Il verde urbano: un investimento sul futuro

Siamo abituati a pensare il capoluogo come una città piena di prati e alberi, ma in realtà la percentuale di verde pubblico a Bolzano è inferiore alla media prescritta a livello nazionale ed europeo. Anche per far fronte ai cambiamenti climatici la città nel prossimo futuro dovrà operare un importante riequilibrio in questo senso. Insendo il verde pubblico come priorità nello sviluppo urbanistico, mettendo in dialogo con la città il verde agricolo, valorizzando i corsi d’acqua riportando anche alla luce le rogge e i ruscelli che nei decenni sono stati “nascosti” nel sottosuolo. 

In questi ultimi tempi il tema del verde pubblico è tornato in primo piano per due motivi fondamentali. 
Il primo è legato all’emergenza pandemica nel corso della quale tutti ci siamo ritrovati in coda nello svolgimento della nostra attività motoria, per forza di cose confinata in città. Ciò ha reso davvero evidente la “non abbondanza” del verde comune. 
In secondo luogo il desiderio di camminare, correre e muoversi in bicicletta ha rinfocolato le tensioni esistenti da tempo con alcuni contadini del capoluogo, che hanno deciso di limitare l’accesso alle strade che insistono sui loro terreni agricoli, utilizzando sbarre e cancelli. 
Per fare il punto della situazione abbiamo dunque deciso di incontrare l’assessora al verde pubblico
e alla cultura del Comune di Bolzano Chiara Rabini, una new entry del 2020 nella giunta del capoluogo.

L’INTERVISTA

Assessora Rabini, sappiamo che i cittadini manifestano una grande attenzione e sensibilità se viene tolto loro il parcheggio sotto casa. La stessa cosa avviene se invece ad essere sottratti sono gli alberi, le panchine, gli spicchi di prato, i giochi per i bambini?
Quella relativa al verde urbano penso sia una sensibilità che stia pian piano crescendo. Penso all’emergenza climatica che stiamo toccando con mano e alle recenti manifestazioni dei giovani per strada. Ma anche la fase del Covid ci ha dimostrato chiaramente l’importanza di uscire di casa e fare delle passeggiate in mezzo al verde, invece che sull’asfalto. 

Cosa ci dicono i dati sul verde in città? Sappiamo che sulla superficie del Comune ci sono anche boschi e verde agricolo…
Sì. In città abbiamo 22 chilometri quadrati di superifice boschiva e 14 kmq di agroproduttivo. Poi c’è il verde privato, ma in definitiva nel territorio del capoluogo abbiamo una quantità di verde pubblico inferiore allo standard richiesto dal punto di vista normativo. In questa fase stiamo cercando di capire qual è il gap che esiste per poter poi intervenire di conseguenza.

Questa notizia è una sorpresa. Ci sentiamo residenti in una città piena di verde, ma in realtà non è così… 
Esatto. Questo deve portarci ad un chiaro e coraggioso cambio di paradigma. Dovremo tenerne conto in ogni nuovo progetto urbanistico per la città ed anche in quelli già in essere, come l’areale e la zona della stazione dove è stata distrutta una buona metà del parco. In futuro si dovrà proprio partire dal verde nei progetti urbanistici,  non fare viceversa com’è stato finora. Il verde pubblico come sappiamo è fondamentale per i cittadini anche come luogo d’incontro, oltre che come tutela del clima e della biodiversità. Si tratta di un importante bene comune e se davvero pensiamo di voler vivere in una città verde questa diventa anche una questione identitaria per il capoluogo e per tutti noi.

L’attuale periodo sembra avere le caratteristiche ideali per un rilancio del verde: noi tutti durante la pandemia abbiamo riscoperto l’importanza delle passeggiate e dell’attività motoria. Ed è indubbio che quando eravamo per forza relegati in città camminare in mezzo al verde era senz’altro molto più piacevole che in mezzo al cemento. Solo che poi se ci ritroviamo “in coda” sulle passeggiate allora di fatto cresce la consapevolezza del fatto che il verde non è poi così esteso, a Bolzano. Per non parlare del fatto che poi – visti gli esercizi chiusi – non sapevamo nemmeno dove andare al gabinetto, in caso di necessità.
Le restrizioni ci hanno fatto toccare con mano un problema che vivono sempre in realtà anche gli anziani che non hanno l’auto e quindi non si muovono dalla città nel fine settimana. Ma si tratta di una situazione di cui sono a conoscenza anche coloro che portano giornalmente fuori il loro cane. 

Sappiamo che in corso di elaborazione un vero e proprio Piano del Verde. Di cosa si tratta?
Stiamo lavorando sul piano di sviluppo comunale, che riguarda la strategia per i prossimi dieci anni. Il piano territorio e paesaggio è costituito da tre distinti piani: verde, urbanistico e mobilità. L’idea è quella di prevedere una cintura verde intorno alla città e di concepire dei parchi agricoli con servizi alla cittadinanza, per promuovere uno scambio attivo tra chi gestisce i terreni agricoli e i residenti. Il tutto secondo un principio di reciproco vantaggio.

Quest’ultimo è un aspetto molto importante. In merito al rapporto tra la città e gli agricoltori ci sono attualmente una serie di criticità, evidenziate in maniera chiara dalle sbarre e dai cancelli che recentemente hanno ristretto l’accesso ai diverse strade private che si trovano in zone agricole nei pressi dell’ospedale e luoghi di cura, prima molto utilizzate dai residenti. Anche se in realtà ci sono anche esempi opposti, rappresentati da contadini che invece aprono realizzando dei punti vendita di prodotti proprio nei pressi dei loro terreni agricoli. 
In tutta Europa l’attenzione sul verde nelle città diventa sempre più importante e quindi va trovato un nuovo equilibrio. Non si tratta di espansione urbanistica ma di ripensare i terreni agricoli in una funzione di servizio nei confronti della città. Gli spazi agricoli si trovano nella città e quindi la cosa più logica è che si integrino con essa, entrando in dialogo. 

Nel mondo del contadini della conca in qualche modo si stanno sviluppando le premesse per questa nuova sensibilità? Si tratta di un passaggio fondamentale, anche per evitare contrapposizioni che sarebbero dannose per tutti.
Io lo auspico. E confido molto in una pressione in questo senso da parte delle generazioni più giovani. Personalmente mi sto muovendo molto per osservare quanto sta avvenendo in Europa nell’ambito della rete delle “città verdi” che ci indicano buone pratiche in questo senso, da tenere in considerazione soprattutto nell’ottica dello sviluppo futuro del nostro territorio urbano. 

Esiste anche il problema del cambiamento climatico. Una buona parte del verde in città si trova ora in sofferenza, essendo stato concepito in epoche passate molto diverse, con più precipitazioni e temperature non così elevate. 
E’ stata effettuata un’analisi delle isole di calore e recentemente è stato realizzato uno studio assieme all’Eurac. In zona industriale lavoreremo tantissimo sul rinvenimento, alberature resistenti e sul progetto dei “tetti verdi”.

I parchi del capoluogo sono anche un interessante laboratorio di convivenza tra bambini, anziani, sportivi, giovani, conduttori di cani. Ognuno con le sue specifiche esigenze. 
Sì, certo. Per questo abbiamo avviato un confronto con le circoscrizioni e diversi interlocutori che rappresentano le categorie interessate. Invito tutti gli interessati a fare proposte. Entro agosto porteremo avanti questo processo partecipato, dopo di che saranno le commissioni e il consiglio ad occuparsene, in municipio. L’intenzione è quella che entro il 2021 il piano del verde possa essere definitivamente approvato, per poterlo mettere finalmente in pratica.

Autore: Luca Sticcotti

La storia di Rencio #1

In questo numero di Qui Bolzano abbiamo voluto tracciare la storia del quartiere di Rencio. Ci siamo rivolti al Prof. Ferruccio Cumer, conosciutissimo per essere stato professore di scuola secondaria per generazioni di studenti bolzanini, che da sempre vive a Rencio, il quale all’appuntamento ci ha presentato il signor Luciano Tiso, lui sì, a detta di Cumer, autentico conoscitore della storia del quartiere e dei suoi aneddoti.
Dalla conversazione sono emersi aspetti di Bolzano che non tutti conoscono. Innanzitutto che Rencio era una delle dodici Malgreien, potremmo dire uno dei borghi, del comune di Dodiciville. Dalla targa esposta a lato del Passaggio Julius Perathoner, l’arco che collega Piazza Municipio a Via Piave, sappiamo che il 30 dicembre del 1910 ci fu la fusione dei comuni di Bolzano e Dodiciville. Dodiciville che per noi, bolzanini del XXI secolo, non è che il quartiere che da Ca’ de Bezzi, Piazza Municipio e la stazione Ferroviaria si estende verso Est, verso Piazza Dogana e la funivia del Renon e oltre fino quasi a Cardano.
Luciano Tiso: “In realtà il Comune di Dodiciville in passato era molto esteso, era più vasto di Bolzano e di Gries, e in un certo senso circondava Bolzano, estendendosi da San Pietro, il quartiere storico presso il Ponte di Sant’Antonio, fino al Colle e dall’imbocco della Val d’Isarco e quasi alla confluenza tra Isarco e Adige. Oggi rimane solo un comune catastale del capoluogo”.

Secondo Lei ci sono delle date simbolo che hanno caratterizzato la storia “moderna” di Rencio?
“Se andiamo in ordine cronologico, penso al 1867 per via della costruzione della linea ferroviaria che collegava Bolzano ad Innsbruck, e gli indennizzi per gli i terreni su cui è stata costruita la ferrovia sono stati una manna per la popolazione; nel 1897 venne fondata la Cassa Rurale di Rencio e Dodiciville e l’anno successivo il Consorzio Elettrico Dodiciville, che costruì la centrale elettrica a Cardano, quella piccolina all’imbocco della Val d’Ega. Contestualmente fu anche realizzato l’acquedotto che portava l’acqua del Rio Ega nelle case”.

Per la Rencio come la conosciamo oggi, riveste una particolare importanza il 1916, che è l’anno in cui fu messo mano alla strada, alla “hoher Weg”, per consentire l’ingresso in città delle truppe in caso di necessità. 1916 è anche la data incisa all’interno di un pentagono, quasi una casa, su uno dei pietroni che ancora oggi costeggiano la strada. Da parte dei prigionieri di guerra serbi e russi impiegati per costruire la strada, i quali evidentemente quell’anno avrebbero fatto ritorno a casa. Di giorno lavoravano alla strada e la sera venivano rinchiusi in una zona recintata all’altezza dell’odierno supermercato Amort.
Significativa anche la data del 10 novembre 1918, in cui transitò per Rencio il primo gruppo di Alpini, in direzione Brennero. 
Certo che, ai fini dello sviluppo economico di Rencio, furono importanti gli anni della costruzione della centrale elettrica di Cardano, i cui lavori iniziarono nel 1924 e diedero lavoro a 5000 operai, molti dei quali nei cinque anni di lavori, soggiornavano presso alloggi di Rencio. La centrale, all’epoca la più grande del suo genere in Europa, fu inaugurata nel 1929 e gestita dalla Società Idroelettrica dell’Isarco (SIDI). Oltre alla costruzione di tunnel che portano l’acqua dalla diga all’altezza di Colma fino alle condotte forzate della centrale, era stato realizzato un bacino idrico a monte, che permise di gestire l’irrigazione dei campi a Rencio e Santa Maddalena, contribuendo in maniera determinante al miglioramento qualitativo delle coltivazioni. 

(continua)

Autore: Till Antonio Mola

Vivere a Don Bosco… per lavoro

Giulia De Barba lavora in una struttura residenziale per persone disabili nel quartiere Don Bosco. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio il suo lavoro e la sua quotidianità all’interno dell’appartamento. 

Buongiorno Giulia, di cosa ti occupi all’interno della struttura? 
All’interno dell’appartamento in cui lavoro vivono alcuni signori, per la maggior parte over 50. In questa struttura i ragazzi hanno diverse abilità, infatti aiutano me e gli altri operatori nelle faccende di casa, ci aiutano a cucinare, a stendere a lavare, tutte le cose insomma che appartengono alla vita di tutti i giorni. 
Oltre alle faccende domestiche noi li seguiamo e li accompagniamo nei vari laboratori che frequentano o sul lavoro. Ora con l’emergenza Covid-19 siamo parecchio penalizzati perché non è possibile per gli utenti delle residenze frequentare i laboratori. 

Quali sono le sfide che voi operatori dovete affrontare ogni giorno e come è vivere il quotidiano all’interno dell’alloggio? 
Questo gruppo è stato creato cercando di mettere insieme delle persone e dei signori che potessero stare assieme e convivere. Sicuramente una sfida è gestire gli screzi che a volte ci sono tra conviventi e poi ci impegniamo per far seguire i programmi della settimana, ad esempio chi fa da mangiare con l’operatore o altre attività tipiche del quotidiano, come qualche gita fuori porta in macchina. Sicuramente essere organizzati e scandire le giornate aiuta molto tutti quanti. In questi anni abbiamo notato che fanno fatica ad accettare i cambiamenti, infatti nel mio gruppo, quando ci sono degli imprevisti, non sempre è facile mantenere la calma o il buonumore, ma sicuramente ci impegniamo ogni giorno affinché le cose vadano al meglio. 

Come è invece vivere il quartiere Don Bosco? 
Il quartiere Don Bosco lo viviamo molto perché abbiamo dei posti dove ci conoscono e dove andiamo spesso (quando si poteva) anche con i nostri signori. Uno dei nostri bar preferiti è il bar di Stefano in via Resia, poi facciamo sempre compere di scarpe in via Sassari oppure nel negozio in via Parma di Daniele. La pizza, ad esempio, la prendiamo sempre alla pizzeria in via Resia. Frequentiamo anche spesso le chiese sia di Don Bosco che la San Pio X, quindi direi che ci sentiamo proprio parte di questo quartiere. Il quartiere è molto accogliente e i nostri signori, che ormai lo vivono da tempo, qui stanno proprio bene. 

Parlando di te, quali altre passioni coltivi fuori da lavoro? 
La mia grande passione è il calcio, ho giocato per 14 anni a calcio a 11 in varie squadre bolzanine e per tre anni ho giocato in serie B all’Azzurra San Bartolomeo di Trento. Negli ultimi due anni ho giocato invece a calcio a 5 nella Polisportiva Pineta, anche se non abbiamo ancora potuto completare un campionato a causa della pandemia.  

E come sei arrivata invece a fare questo lavoro? 
Appena finito il liceo non sapevo bene cosa fare, avevo tante passioni e tante idee diverse ma ciò che mi ha convinta è stato vedere una pubblicità di un corso per diventare Osa, ovvero operatrice socio assistenziale. Ho deciso di iscrivermi senza saper bene a cosa andavo incontro, ma sicuramente non me ne pento. Il corso è durato due anni e mi ha aiutato a trovare la mia strada. 

Sicuramente il tuo è un lavoro che dà tanto alla comunità e alle persone che segui, ma io volevo chiederti invece che cosa è che dà il tuo lavoro a te. 
Questo è un lavoro che da un punto emotivo e sentimentale ti dà tantissimo. I miei signori ad esempio apprezzano tanto le piccole cose e questo permette di rendere ogni giornata piacevole. Ma è sicuramente stancante, soprattutto perché abitando con loro ventiquattro ore su ventiquattro, è difficile dire “ora stacco”, però loro sicuramente apprezzano questo nostro impegno e riescono sempre a farcelo capire. Le soddisfazioni dunque sono molte e sono quelle che mi spingono ad andare volentieri al lavoro. 

Autore: Daniel Valentini COOLtour

Infusi, un nuovo collettivo di fumetti

A Bolzano il fumetto non è solo di casa da ormai 15 anni per la presenza del festival di fumetto e musica ArtMaySound, ma anche perché da circa un anno e mezzo è nato il nuovo collettivo di fumetti Infusi. 
Il collettivo si autodefinisce “di fumetti, scrittura e arti applicate”: fa autoproduzioni (albi e spillati a fumetti stampati e diffusi in autonomia) che si possono riconoscere dal logo di una tazza con una bustina in – appunto – infusione. 
Tra i fondatori del gruppo ci sono anche Armin Barducci, principale promotore del collettivo e autore di libri a fumetti altoatesino, ed Eleonora “Suri” Bovo, illustratrice e autrice di fumetti che ha anche disegnato il logo di Infusi. Del collettivo, tra gli altri, fanno parte anche Davide Tomazzoni, Daniele Unterfrauner e Joana Preza. 
Tra le cose prodotte con il marchio del gruppo ci sono già alcune pubblicazioni all’attivo, come “Heimat”, fumetto a puntate scritto e disegnato da Barducci (e di cui sono già usciti i primi due numeri) o come – sempre di Barducci – il fumetto per bambini “Pollicino opponibile” e infine la miniserie non-sense in formato tascabile “L’isola di bacon”. 
Anche Valentina Stecchi, disegnatrice e vignettista di Bolzano, fa parte di Infusi e ha pubblicato di recente il suo “La metà della mia mela è marcia”: storie d’amore riuscite male, a fumetti, si legge sul retro della copertina del libro. Prossimamente uscirà anche la rivista “Blend”, ‘miscela’ in inglese (a proposito di infusi), che farà da collettore delle storie prodotte dalle varie componenti del gruppo a tema ‘nostalgia’.

Autore: Redazione COOLtour

Culture Corner: un luogo d’incontro

Nonostante la pandemia ci abbia resi consapevoli di quanto piccolo sia il mondo intero e di quanto tut-to sia interconnesso, non dobbiamo dimenticare l’importanza sociale dei quartieri – soprattutto nella nostra città – da dove posso nascere iniziative rilevanti per tutta la cittadinanza.
A ribadire questo concetto, attraverso una vera e propria iniziativa sociale e culturale, è Stefano Rossi, giovane bolzanino coordinatore delle attività per bambini del “Learning Center” di Bolzano. Una cooperativa, quest’ultima, che ha preso in mano insieme a CooperDolomiti la gestione del Culture Corner di via Bari 36/A, offrendo attraverso questo progetto – sostenuto dall’Ufficio di bilinguismo e lingue straniere della Provincia – diverse opportunità rivolte ai piccoli ma anche agli adulti.
“Gestiamo ormai da tre anni il Culture Corner di Don Bosco, una ‘bottega della cultura’ finalizzata a mantenere vivo il quartiere. In quest’ultimo anno abbiamo attraversato anche noi molte difficoltà e siamo stati quindi impossibilitati a mettere in pratica diverse iniziative volte a raggiungere il nostro scopo – racconta Letizia Lazzaro di CoopDolomiti – siamo infatti contenti di aver potuto ricominciare a inizio maggio con le nostre attività”. Tra le iniziative che hanno dato il via alla ripresa delle attività c’è il “BookCrossing”, ovvero la possibilità di ricevere, donare o scambiare un libro di qualsiasi genere letterario.
“Desideriamo creare, attraverso questo luogo, un punto di incontro e di riferimento per il quartiere. Vorremmo infatti far nascere, più avanti, una rete con le scuole in modo da coinvolgere i bambini più piccoli facendo legare nuove relazioni e, contemporaneamente, facendo nascere in loro un senso di comunità. Abbiamo per questo in mente – racconta Stefano Rossi – di dar vita al ‘libro del giorno’ creando così una relazione diretta e costante con chi decide di frequentarci”.
Inoltre il Culture Corner offre corsi in lingua tedesca rivolti ai bambini. “Nel nostro territorio è di fondamentale importanza conoscere la lingua tedesca, e perciò abbiamo deciso di creare delle attività ludiche accostate all’utilizzo del tedesco. Così facendo i bambini possono imparare giocando. Credo che poter avere un posto dove apprendere senza essere valutati e attraverso delle esperienze extra scolastiche – continua Rossi – sia importante per la formazione di ogni bambino”.
Oltre ai corsi in lingua e di aiuto compiti disponibili a seconda delle esigenze delle famiglie, per i bambini è incominciato mercoledì 12 maggio un corso di modellismo di aeroplani, presentato in lingua tedesca da Alex Appoloni, giovane pilota bolzanino. “Questa esperienza che i bambini potranno fare si colloca in un’insieme di progetti, che vanno dall’artigianato allo sport, dagli aeroplani al cucito, che verranno proposti durante l’anno. Il tutto desideriamo possa rivelarsi come qualcosa di utile per la comunità e quindi per l’intero quartiere”, ha concluso Stefano Rossi.

Autore: Andrea Dalla Serra

Tre giorni per parlare di Europa

Sono state tre le ragazze premiate dal Südtiroler Künstlerbund e dal Consiglio Provinciale di Bolzano per aver vinto il “concorso Europa” avendo elaborato tre diverse opere letterarie in vista della Festa dell’Europa che, ogni anno, si celebra il 9 maggio in ricordo della Dichiarazione di Schuman.

Riprendendo il concetto del poeta russo Joseph Brodsky, secondo cui “i Parlamenti funzionerebbero in tutt’altro modo se prima di ogni seduta si recitasse una poesia”, gli organizzatori del concorso hanno dato l’opportunità alle autrici di leggere i propri testi prima dell’inizio delle tre riunioni del Consiglio Provinciale avvenute tra l’11 e il 13 maggio.

Il testo di Caneve
Elisa Caneve – giovane bolzanina di 26 anni laureata in lettere e attualmente insegnante di italiano in una scuola media di Pedavena, a Belluno, ha presentato al concorso una sua opera, dal titolo “L’Europa è il suo orizzonte”, tratta da alcune esperienze realmente vissute, che è stata premiata dalla giuria composta da Ferruccio Delle Cave, Katrin Klotz e Ingrid Runggaldier. “Ho avuto molte opportunità per viaggiare all’interno dell’Unione Europea, dall’Erasmus ad alcuni progetti educativi, attraversando così molte periferie europee. Significative per la scrittura del mio testo sono state anche le esperienze vissute con dei ragazzi con background migratorio – racconta Elisa Caneve – queste mi hanno portato a riflettere sul valore del concetto di cittadinanza”.
La possibilità di raccontare davanti al mondo politico il momento vissuto durante il progetto ‘Promemoria Auschwitz’ e la propria esperienza come educatrice, è stata per Elisa l’occasione di dare un messaggio a chi, quotidianamente, si interroga e prende decisioni sui temi con i quali si interfaccia in prima persona. Ed è in questo momento che, come ricordava Brodsky, la letteratura acquisisce un ruolo fondamentale: “la parola è uno dei linguaggi più potenti che abbiamo per riflettere ed esprimerci. Tutti i testi di letteratura possono aiutarci a riflettere, anche quelli che non condividiamo, ed è proprio davanti a questi ultimi che dobbiamo porci in maniera critica per crescere come persone e come cittadini. Nel mio testo ho voluto dire tante cose – spiega Caneve – tra i temi ci sono i legami con il passato e i suoi insegnamenti, il concetto di cittadinanza e una riflessione sullo ‘ius soli’ che ho inserito attraverso un episodio vissuto con un ragazzo che aiutavo a fare i compiti, infine il ruolo dell’insegnamento e l’influenza che può avere sugli studenti”.

Credere nel modello europeo
“Faccio parte di quella generazione che può avvalersi dei vantaggi dell’Unione Europea, ad esempio muovendosi liberamente, praticandoli quasi con ovvietà. Il concetto di Europa va valorizzato nella sua fragilità, anche quando si colpevolizza o sottovaluta. Per questo è importante continuare a fare scambi, conoscersi e creare un sentimento europeo, nonostante le diverse problematiche che porta con sé. È proprio per affrontare queste ultime che dobbiamo continuare a credere nel modello europeo” ha concluso Caneve.

Autore: Andrea Dalla Serra

Aldino: a un passo dal cielo

La strada che s’inerpica dal bivio di Olmi, ombrosa frazione a valle di Aldino, in direzione di Pietralba, è ancora poco trafficata; tuttavia si preannuncia una bella giornata primaverile e a breve le località più frequentate dai villeggianti della domenica saranno affollate. Prati, malghe e sentieri del Reggelberg brulicheranno di persone ansiose di recuperare il tempo perduto in un anno di restrizioni. Non c’è una nuvola in cielo e neppure le scie vaporose degli aeroplani che sorvolano in gran numero la valle dell’Adige e le Dolomiti riescono a offuscare l’azzurro oltremare che avvolge la chiesa e il campanile del paese affacciati sul punto più elevato di una collina. Ricorda, per trascendenza e luminosità, la volta giottesca della cappella degli Scrovegni. Sembra di stare ad un passo dall’empireo che sfoggia la solenne sapienza divina. Il rintocco secco delle campane che segnano l’ora lacera il silenzio profondo di una tipica domenica di pandemia. Le convivialità sembra ridotta all’essenziale ossia prossima al nulla, la rinuncia alle vecchie abitudini parte preponderante della vita quotidiana. La piazza centrale in leggera salita è spopolata, i locali pubblici chiusi. Le case sbarrate sembrano disabitate. Per assurdo, solo al cimitero che circonda l’edificio sacro e dove un tempo si stipulavano patti e contratti, c’è vita: due o tre persone si prendono cura delle tombe e chiacchierano sottovoce mentre riempiono gli annaffiatoi ad una fontana. 
Il camposanto, costellato di croci di ferro battuto, ricorda un reggimento immobile di cavalieri d’altri tempi in attesa del giorno del giudizio. Per entrare in chiesa, è d’obbligo passare in rassegna le severe sepolture; vita e morte sembrano gravare sui passi solenni dei fedeli. La vista tutt’attorno è grandiosa. 
La sensazione è quella di essere un punto insignificante in uno scenario infinito. Una cornice smisurata di monti imbiancati che un tempo diedero il nome a questa terra: in montanis. Alle nostre spalle si elevano maestosi i “familiari” monti sacri del Corno Bianco e del Corno Nero collegati dal passo degli Oclini, entrambi ricoperti di neve. Qui già millenni fa salivano gli uomini per trovare la vicinanza al loro olimpo e al mondo perenne degli avi; numerosi sono anche i reperti trovati nei vari luoghi di culto. In lontananza le cime bianche del Latemar e verso sud l’imponente gruppo del Brenta che questi saggi montanari legati alla natura consultano per comprendere l’evolversi del tempo. Un fondale che deve aver affascinato fin dall’antichità gli uomini arrivati quassù: come del resto tiene anche noi inchiodati al muro di cinta che circonda chiesa e cimitero. 
È una festa di colori primaverili, Aldino, i prati di un verde sgargiante fungono da corollario a un paesaggio di arcaica bellezza. Ancora non si vedono animali al pascolo, solo grandi uccelli neri sorvolano questo piccolo mondo antico salendo e scendendo ininterrottamente dal campanile a punta di matita. La chiesa è dedicata a S. Elena e risale al primo medioevo. Ma è facile immaginare che su questo promontorio i luoghi di culto si siano succeduti nei secoli. Infatti Aldino, meno di 2000 abitanti, è un paese antico. Secondo alcuni deve il suo nome (che compare come Aldin attorno al 1140) alla sua posizione in altura (dal latino Altinum), secondo altri al nome longobardo Aldo. Certo è che da queste parti correva il confine tra territori bavari e longobardi, come testimoniato anche dal nome di un quartiere della vicina Nova Ponente: Manee, da Arimanne, soldati longobardi a guardia dei confini. Non è neppure esclusa una forma molto più antica come quella proposta da Steub: Althena. Ma siamo nel campo delle ipotesi, nulla più. Attorno alla chiesa troviamo gli edifici più importanti, tra cui il municipio e un piccolo ma ricco museo. 
Per il resto, i masi sono disseminati sul vasto territorio che oltre a Olmi comprende anche il paese di Redagno. Di rilievo, da un punto di vista scientifico, la gola del Bletterbach ai piedi del Corno bianco: una spaccatura verticale che consente l’osservazione delle stratificazioni rocciose avvenute in varie ere geologiche.
Gli abitanti si dicono discendenti di alcune famiglie immigrate dalla Germania meridionale in epoca medievale e perciò, anche in virtù del loro dialetto, vengono chiamati “Hessen”. Curiosa la circostanza che in epoca fascista il paese venisse denominato Valdagno e facesse parte della provincia di Trento: ma quei tempi sono fortunatamente passati.

Autore: Reinhard Christanell

Dal 6 maggio lo Stabile di Bolzano riapre alla città con 140 spettacoli gratuiti

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Silvio Orlando, Paola Gassman, Stefano Massini, Paola Minaccioni, la compagnia Stivalaccio Teatro, Michela Cescon, Ugo Pagliai, Alessandro Haber, Caterina Simonelli, Marco Brinzi, Davide Lorenzo Palla, Irene Timpanaro, Ugo Dighero e Paolo Rossi sono solo alcuni dei protagonisti della stagione estiva del TSB.

Rocco Papaleo in “COAST TO COAST”

Una grande arena ai Prati del Talvera è l’epicentro della riapertura dello spettacolo dal vivo in Alto Adige. “FUORI! Il teatro fuori dal teatro” è un’iniziativa del Teatro Stabile di Bolzano che prevede 180 spettacoli in 10 stagioni differenti a Bolzano e Provincia. Un festival completamente gratuito e all’aperto, che prende avvio il 6 maggio.
FUORI! è la nuova stagione che racchiude i percorsi artistici e produttivi intrapresi nel corso delle stagioni più recenti e presenta nuove produzioni realizzate ad hoc per interagire in piena sicurezza con il pubblico. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa prenotazione nel rispetto delle disposizioni sanitarie anti-Covid.
FUORI! è un’iniziativa ideata per riallacciare il rapporto con i cittadini, per riconquistare le piazze e le strade e che vede il TSB collaborare con Teatro Cristallo, Fondazione Orchestra Haydn, Vereinigte Bühnen Bozen, associazione L’Obiettivo, Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt, Scuola di Musica Vivaldi e Fondazione Teatro Comunale e Auditorium.

Alessandro Haber interpreta Bukowski

Cuore pulsante dell’attività dal vivo sarà il capoluogo che ospiterà oltre 140 spettacoli su palchi differenti (Arena TSB-Prati del Talvera, Parco dei Cappuccini, Parco delle Semirurali, Piazza Teatro Cristallo).
La Commedia dell’Arte e l’improvvisazione sono gli ingredienti del progetto “Arlecchino da Marciapiede”, ideato da Marco Brinzi e dal TSB e interpretato assieme a Caterina Simonelli che dall’8 al 16 maggio porta i “lazzi” di due figure archetipiche come il Dottor Balanzone e Arlecchino sui palchi disseminati per la città.
La Compagnia Stivalaccio Teatro presenterà due suoi cavalli di battaglia: “L’Arlecchino Furioso” in scena all’Arena TSB – Prati del Talvera (7/6 h. 21) “Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte”.

Nell’ambito di FUORI! un format amatissimo come quello di Tournée da Bar viene rivisitato da Davide Lorenzo Palla e dal regista Riccardo Mallus in collaborazione con Roberto Cavosi per focalizzarsi su Dante e la sua opera. L’essenza del progetto “Dante da Bar” che vede in scana Davide Lorenzo Palla e Irene Timpanaro, sarà protagonista di numerosi interventi sui palchi bolzanini, dal parco delle Semirurali all’Arena TSB –Prati del Talvera, dal Parco dei Cappuccini e quello antistante al Teatro Cristallo. Tre le tipologie di spettacoli proposti: Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Ugo Dighero rilegge e reinterpreta il “Mistero Buffo” del Premio Nobel per la letteratura Dario Fo per proporlo, all’Arena TSB – Prati del Talvera, (27/6, h. 21).
Sul palco dell’Arena TSB ai Prati del Talvera (Piazzale delle Feste) che si propone come una vera e propria cittadella del teatro, salirà Stefano Massini, autore tra i più apprezzati in ambito internazionale, con il suo monologo “L’alfabeto delle emozioni” (05/06, h. 21); Fabrizio Falco e la compagnia dello Stabile di Palermo saranno protagonisti de “Il Misantropo” di Molière (2/6, h. 21), mentre Silvio Orlando condurrà il pubblico dentro le pagine di “La vita davanti a sé” di Romain Gary (15/6, h. 21). Il teatro canzone avrà il volto e le voci di Rocco Papaleo e della sua band, protagonisti di “Coast to Coast” (11/6 e 12/6, h. 21) e di Alessandro Haber interprete di “Bukowski” (19/6, h. 21).

Anna Foglietta protagonista de “L’Attesa”

Ugo Pagliai e Paola Gassman saranno gli interpreti di “Romeo e Giulietta. Una Canzone d’amore” spettacolo di Babilonia Teatri, coproduzione del TSB (22/6 e 23/6, h. 21). Sempre Shakespeare è la fonte di ispirazione dell’anteprima del nuovo spettacolo che Paolo Rossi ha scritto per lo Stabile di Bolzano. “L’Amleto” vede Rossi affiancato da una compagnia di otto attori e musicisti (29/6 e 30/6, h 21). L’Arena TSB sarà lo scenario di alcune anticipazioni della prossima stagione, come i reading dello spettacolo “L’Attesa” di Remo Binosi da parte di Michela Cescon, Anna Foglietta e Paola Minaccioni (22/5, h. 21) e quello di Giuseppe Cederna, interprete di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac (6/6, h. 21). Entrambi gli spettacoli saranno presentati nella stagione InScena del Teatro Cristallo.

Stefano Massini

Nella programmazione di FUORI! verrà dato inoltre grande rilievo agli Spettacoli Tascabili. Concepiti per essere agili, diretti e immediati, gli Spettacoli Tascabili per ragazze e ragazzi e gli spettacoli Tascabili Verso Dante, sono produzioni del Teatro Stabile di Bolzano che vedono i più significativi artisti locali rileggere i grandi classici della letteratura.

Silvio Orlando in “La vita davanti a sé”


L’Arena TSB inoltre, ospiterà quattro concerti cameristici con i fiati dell’Orchestra Haydn, due spettacoli e un workshop delle Vereinigte Bühnen Bozen, i concerti proposti dall’Associazione L’Obiettivo e un doppio appuntamento con il teatromusical proposto dalla Scuola di Musica Vivaldi. All’interno di FUORI! si collocano gli spettacoli e le iniziative del Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt che si snoderanno dal 7 maggio al 4 luglio.
Nella programmazione di FUORI! trovano spazio due appuntamenti organizzati in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno in occasione della Festa dei fiori: lo spettacolo “Teatro fra parentesi” di e con Marco Paolini accompagnato musicalmente dal vivo da Saba Anglana e Lorenzo Monguzzi. (Parco dei Cappuccini, 31/5 h. 20).

Ugo Dighero in “Mistero Buffo”

Tutti gli spettacoli sono gratuiti previa prenotazione sull’App del Teatro Stabile di Bolzano (iOS e Android), sul portale tickets.fondazioneteatro.bolzano.it e alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano (piazza Verdi 40; mart-ven. 11-14 e 17-19, sab 11-14). Le prenotazioni si possono effettuare presso il luogo di svolgimento dello spettacolo a partire da un’ora prima dell’evento.

Prima del Trevi…

In questa edizione pubblichiamo alcune foto storiche, in parte inedite, di uno dei palazzi più noti di Bolzano, oggi sede del Centro culturale Trevi, all’angolo tra via Cappuccini e via Marconi. Dobbiamo questi reperti alla signora Trude Degasperi, che proprio in quell’edificio aiutava il marito Friedrich Otto nella gestione di una ditta di vendita all’ingrosso di carta e imballaggi. L’interessante racconto della signora Trude consente di ricostruire come si svolgevano nel secolo scorso la produzione e la distribuzione in uno specifico settore del commercio altoatesino.

// Di Till Antonio Mola

La ditta Tschoner ebbe la sua prima sede in quelli che oggi sono i locali della Biblioteca Provinciale italiana Claudia Augusta (a fianco del Centro culturale Trevi), prima di trasferirsi nel 1971 in via Piani d’Isarco. La ditta Tschoner nel 2021 avrebbe compiuto 100 anni, se non fosse stata costretta a chiudere qualche anno fa a causa della morte del titolare.

La storia della ditta Tschoner inizia nell’immediato dopoguerra: lo spostamento della frontiera al Brennero dopo la Grande Guerra lascia infatti di colpo molti clienti sudtirolesi senza fornitore di carta e di imballaggi.
Trude Degasperi: “Deve immaginarsi che all’epoca la carta veniva usata per avvolgere ogni singola mela, oltre che per foderare le cassette di frutta. Considerato che da sempre la coltivazione delle mele ed il loro commercio sono un ramo economico importante per la nostra zona, si trattava di dare in tempi rapidi una risposta a questa domanda. Fu per questo motivo che nel 1921 a Bolzano venne fondata la ditta Tschoner, come filiale della ditta “Othmar Tschoner” di Innsbruck, anche se ben presto la ditta bolzanina si rese indipendente dalla casa madre. Risale a quel periodo la foto del carro con i cavalli… La carta di imballaggio veniva consegnata così.”

L’interno del cinema Roma temporaneamente adibito a deposito


“Di quell’epoca rimane un registro con delle annotazioni riconducibili al signor Johann Degasperi Senior, mio suocero, che è stato direttore nonché socio della ditta dal primo giorno e per 47 anni, traghettandola, grazie alle sue doti imprenditoriali, ben oltre la Seconda Guerra Mondiale.”
“Era una persona molto precisa che, nonostante i 21 dipendenti, svolgeva gran parte del lavoro di gestione in prima persona. è stato un uomo molto responsabile, che si prendeva particolarmente cura dei suoi dipendenti. Ricordo un aneddoto, di lui che, durante uno dei duri periodi di crisi, mandò qualcuno in Val Pusteria, alla Saatbaugenossenschaft, la cooperativa produttori sementi di Brunico, a comprare patate da regalare ai suoi dipendenti.Tra le foto che conservo c’è anche un album fotografico, firmato da tutti i dipendenti, che documenta una gita aziendale nelle Dolomiti del 1948, per la quale mio suocero prese a noleggio un bus.”

Assistere i clienti che venivano a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni.
E mio suocero si prendeva molta cura dei suoi dipendenti.

Negli anni ‘20 le consegne avvenivano con un carro trainato da cavalli

Le foto d’epoca, che qui pubblichiamo, documentano il lavoro dell’azienda. Particolarmente significative sono le foto degli esterni, in quanto facilmente paragonabili allo stato attuale del palazzo. La foto della platea del Cinema, trasformata in magazzino, risalgono verosimilmente al periodo dell’immediato dopoguerra, in cui a causa dei danni subiti dal palazzo per i bombardamenti, alcune sue parti erano inagibili.
Trude Degasperi: “Mio marito ed io siamo subentrati nei tardi anni ‘60. Purtroppo mio suocero morì solo sei mesi dopo il nostro matrimonio e noi abbiamo dovuto imparare il mestiere da zero.Dal dopoguerra in poi, la ditta ha dovuto rimanere flessibile. Se agli inizi vendevamo molto carta ed imballaggi per il settore ortofrutticolo, l’avvento delle grandi cassette in plastica ha decretato l’inizio della fine della carta in quel settore. Per sopravvivere, la ditta era obbligata ad adattarsi alle nuove esigenze. Il grossista ai tempi era importantissimo, i clienti si rivolgevano a noi e noi commissionavamo le forniture, parliamo di ordini da 500 chili alla volta. Ordinavamo moltissima carta personalizzata… Ricordo le forniture alla ditta Psenner che vendeva le bottiglie di grappa, avvolte in carta seta. Ed era la ditta Tschoner ad organizzare la realizzazione dei fogli con il marchio della distilleria.
Ma il grossista era importante anche perché aveva tutto già disponibile in magazzino, senza tempi di attesa. Ormai questo servizio lo offrono in pochissimi. Oggi ti rivolgi al produttore, ordini e aspetti.

Palazzo Gelf dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale


Il nostro servizio consisteva nell’avere una variegata offerta di carta ed imballaggi in deposito. Se arrivava un cliente con un ordine di, faccio un esempio, 400 fogli in formato DIN A4, c’era il magazziniere, un tipo estremamente preciso, che andava alla macchina (taglierina) a tagliarli sul momento. I formati venivano realizzati in ditta. Pensi al materiale da imballaggio. Se un cliente aveva bisogno di un rotolo da 200 metri di carta pluriball, il materiale con le bolle d’aria paracolpi, venivi da noi, in quanto non c’era nessuna fabbrica che ti forniva una quantità così irrisoria. Sì, forse le potevi ordinare da Amonn o all’Athesia. Oppure dalla ditta Canins, la nostra vera concorrente, il cui titolare, pensi, cominciò da apprendista da noi negli anni ’40.”

I dipendenti della ditta Tschoner al lavoro

Qual è stata la Sua esperienza personale in ditta?
“Ero più portata io nel commerciale, era una attività che mi piaceva, mentre mio marito si occupava più delle pubbliche relazioni. Assistere i clienti che venivano in ditta a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni. La consulenza è un aspetto del lavoro che solo recentemente sta tornando in auge, e che fino a poco tempo fa rischiava di sparire, da tanto che veniva trascurato.”

Fotoservizio: Archivio Trdue Degasperi

Luca e le sue storie raccontate al telefono

Nelle scorse settimane abbiamo avuto il piacere di chiacchierare, telefonicamente, con Luca Chieregato, un cantastorie milanese che collabora con alcune realtà locali e che durante il lockdown ha trasformato il suo modo di lavorare per poter comunque portare le proprie storie nelle case delle persone. 

Buongiorno Luca, posso chiederti come mai in questo periodo in cui tutto avviene online io ti stia intervistando attraverso una chiamata telefonica? 
Penso che quando si vuole fare qualcosa sia utile mettersi a proprio agio, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni. Se riesci a trovare dei metodi per rendere più leggero per te e per chi ti sta attorno ciò che vuoi e che ti piace fare allora anche la tua vita sarà più leggera. Poi c’è un altro motivo, ovvero a me piace parlare al telefono, per cui ho deciso durante il lockdown di raccontare storie al telefono. 

Come è nata questa idea di raccontare le storie al telefono? 
Durante il lockdown ho deciso di regalare una storia a una mia amica, e ho notato quanto questa cosa potesse dare umanamente; subito, tramite passa parola, tantissime persone hanno iniziato a commissionarmi storie da raccontare via telefono a loro amici, parenti o persone care. Non è sempre stato facile soprattutto perché non sai mai una storia quali corde possa toccare nell’ascoltatore, però sicuramente a me, che sono abituato a esibirmi in strada, ha sicuramente aiutato poter raccontare e ascoltare le storie delle persone che chiamavo. Perché sentirsi al telefono è anche questo, un rapporto uno a uno dove io ti racconto qualcosa ma poi anche tu puoi raccontarmi qualcosa. 

Nonostante tu sia di Milano spesso collabori con realtà bolzanine, giusto? 
Esatto, oltre al fatto che tantissime persone mi hanno chiamato da Bolzano per regalare delle storie ai loro cari, recentemente insieme a MusicaBlu, il Centro giovani BluSpace e Diabetes Union, ho partecipato a Kids4Kids, un evento in cui con tanti bambini abbiamo creato storie e poi le abbiamo raccontate. La cosa più bella è stata vedere questi bambini immaginare ed esprimere le loro idee e immagini. 

Fare il cantastorie però non è sicuramente un lavoro ordinario; tu insegni anche teatro, cosa diresti a qualcuno che vuole buttarsi in questo mondo? 
Io consiglio sempre di seguire le proprie passioni, qualsiasi esse siano e a qualsiasi età, consiglio di seguire corsi di teatro e di sperimentare tanto, ma soprattutto di metterci tantissimo impegno. Nel mio percorso ho incontrato tante persone brave e tante persone meno brave, ma la cosa interessante è che non importa tanto il talento ma quanta voglia e quanta passione ci metti. Secondo me è questo il segreto: crederci e investire tanto tempo e tanto impegno. Lo studio è importante e conoscere il mestiere è tutto. Sicuramente decidere di mettersi in strada a raccontare le proprie storie a sconosciuti, superare anche l’imbarazzo di mettere per strada il proprio cappello per le donazioni non è semplice, ma è sicuramente una cosa di cui non mi sono mai pentito e che fino a oggi mi ha dato tantissimo. 

Autore: Daniel Valentini COOLtour