Comuni: ancora poche le Consulte Giovani

È solo una la Consulta Giovani comunale attiva nel territorio altoatesino. Si tratta di quella del Comune di Merano, presieduta dall’estate del 2019 da Marzia Bertolini che, martedì 24 gennaio, insieme ai colleghi ha presentato il nuovo Regolamento in Consiglio comunale. “Il fatto che il capoluogo di Provincia non abbia una propria Consulta Giovani, che è un prezioso organo consultivo, evidenzia una questione critica, un problema” sottolinea Bertolini. Quella di Merano, insomma, si impegna ad essere un punto di riferimento per i politici a cui spetta il compito di prendere decisioni che inevitabilmente andranno a incidere sulla vita della cittadinanza, in questo caso: dei più giovani. “La Consulta Giovani di Merano può essere una realtà da prendere come esempio per città come Bolzano e Laives. Specie dopo il covid, non si ha più molta voglia di mettersi in gioco; speriamo che, anche nel nostro caso, in vista delle prossime elezioni ci sia qualcuno che prenda in mano la situazione e partecipi attivamente alla vita politica meranese” spiega Bertolini. Le attività dei giovani spaziano dalla sensibilizzazione ambientale alla partecipazione democratica. “Recentemente abbiamo dedicato una giornata alla raccolta di tutti i sacchetti dell’immondizia lasciati vicino alle campane, per poi svuotarli e differenziare noi i rifiuti. Volevamo richiamare l’attenzione su quel tema. Ma abbiamo anche trasmesso alle scuole del burgaviato un video finalizzato a invitare i giovani ad andare a votare e farlo consapevolmente, combattendo l’astensionismo”. Una proposta portata avanti fin dall’inizio, per Bertolini, è stata quella di avere un’aula studio dedicata agli universitari e non solo, che ha trovato la propria realizzazione al Coworking della Memoria di Via Ugo Foscolo.

Se nel Comune di Bolzano, è vero, manca l’organo consultivo formato dai giovani, è da mettere in evidenza la presenza delle Consulte Giovani della Provincia e delle Consulte Provinciali degli Studenti e delle Studentesse (CPS), divise per i tre gruppi linguistici. Da qui la domanda: sarebbe interessante avere un organo riservato interamente alla categoria dei giovani del Comune di Bolzano? “Non vedo perché non fondarne uno, garantendo un focus solo sul singolo Comune, in modo da evitare di confondere le esigenze locali con quelle Provinciali”, spiega Matteo Azzolini Poggioli, Presidente della CPS in lingua italiana. “Recentemente ci siamo fatti carico anche di tematiche generiche, non esclusive degli studenti, come ad esempio la proposta di istituire un abbonamento ai trasporti unico per tutta la Regione, formulata insieme ai colleghi di lingua tedesca, ladina e ai trentini. Forse, questo, è un tema più da Consulta Giovani che nostro, anche se chiaramente andrebbe ad incidere sulla vita di tutti gli studenti”.

Non ci sono dubbi: i protagonisti del mondo della rappresentanza giovanile e studentesca sono concordi nell’affermare che la costituzione di nuove Consulte Giovani dei singoli Comuni sia importante e porti con sé numerose opportunità.

Autore: Andrea Dalla Serra

A Malles brillano le stelle dello Yoseikan

Il Nordovest della provincia cala gli assi e stravince la coppa per la maggior partecipazione al Torneo d’inverno di Yoseikan Budo, andato in scena nella palestra dell’Istituto superiore per gli sport invernali di Malles. Con una massiccia presenza gli atleti di Silandro, Lana e Merano hanno conquistato rispettivamente il primo, il secondo ed il terzo gradino del podio nella classifica generale.

Quella andata in scena nella fucina altoatesina delle promesse delle discipline olimpiche invernali è stata una grande festa dello sport e del fair play, come sempre si conviene ad un torneo di arti marziali. 

Quasi duecento gli atleti si sono ritrovati sui tatami, per un totale di oltre venticinque associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco alla Bassa Atesina, da Bolzano alla Valle Aurina, suddivisi in categorie dagli under 8 -28 chili agli under 18 -80 chili. A fare la parte del leone, anche per un discorso logistico, sono stati i padroni di casa, i budoka che vivono e si allenano nei pressi della cittadina di Malles.  Ed è così che l’Asc Silandro ha conquistato la bellezza di cinque ori, tre argenti e tre bronzi, l’Asv Lana sette ori , sei argenti e sette bronzi, e l’Sc Merano ha portato a casa otto ori e tre argenti. Ottima la prestazione di chi ha il dojo a un passo da dove si è svolto il torneo: pur non conquistando nessun titolo iridato, l’Asv Mals ha fatto incetta di argenti (ben sei) e di bronzi (altri sei). Fra le tante squadre meritevoli, c’è da segnalare il gruppo della Val Pusteria: ottime le prestazioni dei brunicensi, che oltre ad un oro hanno conquistato sei argenti e tre bronzi, del Campo Tures con due ori, tre argenti e due bronzi, dell’Ssv Pfalzen (due ori e quattro argenti) e del Villabassa: l’ Asv Niederdorf è salito sul podio con ben quattro ori, quattro argenti e sei bronzi.

Sorprese anche dal sud della provincia : due ori per l’ Asv Yoseikan Budo & Fitness Heide Auer (Ora), due ori per l’Appiano, un oro, un argento e un bronzo per il Caldaro.  

A ranghi ridotti gli atleti dell’Ssv Brixen, che si sono presentati sul tatami in due, ma hanno comunque conquistato un argento ed un bronzo, e dal Bolzano, che ha portato a casa un argento e un bronzo.

Ora è per tutti tempo di tornare ad allenarsi in vista del prossimo torneo, il torneo Dolomiti che si svolgerà a Nova Ponente il 19 febbraio.

Giocando con la fantasia

Personaggio eclettico, Benno Simma è conosciuto in città per i suoi molteplici interessi che spaziano dalla musica (suonata), alla pittura e all’illustrazione. Negli anni è stato architetto e docente di design presso diverse università. A Bolzano ha diretto, dal 1997 al 2003, l’Accademia di Design, l’ente precursore di quella che con l’Università di Bolzano sarebbe divenuta la Facoltà di Design e Arti. Nel 2005 si è trasferito per quattro anni a Roma dove ha diretto lo IED, l’Istituto Europeo di Design. Benno Simma ha da poco trasferito il suo quartier generale dal Kampill Center della zona Siberia, in via Cesare Battisti, dove ha creato il suo nuovo atelier. 

È obiettivamente difficile tracciare una scheda su di te, sul percorso che ti ha portato ad essere quello che sei oggi. 

Sono nato nel 1948, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quindi con alcuni elementi tipici della guerra ancora da qualche parte nella testa. 
Ho studiato architettura all’Università IUAV di Venezia, però dopo il diploma mi sono dedicato ad altri mestieri. Dopo l’università ho fatto il sindacalista dei chimici alla UIL, una esperienza che per me è stata molto positiva, perché in qualche modo ho imparato a parlare di problemi di lavoro davanti a tanta gente e a prendermene cura. Però dovevo cominciare anche a fare qualcosa che avesse una affinità con gli studi, ed ho intrapreso la carriera di architetto. Ho aperto uno studio, con un socio, ma ho presto notato che l’attività creativa è condizionata tantissimo da fattori esterni: il comune, la concessione edilizia, la burocrazia. Mi sentivo estremamente a disagio, e così ho deciso di cambiare settore, una cosa che ho fatto spesso. È come entrare in una casa disabitata. Hai la possibilità di percorrere un corridoio e dare uno sguardo dentro alle stanze. Entri, ne esplori una, ma poi prosegui ed esplori quelle successive. In fondo è questo il bello, puoi percorrere un corridoio ed aprire tante stanze, finché ce la fai.
Dopo l’esperienza come architetto, mi sono appassionato alla grafica. Parallelamente a queste attività ho sempre curato la musica, a livello amatoriale. Una delle mie prime esperienze musicali l’ho avuta nel Nuovo Canzoniere Veneto nel quale mi occupavo di canzoni popolari. Poi, in una fase più politica, ho cominciato a scrivere canzoni e a musicarle e alla fine sono approdato al jazz. Ho conosciuto Michl Lösch e Helga Plankensteiner. Loro mi hanno spiegato cosa è il jazz. Da lì a breve ho conosciuto Paolo Fresu, con cui ho cominciato a collaborare, realizzando diverse copertine per la sua etichetta discografica, la Tuk Music.

Parliamo di luoghi: ora hai un piccolo atelier in via Cesare Battisti, prima eri in uno spazio più grande al Kampill Center.

Il Kampill Center era un po’ fuori mano, oltre che essere nella zona comunemente chiamata Siberia: una zona della città particolarmente fredda, anche dal punto di vista dei rapporti sociali. Lì non ci andava nessuno se non per lavorare. Visto che c’era il parcheggio sul tetto, capitava di invitare altri musicisti a suonare in un orario in cui non si disturbava nessuno: gli uffici erano chiusi e anche la radio presente nel palazzo aveva terminato la programmazione in diretta.
Adesso sono approdato qui in Via Cesare Battisti: sto lavorando da vecchio pensionato seguendo le mie passioni, che ruotano intorno al disegno, al dipingere. Chi vuole venire a trovarmi mi trova in questo bugigattolo contornato dai miei quadri.

Parlaci della pittura…

Se uno ha troppa abitudine a seguire tutti i suoi interessi, tutte le sue passioni, finisce per fare tante cose, con il rischio di farle un po’ superficialmente. In passato è successo anche a me. Ma ora mi trovo più concentrato su di una cosa sola e devo dire che ne traggo più piacere. Così mi perfeziono: se mi viene in mente un’idea, cerco di inseguirla e poi di realizzarla. Con più caparbietà di una volta. Un tempo l’atteggiamento era più giocoso.

Sei architetto, designer, musicista, cantante, autore di canzoni, artista visivo. Qual è il filo conduttore tra le diverse identità creative?

Il filo conduttore è il gioco, la voglia di giocare con fantasia, nelle diverse combinazioni. Ognuno ha nella propria testa un archivio di immagini, di suoni, di oggetti che cerca di combinare, almeno nel gioco. Adesso sono arrivato in questa fase.

Hai una spiegazione del perché tu sia approdato al visivo, almeno prevalentemente?

Il visivo per me è legato all’esperienza manuale, anche se il disegno o il dipingere in realtà ne è solo una parte; ma è un’attività manuale che parte dal cervello/pensiero ed approda nel gesto, nel braccio. In fondo è artigianato, la si può vedere anche così…

Hai sempre vissuto a contatto con diverse culture. Come vedi la Bolzano del futuro?

In generale il Sudtirolo per me è un’idea o una configurazione di idee. Alla fine il Sudtirolo è come la gente lo vuole e lo vive. C’è una differenza tra quella che è la realtà dei fatti, e come qualcuno immagina che debba essere. Io ormai con gli anni sono approdato ad un realismo terra-terra. Per me il Sudtirolo è sopravvalutato. Seguirei di più il modo quotidiano con cui la gente vive questa terra. Un modo non poi tanto problematico.
Io ormai conosco tantissimi che parlano sia il tedesco che l’italiano. Quindi sinceramente chi vuole vive in pieno il Sudtirolo, e chi non vuole, lo vive solo parzialmente, guardandolo dalla lente o italiana o tedesca o ladina, anche se però ha sempre bisogno di tre lenti. in ogni caso io ci vivo bene.

Hai una visione molto distaccata ed ironica della realtà. Pensi che la politica e la cultura in provincia di Bolzano necessitino di maggiore umorismo, ironia, satira? 

Si, sicuramente. Molto di più. L’ironia e la satira ti danno la distanza. In tedesco esiste un termine, Nabelschau, il guardarsi l’ombelico, che è la caratteristica fondamentale nel Sudtirolo, un po’ di tutti i gruppi linguistici. La satira ti permette di avere un punto di osservazione delle cose più distanziato.

Autore: Till Antonio Mola

Il campionato di basket 3×3 Ballin’3 sbarca a Bolzano

Chi non sa rinunciare allo streetball nemmeno in inverno, adesso avrà una possibilità in più per saziare la sua passione. Ovvero il “3 contro 3” che da Trento, dove è nato, si sta allargando ad altre province di Italia e da febbraio arriverà anche nel capoluogo altoatesino.  

Lo streetball è libertà e divertimento, passione per lo sport e amicizia, tutto nel segno della palla a spicchi e della cultura del campetto. Nel basket praticato all’aperto si ritrovano sia leggende locali, con anni di esperienza agonistica alle spalle, sia coloro che non hanno mai partecipato a competizioni agonistiche ma che i trucchi del mestiere li hanno appresi a forza di sudare sotto al sole. A Bolzano, in particolare il campetto di via Roen è teatro delle sfide più incandescenti; da primavera agli inizi di autunno, vi si ritrovano decine di appassionati di ogni età e provenienza geografica.

Adesso però sarà possibile prolungare queste sfide anche nelle stagioni più fredde, quando diventa più difficile giocare a streetball per ovvie ragioni legate alle temperature, alle condizioni del suolo e alla luce del giorno. Arriveranno infatti a Bolzano due stagioni del torneo “Ballin’3”: una invernale a partire dal 2 febbraio e una primaverile a partire dal 13 aprile.

Ballin’3 è un format nato a Trento e che, oltre al capoluogo altoatesino, verrà ora replicato anche in Campania, con due edizioni che partiranno nelle palestre di Napoli. Si tratta di un impegno singolo infrasettimanale serale per otto settimane: due ore nelle quali un sistema informatico crea un calendario e si giocano tante mini-partite e dove, nella serata finale, grazie alle “Finals” si sancisce un vincitore. A portarlo nel capoluogo altoatesino saranno i tre ideatori del progetto, i cugini Alessandro, Gianluca e Andrea Consoli, assieme agli allenatori bolzanini Matteo Marabotti e Luca Vannuccini, che vestiranno i ruoli di referenti territoriali del progetto. 

Alessandro, presidente dell’associazione “Ballin’3”, ci spiega la genesi e le motivazioni che sostengono questa bella iniziativa culturale e sportiva. “Io e mio cugino Gianluca abbiamo creato questo nuovo concept ormai cinque anni fa perché volevamo continuare a giocare a basket con l’entusiasmo che ci ha sempre accompagnato, in un periodo dove per noi era impossibile farlo in maniera tradizionale. Avere il vincolo di farlo in un campionato classico tra numerosi allenamenti, partite e trasferte, era diventato inconciliabile con gli impegni familiari, di studio e di lavoro che noi tre tutt’ora abbiamo. Con questa formula diventa tutto più gestibile per tutti quelli che vogliono ancora giocare a basket in un contesto più informale e meno vincolante a livello di tempo,” spiega Consoli. 

Le partite si svolgeranno ogni giovedì sera nella palestra delle scuole elementari Francesco E. Chini ai Piani. Ci si può iscrivere come squadra oppure come singolo atleta, anche a stagione in corso. Il torneo è aperto cestisti e cestiste, senza differenza di genere. Per info e iscrizioni: ballin3leagues.it

Autore: Nilo Ruggeri

Dal Politecnico di Milano al MIT di Boston

L’avevamo già intervistato nel dicembre del 2020, quando, dottorando in Information Technology al Politecnico di Milano, stava lavorando a Emoty: un’intelligenza artificiale che potesse favorire l’inclusione di persone con disturbi del neurosviluppo. Due anni dopo, ritroviamo Fabio Catania negli Stati Uniti, al prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove sta proseguendo la sua ricerca con un nuovo progetto, a proposito del quale gli abbiamo fatto qualche domanda.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Durante il dottorato ho iniziato a occuparmi dei cosiddetti “agenti vocali”, ovvero intelligenze artificiali che supportino, a livello conversazionale, le persone con disturbi del neurosviluppo e i loro terapeuti. Questo lavoro mi ha fatto appassionare di analisi della voce, ovvero di tutto ciò che riguarda i suoni che emettiamo quando parliamo, al di là del contenuto di ciò che diciamo. Concluso il dottorato, sono stato preso come Postdoctoral Researcher al MIT di Boston. Il progetto a cui sto lavorando qui riguarda l’autismo non verbale, una forma di autismo per la quale le persone non producono frasi o parole, ma solo vocalizzazioni che potrebbero sembrare prive di contenuto. In realtà, però, i famigliari e i terapeuti, col tempo, riescono a comprendere il significato di queste vocalizzazioni; quello che stiamo facendo noi, perciò, è analizzarle nel tentativo di capire cosa le caratterizza per provare a realizzare una sorta di traduttore digitale. 

Com’è stato trasferirsi negli Stati Uniti?

Dal punto di vista lavorativo, un’esperienza incredibile. Purtroppo, le Università e i laboratori di ricerca in Italia non hanno a disposizione i budget che hanno negli Stati Uniti, e questo implica un’enorme differenza in termini di infrastrutture, strumentazioni e, in generale, di possibilità. Basti pensare che qui i ricercatori fanno solo i ricercatori: non devono preoccuparsi anche di altre questioni, come per esempio pensare a progetti per riuscire a vincere i fondi necessari per fare ricerca.

E al di là del lavoro?

Anche se ormai sono a Boston da diversi mesi, mi sembra ancora tutto nuovo. Benché abbia vissuto sia in Germania che in Spagna, non avevo mai avuto la sensazione così chiara di non essere in Italia. La prima cosa che noti, quando arrivi qui, è che è tutto gigantesco: il latte lo compri in taniche da più di tre litri, e poi ti trovi a cercare su Google ricette che ti permettano di usarlo prima che vada a male. Se vogliamo restare in tema colazione, lo stesso vale per i cereali: li vendono in confezioni così grandi che non ci stanno nella dispensa. A parte il cibo, le cose che mi hanno fatto sentire più spaesato finora sono le festività e gli orari. Per quanto riguarda le prime, non conoscendole, mi è capitato di venire in ufficio per poi scoprire che era un giorno di festa nazionale – immagina uno che va al lavoro a Natale perché non sa che è Natale: è piuttosto divertente. A proposito degli orari, invece, se vai in discoteca al massimo all’una spengono tutto, e non è raro cenare alle cinque e mezza o alle sei. È vero che anche in Alto Adige si mangia presto, ma la mia famiglia ha pur sempre origini calabresi (ride, ndr). 

È arrivato il momento della classica domanda: cosa pensi di fare in futuro?

Il mio contratto qui dura un anno, anche se spero (e pare sia così) che ci sia la possibilità di restare di più. Tuttavia, mi piacerebbe tornare in Italia, un giorno. Essere al MIT è davvero un onore, la selezione all’ingresso è durissima e non mi sono ancora abituato a incrociare in mensa premi Nobel o a chiacchierare con colleghi che stanno lavorando con Noam Chomsky, ma non posso fingere di non sentire la lontananza dalla mia famiglia e dai miei amici.  

Autore: Alex Piovan COOLtour

Misha Seifert: i giovani portano in scena
il processo al “boia del Lager di Bolzano”

Anpi, ControTempoTeatro, La Strada-der Weg e il Centro per la Pace hanno lavorato assieme per accompagnare un gruppo di giovani che porteranno in scena una rielaborazione teatrale inedita del processo a Misha Seifert. Lettura degli atti originali, incontro con testimonianze e analisi di particolari fonti tematiche: questo l’iter di preparazione alla messa in scena che avverrà presso il Teatro di Gries alle 20.30 del 27 gennaio, Giornata della Memoria. Abbiamo intervistato Flora Sarrubbo e Diletta La Rosa, attrici e preparatrici teatrali di ControTempoTeatro, che hanno lavorato in maniera intensiva con i giovani per la realizzazione dello spettacolo da fine ottobre dell’anno scorso.

Come nasce l’idea di fare uno spettacolo su Misha Seifert, conosciuto come “il boia del Lager di Bolzano”? 

Flora Sarrubbo – Lo spettacolo nasce da un’idea di Guido Margheri, presidente dell’ANPI di Bolzano, che si è confrontato con noi di ControTempoTeatro. Ritenendo necessario riprendere in mano gli atti del processo a Michael Seifert, abbiamo così pensato ad un lavoro di teatro-documento, una drammaturgia inedita per restituire una pagina di storia importante per la nostra città e non solo. Il progetto si sviluppa in due fasi; la prima fase è la realizzazione di un primo studio dal titolo “Lui. Uno di loro”, che andrà in scena il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria, e che vedrà in scena un gruppo misto di attori professionisti e non, e di ragazzi tra i 15 e i 20 anni, grazie alla collaborazione con COOLtour La Strada – der Weg. La seconda fase del progetto invece vede coinvolto sempre ControTempoTeatro in una coproduzione con il Theater in der Altstadt di Merano per la realizzazione di uno spettacolo inedito e bilingue dal titolo L’Armadio/der Schrank. 

Come è stato strutturato il lavoro con i ragazzi? 

Diletta La Rosa – Il gruppo di ragazzi protagonisti dello spettacolo “Lui. Uno di loro” è un gruppo di giovani, con il quale avevo già lavorato in precedenza nel progetto Inchiostrovivo, realizzato da COOLtour. Considerato il loro entusiasmo, il loro impegno, passione e talento da coltivare, e il loro desiderio di continuare un percorso teatrale, abbiamo deciso di coinvolgerli in questa nuova avventura. Ci ha fatto poi pensare la loro età e abbiamo trovato importante che fossero proprio loro -giovani, la nuova generazione- a dare voce a quelle donne e a quelli uomini adulti all’epoca del processo, che nel Lager avevano la stessa loro età. 
Flora Sarrubbo – Diletta ed io abbiamo lavorato a lungo sui materiali del processo, scegliendo le parti da includere all’interno della drammaturgia e i personaggi chiave dell’istruttoria. Le parole utilizzate sono esclusivamente tratte dalle testimonianze, mentre un lavoro di riscrittura è stato necessario nelle coralità e nel linguaggio simbolico, che è stato così affiancato al realismo del processo stesso. 

Quale esigenza c’è ancora di occuparsi di “memoria”?

Flora Sarrubbo – La memoria deve uscire dalla pagina scritta, dalle commemorazioni e dalla retorica del passato. Per questo il teatro è ancora uno spazio importante per sperimentare linguaggi, che rendano la memoria e la storia saperi trasmissibili e che creino le condizioni perché la storia si manifesti e possa ancora essere oggetto di critica, riflessione e di indagine. In questa esperienza è stato fondamentale che tutto ciò sia avvenuto già in fase preparatoria dello spettacolo e che sia stato vissuto da un gruppo di ragazzi che si è unito proprio per questo scopo di valorizzare la memoria.

Autori: Redazione COOLtour

“Orari troppo limitati per noi universitari”

Non è la prima volta che gli studenti si lamentano. Le aperture delle biblioteche a Bolzano non vengono incontro alle esigenze dei numerosi studenti che, anche durante le vacanze invernali e il periodo estivo, necessitano di orari d’apertura adeguati per poter preparare le lore sessioni d’esame in un ambiente che promuove la concentrazione.

Per gli studenti universitari bolzanini, quello tra la fine di dicembre e gli inizi di gennaio è stato un periodo tutt’altro che semplice, caratterizzato principalmente dalla chiusura temporanea della Biblioteca dell’Università di Bolzano. In vista della sessione d’esami invernale, infatti, sono molti gli studenti che necessitavano di un luogo dove studiare. Alcuni hanno trovato posto alla Biblioteca Tessmann, altri sono rimasti fuori. In questa circostanza, causata dalla chiusura di Unibz, alcuni studenti hanno visto nelle biblioteche comunali uno spazio dove potersi recare a studiare. Ma anche in questo caso sono sorte alcune problematiche legate in particolare agli orari d’apertura. Insomma, la Città di Bolzano sembra non voler neppure tentare di scalare la classifica nazionale per la qualità di vita dei giovani, che la vede solo al 61° posto.

Tra le biblioteche frequentate dagli studenti c’è la Firmian, dove troviamo Nicole Tomas, studentessa di medicina a Salisburgo, e Sofia Moratti, di scienze politiche internazionali all’Aja. “Vista la chiusura di Unibz e i pochi posti liberi alla Tessmann, abbiamo optato per questa biblioteca, un posto comodo. L’unica grande pecca è legata agli orari d’apertura, che forse sarebbe meglio prolungare visto che il pomeriggio vanno solo dalle 15 alle 18”, dicono le due studentesse bolzanine. E sulla chiusura di Unibz, Sofia Moratti ha concluso: “È l’ennesima dimostrazione che Bolzano non è proprio alla portata di giovani e studenti”.

“Bibioteche di quartiere, non di studio”

Che nella biblioteca Firmian l’affluenza durante il periodo natalizio sia stata alta, ce lo conferma la bibliotecaria Claudia Scarmagnan: “Abbiamo avuto dai 90 ai 120 accessi giornalieri. Per quanto riguarda il II° piano – quello arredato con tavoli e sedie – ci sono sempre state circa una ventina di persone, tra studenti e lettori dei giornali”. Quella del quartiere Firmian, però, come tiene a precisare Scamagnan: “Non è una biblioteca di studio, ma di quartiere. Qui convivono più presenze: dagli anziani alle famiglie”.

Sulla stessa linea anche Ermanno Filippi, Dirigente dell’Ufficio Biblioteche del Comune, che evidenzia l’apertura più larga della Civica (da lunedì a sabato, dalle 8 alle 19.45).

Una scelta politica

La questione se prolungare o meno l’apertura delle altre biblioteche comunali – consentendo così in futuro agli studenti di accedervi per studiare, anche nel caso Unibz dovesse chiudere nuovamente le porte della propria biblioteca – sembra essere più di natura politica che tecnica/burocratica. Dunque, abbiamo parlato con l’Assessora comunale Chiara Rabini; queste le sue parole. “Le biblioteche comunali hanno uno stretto rapporto con il quartiere e, al di là dello studio, devono essere un luogo di incontro; su questo si sta sicuramente ragionando. Al momento, però, non risulta essere stata fatta alcuna richiesta da parte del quartiere di prolungare l’orario. Non escludo però che, sentita l’Università, si potranno fare future collaborazioni nel momento in cui la biblioteca di Unibz dovesse chiudere per un periodo specifico”.

Insomma, agli studenti universitari bolzanini conviene preparare gli esami nelle proprie camerette; o almeno questo è quello che sembra aver consigliato la Città di Bolzano a cavallo tra il vecchio e nuovo anno.

Autore: Andrea Dalla Serra

Pattinando sul nuovo ghiaccio di Pista Zero

Ghiaccio finto per salvare la Pista Zero situata nel quartiere Don Bosco. È così che il comune ha deciso di operare: i costi di mantenimento del ghiaccio tradizionale sono arrivati alle stelle, ma grazie a questo nuovo materiale proveniente dalla Spagna la Pista Zero è salva. 

Il ghiaccio sintetico viene già utilizzato dai giocatori della lega NHL per gli allenamenti durante il periodo estivo e non ha particolari costi di manutenzione, basta trattarlo un paio di volte alla settimana con un liquido speciale, non ha bisogno di energia e nemmeno di temperature fredde.

Le prestazioni ovviamente non sono le stesse del ghiaccio naturale: se il ghiaccio naturale ha una scivolabilità del 100% appena tirato per poi andare a degradarsi con l’uso, il ghiaccio sintetico invece ha una scivolabilità del 90% costante ma offre la possibilità di poterlo utilizzare in tutte le stagioni dell’anno.

Tanti i giovani e gli adulti che hanno già provato a pattinare su questa nuova superficie: i pareri sono diversi e contrastanti, tra i puristi e coloro che si divertono anche sul ghiaccio finto.

Niccolò Dametto di COOLtour ha fatto questi scatti in un pomeriggio di gennaio, diverse le coppie e le famiglie che si sono trovate a pattinare assieme.

Autori: COOLtour

Gli universitari protagonisti

Sono quasi settant’anni che l’associazione degli studenti universitari altoatesini sh.asus fornisce supporto ai giovani che dalla provincia di Bolzano si muovono per completare il loro ciclo di studi negli atenei di mezzo mondo. Da qualche tempo sh.asus si occupa anche degli studenti della Libera Università di Bolzano. Di questo e altro ne abbiamo parlato con la nuova presidente dell’associazione Ariane Benedikter.

// Di Luca Sticcotti

Com’è noto la provincia di Bolzano solo di recente si è dotata di un’università, ma in realtà per diversi decenni la storia degli universitari altoatesini è stata esclusivamente una vita da “fuori sede”. Per sostenerli e rappresentarli fin dal 1955 è attiva la sh.asus, un’associazione  dotata anche di alcune sedi nelle mete universitarie più gettonate, nel passato e nel presente, come Bologna, Innsbruck, Trento, Vienna… 
Negli ultimi anni sh.asus si spesa molto anche per rilanciare il ruolo dei giovani, universitari e non solo, mettendosi in luce con una serie di prese di posizione significative che hanno fornito stimoli importanti alla nostra politica, a volte un po’ ingessata e poco coraggiosa. 

L’INTERVISTA

Appena eletta presidente di sh.asus hai detto che le idee progressiste e la partecipazione hanno un ruolo fondamentale nella rappresentanza studentesca. Ci spieghi meglio cosa vuol dire?

Gli studenti e le studentesse hanno il desiderio di impegnarsi per il benessere della società. Vogliamo dare il nostro contributo per creare un futuro migliore. Dobbiamo pensare l’università e i suoi studenti attraverso l’immagine ideale di percorsi educativi individuali che poi come risultato sono anche in grado di restituire qualcosa alla società. Ad esempio fornendo idee innovative per il mondo della ricerca, ma anche dando spunti per le scelte politiche. In questo periodo abbiamo avuto un susseguirsi di crisi, da quella climatica al coronavirus. Oggi gli studenti hanno la possibilità di impegnarsi – in università ma anche fuori – portando le loro opinioni, le loro idee, i loro valori. Per anti, infatti, questo è un elemento importante del loro essere studenti universitari. Possiamo mettere a frutto gli scambi di idee tra di noi e con i nostri professori, ma anche sviluppare nuove idee. Tanti di noi hanno il desiderio di investire non solo in sé stessi, ma anche in un futuro comune. In quest’ottica oggi siamo anche rafforzati dal fatto che da qualche tempo siamo impegnati anche nella rappresentanza degli studenti dell’Università di Bolzano, mentre prima ci occupavamo solo degli altoatesini studenti fuori sede.

Se sentite il bisogno di affermare il ruolo propulsore dello studente universitario nella società, questo vuol dire che ritenete tale dimensione non ancora sufficientemente percepita e valorizzata. E’ così?

Penso che questo nostro compito sia in realtà già riconosciuto e integrato abbastanza bene nella società. Anche se l’immagine dello studente si può sempre migliorare, spiegando meglio il nostro status. A Bolzano poi la cultura universitaria c’è ma potrebbe essere sviluppata di più; gli studenti devono essere inclusi maggiormente nella vita del capoluogo altoatesino, così come avviene in altre città universitarie. 

Secondo voi cosa si deve fare affinché lo studio universitario sia davvero accessibile a tutti?

Per la nostra rappresentanza studentesca questo è un tema davvero fondamentale. Bisogna fare in modo che coloro che vogliono studiare abbiano davvero la possibilità di farlo. Ma purtroppo questo oggi ancora non è così automatico, soprattutto a causa degli alti costi di vita e dello studio. Non si tratta solo delle  tasse universitarie che in alcuni luoghi come l’Austria in realtà sono quasi nulle; a costare molto è soprattutto la vita nelle città universitarie. Mi riferisco agli alloggi, ma non solo. Nel 2022 per fortuna su nostra sollecitazione c’è stato un aumento del 20% degli importi delle borse di studio rispetto agli anni precedenti. Ma poi subito dopo con la crisi energetica e l’inflazione i prezzi sono saliti ancora, non solo in Alto Adige ma anche nel resto d’Italia e in Austria, ad esempio. Oggi purtroppo non tutte le famiglie possono permettersi di mandare un figlio all’università. Per questo bisogna monitorare la situazione e valutare se non serva un ulteriore aumento delle borse di studio o anche un aumento della percentuale di studenti altoatesini che può godere di una borsa di studio. Sono oggi circa il 30% gli studenti altoatesini che ricevono una borsa di studio.

Oggi il costo degli alloggi è davvero uno degli ostacoli più grandi al diritto allo studio…

Sì, ma non solo a Bolzano. Molti studenti faticano a trovare un alloggio a un prezzo accessibile, anche perché alcuni proprietari di appartamenti preferiscono affittare a persone che lavorano già. In città più grandi come Bologna o Monaco di Baviera, dove le università ci sono da più tempo, gli alloggi ci sono ma in realtà i prezzi sono comunque alti. Ed è un problema che si aggrava…

In provincia di Bolzano il sostegno allo studio si focalizza soprattutto sugli atenei italiani o quelli presenti nei paesi di lingua tedesca. Questo rappresenta un problema per gli studenti che hanno invece in mente altre destinazioni per il loro percorso universitario?

Sono sempre di più gli studenti che vogliono andare altrove rispetto al resto d’Italia e ai paesi di lingua tedesca, è una cosa che osserviamo nella provenienza degli studenti dell’Università di Bolzano e anche rispetto alla nazionalità degli attuali associati a sh.asus. Le cose cambiano e in futuro cambieranno ancora di più. Queste dinamiche hanno una stretta relazione con il  riconoscimento dei titoli di studio tra i vari paesi. L’Europa dovrebbe essere una zona educativa integrata che hanno provato a realizzare coon il cosiddetto “sistema Bologna”, ma in realtà da quest’ottica siamo ancora molto lontani purtroppo. C’è poi la cosiddetta “fuga dei cervelli”, ovvero alla dinamica che porta gli studenti altoatesini o del resto d’Italia che studiano fuori sede a stabilirsi poi altrove, dopo aver completato gli studi, perché ricevono proposte di lavoro più attraenti. Occorre creare le condizioni affinché gli studenti, dopo aver fatto esperienze da altre parti, possano poi anche tornare in Alto Adige. 

Il mondo dei giovani e anche degli universitari è oggi in prima linea per quanto riguarda la lotta contro i cambiamenti climatici, la sostenibilità e la tutela ambientale. Si tratta di tematiche fondamentali anche per sh.asus?

La promozione di un futuro sostenibile è nell’interesse non solo dei giovani e degli universitari, ma anche di tutti coloro che abitano sul nostro pianeta. Per noi giovani questa questione è importante perché la vediamo come una delle tematiche più urgenti. Oltre ai nostri nonni e ai nostri genitori, saremo infatti noi ad affrontare le conseguenze più importanti dei cambiamenti climatici. Negli ultimi anni gli studenti hanno fatto una grande pressione in questo senso, spingendo la politica ad occuparsene di più. 

In che misura sh.asus è oggi in rapporto con l’Università di Bolzano?

Si tratta di un rapporto essenziale e molto stretto. Nel 2021 abbiamo anche inaugurato una sezione di Bolzano, Bressanone e Brunico (BBB), che rappresenta gli studenti che studiano in Alto Adige. Nel nostro nuovo direttivo abbiamo due studenti dell’Università di Bolzano. E la nostra sezione bolzanina è oggi la sede con più membri (più di 600), quindi anche le nostre dinamiche interne sono diverse rispetto al passato. A Bolzano abbiamo realizzato tanti eventi e iniziative per i giovani soci, ma anche e soprattutto per sviluppare una vera cultura universitaria nel capoluogo. 

Un altro squilibrio storico è quello di genere. Le donne nel mondo del lavoro purtroppo hanno ancora un peso minore, ma in realtà negli studi universitari sono già da un po’ loro a primeggiare…

Voglio sottolineare che già nell’anno accademico 2019/2020 in una ricerca dell’istituto di statistica provinciale si è registrata una prevalenza femminile nel numero degli studenti universitari altoatesini. L’obiettivo delle pari opportunità in Alto Adige non è ancora una realtà e questo non riguarda solo la questione di genere maschile-femminile. Anche noi di sh.asus – e io personalmente in quanto prima donna presidente dell’associazione dal lontano 2014 – ci sentiamo responsabili in questo senso. Come studenti e studentesse dobbiamo dare il nostro contributo nell’ambito universitario, anche attraverso specifici percorsi di ricerca e confronto innovativo tra le idee, che poi vanno trasmesse anche all’esterno dell’ambiente universitario. Si tratta di un processo in corso, che va sostenuto e incoraggiato in maniera attenta e concreta. Anche noi dell’associazione sh.asus prossimamente proporremo dei progetti e delle iniziative in questo senso. 

LA STORIA DI SH.ASUS

Sh.asus è la più importante rappresentanza studentesca dell’Alto Adige. A differenza di altre rappresentanze studentesche, sh.asus non è legata a un luogo specifico e, oltre alla sede centrale di Bolzano, ha sei filiali nelle principali città universitarie, di cui quattro in Austria e due in Italia. È stata fondata nel 1955 come associazione senza scopo di lucro. Il suo obiettivo principale è quello di fornire consulenza agli studenti e ai maturandi e di rappresentare gli interessi degli studenti altoatesini in patria e all’estero e degli studenti in Alto Adige attraverso i sindacati. Il nuovo consiglio direttivo di sh.asus è stato eletto lo scorso 22 dicembre 2022. La precedente vicepresidente Ariane Benedikter, che rappresenta la sezione di Salisburgo e ha appena conseguito la laurea in “Philosophy, Politics and Economics” (PPE), è stata eletta come nuova presidente.
Ariane Benedikter (22 anni) è conosciuta da molti in Alto Adige per il suo impegno pluriennale nella tutela dell’ambiente e del clima. Grazie al suo background, vuole svolgere un ruolo più incisivo nell’impegno socio-politico e sfruttare l’ampia piattaforma di cui dispone ora la sh.asus

Autore: Luca Sticcotti

L’importanza alla Memoria in una settimana

Già da nove anni il centro giovani Villa delle rose dell’associazione La Strada-der Weg organizza un percorso che porta i giovani e la comunità tutta a riflettere sul valore della Memoria. Situato proprio davanti al muro dell’ex Lager, il centro giovani svolge un ruolo attivo per far capire e conoscere alle nuove generazioni quanto la nostra città ha vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo un viaggio che ha portato quest’anno un gruppo di venti giovani a Dachau, dal 23 al 28 gennaio, Villa delle rose presenterà, assieme al Comune di Bolzano e a molte associazioni, un fitto programma che avrà come fulcro proprio la Memoria e che soprattutto vedrà i giovani accanto ad esperti sul tema. Si parlerà di Dachau, dei teatri della tragedia della Shoah, e di quanto i ragazzi de La Strada-der Weg e del Treno della Memoria hanno vissuto nei vari viaggi esperienziali; ci sarà modo di approfondire la storia de La Rosa Bianca con Paolo Ghezzi; verrà messo in scena il processo a Misha Seifert, il boia del Lager di Bolzano; si potrà visitare in realtà aumentata la casa di Anne Frank e si parlerà anche del Porrajmos.
Il programma dettagliato si può consultare sul sito dell’associazione La Strada-der Weg o sulle pagine social del centro giovani Villa delle rose.

Autore: Redazione COOLtour