Tanto fiato, gambe allenate e sorriso sul volto. Appare così Bogi Nagy, un’artista che nel suo singolare viaggio a piedi è passata per la Bassa Atesina: prima al Klosterle, San Floriano, per poi scendere nella vicina Laghetti e quindi arrivare ai Pochi, frazione del comune di Salorno. Successivamente è arrivata a Venezia, così come fece Albrecht Dürer tanti e tanti anni fa.
Lei si chiama Bogi Nagy, è un’artista d’origine ungherese e a maggio è partita da Norimberga, dove lavora nel proprio atelier, per intraprendere questo tour sul sentiero di un grande ed immortale artista. Da sola, a piedi, assaporando la dolcezza e le difficoltà che un viaggio simile può comportare. “Sono un’artista molto versatile, mi muovo tra pittura e scultura”, dice.
Bogi Nagy, da dove nasce l’idea di percorrere la via di Dürer?
Quando ho partecipato alla Biennale di Venezia ho deciso di collegare due idee: il mio progetto artistico e il cammino storico che Dürer fece verso Venezia. Anche lui aveva un grande sogno legato a questa città, così come ce l’ho io oggi. E poi non dimentichiamo il legame personale, perché il padre di Dürer era ungherese, come me.
Cosa le sta lasciando questa avventura?
Camminando lentamente, come si faceva una volta, ho imparato a vivere profondamente ciò che vedo e ciò che sento. Ho incontrato persone che mi hanno accolto, cucinato per me, che mi hanno donato tempo ed energia. Questo viaggio è come un pellegrinaggio: un momento meditativo ma anche intensamente artistico. Ogni giorno mi regala stimoli per nuove opere, emozioni forti, momenti in cui rido, altri in cui piango. È anche un allontanamento dal caos della città, un ritorno a me stessa, alle radici.
Come ha organizzato il viaggio?
Non ho orari né tappe fisse. Mi sono lasciata guidare dalle emozioni del giorno. Se sentivo che dovevo fermarmi, mi fermavo. Se invece avevo l’energia per proseguire, continuavo. Sono partita a maggio e ogni giorno è stato diverso.
Quando è iniziato il suo rapporto con l’arte?
Sento l’arte scorrere dentro di me, da sempre. Poi l’ho studiata e ho frequentato l’università d’arte a Norimberga, dove adesso ho il mio atelier. Ma penso che certe doti o le hai o non le hai, io ho solo cercato di farle crescere con il tempo.
Ha mai affrontato delle difficoltà lungo il percorso?
Sì, molte! Anche solo nel tratto che mi ha portata in Bassa Atesina ho avuto momenti difficili. Ma li ho superati tutti, anche grazie all’energia che mi arriva da ciò che mi circonda.
Che cos’è per lei l’arte, cosa le ha dato?
Mi ha dato tutto. Mi ha fatto crescere come persona e come artista. Io ritraggo e scolpisco ciò che vivo. Ogni luogo ha una sua energia e se lo sento, allora forse riesco a trasformarlo in arte. Anche qui, nel Bosco delle Sculture, sento l’energia di chi ha creato prima di me, sento ciò che portate voi. E da lì nasce qualcosa, nella mia mente.
E per il futuro, cosa sogna?
Vorrei continuare a viaggiare così, per trovare ispirazione vera. Il mio sogno è realizzare tante nuove opere, ma soprattutto avere il tempo per farlo. Da questo viaggio nascerà anche un libro, che uscirà nel 2028 proprio in occasione dell’anniversario della morte di Dürer. Sto già pensando a mostre, convegni… magari anche una presentazione a Salorno. Dürer è ancora vivo, perché in più paesi e lingue si parla ancora di lui e si continua a creare grazie alla sua eredità. E questo, per me, è davvero straordinario.
Autore: Daniele Bebber