I 90 anni del Convitto “Damiano Chiesa”

Inaugurato ufficialmente il 30 aprile 1932 da Emanuele Filiberto duca di Savoia alla presenza della madre di Damiano Chiesa, l’istituto di via Fago ha ospitato per molti anni migliaia di bambini e ragazzi: convittori iscritti alle scuole superiori della città e semiconvittori delle scuole elementari e medie annesse. Dal 2001, anno in cui il Convitto è diventato provinciale, è una moderna istituzione pedagogica che ospita solo convittrici e convittori frequentanti gli istituti secondari di secondo grado di Bolzano, seguiti e supportati nello studio dal personale educativo. Mercoledì 25 maggio si svolgerà la grande festa per il 90esimo compleanno del Convitto.

Mercoledì 25 maggio 2022 alle ore 16 il Convitto “Damiano Chiesa” di Bolzano festeggerà i 90 anni dalla sua istituzione come Convitto nazionale (inaugurato ufficialmente il 30 aprile 1932) e i venti anni di attività come Convitto provinciale (passaggio avvenuto con l’anno scolastico 2001/2002).
I festeggiamenti si terranno presso il Convitto stesso in via Fago con inizio alle ore 16: ad un primo momento ufficiale con i discorsi di rito e i saluti delle istituzioni, seguiranno delle esibizioni musicali di alcune/i ragazze/i dell’istituto e della Banda Mascagni (che da alcuni anni è ospite della struttura per le prove); vi sarà inoltre la possibilità di visitare una mostra di documenti e foto d’epoca; un rinfresco concluderà la giornata in modo conviviale.

LA STORIA DEL CONVITTO
Il Convitto Nazionale “Damiano Chiesa” di Bolzano, istituito con R.D. nel 1931 (come ultimo nato tra i convitti italiani), occupa l’ex “Hotel Regina” (ex “Hotel Sonnenhof”), costituito da due fabbricati con parco, che viene acquistato in aprile per £ 1.050.000, ristrutturato con uno stanziamento di £ 300.000 e dato “in uso gratuito e perpetuo” al Convitto. Intitolato al patriota trentino Damiano Chiesa, l’istituto, con scuole elementari interne, inizia la sua attività già dal 1° ottobre di quell’anno.
La decisione rientra certamente nella politica di italianizzazione dell’Alto Adige allora perseguita ed è voluta dallo stesso Ettore Tolomei. “Il nuovo istituto di educazione ben risponde al duplice fine di agevolare gli studi ai giovani delle terre redente e d’irradiare in esse la nostra cultura e le idealità nazionali”, si disse. Nel 1934 venne edificato un terzo fabbricato al di là della strada con palestra, teatro e cortile.
Negli anni 1943/45, in seguito all’occupazione nazista, il convitto sospende la propria attività didattica e l’edificio, requisito dall’esercito tedesco, viene adibito ad ospedale militare. Terminata la guerra il comando dell’esercito inglese ne fa la propria sede operativa; l’attività didattica riprende il 1° ottobre 1946.
Dopo quasi tre decenni, con il D.P.R. 417/1974 viene finalmente prevista, all’interno dello stato giuridico degli insegnanti, l’istituzione del ruolo provinciale del personale educativo, equiparato giuridicamente ed economicamente al personale docente della scuola elementare.
A partire dagli anni Settanta si registra una diminuzione dei convittori ed un considerevole aumento dei semiconvittori, frequentanti la scuola elementare e la scuola media inferiore interne. La tendenza si inverte dalla seconda metà degli anni Ottanta con il diffondersi del tempo pieno nelle varie scuole di quartiere, che provoca invece una progressiva diminuzione della richiesta di iscrizioni di semiconvittori; dall’anno scolastico 1995/96 vengono così soppresse le due scuole annesse, cosa che comporta ovviamente un rapido calo della richiesta di iscrizione di semiconvittori (scomparsi del tutto dall’anno scolastico 2001/2002), compensato da un progressivo aumento dei convittori frequentanti le scuole superiori cittadine, che arriverà a contare oltre le sessanta presenze. Dall’anno scolastico 1996/97 la scuola elementare di quartiere in lingua italiana ”Antonio Rosmini” occupa l’ala del convitto precedentemente utilizzata dalle scuole annesse, con la possibilità di usufruire della mensa.
Il D.L. 434/1996 sancisce il passaggio alla Provincia Autonoma di Bolzano delle competenze statali sulla scuola, prevedendo all’art.14 anche il passaggio del personale direttivo ed educativo nei modi previsti per il personale insegnante e il trasferimento alla Provincia dei beni mobili e immobili dell’istituto. Nel 1998 viene firmato il primo Contratto collettivo provinciale della scuola, che comprende anche il personale educativo.
La L.P. 9/2001 decreta, a settant’anni dalla sua istituzione, la trasformazione del Convitto “Damiano Chiesa” da “Convitto Nazionale” in “Convitto Provinciale”, che diventa “una struttura convittuale e formativa provinciale destinata a studenti e studentesse frequentanti le scuole secondarie” e concorre altresì “alla realizzazione di attività di formazione in servizio destinate al personale scolastico”.
Dall’anno scolastico 2016/17 l’ospitalità del convitto si allarga anche alle alunne convittrici, che dalle cinque unità del primo anno sono aumentate fino a rappresentare oggi circa la metà degli iscritti.
Infine, dall’anno scolastico 2019/20 all’amministrazione del Convitto provvede l’ITCAT “Delai”.

Alla scoperta dei nomi delle vie del Centro di Bolzano

Quanto conosciamo l’origine dei nomi delle vie cittadine? A Bolzano siamo abituati a passare con una certa naturalezza dalle vie con nomi tipicamente italiani, presenti in pressoché tutti i comuni della penisola – Piazza (Giuseppe) Verdi, via (Giuseppe) Garibaldi, via (Guglielmo) Marconi, via (Francesco) Crispi – alle vie ispirate alla storia locale e ai suoi personaggi.

Tra queste ultime possiamo notare che, anche a Bolzano, come in quasi tutte le città germanofone, abbiamo la nostra Via (Johann Wolfgang von) Goethe, non ultimo in quanto il sommo poeta tedesco soggiornò nell’albergo “zur Sonne” in Piazza Erbe nel settembre del 1786, a pochi metri dalla via a lui intitolata.
è invece indubbiamente più legata alla storia locale la Via Andreas Hofer, dedicata al locandiere della Val Passiria che divenne guerrigliere e guidò le milizie di insorti tirolesi accanto all’Impero austriaco contro francesi e bavaresi ad inizio ‘800, assurto nei decenni e secoli a venire ad eroe nazionale tirolese.
Se escludiamo Piazza Walther von der Vogelweide, dedicata al più significativo poeta di lingua tedesca del Medioevo, del quale c’è una ipotesi che sia nato su territorio sudtirolese, le principali vie e piazze del centro sono legate alla storia cittadina. Così ad esempio Via Portici, il nucleo storico cittadino, simbolo della vocazione commerciale della città che fiorì nel ‘700 grazie al suo Magistrato mercantile, il tribunale commerciale, fortemente voluto dall’Arciduchessa del Tirolo Claudia De’ Medici. A lei è dedicata la via che porta a Castel Mareccio da via Vanga, quest’ultima intitolata alla potente famiglia nobile von Wangen, che con il suo Castel Roncolo rientrava nella sfera d’influenza politica del vescovo di Trento ai tempi della fondazione della città di Bolzano. Ricorda quel tempo anche Piazza del Grano che era il cuore del borgo medievale.
Le vie Conciapelli, Bottai e Argentieri, rimandano alle corporazioni degli artigiani che dal medioevo in poi si svilupparono in città. Stesso discorso per la via dei Carrettai, che solo nel 1901 fu intitolata al Dr. Josef Streiter, che dal 1861 al 1870 fu borgomastro di Bolzano. A lui si deve l’introduzione in città dell’illuminazione stradale a gas, che di per sé non rappresentava una novità assoluta nel 1861, ma che a Bolzano, segnò l’ingresso in una nuova era e offrì al sindaco nazional-liberale l’opportunità di contrapporre la luce, intesa anche come simbolo di libertà e progresso, all’oscurantismo clericale del tempo.
Sempre ad un importante sindaco è intitolata la via che più di altre soffre la vicinanza dell’imponente cantiere del Waltherpark: Julius Perathoner è stato il più longevo ed importante borgomastro di Bolzano – per 27 anni, dal 1895 al 1922 – l’ultimo di lingua tedesca. La sua gestione viene ricordata come “era Perathoner” caratterizzata dalla decisa svolta modernizzatrice che seppe imprimere dopo la perdita dei privilegi mercantili a causa di Napoleone. Egli diede un enorme impulso al turismo e all’urbanistica. Nell’era Perathoner vennero costruite importanti opere pubbliche come il nuovo Municipio, il Museo civico e il Teatro (quest’ultimo distrutto dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale), e realizzati importanti collegamenti fra Bolzano e l’allora località di cura Gries, grazie all’edificazione di nuovi ponti e del tram, e fra Bolzano e i monti circostanti con la costruzione della cremagliera del Renon, della funivia del Colle nel 1908 (la prima al mondo per il trasporto di persone) e la funicolare del Virgolo.

Autore: Till Antonio Mola

I giovani e i quartieri #3

Continuiamo la nostra serie di incontri con i rappresentanti delle diverse circoscrizioni per fare luce sul rapporto tra i giovani e i propri quartieri. Questa volta abbiamo parlato con la vicepresidente di Gries-San Quirino, Cornelia Brugger.

Con i suoi 32 mila abitanti, Gries-San Quirino, è il quartiere più popoloso del capoluogo; tra le altre caratteristiche, inoltre, presenta anche quella di essere una zona abitata e frequentata sia dai cittadini di madrelingua italiana che tedesca. “Il nostro è un quartiere storicamente tedesco e, questo, è visibile ancora oggi anche nel mondo delle associazioni giovanili presenti sul territorio. Ma alcuni punti di aggregazione, come il coworking Drin in Corso Italia, sono frequentati da entrambi i gruppi linguistici e favoriscono senza dubbio l’incontro tra i giovani” spiega Brugger. “Al di là dell’associazionismo, credo sia giusto che i giovani, soprattutto i più grandi, possano trovare un luogo dove frequentarsi autonomamente. Certo, bisogna trovare un accordo tra le esigenze di tutti e, per farlo, serve parlarsi senza mettersi uno contro l’altro. Il consiglio di quartiere può essere il luogo adatto per trovare un compromesso, consentendo lo svolgimento della vita serale ai giovani e garantendo agli abitanti una loro quiete.”
Sempre rivolti ai giovani, ma allargati a tutta la cittadinanza, saranno gli eventi che prenderanno vita durante quest’estate, all’incirca da metà giugno a metà agosto, che vedranno un piccolo furgoncino – dotato di palcoscenico – girare per i diversi quartieri della città proiettando film, proponendo musica live e incontri culturali. “Organizzare manifestazioni all’aria aperta è una cosa importante, assolutamente da potenziare” dice Brugger che, tornando al contrasto fra le esigenze dei giovani e quelle di chi chiede meno rumore nei momenti serali, invita a cogliere un’opportunità: “fare un evento all’aperto, in piazze o in grandi spazi lontano dalla zona più abitata, può essere una soluzione per consentire le feste, minimizzando i disturbi. Ma ci sono altri aspetti da tenere presenti, ovvero la pulizia dei parchi, lo smaltimento dei rifiuti e l’attenzione e la cura verso i luoghi pubblici”. Per Brugger, infatti, serve responsabilità da parte di tutti: “un parco va mantenuto bene e lasciato in buona condizioni per chiunque ne volesse usufruire, specie dopo le feste. Ci si può sempre deresponsabilizzare attribuendo le colpe della sporcizia lasciata in giro agli altri, ma non è l’atteggiamento giusto; bisogna essere educati e rispettosi”.
Sono propro i parchi a rappresentare un potenziale del quartiere, sia in termini ambientali che di aggregazione giovanile. “Parco Ducale, ad esempio, ha ancora grandi potenzialità da sfruttare, una su tutte la possibilità di inserire al suo interno un palcoscenico fisso, pure in questo caso per incentivare l’organizzazione di eventi musicali e culturali. In aggiunta, per le esigenze dei più piccoli – conclude Brugger – è stato ristrutturato il parco Segantini in via Martin Knoller, vicino alla scuola dell’infanzia.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Oakmood e Nasia: due volti artistici

Il giovane Christian Luccarini ci racconta di Oakmood e Nasia — il creativo e il musicista che si nascondono dietro al suo nome e alle sue passioni.

Com’è nata la tua passione per l’arte? 
Ho sempre disegnato, fin in da piccolo. Il mio primo approccio è stato principalmente quello di ricopiare anime (cartoni giapponesi ndr), poi ho portato avanti questa passione provando sempre nuove tecniche. Da tre anni ho iniziato il progetto Oakmood: esprimo idee e concetti che ho sviluppato nel tempo attraverso l’illustrazione. Sono un appassionato di streetart, graffiti e tutte le subculture che ci ruotano attorno. Ho imparato da autodidatta e rubando qua e là tecniche e consigli. Ho fatto di recente qualche corso per pitture murali spray e illustrazione. Dal 6 maggio a COOLtour, in via Sassari 13/b ci sarà anche una mia mostra. E, oltre a questo, mi cimenterò anche nel live painting al Festival Art May Sound del 27 e 28 maggio.

E la tua crescita musicale, invece? 
Anche qui ho iniziato da autodidatta, non riesco a stare in corsi obbligatori, preferisco studiare da solo e buttarmi su quello che mi stimola. Mi definisco principalmente cantante e mi accompagno con la chitarra acustica, compongo e scrivo la mia musica. Mi esibisco a vari eventi, ad esempio, il 30 aprile mi sono esibito all’Indiependence Festival.

Credi che un percorso accademico avrebbe, nel tuo caso, potuto condizionarti dal punto di vista espressivo?
È vero che un’accademia ti da più basi tecniche però secondo me c’è sempre un alto rischio di vedere un po’ condizionata la tua espressività, perché sei costretto a seguire un determinato percorso standard. Quindi sì, il fatto di partire senza grandi riferimenti può essere positivo dal punto di vista espressivo: quello che esce sei tu.

La tua anima musicale e quella artistica si incontrano mai? 
Di mio no, sono due personaggi distinti, sotto quell’aspetto non si sono mai incontrati e non mi interessa unirli, inconsciamente ho sempre voluto tenerli separati.

Sei un artista e un musicista: la spinta che senti per le due è la stessa? Parli delle stesse cose?
Nasia e Oakmood sono molto in linea tra di loro. Attraverso la mia arte esprimo emozioni e sentimenti molto riflessivi, spesso riguardanti periodi negativi più che positivi. è un modo di buttare fuori, esternare sensazioni negative o sentimenti più o meno profondi, che sennò mi terrei dentro.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Finalmente in pensione: un’esperienza di ripartenza

La pensione è uno dei più importanti crocevia della vita e, come spesso accade nei momenti di cambiamento, essere accompagnati può essere d’aiuto. Con il suo progetto pilota, la cooperativa sociale Studio Comune si occupa proprio di sostenere coloro che sono prossimi alla pensione.

“Finalmente in pensione, a questo punto mi ripenso” è un percorso avviato con il contributo dell’Ufficio Anziani e Distretti sociali della Provincia Autonoma di Bolzano e il patrocinio della Libera Università di Bolzano. In vista della prossima edizione, in maggio, abbiamo sentito l’esperienza di Rosina Ruatti, già docente di biologia, che ha partecipato l’anno scorso.

Come Le è sembrato questo percorso? 
Il percorso, la primavera dell’anno scorso, era online, per cui ovviamente l’impatto è stato diverso. Mi ci sono avvicinata per curiosità e devo ammettere che è stato molto interessante, mi ha dato una serie di spunti e ho ragionato e focalizzato meglio la mia situazione, capito quali potessero essere gli aspetti positivi e negativi della pensione. C’è stata una parte di laboratorio in gruppo e poi una sessione individuale con il coach. 
Ho trovato interessante il momento delle attività con il lego. Dovevamo rappresentare delle situazioni con i mattoncini lego, guidati da delle domande, quindi i vari elementi andavano organizzati ogni volta in maniera diversa. È stato stimolante e soprattutto molto interessante vedere la differenza che c’era fra quello che avevamo prodotto noi e quello che avevano fatto gli altri. Ciascuno poi spiegava, e in questo modo venivano spiegate tutte le aspettative, le paure, i punti interrogativi sul proprio futuro. 

Cosa Le è piaciuto di più? 
Proprio questo. È stata la parte che mi ha dato più soddisfazione. Sia perché io stessa sono stata costretta a pensare a quello che avrei vissuto nel giro di pochi mesi, sia perché quello che dicevano gli altri in certi casi andava bene anche per me, in altri invece no. Ho raggiunto un livello di chiarezza e consapevolezza maggiore. 

Mentre la sessione individuale? 
Anche l’incontro con il coach è stato interessante. Mi ha fatto domande sui miei progetti e soprattutto si è molto soffermato su come intendevo realizzarli. Anche in quella occasione sono stata messa di fronte ai miei sogni, alle idee che mi sono fatta rispetto al mio tempo libero.

Pensa Le sia mancato qualcosa? 
Sicuramente sarebbe bello avere un incontro successivo, di feedback, ora che i partecipanti hanno effettivamente vissuto il momento di passaggio. Si potrebbero offrire anche delle ulteriori possibilità, facendo vedere le iniziative che ci sono in città, quali sono le agenzie che offrono la possibilità di svolgere varie attività. Creare, insomma, un collegamento tra la società civile attiva nel volontariato oppure nelle attività culturali, da presentare alle persone prossime alla pensione. 

Ora che è in pensione, come sta? 
Bene, sono molto impegnata, come avevo previsto. Il mio tempo è più mio, quindi me lo gestisco, anche se in un certo senso è una fatica maggiore, perché prima i tempi erano scanditi dal lavoro. È una sensazione di libertà, l’importante è non sprecarla. Bisogna stare un po’ attenti a non impigrirsi. Ma non è il mio caso, per ora. 
Finalmente in pensione è in ripartenza: le prossime date, dopo il passato appuntamento bolzanino,  il 7 maggio (online) e il 10 maggio (Merano).  Per informazioni: info@studiocomune.eu

Autrice: Ana Andros COOLtour

Futura Festival: una residenza spettacolare

Mercoledì 27 aprile 2022 durante una conferenza stampa, Angelo Gennaccaro, Assessore della Giunta Comunale, Stefano Santoro, il direttore dell’Ufficio Giovani e Paolo Grossi, attore teatrante e direttore artistico, hanno lanciato l’apertura del bando per “Futura Festival”.
Futura è una residenza teatrale di cinque giorni al Teatro di Gries di Bolzano che ha lo scopo di dare spazio ai giovani talenti. I ragazzi infatti avranno l’occasione di produrre uno spettacolo con i mezzi e le dotazioni tecniche del teatro e di salire su un vero e proprio palco.
Il bando offre questa possibilità a due gruppi di ragazzi, la prima settimana è infatti prevista da lunedì 26 settembre a sabato 1 ottobre 2022, con lo spettacolo sabato 1 ottobre; mentre il secondo gruppo farà la residenza la settimana successiva, e cioè da lunedì 3 ottobre a sabato 8 ottobre, con la restituzione l’8 ottobre.
Il bando si chiuderà il 27 maggio alle 12 e per presentare la propria candidatura bisogna accedere al sito www.futurafest.it e scrivere una mail con la scheda di partecipazione a futura@comune.bolzano.it. La partecipazione naturalmente è gratuita.
L’augurio è quello di ottenere una risposta propositiva ed entusiasta da parte dei ragazzi.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

Il ciclismo su pista arriva in quartiere

L’attività del gruppo di atleti del Centro Pista di Bolzano è da sempre e letteralmente, un’attività sportiva ‘fuori dal Comune’. Tra le varie discipline, il ciclismo, presenta anche la varietà su pista – praticata all’interno di un velodromo – che a Bolzano, però, è certo tra le meno diffuse. L’Associazione, presieduta da Salvatore Falcomatà, raduna i giovani atleti delle Società ciclistiche dai 12 ai 16 anni, consentendo loro di conoscere questa disciplina praticandola in veri e propri velodromi fuori Regione, una volta a settimana. In quest’ultimo periodo, però, si è fatta strada una valida alternativa: allenarsi anche alla Pista Zero.

Ne abbiamo parlato con Matteo Cagol, studente di Scienze della Formazione che, negli anni, grazie alla propria esperienza agonistica, ha visto diversi velodromi europei e, ora, punta a conciliare il ciclismo con diversi aspetti educativi.

IL VELODROMO MANCANTE
“Il nostro centro pista è caratterizzato dall’assenza di una struttura dove potersi allenare, ci definiamo un gruppo ‘itinerante’. Il problema di fondo è che per arrivare ad un velodromo dobbiamo percorrere circa 100km, questo non facilita sicuramente l’avvicinamento alla disciplina e impedisce un allenamento costante agli atleti” spiega Cagol.
In accordo con la Circoscrizione Don Bosco e il Comune, per la prima volta la Pista Zero è diventata dunque sede di allenamento ciclistico. “In seguito alle vittorie Olimpiche della bolzanina Antonella Bellutti, la Pista Zero è, fin dalla sua creazione, una struttura pensata anche per il ciclismo ma, fino ad ora, nessuno l’aveva mai utilizzata per allenarsi” precisa Cagol.

NON SOLO AGONISMO
Nelle ultime settimane i corridori hanno notato un grande interesse per i propri allenamenti anche da parte dei passanti lungo il marciapiede e la ciclabile appena sopra la struttura: “Soprattutto per i giovani, è importante avere un riferimento vicino a casa e poter vedere altri coetanei che praticano sport. I nostri incontri possono diventare un punto di riferimento, non solo per il quartiere, ma pure per tutti gli interessati”. Ad oggi sono previste due ore alla settimana ma, in futuro, il Centro Pista provvederà a prestabilire alcune giornate di prova rivolte al pubblico.
E sulla qualità della pista, sicuramente non paragonabile ai velodromi tradizionali, Cagol evidenzia: “Personalmente la trovo molto ‘didattica’, ha un manto tenuto bene, ed è una pista corta che consente di imparare velocemente le tecniche per avere un buon controllo della bicicletta – che, ricordiamolo, è sprovvista di freni e cambi – specie mentre si pedala in curva. Ecco perché è importante avere un luogo di questo genere vicino a casa, dove poter provare e riprovare, abituandosi alle peculiarità di questa disciplina. La confidenza con il mezzo e con lo ‘scatto fisso’, la specializzazione nelle diverse fasi delle gare – dalla partenza alle dinamiche di incontro con gli avversari effettuate ad alta velocità – possono essere considerati dei ‘traguardi di competenze’ che uniscono lo sport alla formazione. Un aspetto, quest’ultimo da non sottovalutare. L’avvicinamento al ciclismo – conclude Cagol – possiede un valore in sé a prescindere dalle prestazioni agonistiche.”

Autore: Andrea dalla Serra

Nidi artificiali per uccelli e pipistrelli

Come avviene ormai da anni, anche lo scorso autunno, si è provveduto alla pulizia e al controllo annuale dei circa 1.100 nidi artificiali per uccelli e per chirotteri (“pipistrelli”), installati nei parchi, nei giardini, lungo alcune passeggiate e nel cimitero di Oltrisarco.

Gli ambienti suddetti, coinvolti nell’installazione di dette strutture, fanno parte di tutte le circoscrizioni cittadine, tranne quella di Oltrisarco, cui l’azione era stata a suo tempo proposta ma che, finora, non ha avuto accoglienza.
Ricordiamo che in totale sono stati collocati circa 800 nidi per uccelli e oltre 300 rifugi per chirotteri, con soddisfacenti risultati inerenti alla loro utilizzazione.
Nel parco Petrarca è stato installato il maggior numero di dette strutture per uccelli e per “pipistrelli”. Qui, i primi nidi per piccoli uccelli insettivori, una cinquantina di unità, erano già stati installati, trenta anni fa, quando la giardineria comunale era diretta da Gildo Spagnolli. Dell’installazione di quei nidi – come pure di quella di tutti gli altri con i relativi controlli annuali – me ne ero occupato personalmente.
Nel maggiore parco cittadino, gli uccelli hanno occupato il 96% delle strutture artificiali, occupati per la riproduzione da cinciallegra, cinciarella, cincia mora, rampichino, picchio muratore, passera d’Italia, passera mattugia, codirosso e pigliamosche. In questo territorio vive anche una colonia di pipistrello albolimbato che, all’interno dei rifugi, sverna regolarmente. Altri gruppi di chirotteri del genere Pipistrellus e Nyctalus, pure rilevanti per numero d’individui, occupano i rifugi collocati nella passeggiata Lungo Isarco, nel Parco Ducale, in Piazza Don Bosco e nel cimitero di Oltrisarco.
I “pipistrelli” utilizzano i rifugi artificiali in tutte le stagioni dell’anno. In primavera-estate, per partorire e per allevare la prole; a fine estate-autunno, per accoppiarsi; in autunno-inverno, per svernare, in una sorta di letargia. Le strutture, occupate nelle diverse stagioni, non sempre sono le stesse. Inoltre, femmine e maschi, soprattutto nel periodo in cui è allevata la prole, possono soggiornarvi in gruppi separati o, per i maschi, anche singolarmente.
Le specie, trovate all’interno dei rifugi più frequentemente, comprendono il pipistrello albolimbato e, con minore frequenza, il pipistrello nano, il pipistrello pigmeo e la nottola di Leisler. Quest’ultima specie, migratrice su lunghe distanze – come il pipistrello nano – in prevalenza, occupa le strutture artificiali installate nel cimitero di Oltrisarco.
Finora, i soli mammiferi a utilizzare i nidi e i rifugi artificiali installati a Bolzano, sono i chirotteri e il ghiro. Quest’ultimo, perlopiù e con pochi esemplari, occupa le strutture, nella parte media-alta, della passeggiata del Guncina. Qui, l’utilizzo dei nidi da parte degli uccelli, rispetto a una decina di anni fa, è diminuito. Probabilmente, ciò accade per la presenza di piccole colonie di gatti lungo la passeggiata. Oltre a una più contenuta occupazione delle strutture, sono state rinvenute deposizioni complete abbandonate e intere nidiate con i piccoli morti, segno che uno o entrambi i componenti la coppia genitrice possono essere stati predati. Ciò non accadeva prima della presenza dei felini che, da alcuni studi condotti, costituiscono una costante presenza predatoria, nei parchi e nei giardini pubblici e privati, con una diminuzione della biodiversità selvatica.
Nei vari ambienti cittadini, in totale, le specie ornitiche utilizzatrici dei nidi artificiali, a scopo riproduttivo, sono 12, tra cui cinciallegra, cinciarella, cincia bigia, cincia mora, cincia dal ciuffo, passera d’Italia, passera mattugia, codirosso, rampichino, picchio muratore, torcicollo e pigliamosche.
Le strutture artificiali con il foro d’involo di 45 mm di diametro sono state occupate anche da picchio rosso maggiore e quelle con diametro superiore pure dal picchio verde, ma solo per il pernottamento. Come noto, entrambe le specie sono solite scavare da sé, all’interno di grossi rami e tronchi, le cavità in cui covano le uova e allevano la prole.
In molte aree verdi del comune, l’installazione di nidi artificiali per uccelli ha permesso la comparsa di nuove specie nidificanti, come picchio muratore, rampichino, codirosso, torcicollo, cincia mora, cincia dal ciuffo, cincia bigia e pigliamosche.

Autore: Sergio Abram, naturalista

Un piccolo gesto per prendersi cura del prossimo

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Anche quest’anno, è possibile destinare il 5 e l’8 per mille delle proprie imposte alla Caritas e alla Chiesa cattolica, per sostenere progetti di solidarietà in favore dei più bisognosi e interventi di contrasto alle emergenze in territorio italiano. Anche se per molti è un gesto di poco conto, con la propria dichiarazione dei redditi ci si può prendere cura del prossimo, garantendo servizi gratuiti soprattutto a chi ne ha più bisogno.

Siamo a Sarnes, poco a sud di Bressanone, in Alto Adige. Qui, in una struttura messa a disposizione gratuitamente dalla diocesi, la Caritas altoatesina ha allestito un centro di accoglienza per i profughi che scappano dalla guerra in Ucraina. Si chiama casa San Giorgio, e vi incontriamo Alona con i suoi 3 figli di 16, 12 e 10 anni. Sono arrivati a fine marzo, dopo un mese di viaggi e colpi di fortuna che hanno permesso loro di mettersi in salvo. Il marito di Alona è invece rimasto a Kurakhove, a oltre 2.500 km di distanza, per difendere il proprio paese dagli attacchi russi, “Anche se forse lo avrebbero fatto passare” racconta tristemente Alona, mentre ci consegna la sua storia. Con la famiglia viveva nella provincia del Donetsk, nell’Ucraina orientale, territorio interessato da combattimenti già dal 2014. Sono circa 8 anni che Alona vive nella paura, per sé e per i propri figli, e forse è stata proprio questa a spingerla subito a scappare, quando il 24 febbraio la sorella le comunica per telefono che è scoppiata la guerra. Le cose precipitano velocemente: gli spostamenti vengono ostacolati, è impossibile recarsi a scuola o al lavoro e le città precipitano nel caos. Gli scoppi delle esplosioni diventato la costante, di giorni come di notti insonni. Presa la decisione di partire, non è stato così semplice metterla in pratica: la strada è disseminata di pericoli, Alona affronta con i propri figli un viaggio di centinaia di chilometri in autobus fino a Kramators’k per poi raggiungere in treno Leopoli, dalla parte opposta dell’Ucraina. Da qui riescono a riparare in Ungheria e poi al seguito di altri connazionali raggiungono la Slovacchia, dove fanno la conoscenza di alcuni volontari che offrono un passaggio verso l’Italia, arrivando finalmente a Bolzano. Alona esprime una profonda gratitudine verso tutte le persone che l’hanno aiutata fin qui, e ci tiene a ringraziare l’Italia per aver offerto un posto sicuro a lei e ai propri figli.
Ad accoglierli ci sono stati gli operatori della Caritas e i numerosi volontari da loro coordinati, ma alle spalle di questo intervento ci sono anche i numerosi cittadini che scelgono di sostenere questi progetti, anche solo con una semplice firma. Ognuno infatti, con la propria dichiarazione dei redditi, può decidere di prendersi cura del prossimo, come visto in questo esempio.
Ma la Caritas non è attiva solo per progetti che sostengono i profughi delle guerre: “Con i fondi derivanti dal 5 e dall’8 per mille, quest’anno finanziamo il servizio Hospice della Caritas, la consulenza per debitori, il Centro d’Ascolto, la distribuzione pasti Santa Chiara, così come la Caritas parrocchiale e il volontariato, affinché possano offrire gratuitamente i loro servizi alle persone in difficoltà”, spiegano il vescovo Ivo Muser e il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando per questa importante dimostrazione di umanità.
Ci sono le persone come Claudia, giovane madre di due figli, che durante la pandemia ha perso il proprio lavoro nel settore alberghiero, proprio mentre il marito si è ammalato gravemente. Nel suo caso la famiglia si è trovata di colpo a dover colmare la perdita di reddito con i risparmi, vedendoli ben presto esaurire. Grazie alla consulenza per debitori della Caritas, tuttavia, Claudia ha potuto avere la sicurezza di riuscire a pagare l’affitto e le bollette più urgenti, evitando la possibilità di perdere l’intero appartamento.
Anche Anna è grata per l’aiuto ricevuto dalla Caritas: aveva solamente 13 anni quando al fratello maggiore Elias venne diagnosticato un tumore maligno all’intestino. La notizia improvvisa rende difficile affrontare tanto le fasi dolorose della chemioterapia che annienta le forze del ragazzo, quanto la morte precoce che getta in una profonda depressione la sorella. Anna però, grazie al sostegno costante del servizio Hospice della Caritas, ha trovato una via d’uscita, e oggi con coraggio trasmette questa voglia di reagire portando la propria testimonianza ai giovani nelle scuole.
Oppure Erisa e Drina, due giovanissime sorelle di 19 e 16 anni, giunte a Bolzano dall’Albania con il sogno di studiare e riscattarsi, ma anche con le difficoltà di riuscire a mantenersi, tra affitti costosi e contratti part-time. Come altri, hanno potuto trovare la via verso l’indipendenza grazie al Centro d’Ascolto della Caritas, un servizio che punta a costruire percorsi di “capacitazione” delle persone che vi si rivolgono, valorizzando o riattivando le risorse che queste portano con sé, attraverso una relazione di ascolto e l’elaborazione di progetti individualizzati.
Questi interventi, accanto a servizi più classici, come la distribuzione pasti Santa Chiara e il lavoro delle parrocchie e del volontariato, continuano ad essere possibili anche grazie agli stanziamenti del 5 e 8 per mille alla Caritas e alla Chiesa cattolica.

Con un semplice gesto come la tua firma sulla dichiarazione dei redditi, puoi fare in modo che le persone in difficoltà ricevano un aiuto materiale per i bisogni essenziali come l’alimentazione e l’alloggio, ma anche ascolto, fiducia e sostegno per superare crisi e momenti difficili. Scegliendo la Caritas e la Chiesa cattolica come beneficiari del tuo 5 e 8 per mille, puoi sostenere questi progetti sociali e far parte di coloro che coltivano valori di solidarietà per far crescere l’umanità! L’imposta la paghi comunque, ma a chi questo puoi sceglierlo tu.

Per maggiori informazioni:
Diocesi di Bolzano – Bressanone: www.bz-bx.net/it – tel. 0471 306 300
Caritas Diocesi Bolzano – Bressanone: info@caritas.bz.it – tel. 0471 304 300

Alla ricerca dei pezzi d’arte storici sui muri

Anche a Bolzano come in tutta Italia si trovano le formelle di ceramica delle case INA, realizzate assieme agli edifici tra il 1949 e il 1963, coinvolgendo anche importanti artisti dell’epoca. Si tratta di un’iniziativa che è stata ripresa di recente, attraverso un archivio fotografico storico e una nuovo proposta per gli artisti, anche locali. Vediamo insieme i dettagli di questa interessante iniziativa

Passeggiando per le vie bolzanine, recandosi presso parenti e amici o guardando distrattamente dal finestrino del bus, a molti sarà capitato di imbattersi in una targhetta Ina Casa.
Queste formelle in ceramica sono circa 40.000 sparse in tutta Italia, poste all’ingresso o nel punto principale dell’edificio dove risiedono in maniera armonica con l’architettura circostante.
Innanzitutto per Ina Casa (Istituto Nazionale Assicurazioni) si intende il piano di intervento ideato tra il 1949 e il 1963 dal ministro Fanfani riguardo la realizzazione dell’edilizia residenziale pubblica sull’intero territorio nazionale. Alcuni degli intenti erano la costruzione delle cosiddette case popolari, un progetto di edilizia agevolata per le famiglie a basso reddito, per far fronte alla povertà socio-abitativa e agevolare la ripresa economica dall’immediato Dopoguerra, proponendo opportunità lavorative e soprattutto abitative. Dal punto di vista architettonico le Ina Casa furono campo di sperimentazione per le teorie neorealiste, basate sulla coerenza compositiva dei materiali, il ruolo sociologico e psicologico dell’ambiente circostante, dettagli architettonici da tenere in considerazione. Riguardo alle ceramiche, il filo rosso è la tematica della casa come luogo felice, luogo nel quale tornare e trovare armonia. Per la loro realizzazione furono indetti bandi che prevedono la partecipazione di numerosi artisti in linea con i movimenti artistici del Novecento, tra i quali compaiono anche Alberto Burri, Duilio Cambellotti, Pietro De Laurentiis, Wladimiro Tulli.
Oggi Ina Casa torna oggetto di ricerca, di innovazione e di sperimentazione grazie ad alcune idee giovani e soprattutto grazie alla comunicazione trasversale dei social. È di due architetti con base a Firenze la bellissima idea di creare un archivio fotografico delle ceramiche in questione. Giulia Canale e Francesco Pascale hanno aperto il canale Instagram ceramicheinacasa con lo scopo di innescare un progetto partecipativo e realizzare un museo digitale diffuso. Chiunque di noi può inviare una fotografia della ceramica rinvenuta al loro canale.
Inoltre l’associazione Defloyd con sede ad Ascoli Piceno indice il bando “Home is the place to be” con scadenza proprio il 21 aprile, ispirandosi alle ceramiche ma volendo indagare su proposte grafiche contemporanee. Tema principale la casa intesa come focolare domestico, rifugio e protezione, dimensione intima e al contempo centro di una comunità.
Invitiamo dunque tutti gli artisti locali a partecipare al progetto e invitiamo anche ognuno di voi a inviare alla pagina Instagram ceramicheinacasa le foto delle formelle di ceramica che incontrerete sulla vostra strada camminando per Bolzano (ve lo sveliamo: ce ne sono parecchie). Volendo anche noi, come redazione, scoprire con voi la nostra città, vi invitiamo inoltre a inviare le foto di queste formelle di ceramica anche a noi a redazione@quimedia.it.

Autrice: Joana Preza COOLtour