Stebo: da Trento a Budapest con lo skate

Stefano Rotella, per gli amici Stebo, lo scorso agosto ha battuto il Guinness Record nella categoria “Longest journey by electric skateboard”. Stefano ha infatti percorso la tratta Trento-Budapest, ben 1377 km in 13 giorni, grazie a uno skateboard elettrico di sua invenzione.

La tavola dello skate di Stefano Rotella “Stebo” è costituita da un set di 6 batterie, acquistate in crowdfunding, applicate in autonomia e secondo un sistema di pura invenzione dello stesso e-skater bolzanino.
La storia ha inizio ormai più di due anni fa, quando dopo mesi di attesa Stefano riceve delle batterie e decide di applicarle sul suo skate. Trovandosi davanti al mezzo fatto e finito inizia a domandarsi come potrebbe sfruttarne le potenzialità. Così testa lo skateboard per brevi tratte e rivive la grande passione per lo skating che aveva scoperto già da adolescente.
La forte emozione nel viaggiare con questo mezzo alimenta in Stebo la voglia di crearsi un’avventura tutta sua: una sfida stimolante che lo metta alla prova.
Dopo anni di preparazione fatta di viaggi di prova, come quello del 2019 fino a Verona e quello dell’estate del 2020 da Fortezza a Salisburgo, e dopo un attento studio del percorso, ecco che finalmente riesce a partire.
Stefano racconta la sua esperienza come ricca di nuove conoscenze, esaltazione, curiosità ma anche tensione data dalle sfide che ha trovato durante il suo percorso. Infatti l’avventuriero bolzanino testimonia l’enorme e minuziosa organizzazione che ha dovuto mettere in pratica durante l’itinerario. Ogni 20 km doveva fermarsi e cambiare le batterie perché, mentre era in viaggio, solo 2 delle 6 che aveva a disposizione funzionavano. Inoltre aveva anche la necessità, ogni mezza giornata, di trovare un luogo in cui potesse caricarle: nelle immense distese di campi tedesche, ma anche slovacche e ungheresi, non è sempre così facile.
A tutto questo si sono aggiunte strade sterrate e giornate di maltempo che in uno degli ultimi giorni, per evitare la pioggia, lo hanno portato a percorrere un tratto di 147 km.
Durante il suo viaggio ha ricevuto grande supporto dalla cerchia di amici e conoscenti che seguivano l’avventura attraverso la sua pagina Instagram in cui postava foto, storie e video delle sue tappe. Dimostrazione di questo supporto è il fatto che durante la nostra chiacchierata si è avvicinata una signora dicendo di essere una sua fan e che la sua storia le aveva tenuto compagnia.
Nonostante tutti gli ostacoli che hanno senza dubbio arricchito la sua esperienza, Stefano è riuscito ad arrivare a destinazione e come afferma lui stesso: “La cosa che mi soddisfa di più è che avevo un progetto folle e l’ho realizzato!”.

Autrice: Alessandra Pini COOLtour

Club Arcimboldo, l’arte a 360 gradi

L’attivissima Alda Picone del Club Arcimboldo ci racconta, nella sua “sede verde” in via Capri, le varie attività culturali e artistiche della sua associazione.

Alda Picone: cos’è il Club Arcimboldo? 
l Club Arcimboldo è un’associazione molto giovane — è nata nel 2017 — che si occupa di arte, cultura dell’alimentazione e del consumo, musica, tempo libero con vari progetti. Abbiamo una settantina di soci, di cui quaranta sono artisti. Proponiamo attività come il Lunedì ricreativo, in cui ad esempio giochiamo a burraco e il Sabato creativo dove, oltre a dipingere insieme, creiamo oggetti con vari materiali molti dei quali riciclati. Ci teniamo molto a insegnare, soprattutto ai ragazzi, l’importanza del riciclo e di evitare lo spreco.  

Avete progetti in arrivo?  
Dal 24 di questo mese fino all’8 ottobre proponiamo, covid permettendo nel foyer del comune di Bolzano, “La magia dei castelli”: una mostra artistica in presenza dopo la versione online dell’anno scorso. Poi ci sarà Arte in comune dal 18 novembre al 3 dicembre, che è un progetto che portiamo avanti da tre anni; ogni anno si espongono quadri in comuni diversi.  
Al centro Trevi ci sarà poi dal 30 novembre una mostra collettiva d’arte, intitolata “Dante: non solo Divina Commedia”. Visto il 700esimo anno dalla morte del Sommo Poeta abbiamo deciso di unirci anche noi alla scia di progetti a lui dedicati, ma ampliando lo sguardo anche su opere e aspetti della sua vita che vengono meno considerati rispetto alla Divina Commedia.  
Arriverà anche il progetto “Pillole in verde” con degli incontri finalizzati al benessere, con un’esperta di fitoterapia applicata che ci parlerà delle erbe aromatiche, dei fiori e altro e del loro uso per il benessere. Ci sarà inoltre la dottoressa Sara Bertagnolli che ci parlerà dell’agopuntura. Torna inoltre il progetto “Lampi di parole”, in cui un filosofo e una psicologa si confronteranno su vari temi come quello della felicità o essere se stessi.  
Ci troviamo anche in piazza Parrocchia al punto WE — Woman Empowerment, un centro di promozione e aiuto della donna, in cui portiamo Assaggi d’arte al femminile: una mostra creata al 100% da artiste. Un altro progetto molto interessante è “Scopriamo insieme: turista nella tua città”, che vuole spingere la curiosità dei cittadini verso i luoghi di Bolzano  che nascondono meraviglie che purtroppo rimangono coperte dall’abitudine e dalla fretta della vita di tutti i giorni. Ad esempio vorremmo andare nel quartiere Don Bosco al parco delle Semirurali, per far conoscere la storia dei resti archeologici che si trovano all’interno del parco per aumentare la consapevolezza di chi (e chi non) frequenta quel luogo.  

Alda Picone

Avete in mente progetti nel quartiere Don Bosco?  
Vorremmo continuare a collaborare con COOLtour con cui ci siamo trovati molto bene e riprendere il progetto “Nonni e nipoti” con la casa di riposo Don Bosco, in cui abbiamo cucinato insieme nel parco le ricette di famiglia. Ci piacerebbe riproporre poi “Adotta un artista”: un negozio prende “sotto la propria ala” un artista e gli permette di esporre le proprie opere in vetrina.  

Per conoscervi meglio e rimanere aggiornati sulle vostre attività come si può fare? 
C’è il gruppo Facebook Amici del Club Arcimboldo e la pagina dello stesso social network Eat&Healtly in cui si possono trovare tutte le informazioni.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Impegno e iniziative in consiglio di quartiere

Ad un anno dalle elezioni comunali di Bolzano, il giovane consigliere della circoscrizione di Europa-Novacella Mirko Bez propone un suo focus sulle esigenze del proprio quartiere e sui rapporti tra politica locale e cittadinanza, raccontando la sua esperienza segnata dal Covid-19.

Come sta procedendo il lavoro in circoscrizione?
Quest’anno abbiamo svolto la maggior parte delle nostre sedute in modalità online. Sembra banale dirlo ma, non potendo ritrovarci in presenza ed essendo questo il primo anno di attività, non si è creato un rapporto diretto tra tutti i consiglieri; spesso le idee migliori nascono dai confronti informali che avvengono anche al di fuori della riunione, non avendo queste occasioni è stato difficile proporre nuove idee per migliorare la vita del quartiere.

Facciamo un salto indietro: da dove nasce il tuo interesse per la circoscrizione e perché hai scelto di impegnarti politicamente?
Ho vissuto tanti anni a Europa-Novacella; qui ho svolto l’intero percorso scolastico e, dunque, conosco bene il quartiere. Vedendo altri miei coetanei impegnarsi in politica, proprio nelle diverse circoscrizioni, ho scelto di seguirli candidandomi alle elezioni comunali dello scorso anno.

Dopo questa breve esperienza, ancora da concludere, credi che le circoscrizioni abbiano una loro valida utilità?
L’esperienza fatta finora mi ha fatto capire le esigenze di tutti, dalle famiglie ai più giovani. In consiglio di quartiere si fa la differenza nelle piccole cose, per il resto c’è sempre il Consiglio Comunale. Credo, inoltre, che impegnarsi in qualcosa sia sempre meglio di stare fermi a guardare, se poi si riesce effettivamente a migliorare e portare avanti ciò che si ritiene giusto ben venga.

Ad esempio? Quali sarebbero le priorità per Europa-Novacella?
In primo luogo, da parte della cittadinanza si percepisce l’impossibilità di organizzare eventi all’aperto, feste di quartiere, e trovare luoghi di aggregazione, sia per giovani che per gli anziani. Questa è una problematica che andrebbe risolta. Penso comunque che il nostro compito, come consiglieri, sia quello di cercare di migliorare la qualità della vita quotidiana dei residenti attraverso interventi mirati. Tuttavia, non bisognerebbe dimenticare la visione di insieme del quartiere, attuabile attraverso progetti di più ampio respiro come il rifacimento di via Palermo e la rivalutazione di zone centrali per la vita del quartiere come, ad esempio, il progetto SoBo, che permetterebbe la rivalutazione della zona commerciale tra via Torino, via Dalmazia, via Rodi e piazza Matteotti. Inoltre, sarebbe da mettere in atto la progettazione di nuove aree verdi, replicando l’esperienza positiva di piazza Ziller e di piazza Don Rauzi dove, in uno spazio già esistente, sono state create delle aree verdi vivibili.
Infine, ma non per importanza, si dovrebbe cercare di collegare le varie ciclabili tra loro, così da tutelare maggiormente gli utenti della strada, incentivando l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti all’interno del quartiere o nei quartieri limitrofi. Questo avrebbe anche delle ripercussioni positive sul commercio di vicinato.

Autore: Andrea dalla Serra

Bambini con genitori separati: ecco il supporto

A fine ottobre torneranno attivi i GDP, Gruppi di Parola per figli di separati, organizzati dall’ASDI di Bolzano, il Centro di Mediazione Familiare che ha seda a Bolzano in via Diaz. Gli incontri saranno gratuiti e permetteranno ai bambini e ragazzi di affrontare la separazione con una cassetta degli attrezzi a portata di tutti, sfogandosi attraverso strumenti come il disegno, il gioco, la lettura, la parola.

Tra i problemi alimentati dall’avvento del Covid e dei conseguenti lockdown, c’è anche quello delle crisi delle relazioni e dei matrimoni. Il dover rimanere chiusi in casa ha messo a dura prova la vita di coppia, contribuendo a incrinare rapporti a volte già complicati tra fidanzati e sposi, oltre a farci perdere il contatto sociale con amici e conoscenti. In Italia, secondo quanto riportato dall’Associazione Nazionale divorzisti, il primo lockdown di marzo 2020 ha causato un aumento delle separazioni del 60% rispetto all’anno precedente. Numeri che in Alto Adige erano allarmanti già nel 2019, quando l’Astat comunicò la separazione di 655 coppie nel solo anno solare, quasi due al giorno. E il ventaglio di motivi è ampio: da una semplice prospettiva di vita che non contempla più l’altro partner, alle incomprensioni giornaliere, dalla situazione economica difficile all’infedeltà coniugale, arrivando, purtroppo, anche ai casi di violenza domestica. Si tratta di situazioni che, se vengono ridotte al minimo comune denominatore, restituiscono sempre e soltanto una grande vittima: i figli. Sono loro infatti che, nella quasi totalità dei casi, devono farsi carico del malessere che i genitori riversano su di loro, patendo una condizione di disagio che può incidere pesantemente sul loro equilibrio psicologico. Il momento della separazione dei genitori può essere un momento traumatico per i figli, costretti a confrontarsi con la preoccupazione di poter perdere il loro affetto, sentirsi soli e non avere nessuna valvola di sfogo per parlare ed esprimere ciò che provano.
Proprio per questo è necessario offrire loro il massimo supporto. A fine ottobre torneranno attivi i GDP, Gruppi di Parola per figli di separati, organizzati dall’ASDI di Bolzano, il Centro di Mediazione Familiare. Gli incontri saranno gratuiti e permetteranno ai bambini e ragazzi di affrontare la separazione con una cassetta degli attrezzi a portata di tutti, sfogandosi attraverso strumenti come il disegno, il gioco, la lettura, la parola. A condurre i gruppi saranno dei conduttori qualificati che aiuteranno i bambini a buttare fuori ciò che nel momento della separazione dei genitori spesso accumulano.
“Questi gruppi vogliono dare ascolto alle parole dei figli senza patologizzare la separazione o un divorzio, non interpretiamo le loro parole, né delegittimiamo i genitori o riferiamo a loro ciò che emerge”, spiega la dottoressa Roberta Cirimbelli, coordinatrice del progetto, con la quale abbiamo scambiato quattro chiacchiere sull’argomento.

Dottoressa, quello delle separazioni sembra essere un fenomeno sempre più frequente che colpisce in prima persona molti bambini. È davvero così?
Sicuramente sì, l’aumento di questo fenomeno è evidente. Il Covid ha fatto esplodere la bolla dei problemi e favorito il processo di distacco tra quei genitori che da tempo non andavano più d’accordo. I bambini, dovendo restare a casa, hanno visto nascere e svilupparsi conflitti che prima non conoscevano perché venivano tenuti nascosti, trovandosi in mezzo a loro malgrado.

E ciò cosa ha comportato?
I
l non riuscire ad esprimere il proprio disagio verbalizzandolo. I bimbi sono come spugne, e il rischio maggiore è quello di trasmettere un modello di relazione di coppia e di famiglia dove è normale non essere sereni, non condividere, non rispettare, non amare.

Come si ‘protegge’ il proprio figlio dal trauma della separazione?
È necessario tenere sempre a mente che l’aspetto più esposto del bambino è quello psicologico. È fondamentale quindi non coinvolgerlo nelle liti o utilizzarlo come pretesto per una discussione, anche se spesso ciò avviene inconsciamente. I bambini ascoltano molto e si rendono conto della situazione che si sta vivendo. Gli adulti devono capire che si è genitori per tutta la vita, quindi è fondamentale per i figli che loro continuino a rispettarsi a vicenda e che collaborino entrambi per crescerlo al meglio.

Non è sempre facile però…
Certo, ma è necessario per i figli perché devono adattarsi ad una nuova situazione. Quando i genitori si separano, loro si sentono in preda alla frustrazione e al disagio, e i bimbi si sentono in colpa e smarriti. Questo crea un cortocircuito che divide più che unire, togliendo punti di riferimento. Per questo esistono iniziative e gruppi in cui è possibile cacciare fuori i pensieri e i propri tormenti che a volte faticano ad uscire.

Autore: Alexander Ginestous

Pedalando su per la Mendola

“Giornata senz’auto – in bici sulla Mendola” è il titolo dell’iniziativa svoltasi lo scorso sabato 18 settembre nell’ambito della settimana della mobilità. Un titolo che è già un programma: per un’intera giornata, dalle nove del mattino alle 16.30 del pomeriggio, la strada della Mendola è stata chiusa al traffico e aperta a biciclette e pedoni, caldamente invitati a percorrere i 15 tornanti, 13 km e 7% di salita della storica strada. Il tutto con le proprie forze o al massimo con l’aiuto di una e-bike.
Complice anche una splendida giornata di sole, in molti hanno risposto: gli organizzatori hanno registrato ben 2979 partecipanti.
Tra questi c’era anche Massimiliano Mariz, designer di Bolzano. Gli abbiamo chiesto come è andata: “Premetto che non sono un fanatico della bicicletta come certi ‘super sportivoni’. Pratico ciclismo solo da tre-quattro anni e senza fanatismi, ho iniziato ad affrontare le salite solo da qualche tempo. La mattina di sabato ho deciso d’impulso, mi sentivo motivato e… ce l’ho fatta! Devo dire che, arrivato in cima, insieme al fiatone, ho provato tanta soddisfazione, ma anche una certa emozione”.

Massimiliano Mariz

E come è stato salire senza il rombo dei motori alle spalle? Che atmosfera c’era?
“È stato fantastico, molti affrontano la Mendola anche col traffico, ma questa è tutta un’altra esperienza. C’era una bellissima atmosfera per niente competitiva – con la gente più varia e diversa. La strada era ben frequentata, ma mai affollata. Famiglie con bambini, i ‘super sportivoni’ appunto, che salivano sparati a tutta e tante bici elettriche. Ecco, quelli provvisti di e-bike salivano allegramente chiacchierando e scherzando, chi invece saliva con la bici da corsa come mem beh… qualche improperio lo lanci nei momenti più duri! In fin dei conti sono 13 km di salita costante”.
Per la cronaca, la gioia per aver raggiunto la vetta era tale che, nonostante la stanchezza, Mariz ha deciso di affrontare anche il Passo Palade lo stesso giorno.
Una giornata pienamente riuscita insomma, nonostante qualche restrizione a causa del Covid, per cui, ad esempio, non potevano essere presenti dei punti di ristoro.
Per gli organizzatori – la Federazione Ambientalisti Sudtirolesi, il Comune di Appiano e il Comune di Caldaro, in collaborazione con l’Azienda per il Turismo della Val di Non – l’azione è stata soprattutto una buona occasione per ricordare alla cittadinanza che in molti casi si può fare a meno della macchina. Inoltre, la limitazione generale del traffico e la rinuncia a viaggi inutili in macchina sono dei passi concreti per la protezione del clima. E già si pensa alla prossima “Giornata in bici sulla Mendola”, in programma per sabato 17 settembre 2022, sempre nell’ambito della Settimana europea della Mobilità.

Autrice: Caterina Longo

La vita torna in scena

Dal canto per Europa di Rumiz alla grande prosa di In scena, dai cantautori Michele Bravi, Morgan, i Rovere, al teatro per bambini, a quello amatoriale, ai corsi del Centro giovani fino agli interpreti di questo tempo sospeso: la suora di clausura Teresa Forcades, il cardinale Matteo Zuppi, Marco Balzano, Elvira Mujčić…

Anna Foglietta e Paola Minaccioni ne “L’attesa”

“È proprio lì, in mezzo al mare nero, che cominciai a sentire il canto d’Europa”.
Forse non ci rimane che il mito per tentare di capire quello che siamo in questo nostro tempo sospeso. Dentro il mare nero, oscuro, della nostra modernità presa in ostaggio da un virus informe che disintegra le antiche certezze, ecco che un narratore raffinato come Paolo Rumiz si fa sorprendere dal Canto per Europa, un viaggio fatto di barche di legno e remi di fortuna verso la libertà e la pace. La traversata di Rumiz andrà in scena sul palco del Teatro Cristallo il 7 ottobre alle ore 21. Il suo “Canto per Europa” (regia di Franco Però con Lara Komar, Giorgio Monte e musiche di Sasha Kalic e Vangelis Merkouris) sarà una potente metafora della speranza che sopravvive anche all’attraversamento del mare tenebroso, come avviene in questo mare limaccioso del tempo pandemico. Un tempo dove perfino i teatri e i cinema hanno dovuto spegnere luci e proiettori e sospendere i sogni in attesa di un ritorno possibile del canto, del delirio…
“La vita torna in scena” e tenta di riprendere il viaggio onirico verso un altrove possibile. Su questo ritorno in scena della vita il Teatro Cristallo ha costruito la nuova stagione 2021-2022, divisa in due atti, il primo fino a dicembre con gli spettacoli già programmati su libretto e la seconda a partire da gennaio con spettacoli ed eventi che verranno presentati successivamente, con l’avvio del nuovo anno.

Morgan

RACCONTI DI MUSICA
Dopo il concerto introduttivo di Michele Bravi la rassegna dell’associazione “L’obiettivo” curata da Lucio Paone, prosegue il 23 ottobre alle 21 con Morgan & Megahertz. I due artisti proporranno, sul palco del Cristallo, un viaggio epico-musicale sul solco di artisti famosi: David Bowie, Depeche Mode, Duran Duran, Kraftwerk. Sabato 25 alle ore 21 sarà la volta dei Rovere, una band giovanissima, nata e cresciuta a Bologna, che ha debuttato con l’album omonimo “Rovere”. Il 25 Novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne con un palco tutto al femminile: Petra Gruber, Greta Marcolongo, Judith Pixner, Evi Mair e Camilla Guerrini. La serata “Donne in jazz. Stop the violence” vedrà anche l’esibizione di musicisti come Fiorenzo Zeni, Michele Giro, Flavio Zanon, Michele Vurchio. Sarà anche l’occasione per ricordare la cantante Michela Marinello.

Band Rovere

IN SCENA
La grande stagione in prosa del percorso “In Scena”, proposto in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, inizia il 12 novembre alle ore 21 con “L’attesa” di Remo Binosi per la regia di Michela Cescon con Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Cornelia, nobile veneta promessa i sposa al duca di Francia, è segregata in campagna dalla famiglia perché resa gravida da un altro uomo durante una festa di Carnevale. Il 24 novembre (ore 21), con Il Grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini – interpretato da Elio (arrangiamenti musicali di Paolo Silvestri). Il 3 dicembre (ore 21) – va in scena uno spettacolo potente, di denuncia di quel male radicale che si insinua nelle pareti di casa e che penetra poi nella psiche delle vittime. “Dentro. Una storia vera, se volete” per la drammaturgia di Giuliana Musso, che è anche interprete del testo insieme a Maria Ariis, racconta la violenza sessuale come un segreto che permane tutta una vita dentro alle case, dentro agli studi dei medici, degli psicoterapeuti o degli avvocati.

CORPI ERETICI
Il 24 settembre alle 21 torna Alessandro Bergonzoni, per la rassegna Corpi eretici, con il suo “Trascendi e sali”, lo spettacolo firmato insieme a Riccardo Ridolfi. Bergonzoni provoca la coscienza morale perché superi e scacci via i demoni della violenza e della guerra e innalzi, oltre i confini sociali e gli impedimenti culturali, l’aspirazione alla pace. La forbice di Bergonzoni taglia, con le parole, il tessuto ingiallito dei luoghi comuni e delle ristrettezze dell’ordine e si fa anelito di un cambiamento possibile.

IL TEATRO È DEI BAMBINI
Il 9 ottobre alle 16.30 debutta la rassegna “Teatro per bambini” della compagnia teatroBlu con “Il piccolo clown” per la regia di Klaus Saccardo, che prosegue sabato 30, sempre alle 16.30 con con “Forse che sì, forse che no…” per la regia di Nicola Benussi. In questo viaggio fra passato e futuro alla ricerca di un nuovo senso della storia, non poteva mancare Pippi Calzelunghe, l’eroina che vuole difendere lo spazio magico dei bambini. La compagnia ariaTeatro mette in scena la sua storia per la regia di Nicola Benussi. La rassegna si chiude il l’11 dicembre con “Fratellino Sorellina”, un testo che racconta il desiderio di conoscenza e di innocenza che muove i bambini a superare ogni impedimento e crescere.

Pippi Calzelunghe

BUONA DOMENICA A TEATRO
Come ogni anno la Uilt (Unione italiana libero teatro) porta il pubblico a teatro con spettacoli comici e grotteschi per una domenica all’insegna delle risate. Sei le proposte fino a dicembre: Il 10 ottobre (sempre con orario 16.30) Jena Ridens, uno spettacolo carico di risate del Teatro Amathen di Verona. Il 24 ottobre un rifacimento del testo shakesperiano Questo Otello è tutta un’altra storia del Teatro Ronzinante. Il 14 novembre le Luci della Ribalta propongono Il colpo della strega. Il 28 novembre, Una casa di pazzi, spettacolo che ruota intorno al tema della salute mentale e alla “rivoluzione” della legge Basaglia. Il 19 dicembre, La verità di Freud de La Kombriccola di Merano.

I PERCORSI CULTURALI
Accanto agli spettacoli, Il Cristallo prosegue con le sue proposte culturali nei vari percorsi (Madre Terra, Educare alla giustizia, Le vie del sacro).
Mercoledì 29 settembre (ore 20.30) il palco del Teatro ospiterà una delle donne più interessanti e affascinanti della nostra Europa. Teresa Forcades è una suora benedettina di clausura spagnola che era destinata, prima della conversione ai temi della teologia femminista e teologia queer, a una folgorante carriera come medico immunologo. Il richiamo di Dio l’ha messa sui sentieri della ricerca di nuovi aspetti della teologia.
“Quando tornerò” è il titolo del nuovo romanzo di Marco Balzano, giovane scrittore affermato, noto al pubblico per il successo di “Resto qui”. Nel nuovo libro, che verrà presentato il 14 ottobre alle ore 18 per il percorso Madre Terra, l’autore sarà in dialogo con Liliana Di Fede.
Per “Le vie del Sacro” il 16 novembre, alle ore 18, ci sarà un altro ospite d’eccezione, ossia il cardinale di Bologna Matteo Zuppi che rileggerà l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”.

Il teatro Cristallo ringrazia i sostenitori della nostra stagione, l’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, la Regione Trentino Alto Adige, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, Alperia SpA e la Cassa di Risparmio di Bolzano.

Foto principale: Elio in “Il grigio”. Fotografo: Giuseppe Maritati

(Inserzione pubblicitaria)

La chiesa di San Nicolò rivive grazie ad un “totem”

Un artista bolzanino ha realizzato un disegno iperrealistico a matita che ricolloca virtualmente accanto al Duomo la chiesa di San Nicolò, distrutta dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale. Il totem realizzato fa parte di un progetto che in futuro potrebbe essere ulteriormente sviluppato.

Da inizio 2020 accanto al Duomo fa bella mostra di sè un totem raffigurante la Chiesa di San Nicolò, andata distrutta durante la seconda guerra mondiale.
“Io non sapevo cosa ci fosse originariamente al posto del muretto dietro alle panchine in piazza Parrocchia. Mi sono informato ed ho scoperto che c’era una chiesa e che era stata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale, la chiesa di San Nicolò”.
A parlare è Alberto Ciro Taddei, artista specializzatosi nel disegno iperrealistico a matita, che ha il proprio negozio/atelier (in cui realizza anche cornici su misura) di fronte al portone del Duomo di Bolzano.
“Nessuno sapeva dirmi cosa ci fosse al posto di quel rudere. E così sono andato ad informarmi all’archivio storico e ho cominciato a disegnare. Quando ho proposto la mia idea all’Azienda di Soggiorno, la direttrice Roberta Agosti era entusiasta, tanto che voleva commissionarmi subito tre o quattro disegni. Ma abbiamo cominciato con uno – era il gennaio del 2020 – poi è cominciato il lockdown e da allora il progetto è fermo.”

Ora c’è il totem con il Suo disegno. Con che tecnica è stato realizzato?
Si tratta di un disegno iperrealistico a matita e tecniche grafiche pubblicitarie. Sono cose che ho imparato alla scuola di grafica pubblicitaria a Busto Arsizio (VA) dopo il diploma al Liceo Artistico. Non c’erano ancora i computer e tutto si faceva a mano… al tempo per far capire al committente come sarebbe venuta la sua campagna pubblicitaria si disegnava, si usavano i retini colorati, si usavano i costosissimi trasferibili Letraset… Se sbagliavi il font erano fatti tuoi, se sbagliavi una riga o un elemento grafico dovevi rifare tutto.
La maggior parte degli artisti che utilizza questa tecnica usa i colori ad olio. Io uso le matite e i Marker. Riguardo ai disegni in bianco e nero, la maggior parte degli artisti usa le grafiti (14 diverse intensità), io uso una matita sola (il nero) e con questa faccio tutto.”

Si tratta di una sua prima volta?
Due anni fa ho disegnato un intero progetto didattico sulle api a Gumer, in val d’Ega. Mi ha impegnato per sette mesi e oggi consta di sette pannelli molto grandi a forma esagonale, con disegni di animali ed api, di cose e animali che esistono, ma non si vedono (fanno vedere dall’uomo).
In futuro mi piacerebbe collaborare con l’Azienda di Soggiorno di Bolzano, che dispone di diversi percorsi già creati. Mi ha affascinato quello sulle acque: ho scoperto che la città è un pochino in pendenza verso la periferia. E c’era un canale che tra le altre cose serviva per portare dal centro verso la periferia immondizia e tutto… .Usavano l’acqua per trasportare qualsiasi cosa, pare persino i morti.

Autore: Till Antonio Mola

ZeitRoom – giovane museo virtuale: il progetto-memoria

ZeitRoom – giovane museo virtuale è un progetto online di Volontarius ideato e realizzato dalla Cooperativa Piano B – Social Design che raccoglie la memoria di progetti giovanili di Bolzano.
Abbiamo incontrato uno dei giovani operatori che gestiscono questo progetto, per farci raccontare com’è nato e in cosa consiste.

Che cos’è ZeitRoom? Qual è il suo obiettivo?
È un museo virtuale che raccoglie molti progetti realizzati sulla memoria storica e sull’anima della città dal XX secolo a oggi; nasce da un’idea di Cooperativa Piano B guidata da Silva Rotelli con l’intento di tenere insieme, su una piattaforma online, i progetti bolzanini così da non perderli. Permette di scoprire vari eventi di cui magari non si era a conoscenza e permette di vedere chi li ha creati così da aiutare a orientarsi e capire dove trovarne di nuovi. È interessante sapere cosa c’è dietro alle realizzazioni e come mai sono state pensate e concretizzate così.

Com’è costruito il sito internet?
Il sito ZeitRoom.com è costruito sia in modo didascalico che in versione “mappa” con i vari luoghi dei progetti raccolti. C’è un lavoro di design molto curato.

Che progetti scegliete?
Siamo sempre pronti ad accettare nuove proposte. Perchè il progetto possa essere scelto per ZeitRoom deve rispettare dei requisiti: memoria storica e l’aspetto di “anima” — un legame con la cultura, l’identità della città; un altro aspetto importante è l’età: lo stesso staff è composto tutto da ragazzi, è molto stimolante. Il progetto si rivolge a tutta la cittadinanza e in particolare ai giovani talenti del territorio. Spesso anche studenti internazionali dell’Unibz hanno presentato dei progetti, ciò ha permesso di cogliere esperienze, mondi e punti di vista diversi; questo consente di avere idee e prospettive innovative anche in una città piccola come Bolzano.

Avete collaboratori?
È un progetto partito anche grazie al Comune di Bolzano, che ci ha creduto fin dall’inizio. Con noi c’è anche la Cassa di Risparmio-Sparkasse, ulteriore appoggio per portarlo avanti. Con il Comune effettuiamo un lavoro di valutazione storica: i progetti vengono presentati all’Archivio Storico di Bolzano che verifica le fonti e che tutto corrisponda al vero. Abbiamo pure collaborato con varie associazioni ed enti in alcuni loro luoghi, come il Bunker H della Cooperativa Talia e il centro giovani Villa delle Rose della Strada-Der Weg.

Da quanto tempo esistono ZeitRoom e lo staff che lo gestisce?
ZeitRoom è nato nel 2015 ed è attivo dal 2017. Nel tempo si è costruito un gruppo di collaboratori in cui ognuno ha un ruolo diverso: chi gestisce la parte informatica, chi è incaricato delle interviste scritte e chi di quelle video. Queste ultime sono concentrate più su coloro che dedicano la loro vita alla memoria come la Responsabile del Servizio Archivio Storico Dott.ssa Carla Giacomozzi, e Lionello Bertoldi, presidente emerito ANPI Alto Adige e già Senatore della Repubblica, che sta dedicando la sua vita alla memoria e alla sua trasmissione.

Qual è un aspetto che vi entusiasma di ciò che fate?
La cosa che a noi piace tanto e che speriamo si riesca a riprendere presto è quella di andare nelle scuole per stimolare nuovi progetti. ZeitRoom non vuole solo raccogliere o aspettare proposte, vuole anche essere una spinta alla nascita di nuovi progetti.

Qual è l’innovazione di ZeitRoom?
È un progetto unico in tutto il Paese, con un team interdisciplinare che lavora in ottica di formazione ed educazione. L’innovazione di ZeitRoom è ZeitRoom stesso.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

“Viaggio e pellegrinaggio” per continuare a raccontare…

Torna a Bolzano il Religion Today Film Festival, il concorso cinematografico dedicato al dialogo tra popoli, fedi e culture. Il tema scelto per la ventiquattresima edizione del festival è “Viaggio e Pellegrinaggio” e vuole invitare i giovani bolzanini a esprimersi al riguardo tramite fotografie, video e testi scritti. “Per la nostra tappa bolzanina”, spiega Andrea Morghen, direttore artistico dell’evento, “abbiamo anche pensato di creare una giuria di giovani che ci aiutino a valutare alcuni dei cortometraggi in concorso.”
Un festival nato dalla voglia di dialogo e confronto tra popoli e fedi, nel segno della pace e della convivenza, il Religion Today Film Festival, che dal 1997 ha oltrepassato i confini italiani, raggiungendo registi, attori e produttori di diversi paesi del mondo. È proprio questo respiro internazionale a conferire valore all’evento, che quest’anno ha raccolto in concorso 83 opere da 36 paesi diversi.
“è un festival itinerante, che ha la sua sede principale a Trento e in regione, con diverse sedi sul territorio, tra cui Bolzano, ma che si sviluppa anche in altre regioni italiane e in altre nazioni del mondo, quindi spesso le proiezioni sono a Teheran, Gerusalemme…” racconta Morghen. Accanto al concorso cinematografico ci sono attività dedicate agli studenti di tutti gli ordini e gradi, dalle elementari alle università. Proprio in quest’ottica, grazie alla collaborazione con l’Ufficio delle Politiche Giovanili del Comune di Bolzano, l’evento tornerà nel capoluogo altoatesino il 28 settembre 2021 al Teatro Rainerum con una mattinata rivolta alle scuole. Innanzitutto, sarà creata una giuria di giovani under 30 che valuteranno alcuni dei cortometraggi in concorso e assegneranno un premio molto importante, il “Film For Our Future”, parte di un network che raggruppa diversi festival europei che lavorano sul tema della sostenibilità ambientale, del dialogo e della pace coinvolgendo le nuove generazioni.
“Oltre ad assegnare questo premio – prosegue il direttore artistico – proietteremo dei cortometraggi agli studenti alla presenza dei registi, che potranno così dialogare con loro, e verrà poi presentato un progetto, ‘La natura della musica’, fatto in collaborazione una classe di studenti di colonne sonore che verranno proiettate nella mattinata.”

Autrice: Ana Andros COOLtour

La storia di Piazza Gries e del suo quartiere

L’ampia piazza deve la sua costruzione al XIII secolo ed è il centro naturale del quartiere, che fu incorporato a Bolzano solo nel 1925/26. Il vecchio nome della piazza era Dorfplatz (piazza del villaggio); dopo l’elevazione della comunità rurale di Gries al rango di città mercato da parte dell’imperatore Francesco Giuseppe I, la piazza fu chiamata Kaiser-Franz-Josefs-Platz (piazza dell’imperatore Francesco Giuseppe) fino all’annessione italiana dell’Alto Adige a seguito della prima guerra mondiale.

Durante il periodo fascista, la piazza portava il nome esclusivamente italiano di Piazza Tiberio, che fu modificato solo nel 1945 a favore della denominazione attuale. Nella prima metà del XX secolo, un tram elettrificato collegava Piazza Gries con la stazione di Bolzano. Il tram correva lungo l’ex via dei Reichs Meraner (l’attuale Via Diaz).
Piazza Gries è delimitata su tre lati da blocchi compatti di case e sul lato nord dall’abbazia benedettina di Muri-Gries con la chiesa tardo barocca di Agostino. A destra della Parrocchiale di Gries si trovano la vecchia locanda Goldenes Kreuz (oggi ristorante e scuola di musica di Gries) e l’ex municipio di Gries. Sul lato est, l’asse stradale dell’odierno Corso Libertà, tracciato dal regime fascista nel 1935/36, conduce in linea retta dalla vecchia Münzbank al ponte Talvera e al centro storico di Bolzano.Fino ad allora la piazza era rimasta collegata al centro di Bolzano attraverso la vecchia Vinschgauer Landstraße o Reichsstraße (attuale Via Diaz).
L’antico nome del quartiere era Hof. Già nel 1487, nell’ordinanza del tribunale fondiario di Gries-Bolzano emessa sotto il duca Sigismondo d’Austria-Tirolo, la piazza è menzionata nei documenti come luogo di raduno con la denominazione “der platz ze Gries vor dem kloster.”

LA STORIA DI GRIES
Come detto, Gries ha una storia parallela a Bolzano. Si sviluppò come centro agricolo intorno a una fortificazione eretta in epoca altomedievale da una dinastia oggi estinta, i conti di Morit-Greifenstein. Gries acquistò importanza nei confronti di Bolzano quando il conte tirolese Mainardo II e i suoi figli puntarono su Gries come borgo concorrenziale alla città vescovile. Il duca austriaco Federico IV aggregò nel primo Quattrocento il monastero agostiniano di S. Maria in Augia (in tedesco St. Maria in der Au; fondato dal conte Arnold III di Morit-Greifenstein e dalla sua consorte bavarese Mathilde di Valley negli anni Sessanta del dodicesimo secolo) al “castello di Gries”, l’attuale abbazia di Muri-Gries.
Nel XIX secolo Gries si sviluppò molto come luogo di cura e stazione climatica (Kurort Gries), ospitando molte personalità dell’Austria-Ungheria e della Germania bismarckiana; a questi si devono la costruzione della chiesa luterano-evangelica (Christuskirche) nel 1908. A quest’epoca risalgono il sanatorio Grieserhof, le passeggiate del Guncina (Guntschnapromenade), inaugurate il 30 ottobre 1892 e dedicate originariamente all’arciduca austriaco Heinrich (Erzherzog-Heinrich-Promenade), figlio di Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena deceduto nel 1891.
Nel 1901 l’imperatore Francesco Giuseppe I elevò Gries a comune mercato. Nel 1913 l’architetto Richard Müller di Dresda redasse un nuovo piano regolatore che però non fu messo in atto causa lo scoppio della Prima guerra mondiale.
Negli anni venti e trenta il quartiere venne urbanizzato, dopo l’aggregamento dell’ex-comune mercato di Gries alla città di Bolzano nel 1925, con la costruzione della “Grande Bolzano”, prevedente strade e palazzi in stile razionalista/monumentale italiano (quale l’odierno Corso della Libertà) dove ospitare le infrastrutture governative, come il Monumento alla Vittoria di Marcello Piacentini (del 1926-28), il Tribunale, l’ex Casa del Fascio (oggi Palazzo degli Uffici finanziari), col grande altorilievo di Hans Piffrader, e il Commissariato del Governo (che sostituì la Villa Wendlandt di cui rimane il parco). Oltre a questi palazzi vennero costruite dal 1928 case in stile neo-veneziano (lungo la direttrice via Venezia) destinate a ospitare i funzionari dei palazzi sopraccitati.

IL TOPONIMO
Il nome deriva da due toponimi storici. Gries era originariamente un comune autonomo a vocazione agricola, attestato già nel 1185 come Griaz, nel 1186 come Grize, nel 1320 come Griez e nel 1525 come “Gries”.
Il nome più antico di Gries era invece Keller, nome germanico attestato fino nel tardo Medioevo e legato alla cantina vinicola della chiesa vescovile di Frisinga (in Baviera) che era situata nell’ex maso Lofferer vicino all’antica chiesa parrocchiale di Gries. Si hanno le attestazioni di Chelre e Cheller del 1293 e di Kelre e Keller del 1318.

I BORGOMASTRI
Dal 1850, con l’entrata in vigore della nuova legge comunale austriaca, fino alla soppressione del Comune autonomo da parte delle autorità fasciste nel 1925 e il suo inglobamento in Bolzano, vi furono sei borgomastri (Bürgermeister) eletti a Gries: Karl von Zallinger, (17.9.1850 – 20.10.1860), Anton Schmid (2.3.1861 – 9.71876), Johann Nepomuk barone von Giovanelli (24.9.1876 – 3.12.1876, Franz Tutzer (14.1.1877 – 23.5.1886), Franz Lintner-Unterrautner (11.7.1886 – 7.12.1907), Josef Mumelter-Möckl, (3.1.1908 – 10.12.1925).