I giovani sono il futuro dell’atletica

L’AthleticClub96 che ha sede presso il campo CONI di Via Santa Geltrude è una società d’atletica bolzanina nata nel 1996 per rilanciare la Società Atletica Bolzano (la tutt’ora esistente società più antica di Bolzano, fondata nel 1947). Un progetto che aveva come scopo quello di creare una squadra il più forte possibile con atleti locali. Certo, non si sarebbe mai immaginato a quei tempi che dopo tanti anni di successi, l’AthleticClub96 riuscisse non solo a diventare la società più forte in regione ma addirittura la squadra più forte d’Italia.

Oggi andremo ad intervistare Bruno Telchini, ex atleta e attuale presidente della società e ci faremo raccontare gli ultimi successi e il rapporto tra i giovani e l’atletica.

Come è stata la scalata fino a diventare campioni d’Italia?
Ci è voluto del tempo, non è capitato nel giro di pochi anni. Ma ho sempre sostenuto che questa società era dominata da un DNA vincente, si è sempre riusciti a migliorare e si è sempre riusciti a dare agli atleti l’entusiasmo giusto per raggiungere risultati sempre maggiori. Fin dal primo anno la società è riuscita a qualificarsi per la finale B (ogni anno le società in Italia sono moltissime quindi vengono fatti più campionati societari, un po’ come in tutti gli sport) e per alcuni anni ci siamo rimasti, poi siamo arrivati nella finale A1 e successivamente in quella argento. Nel 2007 abbiamo fatto la prima finale oro e a partire dal 2014 siamo sempre rimasti nella finale oro.
Fino a diventare campioni d’Italia nel 2019, 2020 e 2022.


Quest’anno invece?
Quest’anno sono stati troppi gli inconvenienti e gli infortuni che hanno caratterizzato la vigilia e lo svolgimento della finale per la nostra squadra che non ha potuto ripetere in Sicilia il grande risultato degli ultimi anni. Siamo stati la quinta società più forte d’Italia.

Per quanto riguarda i giovani invece?
Abbiamo una settore giovanile molto attivo, con più di cento ragazzi e ragazze che vengono al campo ad allenarsi settimanalmente. Crescendo e diventando sempre più forti l’obbiettivo è quello di portarli a competere nella squadra che gareggia ai campionati italiani di società assoluti.

Dopo le Olimpiadi di Tokyo si sono notati cambiamenti?
Assolutamente sì! La vittoria di cinque medaglie da parte dell’Italia ha sicuramente reso più popolare questo sport e genitori e bambini se ne sono appassionati. Abbiamo avuto un’affluenza di iscritti pari al 30% in più rispetto l’anno passato. Anche il covid ha aiutato nella crescita degli atleti locali nella nostra società: essendo uno sport all’aria aperta e senza contatti.


Per quali motivi consigliereste ad un ragazzo di iniziare a praticare atletica?
Per la varietà dell’atletica: è adatta a tantissime conformazioni fisiche. Se uno è potente, grande e grosso sarà portato nei lanci. Se è veloce farà il velocista. Se è resistente farà le gare di mezzofondo. Se uno ha un piede particolarmente elastico farà il saltatore. Questo permette ai ragazzi di sperimentare varie discipline e scoprire quella che più gli aggrada e nella quale va più forte.
Nessuno è fortissimo in tutto; ognuno ha le sue caratteristiche.

Qual è la caratteristica dell’atletica che le piace di più?
Il bello dell’atletica è che a differenza del calcio o di altri sport di squadra dove magari sei un grande talento ma se non hai la fortuna di entrare subito nel giro giusto potresti anche non essere mai notato, nell’atletica c’è poco da fare: i risultati sono risultati. Anche Marcel Jacobs in fin dei conti ne può essere un esempio: se non avesse vinto le Olimpiadi sarebbe stata un’altra storia, si sapeva che era un atleta fortissimo però aver vinto le Olimpiadi gli ha cambiato la vita.

Autore: Niccolò Dametto

A Don Bosco la chiesa riparte dall’oratorio

Don Gigi Carfagnini, parroco attivo a Bolzano da molti anni, si muove tra la Chiesa di Madre Teresa di Calcutta, al Firmian, e quella del Corpus Domini, a Don Bosco. Tra attività estive e oratorio, le due realtà situate nelle zone abitative della città sono un punto di aggregazione per molti giovani e un supporto alle famiglie del quartiere.

Don Gigi, proporrete anche quest’anno il Grest? Le sue due Parrocchie sono rimaste tra le pochissime a proporlo a Bolzano…

Assolutamente sì. Come ogni anno, anche questo agosto prenderà vita il Grest che coinvolgerà circa 80 bambini dai 7 ai 12 anni e numerosi animatori. È vero, siamo tra i pochi ad organizzarlo, ma è anche vero che per la Chiesa di Via Gutenberg il Grest è l’unica attività strutturata che viene offerta. Prima c’erano anche le processioni, ma sono state tutte sospese. Dopo la pandemia qui in Parrocchia si è spento un po’ tutto, e pure alle celebrazioni partecipano circa la metà dei fedeli che venivano prima del Covid. Diverso il discorso per la Chiesa al Firmian, dove abbiamo anche un oratorio molto attivo”.

Rimanete un punto di riferimento per le famiglie del quartiere.

Senza dubbio. Al Firmian abbiamo un gruppo di animatori molto attivo che gestisce il servizio dell’oratorio, che ha chiuso solo in pandemia, riprendendo appena possibile le proprie attività. Qualche giovane, a dire il vero, dopo il lockdown lo abbiamo perso, ma quest’anno ci è servito per ricominciare da capo e porre le basi per le iniziative del prossimo anno scolastico.

Essendo un parroco si interfaccia sicuramente con persone di ogni fascia d’età. Proponete qualche servizio anche per gli anziani?

No, non siamo mai riusciti ad attivare qualcosa, anche perché credo che il punto d’aggregazione che scelgono gli anziani del quartiere sia il Centro Lovera, di fronte alla Parrocchia della Visitazione. 

Ad agosto ci sarà la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona, partirà un gruppo di giovani anche dalle sue due chiese?

I giovani di Firmian e Gutenberg hanno scelto di non partecipare, sostituendo il viaggio con un’esperienza in Africa, precisamente in Tanzania, dove abbiamo già contribuito a costruire dei pozzi nei villaggi e un asilo. Sono molto entusiasti e, addirittura, hanno cercato di imparare la lingua locale… vediamo se riusciranno a interagire con la popolazione. Questo viaggio li aiuterà sicuramente ad ampliare i propri orizzonti, scoprendo che l’Africa non è solo povertà, ma è ricchezza di umanità e di gioia di vivere, due ricchezze che spesso nella società europea mancano.

Come valuta la situazione sociale dei due rioni?

Le problematiche ci sono, ma non mi sembrano essere grandi, forse sono nascoste. Credo che complessivamente si viva bene. Noi siamo comunque in contatto con la Caritas e abbiamo una solida catena di solidarietà. Abbiamo sostenuto alcune persone in difficoltà economica, pagando bollette e raccogliendo pacchi di viveri. La comunità ha aiutato e non si tira mai indietro quando c’è bisogno.

Autore: Andrea Dalla Serra

L’ascesa in paradiso? È solo rimandata

Dopo una stagione esaltante, conclusasi sulla soglia della massima serie, il Südtirol si sta preparando a nuove stagioni da protagonista, coinvolgendo cittadinanza e tifosi. Le ambizioni della squadra di Mister Pierpaolo Bisoli sono evidenti e, come dicono gli anglosassoni, il cielo è il limite. Con l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer abbiamo parlato del futuro della società e del rapporto con la città di Bolzano. 

Quella appena conclusa è stata la vostra prima stagione in serie B ma le ambizioni e le capacità della squadra sono evidenti. Qual è la vostra visione e il vostro piano strategico per i prossimi anni? 

È stata una stagione entusiasmante, piena di soddisfazioni e quasi inaspettata per il risultato raggiunto. È stato esaltante vedere lo stadio pieno, l’entusiasmo degli appassionati di calcio aumentare di volta in volta. Il nostro piano strategico prevede una crescita costante, un passo alla volta ma sempre cercando di migliorarci per rispondere alle aspettative dei nostri tifosi che sono sempre di più.

Quali sono le principali aree in cui la società intende investire per garantire una crescita sostenibile e un successo sportivo nel lungo termine? 

Gli investimenti per far crescere una società devono essere adottati a 360°: nella prima squadra ma anche nel settore giovanile e ciò perché dobbiamo cercare di formare al meglio possibile i nostri giovani talenti. Infine non dimentichiamo il calcio femminile che in questa stagione ha fatto un bel passo in avanti con la promozione dall’Eccellenza alla serie C. Il prossimo anno ci sarà per la prima volta una squadra dell’FCS  nella serie C femminile e non può che farci enormemente piacere. Continueremo ad investire anche nei settori del marketing e comunicazione, nell’organizzazione e nelle infrastrutture. L’obiettivo è garantire un’ulteriore crescita.

Quali misure state prendendo per potenziare l’infrastruttura e le strutture del club al fine di soddisfare i requisiti richiesti per partecipare alla Serie A?

Lo stadio Druso è di proprietà del Comune di Bolzano che decide in ultima istanza quali azioni intraprendere con l’impianto sportivo. È risaputo si tratta del più piccolo di tutta la serie B. La nostra società è in una fase ascendente e sarebbe bello accompagnare tale crescita anche con un allargamento dello stadio per permettere a tutti gli appassionati di calcio di venire ad assistere alle nostre partite. Quest’anno 9 partite su 21 sono state sold out. Ciò fa enormemente piacere e ci dispiace che magari tanti non siano riusciti a venire allo stadio proprio per mancanza di capienza. Ci piacerebbe trovare una soluzione a questa problematica ma sono fiducioso perché i contatti col Comune Bolzano sono assolutamente positivi.

Come conciliare la presenza di uno stadio e delle tifoserie nel cuore della città?

Credo che la stagione passata abbia dimostrato che Bolzano è comunque pronta per ospitare partite di serie B. È chiaro che ci vuole uno sforzo organizzativo notevole per conciliare sia le esigenze dei cittadini che anche quelle dell’evento sportivo, ma abbiamo visto che è fattibile e penso che, in linea di massima, tutto abbia funzionato bene. 

Cosa rispondete alle preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza? 

Mi rendo conto che i cittadini delle volte possano essere un po’ preoccupati per la sicurezza. Nella stagione 2022-2023 abbiamo dimostrato che con l’impegno di tutti e con la collaborazione di tutti – forze dell’ordine, istituzioni, società di calcio – siamo riusciti a garantire la sicurezza  prima, durante e dopo le partite. Per questo motivo posso solo dire che anche in futuro ce la metteremo tutta e cercheremo in ogni caso di garantire la massima sicurezza. Ma, ripeto, in merito sono abbastanza tranquillo.

Avete in programma di ampliare la base di tifosi e coinvolgere la comunità locale? In tal caso, quali iniziative state prendendo per attirare nuovi sostenitori? 

La base dei tifosi in questi ultimi mesi è cresciuta tantissimo. Abbiamo vari fan club sparsi su tutto il territorio, tantissimi appassionati che ci seguono allo stadio. Si organizzano continuamente momenti per crescere insieme al nostro seguito e stiamo già abbozzando iniziative per i prossimi mesi e anni.

Qual è la vostra strategia di sviluppo del settore giovanile e come pensate di integrare giovani talenti nella prima squadra? 

Il settore giovanile ci sta enormemente a cuore e gli investimenti nei prossimi anni verranno sicuramente aumentati. Da questo punto di vista quello che cerchiamo di fare è coltivare competenza all’interno del settore giovanile investendo su allenatori preparati, persone che possano seguire al meglio i nostri giovani talenti per farli crescere come meritano. Poi, quando questi giocatori dimostrano di raggiungere un certo livello, sicuramente avranno anche la possibilità di esordire in prima squadra. Da questo punto di vista io nutro grandi speranze di una ulteriore crescita anche perché gli investimenti che abbiamo previsto nel settore giovanile aumenteranno notevolmente. Il settore giovanile è certamente una priorità.

Come state lavorando per rafforzare la squadra e reclutare giocatori di talento che possano aiutare il club a raggiungere l’obiettivo della promozione? 

Diciamo che l’obiettivo fondamentale adesso è stabilizzarci nella categoria, rimanere in serie B cercando di disputare un buon campionato di serie B sempre con l’obiettivo della salvezza. Il direttore sportivo col suo team sta facendo un ottimo lavoro, abbiamo un team di scout che ci stanno segnalando tanti giocatori interessanti e, nelle prossime settimane, credo che riusciremo a trovare una quadratura che ci permetterà di andare in ritiro già con un buon gruppo e prepararci al meglio alla prossima stagione.

Come si svilupperà il rapporto tra Bolzano, l’Alto Adige e il Südtirol in futuro?

Da tanti anni abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni. Quello che è stato fatto in tutto questo tempo, la crescita della società, passa anche attraverso una buona collaborazione con istituzioni come la Provincia e il Comune di Bolzano. Nel futuro intendiamo continuare su questa strada per consentire alla società di crescere ulteriormente e rappresentare ancora al meglio sia Bolzano che il territorio. 

Autore: Nilo Ruggeri

Arci Scacchi, da sempre in mezzo alla gente

In questo numero vi proponiamo un focus su una delle più importanti realtà associative che, a livello locale, promuovono la millenaria pratica del gioco degli scacchi. Nello specifico abbiamo intervistato il presidente dell’Arci Scacchi Arnaldo Brandolese.

“Quest’anno l’Arci Scacchi, associazione sportiva dilettantiustica, festeggia i 40 anni di attività. Abbiamo cominciato sulla scia del Campionato del mondo di scacchi che si era tenuto a Merano nel 1981. Eravamo un gruppo di ragazzi a cui l’Arci, nella persona del suo presidente Velio Crepaldi, diede l’opportunità di disporre di scacchiere, figure e libri specialistici e utilizzare una sala nella centralissima piazza Walter, a palazzo Schgraffer. In quel periodo, sempre grazie all’Arci, organizzammo un primo corso di scacchi con un maestro internazionale. A questo sono seguiti corsi per principianti organizzati e tenuti da noi. Per farci conoscere mandavamo lettere – non c’erano i social media – alle persone che conoscevamo che potevano essere potenziali giocatori di scacchi.”

Dove avete oggi la vostra sede?

L’Arci, che ha sede in Via Dolomiti, ci dà delle sale e una di queste è un bar dismesso in via Nazario Sauro, che è stato anche sede del Circolo Angela Nikoletti. Noi in realtà siamo affiliati alla UISP di Bolzano, che ha sede in Via Firenze 37, in quanto in passato c’è stata una scissione tra Arci e UISP. L’Arci da allora si occupa di cultura e la UISP di sport, praticamente di tutto quanto è affiliato al CONI , scacchi compresi. Noi comunque abbiamo deciso di mantenere Arci nel nostro nome e cerchiamo di collaborare con entrambe le realtà.
Al momento ci troviamo a giocare il lunedì e il mercoledì dalle 17.15 alle 18.45, che è l’orario in cui vengono i più giovani. Ma alle 18.45 è raro che si chiuda, in quanto arrivano gli adulti e l’attività prosegue anche fino a molto tardi.

Chi pensa ad Arci Scacchi, pensa al “Torneo internazionale open di Bolzano” a Palazzo Mercantile. Ma a livello agonistico siete presenti su più fronti…

Siamo parte sia della Federazione Scacchistica Italiana del Coni, che della Lega Scacchi Alto Adige,che ha una caratteristica che viene invidiata un po’ in tutta Italia, in quanto organizza un campionato provinciale a squadre. L’anno passato è andato molto bene per noi, in quanto comincia a vedersi qualche frutto dell’attività svolta. Abbiamo ottenuto una promozione dalla Serie C alla B di una squadra molto giovane, abbiamo mantenuto la squadra di B, e la squadra di serie A ha fatto praticamente un record, piazzandosi al quinto posto sulla graduatoria altoatesina.
A livello giovanile invece partecipiamo ad un torneo al mese tra l’autunno e la primavera: i ragazzi giocano in due macro-gruppi, però poi vengono premiati separatamente le categorie fino a dieci anni e dodici anni e a due a due fino alla maggiore età. 

Parliamo delle vostre attività estive.

Ormai si va a settembre: saremo presenti al Festival del Movimento il 2 settembre e alla Bolzano in bici, il tradizionale giro della città con la bicicletta che prevede cinque tappe nei quartieri di Bolzano. In una di queste tappe troverete anche l’Arci Scacchi.
Per rimanere aggiornati, ci trovate al sito www.arciscacchi.it, ma anche su Instagram e Facebook.

Autore: Till Antonio Mola

Da Berlino a Cuba, con le immagini

Il giovane documentarista del Renon, Matthias Lintner, racconta cosa lo ha portato a realizzare i suoi primi due documentari. Il primo, pubblicato nel 2019, narra di una casa popolare (quasi) abbandonata nel cuore di Berlino; il secondo, che è in produzione e in attesa di ulteriori finanziamenti, uscirà il prossimo anno e collegherà l’Alto Adige con la situazione politica a Cuba. 

Matthias, dove ti sei formato?

Ho iniziato ad appassionarmi al mondo dei documentari, della sceneggiatura e della fotografia, fin da giovane, così ho deciso di iniziare l’Accademia DFFB di Berlino Ovest. Ed è proprio qui, nella ex Berlino dell’Est, che ho girato il mio primo documentario. 

Quali tematiche hai trattato?

Al tempo, ero venuto a conoscenza della presenza di una casa costruita a metà dell’Ottocento, ora di fatto abbandonata a sé stessa, riservata ai dipendenti delle ferrovie. Dunque ho scelto di andare ad abitarci per un periodo limitato, affittando regolarmente una stanza. È da considerare che il complesso aveva circa cento appartamenti e solo sette erano ufficialmente abitati. E questa struttura era nel centro di Berlino, ma nessuno se ne prendeva cura. Così ho deciso di organizzare eventi, cinema all’aperto, feste e mostre d’arte, rivitalizzando il cortile condominiale, che di fatto era diventato una discarica e le piante erano cresciute talmente tanto da diventare un bosco. Da qui è nata anche l’esigenza di raccontare ciò che stava avvenendo. 

In che senso? Su cosa hai messo il focus?

La casa è una struttura protetta in quanto edificio storico, e nessun grande investitore era ancora riuscito ad avere tutte le autorizzazioni per metterci mano. Tutti sapevano che prima o poi quel luogo sarebbe cambiato. Dunque volevo tenere traccia della storia di quel luogo, documentandola in tutti i suoi aspetti, anche quelli socialmente più difficili. 

Com’è stato accolto il documentario dalla critica?

Benissimo! L’ho presentato a CPH:DOX di Copenaghen, in diverse città della Germania e della Polonia e anche a Mosca.

Di cosa tratterà la tua prossima fatica cinematografica?

Come fatto nel primo film cercherò di raggiungere un livello di narrazione che tocchi tutto il pubblico attraverso delle esperienze mie personali. I miei film non sono informativi e oggettivi, ma il frutto di una visione soggettiva delle cose. L’obiettivo è trasformare la dimensione privata in una dimensione politica. Infatti, un mio incontro privato, con un attivista cubano per i diritti umani venuto in Alto Adige diciassette anni fa, ha dato il via a una riflessione sulla democrazia a Cuba. Tenterò di dimostrare che quel che succede lontano da noi ha influenze anche vicino a noi, anche qui in Provincia di Bolzano.

Il tuo interesse per i documentari è nato appunto quando eri giovane. Cerchi di far appassionare anche altri ragazzi?

Assolutamente! Da un film all’altro passano anche 5 anni, quindi nel mentre organizzo workshop e, d’estate, insieme a un collega, propongo ai bambini un’attività di due settimane. I piccoli registi del domani, l’anno scorso, sono riusciti a produrre un film interamente fatto da loro.

Autore: Andrea dalla Serra

Teatro Capovolto: gli appuntamenti tornano da luglio a settembre

Inserzione pubblicitaria – Un ricco calendario di proposte tra prosa, musica, danza, cinema, poesia e letteratura a cura del Centro Santa Chiara nella cornice del Teatro Sociale rivolto su Piazza Cesare Battisti.

Con l’avvicinarsi dell’estate torna il Teatro Capovolto – La città in scena, del Centro Servizi Culturali S. Chiara.
Sabato 1 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 2 settembre, colorerà Piazza Battisti, riempiendola e ravvivandola con proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, poetry slam, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della comicità.

(foto: Monica Condini)

Una ricca offerta di appuntamenti distribuiti su quarantasei serate, che per il quarto anno consecutivo andranno in scena all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco eccezionalmente rivolto verso Piazza Cesare Battisti.
Sul palco del Teatro Capovolto ci sarà spazio per alcuni grandi nomi del panorama musicale internazionale come la voce jazz-soul di Lady Blackbird o le sonorità black di Seun Kuti – figlio di Fela Kuti -, oltre allo ska jazz dei veneziani Ska-J, alla magia di Luca Bono, al Beat Festival, alla musica trap con giovani artisti del territorio, e alla presenza dell’Orchestra L’Aventure Musicale dei Paesi Bassi. Non mancherà inoltre il “Teatro Antropocene”, il ciclo di spettacoli dedicati all’uomo e al pianeta realizzati in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze.
Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza, e non poteva di certo mancare un’attenzione particolare alle realtà artistiche territoriali, con volti noti e amati dal pubblico trentino come Loredana Cont e Lucio Gardin, oltre agli spettacoli proposti dalla Compagnia TeatroE di Villazzano, da AriaTeatro di Pergine e da TrentoSpettacoli, al concerto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e il Corpo Musicale Città di Trento, fino agli appuntamenti cinematografici realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, che quest’anno copriranno gran parte dei mesi estivi.
Infine, verrà dato ampio spazio anche alla poesia con il poetry slam e il ritorno del premio intitolato a David Wilkinson, e al mondo della letteratura con il festival letterario “Prometeo Capovolto”.

SEUN KUTI (foto: Alexis Mayron)

Musica
Si comincia l’1 luglio con la finale della IV edizione del Music 4 the Next Generation 2023, il concorso musicale per le band under 35, per proseguire con il Corpo Musicale Città di Trento in Un viaggio nel mondo e nella fantasia.
A seguire, il Capovolto ospiterà L’Orchestra L’Aventure Musicale di Tilburg (Paesi Bassi) per una delle tre tappe trentine di un tour internazionale, mentre il 28 luglio sarà la volta dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento con Quando il rock mette il frac. Spazio poi alla musica dei veneziani Ska-J con il progetto Venice goes ska.
Alla grande musica black è dedicato il fine settimana del 4 e 5 agosto, con due concerti di grande impatto che vedranno protagonisti Lady Blackbird, voce jazz-soul di grande intensità e Seun Kuti & Egypt 80.
Tra le novità c’è senz’altro il Beat Festival, il primo festival a Trento dedicato alla musica sixties, mod, garage, beat e rock’n’roll, che vedrà esibirsi storiche band del genere come Statuto, Deaf Players, Sick Rose e Rock’n’roll Kamikazes.
A chiudere la programmazione estiva musicale un’altra due giorni, questa volta dedicata alla musica trap, con giovani artisti del territori.

Sulla sinistra Lady Blackbird (foto: Christine Solomon) e sulla destra Lorenzo Maragoni in “Grandi numeri”

Teatro
Il 7 luglio Lucio Gardin porterà il suo Si slancia nel cielo, uno show tutto dedicato alla montagna in compagnia del Coro Torre Franca di Mattarello, mentre l’8 luglio toccherà a Luca Bono. Mirko Corradini e Compagnia TeatroE porteranno successivamente sul palco Puttana, uno spettacolo di narrazione musicale sperimentale. A seguire, spazio a Open Mic Farm, spettacolo tratto da “La fattoria degli animali” di Orwell, mentre AriaTeatro sarà in scena con l’esilarante Una mano mozzata a Spokane. Sabato 29 ci sarà infine il campione del mondo di poetry slam Lorenzo Maragoni con Grandi numeri. Non potrà infine mancare la travolgente comicità di Loredana Cont con il suo Meio tardi che mai.
All’interno del calendario ci sarà inoltre spazio anche quest’anno per “Teatro Antropocene”, l’interessante rassegna proposta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e con la direzione artistica di Andrea Brunello (Arditodesìo). Si tratta di un ciclo di quattro spettacoli che cercano di indagare e riflettere sulle attuali condizioni dell’uomo e del pianeta.

Cinema, danza e letteratura
Il Teatro Capovolto avrà un occhio di riguardo anche per tutti gli appassionati della settima arte con il “Cinema Capovolto” e ben 17 appuntamenti in calendario in collaborazione con Cineworld Trento.
La ricca proposta prosegue con La Danza Capovolta, una serata realizzata con la Federazione Trentino Danza dedicata ai migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia, ma troveranno collocazione anche alcuni appuntamenti dedicati alla poesia e alla letteratura: la II edizione del David Wilkinson poetry slam e il “Prometeo Capovolto – La letteratura a teatro”, piccolo festival letterario realizzato in collaborazione con la Libreria Arcadia di Rovereto.

Il Latemar.ium di Obereggen

Inserzione pubblicitaria – Le due grandi novità estive del famoso comprensorio vi aspettano tutti i giorni fino all’8 ottobre.

(foto: Guenther Pichler)

Aria pura, Natura incantata. In un vocabolo: montagna. In due: montagna estiva. Dove: ad Obereggen, ad appena 20 minuti da Bolzano, nel cuore delle Dolomiti all’ombra del Latemar, massiccio dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco. Con le consorelle trentine Pampeago e Predazzo, costituisce quel magico mondo chiamato Latemar.ium (www.latemarium.com), fitta rete di sentieri tematici, ideali per escursioni a piedi in famiglia ed in bicicletta. Aperto da sabato 10 giugno a domenica 8 ottobre. Due le grandi novità dell’estate 2023: tre nuove escursioni con audio giochi interattivi lungo i percorsi avventura del Latemar.ium, dedicati ai bambini tra i 6 e i 14 anni ed un inedito percorso per la salute della propria mente.

(foto: StorytellerLabs)

Latemar.Adventure
Nuove escursioni con audio giochi interattivi nel regno dell’avventura Latemar.ium.
I magici racconti delle Dolomiti, la tempesta Vaia, le leggende di cacciatori e bracconieri sono tra gli ingredienti dei nuovi percorsi avventura per bambini tra i 6 e i 14 anni. Obiettivo: la conoscenza della montagna e della sua storia. Rappresentata su tre sentieri da installazioni, gioco-libri, mappe, audio-giochi ed una app. I ragazzi si diletteranno e risolveranno enigmi analogici e digitali. Tutta la famiglia si unirà in questa avventura per raccogliere attivamente punti preziosi che contribuiranno alla riforestazione dei magici boschi montani.

RIFUGIO OBERHOLZ

(foto: Mads Mogensen)

Sempre in quota, a quota 2096 metri, raggiungibile con la storica seggiovia Oberholz, si erge una perla della collana Latemarium: il rifugio Oberholz di Obereggen, conosciuto a livello internazionale fin dal 2016, quando venne inaugurato, grazie ad una struttura architettonica sorprendente nel rapporto esterno-interno. Ideale per una sosta, degustando specialità come il risotto al pino mugo, gnocchi di patate fatti in casa, pasta al pane croccante di segale con ragù di selvaggina e mirtilli rossi, sella di cervo grigliata; strisce di speck rosolate, ed ovviamente il Kaiserschmarrn, la dolce frittata dell’Imperatore con marmellata di mirtilli rossi.

(foto: Guenther Pichler)

Mindful.Latemar
Rimettiti in cammino, rallenta, respira, ricentrati.
Rigenerarsi in un immacolato ambiente naturale, avendo consapevolezza del proprio benessere psicologico anche alla luce di un nuovo stress nella società. Obiettivo: riduzione del “Techno-Stress” ossia l’uso prolungato ed eccessivo di strumenti informatici, primi fra tutti i social media, da parte dei ragazzi ma anche di persone adulte. In questo contesto l’immersione con la Natura si rivela essenziale. Ciò è possibile anche a 1872 metri di altitudine attraverso il percorso Mindful.Latemar. Si tratta del primo percorso di questo tipo realizzato sulle Alpi: creato nella località altoatesina Obereggen (a 20 minuti da Bolzano), cuore delle Dolomiti nel comprensorio del Latemar. La novità dell’estate 2023 di Obereggen, ideata e realizzata dalla società impianti Obereggen Latemar SpA, si trova lassù sull’altipiano Golfrion (1872 ml), in prossimità della stazione a monte della cabinovia Ochsenweide. Il Mindfulness Obereggen Park vuole rappresentare un esempio di rinascita e resilienza di un luogo colpito dalla tempesta Vaia nel novembre 2018. Lungo il percorso si hanno a disposizione 18 pratiche immersive, essenza della scienza Mindfulness, attivabili autonomamente attraverso un app gratuita col proprio dispositivo smartphone. Non solo. Si può anche essere accompagnati dal psicologo Thomas Bernagozzi che ha ideato le stazioni. Obiettivo: ritornare alle pure sensazioni fisiche, esplorando i cinque sensi. Mindful.Latemar si trova direttamente partendo da Obereggen con la cabinovia Ochsenweide. In alternativa è raggiungibile partendo da Predazzo servendosi della cabinovia e della seggiovia fino al Passo Feudo e da Pampeago con la seggiovia Latemar, proseguendo a piedi per circa un’ora lungo i sentieri del Latemar.ium.

INFORMAZIONI UTILI
Il Latemar.ium di Obereggen è raggiungibile attraverso la tradizionale seggiovia panoramica Obereggen-Oberholz (aperta dal 10 giugno all’8 ottobre) e dalla cabinovia Obereggen-Ochsenweide (aperta dal 10 giugno al 17 settembre) con orario continuato dalle ore 8,30 alle ore 18. Alla stazione a valle di Obereggen, presso il noleggio Siegfried è possibile affittare le e-bikes, www.skisiegfried.it

(foto principale: Guenther Pichler)

Per informazioni:
www.obereggen.com
www.latemarium.com
www.mindful.latemar.it

Art of freedom in carcere

Quando pensiamo al penitenziario di Bolzano la prima cosa che ci viene in mente è il degrado della struttura,  vera e propria vergogna per una provincia che da sempre si trova ai primi posti nelle classifiche della qualità della vita. Sta di fatto che, però, la casa circondariale del capoluogo si distingue per essere in Italia una delle strutture in cui ai detenuti viene riservata la maggiore attenzione, nell’ottica del reinserimento sociale. Lo dimostra il progetto innovativo Art of Freedom che coinvolge numerose realtà culturali del territorio e diversi volontari.

Il progetto Art of Freedom parte dalla difficoltà di fondo che vivono gli ex detenuti nel tentativo di abituarsi alla vita oltre le sbarre, poiché spesso durante la detenzione perdono ogni tipo di contatto con il mondo esterno, oltre che la propria capacità di interazione sociale e lavorativa. 
Chi vuole provare a ricostruirsi un futuro deve inoltre fare i conti con uno stigma sociale difficilmente cancellabile.
Mauro di Vieste della Biblioteca Culture del Mondo spiega: “Il partner principale con il quale condividiamo  questo percorso è Alpha Beta, che lavora principalmente con il carcere. La nostra biblioteca invece lavora soprattutto con Odós, il progetto per il reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti della Caritas. Odós dà sicurezza a molti ragazzi che escono dal carcere, evita loro di finire per strada, dà loro un tetto e dei pasti, la possibilità di lavarsi, di formarsi, di mandare curriculum, e per loro piano piano riparte la vita.”

Che tipo di supporto date attraverso Art of Freedom?

L’idea di fondo è stata quella di avere un approccio prevalentemente culturale per il reinserimento di queste persone che presentano una fragilità sociale oggettiva. È così che, oltre alle esperienze su come si coltiva un orto o come si lavora in una ciclo officina, noi li accompagniamo in questo percorso, favorendo la loro partecipazione a spettacoli teatrali o a concerti  di musica classica, ma anche a workshop che fanno loro capire le professioni tecniche che stanno dietro allo spettacolo dal vivo.” 

Per loro non deve essere facile farsi accettare..

Molta della nostra attività si basa sulla mediazione culturale ultra decennale svolta sia in carcere che fuori. Grazie a questo lavoro – svolto in parte da Erjon Zeqo, in parte da altri colleghi – siamo riusciti ad abbattere questo muro iniziale di diffidenza, non ultimo attraverso la musica popolare suonata, che spesso è in grado di aprire porte e creare dialogo.  Non va dimenticato infatti che ci presentiamo a persone che non ci conoscono e che vivono una situazione pesante.”

Come vede il ruolo della biblioteca in questo progetto?

Mi piace l’idea della biblioteca come luogo con più funzioni, in cui si realizzano relazioni che altrove non sarebbero possibili. L’idea che sta dietro ad Art of Freedom è quella di una biblioteca che collabora sia con il mondo della cultura che con il sistema della giustizia… Non è una cosa banale.

Per capire come funzionano i progetti teatrali dentro al carcere, abbiamo intervistato anche l’attrice Chiara Visca.
Qual è il suo ruolo all’interno di Art of Freedom?

Da gennaio tengo un laboratorio teatrale all’interno della casa circondariale di Bolzano. Ma ho anche avuto la fortuna di accompagnare i detenuti che si sono iscritti ai vari corsi offerti in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano e quindi anche al laboratorio teatrale tenuto da Babilonia Teatri e a un corso di illuminotecnica tenuto da Denis Frisanco. Ero anche presente agli incontri significativi e importanti che i detenuti hanno avuto con attori famosi quali Stefano Accorsi e Rocco Papaleo.

Quali sono i vantaggi che ha un detenuto se partecipa a dei laboratori teatrali?

Il teatro aiuta sempre a esprimersi meglio, a conoscersi, a capire quali sono i propri punti di forza e le proprie debolezze e quindi a migliorare in termini di comunicazione. Può e deve anche divenire una sfida a lavorare in gruppo ascoltando gli altri, che è una cosa che forse in carcere non è così facile da provare tutti i giorni, nonostante la “pesante vicinanza” con altre persone. Grazie al teatro ognuno può scoprire un proprio talento a cui non ha mai dato peso, perché la vita di tutti i giorni non ci fa vedere queste piccole luci che abbiamo dentro, e invece il palcoscenico è un luogo giusto per farle brillare.

Che cosa si prova a lavorare nella casa circondariale?

Di recente sono state aperte delle aule in cui si può lavorare e in cui chi fa parte del corso viene accompagnato e poi la porta si chiude. Nel periodo precedente abbiamo invece lavorato nella chiesa, che si trova nella sezione delle celle, per cui succedeva che anche altri detenuti venivano a buttare un occhio, a salutare e anche a osservare quello che facevano i compagni.
Quando tu entri, accedi un po’ nell’intimità dei detenuti, perché quando percorri il corridoio, passi davanti alle celle che spesso sono aperte, ed è lì dove tutti trascorrono gran parte del loro tempo. Per cui secondo me ci vuole attenzione, rispetto, forse il sorriso e comunque la voglia di portar dentro qualcosa di diverso, di pulito e di bello. C’è anche la possibilità di stare ad ascoltare, ma chiaramente è un ambiente chiuso in cui i problemi pesano moltissimo sull’umore di tutti ed è facilissimo… contagiarsi. A volte si cambia l’energia, proponendo qualcosa di totalmente diverso che può essere una canzone o una lettura. Insomma: uno spunto ad andare per un momento, chiudendo gli occhi, da… un’altra parte.

Se la sente di tracciare un bilancio di quella che è stata la sua esperienza? Pensa che il progetto proseguirà?

Lo spero caldamente. Anzi spero che oltre a un seguito ci sia anche una crescita in questa direzione, perché per me è stato molto arricchente e ho visto veramente alcune cose cambiare. Ho ricevuto tanto nell’ascoltare solo alcune frasi o nel leggere quello che è stato scritto nei corsi di scrittura creativa come commento ad alcune cose che sono successe. Quello che è entrato in carcere quest’anno è stato un seme che potrebbe portare veramente a una grande crescita o un grande cambiamento nella vita delle persone.

Autore: Till Antonio Mola

Don Bosco: ecco il cambio di presidenza

Come per quanto avvenuto a Gries San-Quirino, anche a Don Bosco si è recentemente assistito a un cambio di Presidenza del Consiglio di Quartiere. Il 4 maggio, infatti, l’ormai ex Presidente Alex Castellano ha passato il testimone alla collega Francesca Fiori. Da allora, i consiglieri si sono riuniti due volte. La neo-presidente Fiori fa luce sulle principali tematiche legate al rione: dal ghiaccio sintetico della Pista Zero, fino alla programmazione di eventi serali in vista dell’estate. Non mancheranno iniziative rivolte a tutte le generazioni.

Presidente Fiori, è passata qualche settimana e siete già al lavoro…

Assolutamente sì! Le cose da fare sono molte… non si pensi che le Circoscrizioni servano solo a organizzare le feste in Piazza e il cinema all’aperto d’estate. Il nostro compito è quello di avvicinare i servizi pubblici agli abitanti, diminuendo la distanza tra le Istituzioni, la politica e i cittadini.

Temi all’ordine del giorno?

La tematica più calda riguarda l’utilizzo della Pista Zero, una colonna portante della nostra zona. Visto il caro-bollette dell’ultimo periodo, si era deciso di sostituire il ghiaccio naturale con delle piastre di materiale sintetico di alto livello. Nonostante ci siano anche squadre di hockey importanti a livello internazionale che si allenano sul ghiaccio sintetico, a Bolzano non ha riscosso il successo che speravamo. Le entrate stagionali si sono abbassate, ma d’altra parte questo cambio rappresenta una novità, ora ragioniamo insieme al Comune se proseguire nella stessa direzione o apportare dei cambiamenti.

A Don Bosco abitano molte famiglie, avete già programmato qualche evento per l’estate adatto a tutte le fasce d’età?

Tra luglio e agosto ci saranno ben quattro serate di cinema all’aperto: due a Parco Europa e due in Piazza Don Bosco. Un film sarà rivolto ai bambini, due agli adulti e uno sarà in lingua tedesca sottotitolato in italiano. Inoltre, anche quest’anno prenderà vita “Semirurali Social Park”, un evento che coinvolge venti associazioni. È un qualcosa di importante per la vita di chi vive qui e il parco si presta molto bene a questo genere di iniziative culturali e rivolte anche ai giovani.

A proposito di giovani: la sera andranno tutti in Centro o è previsto qualcosa di attrattivo nel quartiere?

Prima dell’inizio della scuola, quindi a fine agosto, organizzeremo una serata di “silent disco” al Casanova, quindi chiunque potrà ballare come fosse in discoteca, ma con la musica nelle cuffie, così da non disturbare il vicinato. 

Per ultimo, qualcosa è riservato agli anziani?

Lavoriamo molto insieme agli altri quartieri per proporre serate informative, spesso sulle nuove tecnologie. Ma non solo: un team del Teatro Stabile ha incontrato gli ospiti delle Rsa per farsi raccontare le loro storie intrecciate con il quartiere. Da questo progetto è nato il “Bolzano Sud Quiz Show”, che verrà presentato nei centri di ritrovo, nelle piazzette e tutti i cittadini potranno prenderne parte, così da scoprire la storia di ciò che li circonda.

Autore: Andrea dalla Serra

Il diabete non impedisce una vita piena di esperienze

Dopo alcuni anni di pausa forzata, domenica 11 giugno è tornata l’annuale festa campestre dell’associazione Diabetes Union Alto Adige Südtirol (che ha sede a Bolzano in Via Montecassino), arricchita dal torneo di calcio “Mettiamoci in gioco”. Con l’occasione, abbiamo intervistato il presidente di Diabetes Union, Gianluca Salvadori. Nato a Bolzano nel 1984, Salvadori lavora come Head of Quality Assurance in un’azienda di alimentazione clinica e collabora come docente con un liceo di Bolzano. È appassionato di viaggi (“soprattutto negli Stati Uniti”), di letteratura (“in particolare dei libri di Irvine Welsh e Stephen King”), di tatuaggi, è molto legato alla famiglia e innamorato dei propri cani. Gli abbiamo fatto alcune domande a proposito del diabete e del suo percorso nell’associazione.

Quando hai scoperto di essere diabetico? Com’è stato il tuo esordio?

Ho scoperto di essere diabetico il 29 gennaio 1993 grazie all’attenzione dei miei genitori, che riconobbero subito i sintomi della patologia (tanta sete, tanta pipì, grande stanchezza). Del mio esordio ricordo ogni singolo istante: cosa ho fatto quel pomeriggio, a che ora sono stato ricoverato, persino il mio valore glicemico. Ricordo le domande che feci alla compianta dottoressa Franca Drei, la leggendaria “zia Franca”, e ricordo la festa nel reparto di Pediatria per il mio nono compleanno. Rispetto agli anni ‘90 le terapie sono cambiate, sono nate tecnologie che poi si sono evolute, ma le sensazioni restano le stesse. La consapevolezza si acquisisce con l’età: ma i bambini sono molto più forti e coraggiosi di noi adulti, superano tutti gli ostacoli. Forza e supporto da parte dei genitori sin dai primi momenti sono la ricetta vincente. Vietato abbattersi.

Come sei arrivato all’associazione?

Nel 1993 l’associazione, con a capo la dottoressa Franca Drei, si chiamava AGD (Associazione Giovani Diabetici, ndr), ed era una necessità: senza AGD la vita quotidiana sarebbe stata ancora più complicata. Una volta cresciuto me ne sono allontanato, per poi tornare come volontario nel 2015, con l’intento di restituire agli altri un po’ del supporto che era stato dato a me e alla mia famiglia. Ora sono al terzo mandato da Presidente. Nel frattempo, AGD si è unita ad ADAA (Associazione Diabetici Alto Adige), diventando Diabetes Union che, tra le realtà italiane, è l’unica a occuparsi di tutte le anime del diabete (cioè sia di diabete di tipo 1, che diabete di tipo 2, che di diabete di tipo gestazionale). Collaboriamo con l’Azienda sanitaria, la Provincia, la scuola. Grazie allo spirito dei volontari, negli anni abbiamo fatto grandi passi avanti. Aiutare gli altri non implica necessariamente ricevere qualcosa in cambio: è questo il punto cardine dell’associazionismo.

Cosa ha significato, per te, il ritorno della Festa campestre di Diabetes Union?

Tornare alla normalità. Una felicissima normalità. Socialità, sport, aria aperta, divertimento, emozioni, prevenzione e informazione: questo è stata la festa di Diabetes Union. Il messaggio è stato e deve essere che vivere con il diabete non significa rinunciare a una vita piena e soddisfacente. Con le giuste accortezze, l’attenzione alla terapia, un po’ di movimento e un’alimentazione sana e bilanciata (quella che in realtà dovrebbero seguire tutti) è possibile condurre una vita serena, ricca di belle esperienze.

Obiettivi per il futuro?

Come membro di Diabetes Union, l’obiettivo è contribuire a far sì che in tutti i comprensori il percorso delle persone con diabete sia uniforme; collaborare alla creazione di un team diabetologico itinerante, un progetto sul tavolo da qualche anno e che purtroppo è stato rallentato dalla pandemia; e aumentare la visibilità e la capillarità dell’associazione, affinché sia ancora più vicina alle persone con diabete, ai loro familiari e ai nuovi esordi. Come Gianluca, invece, vorrei visitare l’Alaska e le Hawaii in un solo viaggio, un viaggio che ho programmato insieme alla mia compagna per il 2024. Il mio grande sogno, però, è aprire un ristorante in California. Ma c’è tempo: dopotutto sono ancora giovanissimo, no?

Autore: Alex Piovan COOLtour