Costo della vita: ombre e luci

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica. L’attuale incertezza economica viene misurata in questi giorni da istituti di ricerca e associazioni dei consumatori. In provincia di Bolzano oltre alle ombre ci sono anche alcune luci, per fortuna. Tra tutte soprattutto quella del turismo, che ha ripreso alla grande. Ma in Alto Adige naturalmente non tutti vivono di turismo e ci sono ampie fasce di popolazione che fanno fatica ad affrontare le normali spese annuali. Da qui deriva il calo significativo – per fortuna la momento non drammatico – dell’indice di fiducia dei consumatori.

INCERTEZZA CRESCENTE

I dati parlano chiaro: la fiducia dei consumatori altoatesini è in forte calo e cresce la preoccupazione non solo per la propria situazione finanziaria, ma anche per quella dell’economia altoatesina in generale.
è quanto rilevato dall’IRE- Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, nel suo rapporto periodico. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 700 famiglie altoatesine, a cui è stato chiesto di esprimere la propria fiducia riguardo all’evoluzione della situazione economica familiare, quindi alla previsione di acquisto di beni durevoli nei prossimi 12 mesi e riguardo all’andamento dell’economia in generale.
Le risposte delle famiglie hanno fatto registrare, nel mese di luglio, un indice che si è attestato a -16,8 punti, in calo di 6,6 punti rispetto alla precedente rilevazione di aprile.
Secondo l’analisi, a deprimere il clima di fiducia sarebbe la preoccupazione per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, e quindi l’inarrestabile corsa dei prezzi dell’energia, che si traduce in un aumento dei prezzi di molti beni di consumo – chiunque faccia spesa al supermercato sa benissimo di cosa stiamo parlando.
“Il punto è che questo clima di sfiducia avrà delle inevitabili ricadute sui consumi; guardando all’autunno, questo andrà a tradursi in un indebolimento della domanda” ci ha detto Luciano Partacini, direttore dell’Ufficio Informazioni Economiche dell’IRE.
A proposito di consumi e potere d’acquisto, la posizione del Presidente della Camera di commercio, Michl Ebner è chiara: “Uno dei compiti principali del nuovo Governo sarà quello di garantire continuità alle misure di contrasto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Occorre inoltre proseguire il percorso di riduzione del cuneo fiscale, in modo da sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.”
Ma in questa situazione poco rosea, non tutto è negativo, perché sull’andamento del lavoro gli altoatesini rimangono positivi. “Gli effetti dell’inflazione hanno una ricaduta immediata sul potere d’acquisto e quindi sono avvertiti immediatamente da chi ha redditi più bassi, come ad esempio i pensionati. Per quanto riguarda la disoccupazione, invece non ci sono invece segnali di peggioramento sul mercato del lavoro; in Alto Adige il livello di attività ha tenuto bene” continua Partacini.
Infine, è importante ricordare che l’indagine dell’IRE segue un metodo standard e ricalca quella condotta dall’Eurostat, in modo da garantire la comparabilità dei risultati a livello internazionale. In questo senso, dal paragone con l’indice dell’Unione Europea, è emerso che l’indice di fiducia altoatesino rimane comunque migliore. In particolare, un deciso peggioramento della fiducia dei consumatori e delle consumatrici si è osservato nella vicina Austria, con il relativo indice sceso negli ultimi tre mesi di ben 13,1 punti e attualmente pari a -34,1 punti.

IL LAVORO C’E’, MA… NON BASTA

Il bilancio in chiaroscuro finora evidenziato si riverbera anche nel “Barometro” sull’economia dell’Istituto per la Promozione dei Lavoratori, l’ente di diritto pubblico cogestito da sindacati e organizzazioni sociali dell’Alto Adige, in cui è presente anche l’amministrazione provinciale. L’IPL parla esplicitamente di “una medaglia a due facce”, osservando che c’è lavoro ma si fatica ad arrivare a fine mese.
Per l’Istituto per la Promozione dei Lavoratori i dati dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, riferiti ai 3 mesi compresi tra aprile e giugno 2022, sono inequivocabili: nel secondo trimestre del 2022 l’occupazione si presenta in confortante ripresa non solo rispetto a 12 mesi prima (+5,7%), ma anche se rapportata al 2° trimestre del 2019, ovvero al periodo pre-pandemia (+3,3%).
Si tratta di dati che trovano conferma nel clima di fiducia che emerge dal focus settoriale del Barometro IPL, ma con un rovescio della medaglia: “Dai nostri indicatori risulta che in tutti i settori economici si guarda con ottimismo al mercato del lavoro e alle possibilità occupazionali”, spiega il Direttore IPL, Stefan Perini, che però aggiunge: “Ma è altrettanto tangibile fra i lavoratori la preoccupazione, sia attuale che in prospettiva, di faticare a far quadrare i conti a fine mese, facendo fronte col proprio stipendio al carovita e a tutte le spese maggiorate e/o impreviste”.

TURISMO A GONFIE VELE, FINORA…

Anche in questo caso i dati sono quelli dell’IRE. Stando all’istituto di ricerca della Camera di Commercio nel 2022 la ripresa dei flussi turistici verso l’Alto Adige si è progressivamente rafforzata, tanto che da aprile le presenze sono risultate addirittura superiori ai livelli pre-pandemia del 2019.
Insomma: il ritorno degli ospiti in inverno, dopo la cancellazione della stagione sciistica 2020/21, ha riportato la fiducia nel settore turistico. Il fatturato è in aumento, in particolare quello conseguito con la clientela straniera, e le previsioni delle imprese sulla redditività nell’anno in corso appaiono decisamente più ottimistiche rispetto a quelle formulate in occasione della precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Attualmente, oltre quattro esercenti su cinque confidano in un risultato d’esercizio almeno soddisfacente.
Considerando le singole branche del settore turistico, il maggiore ottimismo si riscontra nella ristorazione, dove le aspettative di redditività sono positive per quasi nove imprese su dieci. Si assiste a un ritorno della fiducia anche tra i gestori di bar e caffè, che tra l’altro dichiarano di voler aumentare gli investimenti. Infine, le attese sono generalmente positive anche nel comparto ricettivo, sebbene molti albergatori e albergatrici siano preoccupati del peggioramento della situazione competitiva. Ciò è dovuto da un lato all’incremento dei prezzi necessario a fronteggiare i maggiori costi, dall’altro alla maggiore concorrenza delle destinazioni estere in seguito al miglioramento della situazione pandemica.

MA I PREZZI DELL’ENERGIA PREOCCUPANO ANCORA

La grande incognita, in prospettiva dell’inverno, è quella dei prezzi di gas, energia elettrica e benzina.
In questo caso è il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano a prendere la parola, osservando che a fronte di una stima della spesa annua per il mercato tutelato per il trimestre in corso (luglio-settembre) più bassa del 16,6% per l’energia e del 19,5% per il gas, le previsioni degli esperti per l’autunno non sono di buon auspicio prevedendo all’orizzonte un nuovo e significativo aumento dei prezzi.
A fine luglio il CTCU ha effettuato un nuovo confronto delle tariffe dell’energia elettrica e del gas di fornitori locali e nazionali.
Per una famiglia residente a Bolzano che decide di passare dal fornitore più caro a quello più economico, il confronto mostra un potenziale di risparmio di circa 740 euro (480 euro dal secondo più caro a quello più economico) per l’energia elettrica, per un consumo annuale di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, e di 1.930 euro (510 euro dal secondo più caro a quello più economico) per il gas, per un consumo annuale di 1.400 Smc.
Dal confronto è possibile evincere – dice il CTCU – che esiste un potenziale di risparmio sul mercato libero. Tuttavia, è consigliabile procedere con cautela ad un eventuale cambio di fornitore, poiché sul mercato vi è un numero a dir poco elevato di offerte e fornitori (ad. es. sono più di 700 i fornitori sul mercato elettrico!). In particolare, sono assolutamente sconsigliate le offerte proposte al telefono.
Inoltre è stato possibile constatare che alcuni fornitori (soprattutto di gas) offrono sul mercato un gran numero di tariffe, per di più aventi tutte una denominazione simile: quindi, può capitare che un’offerta economicamente vantaggiosa abbia un nome simile ad un’altra che invece è molto costosa. E quindi la scelta sbagliata è dietro l’angolo.
Occorre poi prestare grande attenzione, soprattutto, alle modifiche unilaterali dei contratti che di frequente giungono a casa dei consumatori-utenti e spesso sono di difficile lettura.

Autori: Caterina Longo e Luca Sticcotti

Il confine invisibile dell’Unterland

Quando ci spostiamo da un luogo all’altro, notiamo le difformità della lingua parlata. Mutano i vocaboli, cambia la pronuncia. Ciò nonostante, ci troviamo in un contesto linguistico unico, ben riconoscibile. Diverso il caso dei luoghi che fungono da confine linguistico, in tedesco “Sprachgrenze”.Da un idioma si passa improvvisamente a un altro.

Curiosamente, questi territori presentano spesso aspetti di entrambe le culture “confinanti” e diventano, per così dire, misti o “contaminati”, ovviamente dal punto di vista della lingua. È questo il caso di Salorno e della Bassa Atesina, che si contraddistingue come zona permeata da elementi culturali eterogenei ma, nel contempo, coesistenti.
È la Sprachgrenze per antonomasia del Tirolo meridionale. “Bis zur Salurner Klaus…” recita anche un noto Heimatlied. Perché? Da quando è così?
Questo confine non esisteva al tempo dei Romani. Arrivati i cosiddetti popoli barbarici, dal V secolo in poi andò lentamente a formarsi la Sprachgrenze come la conosciamo oggi, sovrapponendosi, in qualche misura, a vecchi confini linguistici riconoscibili solo grazie a qualche singola espressione sopravvissuta o al nome di un luogo. Dopo i Goti di Teodorico (Dietrich) arrivarono Longobardi e Baiuvari. I primi penetrarono in Italia dal Friuli, espandendosi in pianura padana. A nord gli arimanni longobardi arrivarono fino in Alto Adige lasciando significative tracce della loro presenza nella lingua e nelle leggi. Il punto di riferimento dei Longobardi era Trento, sede del ducato.
Da qui, con le tipiche curte, amministrarono la Bassa Atesina, ampi territori in val di Fiemme e Val d’Ega, Renon e S. Genesio (di cui faceva parte anche il piccolo villaggio di Bolzano o la parte denominata Villa / Dorf), nonché l’Oltradige fino nel meranese. La lingua latina fu sostituita dal volgare che oggi conosciamo come ladino. Questa lingua rimase in uso nell’Unterland fino al XII secolo, quando fu definitivamente soppiantata dal todesc baiuvaro.
L’avanzata dei Baiuvari si fermò a sud di Bolzano, dove andò a scontrarsi con la presenza dei Longobardi romanizzati.
La dialettica tra questi due popoli determinò, nel corso di quattro o cinque secoli, il formarsi, su un’ipotetica e mai fissa linea di confine politico, anche una invisibile ma marcata linea di confine linguistico. Per assurdo, si trattava di due popoli germanici ma i primi arrivati erano stati fortemente romanizzati mentre i Baiuvari rimasero “puri”.
Se il confine politico si stabilizzò tra Laives e Bronzolo, quello linguistico sembrava fissato nella piana rotaliana a nord di Lavis. È strano che nell’atto con cui l’imperatore Corrado II nel 1027 donò le contee di Bolzano e Trento al principe-vescovo trentino, non venga mai specificato il confine tra i due territori. Certo è che Bolzano, città relativamente nuova, apparteneva al ducato baiuvaro, Trento, città storica, a quello longobardo. In un atto notarile del 1372 si parla di “welscher Wein” con riferimento ai vigneti e vini a sud dell’Efeis / Avisio. Nel XV e XVI secolo era considerato ancora il fiume Efeis la linea di confine culturale tra mondo italico e germanico, dato che, per esempio, i comuni di Nefis (Lavis), Pressan (Pressano), Faid (Faedo), Jaufen (Giovo) e St. Michael (S. Michele) facevano parte della giurisdizione di Königsberg (Monreale) e quindi venivano considerati tedeschi a tutti gli effetti come pure, sull’altro versante, Deutsch- o Kronmetz (Mezzocorona).
Dal XVI secolo la Sprachgrenze iniziò a retrocedere verso nord, e Marx Sittich von Wolkenstein descrive quegli stessi paesi come popolati da “welsches Volk”. Nel 1751 nientemeno che Diderot nella sua Enciclopedia descrisse Salorno come “Un gros bourg aux confins d’Allemagne et Italie, dont il fait la separation”. Insomma, la linea immaginaria era finalmente arrivata all’ombra della Chiusa, dove si trova ancora oggi. Va anche detto, che politicamente entrambi i territori che il confine separava erano di fatto austriaci. Da li in poi tutti gli scrittori, politici e studiosi parlano sempre di “deutscher Boden bis Salurn”.

Autore: Reinhard Christanell

Rischio idrogeologico, i lavoro in corso

Nelle ultime settimane è stato realizzato il gigantesco “pettine” sul Rio Vallarsa (Brantebach) nel Comune di Laives. Si tratta di due grandi paratie che hanno lo scopo di impedire la discesa a valle di materiale e quindi far fronte al rischio rischio che forti piogge portino alla esondazione. I lavori, ad opera dell’Ufficio Bacini Montani Sud della Provincia prevedono l’ampliamento del bacino di raccolta esistente fino ad una capacità di circa 38.000 metri cubi. Il costo dei lavori ammonta a circa 1,2 milioni di Euro.
“Questo lavoro si è reso necessario sulla base di nuove rilevazioni relative al Piano delle zone di pericolo, dopo questa briglia ne verrà costruita un’altra nella valle del rio Vallarsa nel Comune di Nova Ponente” aveva comunicato la Provincia prima dell’inizio dei lavori.
In una nota il sindaco di Laives, Christian Bianchi, ha sottolineato l’importanza di tali opere a protezione dal rischio idrogeologico.
“La situazione climatica espone sempre di più i cittadini a pericolose precipitazioni, che abbiamo visto quanti danni possono fare. In accordo con la protezione civile, sono ormai quasi terminati lavori molto costosi e rilevanti, sul nostro territorio, che hanno riguardato vari rii e corsi d’acqua.”
Oltre ai lavori sul Rio Vallarsa, il Sindaco ha ricordato diverse altri interventi in corso. “A Pineta è in corso una profonda pulizia del Rio Lusina, con eliminazione di piante, legname e materiale pericoloso. Sul Montelargo e sul Seit abbiamo fatto interventi di consolidamento dei versanti al fine di impedire la possibile caduta di sassi e materiale. Siamo in fase di analisi e di identificazione degli interventi necessari al mantenimento in sicurezza del versante sopra alla zona sportiva Vallarsa. Come sindaco, responsabile della sicurezza dei cittadini e della protezione civile, non posso che essere soddisfatto e orgoglioso di questo importante”, ha concluso il sindaco, che con l’occasione ha ringraziato l’intervento della Provincia e dei diversi tecnici competenti.

Autrice: Caterina Longo

Dall’Oltradige fino a Kassel

Avere la possibilità di presentare le proprie opere in una grande rassegna internazionale, ad un ampio pubblico, avendo anche la possibilità di farsi notare: questo è il sogno di molti artisti e artiste. Il sistema dell’arte ha però le sue regole e le sue strettoie, e anche pregiudizi e gli artisti vengono scelti da istituzioni e curatori. Attraverso il loro progetto “Win Win Lottery”, Hannes Egger e Thomas hanno cercato di rovesciare giocosamente queste dinamiche. I due artisti altoatesini hanno infatti organizzato una lotteria in cui in palio c’era la possibilità di “vincere” una mostra nello spazio della Kulturbahnof nella città di Kassel in Germania. L’occasione è “ghiotta”, perché, come noto, quest’anno Kassel ospita fino al 25 settembre prossimo “documenta”, una delle rassegne d’arte più importanti a livello mondiale. Tra le persone fortunate ad aver “vinto” la lotteria c’era anche Andrea Varesco, artista originaria di Montagna e che vive a Caldaro. Diplomata all’accademia di Belle Arti di Brera, Varesco si esprime attraverso diversi media, dalla pittura all’incisione, fino ai libri d’artista. A Kassel, dove abbiamo avuto il piacere di salutarla personalmente in occasione dell’inaugurazione della sua mostra “Different realities” il 5 agosto scorso, Varesco ha presentato un ciclo di suggestive ed eleganti tele su acrilico, con caleidoscopici impasti di colore dalla consistenza vetrosa. Fino al 25 settembre.

Autrice: Caterina Longo

Disuguaglianze, povertà e crisi climatica

INSERZIONE PUBBLICITARIA – L’impennata dei prezzi dei generi alimentari causata dal conflitto in Ucraina sta portando alla disperazione molte popolazioni africane, già provate dalle conseguenze della pandemia degli ultimi anni. A questo si sommano siccità e inondazioni causate dal cambiamento climatico, che minacciano i raccolti di cui ci sarebbe un bisogno più urgente. A destare preoccupazione è soprattutto il Corno d’Africa, dove quasi un terzo della popolazione soffre la fame, e fra questi 10 milioni di bambini.

La bocca di Ana è chiusa, e lei parla poco. Sono i suoi occhi a raccontare di quanto sia tragica la realtà in cui le persone muoiono di fame e di sete. Tutto intorno a lei le ricorda queste sofferenze: il marito che per periodi sempre più lunghi si assenta da casa in cerca di pascoli; i fratelli che hanno venduto tutti i capi di bestiame per non vederli morire; i figli delle amiche che vengono ricoverati in ospedali di fortuna, e il bambino che porta in braccio: debole e infreddolito nonostante le torride temperature africane.
Qui la situazione è drammatica per tutti, ma sono i più piccoli a subire le conseguenze peggiori.
Spesso i bambini conoscono la fame ancor prima di nascere, nel grembo asciutto di giovani madri a loro volta malnutrite. In molti non raggiungono il quinto anno di vita, e chi sopravvive sviluppa frequentemente ritardi nella crescita, come mostrano i corpi troppo magri per l’altezza o per l’età anagrafica.
Il programma di alimentazione mondiale (WFP) stima che nei Paesi del Corno d’Africa, 1 bambino su 3 presenti danni fisici e cognitivi irreversibili, per la carenza di cibo nella prima fase di vita. Sono invece 15 milioni (Onu) le persone che soffrono la fame in questa regione, e il numero è in preoccupante aumento.
Anche Ana è parte di questa statistica, ma la sua storia come altre non fa rumore. “La fame è una tragedia silenziosa”, ha ricordato Franz Kripp, direttore della Caritas, descrivendo la drammatica situazione di molte popolazioni africane, all’avvio della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘La fame non fa ferie’.

Le crisi globali si abbattono su una situazione già precaria
In molti Paesi a sud del Sahara, da tempo afflitti da insicurezza alimentare, la situazione si sta aggravando per la combinazione di diversi fattori esplosivi. Alla crisi economica legata alla pandemia del coronavirus, si somma una profonda crisi umanitaria innescata dalla peggiore carestia degli ultimi decenni. Preoccupa maggiormente l’innalzamento incontrollato dei prezzi dei generi alimentari di base, che sta affamando le popolazioni in molti stati. Il conflitto in Ucraina non fa che aggravare questa situazione, poiché molti Paesi africani sono fra i maggiori importatori di prodotti come grano, mais e olio, che oggi risultano inaccessibili per via dei blocchi dei porti da parte di Mosca e per la povertà dilagante. Eventi climatici estremi non fanno che peggiorare la situazione: siccità prolungate alternate a piogge improvvise impediscono alle colture di giungere a maturazione, e le famiglie che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza si trovano a non avere nulla da mangiare. Anche i piccoli allevatori, come la famiglia di Ana, costretti a cercare pascoli fertili in luoghi sempre più remoti, si trovano spesso obbligati a vendere tutti i capi di bestiame per miseri guadagni, o ad abbattere i pochi animali sopravvissuti per riuscire a sfamare, anche se per brevi periodi, le proprie famiglie. Regioni come il Corno d’Africa pagano inoltre un prezzo ancora più alto per via di disordini interni, come ad esempio la guerra fratricida del Tigray al confine fra Etiopia ed Eritrea, che provoca ulteriori solitudini e sofferenze.

Un piccolo aiuto con grandi ricadute
Per far fronte a questa emergenza umanitaria e ambientale, è necessario intervenire subito e su più livelli. La Caritas diocesana di Bolzano e Bressanone è da tempo attiva in vari Paesi dell’Africa subsahariana, in Etiopia, Eritrea, Kenya, Mozambico, ma anche Uganda, Senegal, Madagascar e Repubblica Democratica del Congo, con numerosi progetti che puntano specialmente sulla promozione delle donne e sull’emancipazione delle nuove generazioni dalle condizioni climatiche spesso avverse.
“Nel corso degli anni, e grazie alla lunga collaborazione con i nostri partner sul territorio, abbiamo organizzato corsi di formazione rivolti ai piccoli agricoltori, per promuovere ad esempio, la coltivazione di varietà resistenti alla siccità, per diffondere tecniche di agricoltura irrigua e non più legata alla stagionalità delle piogge, per concimare il terreno in autonomia rendendolo più fertile. Abbiamo inoltre sostenuto gruppi di muto aiuto, sia fra contadini che fra le donne. La solidarietà del gruppo infatti, rende le persone più indipendenti dall’aiuto esterno, e permette un minimo di sviluppo imprenditoriale grazie a programmi di micro credito”, racconta Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio Mondialità della Caritas, che accompagna i progetti all’estero.
Contrastare l’insicurezza alimentare, è infatti un’attività che necessità di una visione sul lungo periodo, e in questa direzione guardano i progetti della Caritas, cercando di tenere insieme sia aspetti di emergenza umanitaria che quelli legati alla necessità di uno sviluppo locale sostenibile. “È però solo grazie alla generosità di molti altoatesini che continuano, oggi come ieri, a sostenere il nostro lavoro, che possiamo dare una speranza a famiglie esasperate dalla miseria e dalla povertà” afferma il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando i donatori. Kripp ricorda inoltre come la gravità della situazione imponga di continuare su questa strada della solidarietà, espandendo, seppure a piccoli passi l’intervento della Caritas e dei suoi partner africani, per garantire migliori condizioni di vita e una prospettiva di futuro alle persone. Questo perché morire di fame, per adulti o bambini, è semplicemente inaccettabile.

Combattere la fame è possibile

Con la causale “Fame in Africa”, puoi sostenere le attività di Caritas contro la fame in Africa facendo una donazione oppure diventando un sostenitore costante con 9 euro al mese.
Ogni donazione aiuta le famiglie ad attrezzarsi per affrontare le crisi in corso e quelle future.

Con 11 euro al mese garantite ogni giorno un pasto caldo per bambine e bambini nelle scuole.
Con 25 euro al giorno una famiglia di agricoltori riceve una fornitura di sementi come base per potersi garantire un raccolto.
45 euro garantiscono a una famiglia numerosa la fornitura di cibo per un mese.
Con 100 euro si amplia di 20 metri la rete di acqua potabile per le comunità dei villaggi.
240 euro permettono a una madre di aprire un piccolo negozio nel villaggio, assicurando alla famiglia un sostentamento e promuovendo l’economia locale.

Aiutaci anche tu!
Conti Caritas per le donazioni:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano

Illuminazione pubblica, si passa al Led

Il Comune di Laives sta convertendo l’intero impianto di illuminazione comunale a Led. Questa tecnologia, già adottata da molte città, offre numerosi vantaggi perchè permette di avere più luce abbassando i consumi. Inoltre la luce Led aumenta la sicurezza sulle strade, sia per chi guida, perchè allarga la percezione visiva, sia per i pedoni. A Laives sono già 800 i lampioni convertiti.

Più luce e meno consumi. È questo, in estrema sintesi, il grande vantaggio che si ottiene installando una illuminazione a Led. Una tecnologia che negli anni è stata abbracciata da migliaia di città e che garantisce elevata efficienza rispetto alle lampade tradizionali, una maggiore sicurezza in strada (perché aumenta la percezione visiva di chi guida e il comfort visivo per i pedoni) e strade sostenibili, dato che si riducono anche le emissioni di anidride carbonica oltre che i consumi energetici.
Motivi nobili che hanno spinto anche il comune di Laives a convertire l’intero impianto d’illuminazione comunale a Led. Un lavoro iniziato già anni fa e che sta proseguendo in maniera ottimale su tutto il territorio. Laives conta poco meno di 2.400 punti luce e ad oggi ne sono stati convertiti circa 800 lungo diverse strade comunali come via Hofer, via De Medici, via Damiano Chiesa, via Brennero, via Galizia e parte di via Kennedy, solo per citarne alcune.

L’assessore Bruno Borin

Un lavoro che verrà potenziato e reso più preciso grazie ad una mappa complessiva di tutti i lampioni e di tutti i punti d’illuminazione. La mappa è redatta da uno studio elettrotecnico di Chiusa, e rappresenta uno strumento importante per capire come e dove muoversi, ma soprattutto è necessaria per poter fare richiesta dei contributi provinciali in materia di risparmio energetico.

Già, perché occorre considerare che oltre al grande lavoro pratico ed operativo che sta dietro alla riconversione dell’intero sistema dell’illuminazione cittadina, c’è anche un notevole sforzo finanziario ed economico da mettere in preventivo da parte dell’amministrazione.

Come spiegato nelle settimane scorse dall’assessore competente Bruno Borin, nella maggior parte dei casi il lavoro da svolgere consiste nella sostituzione delle vecchie lampade con quelle nuove a Led. Un’operazione fatta e finita con un costo ben preciso. In altri casi invece è necessario sostituire anche i pali e i cavi, scavando la terra e reperendo i materiali necessari. Uno scenario che fa ovviamente lievitare i costi. Secondo le stime del Comune negli ultimi tre anni sono stati spesi circa 550mila euro per questi interventi e si conta di spenderne circa 160mila l’anno.

L’obiettivo della giunta comunale è quello di riuscire entro qualche anno a convertire l’intero sistema a Led, favorendo da una parte la sostenibilità, dato che si andrebbe a ottenere un notevole risparmio di anidride carbonica immessa nell’atmosfera, dall’altra garantendo alle casse del comune un risparmio economico non da poco. Basti pensare che a Laives, nel 2021, la spesa energetica prevista era di circa 700mila euro, che sono diventati 200mila in più a fine anno per coprire i conti. Per il 2022 a bilancio sono già stati stanziati 1.300.000 euro. Le luci a Led garantiscono, mediamente, un risparmio di circa il 95% a confronto con le lampadine a incandescenza, del 90% rispetto alle lampade alogene e del 60% rispetto alle lampadine fluorescenti.

Autore: Alexander Ginestous

Siccità: facciamo il punto

Temperature molto alte rispetto alla media stagionale già da maggio e estrema scarsità di precipitazioni. Anche in Alto Adige la siccità si fa sentire. Ne abbiamo parlato con i responsabili nel nostro territorio. Al momento la situazione non è drammatica, ma c’è grande attenzione in prospettiva.

Con l’arrivo dell’estate e le alte temperature che questa porta con sé specie in combinazione con i cambiamenti climatici, ritorna più forte che mai il complicato tema della siccità, sia a livello locale che globale.
Com’è la situazione, oggi, in Alto Adige?
Sebbene altre regioni d’Italia abbiano già dichiarato lo stato d’emergenza, la situazione a livello locale sembra essere migliore, ma non per questo semplice. Sorgono infatti una serie di interrogativi. Tra questi i principali, a ben vedere, sono tre.
A livello locale quali possono essere le dirette conseguenze a breve termine della siccità? Ci sarà un razionamento dell’acqua? L’agricoltura altoatesina potrebbe subire delle limitazioni?
Di tutto ciò ne abbiamo parlato con Flavio Ruffini, Direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, che ha sciolto alcuni nodi della questione.

Un lago glaciale ridotto quasi a zero

L’INTERVISTA

Sentiamo parlare sempre più spesso di siccità. Ma, di fatto, come può essere descritta la situazione a livello locale? Il tema tocca anche noi da vicino? E se sì, in che modo? 
A livello locale non abbiamo il problema di deflusso dell’Adige o una grave carenza di acqua, come invece il resto del nord est d’Italia. Nel primo caso, ci sono d’aiuto le precipitazioni e, nel secondo, abbiamo lo scioglimento delle nevi che, benché siano terminate quasi tutte a giugno, ci dovrebbero ancora fornire acqua. D’altra parte va però anche considerato che abbiamo avuto un autunno e un inverno con poca neve e pochi temporali, specie nella parte occidentale della Provincia, e quindi quest’anno abbiamo poche riserve di neve e acqua. Ora ci aspetta un’estate con temperature sopra la media e, in prospettiva, il periodo siccitoso che prosegue da mesi può diventare un problema.

E se la situazione dovesse aggravarsi?
Se la siccità si dovesse prolungare, per i territori sotto Trento il problema diventerebbe ancora più grave. Per questo è molto importante controllare il deflusso dell’Adige nelle stazioni di San Lorenzo (TN) e Boara Pisani (PD). Mantenendo infatti i due livelli rispettivamente sopra gli 80m3/s e 140m3/s di acqua si impedisce il ritorno del cuneo salino dal mare e si garantisce al Veneto l’irrigazione dei campi.

Visto il quadro generale, c’è quindi il rischio di dover dichiarare lo stato d’emergenza anche in Alto Adige?
Potrebbe essere, ma qui un ruolo centrale lo gioca l’Autonomia provinciale che, allo stesso tempo, però ci carica anche di senso di responsabilità.

Prevede la possibilità di veder arrivare un razionamento dell’acqua nell’uso quotidiano?
Dipende cosa si intende per razionamento. Faccio un esempio: se io mi faccio la doccia, l’acqua utilizzata ritornerà nel torrente. Se, invece, la vado ad utilizzare nel settore agricolo, l’acqua viene assorbita, evaporerà e quindi verrà persa.

Parlando proprio di agricoltura: immagina delle possibili limitazioni? Qual è la situazione circa gli invasi presenti sul nostro territorio?
La possibilità che, un domani, a seconda dell’evolversi della problematica venga introdotto un divieto di irrigare durante le ore di sole, è reale. Per questo bisogna anche chiedersi quale tipo di agricoltura ci converrà e quale sia davvero sostenibile in futuro. 
Un tema importante poi è quello dell’irrigazione dei prati: siamo certi sia un’azione necessaria? Una volta non veniva fatta; oggi, certo, aumenta la produzione, ma è da tenere conto anche il consumo dell’acqua.
Gli invasi sono veramente importanti, quelli presenti sono già d’aiuto, ma sicuramente ne dovremo fare altri, ottimizzando – grazie alla tecnologia – il loro utilizzo. Possiamo ancora migliorare molto.

Autore: Andrea Dalla Serra

Edoardo e Martina: in viaggio e sui social

“Viaggiare e ancora viaggiare. Perché viaggiare è vita, ci arricchisce e ci fa conoscere nuove realtà.” È questo l’invito che, Martina Intragnano e Edoardo Maltauro, due ragazzi di Laives di 20 e 21 anni, rivolgono al proprio pubblico, formato – su Instagram – da più di 30 mila persone.

I due ragazzi, condividendo sui social numerose esperienze di viaggio, hanno fatto di una loro passione un loro lavoro. Sembrerà strano ma la decisione di aprire su Instagram un ‘profilo di coppia’ dove condividere paesaggi e posti più o meno famosi, prese vita in piena pandemia, un momento non ottimale per poter viaggiare… “Dopo aver scoperto il nostro amore per l’avventura, durante il periodo Covid abbiamo scelto di caricare sui social alcune foto scattate insieme. Solitamente – raccontano i due viaggiatori – creiamo dei brevi video dove andiamo a spiegare come raggiungere un determinato posto per scattare belle foto e vivere delle esperienze speciali.” La comune passione per la natura ha portato i due giovani non solo a recuperare un contatto con il territorio a loro più vicino – montagne e laghi – ma pure ad esplorare altre regioni d’Italia: “Essendo, noi due, fidanzati, con l’aumentare dell’intensità del nostro rapporto è aumentato anche il desiderio di allargare il nostro ‘raggio d’azione’. Ci piace il viaggio a 360 gradi e crediamo che ogni luogo possieda una propria unicità. Forse, è vero, riusciamo a raccontare meglio la nostra terra, ma siamo entusiasti di poter andare dovunque.”
E sulla possibilità che il mondo dei social diventi il loro unico lavoro a tempo pieno, dicono: “Si potrebbe vivere di questo, se uno lo desidera, con determinazione e l’esperienza acquisita nel tempo, impara a creare contenuti interessanti capendo cosa funziona e cosa no. Il nostro video con più visualizzazioni – ben 1.9 milioni – racchiude parecchi contenuti e, in pochi secondi, mostra 8 panorami dell’Alto Adige assolutamente da ammirare”.

Nonostante la valorizzazione dei luoghi a loro più vicini, che continueranno ad approfondire nei prossimi mesi, Edoardo e Martina hanno avuto alcune occasioni per uscire dall’Italia. “Bucarest, Parigi e Budapest. I contenuti da noi proposti – dicono – variano a seconda del viaggio, dalle inquadrature dei posti più famosi dei tre Stati ai consigli sugli itinerari da fare o da prendere come spunto. Inoltre, a fine agosto, andremo a svolgere il nostro primo viaggio al di fuori dell’Europa: a Bali. Il nostro grande sogno, dopo l’Indonesia, è fare un Safari in Africa, impegnandoci a svolgerlo in modo sostenibile e nel rispetto dell’ambiente.” Un’attenzione, la loro, che mantengono costantemente, evitando eccessivi spostamenti in aereo.
Quelli che, Edoardo e Martina, forniscono attraverso i loro social, però, sono solo consigli e, come tengono a ricordare, non sono paragonabili a un viaggio vissuto in prima persona: “Le emozioni non si vivono attraverso lo schermo di un telefonino. Può sembrare un paradosso, ma la nostra speranza è proprio quella che, guardando i nostri contenuti digitali, le persone spengano il cellulare e si mettano in viaggio.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Un compleanno speciale per Lettera 7

Il giorno sette del mese sette alle ore sette: ha scelto di giocare con una data “palindroma” -ovvero leggibile sia da destra a sinistra che viceversa- l’associazione letteraria “Lettera 7” per festeggiare ovviamente… i sette anni di attività! Un momento storico davvero, che non si poteva certo non celebrare a dovere…

La festa per questo speciale annivaersario si è svolta presso la Sala degli Artisti nel bar Naomi di Salorno. Un bel momento ci convivialità tra l’affiatato gruppo di appassionati e appassionate di letteratura, che non si è mai arreso di fronte alle difficoltà di questi anni. Nonostante la chiusura della sede del Cafè letterario di via Marconi a Laives nel 2020, a causa della crisi pandemica, l’associazione ha infatti continuato ad organizzare appuntamenti culturali in diversi comuni della Bassa atesina. Ricordiamo che Lettera 7 è nata come libera associazione nell’agosto del 2015 a Bolzano, in un caffè in piazza Walter, e raccoglie “letterate e letterati intrepidi, conoscitori e ricercatori di prosa e poesia, tenaci difensori dei libri di carta” da tutta la provincia.
La festa per i sette anni coincide anche con la pubblicazione del volume “Bolzano Nuvole” di Roberto Marino, iniziatore e anima dell’associazione. Così descrive l’autore la sua ultima “creatura”. “Un libro particolare, al quale ho dedicato ventisette mesi di lavoro letterario. Uno sforzo mentale per scrivere delle vicende reali, alcune; ed altre immaginarie, molte… Sostanzialmente, un libro che rappresenta della poesia romanzata, cioè dell’arte poetica vista come stile di vita”.
Nel volume le esperienze personali di Marino si intrecciano ad altre storie di diversi personaggi come il signor Mannè, il passero Sebastian, la signora Nill. Ma si racconta anche di una particolare testimonianza di fede religiosa e delle guerre, in varie parti del mondo,”di quelle guerre delle quali sembra che l’umanità non possa proprio starne senza”, continua Marino.

Autrice: Caterina Longo

Il saltar guardiano dei campi della Bassa

Chi – ahimè – ha superato il mezzo secolo di vita (o, forse, qualche annetto in più), ricorderà bene una figura tanto caratteristica quanto oscura che un tempo si aggirava nelle campagne della Val d’Adige. Da Termeno a Caldaro, da Ora a Laives (ma anche nel Burgraviato e in parte della Venosta), un uomo appartato e silenzioso, temuto da grandi e piccini, spesso avvolto in strani abiti e in un manto di mistero…

Questo misterioso personaggio gironzolava notte e giorno tra piante da frutto e vigne – ovviamente nei mesi in cui i colorati e profumati frutti pendevano dai rami in attesa di essere raccolti o l’uva matura stava per essere vendemmiata. Il periodo canonico della sua attività andava dal 25 luglio (“Jakobi”) o dal 10 agosto (“Lorenzi”) all’11 novembre (“Martini”), quando concludeva il suo mandato e gli veniva elargita la ricompensa.
Quest’uomo (un tempo doveva essere giovane, robusto e, pure, celibe) non parlava con nessuno, compariva all’improvviso e ti fulminava con lo sguardo: se per caso avevi in mano un piccolo frutto o in bocca un misero chicco d’uva, dovevi subirne, quando andava bene, la severa reprimenda. Sì, perché egli era il guardiano dei frutti, il “saltar” o “Saltner”, come veniva chiamato – in nome e per conto dei proprietari dei frutteti (un tempo la comunità o signorotti vari, poi semplici contadini) che lo ingaggiavano.
Dalla notte dei tempi, per così dire, attraverso tutto il medioevo e fino agli anni sessanta del secolo scorso, questo “spaventa-ladruncoli” vivente vigilava sui raccolti in un determinato territorio chiamato saltaria o, in tedesco, “Hut” (dal verbo hüten, che significa custodire, sorvegliare). Ogni maso della “Hut” deteneva un elemento della sua “divisa” assai suggestiva (ricordava vagamente il costume degli indiani d’America), arricchita da piume di uccelli, pelli di scoiattolo, code di volpe, denti di cinghiale.
Il suo armamento tradizionale consisteva in una roncola, un’alabarda e, in tempi più recenti, in una scacciacani.
Ma chi era, dunque, questo saltar o saltaro? Da che cosa gli derivava la sua autorità? Il nome deriva dalla parola latina volgare “saltarius” e questa da “saltus”, che sta per bosco, pascolo, podere. Questa figura amministrativa era presente soprattutto in Lombardia e in Trentino-Alto Adige e un tempo la sua funzione non era semplicemente quella di guardiano dei raccolti, ma anche di guardaboschi. Anche i pascoli erano sottoposti alla sua vigilanza ed egli riconduceva nel proprio ambito gli animali che avevano sconfinato.
Il fatto curioso è che questa figura a metà strada tra un vigile e una guardia forestale fu introdotta nel nostro territorio e nel nostro ordinamento giuridico dai Longobardi. Presso questo popolo germanico, arrivato in Italia nel VI secolo e stabilitosi anche a Trento e nella Bassa Atesina (il confine, assai elastico, tra il ducato longobardo di Trento e i territori dei Baiuvari tagliava in due la valle dell’Adige tra Bronzolo e Laives ma, come detto, pare che i Longobardi fossero arrivati anche nel meranese), i “saltarii”, nominati nella legge di Liutprando, rappresentavano il livello più basso degli ausiliari del giudice: erano insomma una sorta di guardia che sorvegliava il territorio, acciuffava i ladruncoli e li consegnava agli sculdasci (in longobardo skuldheis, comandante ai debiti, in quanto incassava le multe – da cui il tedesco Schultheiß, sindaco) ai regj e ai gastaldi. Arrestava anche gli assassini e i ladri in generale.
Le pene, per costoro, non erano “leggere” come quelle odierne: al primo furto, il ladro veniva condannato a due o tre anni di carcere sotterraneo; se non poteva pagare l’ammenda veniva consegnato al derubato, che era libero di farne quello che voleva.
Al secondo furto veniva tosato, picchiato e marchiato in fronte, al terzo venduto “fuori provincia”. Forse proprio il ricordo di questa severità ha trasformato i saltari dei tempi passati nell’uomo nero per antonomasia del “Gasinde” (termine longobardo poi diventato il tedesco Gesindel, gentaglia) di ogni epoca.

Autore: Reinhard Christanell