Vivere a Don Bosco… per lavoro

Giulia De Barba lavora in una struttura residenziale per persone disabili nel quartiere Don Bosco. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio il suo lavoro e la sua quotidianità all’interno dell’appartamento. 

Buongiorno Giulia, di cosa ti occupi all’interno della struttura? 
All’interno dell’appartamento in cui lavoro vivono alcuni signori, per la maggior parte over 50. In questa struttura i ragazzi hanno diverse abilità, infatti aiutano me e gli altri operatori nelle faccende di casa, ci aiutano a cucinare, a stendere a lavare, tutte le cose insomma che appartengono alla vita di tutti i giorni. 
Oltre alle faccende domestiche noi li seguiamo e li accompagniamo nei vari laboratori che frequentano o sul lavoro. Ora con l’emergenza Covid-19 siamo parecchio penalizzati perché non è possibile per gli utenti delle residenze frequentare i laboratori. 

Quali sono le sfide che voi operatori dovete affrontare ogni giorno e come è vivere il quotidiano all’interno dell’alloggio? 
Questo gruppo è stato creato cercando di mettere insieme delle persone e dei signori che potessero stare assieme e convivere. Sicuramente una sfida è gestire gli screzi che a volte ci sono tra conviventi e poi ci impegniamo per far seguire i programmi della settimana, ad esempio chi fa da mangiare con l’operatore o altre attività tipiche del quotidiano, come qualche gita fuori porta in macchina. Sicuramente essere organizzati e scandire le giornate aiuta molto tutti quanti. In questi anni abbiamo notato che fanno fatica ad accettare i cambiamenti, infatti nel mio gruppo, quando ci sono degli imprevisti, non sempre è facile mantenere la calma o il buonumore, ma sicuramente ci impegniamo ogni giorno affinché le cose vadano al meglio. 

Come è invece vivere il quartiere Don Bosco? 
Il quartiere Don Bosco lo viviamo molto perché abbiamo dei posti dove ci conoscono e dove andiamo spesso (quando si poteva) anche con i nostri signori. Uno dei nostri bar preferiti è il bar di Stefano in via Resia, poi facciamo sempre compere di scarpe in via Sassari oppure nel negozio in via Parma di Daniele. La pizza, ad esempio, la prendiamo sempre alla pizzeria in via Resia. Frequentiamo anche spesso le chiese sia di Don Bosco che la San Pio X, quindi direi che ci sentiamo proprio parte di questo quartiere. Il quartiere è molto accogliente e i nostri signori, che ormai lo vivono da tempo, qui stanno proprio bene. 

Parlando di te, quali altre passioni coltivi fuori da lavoro? 
La mia grande passione è il calcio, ho giocato per 14 anni a calcio a 11 in varie squadre bolzanine e per tre anni ho giocato in serie B all’Azzurra San Bartolomeo di Trento. Negli ultimi due anni ho giocato invece a calcio a 5 nella Polisportiva Pineta, anche se non abbiamo ancora potuto completare un campionato a causa della pandemia.  

E come sei arrivata invece a fare questo lavoro? 
Appena finito il liceo non sapevo bene cosa fare, avevo tante passioni e tante idee diverse ma ciò che mi ha convinta è stato vedere una pubblicità di un corso per diventare Osa, ovvero operatrice socio assistenziale. Ho deciso di iscrivermi senza saper bene a cosa andavo incontro, ma sicuramente non me ne pento. Il corso è durato due anni e mi ha aiutato a trovare la mia strada. 

Sicuramente il tuo è un lavoro che dà tanto alla comunità e alle persone che segui, ma io volevo chiederti invece che cosa è che dà il tuo lavoro a te. 
Questo è un lavoro che da un punto emotivo e sentimentale ti dà tantissimo. I miei signori ad esempio apprezzano tanto le piccole cose e questo permette di rendere ogni giornata piacevole. Ma è sicuramente stancante, soprattutto perché abitando con loro ventiquattro ore su ventiquattro, è difficile dire “ora stacco”, però loro sicuramente apprezzano questo nostro impegno e riescono sempre a farcelo capire. Le soddisfazioni dunque sono molte e sono quelle che mi spingono ad andare volentieri al lavoro. 

Autore: Daniel Valentini COOLtour