Il nuovo Parco Ducale

Circa un anno fa i residenti attorno al Parco Ducale di Bolzano, nel cuore del quartiere Gries, avevano fatto scattare una protesta: l’area verde si trovava in condizioni disastrate, le scritte sui muri si moltiplicavano, le panchine erano in parte rovinate o inutilizzabili e il laghetto si era trasformato in una pozzanghera d’acqua e fango. E anche l’area giochi versava in condizioni fatiscenti, tanto che erano sempre meno le famiglie e le mamme che portavano lì a giocare i propri bambini. Il Comitato Genitori della zona si è quindi rivolto al Comune, illustrando con precisione quali interventi andavano attuati per ridare nuova vita a quella che è a tutti gli effetti una piccola oasi verde di pace. E ora qualcosa si è mosso concretamente. Dopo mesi di attesa e il via libera arrivato da parte del Demanio, proprietario del parco, il Comune di Bolzano ha potuto dare semaforo verde ai lavori di riqualificazione dell’area giochi. Un primo passo verso quello che sarà un restyling più ampio di tutto il parco: “È vero, questo spazio necessitava di interventi urgenti e la cittadinanza ha diritto ad avere uno spazio nuovo da poter vivere – ha spiegato Luis Walcher, vicesindaco e assessore ai lavori pubblici -. Alcune strutture vetuste e non più utilizzabili sono già state eliminate nel corso dello scorso anno, mentre altri giochi presenti sono stati oggetto di manutenzione ordinaria già lo scorso autunno”.

I LAVORI
Ruspe, escavatori e operai sono già a lavoro per dare un nuovo volto al parco giochi. Il costo totale dei lavori sfiora i 100mila euro e, condizioni meteo permettendo, si concluderanno il 6 maggio prossimo. Fino a quella data, ovviamente, l’area resterà chiusa al pubblico. Certo, scegliere di dare il via ai lavori proprio durante il periodo primaverile in cui i parchetti tornano a riempirsi non è l’ideale, e per questo le istituzioni chiedono un po’ di pazienza ai fruitori dell’area.
“La riqualificazione del Parco Ducale è qualcosa che chiedevamo da tempo come circoscrizione e siamo contenti di vedere che finalmente sono partiti i lavori. Ci siamo confrontati a lungo con cittadine e cittadini che il parco lo frequentano quotidianamente per capire come rinnovarlo e abbiamo pensato ad uno luogo dove tutti i bimbi abbiano la possibilità di divertirsi in sicurezza”, spiega soddisfatto Diego Laratta, presidente di circoscrizione del quartiere Gries-San Quirino.
Tra gli interventi in programma ci sono l’installazione di una nuova altalena ad amaca, un dondolo a bilico ed un percorso di equilibrio in corde, gioco quest’ultimo molto amato e soprattutto utile allo sviluppo delle capacità motorie di bambini e ragazzi. Il percorso sarà infatti composto da sei ‘moduli’ che vedono la presenza di un cono d’arrampicata in rete, pedane e gradini sospesi, trapezi di equilibrio, tunnel di rete ed un ponte oscillante. L’area giochi del Parco Ducale è amata da genitori e bambini proprio perché le sue attrazioni risultano essere formative, inclusive e in linea, tra l’altro, con il metodo Montessori. Resteranno al loro posto la combinazione di torri e scivoli, la piramide di arrampicata, l’altalena doppia, l’altalena coccodrillo ed una sabbiera. Verrà inoltre sistemata anche la pavimentazione, che sarà realizzata in gomma colata, con colori tenui e naturali dal marrone al beige, che ben si inseriscono nel contesto del parco. Le alberature, che verranno mantenute e tutelate, faranno da contorno al nuovo spazio ricreativo.

Autore: Alexander Ginestous

Il ricordo di Rolf Mandolesi: una vita per il cinema

Lo scorso anno è scomparso l’instancabile registra di “corti” e documentarista meranese. Vasta fu la sua produzione di cortometraggi – in 8 mm, Super 8, 16 mm e Video – con i quali partecipò a numerosi concorsi in 29 paesi, più volte con grande successo. La memoria di Mandolesi è vivissima tuttora in Alto Adige, come testimoniano i suoi amici del Cineclub Bolzano, che hanno sollecitato questa “memoria”.

Con l’alleggerimento delle restrizioni (per la pandemia in corso), in fatto di attività “in presenza”, è ripresa anche la possibilità di assistere a proiezioni cinematografiche, con la visione di film, corto o lungometraggi. È un’attività culturale, quale quella promossa dal Cineclub Bolzano, associazione di appassionati di cinema e video amatoriale; fondata il 1° febbraio 1969, si propone di svolgere attività di cultura cinematografica mediante proiezioni, nonché dibattiti, conferenze, pubblicazioni, produzione di film di formato ridotto. Nell’intento di presentare al pubblico i lavori dei vari cineamatori, nacque subito la rassegna “Opere nuove”, come concorso sociale e poi provinciale, con proiezioni presso il Teatro comunale di Gries.
Il Cineclub di Bolzano fa parte della FEDIC (Federazione italiana dei Cineclub), che comprende anche il Filmclub di Merano, del quale dal 1960 faceva parte Rolf Mandolesi, considerato, come cineamatore e cineasta, uno degli autori “più professionali tra i non professionali”.

Deceduto a 88 anni all’inizio di settembre 2021, Rolf Mandolesi, instancabile regista di “corti”, ha lasciato un grande vuoto, oltre che nella famiglia (moglie, figli, nipoti), nel vasto mondo del cinema non professionale. È passato qualche mese ma in molti è ancora vivo il ricordo.
Era nato il 28 ottobre 1933 a Merano, città dove risiedette dal 1957 e dove fino al 1992 fu attivo come odontotecnico presso lo studio Singer. Con la passione del cinema già da giovane, dal 1960 fece parte del Filmclub di Merano, nonché della FEDIC (Federazione italiana dei Cineclub). Nel 1983 fondò il Super 8 & Video Club di Merano, del quale, oltre che l’anima, fu Presidente.
Fu vasta la sua produzione di cortometraggi, in 8 mm, Super 8 16 mm e Video, con i quali partecipò a numerosi concorsi in 29 paesi, più volte con grande successo.
Nel 1985, a Bludenz (Austria), fu nominato senatore dell’Accademia Internazionale Alpina di Film e Autori.
Come organizzatore ha promosso, tra l’altro, due Festival del cinema, (a Lana nel 1989, a Merano nel 1995), nonché, nel 1992 a Lido degli Estensi, un Festival mondiale UNICA.
Fu componente di giuria in diversi Festival nazionali e internazionali.
Nel 1989, in occasione dell’Euro Filmfestival a Lana, fu nominato ambasciatore del Film Europeo e nello stesso anno, a Roma, eletto vicepresidente della FEDIC (membro dell’UNESCO), ruolo che esercitò fino al 2009.
I suoi cortometraggi – con i quali Rolf Mandolesi ha magistralmente ripreso persone, luoghi e contraddizioni della società – costituirono anche fondamentale materiale per un’analisi storico-critica in occasione della elaborazione della tesi “Produzione di film amatoriale in Südtirol”, con la quale nel 1990 Marco Zancolli conseguì la laurea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Bologna.
Nel 1994 Rolf Mandolesi fu eletto, a Hradec Kralove (Cecoslovacchia), consigliere nel Comitato UNICA (Union Internationale du Cinema).
Dal 2003 al 2006 fu Presidente del Festival internazionale del Cortometraggio FILMVIDEO di Montecatini Terme.
Le sue opere sono state trasmesse da TV private, dalla TV canadese e da Antenne 2 (Parigi).
Furono numerosi i riconoscimenti, (Medaglie, Trofei, Premi), per i suoi cortometraggi. Tra essi per: Devoti (1966), L’attesa (1976), Uomini (1988), Replay( 1989), Dissonanze (1990), Mala tempora (2002), Sala d’Attesa (2003).

Autore: Leone Sticcotti

Visita allo sportello Open & Linux Schalter

Riprende l’iniziativa dalla forte valenza sociale che insegna a lavorare con il software libero per abbattere il digital divide.

Avviato nel 2017, il servizio Sportello Open & Linux Schalter, passata la pandemia, riprende con diverse novità.
Oltre che nella Sala Fronza del Teatro Cristallo, il servizio, riattivato su invito della Circoscrizione Europa – Novacella, sarà presente in altri giorni sia allo Spazio autogestito 77 che presso l’associazione ADA.
Tra le novità c’è il progetto Schoolswap, che consiste nella messa a disposizione di pc in comodato d’uso per abbattere il digital divide, il divario esistente tra chi ha accesso effettivo al personal computer e internet e chi ne è escluso.

Abbiamo incontrato Diego Maniacco, uno dei referenti dello Sportello.

Il Linux User Group Bolzano (LUGBZ) ha avviato lo sportello nel 2017, un servizio gratuito di consulenza e installazione di Linux sui pc delle persone nella Sala Fronza del Teatro Cristallo.

Averte una particolarità tipologia di utenti?
Arrivavano molti pensionati che si erano sentiti dire che i propri personal computer non erano più adatti alle nuove versioni di Microsoft e si rivolgevano a noi per chiedere se c’era un modo di salvarli. Noi facevamo partire il sistema operativo da chiavetta usb e una volta che si convincevano, partivamo con l’installazione.  

Oggi quali software proponete?
Oltre agli applicativi per navigare in internet e la suite Libre office, offriamo anche il software che gestisce gli accessi alle risorse della Pubblica Amministrazione tramite Tessera Sanitaria e SPID. A chi lo desidera installiamo anche programmi di editing video, fotografico o audio. Diciamo che, tutto quello che si può fare con un computer normale, noi lo facciamo e lo insegniamo a fare con l’open source.

Nel 2020 poi avete interrotto l’attività di sportello.
Con le chiusure e con l’introduzione della Didattica a Distanza (DAD) nelle scuole, c’era l’esigenza di aiutare le tante famiglie che non avevano il computer a casa. Abbiamo creato il progetto Schoolswap, con l’intento di procurare dei PC dismessi da Enti Pubblici e aziende, da mettere a disposizione. Siamo riusciti inoltre a coinvolgere nel progetto ADA, che è l’Associazione dei Diritti per gli Anziani, con sede in via Torino 70, che ci ha dato lo spazio in un seminterrato. Eravamo riusciti ad ottenere qualche centinaio di PC e quindi abbiamo creato un laboratorio. I computer che arrivavano venivano sanificati, riparati e dotati di webcam e connettività wireless, grazie ai fondi raccolti tramite la San Vincenzo. Successivamente venivano dotati della distribuzione Linux sviluppata dalle scuole italiane (FUSS , un pacchetto di oltre 200 applicativi che coprono le esigenze dalla scuola primaria fino alle superiori) più le piattaforme (google o zoom) richieste dalle scuole per la DAD. I pc vengono dati in comodato d’uso gratuito.

E ora riaprite…
Riapriamo più forti di prima, lo Sportello sarà presente anche allo Spazio 77 di Via Dalmazia 77 e presso l’associazione ADA in via Torino 70/A. Continuiamo pure a lavorare sul progetto dei pc in comodato.

Per informazioni sul progetto Schoolswap e sullo sportello andate al sito internet schoolswap.bz.it

Autore: Till Antonio Mola

Alla ricerca dei pezzi d’arte storici sui muri

Anche a Bolzano come in tutta Italia si trovano le formelle di ceramica delle case INA, realizzate assieme agli edifici tra il 1949 e il 1963, coinvolgendo anche importanti artisti dell’epoca. Si tratta di un’iniziativa che è stata ripresa di recente, attraverso un archivio fotografico storico e una nuovo proposta per gli artisti, anche locali. Vediamo insieme i dettagli di questa interessante iniziativa

Passeggiando per le vie bolzanine, recandosi presso parenti e amici o guardando distrattamente dal finestrino del bus, a molti sarà capitato di imbattersi in una targhetta Ina Casa.
Queste formelle in ceramica sono circa 40.000 sparse in tutta Italia, poste all’ingresso o nel punto principale dell’edificio dove risiedono in maniera armonica con l’architettura circostante.
Innanzitutto per Ina Casa (Istituto Nazionale Assicurazioni) si intende il piano di intervento ideato tra il 1949 e il 1963 dal ministro Fanfani riguardo la realizzazione dell’edilizia residenziale pubblica sull’intero territorio nazionale. Alcuni degli intenti erano la costruzione delle cosiddette case popolari, un progetto di edilizia agevolata per le famiglie a basso reddito, per far fronte alla povertà socio-abitativa e agevolare la ripresa economica dall’immediato Dopoguerra, proponendo opportunità lavorative e soprattutto abitative. Dal punto di vista architettonico le Ina Casa furono campo di sperimentazione per le teorie neorealiste, basate sulla coerenza compositiva dei materiali, il ruolo sociologico e psicologico dell’ambiente circostante, dettagli architettonici da tenere in considerazione. Riguardo alle ceramiche, il filo rosso è la tematica della casa come luogo felice, luogo nel quale tornare e trovare armonia. Per la loro realizzazione furono indetti bandi che prevedono la partecipazione di numerosi artisti in linea con i movimenti artistici del Novecento, tra i quali compaiono anche Alberto Burri, Duilio Cambellotti, Pietro De Laurentiis, Wladimiro Tulli.
Oggi Ina Casa torna oggetto di ricerca, di innovazione e di sperimentazione grazie ad alcune idee giovani e soprattutto grazie alla comunicazione trasversale dei social. È di due architetti con base a Firenze la bellissima idea di creare un archivio fotografico delle ceramiche in questione. Giulia Canale e Francesco Pascale hanno aperto il canale Instagram ceramicheinacasa con lo scopo di innescare un progetto partecipativo e realizzare un museo digitale diffuso. Chiunque di noi può inviare una fotografia della ceramica rinvenuta al loro canale.
Inoltre l’associazione Defloyd con sede ad Ascoli Piceno indice il bando “Home is the place to be” con scadenza proprio il 21 aprile, ispirandosi alle ceramiche ma volendo indagare su proposte grafiche contemporanee. Tema principale la casa intesa come focolare domestico, rifugio e protezione, dimensione intima e al contempo centro di una comunità.
Invitiamo dunque tutti gli artisti locali a partecipare al progetto e invitiamo anche ognuno di voi a inviare alla pagina Instagram ceramicheinacasa le foto delle formelle di ceramica che incontrerete sulla vostra strada camminando per Bolzano (ve lo sveliamo: ce ne sono parecchie). Volendo anche noi, come redazione, scoprire con voi la nostra città, vi invitiamo inoltre a inviare le foto di queste formelle di ceramica anche a noi a redazione@quimedia.it.

Autrice: Joana Preza COOLtour

I primi 5 anni delle Botteghe di Cultura nel quartiere di Don Bosco

Il 21 aprile 2022, in occasione del loro quinto compleanno del progetto di rigenerazione urbana, le Botteghe di Cultura del quartiere Don Bosco hanno tenuto una giornata di porte aperte alla cittadinanza. Per rinfrescare la memoria a chi non ricordasse: le Botteghe di Cultura sono nate nel 2017 grazie a un bando provinciale in collaborazione con IPES che ha concesso quattro spazi a progetti che coinvolgessero quartiere e giovani in attività culturali. COOLtour, Culture Corner e Don Bosco Social sono vetrine che offrono al quartiere, e non solo, azioni di comunità, arte parte-cipata e apprendimento delle lingue, il tutto condito da accoglienza, professionalità e tanta inven-tiva. Grazie al rinnovato impegno delle Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano e di IPES, il progetto delle Botteghe di Cultura sarà presente per altri sei anni a Don Bosco, con nuovi stimoli e opportunità.
Ognuno di questi spazi, per questo importante compleanno, ha organizzato per questa giornata di porte aperte delle attività per coinvolgere la cittadinanza e festeggiare la ricorrenza: a COOL-tour, in via Sassari 13/b e da poco anche 13/c, si è tenuto un Aperiquiz a premi a tema fumetto — anche in vista del festival ArtMaySound che si terrà il 27 e 28 maggio—, a Culture Corner, all’incrocio tra via Parma e via Bari, invece, la cittadinanza si è potuta dilettare con attività musi-cali e, infine, — come ultimo, ma non per importanza — Don Bosco Social, ubicato nella principale piazza del quartiere, ha organizzato una formazione per operatori. Al di là di questa giornata, però, ognuno di questi luoghi, ogni giorno, offre un ampio ventaglio di attività. COOLtour, oltre a essere una redazione giovanile di promozione culturale, si apre al quartiere e alla città con il bookcrossing e il garden sitter e gli eventi organizzati dalle operatrici con l’aiuto dei volontari. Anche Don Bosco Social si occupa degli ambiti della formazione, dell’informazione e dell’organizzazione di eventi cul-turali, il tutto con la partecipazione della comunità. Culture Corner si impegna nell’apprendimento linguistico oltre che all’amato bookcrossing.
L’Open Day è stata una grande occasione per ricreare e confermare il contatto con gli abitati del quartiere e non e per ricordare a tutti la presenza di questi luoghi culturali e di aggregazione. Per seguire le attività proposte per l’Open Day e quelle future, vi invitiamo a seguire le pagine dei sin-goli progetti e quella comune di Botteghe di Cultura.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Aspettando la “Ringpromenade”

Piano piano il progetto di connessione delle passeggiate intorno alla conca di Bolzano sta prendendo forma. Vi proponiamo il punto della situazione, presentandovi la mappa del percorso e sentendo l’assessora comunale all’ambiente.

A metà marzo il consiglio comunale ha approvato il Piano del Verde del Comune di Bolzano: un programma che punta ad un aumento del verde pubblico fruibile in città per una Bolzano più green e più attenta all’ambiente e alla biodiversità.
Il Piano, in capo al vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Luis Walcher e all’assessora all’ambiente Chiara Rabini, rappresenta gli obiettivi di sviluppo sostenibile in una sorta di guida verso il 2030. Nella lista degli interventi suggeriti nel Piano, spicca la proposta di realizzare una “Ringpromenade”, una passeggiata pedonale continua di 33 km attorno alla città. Si tratta di un progetto di grande attrattiva per i turisti, ma soprattutto per i bolzanini, presentando un percorso circolare intorno alla conca del capoluogo. Immaginiamo solo quale valvola di sfogo avrebbe potuto rappresentare nei lockdown trascorsi, durante i periodi di confinamento nel comune di residenza!
Incuriositi da questa proposta, abbiamo incontrato l’assessora all’ambiente Chiara Rabini. All’incontro hanno partecipato anche il dott. Paolo Bellenzier, direttore della ripartizione pianificazione e sviluppo territoriale, e l’architetto Esther March dell’ufficio pianificazione territoriale.

L’INTERVISTA

Come nasce il progetto Ringpromenade?
Nasce dal Piano del Verde, commissionato allo studio Land di Milano – diretto dall’architetto e paesaggista Andreas Kipar – una società esperta anche a livello internazionale oltre che nazionale, che ha realizzato moltissimi piani verdi per altre città.
Ci preme sottolineare che il Piano è frutto del processo di partecipazione che abbiamo attivato e che è stato organizzato e gestito da Sabina Frei, una professionista che si occupa di sviluppo organizzativo e di comunità. Sotto la sua guida siamo andati nei quartieri, abbiamo organizzato dei workshop a cui, oltre ai consiglieri di quartiere, hanno partecipato anche gli stakeholder (i soggetti portatori di un interesse specifico nei quartieri, ndr). Da questi incontri è emersa la necessità dei cittadini di voler fruire del verde intorno alla città e sono arrivate delle proposte specifiche per ogni quartiere.
Dalle idee e dalle proposte emerse, lo studio Land ha fatto le opportune verifiche geografiche e geologiche ed elaborato un possibile percorso. Sono anche stati individuati dei possibili collegamenti, che permettano di accedere dai singoli quartieri alla Ringpromenade.
Un altro elemento centrale, emerso da diverse discussioni con i cittadini, è la necessità di avere un maggiore contatto con l’acqua. Lo studio ne ha tenuto conto, cercando di fare proposte per aprire le rogge che ancora passano in città, e di metterle di nuovo a disposizione della cittadinanza. Anche per la Ringpromenade sono previsti dei passaggi vicino ai corsi d’acqua, ove possibile.
Importante sarà anche l’uso temporaneo delle aree dismesse, come l’areale ferroviario, quando inizieranno i lavori. Il Piano ci consente di essere preparati quando dovremo affrontare queste questioni.

Con il passaggio sotto la A22 che collega il Ponte Briscola alla zona Salewa, il municipio è riuscito a trovare un accordo con la Fercam dell’imprenditore Thomas Baumgartner. Ma per chiudere il circuito della Ringpromenade, il Comune dovrà trovare un accordo con i contadini e – a giudicare per esempio dall’annoso problema del passaggio, chiuso, in via della Vigna o dalla recente comparsa di un cancello al parco del Katzenbach in prossimità del Rio Rivellone a Rencio – la questione non si prospetta così rosea.
La maggior parte dei tratti già esiste. Molti sul fondovalle già sono pedociclabili e per collegare la località Cactus, dopo San Maurizio su via Merano, al percorso all’altezza di Ponte Adige, ci sono delle strade consorziali e lì si tratta di trovare una soluzione di compatibilità tra pedoni ed attività agricola. I percorsi tratteggiati sulla mappa indicano che la situazione è da verificare con i consorzi.

Ci sono indicazioni sui tempi? Quando potremo avere una Ringpromenade completa?
In sede di approvazione, il sindaco ci ha promesso che anche per i prossimi anni ci avrebbe concesso i finanziamenti per poter mettere in opera i lavori. Sono previsti moltissimi interventi che si possono realizzare in più anni, e molto dipenderà dalle risorse che avremo a disposizione. Un elemento da non trascurare è che il Piano del Verde è un documento che ci mette nelle condizioni di partecipare a progetti importanti, non ultimo quelli per attingere a fondi europei e internazionali per la rigenerazione del verde e la rigenerazione urbana.

IL PERCORSO

Il percorso sarà lungo 33 chilometri e sfrutta anche i sentieri e le vie pedociclabili esistenti: partendo dal centro storico, il percorso passa per la Via S. Osvaldo, imbocca la salita della omonima passeggiata e prosegue fino a Castel Roncolo, poi devia verso sud fino all’altezza del Rio Fago per salire in quota lungo la Passeggiata del Guncina; l’itinerario prosegue a mezza costa fino a sopra l’abitato di S. Maurizio e da lì scende a valle fino a raggiungere la località Cactus (in fondo a Via Merano). Da qui a Ponte Adige il tratto è ancora in via di definizione, ma si sa che poi sfrutta il percorso esistente fino a Ponte Briscola e il sottopassaggio che porta in zona Salewa, fino ad arrivare alla chiesetta di San Giacomo. Da lì il tracciato è quello della passeggiata che, passando da Castel Flavon, porta al Virgolo e poi scende fino alla stazione a valle della funivia del Colle (su questo tratto ci sarà da intervenire). Il percorso poi prosegue attraverso i Piani per portare a Via S. Osvaldo.

Autore: Till Antonio Mola

In mostra gli ATTIMI sportivi di Niccolò Dametto

Il giovane bolzanino Niccolò Dametto ci racconta la sua passione per la fotografia e per lo sport attraverso la sua prima mostra “Attimi”, la cui inaugurazione si tenuta il 7 aprile alle 18 presso la sede di COOLtour in via Sassari 13b.

Ciao Niccolò, raccontaci un po’ chi sei e quando è nata la tua grande passione per la fotografia.
Mi chiamo Niccolò Dametto e sono nato e cresciuto qui a Bolzano. Attualmente frequento l’ultimo anno presso il Liceo scientifico Rainerum e fin da bambino le mie passioni sono state appunto lo sport e la fotografia. Nel corso degli anni ho praticato diversi sport, soprattutto l’atletica leggera. Purtroppo, tre anni fa ho subito un infortunio e non ho più potuto allenarmi e gareggiare, ma è proprio in questo periodo che ho iniziato a portarmi la fotocamera al campo e a scattare delle foto ai miei compagni. Grazie anche al supporto della mia famiglia – è stata proprio mia nonna a regalarmi la prima fotocamera – ho portato avanti questa mia passione, diventata così importante da volerla fare diventare il mio lavoro futuro, ovvero quello di giornalista e fotografo professionista.

Quando hai capito di voler condividere questa tua passione per la fotografia in una mostra?
Da circa un anno collaboro con COOLtour, che mi ha seguito nella pubblicazione di alcuni miei lavori per testate locali e ora anche nell’organizzazione di questa mostra. L’ho vista come un’occasione per dare libero spazio alla mia arte e agli attimi che mi hanno segnato particolarmente, senza limitazioni tecniche. Le fotografie che ho selezionato sono tutte molto significative per me, ma quella che mi rappresenta di più, che ritrae un atleta su una canoa alla fine della sua gara. Al contrario di quello che si pensa, infatti, durante una gara di canoa il fotografo ha la possibilità di avvicinarsi molto agli atleti e questa vicinanza è qualcosa che apprezzo particolarmente. Ma, soprattutto, trovo che ogni singola goccia di acqua, insieme all’emozione che prova l’atleta in quel preciso attimo, vada a formare un quadro incredibile.

Niccolò Dametto

Attimi: questo è il nome che hai scelto per la tua mostra. Cosa significa per te?
Nel momento in cui mi sono ritrovato in panchina, la fotografia mi ha permesso di continuare a vivere le emozioni che si provano da atleti.
Sicuramente non è facile, perché da atleta posso assicurare che ogni secondo è intenso, personale e prezioso, ma riuscire a immortalarne anche solo uno di questi momenti è qualcosa di meraviglioso. È questione di istanti, in pochissimo tempo capisci che sta succedendo qualcosa e premi. E questo attimo rimane per sempre. Se dovessi esprimere a parole che cosa rappresenta per me la fotografia, direi la possibilità di immortalare e vivere piccoli momenti, espressioni, gesti. È la bellezza di cogliere l’attimo.

Autrice: Anna Cavallari COOLtour

Formazione e informazione per una città inclusiva e diversa

Puntano sull’inclusione – reale e partecipata – gli attori che, dopo la prima stagione di progettazione dell’anno scorso, hanno deciso di proseguire nei ragionamenti per rendere Bolzano una città più semplice da abitare, anche per i nuovi cittadini e per le nuove cittadine.

“Formare, Informare, Abitare” è nato nel 2021 da un’idea dell’Assessorato all’Ambiente, alla Cultura, alle Politiche di integrazione e Pari Opportunità del Comune di Bolzano, con il cofinanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano e tramite il Servizio di Coordinamento per l’Integrazione. Ha visto coinvolti diversi enti e associazioni, tra cui La Strada – der Weg, la cooperativa sociale Studio Comune e EURAC Research, che insieme hanno costruito un ricco percorso, articolato in modo ramificato. Erano previsti, infatti, degli incontri di approfondimento su diverse tematiche (l’accesso ai servizi essenziali del territorio, a quelli culturali, al lavoro e alla formazione, così come all’alloggio) dedicati ai nuovi cittadini, con l’obiettivo di accrescere la conoscenza delle opportunità presenti sul territorio per un’inclusione reale; dei tavoli di lavoro per enti pubblici e privati sul tema dell’abitare la città, in un’ottica di analisi e scambio di buone pratiche; incontri aperti al pubblico, per implementare le idee e la ricerca di soluzioni sul tema dell’alloggio e infine, la creazione di video di facile fruizione, presenti sul web, per aiutare i nuovi cittadini nell’orientamento ai servizi presenti sul territorio.
L’interesse concreto degli enti pubblici, delle associazioni e degli attori coinvolti nel dare seguito a questa iniziativa è confluito quest’anno in “Formazione e Informazione per una città aperta e inclusiva”. “Ad aprire il progetto”, spiega Irene Visentini – tra le fondatrici di Studio Comune – “ci sono stati due focus group dedicati ai bisogni dell’associazionismo migrante, per un’analisi dei fabbisogni formativi come associazioni di rappresentanza, che poi porteranno alla creazione di un workshop, in autunno. Questi incontri hanno dimostrato come sia ricco il tessuto associativo migrante e quale sia la varietà dei servizi che offre”. Continuerà inoltre il tavolo di lavoro di rete, non più solo sul tema dell’abitare, chiarisce Visentini “ma sul vivere e convivere, sul tema dell’inclusione culturale, con il coinvolgimento delle biblioteche comunali che già l’anno scorso si sono dimostrate interessate e già attive sul tema dei servizi inclusivi. Ci saranno due open space rivolti alla cittadinanza e anche un progetto pilota, che emergerà durante le attività e sarà co-progettato con chi parteciperà”. L’idea è quella di creare uno spazio di incontro e confronto strutturato tra soggetti del territorio interessati alle politiche e interessati dalle politiche di integrazione e dalle misure di inclusione. Si tratta quindi di un progetto di rete e di partnership, di attivazione del territorio a diversi livelli per far emergere quali sono i bisogni, ma anche quali sono le opportunità che il territorio offre, in un clima di reciprocità. “è molto importante – conclude Irene Visentini – inoltre la collaborazione stretta tra privato, Terzo Settore, pubblico e cittadinanza. Questo è il cardine del progetto e può essere una leva per affrontare le criticità e le opportunità insieme, tenendo conto delle prospettive e delle visioni diverse e consapevoli”.

Autrice: Ana Andros: COOLtour

I bambini aiutano il Nepal

Il progetto Intercultura delle scuole elementari Manzoni arriva fino in Nepal per aiutare una valle colpita nel 2015 da un violento terremoto. Si tratta di un’iniziativa a doppia velocità: da una parte i bambini si avvicinano a culture lontane, dall’altra raccolgono fondi per garantire cibo nei territori. Ad affiancarli l’associazione bolzanina Julè Namastè.

Sensibilizzare i bambini al diverso, avvicinandoli a nuove culture e mondi lontani facendo al contempo del bene nei confronti di persone in difficoltà. È con questo credo che, nel corso degli anni, la scuola elementare “Manzoni” di via Rovigo a Bolzano ha contribuito a costruire pozzi in Kenya, aiutare profughi o permesso a giovani ragazze africane di allontanarsi dalla strada. Si tratta di alcuni risultati ottenuti dal progetto Intercultura, iniziativa regina dell’anno scolastico dell’Istituto Comprensivo Bolzano VI (che comprende anche le scuole medie Ugo Foscolo) e che quest’anno è ripartita a tutta birra dopo un periodo di appannamento dovuto alla pandemia. Un progetto che esiste ormai da più di vent’anni, e che viaggia a due velocità: da una parte coinvolge i piccoli bambini in progetti di solidarietà e cittadinanza attiva per aiutare chi ha più bisogno, dall’altra permette loro di attraversare un ponte culturale fatto di storie e tradizioni sconosciute rispetto a quelle a cui sono abituati. Come quelle del Nepal e degli anziani abitanti della Valle del Langtang, che quest’anno verranno aiutati attraverso l’invio di cibo e beni di sostentamento di vario tipo. Il progetto si concluderà martedì 3 maggio, giorno in cui il cortile della scuola si animerà con una grande festa interculturale a base di canti, giochi e pietanze provenienti da tutto il mondo.
“Ogni anno ci mettiamo in contatto con associazioni di volontari locali che operano in contesti di solidarietà internazionale – racconta Michela Viola, docente e referente del progetto . Nell’arco dei cinque anni di scuola elementare, i bambini si confrontano così con cinque zone del mondo diverse tutte da scoprire”. Il progetto prevede una prima fase d’incontri, in cui gli operatori dell’associazione presentano in classe le loro attività aprendo ai bambini una finestra su realtà inesplorate. I bambini hanno così l’occasione di approfondire i territori attraverso laboratori e letture interculturali, sino ad arrivare alla raccolta fondi, vero fulcro del progetto, che si realizza attraverso la vendita di oggetti, biscotti o libri usati.

L’associazione Julè Namastè

Quest’anno i bambini sono stati “teletrasportati” a 6.500 chilometri di distanza da casa, nel lontano Nepal, e più precisamente nella remota Valle del Langtang. Nel 2015 un violentissimo terremoto ha colpito l’intero Paese gettando tra le macerie e nella povertà moltissime persone e villaggi. Tra questi anche 48 anziani che vivono nella valle e che sono rimasti senza aiuti. Per questo i bambini delle Manzoni si sono posti l’obiettivo di sostenerli attraverso l’invio di cibo come olio, lenticchie, riso, farina o zucchero, adottandoli a distanza e ribattezzandoli i loro “nonni lontani”. A far conoscere ai piccoli questa storia è stata l’associazione bolzanina Julè Namastè che da anni aiuta queste popolazioni e i pastori di yak attraverso il progetto “Prendersi cura”. “Tra novembre e marzo, ogni mese riusciamo a far arrivare circa 1.500 chili di generi alimentari grazie all’aiuto di ventinove asini che trasportano il carico a quasi 4.000 metri d’altezza”, racconta Luciano Guariento, presidente dell’associazione.
Dopo aver approfondito la tematica con insegnanti e volontari, i bambini si stanno ora preparando ad una mobilitazione sportiva per raccogliere fondi: “All’inizio di aprile tutte le classi aderiranno ad un progetto sportivo con l’intento di finanziare sacchi di cereali per gli anziani. I ragazzi cercheranno tra i loro familiari e conoscenti degli sponsor. I più piccoli faranno un percorso ginnico nel cortile della scuola e i grandi affrontando una vera e propria corsa campestre lungo le passeggiate di via Genova. Più la loro prestazione sarà esemplare, più gli sponsor finanzieranno i sacchi di cereali”, spiega Viola. A inizio maggio, come detto, si terrà la festa interculturale di fine anno. Un momento di gioia aperto alle famiglie della scuola e a tutto il quartiere Europa-Novacella. In questa occasione verranno ufficialmente consegnati i soldi ai responsabili del progetto. “Poter raccontare a 400 bambini le storie di questi popoli lontani è stata una grande emozione. Siamo rimasti fortemente stupiti dal loro interesse e dalla grande quantità di domande che ci sono arrivate. Non ce lo aspettavamo e ne siamo rimasti contenti”, conclude Guariento.

Un valore aggiunto per tutti i bambini

E a confermare la bontà e utilità del progetto sono i bambini stessi, sempre propositivi nei confronti delle tematiche offerte. Un aspetto assolutamente non scontato vista la loro età molto piccola: “Il progetto Intercultura aiuta ad aumentare la loro sensibilità al diverso e comprendere alcuni aspetti del mondo odierno. Crediamo sia un valore aggiunto importante perché permetterà loro di diventare cittadini responsabili e aperti mentalmente. È una vera e propria educazione civica e culturale”, continua Viola. Una partecipazione invogliata anche dai genitori stessi, che spesso ricevono degli insegnamenti proprio dai figli. Un progetto solidale, mai come oggi necessario. In un mondo che sembra non saper dialogare senza ricorrere ad armi e bombe, trasmettere messaggi positivi attraverso le azioni dei più piccoli rappresenta un monito di positività verso il futuro: “Visto ciò che sta accadendo in Ucraina, il nostro progetto assume quest’anno un valore ancora più forte. Vogliamo che questi bambini diventino, un giorno, portatori e costruttori di pace, che non voltino la testa dall’altra parte di fronte alle ingiustizie e che alzino sempre la voce per difendere i propri diritti”.

Autore: Alexander Ginestous

Bozen Solidale, in aiuto ai profughi

A livello internazionale stiamo assistendo ad una macchina di aiuti imponente, messa in piedi in poco tempo da parte di organizzazioni non governative e del mondo del volontariato, organizzatesi per portare aiuti alla martoriata popolazione dell’Ucraina. Per meglio comprendere come funziona l’organizzazione della solidarietà dal basso, abbiamo intervistato Federica Franchi di Bozen Solidale.

Cos’è Bozen Solidale?
È una associazione di volontariato autonoma e indipendente nata nel 2018, che non prende contributi pubblici di alcun tipo e si occupa di persone vulnerabili, principalmente di migranti e persone senza fissa dimora.
Siamo una decina di persone che mettono a disposizione il loro tempo. 
Aiutiamo dove serve. Per esempio stiamo aiutando a trovare lavoro ad un sacco di ragazzi. Facciamo il curriculum e li mettiamo in contatto con le varie aziende. Ci occupiamo anche di assistenza per questioni pratiche: documenti, tessera sanitaria, residenza. 
Due anni fa abbiamo avviato il progetto “Spesa sospesa” per le famiglie bisognose. Avevamo lanciato una raccolta fondi e nel giro di pochissimo abbiamo raccolto veramente molti soldi che tutt’ora ci permettono di far proseguire il progetto, seppur con una frequenza minore.

Siete molto attivi anche sul fronte dei migranti. Siete stati sul confine tra Slovacchia e Ucraina recentemente…
È stato un bene andarci, anche per vedere e toccare con mano com’è la situazione. Abbiamo portato degli aiuti, soprattutto medicinali. Però devo dire ai confini, almeno quelli slovacchi, erano assolutamente molto ben organizzati ed erano provvisti di tutto. A Vyšné Nemecké, che è il posto di confine più grande verso l’Ucraina, erano presenti una trentina di organizzazioni non governative e di volontariato. Lì ci sono tende riscaldate, dove la gente in transito – 12.000 al giorno – aspetta, ci sono cucine da campo dove viene cucinato 24 ore su 24, ci sono delle tende dove vengono registrati i volontari che vogliono dare una mano.
Abbiamo visto che quel che serve e manca sono i trasporti delle persone che scappano verso i luoghi dove c’è accoglienza. Abbiamo tenuto con noi una donna con la figlia di 14 anni che aveva il figlio e il fratello in Francia e un ragazzino di 17 anni che ha la zia in Sicilia e li abbiamo accompagnati all’aeroporto di Verona, da cui hanno proseguito il loro viaggio.

Avete avuto problemi alle frontiere?
Per niente. Anzi c’è stata totale collaborazione e disponibilità. Anche in Slovacchia la gente è gentile e ben disposta.

Avete progetti per l’immediato futuro?
Dall’1 al 4 aprile saremo in Polonia: avremo a disposizione un furgone che porterà sul confine di Medyka una tenda. L’intento è di predisporre un punto di accoglienza per i profughi che vogliono andare in Italia e organizzarne il trasporto. Si tratta di un progetto che portiamo avanti insieme ad un’altra associazione. Si tratta di fortificare una rete di fatto già esistente.

In passato avete operato in supporto ai migranti in viaggio sulla rotta balcanica…
Abbiamo fatto una settimana lungo la rotta. Proprio l’esperienza umanamente positiva con gli ucraini ci porta ad interrogarci sul perché chi scappa dall’Afghanistan o dalla Siria, o i curdi che scappano dall’Iraq comunque paesi pericolosi per guerre, distruzione, ecc., non abbia diritto all’accoglienza e anzi venga respinto sempre brutalmente. C’è gente che prova a passare per anni. 

Chi volesse darvi una mano, cosa può fare?
Abbiamo un conto corrente per chi vuole fare una donazione, di cui l’IBAN è  il seguente
IT77N0808111610000306006043, intestato a Bozen Solidale. È importante inserire la causale “Aiuti al confine”. Non vogliamo contributi pubblici. Abbiamo inoltre una pagina Facebook, che serve anche per contattarci.

Autore: Till Antonio Mola