Il diabete non impedisce una vita piena di esperienze

Dopo alcuni anni di pausa forzata, domenica 11 giugno è tornata l’annuale festa campestre dell’associazione Diabetes Union Alto Adige Südtirol (che ha sede a Bolzano in Via Montecassino), arricchita dal torneo di calcio “Mettiamoci in gioco”. Con l’occasione, abbiamo intervistato il presidente di Diabetes Union, Gianluca Salvadori. Nato a Bolzano nel 1984, Salvadori lavora come Head of Quality Assurance in un’azienda di alimentazione clinica e collabora come docente con un liceo di Bolzano. È appassionato di viaggi (“soprattutto negli Stati Uniti”), di letteratura (“in particolare dei libri di Irvine Welsh e Stephen King”), di tatuaggi, è molto legato alla famiglia e innamorato dei propri cani. Gli abbiamo fatto alcune domande a proposito del diabete e del suo percorso nell’associazione.

Quando hai scoperto di essere diabetico? Com’è stato il tuo esordio?

Ho scoperto di essere diabetico il 29 gennaio 1993 grazie all’attenzione dei miei genitori, che riconobbero subito i sintomi della patologia (tanta sete, tanta pipì, grande stanchezza). Del mio esordio ricordo ogni singolo istante: cosa ho fatto quel pomeriggio, a che ora sono stato ricoverato, persino il mio valore glicemico. Ricordo le domande che feci alla compianta dottoressa Franca Drei, la leggendaria “zia Franca”, e ricordo la festa nel reparto di Pediatria per il mio nono compleanno. Rispetto agli anni ‘90 le terapie sono cambiate, sono nate tecnologie che poi si sono evolute, ma le sensazioni restano le stesse. La consapevolezza si acquisisce con l’età: ma i bambini sono molto più forti e coraggiosi di noi adulti, superano tutti gli ostacoli. Forza e supporto da parte dei genitori sin dai primi momenti sono la ricetta vincente. Vietato abbattersi.

Come sei arrivato all’associazione?

Nel 1993 l’associazione, con a capo la dottoressa Franca Drei, si chiamava AGD (Associazione Giovani Diabetici, ndr), ed era una necessità: senza AGD la vita quotidiana sarebbe stata ancora più complicata. Una volta cresciuto me ne sono allontanato, per poi tornare come volontario nel 2015, con l’intento di restituire agli altri un po’ del supporto che era stato dato a me e alla mia famiglia. Ora sono al terzo mandato da Presidente. Nel frattempo, AGD si è unita ad ADAA (Associazione Diabetici Alto Adige), diventando Diabetes Union che, tra le realtà italiane, è l’unica a occuparsi di tutte le anime del diabete (cioè sia di diabete di tipo 1, che diabete di tipo 2, che di diabete di tipo gestazionale). Collaboriamo con l’Azienda sanitaria, la Provincia, la scuola. Grazie allo spirito dei volontari, negli anni abbiamo fatto grandi passi avanti. Aiutare gli altri non implica necessariamente ricevere qualcosa in cambio: è questo il punto cardine dell’associazionismo.

Cosa ha significato, per te, il ritorno della Festa campestre di Diabetes Union?

Tornare alla normalità. Una felicissima normalità. Socialità, sport, aria aperta, divertimento, emozioni, prevenzione e informazione: questo è stata la festa di Diabetes Union. Il messaggio è stato e deve essere che vivere con il diabete non significa rinunciare a una vita piena e soddisfacente. Con le giuste accortezze, l’attenzione alla terapia, un po’ di movimento e un’alimentazione sana e bilanciata (quella che in realtà dovrebbero seguire tutti) è possibile condurre una vita serena, ricca di belle esperienze.

Obiettivi per il futuro?

Come membro di Diabetes Union, l’obiettivo è contribuire a far sì che in tutti i comprensori il percorso delle persone con diabete sia uniforme; collaborare alla creazione di un team diabetologico itinerante, un progetto sul tavolo da qualche anno e che purtroppo è stato rallentato dalla pandemia; e aumentare la visibilità e la capillarità dell’associazione, affinché sia ancora più vicina alle persone con diabete, ai loro familiari e ai nuovi esordi. Come Gianluca, invece, vorrei visitare l’Alaska e le Hawaii in un solo viaggio, un viaggio che ho programmato insieme alla mia compagna per il 2024. Il mio grande sogno, però, è aprire un ristorante in California. Ma c’è tempo: dopotutto sono ancora giovanissimo, no?

Autore: Alex Piovan COOLtour