Insalata di Bosco, un ricettario condiviso

“Come si può superare l’isolamento? Cosa ci unisce come esseri umani? Come possiamo creare esperienze condivise? Non c’è modo migliore per connettere le persone quanto il cibo o, meglio ancora, un pasto condiviso”. è così che viene spiegato il nuovo progetto “Insalata di Bosco”, realizzato dagli studenti di Eco-Social Design della Libera Università di Bolzano Darlene Sullivan, Eric Whyte e Lena Daur, e portato avanti grazie alla collaborazione con le Officine Vispa e il Comune di Bolzano. “Insalata di Bosco” è un ricettario condiviso del quartiere Don Bosco che cerca di connettere le persone attraverso la raccolta di ricette e di ricordi legati ai sapori, agli odori e ai momenti legati alla preparazione dei piatti provenienti dalle tradizioni culinarie delle famiglie del quartiere. 

Gli stessi ideatori di questo progetto di condivisione si sono visti protagonisti di video in cui raccontano aneddoti legati alle loro ricette preferite. Darlene, che viene da New York, in un video racconta ad esempio di come i suoi parenti italiani le preparassero ogni anno a Natale i calamari ripieni e di come questa ricetta sia per lei diventata un sinonimo di casa. Questo è esattamente ciò che il progetto cerca, ovvero condividere e mettere in contatto le persone e gli abitanti del quartiere Don Bosco, in modo da conoscersi meglio e stringere dei legami, sempre più difficili da tenere saldi nella società odierna in generale, ma soprattutto in un periodo di distanziamento sociale come quello che stiamo vivendo. 

L’aspettativa degli ideatori di questo ricettario in divenire è chiaramente quello di riuscire a implementare il ricettario anche provando a raccogliere le ricette in maniera “analogica”, somministrando questionari, momenti e spazi di incontro nelle vie del quartiere per poter permettere a chiunque, anche a chi non vuole realizzare testi o video, di partecipare o condividere. Ogni persona ha delle storie interessanti sul cibo e ogni persona può far conoscere sé stesso e il luogo in cui vive attraverso i piatti che mangia. Il cibo è un comune denominatore nei ricordi e nel vissuto di ognuno di noi: le tradizioni culinarie del quartiere sono più che varie, legate alle radici regionali e internazionali di chi vive a Don Bosco. La visione dei ragazzi di “Insalata di Bosco” è quella di poter ritrovare questo tipo di storie ma anche di offrire una narrazione diversa a un quartiere che ha oramai una sua storia e una composizione culturale e anagrafica estremamente varia. Durante l’intervista, infatti, Eric ci ha detto: “Noi siamo molto contenti di sentire quali cibi le persone si cucinano da sole, cosa preparano con gli altri – cose che ricordino loro della loro famiglia, della loro eredità culturale (se sono cresciuti a Don Bosco, oppure fuori dall’Alto Adige o dall’Italia) e sì, siamo molto interessati nel sapere qual è il background di Don Bosco.”  

Al momento è possibile partecipare a questo progetto di condivisione semplicemente visitando la pagina Facebook o Instagram “Insalata di Bosco” e cliccando sul link presente nella descrizione delle pagine. è possibile inviare disegni o foto dei piatti, video in cui si prepara e racconta oppure anche dei testi scritti, ogni forma è accettata e apprezzata soprattutto perché per i tre ragazzi dell’università di Bolzano ciò che conta è lo scambio e il contatto tra persone che sono magari culturalmente  distanti, ma che possono senza dubbio mettere in comune la passione per il cibo e, perché no, scoprire anche di essere molto simili. 

Autore: Daniel Valentini – COOLtour

A 22 anni presidente di Circoscrizione

Diego Laratta, classe 1998, da novembre è il nuovo presidente della Circoscrizione Gries e il più giovane fra i presidenti di circoscrizione. In un’intervista gli chiediamo come sono stati questi primi mesi nel suo ruolo.

In cosa consiste esattamente il tuo ruolo? 
Il mio ruolo consiste sia nel fare da tramite tra le amministrazioni comunali e i consiglieri, sia nell’essere un punto di riferimento per Gries poiché rappresento il Consiglio di Quartiere. Fra i vari compiti sovraintendo ai servizi offerti dal Quartiere e dal Centro Civico, convoco il Consiglio di Quartiere, dispongo l’ordine del giorno e devo dare esecuzione alle delibere approvate. Quando richiesto posso partecipare alle riunioni della Giunta Comunale o della Commissione consiliare al Decentramento. Al di là del ruolo istituzionale, ciò che credo sia importante e che mi impegno a fare è coinvolgere la cittadinanza e renderla attiva, svolgere riunioni e assemblee affinché i cittadini possano essere informati sulle questioni che li riguardano. Molti problemi vengono spesso dibattuti superficialmente, mentre ci sono regole e fatti che bisogna conoscere. Credo che questo sia un ruolo importante che il Quartiere deve assumere per fare chiarezza in alcuni passaggi e dare strumenti ai cittadini per formarsi un’opinione consapevole. Io nel mio piccolo cerco di farlo organizzando eventi e, ultimamente, online attraverso i social  network. Anche questo credo sia un passo utile per la digitalizzazione della P.A.: dare la possibilità ai cittadini di informarsi su canali che già utilizzano normalmente e non obbligarli ad andare a cercare le informazioni sul sito del Comune, poiché spesso non si sa neanche cosa si cerca. 

Sicuramente una grande responsabilità a 22 anni. Come ti senti a ricoprire questo ruolo essendo così giovane?
È una bella sfida, le dinamiche sono tante e complesse, bisogna essere attenti e avere la sensibilità per capirle tutte. È un impegno che credo e spero di portare avanti con massima serietà e attenzione, è sicuramente faticoso ma lo faccio davvero con felicità. Mi interessa molto sentire i problemi dei miei concittadini e spesso scopro aspetti che prima non conoscevo o davo per scontati. I problemi sono tanti e ci sono anche a Gries, questo fa parte delle città. L’importante è esserci per ascoltarli e impegnarsi al massimo per risolverli. 

Quali sono in questo momento i temi più dibattuti in Consiglio?
Nei quartieri io sono un convinto sostenitore che maggioranza e minoranza continuo poco, conta di più l’idea di quartiere in sé. Al di là dei partiti politici, la circoscrizione è una realtà piccola e quindi non ci dividiamo su questioni di politica nazionale, perché sarebbe sciocco. Stiamo cercando come gruppo di lavorare su molti temi: il Parco di Via della Vigna e la questione cancello sono i più discussi sui giornali, ma ce ne sono tanti altri. Ciascun problema per noi è importante e non esistono problemi piccoli o grandi, l’attenzione deve essere uguale per tutti.

I consiglieri della Circoscrizione Gries San Quirino

Quali sono le prossime iniziative che avete intenzione di proporre?
Sicuramente il cinema all’aperto è un’attività a cui cercheremo di partecipare, compatibilmente con il bilancio del Quartiere che ha visto entrate ridotte a causa della pandemia. Vorremmo anche ripetere la festa in Piazza Vittoria, organizzata gli scorsi anni dal Quartiere con l’aiuto delle associazioni. Purtroppo però è ovvio che in questo momento attività del genere restano in dubbio. Speriamo di poterle riproporre perché tenere attivo il quartiere è anche il nostro modo per creare convivialità, combattere l’insicurezza che può insorgere in alcune piazze e strade e non lasciare spazio a situazioni spiacevoli di microcriminalità.

Autore: Greta Sofia Lampis

“Ci sono cose da non dimenticare mai”

 Il progetto “Promemoria_Auschwitz.eu” – proposto nella nostra provincia ormai da 10 anni e realizzato grazie alla collaborazione tra Arciragazzi, Deina e AGJD – prenderà vita, seppur in una modalità diversa e innovativa – anche quest’anno, grazie ad una serie di incontri formativi a distanza. 

Esattamente un anno fa, quasi 300 ragazze e ragazzi dell’Alto Adige tornavano nelle proprie case dopo il viaggio della memoria. Un percorso, questo, che ha portato i partecipanti e gli accompagnatori a vedere con i propri occhi i campi di sterminio di Auschwitz. Il progetto “Promemoria_Auschwitz.eu”, proposto nella nostra Provincia ormai da 10 anni e realizzato grazie alla collaborazione tra Arciragazzi, Deina e AGJD, prenderà vita – seppur in una modalità diversa e innovativa – anche quest’anno. Verranno proposti, da qui a giugno 2021, una serie di incontri formativi a distanza e delle proiezioni di filmati immersivi, a 360˚, del Ghetto di Cracovia, della Fabbrica di Schindler, dei campi di Auschwitz e Birkenau con visite realizzate appositamente per i partecipanti.

Abbiamo parlato con Lucia Di Michele e Sofia Mazzoleni, entrambe in passato partecipanti e, da un anno, tutor di due diversi gruppi di iscritti. “La scelta di diventare tutor è maturata alla fine dell’esperienza – racconta Lucia – durante diverse situazioni vissute grazie a Promemoria mi sono accorta del valore del rapporto e della vicinanza tra le persone”.

Sofia Mazzoleni

La stessa vicinanza è però difficile da riprodurre virtualmente ed è per questo che l’iscrizione è aperta anche alle intere classi, facendo sì che i partecipanti si conoscano già tra loro. “È un aspetto importante che renderà possibile il coinvolgimento e l’interazione tra staff e ragazzi – spiega Sofia – inoltre, credo che il progetto sarà un vero e proprio esperimento, diverso dal solito, anche per noi.”

In una società stravolta dalla pandemia non ci si può dimenticare dell’importanza della memoria. “Anche a causa della didattica a distanza, gli studenti sono indietro con il programma di storia – prosegue Sofia – le nostre proposte possono integrare le conoscenze dei ragazzi riguardo alla storia del Novecento, che spesso a scuola viene trascurata”. La storia va avanti, è vero, ma come sottolinea Lucia Di Michele: “Ci sono cose che non vanno dimenticate per rendere possibile una società migliore, anche quando si sta attraversando un momento di grande crisi”. Promemoria Auschwitz diventerà così un nuovo modo di fare memoria, dando la  possibilità agli studenti di quarta e quinta superiore di approfondire la storia europea, ma anche quella locale. “Quest’anno, infatti, si percorrerà la storia territoriale con i suoi protagonisti e i suoi luoghi – una storia fatta di tracce del passato, di nomi di vie e di luoghi – una realtà complicata che va necessariamente affrontata se si desidera sfatare i pregiudizi e gli stereotipi che la affliggono”, conclude Lucia.

Lucia di Michele

Il progetto porrà l’attenzione sugli uomini e le donne che hanno scelto di resistere, valorizzando la loro memoria e le loro scelte. Ci si concentrerà sulle figure di Lidia Menapace, Franz Thaler, Josef Mayr Nusser e Franz Innerhofer. Anche in questo 2021 si è deciso di partire, virtualmente, per un viaggio; senza muoversi, ma “scegliendo di avere coraggio di cambiare”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Una nuova circoscrizione già al lavoro

A leggerne i nomi della presidente e del vicepresidente, il Consiglio di Quartiere Centro-Piani-Rencio appare da subito molto particolare. La Presidente è Sylvia Hofer, una donna forte espressione del suo partito, la SVP, con 15 anni di presenza in consiglio comunale e già presidente della Commissione consiliare alla Cultura. Per l’ultima tornata elettorale Hofer si è candidata solo per la circoscrizione del centro ed ha ricevuto ben 600 voti di preferenza. Il vicepresidente invece è Salvatore Falcomatà, con alle spalle una lunga storia di militanza politica di sinistra iniziata ancora negli anni ’70, con una esperienza di decenni nel sindacato e nel volontariato. Si tratta di una coppia decisamente ben assortita. 

Chi è Salvatore Falcomatà e come è finito a fare il Vicepresidente di circoscrizione?

Politicamente dal 1974 al 1980 ho militato nel PdUP, il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, poi sono stato nel PCI e poi Rifondazione Comunista con cui nel 2005 sono stato presidente della Circoscrizione di Oltrisarco. Ma vanto anche una esperienza pluridecennale nel volontariato laico. Per le ultime elezioni è stato Caramaschi a chiedermi di candidarmi nei quartieri per la sua lista civica. Tra di noi c’è un rapporto di stima reciproca. Sono stato eletto ad Oltrisarco e ai Piani, ma su invito del sindaco ho scelto di andare ai Piani, sia per coprire una assenza (se non fossi andato, la lista avrebbe perso un seggio), sia per la mia esperienza, utile per una circoscrizione dalle difficili e complicate tematiche…

Come valuta la Sua esperienza fino a questo momento e come si trova a lavorare con la Presidente del Consiglio di Quartiere?
Pur essendo un organo per molte questioni solo consultivo, io ritengo che i consigli di circoscrizione siano il vero collante tra cittadinanza e Comune. A me questa possibilità di dialogo con la cittadinanza piace molto. Per quanto riguarda il rapporto con Sylvia Hofer, devo dire che ci troviamo bene a lavorare insieme, certo le discussioni sono accese, ma abbiamo entrambi un approccio molto pratico alle questioni.
Si tratta di un aspetto confermato anche da Sylvia Hofer: “Non conoscevo Salvatore. Ci capiamo bene, entrambi siamo molto pratici, ritengo che siamo molto compatibili.” 

Sylvia Hofer prosegue quindi con le sue valutazioni. 

“Il consiglio è molto variegato, degli 11 consiglieri, 8 sono di liste di maggioranza anche se le dinamiche in consiglio di circoscrizione sono diverse rispetto al consiglio comunale. Affrontiamo più situazioni pratiche e auspichiamo di trovare soluzioni ampiamente condivise.”

Come valuta fino a qui la sua esperienza da Presidente?
Una delle prime misure che da me adottate, oltre a fissare da subito tutte le riunioni fino a giugno, è stato il passaggio dalle riunioni in presenza a quelle online. La mia circoscrizione in questo senso ha fatto da apripista. 

Quali sono i prossimi temi all’ordine del giorno?
Nelle future riunioni affronteremo questioni spinose come la gestione dei rifiuti – un tema molto dibattuto è il pessimo stato in cui versano molte isole ecologiche. Poi c’è il tema della mobilità, che comprende la variante sotto Monte Tondo, ma anche Rencio, dove l’abitato sorge praticamente lungo la strada, e quindi il traffico lì andrebbe alleggerito. Un altro tema caldo riguarda l’ARBO, il piano di recupero dell’areale ferroviario. Anticipo qui che ci batteremo anche per la riapertura dell’ufficio postale di via Brennero, chiuso in occasione del primo lockdown e non più riaperto.

La sede della circoscrizione

Autore: Till Antonio Mola

Mobilità e affitti nella Bolzano del futuro

L’amministrazione comunale si appresta a prendere importanti decisioni in grado di mettere finalmente mano alla morsa del traffico. In merito ci sono scelte importanti da compiere, così come a proposito del patrimonio edilizio. Ne abbiamo parlato con l’assessore Stefano Fattor.

// Di Luca Sticcotti

Stefano Fattor è una “new entry” nella giunta comunale di Bolzano, ma non è la prima volta che l’architetto e professore bolzanino entra a far parte del governo del capoluogo. Nella legislatura 2000-2005 è stato infatti già assessore, con diverse deleghe, tra cui quelle importanti all’ambiente e alle società partecipate.
Nei primi mesi della nuova legislatura avviata in piena seconda ondata di pandemia, Fattor è già riuscito a muovere un po’ le acque, rilanciando il dibattito in particolare su due temi chiave per il capoluogo: la mobilità del (prossimo) futuro e il possibile sblocco dell’importante numero di alloggi che resta escluso dal mercato degli affitti. I prossimi mesi saranno cruciali per questi temi, che in un modo o nell’altro toccano da vicino decine di migliaia di residenti e non solo.

Stefano Fattor

L’INTERVISTA
Assessore Fattor, recentemente lei ha mosso le acque in merito al tema delle grandi opere che – si spera nel prossimo futuro – potranno finalmente dare respiro alla mobilità nel capoluogo, da troppo tempo stretta in una morsa. In particolare lei ha rilanciato l’idea di porre la SS12 in galleria invece che la A22.
Quello dell’A22 in galleria è un problema serissimo e se ne parla da tantissimo tempo. Ma anche la proposta della SS12 in galleria, a dire il vero, era stata approvata per ben due volte dal consiglio comunale di Bolzano. Nello specifico, si era deciso all’unanimità di chiedere alla Provincia il posizionamento della SS12 in galleria all’interno di un piano urbano della mobilità che prevedeva un attraversamento della città a forma di omega in grado di abbracciare la città impedendo al traffico di scorrimento di soffocarla. Nella scorsa legislatura, poi, si è cambiata idea sulla base dell’ipotesi che nel giro di 10 anni la A22 avrebbe fatto una galleria che, attraversando il comune di Laives, si inserisse sotto il Virgolo per sbucare a nord di Bolzano. Questo per un costo stimato di 500 milioni, inserito nel piano economico finanziario della A22. Ma tutti sanno che una galleria lunga 10,7 km non costa 500 milioni, ma il doppio. E pochi avevano capito che a fronte di questo investimento dell’A22 la Provincia si impegnava ad acquistare per circa 200 milioni il vecchio tracciato dell’autostrada, trasformandolo in tangenziale di Bolzano e forse anche nella SS12. Quindi – attenzione – l’idea di mettere la A22 in galleria non prevedeva la demolizione dell’attuale tracciato e viadotto.

Quindi lei ha posto la questione: qual è il reale vantaggio per Bolzano nell’avere la A22 in galleria?
Esatto. Attualmente sull’autostrada passano 35mila mezzi al giorno, mentre l’arginale di passaggi ne fa 46mila. Quindi che miglioramento ci sarebbe?

Poi ci sono le tempistiche…
Per la mobilità a Bolzano abbiamo bisogno di una risposta con tempi di realizzazione compatibili con le esigenze della città. Abbiamo capito che per un eventuale spostamento della A22 in galleria ci vorranno 30 anni, ma Bolzano non ce la fa più. Il vecchio piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), poi – oltre ad aver inserito il tram che è saltato – non considerava ad esempio una cosa fondamentale, ovvero l’areale ferroviario, che invece sicuramente vedrà i cantieri partire da qui ai prossimi 10 anni. Quando inizierà quel cantiere, ci sarà una movimentazione di 300/400 camion tutti i giorni, con un impatto stimabile in 20 volte quello del Waltherpark. Quando l’areale ferroviario sarà finito, quel concentrato di treni, pullman, pendolari in transito sulla strada nuova sotto Monte Tondo, traffico turistico e commerciale, produrrà uno tsunami di mobilità otto volte più grande dell’impatto causato dal Twenty in zona produttiva. Insomma: non possiamo aspettare, ci vuole una risposta in tempi brevi. E non possiamo più nasconderci la realtà dei fatti.

Sviluppo urbanistico, mobilità e pianificazione del verde devono procedere assieme, com’è previsto dalla legge

I partner per discuterne restano gli stessi: Provincia e A22?
Sì, è con loro che dobbiamo ridisegnare lo scenario noi del Comune di Bolzano, a tutti i livelli: assessorati, consiglio, commissioni, tecnici. E attenzione: i tempi dei finanziamenti ministeriali, che sono molto consistenti, ci impongono di adottare il nuovo PUMS entro la fine di aprile. Altrimenti rischiamo di perdere un anno e non ce lo possiamo permettere. Urge l’approvazione in giunta, per poi affrontare la cosa in Consiglio nel corso di un anno, con tutte le modifiche che saranno necessarie.

Un altro tema di cui lei si è occupato in questi primi mesi di legislatura è quello dell’alto numero degli alloggi sfitti nel capoluogo…
La stima che è stata fatta ci dice che gli alloggi sfitti a Bolzano sono 3290, ma va anche detto che in tutta la provincia sono in totale 28000.

Un’enormità…
Sì, quindi non è un problema solo di Bolzano. E sappiamo che, su 42000 abitazioni, attualmente ben 700 sono recentemente diventatie “alloggi turistici” della rete AirBnB o simili.

Che fare?
Io dico una cosa molto semplice. Perché non puntiamo a sbloccare la percentuale di questi 3290 che sono attualmente fermi per paura di morosità e tempi lunghi di sfratto? A mio avviso si tratta di una percentuale prossima al 15%, ovvero ben 500 alloggi. Esiste una legge nazionale che consente di creare un fondo per le cosiddette “morosità incolpevoli” che finora in provincia di Bolzano non è ancora stata recepita. Questa possibilità è citata in una bozza della nuova legge provinciale in discussione. Ecco: è in questa direzione che occorrerebbe insistere. Per dare un’idea: 500 alloggi sono più o meno quelli presenti nel nuovo rione Prati di Gries. Sbloccando questo numero di alloggi potremmo dare respiro alla città, tra l’altro salvaguardando anche otto ettari di terreno agricolo e risparmiando quattro milioni e mezzo di fondi comunali per le urbanizzazioni secondarie per la realizzazione di un nuovo rione. Voglio anche ricordare che questi 500 alloggi sono già inseriti nella rete stradale cittadina e sono distribuiti sull’intero territorio del capoluogo.

Il piano di sviluppo comunale

La pianificazione della Bolzano del futuro passa attraverso tre distinti settori, tra loro strettamente interconnessi secondo l’ottica del legislatore, ma attualmente suddivisi tra altrettanti assessori nella giunta comunale del capoluogo. Stiamo parlando di sviluppo urbanistico, mobilità e pianificazione del verde, sfere di competenza rispettivamente di Luis Walcher, Stefano Fattor e Chiara Rabini. L’assessore Fattor auspica che prima possibile si avvii una sinergia tra i tre settori, requisito imprescindibile per riuscire in questa legislatura ad armonizzare gli interventi e accrescere la qualità della vita nel capoluogo.
Fattor ricorda che la collaborazione tra i tre settori è di fatto prevista dalla legge e che un utile strumento di lavoro da cui partire potrebbe essere uno studio a suo tempo commissionato dall’ex vicesindaco Baur all’architetto Peter Morello e intitolato “Fabbisogno edilizio e dimensionamento”.

Il patto per un futuro locale sostenibile

Il Patto per il futuro dell’Alto Adige è un’iniziativa di cittadini che propone un processo partecipato per scrivere insieme alla politica le regole che avranno un impatto sullo sviluppo del nostro territorio. Ne abbiamo parlato con Emilio Vettori, consulente di sostenibilità del gruppo promotore di “Patto per il Futuro” dell’Alto Adige.

Per meglio inquadrare la questione è opportuno fare un passo indietro: nel 2011 la Provincia di Bolzano ha stilato il Piano clima energia 2050, una strategia che declina a livello locale gli accordi sul clima stipulati a livello nazionale e globale. Il sito della Provincia si era espresso così: “Gli obiettivi definiti nel 2010 erano chiari: migliorare l’efficienza energetica, ridurre i consumi pro capite e le emissioni di CO2, sostituire le fonti di energia fossile con quelle rinnovabili. Il Piano indica la strada che l’Alto Adige vuole seguire per diventare un KlimaLand a livello internazionale e adottare un approccio sostenibile alla questione energetica.”

Emilio Vettori


Da qualche mese in internet si sta facendo conoscere il gruppo “Zukunftspakt – Patto per il futuro dell’Alto Adige” un’iniziativa di cittadini nata nel 2020, durante i primi mesi della pandemia, con in mente una visione: che la politica affronti in modo condiviso con esperti e cittadini le tematiche dello sviluppo del nostro territorio, per raggiungere gli obiettivi prefissati con un occhio di riguardo alla sostenibilità, alla tutela dell’ambiente in cui viviamo e alla qualità della vita delle persone.
Ma l’iniziativa Patto per il futuro come si relaziona in merito al Piano clima energia? Per il gruppo promotore, composto da tredici altoatesini di tutti i gruppi linguistici, ha risposto il consulente di sostenibilità Emilio Vettori.
“Noi pensiamo che l’aggiornamento, la realizzazione e il monitoraggio di questo strumento, e più in generale di un piano per lo sviluppo sostenibile, non possa essere fatto solo dalla politica, ma che la politica possa e debba essere aiutata da un organo istituzionalizzato, composto da cittadini ed esperti, che accompagni questo processo. Il fatto è che gli obiettivi formulati nel 2011 erano molto ambiziosi, ma a intervalli di tempo regolari, questi obiettivi vanno attualizzati e aggiornati in base alle mutate condizioni e alle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche. Se dieci anni fa ho definito un percorso che si basa su determinate soluzioni e dieci anni dopo si aprono nuove possibilità, allora è necessario rivedere la strategia e gli obiettivi”.
L’obiettivo del Zukunftspakt è quello di essere un interlocutore della politica?
“Assolutamente sì. Secondo noi è possibile per l’Alto Adige raggiungere la neutralità climatica entro il 2035. Sosteniamo l’idea che sia importante un approccio partecipato nello scrivere le regole che riguarderanno lo sviluppo del nostro territorio per i prossimi 10-15 anni e per questo abbiamo fatto un appello chiaro alla politica. Chiediamo che il prossimo piano di sviluppo sia condiviso e fatto su basi scientifiche, che tenga conto di indicatori concreti, non solo di valutazioni contingenti. In questi mesi abbiamo sviluppato un modello organizzativo che può consentire di realizzare questo percorso partecipativo e siamo pronti a presentarlo alla politica.”
Sul sito zukunftspakt-pattofuturo.org è possibile sottoscrivere il manifesto.

Autore: Till Antonio Mola

Un manuale per “rivoluzionari ambientali”

“Il Primo Follower – Manuale per rivoluzionari ambientali” è il titolo del libro scritto per beneficienza da Sergio Fedele. L’autore si è trasferito in Alto Adige nel 1993 ed è stato fra i primissimi laureati dell’Università di Bolzano. Tra il 2011 e il 2014 ha dato vita e sviluppato il progetto di mobilità elettrica a Bolzano. Da sempre appassionato di sostenibilità, oggi si occupa di formare chi come lui sogna di innescare una “rivoluzione ambientalista”.

Sergio Fedele



Sergio Fedele, il libro si intitola “Il Primo Follower”. Come mai? Che cosa significa?
“Il Primo Follower” è un concetto preso in prestito da Derek Sivers e non c’entra nulla coi social network. Può essere spiegato attraverso una celebre fiaba africana: un giorno in una foresta scoppia un incendio, tutti gli animali scappano e superano il fiume, ma si accorgono che il colibrì sta prendendo una goccia alla volta dal fiume per spegnere l’incendio. Il leone sottolinea il rischio e la scarsa utilità dell’azione, ma il colibrì risponde che sta facendo la sua parte.
A un certo punto anche l’elefantino decide di entrare nel fiume e per aiutarlo a raccogliere l’acqua con la proboscide, allora lo seguono tutti gli altri cuccioli e infine gli adulti.
Il significato della storia è che il leader (il colibrì) da solo non basta, l’elefantino svolge il ruolo più importante. Molto spesso succede che qualcuno prende l’iniziativa, ma nessuno lo segue. La chiave per far scattare il successo di un’iniziativa sono i primi follower, che si uniscono al movimento e lo fanno crescere portando competenze diverse e fungendo a loro volta da leader.

La tua passione per l’ecologia come è nata? Sei stato un colibrì o un elefantino?
Avevo sette anni e la mia maestra ci leggeva articoli e ci faceva scrivere temi sul cambiamento climatico e l’effetto serra. Erano tematiche nuove negli anni Ottanta, però ho capito che sarebbe stato un grandissimo problema per l’umanità, per me, per i miei cari e per gli animali. Sin da bambino quindi ho scoperto che la mia vocazione era dare il mio contributo, ma non sapevo come fare perché non erano i tempi di Greta Thunberg e non esistevano i social.
Quindi mi sono messo a studiare e ho concluso il mio percorso con una tesi di laurea sulle polveri sottili. Da lì poi è derivata la mia carriera professionale sempre legata ai temi della sostenibilità. Tuttavia, mi sono laureato in economia perché avevo capito che ciò che manca non sono tanto le tecnologie quanto la loro adozione: servono investitori e finanziamenti in ricerca. Perciò senza capire i meccanismi dell’economia difficilmente potevo sapere come contribuire alla rivoluzione ambientale pacifista.

Di cosa tratta il libro più nel dettaglio e a chi si rivolge?
Ho cercato di codificare una sorta di manuale per sopperire alla mancanza di formazione nel mondo dell’attivismo.
Ho preso elementi dal mondo aziendale e di crescita personale e ho cercato di creare un metodo per passare dall’azione individuale a quella collettiva, per far nascere e crescere un movimento al fine di cambiare leggi e strutture sociali. Nel libro spesso faccio riferimento a Bolzano e all’Alto Adige come esempio e leader della rivoluzione ambientale.
Inizialmente lo avevo pensato come manuale per gli addetti ai lavori, ma visto l’interesse ricevuto ho deciso di renderlo disponibile a tutti e adatto a chiunque sia interessato alla tematica.
Sempre per motivi di sostenibilità ho deciso di non appoggiarmi a distributori esterni, ma di aprire la mia iniziativa di crowdfunding e incentivare l’acquisto di copie digitali. Si possono acquistare due o più copie così ognuno ne può regalare una e trovare il suo primo follower.
Tutto il ricavato viene reinvestito nella stampa di copie cartacee da regalare a giovanissimi attivisti a cui, non avendo un reddito, non voglio chiedere di rinunciare a una pizza per acquistare un libro sull’ambiente.

“LuceMia” in ospedale, per i bambini

Durante i giorni che hanno preceduto il Natale, nonostante il particolare periodo e le difficoltà della pandemia, l’associazione LuceMia è riuscita a portare qualche momento di gioia e illuminare gli occhi dei bambini ricoverati nel reparto di Pediatria di Bolzano.
“Vedere brillare gli occhi di un bambino, poter vivere la loro gioia innocente è ciò che ci spinge a superare ogni ostacolo per portare un sorriso a questi piccoli combattenti” ci racconta Luca Randi, presidente dell’associazione “LuceMia – Il sorriso di Laura Randi”. Vogliamo raggiungere tutti i bambini che da un letto di casa, di un ospedale o addirittura da una incubatrice lottano contro una “malattia”, che giorno dopo giorno spegne quel sorriso che ognuno di loro dovrebbe poter sempre donare al proprio famigliare. E cosa accende il sorriso di un bambino se non un gioco?

Qualche settimana prima di Natale, ha preso il via il Tour natalizio di LuceMia regalando i primi sorrisi ai bambini del Servizio Territoriale delle Cure palliative pediatriche e del Day Hospital Oncologico Pediatrico del Comprensorio sanitario di Bolzano.

Il viaggio quest’anno non si è fermato in Alto Adige, ma ha toccato anche diverse realtà ospedaliere come il Day Hospital Oncologico di Trento, il reparto Onco-Ematologico dell’Ospedale di Padova, quello di Pescara, fino ad arrivare in Sardegna al Microcitemico di Cagliari. A Natale sono stati distribuiti peluche della Disney nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale e di Ematologia dell’Ospedale provinciale di Bolzano, purtroppo senza il tradizionale accompagnamento canoro di Nancy, Tiziana e dei chitarristi Luca e Gabriele a causa delle restrizioni Covid. Ultima tappa di questo viaggio è stato il reparto di Pediatria dell’Ospedale con un carico di doni da distribuire ai bambini che purtroppo erano ricoverati durante le feste natalizie.

Foto: Foto di gruppo nel reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva

Un anno per celebrare il sommo poeta

Ricorre quest’anno il settecentesimo anniversario della morte di Dante e il Comitato altoatesino della Società Dante Alighieri intende rendere omaggio al grande poeta per tutto il corso dell’anno organizzando una serie di eventi e manifestazioni celebrative, in collaborazione con l’Ufficio Cultura in lingua Italiana della Provincia, come già avvenuto nel 2019 per Leonardo e nel 2020 per Raffaello, e con il patrocinio e il sostegno del Comitato Nazionale istituito per i festeggiamenti della ricorrenza dantesca.
Lo scorrere dell’anno di Dante verrà accompagnato mettendo a disposizione delle scuole e degli estimatori uno straordinario calendario che presenta immagini di diversi artisti e disegnatori contemporanei, concesse in prestito d’uso dal Maestro del Lavoro Fulvio Vicentini, cultore d’arte ed esperto di editoria artistica, e che, come intitola il Calendario stesso, permettono un “Viaggio grafico nei regni dell’oltretomba” secondo le diverse interpretazioni dei singoli autori.
Anche l’Associazione degli Amici dell’arte metterà nuovamente a disposizione ben 100 quadri, uno per ciascun canto della Divina Commedia, accompagnati dalle terzine che ne illustrano il significato e la collocazione, e che verranno esposti in diverse zone della città nelle vetrine di negozi che si renderanno disponibili.
A partire dal mese di marzo 2021, quindi, le immagini dantesche e la rappresentazione che ne hanno dato gli artisti bolzanini, tappezzeranno idealmente le vie della città e contribuiranno a celebrarne l’opera immortale.
è stato poi organizzato già da tempo per le classi di ogni ordine e grado e gruppo linguistico un concorso per elaborati di natura creativa e/o filmati sulla figura e l’opera di Dante. La premiazione degli alunni dei tre gruppi linguistici distintisi nello studio e nella competenza della lingua italiana, la premiazione del concorso e l’assegnazione di un premio speciale per gli studenti della scuola superiore che si sono particolarmente qualificati nell’ambito della certificazione linguistica avranno luogo in occasione della Giornata della Dante, cui verranno invitati autorità e genitori, che di solito ha luogo nel mese di maggio.
Nel corso del 2021 verranno organizzati, nei modi consentiti dalla pandemia, numerosi altri eventi ed attività insieme a conferenze di grandi esperti che tanto interesse hanno già suscitato, tra cui Massimo Cacciari, Gregorio Vivaldelli, Angelo Maria Mangini (UniBo), Matteo Santipolo (UniPd), senza contare Giulio Ferroni con il suo recentissimo “L’Italia di Dante”.

Foto: Dante visto dal grande fumettista Moebius

Via Bari: in arrivo la scuola “del futuro”

Nel quartiere Don Bosco nel giro di qualche anno sorgerà una scuola che si candida per divenire un luogo di vera avanguardia per tutto l’Alto Adige. In un edificio modernissimo troveranno spazio due sezioni di elementari e medie rispettivamente di lingua italiana e tedesca, che per la prima volta avranno davvero la possibilità di entrare in relazione. Ne abbiamo parlato con l’ex dirigente del Schulsprengel Bozen Europa Heidi NIederkofler, che è stata una delle principali promotrici del progetto. 

Heidi Niederkofler, com’è nato il progetto della scuola di Via Bari? 

Quando alle Pestalozzi hanno cominciato a mancare le aule perché la popolazione scolastica stava crescendo, l’intendenza italiana ci ha proposto di inserire una sezione di lingua tedesca nell’edificio della scuola Langer nel rione Firmian. La scuola Langer era già stato costruita, ma abbiamo cercato di fare in modo che non si trattasse solo di “buon vicinato” tra la sezione italiana e quella tedesca. La scuola dunque è stata impostata sulla base di un’idea di collaborazione e cooperazione. Non è stato semplice, i concetti erano diversi così come gli orari. Ma sono state fatte tante cose insieme, impossibili in altre scuole. Ci sono stati ad esempio collegi docenti e corsi di aggiornamento comuni due volte all’anno. 

In realtà come diceva lei alle Langer c’erano diversi limiti, infatti a un certo punto si sono dovuti impegnare anche i genitori, per cercare di promuovere reali momenti comuni di condivisione tra i ragazzi, specie nelle attività ludiche.

Ci sono voluti anni perché all’inizio c’era una sorta di corazza, ma abbiamo comunque avuto diverse sane contaminazioni. Poi però si è cominciato a parlare di un possibile progetto in via Bari. 

Lì c’era una matassa burocratica da sbrogliare…

Sì, tra Ipes e Comune. Il terreno era dell’Ipes ma era indicato come “area scolastica”. L’Ipes dunque non poteva costruirvi e finché il Comune non acquisiva il terreno non era possibile nemmeno l’edificazione della scuola. Quando la situazione si è risolta i due intendenti e l’allora assessore alla scuola mi hanno chiesto di vedere cosa si poteva fare. L’idea di fondo era quella di trasferire in via Bari i bambini tedeschi della Langer. Io li ho sconsigliati in merito: le nuove linee guida dell’edilizia scolastica dicono infatti oggi che là dove c’è una popolazione con diverse lingue non si fa più una scuola per i tedeschi e una per gli italiani, ma si fa invece una scuola unica per la popolazione.

Si tratta di un bel cambiamento, non c’è che dire.

Sì. Ai promotori ho detto che se avessimo fatto di nuovo scuole divise per lingua, sarebbe anche andata a cadere l’esperienza maturata alla Langer. E inoltre spostando bambini dalle Langer a via Bari ci sarebbe stata anche troppa distanza per alcuni di loro dalla loro abitazione. Ho quindi proposto una scuola per la popolazione del rione con otto classi di lingua tedesca e otto di lingua italiana, dalla prima elementare alla terza media. Ho anche suggerito che il progetto venisse impostato sulla base del concetto dei “tre incontri”. Innanzitutto “tra le generazioni”, con protagonisti ragazzi e bambini, in un contesto architettonicamente predisposto. La seconda categoria di incontro era ovviamente quella delle lingue, considerando non solo italiani e tedeschi ma anche stranieri. Il terzo livello era quello, moderno, dell’incontro tra scuola e natura. 

Per incontro tra generazioni si intendono anche gli insegnanti?

Sì, ma nel senso del far incontrare e lavorare insieme insegnanti delle elementari e delle medie, soprattutto nel momento del passaggio tra la quinta elementare e la prima media. L’idea in ogni caso era quella che ogni classe avesse una sua partner naturale, potendo lavorare (grazie all’architettura ad hoc) anche attraverso “gruppi aperti”. Ad esempio in diverse materie come inglese, scienze, musica, ecc.  

Si tratta di un concetto di scuola molto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati…

Sì, e in cui non esiste un corridoio con le porte che vi si affacciano, ma piuttosto atrii con intorno le classi messe in comunicazione visivamente attraverso delle vetrate. Il progetto è stato approvato all’unanimità dalle tre intendenze, il Comune e la Provincia. 

Per quanto riguarda la contaminazione tra uomo e natura cosa ci può dire?

Tanto verde nella scuola e possibilità di lavorare fino al fiume. La scuola poi è vicina al Parco Semirurali che ha anche una valenza storica, oltre che naturalistica. A fianco ci sono anche gli orti delle donne Nissà, molto significativi. Su questa scia dunque è stato lanciato un bando di concorso per gli architetti. 36 di loro hanno inoltrato un progetto e in due giornate piene abbiamo scelto il migliore. La decisione è stata presa all’unanimità due anni fa. Il bando è stato vinto da un progetto presentato da due architetti di Padova. Nel progetto la mensa è all’ultimo piano e sul tetto ci sono sia orti che spazi ricreativi, separati tra elementari e medie. Siamo stati anche criticati: ci hanno detto che sembra un Hotel Riz. E noi abbiamo detto che questa era propria la nostra intenzione: offrire una cosa davvero preziosa ai ragazzi e al quartiere Don Bosco.

Sono progetti che traggono ispirazione da esperienze all’estero?

Sì, soprattutto in Olanda. 

La scuola quando verrà costruita?

I lavori dovevano iniziare nel 2021, ma per via del Covid e dei finanziamenti necessari i tempi saranno un po’ più lunghi. Ma sono già in corso di realizzazione i sondaggi geologici nel terreno.