentemente lontane.

Autore: Alexander Ginestous

Il Foyer: un ponte linguistico e culturale a Bruxelles

Patrizia Civetta, dottoressa in Lingue Straniere, insegnante e collaboratrice italiana — ma stabile a Bruxelles —  del centro Foyer, ci racconta le attività, gli obiettivi e i valori di questo centro culturale belga.

Come sei arrivata a Bruxelles?

Il mio incontro con il Belgio è stato una sorpresa: durante gli anni universitari ho deciso di partire con il progetto Erasmus alla volta di Parigi ma, tra una cosa e l’altra, io e un’altra studentessa ci siamo ritrovate a dover andare in Belgio. Arrivate nella cittadina in cui avremmo passato i nove mesi seguenti per studiare francese ci siamo rese conto che lì… parlavano neerlandese! Ci siamo fatte forza e siamo andate avanti concludendo il nostro Erasmus non solo avendo perfezionato il francese, ma avendo imparato anche il neerlandese, lingua con cui lavoro tutt’ora oggi. Dopo la laurea ho lavorato quattro anni come insegnante di italiano a Malles, ma la voglia di tornare in Belgio per un’esperienza professionale non mi abbandonava. Tornata qui ho insegnato italiano nelle scuole ai bambini di madrelingua italiana e, una volta concluso questo progetto scolastico, mi sono spostata al centro Foyer dove continuo tutt’ora con progetti linguistici, di integrazione interculturale e lotta ai pregiudizi.

Di che cosa si occupa il Foyer?

Il centro si trova nel comune di Molenbeek a Bruxelles. Questo è un quartiere caratterizzato da una forte presenza di immigrati e quindi, di lingue e culture molto diverse. Il centro propone varie attività per bambini e adulti che hanno come obiettivo l’integrazione culturale, l’emancipazione femminile, l’apprendimento linguistico e il superamento dei pregiudizi. Tra le varie attività linguistiche c’è, ad esempio, quella che coinvolge le 19 biblioteche neerlandesi distribuite nei vari comuni di Bruxelles all’interno delle quali organizziamo degli incontri di lettura in lingua straniera e neerlandese così che i bambini (ma anche i più grandi) possano sentire la propria lingua “domestica” accettata e messa in risalto, possano non perderla e allo stesso tempo imparare il neerlandese. Un altro esempio di questo tipo di iniziative è il nostro Kamishibai digitale: come nel teatrino tradizionale, nel nostro, scorrono le immagini della storia scelta dal bambino attraverso un touchscreen dove accanto appare la lettrice o il lettore che racconta la storia nella lingua selezionata; siamo arrivati a 21 lingue e 98 storie! E questo è solo un assaggio di ciò che proponiamo…

Per la parte di emancipazione femminile invece?

Abbiamo una parte del centro — diventata anche una piccola cooperativa in cui le donne svolgono dei lavoretti — che è, appunto, dedicata specificatamente alle donne. Qui queste ultime possono imparare ad andare in bicicletta, a nuotare oltre che a seguire altre attività e creare una rete con altre donne. È emozionante vedere quanto queste attività le aiutino e diano loro un’indipendenza che prima era molto più limitata. 

Riassumendo: qual è la vostra missione?

Il nostro obiettivo è quello di riuscire a integrare le varie culture e varie lingue tra loro e lottare per un’integrazione sociale che accetti e veda il background migratorio con le sue tradizioni, lingue e abitudini differenti per quello che è: un pezzo dell’identità della persona stessa. Vogliamo che le persone si sentano a casa e valorizzate per tutte le sfaccettature del loro essere. Come ripeto sempre ai bambini che si dicono essere metà belgi e metà del paese di provenienza: “Voi non siete metà e metà, ma siete il doppio!”. Provenire da un paese diverso non è un difetto, è una forza e una ricchezza per loro, per noi e per il luogo in cui vivono. 

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

I primi 40 anni del “Pierino Valer”

Il Centro Pierino Valer festeggia quarant’anni. Per l’occasione abbiamo deciso di intervistare Andrea Penazzi, responsabile del Centro Giovanile da ormai quattro anni.

Com’è nato il centro e di cosa vi occupate?

Inizialmente è nato come oratorio parrocchiale, poi con il passare del tempo è diventato un centro giovanile. In seguito gli è stato dato il nome di Don Pierino Valer, in memoria dell’animatore ed educatore che aveva molto a cuore i ragazzi. Il Centro Pierino Valer è un punto di incontro per ragazzi di diverse fasce d’età, con l’obiettivo di prendersi cura del quartiere attraverso l’attività ludica. Una caratteristica che è rimasta negli anni è quella di educare attraverso il gioco, imparare a stare assieme e fare comunità.

Che rapporto vi è tra i giovani ed il Centro?

C’è un forte legame. L’idea è avere qualcuno si prenda cura di te fin da bambino. Dopo aver vissuto le attività i ragazzi hanno voglia di trasmettere alle generazioni future ciò che hanno imparato e decidono quindi di diventare animatori: è un continuo ricircolo generazionale.

Da quante persone è composto il vostro team?

Attualmente siamo tre dipendenti fissi, tanti collaboratori occasionali che intervengono sul singolo progetto e molti volontari che tornano in estate per fare attività. Poi ci sono anche i veterani come Sergio, il tutto fare che da quarant’anni inventa e disegna giochi per i bambini. 

Quali sono le soddisfazioni di questo lavoro e cosa vi spinge a continuare questa attività?

Le soddisfazioni sono i risultati che si vedono. Da quarant’anni il Pierino Valer è come se mettesse un seme nei ragazzi che sono passati per di qua, che germoglia e sboccia nella vita di ognuno. Si impara a stare insieme, e si porta questa esperienza nella propria vita adulta.

Autori: Niccolò Dametto e Ilaria Talamoni COOLtour