Un libro per passare… dal buio alla luce

Raccogliere il dolore e incanalarlo attraverso la scrittura, dando forma a pensieri, tormenti, delusioni. Un esercizio di sfogo che ha permesso a Stefano Rossi, giovane bolzanino di 25 anni, di superare un momento molto buio della sua vita trasformandolo in luce. Fogli di carta intrisi di parole e riflessioni sulla vita, sull’amore e sull’amicizia che hanno preso forma giorno dopo giorno trasformandosi infine in un libro. Si chiama “Ombrello di tutti, sole di nessuno” (edito da Praxis) l’esordio letterario di Stefano, che in 220 pagine racconta la storia di Davide, il suo alter-ego romanzato, che è poi la storia di ognuno di noi. La casa editrice lo definisce un romanzo esistenziale, ma forse è anche qualcosa di più, viste le sue origini molto lontane: “Il libro nasce idealmente in quinta superiore, quando decisi di smettere di praticare ciclismo. Fu una scelta difficile che mi tormentò molto. Durante gli anni universitari trascorsi a Bologna poi fui lasciato dalla mia ragazza dell’epoca e fu un’altra batosta difficile d’accettare – racconta Stefano -. Ho attraversato un lungo periodo molto difficile in cui riuscivo a trovare un sano sfogo solo nella scrittura”.
Stefano decide così di raccogliere i suoi pensieri su carta e traslarsi in qualcosa di più grande, un romanzo in cui il protagonista vive una storia d’amore con una ragazza. È da questo incipit che vengono snocciolate tante riflessioni su temi come l’amore, l’incapacità di ricostruire qualcosa che si rompe, sul tempo che scorre, gli abbracci, i drammi adolescenziali, le crisi e i fallimenti: “Mi sono guardato attorno e mi sono reso conto che anche i miei amici e conoscenti avevano problemi e pensieri tenuti nascosti. Ho involontariamente svolto un lavoro sociologico che ho unito a quello di introspezione. Nel romanzo Davide è un ragazzo che si carica i problemi di chiunque li stia intorno ma non riesce a risolvere i suoi. Penso che chiunque legga il libro riesca a rispecchiarsi almeno in un passaggio, una frase o un capitolo”, prosegue Stefano.
Ma il romanzo cerca anche di aprire una breccia nelle maglie della società odierna, in cui, secondo l’autore, molto dolore viene spesso nascosto sotto al tappeto: “Al giorno d’oggi si cerca sempre e solo di mostrare le cose belle che ci accadono e mai quelle brutte. Viviamo in una società in cui amare e amarsi è complicato, un tema che fa ancora molta paura e che spesso non si desidera affrontare. Non bisogna vergognarsi di ciò che si vive, la vita è fatta di salite e discese, l’importante è come le si approccia”. Stefano racconta che anche la scelta di adottare un personaggio maschile è stata ragionata: “La nostra società è molto maschilista, ma penso che all’interno del concetto di amore lo ‘svantaggiato’ sia ancora l’uomo, che viene dipinto come quello che non può e non deve soffrire, che deve sempre mostrarsi forte. In realtà il dolore appartiene a tutti, in egual maniera”, conclude Stefano. Il libro è acquistabile nelle librerie di Bolzano, soprattutto Athesia e Cappelli, e online sul sito della casa editrice.

Autore: Alexander Ginestous

Il bostrico mette a rischio boschi e raccolti

Grido di allarme della Coldiretti. Oltre al grande caldo sono i parassiti a mettere a rischio i raccolti. Nelle nostre valli osservato speciale è il bostrico, il parassita killer del legno.

Con le temperature estive che si spingono oltre i 40 gradi, è soprattutto l’agricoltura a registrare i danni più ingenti: stiamo infatti assistendo ad un boom di insetti in campi, frutteti, orti e giardini con sciami di cavallette, cimici asiatiche, coleotteri giapponesi, ragni, afidi e forficule che danneggiano la frutta, le foglie, le piante e il mais, già colpiti dalla grave siccità in un momento in cui l’Italia ha necessità di sfruttare tutto il suo potenziale produttivo alimentare per fare fronte agli effetti della crisi internazionale.
La situazione di sofferenza del settore riguarda tutta la penisola, come emerge da un monitoraggio della Coldiretti: milioni di cavallette sono diventate una vera piaga dell’estate 2022 in Sardegna, ma anche in Emilia Romagna dove stanno danneggiando i raccolti di grano, ortaggi, foraggi ed erba medica. Da Ferrara a Ravenna, inoltre, le cimici asiatiche stanno infestando i frutteti, mentre in provincia di Piacenza ci sono i primi attacchi del ragnetto rosso alle coltivazioni di pomodoro.
Emergenza anche in Piemonte e Lombardia, dove si cerca di contrastare l’invasione della Popillia japonica, il coleottero giapponese in grado di causare danni immensi a tutte le specie vegetali, con i rischi maggiori concentrati su mais, pesco, melo, vite, nocciolo e soia.
In Veneto il clima umido e le alte temperature hanno favorito l’aumento di afidi su ortaggi e frutta, oltre alla presenza di cimici asiatiche nelle colture del Veneziano in particolare su cetrioli, pomodori, mele e pere, mentre le farfalle notturne depongono uova e larve su foglie di verdura e barbabietola da zucchero danneggiando le piante.
Per quanto riguarda le nostre valli, il pericolo maggiore si chiama Ips typographus, il bostrico tipografico, il parassita killer del legno, che infetta gli abeti indeboliti dagli effetti dei cambiamenti climatici. Si tratta – rileva il presidente di Coldiretti Trentino-Alto Adige Gianluca Barbacovi – di una vera e propria pandemia delle piante che prende forza man mano che si alzano le temperature, con l’insetto ‘mangia tronchi’ che esce allo scoperto facendo strage di alberi.
I maschi del bostrico entrano sotto la corteccia delle piante e si accoppiano con le femmine che scavano nel legno gallerie lunghe fino a 15 centimetri; ivi depongono in media ottanta uova dalle quali escono larve che, a loro volta, creano cunicoli di 5 o 6 centimetri per nutrirsi e crescere, dando vita a una nuova generazione. Una volta che la popolazione si moltiplica e diventa aggressiva, il bostrico lancia attacchi di massa che portano in breve tempo alla morte delle piante e rendono inutilizzabile il legno.
Secondo Barbacovi si tratta di una problematica molto seria per i nostri boschi, che rischia di determinare una ‘nuova Vaia’ facendo strage di alberi.
Secondo la Coldiretti la responsabilità di tutto questo sarebbe una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’UE senza che siano applicate le dovute cautele.

Autore: tam

Edith Méra, la Vamp con Merano nel sangue

Era nata a Bolzano nel 1905 con il nome di Edith Claire Zeibert ed è morta a Parigi, a soli trent’anni, il 24 febbraio 1935 con il nome di Edith Méra, quello con cui era diventata famosa nel mondo del cinema francese. Ma per raccontarne la vita breve e tormentata, è meglio partire dalla fine. Le ceneri di Edith Méra sono conservate da quasi novant’anni al cimitero parigino di Père-Lachaise, quello noto per ospitare le tombe di Oscar Wilde, Marcel Proust, Jim Morrison, Molière, Maria Callas e molte altre celebrità.

L’urna di Edith Méra è la prima in alto a sinistra di un colombario in cui è ospitata anche quella del pittore Max Ernst. Il certificato di morte precisa che “Edith Claire Zeibert, detta Edith Méra nata a Bolzano il 7 gennaio 1905 è deceduta il 24 febbraio 1935 alle ore 16.30 in Boulevard Montmorency 27”. A quell’indirizzo, aveva sede l’Ospedale Italiano di Parigi dove era stata ricoverata a causa di una setticemia poco tempo prima. L’attrice sudtirolese abitava a circa tre chilometri di distanza, in rue Greffulhe, al numero 7, in una palazzina bianca di quattro piani poco lontana dall’Eliseo.
I dettagli sulla morte della giovane attrice, invece, ci vengono dalla stampa francese dell’epoca che sottolinea come Edith Méra si fosse ritrovata sulle labbra: “Una piccola pustola che sembrava insignificante. Tuttavia decise di farsi operare in una clinica e qualche ora dopo, una crisi setticemica l’ha uccisa”. Quasi tutti i giornali sottolinearono la grande malinconia che la caratterizzava, un sentimento che l’attrice provava a nascondere dietro a un aspetto, se non gioioso, almeno esuberante.
Considerazioni non casuali, figlie di un episodio accaduto un anno prima, nel maggio 1934, anche questo dettagliatamente descritto dalla stampa francese. Come scriveva “L’Oeuvre” del 15 maggio 1934: “Mademoiselle Edith Méra, l’artista così ammirata dai parigini che l’avevano soprannominata la vamp francese ha voluto darsi la morte per motivi che s’ignorano. Uscendo sabato sera dal teatro dove sta recitando l’operetta Les Sœurs Hortensia, è rientrata direttamente a casa e nella notte ha ingoiato un sonnifero (il Verenol Ndr) e ha aperto il rubinetto del gas. Domenica mattina la sua governante l’ha ritrovata priva di sensi. Immediatamente trasportata all’ospedale di Beaujon è stata sottoposta a terapie che le hanno salvato la vita”. Tragedie che sappiamo non essere così in contrasto con una vita fatta di successi cinematografici, copertine e prime pagine. Edith Méra, infatti, in soli cinque anni aveva interpretato venticinque film, quattro con la direzione di René Guissart.
Pellicole che l’avevano trasformata in una vera e propria diva, come sottolineato dall’articolo de “L’Image” uscito nel gennaio del 1933: “Edith Méra è una vamp nel senso più assoluto dell’espressione americana e lei è una delle nostre femmes fatales più complete. Tutto in lei, la sua taglia, la sua aria civettuola, il suo viso insensibile, i suoi occhi distanti, la sua bocca graziosa giustificano la scelta dei registi che hanno trovato in lei la giustificazione perfetta, l’ideale del modello di vamp imposto al cinema”. Per concludere la ricostruzione, manca solo l’inizio, le sue origini altoatesine. Edith Méra le descrisse in un’intervista rilasciata a “La Liberté” del 27 gennaio 1935, un mese prima della sua morte: “Il mio primo pseudonimo era Mérane. L’avevo scelto perché è a Merano che venni concepita, ma un’artista Geneviève Mérane, che aveva già questo cognome, mi chiese di cambiarlo e io l’ho accontentata, accorciando il cognome”.

Autore: Massimiliano Boschi

Al via la Stagione estiva del Teatro Sociale di Trento

Da luglio a settembre tornano gli appuntamenti con il TEATRO CAPOVOLTO. Tanta musica, stili di danza differenti, spettacoli di prosa, poetry slam, incontri letterari, cinema e appuntamenti all’insegna della comicità e del divertimento. Questo e molto altro ancora nel nuovo calendario proposto dal Teatro Capovolto – La città in scena, la nuova Stagione estiva del Teatro Sociale programmata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara.

Una ricca offerta che per il terzo anno consecutivo andrà in scena all’interno della splendida cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco rivolto verso Piazza Cesare Battisti. La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2022 – Sogna, Pensa, Vive”, promosso dal Comune di Trento.

Il programma racchiude al suo interno un numero di proposte eterogenee e di grande qualità, che dal 1 luglio al 3 settembre animeranno l’estate trentina. 

Ci sarà spazio per alcuni grandi nomi del panorama musicale nazionale e internazionale (Suzanne Vega, Frida Bollani Margoni, Sons of Kemet), per importanti realtà teatrali (Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Metastasio di Prato), per la danza di Aterballetto e per gli spettacoli dedicati all’uomo e al pianeta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze. 

E non poteva mancare un’attenzione alle realtà artistiche territoriali, con volti amati dal pubblico trentino come Andrea Castelli, Mario Cagol, Lucio Gardin e Loredana Cont, oltre agli innovativi progetti proposti da OHT [Office for a Human Theatre], Miscele d’Aria Factory e Collettivo Palco Verticale, al concerto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, fino agli appuntamenti cinematografici in collaborazione con Cineworld Trento.

Infine, grande spazio anche alla poesia con il poetry slam e il premio intitolato a David Wilkinson, e al mondo della letteratura con il piccolo festival letterario “Prometeo Capovolto”.

MUSICA

Si comincia l’1 luglio con un evento che vedrà protagonista il Corpo Musicale Città di Trento in un viaggio musicale sulle orme di Marco Polo (prima assoluta), per tuffarsi il giorno successivo negli anni ’80 con i Radiottanta (entrambi ad ingresso gratuito).

Successivamente, il 9 luglio il palco del Sociale ospiterà la giovanissima pianista Frida Bollani Magoni, mentre il 16 luglio sarà il turno di un grande nome come la statunitense Suzanne Vega. Si proseguirà il 20 luglio con il batterista americano Makaya McCraven ed il 23 luglio con la super band londinese dei Sons of Kemet.

Giovedì 28 luglio spazio all’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Beatrice Venezi, mentre il 29 e 30 luglio sono in calendario due serate dedicate ai giovani artisti in collaborazione con UploadSounds che faranno da ideale apertura ai concerti del Summer Festival 2022.

A completare la proposta musicale ci sarà il concerto con la compositrice pakistana Arooj Aftab (4 agosto), per proseguire poi il 5 con Trentin-Country Band, il nuovo progetto musicale di Miscele d’Aria Factory. A concludere, il 6 agosto il musicista sardo Paolo Angeli sarà a Trento per presentare il suo ultimo album: Rade.

PROSA

Mercoledì 6 luglio il Collettivo Palco Verticale (formato da professioniste e professionisti dello spettacolo trentino) proporrà Indagine Viva, un happening teatrale in cui il pubblico sarà grande protagonista. A seguire, il 7 luglio, l’attore comico Claudio Morici salirà sul palco con il divertente Alexo (prodotto dal Teatro Metastasio di Prato). A metà tra teatro e musica è invece Il Passo del respiro, progetto teatrale ispirato ai canti di montagna realizzato da OHT [Office for a Human Theatre], con il sound designer Davide Tomat e con il Coro Sass Maor diretto dal M° Luigi Azzolini. 

Giovedì 14 luglio toccherà all’amato attore trentino Andrea Castelli con Bocinbici, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano. Accompagnato alla chitarra da Emanuele Dell’Aquila, Castelli racconterà il mito della bicicletta per un ragazzino degli anni ’50. Il 21 luglio spazio a Trucioli (Compagnia Gli Omini), mentre il 3 agosto sarà il turno de La grande nevicata dell’85, testo di Pino Loperfido con Mario Cagol e Alessio Zeni (regia di Andrea Brunello). 

Ma ci saranno anche occasioni di sano umorismo con altri due artisti a cui il pubblico trentino è particolarmente affezionato: il 22 luglio Loredana Cont proporrà Dante me fradel, mentre il 31 agosto tocca a Lucio Gardin con Il sorriso è una curva che raddrizza tutto. 

All’interno della proposta di spettacolo del Teatro Capovolto ci sarà spazio anche per “Teatro Antropocene”, l’interessante rassegna proposta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e con la direzione artistica di Andrea Brunello (Compagnia Arditodesìo). Si tratta di un ciclo di quattro spettacoli che cercano di indagare e riflettere sulle attuali condizioni dell’uomo e del pianeta. 

DANZA, CINEMA E LETTERATURA

Venerdì 15 luglio si inizia con La Danza Capovolta, una serata con i migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia (direzione artistica di Donatella Zampiero e Paolo Golser). Ma la proposta di danza animerà anche il Centro Storico con la “Danza Urbana”, due appuntamenti (a ingresso libero) che vedranno protagonisti i vincitori del Bando Danza Urbana XL 2022: il 17 luglio con Room 22 (FUNA) e Manbuhsona-Site Specific (IVONA), mentre il 31 luglio con le performance The Halley Solo (Fabrizio Favale) e Walter (Laura Gazzani). 

Una proposta di danza multiforme che il 24 luglio arriverà fino alle sale del Castello del Buonconsiglio con un evento che vedrà coinvolta la prestigiosa compagnia Aterballetto, che nelle splendide sale del Castello metterà in scena Stanze \Rooms, performance site-specific itinerante.

E per gli appassionati della settima arte, il Sociale ospiterà anche il “Cinema Capovolto”, con otto interessanti titoli in calendario offerti in collaborazione con Cineworld Trento: Belfast, Mamma Roma, Il ritratto del duca, La figlia oscura, The Alpinist-Uno spirito libero, Mullholland Drive, Licorice Pizza, Ennio.

E all’interno del ricco cartellone estivo troveranno collocazione anche alcuni appuntamenti dedicati alla poesia e alla letteratura, come il David Wilkinson Poetry Slam per commemorare l’opera e la figura di David Wilkinson, poeta, letterato e docente scomparso prematuramente la scorsa estate. Ma non finisce qui perché da giovedì 1 a sabato 3 settembre sarà possibile ‘incontrare’ a teatro alcuni protagonisti della cultura italiana e internazionale con “Prometeo Capovolto”, piccolo festival letterario che indaga le relazioni profonde tra letteratura, attualità e teatro attraverso una serie di incontri con gli autori e le loro opere. 

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Hermann, l’artista del centro storico

Oggi vi presentiamo un artista che da anni ritrae le persone che incontra per le strade di Bolzano. Si chiama Hermann Perkmann ed ha una interessante storia da raccontare.

Quando ho cominciato a scrivere per QuiBolzano, volevo raccontare anche alcune storie di personaggi tipici del centro di Bolzano. L’idea era di intervistare quel signore di cui non sapevo il nome, che da anni gira in centro con in mano un libro grande, dei fogli e delle matite da disegno. Ho idea di conoscerlo da quando ero ragazzo. Ogni volta che ci si incontrava, ci scambiavamo alcune impressioni. Ricordo di averlo incontrato qualche tempo prima dei lockdown, era seduto vicino alla fontanella di Piazza Walther e stava disegnando. Il tutto avveniva mentre in piazza andava in scena una edizione di Art May Sound, il festival dedicato ai fumetti e al disegno urbano (graffiti & Co). Ricordo che abbiamo parlato della differenza tra la profondità, anche emozionale, che lui cerca di raggiungere con i suoi disegni e l’arte urbana, tanto lontana dai suoi canoni.
Non lo vedevo da quella volta. Un giorno di maggio – stavo per andare a provare la postazione di Bike Sharing in viale Stazione – lo ho visto seduto ai tavolini esterni del Café am Dom, all’inizio di Via Alto Adige. Dopo i primi convenevoli, ho preso posto accanto a lui, spiegandogli di essere veramente contento di averlo finalmente incontrato; sul tavolino, oltre ad un voluminoso libro d’arte dal grande formato, alcuni fogli con degli studi di persone, e le matite da disegno, c’era un bicchiere di vino bianco.
Si chiama Hermann Perkmann (“una volta che ti dico il mio nome, non lo dimentichi”). Mi fa vedere i suoi schizzi, spiegandomi che gli piace cogliere gli elementi caratteriali delle persone. E capisci subito che conosce molto bene le vie del centro e la popolazione che vive la strada, uno che sa come rapportarsi a chi è meno fortunato, anche disperato. Mi sono trovato di fronte un uomo semplice, modesto, di cui ho percepito subito la sensibilità di chi coglie l’essenza delle persone. Lo vedi dai suoi schizzi e lo intuisci dal modo appassionato con cui parla di arte e di storia, per la cultura che sfoggia, anche quando parla delle opere di altri artisti locali, soprattutto pittori e disegnatori. Scopro che possiede una enorme biblioteca di quasi 2000 volumi e apprendo, non senza stupore, che i libri voluminosi che porta in giro, servono non tanto per il loro contenuto, quanto come supporto su cui disegnare.
Quando gli ho chiesto di fargli una foto, ha esitato. “preferirei me la facessi quando non me ne accorgo. Le foto inscenate sono senz’anima, fammela pure un giorno che mi vedi.” Ma nel frattempo gli avevo scattato “di nascosto” la foto che vedete: “si, questa mi piace molto, la puoi usare. Mi piace la mano destra in primo piano, più grande, con le matite… ritengo che simboleggi molto ciò che sono.”
Al termine della chiacchierata mi invita a guardare le pareti all’interno del bar, moltissimi quadri, di cui molti ritratti, sono opera sua; si percepisce anche il rapporto speciale che lo lega ai gestori del locale. Prima che mi congedassi, mi ha accennato alla possibilità di ricevere una committenza per un affresco in una casa. L’uomo non smette di stupire. Glielo auguro, di cuore.

Autore: Till Antonio Mola

Intarsiare l’arte: la passione di Ivo

Ivo Calamari non è solo un ex infermiere in pensione ma anche un artista. La sua passione è fatta di piccolissimi ritagli di legno che uniti creano un mosaico incredibile e unico nel suo genere.

Buongiorno Ivo, ho potuto vedere che Lei realizza opere in legno, come è nata questa sua passione?
Ho iniziato a realizzare le mie opere una volta andato in pensione. Dopo essere stato infermiere durante il servizio militare ho lavorato in ospedale, ma da giovane avevo iniziato come falegname. Sono andato in pensione abbastanza presto e mi sono ritrovato ad avere molto tempo libero. Non amo guardare la televisione o andare al bar, per cui ho iniziato a realizzare dei quadri con il legno come passatempo. Solitamente ascolto della musica mentre lavoro, ho uno scaffale con moltissimi cd di musica classica e opere liriche. Questo mi permette di rilassarmi, trovo che la vita sia troppo frenetica a volte. 

Quale tecnica utilizza nella realizzazione delle sue opere?
La tecnica è quella dell’intarsio e l’ho conosciuta durante l’apprendistato come falegname. Nessuno mi ha mai veramente insegnato, ho imparato osservando cosa faceva il proprietario. Realizzare un quadro con questa tecnica non è per niente facile e può tenermi occupato più mesi lavorando una o due ore al giorno. È un lavoro estremamente minuzioso in cui ogni particolare deve essere curato. 
Il processo consiste nell’iniziare scegliendo una fotografia o un dipinto e per poi assemblare su un foglio i vari pezzi di legno unendoli con il nastro adesivo. Una volta finito questo passaggio giro il quadro in modo da riuscire a vederlo nell’insieme e individuare eventuali difetti. È in questo momento che risultano essenziali gli scarti di legno non utilizzati precedentemente: ogni singolo pezzo è unico e non ce ne sarà mai uno uguale. Dopo aver finito l’assemblaggio incollo il risultato su un pannello e il quadro è pronto. 

Tra i suoi soggetti sono presenti masi, ma anche quadri famosi: su cosa basa la sua scelta?
Non ho una vera e proprio preferenza, ricreo con il legno tutto quello che mi sembra possibile. Ho a disposizione come colori l’azzurro, il rosa e il grigio, oltre a moltissime sfumature di marrone ovviamente. Questi purtroppo non sono indicati per la realizzazione di tutti i tipi di paesaggio, mi mancherebbero il verde e il blu, per cui devo trovare un modo per adattare i soggetti. Per quanto riguarda i masi avevo pensato di rappresentare tutti gli 82 masi sotto la protezione delle belle arti presenti sul territorio altoatesino, ma poi mi sono concentrato anche su altri soggetti come quadri, in particolare quelli del Segantini.  La cosa incredibile è che sono tutte opere uniche, non ce ne saranno mai due uguali e questo le rende ancora più belle. Non sono quadri facili, bisogna capirli, ma una volta che lo si ha fatto si rimane incantati. 

Autrice: Anna Cavallari COOLtour

Casa gioco: i bambini diventano “visibili”

Laura e Jasmin, le due responsabili della Spielhaus del VKE in via Parma ci raccontano il grande lavoro che svolgono nel quartiere.

Che cos’è la Spielhaus?
La Casa gioco è uno spazio dell’associazione VKE. Il nostro scopo è rendere visibile la presenza infantile e far comprendere agli adulti che è una presenza che fa bene a tutti noi. Laddove si è verificata la necessità di creare, animare e sostenere l’idea che giocare sia qualcosa di grande valore per le persone che vivono il quartiere, lì siamo riusciti a portare avanti la mission dell’associazione: giocando si impara a conoscere il mondo a tanti livelli, motorio, sensoriale, cognitivo, emozionale; tutto messo assieme con i bambini che si divertono ci ha permesso di entrare in contatto con le famiglie e le persone che vivono qui e rispondere ai loro bisogni.

Quali sono le attività che svolgete con i bambini? 
Ci sono attività che sostengono la mobilità dei bambini e attività manuali. Nessuna è fine a se stessa, lo scopo è spesso creare rete nel quartiere creando oggetti per le altre realtà, come la casa di riposo. C’è sempre l’aspetto della casa gioco che si rivolge al quartiere, alle mamme, alle famiglie per stimolare l’inclusione e la convivenza oltre che imparare sempre qualcosa di nuovo.
D’estate viviamo del materiale che raccogliamo dal giardino, in primis i petali dei fiori con cui facciamo sacchettini profumati. Abbiamo l’orto da circa sette – otto anni, di cui ci prendiamo cura con i bimbi, tutti i prodotti li usiamo poi in cucina qui alla Spielhaus.

Quanto è importante la partecipazione dei bambini?
È importantissima. I bambini hanno voglia di partecipare alla vita, di essere anche orgogliosi e mostrarlo a noi adulti. Il loro contributo per il quartiere ci deve essere. Il fatto che facciano loro aiuta nel tempo: creano un bene comune che continueranno a proteggere.

L’azione verso il quartiere in che direzione va? 
Abbiamo avuto in mano una pubblicazione degli anni 2000 in cui si parlava della sicurezza nel quartiere, oggi lavoriamo a un progetto e ci rendiamo conto che il tema maggiore ora è la convivenza: si è compreso che si può vivere in sicurezza vivendo bene insieme. Vogliamo riuscire ad arginare l’intolleranza del quartiere e di creare pace sociale per vivere bene insieme.
La nostra attività si è concentrata negli ultimi 8 anni sul tema della creatività e della partecipazione per usare in maniera costruttiva e divertente tutto quello che avevamo a disposizione. Abbiamo ad esempio rivalutato i muri del parchetto pulendoli e ridipingendoli.

Autrice: Anna Michelazzi COOltour

Eureka: il concorso per giovani inventori

Al via la seconda edizione del bando per promuovere le discipline scientifiche a tutti i livelli. Iscrizioni fino al 30 giugno 2022. Vettorato: “Promuovere una cultura scientifica tra i giovani”.

La prima edizione di “Eureka!” ha visto la partecipazione di oltre 50 ragazze e ragazzi. Un percorso rivolto a nuovi inventori, tra gli 8 e 18 anni, ideato per promuovere le discipline scientifiche tra i giovani. Il progetto si rinnova anche quest’anno, in concomitanza con l’avvio dell’edizione 2022 di “Le mille e una scienza” (milleeunascienza.com), il programma di attività di divulgazione scientifica rivolto a ragazzi, ragazze e a tutta la cittadinanza di Arciragazzi Bolzano – Teslab. “È grazie alla scienza e alla ricerca che la società progredisce” sottolinea l’assessore alla cultura italiana Giuliano Vettorato. “Pensiamo semplicemente al fondamentale ruolo svolto dagli scienziati durante la pandemia che stiamo attraversando. Ritengo fondamentale promuovere una cultura scientifica tra le giovani generazioni. Eureka, il concorso per giovani appassionati dell’ufficio politiche giovanili, è uno strumento azzeccato, che vuole valorizzare in maniera semplice, e non puramente scolastica, le passioni delle ragazze e dei ragazzi della nostra provincia”.

UN CONCORSO,  PIU’ COLLABORAZIONI

Eureka!” è organizzato dall’Ufficio politiche giovanili della Ripartizione cultura italiana della Provincia, con la collaborazione dell’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia, dell’intendenza scolastica italiana e della Facoltà di scienze e tecnologie informatiche della Libera università di Bolzano. “Il premio nasce per “stanare” quei giovani che magari non vanno benissimo a scuola, ma in realtà stanno coltivando, nelle loro camerette, importanti passioni in ambito scientifico e tecnologico” sottolinea il direttore dell’Ufficio politiche giovanili Claudio Andolfo. “L’obiettivo è valorizzarli agli occhi dell’opinione pubblica e farli diventare testimonial di passioni che devono diventare “cool”, tanto quanto siamo riusciti a fare con la musica e il teatro” conclude Andolfo. Il bando “Eureka” scade il 30 giugno 2022: la premiazione avverrà durante il festival della scienza “Le mille e una scienza” che si terrà a Bolzano in autunno 2022. È possibile partecipare singolarmente o in gruppo. 

Per tutte le informazioni gli interessati possono visitare il sito dedicato al bando Eureka (bit.ly/3tt724N ) e per ricevere supporto nella partecipazione al concorso e nella realizzazione del proprio lavoro, scrivere all’indirizzo eureka.concorso@gmail.com

Ecco il ritorno degli esami “completi”

Prenderanno il via mercoledì 22 giugno gli Esami di Maturità 2022. Così come per le scuole superiori, anche per le scuole medie ci sarà un ritorno al modello d’esame precedente alla pandemia, avente come protagonista le prove scritte. A livello locale è arrivata la decisione di conformarsi pienamente alle indicazioni nazionali che, come negli anni passati, sono arrivate mentre l’anno era già in corso d’opera e, questo, non ha certo facilitato la vita a studenti e docenti.

CORREGGERE IL TIRO

Per quanto riguarda la prima prova non si sono presentate grandi novità rispetto alla Maturità 2019, al contrario di ciò che è avvenuto con la seconda prova che differisce per ogni indirizzo. “Nel periodo delle lezioni – spiega Silvia Vergani, docente di Scienze Umane al Liceo Pascoli – ci troviamo a lavorare in assenza di informazioni complete. Quest’anno abbiamo avuto solo pochi mesi per correggere il tiro circa i temi da affrontare.” Il caso esemplare riguarda appunto la seconda prova che avrà una traccia sorteggiata tra le 3 proposte dai docenti della materia d’indirizzo. “Insieme abbiamo delineato le macro tematiche trattate da tutti, necessarie per affrontare la prova. Personalmente – sottolinea Vergani – credo sarebbe stato preferibile seguire il modello degli ultimi 2 anni, caratterizzato dalla creazione di un elaborato che consentiva di mettere in evidenza gli interessi dei singoli studenti.”

PER GLI STUDENTI IL TIMORE NON MANCA

Tra i ragazzi della Consulta Provinciale degli Studenti – che, avendo avuto l’occasione di dialogare direttamente con il Ministro dell’Istruzione Bianchi, hanno spinto per aumentare a 50 punti i crediti assegnati al triennio (ne erano previsti 40) – c’è Emily Saccani, studentessa del Liceo Linguistico Marcelline che prevede un percorso scolastico quadriennale. “Con il senno di poi, non opterei più per fare solo 4 anni di Liceo: avendone dovuti svolgere la metà in DaD, i programmi sono stati affrontanti in maniera spesso frettolosa e forse superficiale. Ora – dice Saccani, riportando le istanze condivise anche dai compagni – il rischio è quello di non essere pronti al 100%.” Anche in questo caso, i maggiori dubbi vertono sulla seconda prova in quanto, per gli studenti, non c’è stato il tempo di esercitare in modo adeguato lo scritto delle materie d’indirizzo e i vari collegamenti concettuali che porta con sé. “Specie durante la DaD – continua Saccani – si è privilegiata la forma orale. Adesso dovremo affrontare due scritti da 6 ore ciascuno, non sarà facile.”

UN PRIMO APPUNTAMENTO IMPORTANTE

Ad essere ottimista sugli Esami, in particolare quelli di terza media, è Marco Fontana, Dirigente Scolastico delle scuole Alfieri. “Avere la commissione interna, composta da insegnanti consapevoli dei trascorsi dei singoli alunni, è un fattore confortante per gli studenti, questi ultimi vedono gli esami come un appuntamento importante e, in molti, desiderano fare bene. Quest’anno si è tornati a un modello d’esame simile a quello degli anni passati, ma con due prove in meno: inglese e tedesco” spiega Fontana. Infatti, così come per le scuole medie, anche per le superiori le lingue saranno oggetto di valutazione durante il colloquio orale. Sugli scritti, Fontana rassicura: “La scelta era prevedibile. Sebbene l’esercitazione della forma scritta da parte degli studenti ha subito momenti buchi, alle scuole medie c’è stato comunque il tempo sufficiente per fare pratica, nell’ultimo periodo come in DaD”. A rimanere escluse dalla valutazione, come nel periodo pre-covid, sono le prove INVALSI, somministrate alle classi già in aprile.

Autore: Andrea Dalla Serra

Una città e la sua memoria

L’Archivio Storico della città di Bolzano è un punto di riferimento irrinunciabile per tutti coloro che desiderano conoscere il percorso che attraverso i secoli ha portato il capoluogo alla sua fisionomia attuale, urbanistica, culturale e sociale. Ne abbiamo parlato con la direttrice, cogliendo l’occasione per presentare anche due mostre sul lager di Via Resia, attive presso il Museo Civico.

// Di Caterina Longo

Carla Giacomozzi è responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Bolzano, che cura insieme ad Aaron Ceolan. Sulla scia di una formazione da archeologa con studi a Pavia, Giacomozzi dalla metà degli anni ‘90 ha iniziato un profondo lavoro di ricerca per portare alla luce la storia del Lager di Bolzano e le mille altre vicende legate a quelle pagine di storia cittadina, nazionale e mondiale. La chiacchierata inizia parlando dell’Archivio, che si trova sotto i portici – in quella che è stata l’antica (bellissima) “sede del municipio di Bolzano, fino al 1907”- ci racconta.

Carla Giacomozzi e Aaron Ceolan

L’INTERVISTA

Cosa si trova nell’Archivio Storico?
Conserviamo, innanzitutto, il patrimonio archivistico e storico che riguarda l’amministrazione comunale – documenti, ma anche fondi fotografici, come quello relativo ai lavori pubblici. Ma non solo: riceviamo anche donazioni di fondi privati, come ad esempio quello di Franz Thaler che ci è stato donato l’anno dopo la sua morte, nel 2016 (sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau, dove era stato deportato per diserzione nel 1944, in vita Thaler si è distinto come limpido e coraggioso testimone, ndr). Custodiamo poi i documenti, i libri e la documentazione fotografica della Fondazione Rasmo-Zallinger. Si tratta di un patrimonio molto vasto: siamo al lavoro per riordinarlo, parliamo di 14 mila volumi di storia dell’arte e 70 mila documenti fotografici sui monumenti del territorio. Quando il lavoro sarà terminato sarà un archivio immenso, una fonte ineguagliabile per lo studio della storia dell’arte del nostro territorio.

E qual è il documento più antico che custodite?
Un contratto di vendita per una cantina del 1223 (sorride) – un documento in cui in qualche modo c’entra il vino.

Negli anni l’Archivio Storico si è distinto a livello internazionale per un lungo e approfondito lavoro di ricerca sul Lager di Bolzano, prima pressoché sconosciuto. Come è iniziato?
Quando ho cominciato nel 1995 non c’era nulla…

L’installazione al mure del Lager in Via Resia

Ma perché, prima il Lager non era stato un tema?
La memoria è un lusso. Ci si arriva quando si è tranquilli. Preciso però che non abbiamo seguito quello che chiamo il “filo del sangue”; le torture, gli aspetti macabri. Non mi interessava la lettura politica o politicizzante, ma volevo portare alla luce una parte della storia della nostra città.

E come si è svolto questo immenso lavoro?
L’ANPI (Associazione nazionale partigiani) di Bolzano e la Comunità Ebraica di Merano sono stati i primi referenti locali a cui chiesi aiuto, a metà degli anni ‘90, per il reperimento delle informazioni sul Lager. Sono partita dalle persone, dai testimoni dell’epoca: grazie alla collaborazione con l’ANED (Associazione nazionale ex-deportati nei campi nazisti) di Milano e in particolare al loro ricercatore Italo Tibaldi (ex deportato) abbiamo ricostruito un elenco di circa 1000 nomi di persone che erano passate per il Lager. A questi nomi abbiamo quindi inviato una copia del libro “L’Ombra del Buio” con busta già affrancata e – con il nostro indirizzo – un questionario da compilare.

Avete avuto risposte?
Sì, in circa 500 ci hanno risposto. Da qui è partito anche un progetto di video interviste. Da questo primo passo, a cascata, sono stati gettati dei fili che ancora oggi, dopo 28 anni, non smettono di portarci a nuove storie, nuovi dettagli. E che continuano a toccarmi, sempre.

In una recente intervista ha detto che l’aspetto principale del suo lavoro è l’ascolto. Cosa “raccontano” quelle che alla gente comune sembrano solo delle carte?
Nel corso di questi anni di lavoro, se stai ad ascoltare, i messaggi arrivano. Sono tante le storie che sono arrivate a noi, storie legate alla città, storie delle famiglie e del lager. Storie che diventano un punto di dialogo potente con il territorio. La cosa bella è che la memoria è di tutti e questo è diventano un progetto di comunità.

Due disegni di Armando Maltagliati

LE MOSTRE

Nell’ambito degli appuntamenti di “Bolzano Città della Memoria 2022” il Museo Civico di Bolzano ospita la mostra “Volti nel Lager” con disegni e ritratti realizzati da Armando Maltagliati nei Lager nazisti di Fossoli, Carpi e Bolzano (in collaborazione con ANPI e ANED). La mostra “Il Lager in Città”, a cura dell’Archivio Storico, presenta invece fotografie, documenti originali e oggetti legati alla storia del Lager nazista di transito di Bolzano. Situato nell’odierna via Resia (civico 80), il Lager fu in funzione dall’estate 1944 al 3 maggio 1945 e vi furono deportate, secondo le fonti, almeno 11.000 persone. Del Lager rimane oggi come unico manufatto originario il muro di cinta. Sono tanti i destini e le storie toccanti che si scoprono nella mostra attraverso lettere e reperti, come ad esempio la tuta indossata durante la sua permanenza al Lager di Bolzano da Alfredo Caloisi di San Donato Milanese, deportato politico. Inoltre sono a disposizione del pubblico gratuitamente le mappe sui “I luoghi della memoria” per scoprire autonomamente le storie dietro le pietre d’inciampo in città, ma anche i luoghi e fatti del 3 maggio 1945.

Autrice: Caterina Longo