Nico Aldegani, archeologo sperimentale e mediatore museale presso il museo Archeologico dell’Alto Adige, ci racconta come, insieme a Alessandro Poti, ha avuto l’idea di uscire dal museo per creare attività didattiche innovative: “Un giorno con Alessandro Poti abbiamo osservato che il mondo accademico spesso comunica solo a sé stesso”. Assieme hanno fondato nel 2016, l’associazione AEA – Alpine Experimental Archaeology di cui oggi fanno parte, oltre a Nico ed Alessandro che si occupano di preistoria, anche anche Anna Bernardo e Marcello Beato che curano l’archeologia classica e medievale. AEA propone, a giovani studenti delle scuole e a gruppi liberi, diversi laboratori di Archeologia sperimentale in cui i partecipanti possono mettere alla prova le loro abilità ripercorrendo in prima persona esperienze e attività tipiche degli uomini preistorici. Si spazia dalla fusione del rame e la costruzione di utensili, attraverso le stesse tecniche e i materiali adoperati dagli ominidi migliaia di anni fa perché, come ci spiega Nico, “un conto è leggere su un libro, altra cosa è metterci le mani”.
Negli ultimi anni AEA ha svolto la maggior parte delle sue attività tra le scuole dell’istituto comprensivo Bolzano 2, nel quartiere Don Bosco, dove già dal 2014 Nico aveva avviato alcune attività come esperto esterno. Secondo lui solo il confronto diretto con utensili, modalità di lavoro e perfino immergendosi nel pensiero dell’uomo preistorico permette ai ragazzi di comprendere realmente la complessità di quel mondo, che troppo spesso viene semplificato e banalizzato dai manuali scolastici. “I volumi per le scuole fanno apparire i nostri antenati come dei buzzurri cavernicoli – racconta Nico – l’uomo della preistoria viene descritto come un individuo che spaccava le cose coi sassi; questo forse potrebbe essere stato vero per l’Homo Erectus, per i primi ominidi, non certo per l’uomo di Neanderthal o Sapiens che con la pietra facevano cose spettacolari”. Aldegani e colleghi si prefiggono di far entrare i ragazzi nella mentalità dell’archeologo sperimentale, il quale cerca proprio attraverso la sperimentazione diretta di avvicinarsi il più possibile a gesti e modalità di lavoro presumibilmente adottate da uomini e donne nel passato. Nelle loro attività, spiegano la storia come qualcosa di vivo caratterizzato da una continua ricerca e propongono il metodi di ricerca archeologica come un’occasione per immedesimarsi e confrontarsi con i grandi antenati su cui abbiamo poche informazioni e ancora molte domande. I componenti di AEA utilizzano principalmente il passaparola, che per loro risulta essere una pubblicità estremamente efficace per promuovere le loro attività a progetti, aggiornando solo a volte con qualche foto la loro pagina Instagram che invece è il loro collegamento con il mondo del web.
I comuni di Bronzolo e Vadena hanno aderito nel 2020 al progetto Sente-mente, diventando così Comuni amici delle persone che con-vivono con demenza. Simbolo del progetto sono delle panchine arancioni, che ora sono state finalmente inaugurate.
Ultimati i lavori di verniciatura, si è svolto il giorno 11 giugno, nell’area antistante la GRUFRUT a Bronzolo, il momento inaugurale delle Sente-mente panchine, che hanno l’onore di essere le prime panchine arancioni dedicate alla demenza su tutto il territorio nazionale. Un nutrito gruppo di cittadini ha preso parte all’evento e con curiosità si sono accostati a questo “nuovo spazio” messo a disposizione dal Comune di Bronzolo affinché diventi un punto di ritrovo per momenti dedicati al tema della demenza. Uno spazio verde, tre panchine, e al centro un salice piangente che crescendo farà dono della sua ombra ai passanti che sentiranno il bisogno di ristoro. Per l’occasione anche una delle tre panchine arancioni del Comune di Vadena, è stata posizionata accanto, mentre le altre due che non sono trasportabili, erano comunque presenti attraverso una loro immagine, in modo che a tutte sei venisse dato il benvenuto da parte della cittadinanza. Le panchine di Vadena le potrete incontrare passeggiando a partire dalla alla caserma dei Vigili del Fuoco, sul rettilineo in direzione Mover e una nella zona Mover. Il rito inaugurale è stato introdotto dal suono festoso di alcuni componenti della Musikkappelle al quale è seguito il saluto da parte della Sindaca Giorgia Mongillo per il Comune di Bronzolo e dell’assessora alla famiglia del Comune di Vadena, Anna Busetti. A seguire sono intervenuti per la Comunità Oltradige Bassa Atesina il Presidente Hansjorg Zelger e il Direttore dei Servizi Sociali Bernhard Von Wohlgemuth che hanno dimostrato il loro interesse e apprezzamento per il progetto. La responsabile del Distretto Sociale, Annalisa Frasca, ha messo in risalto l’importanza del progetto Sente-mente, quale strumento concreto per gettare semi di speranza che sappiano far crescere un nuovo modo di intendere la demenza e abbattere il muro dello stigma e del pregiudizio che avvolge la malattia e le persone che con essa convivono. Il parroco Walter Visintainer, ha avuto parole di gratitudine per coloro che si impegnano attivamente a stare accanto alle famiglie e ha celebrato il rito di benedizione indirizzandolo alle persone, affinchè trovino sostegno e conforto nella loro esperienza di malattia. È stato poi presentato il senso dei messaggi di cui le panchine rendono testimonianza, “La mente si ammala di Alzheimer il cuore no – Guardami sono ancora io – Il mio sentire è presente, qui, ora – è il modo in cui pensi a me che deve cambiare – Voglio ancora essere felice -Voglio un mondo libero dal tuo pregiudizio”. Ogni “messaggio in panchina” è un invito a ciascun componente della comunità a diventare protagonista di un cambiamento culturale che veda la trasformazione del modo in cui si guarda alla persona che vive con demenza. Ogni panchina ci invita a scegliere dove accompagnare il nostro sguardo e quindi la nostra attenzione, verso la malattia o verso la persona e le sue possibilità?
Questa scelta farà una differenza sostanziale rispetto al nostro comportamento. Nel primo caso saremo portati a pensare che non c’è più niente da fare, che tutto è inutile, e quel senso di impotenza trasparirà in ogni nostro gesto, in ogni parola. Nel secondo caso invece, continuando a mantenere l’attenzione alla persona, scopriremo che la vita continua a pulsare oltre la diagnosi di demenza, che è possibile continuare a mantenere viva la relazione imparando ad abitare nei territori del suo mondo interiore. Colorare i momenti che si trascorrono insieme con la semplicità della gentilezza, di un sorriso, di un gesto accogliente, può fare la differenza per il benessere sia della persona con demenza sia di chi si prende cura di lei. Dopo la diagnosi c’è ancora molta vita da gustare insieme, molte cose da sperimentare, magari con modalità diverse, ma comunque capaci di creare momenti di gioia per tutti. In conclusione la vice-sindaca di Bronzolo Margot Pizzini, ha donato ai rappresentanti del gruppo giovani Flowers, un attestato di gratitudine per il lavoro svolto nella creazione delle panchine. Il momento è stato ricco di emozioni intense ed è stata l’occasione per continuare a diffondere idee di speranza a beneficio di tutti coloro che vivono direttamente o indirettamente con la realtà della demenza, ma anche di tutta la cittadinanza che, attraverso la forza dei valori portati avanti dal progetto, ha l’opportunità di crescere e vivere concretamente il rispetto e la dignità, aldilà di ogni fragilità. L’invito a tutti è di utilizzare le panchine e nel breve tempo di un riposo, concedere a se stessi di lasciarsi toccare e accarezzare dai messaggi di umanità che le panchine trasmettono.
Test, vaccini e riaperture. Così l’Alto Adige prova a ripartire e a curare un’economia fortemente colpita dalla crisi dovuta al Covid. Ne abbiamo parlato con Michl Ebner, presidente della Camera di Commercio di Bolzano.
L’Alto Adige riparte. O almeno ci prova. La pandemia ha stravolto le nostre vite nell’ultimo anno e a farne le spese maggiori è stata sicuramente la nostra economia. Ora però – tra test a tappeto, vaccini e riaperture – si può tornare a respirare, per far rialzare i molti settori in ginocchio.
On. Ebner: l’Alto Adige come ha vissuto l’ultimo anno segnato dalla crisi Covid? L’impatto della pandemia è stato drammatico, peggio di quello della grande crisi del 2008 in Alto Adige. Settori come il turismo hanno subito danni notevoli, e anche il mercato del lavoro, nonostante il blocco dei licenziamenti, soffre. Nel 2020 il numero medio di occupati dipendenti è stato inferiore del 3,5% rispetto alla media dell’anno precedente. Ancora ad aprile 2021 si contavano oltre 10.500 occupati in meno rispetto ai livelli precrisi. Il protrarsi dell’emergenza sanitaria, con il progressivo rafforzamento delle misure restrittive e il recente ripristino di zone rosse locali sul territorio provinciale nei primi mesi dell’anno, ha inizialmente causato un deciso peggioramento delle aspettative per il 2021, ma gli sviluppi degli ultimi mesi lanciano segnali più confortanti.
Siamo sulla strada giusta per la ripartenza? Credo che soltanto grazie ad un’ampia copertura vaccinale, insieme al rispetto delle misure contro la diffusione del virus, si possa pensare di tornare alla normalità, e si vedono già i primi risultati positivi. L’eliminazione delle restrizioni dovute al Covid, nonché dell’obbligo di quarantena dal 15 maggio per gli ingressi in Italia, sono certamente buone notizie. L’Alto Adige ha attivato il CoronaPass, ma si spera che presto verrà attivato il Green Pass europeo, in modo tale da far ripartire il settore del turismo, poiché da questo dipendono anche tanti altri settori economici. Alcuni segnali di ripresa si cominciano già ad intravedere, come ad esempio la crescita della fiducia tra le famiglie altoatesine.
La Provincia si è impegnata in contributi per famiglie e imprese. Come possiamo però ridare slancio ai consumi e nuovo potere d’acquisto ai consumatori? Le imprese producono e investono se intuiscono che in futuro ci sarà qualcuno in grado di comprare i loro prodotti e servizi. Il ruolo della domanda è pertanto fondamentale, per la ripresa. In questo frangente, la fiducia tra i consumatori sta salendo. Ed è ora fondamentale restituire fiducia anche agli imprenditori e alle imprenditrici, al fine di favorire la ripresa degli investimenti e consolidare la crescita. Non solo, è importante che i contributi nazionali e provinciali di contrasto al Covid arrivino alle aziende, agli imprenditori e alle imprenditrici in tempi rapidi e in maniera semplice e non burocratica.
Quali sono i fattori che hanno più penalizzato le nostre aziende? Il fatto di avere una struttura economica fortemente legata a settori particolarmente colpiti, quali ad esempio il turismo e gli impianti di risalita, ha fatto sì che l’Alto Adige abbia sofferto più intensamente la crisi rispetto ad altre realtà. Anche il settore del commercio al dettaglio, sempre più assediato dalla diffusione del commercio online e dall’espansione della grande distribuzione organizzata, ha sofferto notevolmente la crisi, poiché molti negozi, soprattutto nelle periferie, lavorano molto anche con la domanda espressa dai turisti. Infine, la funzione di ponte tra il mondo economico italiano e quello dell’area dei paesi di lingua tedesca, con l’arrivo della pandemia ha comportato maggiori sofferenze per le nostre imprese.
La pandemia ci ha fatto sviluppare nuove competenze. Bisognerà puntare con decisione sulla digitalizzazione? La trasformazione digitale è già in corso e solo chi terrà il passo con essa riuscirà ad avere buoni risultati anche in futuro. Ciò è stato ed è tuttora evidente anche durante la crisi: la capacità delle imprese di reagire all’emergenza con soluzioni innovative è davvero determinante per superarla nel modo migliore. La digitalizzazione è utile soprattutto per trovare nuovi mercati e possibilità di vendita, ottimizzare i processi e sperimentare nuove forme di orario lavorativo. Il posizionamento sul mercato e la crescita dell’impresa dipendono dalla capacità dell’azienda di tenere il passo con il progresso tecnologico.
Capitolo turismo: la stagione alle porte può dare il via ad un ritorno alla normalità? Le riaperture e la possibilità di spostarsi sono senz’altro notizie positive e incoraggianti per il settore del turismo. È importante anche il fatto che sia stata tolta la quarantena obbligatoria per gli ingressi in Italia, un risultato per cui mi sono impegnato fortemente a livello nazionale e locale. È stato un primo passo nella direzione giusta affinché il turismo possa riprendere con successo anche in Alto Adige. Ora alcuni Stati UE devono seguire l’esempio e fare in modo che i turisti di ritorno dalle vacanze non debbano stare in quarantena una volta rientrati nel Paese di provenienza. Per quanto riguarda il Sudtirolo, ci si sta adoperando per creare un ambiente sicuro per gli ospiti.
Sull’asse del Brennero servono quindi più soluzioni condivise? Assolutamente sì, tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a trovare soluzioni condivise per rendere il corridoio più efficiente e sostenibile. Il Brennero è fondamentale per il futuro dell’economia e dell’Italia, così come per le aziende e rappresenta una direttiva essenziale per raggiungere l’Europa centrale. È cruciale che ci sia cooperazione e coordinamento tra i Paesi europei per promuovere uno sviluppo del corridoio del Brennero che tuteli le imprese italiane, ma anche i principi fondamentali dell’UE, come la libera circolazione delle merci e la concorrenza leale.
Personalmente, questa pandemia che insegnamento le ha portato? La pandemia ci ha dimostrato ancora una volta quanto i vari settori economici siano interconnessi gli uni agli altri e quanto queste situazioni eccezionali d’emergenza si possano superare solamente con la collaborazione di tutti, ad esempio rispettando le misure di prevenzione, facendo i test e vaccinandosi. Solo grazie alla collaborazione di tutti sarà possibile tornare alla normalità e permettere che l’economia riprenda, salvando esistenze e posti di lavoro.
Cosa hanno in comune un rapper e un ragazzo che ha fondato un’associazione che ha come obiettivo quello di regalare sorrisi a dei giovani guerrieri affetti da tumore? Quando Davide Nardo, storico nome della musica locale, rapper per passione, ha pensato di riunire Compless, Big House, Scream & Dreamer, la vecchia crew trentina “Birrette Family”, e registrare un nuovo pezzo assieme dopo sette anni, non aveva ancora in mente il progetto benefico che ne sarebbe scaturito. E forse è proprio questo il bello dei progetti, che sono in continua evoluzione e che, quando nascono per passione, generano energie positive anche per la comunità in cui si calano. Finito di registrare la traccia, la soddisfazione ha spinto a voler produrre un video musicale. Senza un budget vero e proprio, ma con tanto investimento personale, determinazione e voglia di creare qualcosa di interessante e valido, l’aiuto e la collaborazione non si sono fatti aspettare. Claudio Zagarini, noto regista di videoclip per artisti a livello internazionale e amico del gruppo di rapper, si è messo a disposizione per la realizzazione del video che vuole essere un omaggio alla celebre pellicola del ’94 di Quentin Tarantino, “Pulp Fiction”. Finito il videoclip, però, si presentava la voglia di mandare un messaggio che seguisse le orme dei principi di comunità alla base della storia dell’hip hop. Così, sempre con l’aiuto di amici e creativi, è partita l’idea di dare vita a magliette che rappresentassero in maniera divertente e originale i membri della “Birrette Family” e che, rivendute, potessero in qualche maniera aiutare. Ed è proprio a questo punto che entra in gioco Luca Randi e l’associazione “Luce Mia” fondata da lui, la famiglia e alcuni amici dopo la prematura scomparsa di Laura, la sorella minore di Luca. Il principio alla base di “Luce Mia” è di poter aiutare più bambini possibili impegnati nella lotta contro malattie gravi, facendoli sorridere, che sia con un peluche, con dei giochi, attività coinvolgenti o con un freestyle di motocross nel corridoio dell’ospedale. L’obiettivo è quello di regalare loro dei bei momenti. La peculiarità di questa associazione, come spiega Davide stesso, è che si ha la percezione che si faccia del bene in un contesto vicino, e che ciò sia fatto da persone che potrebbero essere tuoi condomini o conoscenti. La dimensione familiare si sente sia da parte di chi dona, ma anche di chi riceve poi il sostegno. Il senso di comunità, di famiglia, questo mutuo aiuto che ha lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare sono alla base dei principi sia di un’associazione come “Luce Mia” che della storia dell’hip hop, originatosi nel quartiere newyorkese del Bronx a partire dagli anni Settanta, come momento di partecipazione collettiva. Dunque la collaborazione tra queste due realtà diverse, ma nemmeno così tanto, pareva un connubio naturale e automatico. Oggi, quindi, attraverso il merchandising delle magliette della “Birrette Family” è possibile donare un sorriso ad un bambino. Un messaggio, come ricorda Luca, di altruismo e solidarietà e che rammenta a tutti noi quanto con dei piccoli gesti e anche con l’arte e la creatività si possa veramente fare del bene. Se volete acquistare una T-shirt per beneficenza, ecco il link birrettepossetrack.company.site e se invece volete avere maggiori informazioni sul progetto, potete cercare sia Nardo Dee che i componenti dell’associazione Luce Mia sui social.
Per l’allenatore ed ex giocatore di Salorno Yuri Pellegrini l’Europeo 2021 sarà un’importante vetrina per i giovani talenti italiani, che hanno tutte le carte in regola per fare molto bene, guidati dal ct Roberto Mancini. Per la vittoria finale Pellegrini vede favorite Francia, Germania e Spagna. Ma non esclude la possibilità che l’Italia possa di nuovo vincere l’Europeo, 53 anni dopo il mitico 1968.
Yuri Pellegrini: come sarà l’Europeo 2021? Come vede le chance della nazionale italiana? Il calcio italiano di club è da tempo in difficoltà. Escludendo le vittorie della Juventus, negli ultimi anni c’è stato poco altro. Ma in realtà la nazionale di Mancini sta facendo molto bene: ha vinto quasi sempre, ha stabilito dei record e si è qualificata “in carrozza”. Rispetto alla nazionale c’è molto entusiasmo, Mancini è un tecnico benvoluto da tutti e che ha saputo creare anche un buon feeling con il pubblico e con la stampa. Penso sia la persona giusta nel posto giusto, in questo momento. Il ct ha anche lanciato un sacco di giovani ed è un aspetto questo, nel quale i suoi predecessori hanno fatto molta fatica. Ad esempio ha fatto esordire Zaniolo quando ancora non giocava nelle squadre di club, e poi ha lanciato Barella. Devo dire che ora la nazionale è anche piacevole da guardare.
Sembra quasi una situazione rovesciata rispetto al passato. Le squadre di club sono un po’ in ribasso, mentre la nazionale piace e diverte… Sì. Bisogna anche dire che, visti i risultati, questa volta non dico che partiamo da favoriti ma senz’altro ce lo possiamo giocare questo Europeo. Il Campionato Europeo è una competizione molto particolare; noi l’abbiamo vinta solo una volta ma spesso la vincono anche delle outsider, basti guardare a Danimarca, Grecia e Portogallo. Non è certo come ai mondiali che vengono vinti sempre dalle stesse tre o quattro squadre favorite.
Quest’anno per la prima volta l’Europeo viene giocato spalmando le partite nei diversi paesi dell’unione. Questo fatto potrà anche contribuire a creare una maggiore coscienza europea nel pubblico? Si gioca sempre in stadi di primo livello. 30 anni fa poteva essere lunga una trasferta dalla Norvegia al Portogallo, ma oggi non è più così. Viene poi coinvolto il pubblico di diversi paesi e questo è senz’altro un aspetto interessante, anche in questo periodo in cui le presenze negli stadi saranno per forza di cose limitate.
C’è poi la vetrina per molti giovani. I nostri migliori talenti spesso non trovano lo spazio che meritano nel campionato per club… All’Europeo possono mettersi in mostra e fare grande esperienza. Nel calcio italiano quando si dà fiducia ai giovani, spesso questa viene ripagata, come sappiamo. Putroppo questo non succede nei club, se si escludono singole eccezioni come Atalanta e Sassuolo.
In Alto Adige c’è poi una faccenda prettamente campanilistica. Come sappiamo la tifoseria locale storicamente si divide tra coloro che guardano all’Italia e quelli che invece prendono come riferimento la Germania. Succede da sempre. Io alleno bambini e i ragazzi di madrelingua tedesca tifano sempre per il Bayern. è una cosa molto radicata. Uno da fuori può anche stupirsi, ma la realtà è questa e la accettiamo, ci mancherebbe altro. Si tratta di sport e ognuno fa le sue scelte. Io in ogni caso tiferò Italia, è poco ma sicuro! Anche se devo dire che la Germania mi è simpatica, mi piace il loro gioco e la loro mentalità vicente.
Un pronostico? Quali saranno le quattro squadre che si ritroveranno in semifinale? è difficile dirlo, perché dipende anche dagli abbinamenti nei gironi. Potrebbero esserci la Francia, la Germania e la Spagna… e poi noi! La Francia sicuramente, per Italia ci spero, la Germania come sappiamo arriva sempre in fondo e poi per quanto riguarda la Spagna dobbiamo ricordarci che negli ultimi anni ha spesso vinto le competizioni per club.
La pandemia ha acccentuato ancora di più il fenomeno dell’isolamento sociale e coinvolge soprattutto giovani e adolescenti, che decidono di ritrarsi nella proria cameretta e troncare qualsiasi relazione o attività con il mondo esterno. In Alto Adige si contano circa 600 casi. La cooperativa bolzanina “Il Germoglio”, con l’Associazione “La Strada-Der Weg” e il CRAIS di Bolzano ne ha parlato durante un evento online.
Immaginate di rimanere chiusi in casa nella vostra stanza, avendo contatti solamente attraverso il computer, e passare intere giornate tra videogiochi e altre attività da cameretta. Vero, in un certo senso è quello che tutti noi abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle durante il primo lockdown di marzo 2020, quando l’emergenza Coronavirus sconvolse le nostre vite. Sotto al tappeto di incertezze e paure che pian piano la maggior parte di noi sono riusciti a spazzare via, c’è però chi ci vive ancora, e non per obbligo, ma addirittura per scelta. Si chiamano infatti Hikikomori (termine giapponese che vuol dire ‘stare in disparte’) quelle persone che decidono di ritirarsi dalla società e chiudersi all’interno della propria stanza, troncando qualsiasi tipo di rapporto con l’esterno. Un fenomeno diffuso anche in Alto Adige, dove ad oggi si contano circa 600 casi del genere. Sul tema si è svolto nei giorni scorsi un incontro online promosso dalla cooperativa bolzanina “Il Germoglio-der Sonnenschein” con l’associazione “LaStrada-derWeg”, e con il sostegno e il supporto del CRAIS di Bolzano. Si tratta di enti e associazioni che da tempo fanno del loro meglio per andare incontro alle famiglie dei ragazzi che si ritirano, attraverso progetti come “Invisibili”, o con vere e proprie ricerche o azioni di sensibilizzazione nelle scuole. Il fenomeno coinvolge nella stragrande maggioranza dei casi giovani e adolescenti, ed è un processo lento qullo che porta il ragazzo a ritirarsi lontano da sguardi indiscreti e dai propri affetti più cari, per paura di giudizi, insulti o più semplicemente per il fatto di non sentirsi adeguato nella società in cui viviamo oggi. Ciò porta anche ad un’inevitabile allontanamento dalla scuola, dallo sport o da altre attività di gruppo. Un rifiuto del mondo esterno che dipende il più delle volte da una fragilità d’animo e da sensibilità individuali non capite, da episodi di bullismo, problemi familiari o la continua difficoltà a sentirsi adatti in un ambiente in continua evoluzione, spesso troppo competitivo e giudicante.
Elena Carolei
“Quelle colpite da questo tipo di situazione sono molto spesso famiglie di cultura medio alta, in cui il figlio viene educato ai valori della serietà e dell’impegno a scuola. Ciò comporta alte aspettative nei suoi confronti. Il ragazzo generalmente è brillante e rispettoso, ma ad un certo punto queste aspettative su di lui vengono gradualmente meno”, racconta Elena Carolei, presidente dell’Associazione Genitori Hikikomori Italia. Il ragazzo rifiuta gli impegni perché viene messo a confronto con i propri coetanei che hanno valori diversi dai suoi e patisce così il giudizio degli altri. “Si innesca così un vero paradosso, perché il ragazzo che è sempre andato bene a scuola, di punto in bianco decide di non andarci più e rischia la bocciatura per le troppe assenze”, continua Carolei. Il giovane in pratica trova rifugio nella sua cameretta, distante dalla pressione della società. E anche l’aiuto iniziale non sempre funziona, perché genera ulteriori pressioni e vergogna. “Quello degli hikikomori è un fenomeno sempre più presente anche – racconta Gabriele Baldo, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore delle attività dell’associazione regionale Hikikomori Italia -. È importante riuscire a distinguere i vari casi per capire le cause che evocano il ritiro, e che possono essere riconducibili a più fattori”. In questo senso, l’associazione cerca di dare una mano anche ai genitori, che spesso si ritrovano spaesati e non sempre riescono a condividere le proprie paure, sentimenti, sensazioni.
Gabriele Baldo
“Con noi il genitore può conoscere a fondo il problema e avere un confronto sano con altre persone nella stessa situazione. Il gruppo aiuta a superare la vergogna e a chiedere aiuto”, continua Baldo. E anche il web gioca un ruolo chiave: “È assolutamente sbagliato pensare che internet sia la causa di tutto questo. Contrariamente a quanto si può pensare, il web è un mezzo d’appoggio ad una condizione già esistente per il ragazzo. È grazie al pc infatti che i ragazzi riescono ad avere contatti sociali. Senza internet, probabilmente, l’isolamento sarebbe ancora più duro”, spiega Baldo. Rimane quanto mai fondamentale però sottolineare come non esista una cura o un protocollo certo per far tornare i giovani alla vita di prima. “L’importante è riuscire a tenere a bada il giudizio, ascoltare il ragazzo e fare in modo che torni a fidarsi delle persone che ruotano attorno a lui costruendo una rete forte e avendo una forte rapidità d’intervento”, conclude Baldo.
Seconda e ultima parte della breve storia del rione vicino al centro cittadino, raccontata grazie alle memorie del signor Luciano Tiso, un residente storico di Rencio.
Il signor Luciano Tiso prosegue il suo racconto, iniziato nello scorso numero del nostro giornale. “Nel 1898 il Comune di Dodiciville fece costruire la centrale idroelettrica di Cardano, all’uscita della Val d’Ega con annesso acquedotto che ancora oggi serve le abitazioni di Rencio.” “Quasi contemporaneamente all’inaugurazione della grande centrale di Cardano, alla fine del 1929, è entrato in servizio il consorzio irriguo Piazzadella che prendeva l’acqua a monte delle cinque condotte forzate della centrale, dallo stesso bacino di raccolta, per fornire l’acqua a tutte le coltivazioni di Rencio e Santa Maddalena. Questa innovazione ha radicalmente cambiato la coltura della vite in zona. Rencio, specie la parte alta, era carente di acqua. Già nel 1930, grazie all’aumento della produzione ed il miglioramento della qualità del raccolto, è stata istituita la cantina sociale Santa Maddalena, con sede in via Brennero e che prende il nome dalla bellissima chiesetta.”
Luciano Tiso: può raccontarci qualcosa su come sia aumentata la comunità italiana? “C’è un aneddoto in merito: Mussolini nel 1935 era venuto a visitare la centrale di Cardano e aveva ricevuto in dono una cassetta contenente delle antiche monete d’oro, rinvenute durante gli scavi. Mussolini aveva fatto riferimento a questo episodio in una seduta del parlamento, e da lì a breve ci furono diverse famiglie italiane che si trasferirono a Rencio. Da allora la comunità italiana è rimasta coesa fino alla morte del parroco italiano, poiché era la chiesa con le sue attività che teneva insieme gli italiani. Sarà stato il 1982 o l’83. Da allora è iniziata una disgregazione e nel quartiere sono venute ad abitare persone da fuori, trasformando Rencio in una delle tante periferie della città.”
Com’erano i rapporti tra italiani e tedeschi? “Dipende molto dagli anni. Anche qui racconterò solo un aneddoto, risalente al periodo delle opzioni. C’era uno che girava a far firmare le persone. Chi faceva propaganda a favore delle opzioni era gente molto potente, e quelli a cui parlavano erano timorosi. A Rencio erano soprattutto gli italiani, tra cui mio padre, a cercare di far desistere molte famiglie tedesche, perché molte cose che venivano raccontate per convincere ad optare non erano vere. Per farla breve, questa persona pro-opzioni ha fatto nomi e cognomi di chi ostacolava il suo lavoro, persone che, come ho avuto modo di scoprire più avanti, finivano in liste nere ed erano tenute sotto osservazione, questo fin anche dopo l’8 settembre del 1943. Ma sono cose di cui non si trova più traccia nella narrazione ufficiale. Mi ricordo una estate di parecchi anni dopo, io ero piccolo, è venuto a trovarci un signore che ha chiesto di parlare con mio padre per dirgli che aveva ragione, che se non avesse optato, le cose per la sua famiglia sarebbero andate diversamente. Suo figlio fu mandato a combattere in Francia e cadde per mano dei partigiani, a dimostrazione del fatto che l’opzione serviva anche per arruolare tanti giovani). Lui e la moglie erano a Monaco quando la città era stata bombardata. Una volta rientrato in Alto Adige sentiva l’esigenza di dire a mio padre di aver capito tardi il suo errore.”
Ci segnala altre date importanti per la storia di Rencio? “Il 1957. Il 17 gennaio ci fu il primo attentato dinamitardo alla ferrovia del Brennero. Era il primo giorno di collegamento diretto tra Bolzano e San Candido. Per fortuna non morì nessuno e i due attentatori furono catturati. Ad agosto dello stesso anno tracimò il Rivellone, l’affluente dell’Isarco che dai pressi del Lago di Costalovara sfocia nell’Isarco vicino a Rencio. L’alluvione non fu breve, ma, tra il 1958 e il 1960 sono state costruite in totale 23 dighe di consolidamento in pietra e cemento.”
Si è conclusa con la vittoria del Liceo Pascoli di Bolzano l’edizione 2021 del Festival Studentesco, una manifestazione che, nonostante le numerose difficoltà organizzative e il riassetto dell’intera struttura della competizione, ha visto 7 scuole superiori della Provincia ritornare a sfidarsi in diversi ambiti.
Dopo una prima parte svolta prevalentemente online, il Festival Studentesco edizione 2021 si è spostata sul palco del Teatro Rainerum di Bolzano per registrare tutte le esibizioni musicali, teatrali, di danza classica e moderna successivamente trasmesse su YouTube. Il Festival – organizzato dall’associazione Artist Club, composta esclusivamente da volontari, con il contributo dell’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia e il patrocinio del Comune di Bolzano – ha potuto così prendere vita anche su un palco. Per realizzare il tutto in sicurezza, l’Artist Club ha previsto infatti un servizio di test antigenici rapidi per tutti i partecipanti e gli addetti ai lavori. Insomma, quello da poco concluso è stato un Festival compatibile con il difficile periodo pandemico e le numerose restrizioni, ma è stato anche, e soprattutto, un Festival che ha permesso a tanti giovani di rivivere forti emozioni, come raccontano Elisa Weiss, Presidente dell’Artist Club, e Daniele Gemelli, rappresentante del Liceo Pascoli di Bolzano.
Daniele Gemelli
Ricostruire da zero
“Lo sforzo per mettere in piedi la nuova edizione del Festival è stato considerevole, perché abbiamo dovuto ripensare l’intero impianto della manifestazione quasi da zero, spiega Elisa Weiss. “L’entusiasmo e la passione che i ragazzi delle scuole ci hanno dimostrato in questi mesi di preparazione ci ha dato la carica: il Festival quest’anno doveva e voleva esserci, e abbiamo fatto di tutto per organizzarlo e adattarlo al meglio.” Tra i cambiamenti, svolti in modalità online, ci sono stati i “Videogiochi senza Frontiere”, che hanno sostituito i Giochi al campo CONI di Bolzano, il Quizzone e i diversi contest artistici.
Appartenenza
“Nonostante tutto – racconta Daniele Gemelli – le esibizioni sono state tutte all’altezza del Festival, tutti i partecipanti hanno dato il massimo di sé, non era scontato viste le difficoltà di organizzare, creare, suonare principalmente a distanza. Grazie al Festival sono nate nuove relazioni tra gli studenti; è stato importante mantenere viva questa iniziativa.” “Un caratteristica fondamentale del Festival Studentesco è il senso d’appartenenza che trasmette agli studenti all’interno delle proprie scuole. Soprattutto dopo un periodo lungo di didattica a distanza, ritornare a svolgere questo tipo di attività ha aiutato molto, anche quest’anno si è visto lo spirito di appartenenza ai propri istituti. Certo, non è stato per tutti così – continua Daniele, spiegando – le classi prime e seconde non hanno ancora mai vissuto il Festival pre-Covid e quindi non possono conoscere realmente cosa sia. Nella mia scuola la partecipazione dei più giovani, infatti, non è stata molta. Sono sicuro, però, che vorranno partecipare i prossimi anni, quando il Festival, si spera, tornerà ad essere quello che è sempre stato”, ha concluso Daniele Gemelli.
Sabato 29 maggio si è svolta una manifestazione civile, pacifica e in assuluta sicurezza, per chiedere al Comune di Bolzano un intervento forte che porti alla riapertura del cancello che da qualche settimana di fatto vieta ai cittadini di accedere, in punta di piedi, al cuneo verde, uno dei più importanti polmoni naturali della città.
In via della Vigna, a due passi dall’omonimo parco giochi e dal cancello contestato, si sono ritrovati in quasi duecento. Tra loro signore anziane, pensionati, bambini, qualche giovane, in sostanza semplici cittadini residenti nel quartiere di Gries ma non solo. Il cuneo verde infatti è a due passi dalle zone più densamente popolate di Bolzano, che per generazioni sono transitate per via della Vigna e via Eisenkeller per fare due passi, la famosa attività motoria che tutti noi abbiamo riscoperto nella sua importanza durante la pandemia. Passeggiare tra i frutteti volgendo lo sguardo a 360° nella conca per migliaia di bolzanini per anni ha rivestito un’importanza fondamentale per molti. Per non parlare del fatto che via della Vigna, prima della sistemazione di un primo cancello nei pressi dell’ospedale, ha rappresentato una stradordinaria opportunità per raggiungere il nosocomio bolzanino a piedi o in bicicletta, evitando di intasare il traffico cittadino con scooter, auto private e – pure – autobus spesso sovraffollati.
Il secondo cancello posto in via della Vigna di fatto è una sorta di muro innalzato, l’analogia con quello di Berlino è davvero triste, per inibire ai cittadini una parte fondamentale della città. I cittadini del capoluogo altoatesino semplicmente non possono accettare un atteggiamento così miope da parte degli agricoltori della zona (e dei nuovi arrivati nel cuneo verde, stabilitisi in edifici che nulla che hanno a che vedere con i masi storici), è stato il messaggio lanciato dai partecipanti alla manifestazione. Gli organizzatori del presidio hanno anche precisato che la prevista realizzazione di una nuova ciclabile per l’ospedale, che scorrerà a nord dei caseggiati su via Druso, non può essere considerata come una soluzione del problema rappresentato dal divieto di pacifico accesso al polmone verde. Divieto che invece non è stato posto in via Vittorio Veneto, l’unica porta pubblica rimasta sul cuneo verde.
Il messaggio è stato lanciato forte e chiaro, insomma. L’auspicio ora è che la giunta comunale riesca a far valere i diritti di migliaia di bolzanini, oltre quelli di qualche decina di agricoltori.
Con il passare del tempo il processo di compravendita immobiliare è diventato sempre più complesso. Se volete vendere o acquistare casa, oggi più che mai è fondamentale avere al vostro fianco una figura professionale molto preparata, che vi accompagni in tutte le fasi del processo, con competenze non solo sotto il profilo tecnico, ma anche fiscale e legale.
Perché nasce il Medoto STAR? Dopo aver maturato una lunga esperienza nel mercato immobiliare, ci siamo resi conto che il metodo di lavoro delle agenzie immobiliari tradizionali presenta delle lacune, lasciando il fianco scoperto a potenziali rischi che si ripercuotono sia sul venditore che sull’acquirente. Abbiamo deciso di svolgere un’analisi accurata del processo di compravendita immobiliare standard, evidenziandone tutte le potenziali criticità: dalla messa in vendita dell’immobile fino al rogito notarile… e non solo, anche oltre! Infatti, molte persone non sanno che alcuni rischi si protraggono anche dopo l’atto definitivo del notaio. Siamo arrivati quindi ad individuare i parametri fondamentali che caratterizzano ogni compravendita immobiliare, e che costituiscono i pilastri del nostro metodo. Solo la corretta gestione di tutti e tre questi parametri (non solo 1 o 2), permette di concludere con successo la compravendita: in breve tempo, senza rischi e ottenendo il miglior risultato economico possibile.
Con il nostro metodo possiamo garantire ai nostri clienti il miglior risultato economico possibile, in breve tempo e senza alcun rischio
In cosa siete differenti rispetto alle agenzie immobiliari tradizionali? Perché chi vuole vendere casa dovrebbe scegliere di affidarsi proprio a voi? Innanzitutto, noi forniamo una valutazione oggettiva dell’immobile: non adeschiamo le persone con la promessa di una valutazione gratuita, spesso gonfiata solo per ottenere un incarico di vendita, per poi abbassare il prezzo per mesi fino al suo valore corretto. Grazie alla nostra valutazione realistica, quando il venditore riceverà una proposta d’acquisto sarà in grado di decidere serenamente se accettarla (perché congrua) oppure rifiutarla (perché troppo bassa). In questo modo eviterà di svalutare l’immobile lasciandolo troppo a lungo sul mercato (continuando, nel frattempo, ad accollarsene i costi di gestione). Inoltre, grazie al nostro metodo organizziamo solo poche visite con clienti “prequalificati”, dei quali abbiamo verificato la capacità di spesa e compreso le specifiche esigenze. Infine, analizziamo tempestivamente le potenziali criticità dell’immobile, affinché il proprietario possa arrivare davanti al notaio, il giorno del rogito, senza brutte sorprese.
Le due guide gratuite realizzate da Immobiliare Bonetto per i suoi clienti
E chi cerca casa perché dovrebbe scegliere voi rispetto a qualsiasi altra agenzia? Grazie al Metodo STAR garantiamo una tutela completa in ogni fase del processo di compravendita, dalla proposta di acquisto fino al giorno del rogito, azzerando qualsiasi rischio, permettendo all’acquirente di affrontare questo passo così importante con la massima serenità. Noi vogliamo trovare la soluzione ideale per ogni acquirente, non cerchiamo di convincerlo ad acquistare uno degli immobili che abbiamo in vendita. Dopo aver compreso a fondo le sue specifiche necessità, iniziamo a ricercare sul mercato, tra quelle in vendita privatamente o presso altre agenzie, la casa che risponde perfettamente alle sue esigenze. Per questo motivo organizziamo solo poche visite ma molto mirate, evitando inutili perdite di tempo. Chi si rivolge a noi per acquistare casa non lo fa semplicemente perché abbiamo in vendita un immobile potenzialmente interessante, ma perché vuole un servizio di consulenza a 360 gradi, serio e professionale.
A chi si rivolge il Metodo STAR, solo a chi vuole acquistare casa o anche a chi vuole venderla? Ad entrambi. Purtroppo, molte persone sono ancora convinte che in una compravendita la parte più a rischio sia l’acquirente, ma non è assolutamente così: gli adempimenti necessari per vendere correttamente un immobile sono aumentati e la giungla delle normative diventa sempre più fitta ed insidiosa. Spesso chi vuole vendere la propria casa crede sia sufficiente pubblicare l’immobile su qualche portale web, organizzare qualche visita, firmare una proposta di acquisto economicamente soddisfacente, ed il gioco è fatto. Ma spesso non ha idea dei grandi rischi a cui va incontro.
Ma questo metodo funziona davvero? Credo sia sufficiente dare un’occhiata al nostro sito e a tutte le testimonianze dei nostri clienti che hanno provato l’efficienza e la qualità del nostro servizio … e il loro numero sta crescendo mese dopo mese!
I PILASTRI DEL METODO STAR
1. VALORE -> è di fondamentale importanza valorizzare correttamente un immobile: nessun acquirente vuole pagare eccessivamente una casa rispetto al suo valore di mercato, nessun venditore vuole svenderla. Acquisire maggiore consapevolezza del valore di un immobile aiuta a gestire al meglio le trattative, sia per l’acquirente sia per il venditore.
2. TEMPO -> al tempo corrisponde un valore economico: una perdita di tempo equivale ad una vera e propria perdita economica. A nessuno piace perdere tempo con visite a vuoto. A differenza di tante altre agenzie, non facciamo turismo immobiliare, né organizziamo visite “di massa”, sperando prima o poi di trovare il cliente giusto; noi “prequalifichiamo” sia i clienti sia gli immobili, organizzando visite solo se ci sono i presupposti.
3. TUTELA -> la compravendita immobiliare può sembrare semplice: molti pensano che sia sufficiente trovare il punto d’incontro tra domanda ed offerta per concludere l’affare. In realtà queste persone sono assolutamente inconsapevoli delle numerose insidie che possono nascondersi dietro una trattativa, dei vincoli di natura tecnica, fiscale o legale che possono ritardare o, nei casi peggiori, impedire la compravendita. L’altro aspetto importante relativo alla tutela è la tempestività: noi effettuiamo tutte le verifiche e i controlli prima di consegnare il primo assegno!