Breve parabola di un orto abusivo

Un pezzo di terreno comunale incolto e un gruppo di giovani che fa una scelta controcorrente; ma anche qualche residente che pare non apprezzare l’iniziativa e chiama la municipale. Breve parabola di un orto abusivo.

Metti una sera a tavola con gli amici; ci si affaccia al balcone per prendere una boccata d’aria e all’improvviso ci si accorge che un pezzo di terra incolto, ricettacolo di escrementi di animali e culla per migliaia di zanzare, giace dimenticato da tutti proprio sotto il tuo naso.

Zappa, badile e olio di gomito
Sembra l’inizio di un tema di scuola, ma è la realtà: un gruppo di giovani pinetani, minorenni, invece che munirsi come tanti coetanei di bottiglia di birra e motorino per andare ad annoiarsi in qualche angolo del paese, si munisce invece di zappa, badile e paletti e nel giro di diverse ore di faticoso lavoro dapprima bonifica interamente questo pezzo di terreno, trasportando i rifiuti alla discarica comunale quindi, acquistato il necessario di tasca propria, provvede a recintare, creare un muretto e – infine – seminare e piantare….non certo vegetali dall’aspetto equivoco bensì innocui rapanelli, carote e insalata.
Un’iniziativa che non può che strappare un sorriso e un applauso per dei ragazzi che hanno dato vita a qualcosa di sano, impiegando il proprio tempo non davanti a una playstation o – peggio – devastando qualche parco giochi, come purtroppo sempre più spesso accade.
Molti sono stati infatti quelli che hanno mostrato ai ragazzi il proprio apprezzamento per aver trasformato un angolo di paese in qualcosa di utile e anche bello da vedere, sicuramente più che erbacce e rifiuti tra di esse.
Ma… c’è un ma.
Quel pezzo di terra è di proprietà del Comune. E ai ragazzi, tutti minorenni, non è passato per la testa che per abbellire il paese utilizzando qualcosa di cui nessuno se ne fa nulla potesse servire una autorizzazione.
Non è certo una giustificazione, se la burocrazia va rispettata…, per carità, facciamolo!
Ma forse sarebbe bastato un suggerimento di un adulto, ovvereo quello di andare in Comune a chiedere quale fosse la procedura corretta, e tutto sarebbe andato a buon fine.

“Un gruppo di ragazzi pinetani bonifica un pezzo di terreno incolto, trasportando i rifiuti alla discarica, compra il necessario di tasca propria, lo trasforma in un orto. Ma poi qualcuno
chiama i vigili…”

La “vittoria” di chi ha denunciatio i ragazzi
Pare però che a qualcuno del quartiere piacesse di più la vista sul terreno incolto, piuttosto che su un gruppo di giovani intenti a un sano lavoro.
Fatto sta che chi preferiva il pezzo incolto ha pensato bene di avvisare la municipale di Laives che – come da protocollo – ha provveduto a far smantellare l’orto che risultava, appunto, abusivo.
Che grande vittoria deve aver pensato chi ha denunciato questi ragazzi, temendo forse che l’orticello potesse trasformarsi in area rave party o qualcosa di simile.
Ma i ragazzi non ci stanno. Attraverso i social e i giornali hanno fatto sentire forte la voce di chi, credendo di aver fatto cosa buona e giusta, si è ritrovato punito per aver ignorato un regolamento.
Forse preferiamo quei gruppi di ragazzi che trascorrono il tempo insozzando i parchi giochi o con lo sguardo perso nel telefonino.Ma fortunatamente la popolazione di Pineta ha risposto con un’ondata di solidarietà e l’eco di questa vicenda ha raggiunto le aule della politica.
I ragazzi sono stati infatti ricevuti, su loro richiesta, dal vicesindaco Seppi e dall’Assessora alle Politiche Sociali Claudia Furlani.
Non sono ancora noti i risvolti di questo incontro ma la speranza, non solo dei ragazzi ma anche di una larghissima parte della comunità, è che il Comune – svolte le necessarie pratiche burocratiche, autorizzi i ragazzi a proseguire la loro avventura vegetale e che possa anzi, tramutarsi in esempio per altri giovani.
Rimane l’amarezza di sapere che ci sono cittadini che non sanno vedere il buono quando c’è, ma chissà: magari quest’esperienza servirà a loro per ricredersi.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Vita da volontario del Soccorso Alpino CAI

Il soccorso in montagna ha una lunga tradizione e continua ad andare avanti grazie alla solidarietà, all’entusiasmo e al sacrificio di volontari che si mettono a disposizione di coloro che si trovano in difficoltà. Abbiamo avuto il piacere di parlare con un soccorritore volontario del Soccorso alpino CAI di Bressanone, Alberto Bassanello.

Quando e da cosa è nata la sua volontà di diventare un soccorritore volontario?
Sin da bambino il CAI mi ha permesso di frequentare la montagna in tutte le stagioni e molto spesso in compagnia di soccorritori o guide alpine. La loro esperienza, ma soprattutto la sicurezza che spontaneamente diffondevano nel gruppo, in qualsiasi tipo di ambiente montano, mi ha sempre affascinato. Crescendo, la passione per l’alpinismo in primis e il desiderio di poter dare una mano a persone in difficoltà in ambienti impervi, mi hanno fatto avvicinare ancor di più al soccorso alpino.

Quale tipologia di formazione è necessaria avere per entrare a far parte del soccorso alpino?
Trattandosi di un’attività tecnico/fisica, un piccolo bagaglio personale è indispensabile. Infatti, per riuscire a superare la preselezione è importante avere una base di alpinismo, di progressione su roccia (IV – V grado), una discreta tecnica di scialpinismo, aver fatto molte escursioni ed avere uno spirito altruistico. Superata la preselezione, inizia un vero percorso formativo in ogni ambito di altissimo livello che dura circa un anno in presenza di guide alpine, esperti di eli-soccorso ed in particolare di personale medico di pronto soccorso.

Qual è stato l’intervento più difficile che ha dovuto affrontare?
Esistono interventi relativamente semplici come il recupero di persone “sfinite fisicamente”, ma anche interventi più impegnativi come quelli di recupero di parapendii che atterrano sulle cime degli alberi, montain-bikers che si avventurano in discese tra i boschi oppure gli interventi di ricerca che richiedono molte risorse sia di persone che di tempo. Riflettendo posso dire che tutti gli interventi rimangono nella mente del soccorritore. Ma particolarmente complesso è stato un recupero di una scialpinista germanica a 2.700 metri su un ghiacciaio in Val d’ultimo con diverse fratture agli arti inferiori. Per puro caso – in quanto noi stavamo rientrando da una gita – ci siamo imbattuti in lei, organizzando nonostante le pessime condizioni meteorologiche un recupero con elicottero e fornendole le prime cure.


Negli ultimi anni c’è stato un incremento di chiamate, interventi e operazioni di soccorso. Ritiene che le persone affrontino la montagna con troppa leggerezza? Cosa consiglia a chi vuole avvicinarsi al mondo dello sport in alta quota?
Assolutamente sì, gli interventi aumentano di anno in anno e sono convinto che ciò sia dovuto principalmente al numero sempre maggiore di persone che frequentano la montagna, spesso ben attrezzati a livello di abbigliamento, ma non sempre con la giusta preparazione. Infatti per affrontare con un minimo di sicurezza una gita, il primo passo è sempre quello di consultare la letteratura disponibile per quel tragitto, le previsioni meteo e se possibile andare in compagnia di persone che conoscono la zona.

Ha notato un aumento del “turismo d’alta quota”? Se sì, questo cosa comporta?
La montagna è sinonimo di vita, libertà, aria pura e – considerato che oggi raggiungere quote elevate è molto più semplice grazie agli impianti di risalita attivi anche durante la stagione estiva – va da sé che il turismo d’alta quota continui ad aumentare. Ciò comporta che nei mesi di luglio/agosto e settembre le richieste di soccorso sono molto frequenti.

Qual è la soddisfazione più grande di questa attività?
Riuscire a portare in salvo una persona in difficoltà non sempre è facile e spesso richiede sacrifici, ma ti ripaga sempre a livello emotivo. Infatti, la persona coinvolta, quando vede arrivare il soccorritore a prescindere dalle condizioni in cui si trova, esprime sempre la massima gratitudine e riconoscenza.

Autore: Team di COOLtour

Tutto esaurito per il torneo di Burraco

È ormai un appuntamento tradizionale, e anche per questa edizione nessuno ha voluto perdere l’occasione di giocare, tanto che erano ben 32 le coppie che vi hanno partecipato: il torneo di Burraco organizzato fra le mura dell’oratorio Santiago si è rivelato nuovamente un successo.

Il Burraco è un gioco di carte della famiglia della Pinnacola, nato probabilmente in Uruguay intorno agli anni Quaranta come variante della Canasta, e dagli anni Ottanta si è diffuso enormemente anche in Italia ottenendo sempre più seguaci. I motivi sono semplici: permette di riunire al tavolo un buon numero di persone e, una volta compreso il meccanismo e il sistema di punteggio, dà sempre vita a partite entusiasmanti.
Lo sanno bene gli amici dell’oratorio Santiago, che nei giorni scorsi si sono riuniti dinanzi ad un “panno verde” per sfidarsi. Una competizione, certo, ma tanta voglia di stare assieme e divertirsi hanno fatto da contorno ad un sabato pomeriggio all’insegna della socialità.
Fra i tanti meritevoli, ad aggiudicarsi il podio iridato è stata la coppia formata Lucia Nardelli e Giuliano Maspes.
Al secondo posto Rita e Bryan Conteduca, e medaglia di bronzo per Rosanna Merighi e Mauro Azzolini.
Cucchiaio di legno per Mariateresa Riccardi e Carlo Alberto Novello, che si sono comunque e sicuramente divertiti.
Grazie all’aiuto dei tanti volontari e degli Alpini di San Giacomo il tutto si è concluso con un’ ottima cena seguita dalla premiazione. Il gruppo di “Imparo e gioco a Burraco” di san Giacomo si augura che sempre più persone si uniscano a loro il mercoledì pomeriggio dalle 15 alle 19 con Mara a capo del gruppo.
Il prossimo appuntamento per tutti i soci e simpatizzanti è previsto per sabato 4 maggio con il Talent show, ma sono in revisione anche molti laboratori e serate creative, corsi di cucina e tanto altro.
Per ulteriori informazioni: www.oratoriumsantiago.it

Autrice: R. T.

Endidae, la cultura al primo posto

“Impegno” e “opportunità” sono i termini che hanno caratterizzato l’attività dello scorso anno della Biblioteca Endidae di Egna. E mentre si pensa ai tanti eventi in programma per questo 2024, gli operatori tracciano un bilancio della scorsa stagione, in cui sono state organizzate iniziative che hanno coinvolto molti scrittori riscuotendo un buon successo di pubblico.

La Biblioteca Endidae ha offerto al proprio pubblico la possibilità di incontrare e interagire con numerose figure del mondo della letteratura con molti autori quali Luca Fregona, Ettore Frangipane, Vito Mastrolia o Mariarita Di Pasquale, per citarne alcuni.
E a fronte del successo riscosso, gli incontri verranno proposti anche nelle prossime settimane.
La biblioteca è stata anche organizzatrice di viaggi culturali, per esplorare mostre d’arte nelle principali città del nord Italia, e di laboratori per ragazzi, ai quali hanno preso parte anche i giovani lettori delle scuole materne di Egna e Laghetti. E a proposito di scolari, da citare è anche la collaborazione con le scuole medie di Egna: “visite guidate alla struttura, e cacce al libro che hanno suscitato l’interesse degli studenti e favorito la familiarità con la biblioteca come risorsa educativa”, spiega il bibliotecario Vittorio Novelli.
Per quanto riguarda il punto di lettura, Novelli riferisce come su impulso del collega di Salorno, Claudio Tommasini, “è stato attivato un gruppo di lettura, in condivisione tra la nostra biblioteca e quelle di Ora e Salorno, che si è riunito più volte alterandosi nelle sedi delle diverse biblioteche. Il 2023 è stato necessario anche per mantenere e rafforzare alcune collaborazioni significative, per offrire agli utenti un’ampia gamma di servizi e iniziative culturali”.
Tra le collaborazioni di spessore c’è quella con la “Cooperativa 19”, proseguita con successo attraverso l’innovativo progetto “Artoteca”, che ha consentito l’esposizione di opere d’arte direttamente in biblioteca; offrendo all’utenza la possibilità di prendere in prestito queste opere d’arte, trasformando così lo spazio della biblioteca in un ambiente culturale dinamico e interattivo. “Questa iniziativa ha contribuito ad ampliare l’esperienza culturale degli utenti, portando l’arte direttamente nelle loro mani”, prosegue Novelli.
La biblioteca di Egna ha poi organizzato corsi di inglese, francese e tedesco, offrendo agli utenti l’opportunità di sviluppare le proprie competenze linguistiche. “Inoltre, l’iniziativa Lingue al cinema, film in lingua originale sottotitolati, ha fornito un modo innovativo per apprendere e praticare le lingue straniere”.
Grazie alla collaborazione con l’Associazione scrittori di Bolzano, è stato promosso un ciclo di presentazioni che si è svolto non solo nella sede principale, ma anche in altre biblioteche pubbliche, tra cui Salorno, Cortina e Ora. L’iniziativa “Il territorio che scrive – Rassegna di libri di autori altoatesini”, ha l’obiettivo di familiarizzare il pubblico con gli autori locali. “Da gennaio a dicembre, sono state organizzate dieci presentazioni da noi, 6 serate a Ora e 8 divise a metà tra i punti di Salorno e Cortina – afferma Novelli -. Questo ciclo di eventi ha contribuito a creare un legame più stretto tra la comunità e gli scrittori altoatesini, portando alla scoperta e all’apprezzamento del talento letterario presente nel territorio”.
Ora si punta a riproporre “Bibliolido”, un servizio di prestito estivo al Lido di Egna, attivo 34 ore settimanali, con a disposizione dei bagnanti una scelta di 700 libri, alcuni quotidiani e numerose riviste.
Lo stand sarà gestito anche quest’anno da uno studente, impiegato dal Comune attraverso la formula del tirocinio formativo e di orientamento, sotto la supervisione dei bibliotecari.

Autore: Daniele Bebber

L’allegra Babele del caffè delle lingue

Quattro tavoli di conversazione in quattro lingue diverse, in un clima informale e rilassato: alla Biblioteca Don Bosco di Laives è partita l’iniziativa “Il Caffè delle Lingue”, un modo simpatico per imparare le lingue e per socializzare in un ambiente sano.

Nella conoscenza di una lingua straniera sono certo essenziali la grammatica e il lessico. 

Ma altrettanto importante è il calarsi nel contesto culturale di chi quella lingua la parla, conoscendone inflessioni, sfumature e modi di dire. Quello che normalmente non si apprende – o lo si apprende solo in parte – nel percorso scolastico o seguendo corsi di lingua tradizionali. Poter invece conversare in modo rilassato e informale dei più svariati argomenti, senza sentirsi giudicati, è senz’altro la maniera migliore per entrare nel mondo culturale che quella stessa lingua sottende.

UNA REALTA’ IN TUTTA LA PROVINCIA

I Caffè delle Lingue – tavoli a cui si è liberi di sedersi per conversare con persone madrelingua – sono ormai da anni una realtà in molte città compresa Bolzano e finalmente, da mercoledì 27 marzo, l’iniziativa è sbarcata anche a Laives.

Un progetto fortemente voluto dal Comitato Educazione Permanente del Comune di Laives e dalla Biblioteca Don Bosco, a seguito della forte richiesta da parte delle persone. 

La referente del progetto è la traduttrice e interprete Greta Ferrari.

QUATTRO TAVOLI PER QUATTRO LINGUE

Mercoledi 27 marzo alle 20.30 molte le persone, tra cui molti giovani ma non solo, si sono date appuntamento presso la biblioteca per la presentazione del progetto da parte dell’affiatato team organizzatore e poi si è dato immediatamente il via al succo del progetto ovvero i tavoli: quattro sono le lingue con relativi moderatori e moderatrici madrelingua, di professione insegnanti di lingua e/o traduttori – 16 in tutto quelli che si alterneranno ai tavoli – in cui ci si potrà esercitare in questo primo anno di progetto. Si potranno esercitare le proprie competenze linguistiche in tedesco, italiano inglese e spagnolo, ma è possibile compilare anche un modulo in cui si possono indicare una o più lingue di preferenza. 

Qualora dovesse esserci una buona richiesta di qualche lingua in particolare, il Comitato potrà così orientarsi per attivare in futuro ulteriori tavoli linguistici.

Un’iniziativa, quella del Caffè delle Lingue, già molto richiesta e subito apprezzata, anche perché si può partecipare gratuitamente senza prenotazione, così da poter decidere anche all’ultimo momento se prenderne parte o meno, in base agli impegni. 

Il calendario degli appuntamenti per il 2024 è già fissato fino a novembre, sempre un mercoledì verso la fine di ogni mese, ed è consultabile sul sito www.laivescultura.it

SI MIGLIORA ANCHE SOCIALMENTE

Si tratta indubbiamente di un’iniziativa importante, poiché favorisce non solo il miglioramento delle competenze linguistiche, ma anche l’ascolto, il dialogo, la socializzazione e la conoscenza reciproca tra persone e culture.

È consigliato possedere una conoscenza almeno di base della lingua, in modo da poter partecipare attivamente alla conversazione senza annoiarsi o annoiare i compagni.

Il prossimo appuntamento con il Caffè delle Lingue alla Biblioteca Don Bosco di Laives è fissato per mercoledì 17 aprile.

Autrice: Raffaella Trimarchi

L’Arma tutela gli “over”

“Sono il maresciallo dei carabinieri, è successo un incidente a suo figlio. Niente di grave, ma dovrebbe pagare subito la caparra per l’avvocato”. Una telefonata, la vittima si dispera, poi arriva a casa il finto avvocato al quale vengono consegnati contanti e gioielli. Una truffa, ignobile, che malviventi senza scrupoli riescono a portare a termine giocando con i sentimenti degli anziani. Un crimine che si è consumato anche nella nostra (sempre meno) paciosa provincia, ai danni di due anziani di Laives e di Bronzolo. E per fortuna i responsabili sono stati identificati. 

Non è stato semplice per i carabinieri di Egna risalire all’identità dei presunti responsabili di questo reato odioso, che sfrutta la buona fede delle persone più fragili, gli anziani. L’indagine si è rivelata articolata ed è stata portata a termine in maniera discreta. I militari dell’Arma delle stazioni di Laives e di Bronzolo, in stretto coordinamento con l’Aliquota Operativa di Egna, erano da diversi giorni sulle tracce dei due malfattori e grazie ad una serrata attività investigativa, nella quale hanno ricorso anche all’ausilio di supporti tecnico-informatici, sono riusciti a risalire agli autori di due truffe consumate nel mese di febbraio. 

IL TRUCCO DEL “FALSO MARESCIALLO”

I responsabili sono due disoccupati residenti in provincia di Napoli, che avevano messo in atto un vero e proprio stratagemma per raggirare gli anziani con l’obbiettivo di accaparrarsi i loro risparmi e gioielli.

Sono due anziani, residenti a Laives e Bronzolo, le vittime di questa ignobile vicenda i cui fatti risalgono al febbraio scorso. 

La modalità della truffa è purtroppo nota come quella del “falso maresciallo”, ovvero una persona che, qualificandosi come maresciallo dei carabinieri, telefona al numero di casa dell’anziano e gli riferisce di una disgrazia, in questo caso un incidente stradale, in cui è rimasto colposamente coinvolto un suo familiare stretto. 

A quel punto il finto maresciallo tranquillizza l’anziano dicendogli di poter aiutare il suo congiunto in quanto conosce un ottimo avvocato al quale però va subito versato un anticipo. Ottenuto l’assenso dell’anziano il finto avvocato si presenta presso l’abitazione per farsi consegnare quanti più soldi e gioielli possibili.

Così una signora del ‘39 di Laives e un signore del ‘34 di Bronzolo sono stati truffati perdendo complessivamente circa 30.000 euro tra contanti e gioielli: i risparmi di una vita.

Gli investigatori dell’Arma stanno ricostruendo il recente passato dei due soggetti, nel tentativo di risalire ad altre truffe portare a termine dagli indagati, la cui posizione ora è al vaglio della Procura della Repubblica.

Il comandante della Compagnia carabinieri di Egna, il capitano Federico Seracini, invita i cittadini che si trovassero a ricevere delle telefonate dubbie, a prendere tempo contattando immediatamente il numero di emergenza 112 oppure rivolgendosi ad un presidio dell’Arma sul territorio, in modo da ricevere assistenza.

LA CAMPAGNA DI PREVENZIONE

Nel frattempo i carabinieri della Compagnia di Bolzano, attraverso la stazione di Nova Ponente, che per prima ha proceduto ad avviare l’iniziativa, come ogni anno hanno iniziato una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno delle truffe agli anziani. L’idea, che ha come obiettivo primario quello di avvicinare sempre di più le fasce più deboli della popolazione all’Arma, è finalizzata ad incontrare le persone più esposte all’insidioso reato nei luoghi di maggior ritrovo quali la chiesa, il bar o la piazza, per informarle sulle nuove strategie adottate dai malfattori autori di potenziali truffe nei loro confronti.

Il progetto, che si affianca a numerose attività di confronto ed incontro con la cittadinanza di ogni fascia d’età ed appartenenza linguistica, tra cui quello più recente con i Nonni vigili, fa parte di un macro – concetto “La cultura della legalità”, che viene diffusa sulle strade, negli istituti di formazione e, più in generale, ove ce n’è più bisogno. “Ringrazio i militari che anche quest’anno stanno svolgendo una nobile attività di informazione e prevenzione dei reati di truffa – spiega il comandante della Compagnia di Bolzano, il  Tenente colonnello Stefano Esposito Vangone – Gli incontri, in parallelo con i quotidiani servizi d’istituto, mirano a sensibilizzare le fasce più deboli della nostra cittadinanza sul modus operandi e le tecniche più diffuse messe in atto dai truffatori. Sappiate che nessun carabiniere vi chiederà mai del denaro: fate attenzione a chi vi chiama, soprattutto se non riconoscete il timbro di voce dell’interlocutore e il suo numero di telefono. Prestate attenzione anche al tenore della richiesta ed inoltre osservate sempre anche chi vi si avvicina durante il prelievo di denaro ai bancomat. L’Arma ha anche distribuito dei dépliant con delle specifiche istruzioni su come riconoscere i tentativi di truffa e su come comportarsi. Chiamate il 112 o recatevi presso il Comando stazione più vicino qualora abbiate dei dubbi o qualcuno, soprattutto estranei, provi a farsi consegnare somme di denaro o preziosi”.

Autore: Luca Masiello

Una giusta dieta è importante in ogni fase della vita

Nella nostra rubrica QuiDonna oggi incontriamo Chiara Riva, una giovane quanto appassionata dietista. L’indagine sul cibo e la sfera nutrizionale per lei partono da lontano, negli affetti famigliari e nei giochi di bambina. Ama il cibo sano e di qualità, le ricette della tradizione emiliana, veneta e tirolese corrispondenti alle sue stesse radici. Per fare di questo universo gustoso la sua professione ha affrontato gli studi necessari e i tirocini che l’hanno portata ad approfondire sempre di più le sue conoscenze e le sue esperienze. Oggi è desiderosa di aiutare le giovani ad impostare una corretta alimentazione che le sosterrà negli anni a venire. La sua attenzione per le diverse fasi della vita di una donna ne fanno una importante alleata ad ogni età. 

Qual è il percorso di studi per la sua professione? 

Per poter diventare dietista bisogna conseguire la laurea di primo livello in dietistica. Il corso ha durata triennale e si articola in un percorso teorico e pratico. Nei tre anni di studio vengono svolte 1500 ore di tirocinio in diversi ambiti: presso ospedali, cliniche specializzate, ristorazione collettiva e produzione alimentare, in modo tale da offrire allo studente un’ampia prospettiva lavorativa.La nostra figura rientra tre le professioni sanitarie e ci occupiamo dell’alimentazione nel paziente sano e affetto da patologie, stilando piani alimentari grammati e non, sotto prescrizione medica. Inoltre collaborando con altre figure sanitarie trattiamo in un team multidisciplinare i disturbi del comportamento alimentare.
Molto importante a mio avviso è poi la sfera dell’educazione alimentare che mai dovrebbe mancare in una consulenza, indipendentemente dal motivo dell’invio. Recita infatti la definizione del profilo professionale il dietista è: “Il professionista sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione, ivi compresi gli aspetti educativi e di collaborazione all’attuazione delle politiche alimentari” (DM 744/94, profilo professionale del Dietista).

Com’è nata questa sua passione? 

Fin da piccola ho sempre amato cucinare ma soprattutto mangiare. Ho avuto la fortuna di passare molto tempo con i miei nonni che mi hanno trasmesso la loro grande passione per la cucina bolognese ed altoatesina. Ricordo ancora i sabati pomeriggio passati a impastare  canederli o a preparare tortellini.
Da lì è partito il mio interesse per l’ambito alimentare. Dopo la laurea in lingue ho così deciso di intraprendere questa strada per conciliare la mia passione per la cucina sana e genuina e poterla mettere a disposizione di chi con il cibo ha un rapporto a volte conflittuale. 

Cosa significa dieta sana? 

Questa è una bellissima domanda. Spesso inizio i percorsi chiedendo al paziente cosa significhi per lei/lui il termine dieta, e puntualmente la risposta riporta termini come eliminazione, sofferenza e mero dimagrimento. 
Il concetto di dieta va pensato invece come un percorso a 360 gradi volto ad ottenere salute e benessere. Etimologicamente parlando, infatti, il concetto di dieta deriva dal termine greco daitia che significa alimentazione bilanciata, stile di vita attivo non rinunciando alla  convivialità. Personalmente quando penso al concetto di dieta sana non posso che pensare alla dieta mediterranea, una dieta semplice, prevalentemente vegetale e ricchissima di “nutraceutici”. Questo pattern alimentare permette di mantenersi in forma, prevenire  e migliorare molte patologie cronico degenerative. 
Inoltre uno dei punti cardine della DM è la sua semplicità e sostenibilità, dove per sostenibile non intendiamo solo l’aspetto ambientale, ma la “fattibilità / attuabilità”  con cui  la persona riesce a seguire il piano dietetico. È esperienza comune che molti pazienti che seguono diete particolarmente rigide le abbandonino dopo qualche tempo riprendendo il peso perso con interessi. 

Pensando alle diverse fasi della vita di una donna come dovrebbe cambiare la dieta? 

La donna nell’arco della sua vita va incontro a modificazioni ormonali che comportano molti cambiamenti a livello fisico-biologico, emozionale, di composizione corporea e di condotta alimentare.Far fronte in ognuna di queste fasi alle diverse esigenze nutrizionali risulta pertanto essenziale. 

Alcuni esempi in linea generale? 

Durante la gravidanza è consigliato ridurre l’apporto di zuccheri semplici per contrastare l’effetto diabetogeno insito in questo particolare periodo. Durante la menopausa è essenziale invece l’apporto di proteine, di calcio e di vitamina D per prevenire le problematiche legate al metabolismo osseo. 

Quali nutrienti sono indispensabili e quando? 

In una dieta bilanciata dovrebbero sempre essere presenti tutti i macro e micronutrienti. 
Per macronutrienti intendiamo i carboidrati (pasta, pane, riso, patate), le proteine (legumi, pesce, formaggio, uova e carne) e i lipidi/grassi (olio, frutta secca, burro).
Nei micronutrienti rientrano invece le vitamine e i minerali particolarmente presenti in frutta e verdura.  
Tali componenti dovrebbero essere presenti ad ogni pasto della giornata cercando di variare il più possibile tra gli alimenti delle diverse classi. 

Un ultimo consiglio dedicato alle adolescenti. 

Oggi giorno veniamo bombardati quotidianamente dalle cosiddette Fad Diets, diete estremamente restrittive che promettono risultati strabilianti in poco tempo. La verità?..Sono diete pericolose, perché non sono bilanciate e purtroppo spesso demonizzano singoli alimenti o ancor peggio interi gruppi alimentari (molto spesso carboidrati) che vengono esclusi dalla dieta senza alcun fondamento scientifico. 
Ai giovani inoltre darei questo messaggio: non seguite diete fai da te o consigliate da personale non qualificato. Se volete migliorare la vostra alimentazione o intraprendere un percorso di dimagrimento affidatevi ad un professionista.  
Sarebbe inoltre particolarmente importante investire maggiormente in progetti di educazione alimentare fin dalle scuole primarie. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Le bancarelle delle mamme

Numeri sempre più alti quelli che si prospettano per la quarta edizione del mercatino ideato da alcune mamme di Laives nel 2022; un’occasione di riutilizzo, socializzazione e solidarietà al Don Bosco.

Sarà anche per questa nuova – quarta edizione – il Centro Don Bosco di Laives con il suo poliedrico presidente Giancarlo Schiavon a patrocinare quello che si può ormai considerare come un appuntamento fisso a ogni cambio stagione. Il Mercatino dell’usato noto come Mercatino delle Mamme di Laives, che si terrà nel week end del 6 e 7 aprile prossimi. Un appuntamento irrinunciabile non solo per le famiglie di Laives e dintorni ma per tutte quelle della Bassa Atesina, di Bolzano e oltre – è infatti sempre più numerosa da “oltre confine” del territorio comunale la provenienza non solo di chi acquista, ma anche di chi chiede di partecipare vendendo la propria merce. 

Considerato uno dei mercatini di usato rivolto al target delle famiglie con bambini più grandi della provincia per spazi a disposizione e merce in vendita – l’ultima edizione a ottobre 2023 ha contato 175 venditori e oltre 5.500 oggetti in vendita su una superficie di quasi 600 m² – il mercatino nasce 2 anni or sono dall’esigenza di diverse famiglie di far spazio in casa, trovando però degna ricollocazione per oggetti ancora in ottimo stato, in grado di rendere più semplice la vita di chi non può permettersi il nuovo o, più semplicemente, per consentire un circolo virtuoso delle merci in nome di una sostenibilità economica e ambientale sempre più sentita all’interno della popolazione. 

Nata l’idea, serviva “semplicemente” lo spazio più adatto a ospitare una gran quantità di oggetti spesso anche ingombranti (come seggioloni e biciclette); è così che si è fatto avanti il centro Don Bosco che, non solo ha messo gli spazi a disposizione ma, trovando l’idea entusiasmante, si è offerto di patrocinare gratuitamente l’evento. Ed eccoci quindi all’edizione primaverile in cui, accanto al consueto abbigliamento per bambini da 0 a 14 anni, troveranno posto i must di stagione, dalle biciclette ai giochi da spiaggia e outdoor, pattini a rotelle e chi più ne ha più ne metta per farsi trovare pronti all’arrivo della bella stagione! Accanto ai prodotti più adatti al periodo, non mancheranno i consueti giocattoli e pelouches, libri, film e cd e tutto quello che può interessare o essere utile per la fascia d’età presa in considerazione.

Abbiamo parlato però anche di solidarietà, perché non solo si aiutano famiglie meno abbienti a trovare sia il necessario che il superfluo per i bambini a ottimo prezzo, ma a ogni edizione le mamme partecipanti hanno sempre destinato una parte del ricavato ad associazioni e scuole del territorio, così come al reparto di medicina pediatrica del nosocomio di Bolzano.

La partecipazione come venditori è facilissima: è sufficiente chiedere informazioni presso il mercatino stesso per poter essere inseriti gratuitamente nella chat whatsapp che organizza ogni edizione. Per comprare….beh, basta andarci!

Il primo week end di aprile quindi, avanti tutta per prepararsi all’estate grazie al Mercatino dell’usato delle Mamme di Laives.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Ennemose: oltre un quarto di secolo

Fino a non molti anni fa l’espressione comune era “oggetti di seconda mano”, oggi si chiama più comunemente “usato”, ed è quello che da poco più d’un quarto di secolo si trova sui banchi del mercatino delle pulci di Egna.

Espositori, compratori, curiosi, avventori occasionali, ci sono anche turisti fra coloro che fanno tappa al mercatino; collezionisti e interessati all’usato sono i protagonisti di quella che ormai è una tradizione del terzo sabato di ogni mese dalle 8 del mattino fino al pomeriggio alle 16. È il mercatino delle pulci promosso dall’Associazione Ennemase, che negli ultimi ventisei anni ha animato il centro storico. “Far conoscere ed apprezzare la singolare bellezza della borgata di Egna è stato uno degli obiettivi di un’associazione aperta e proiettata verso esperienze condivise, che già ventisei anni fa poneva le basi per quello che mensilmente ancora si rinnova: un mercatino delle pulci conosciuto anche fuori regione, spesso associato a eventi in grado di soddisfare grandi e piccoli”, riferisce Carla Nones, presidente dell’Associazione Ennemase e tra le fondatrici di questa realtà.

Com’è nata l’idea del mercatino? 

Era il 1998, quando con Lissi Mair e Marlene Stein abbiamo deciso di intraprendere questa avventura. Valorizzare il nostro centro storico e permettere agli interessati di mettere a disposizione degli oggetti magari lasciati all’abbandono in case, cantine, che invece si vogliono liberare.

E l’idea si è rivelata un successo…

Negli anni abbiamo introdotto il mercatino dell’usato per i bambini e i ragazzi, a giugno e a settembre, e uno spazio per il riuso cercando di soddisfare richieste e bisogni da parte dei cittadini. Siamo quindi riusciti a incrementare quanto inizialmente avevamo posto come obiettivo. Passione e dinamicità giocano un ruolo importante, e il bello è che c’è partecipazione. Nel corso degli anni, anche all’interno del nostro gruppo, abbiamo coinvolto molte persone e abbiamo deciso di aderire alla Festa dei portici “Laubenfest”, con un nostro piccolo spazio arredato con mobili usati ed elementi che richiamano il passato.

Come mai la scelta del terzo sabato di ogni mese? 

Ai tempi della fondazione avevamo fatto un sondaggio a livello regionale per capire quali fossero i mercati già presenti e per evitare sovrapposizioni. Nel corso degli anni si è mantenuto un numero costante di presenze per quanto riguarda gli espositori e si è registrata una grande partecipazione di visitatori, sia giovani che meno giovani.

Cercate dunque di coinvolgere adulti e bambini, dunque? 

Organizziamo laboratori creativi per bambini, coinvolgiamo degli animatori, operatori di settore e anche artigiani, che con materiale riciclato creano oggetti nuovi. È tutto in sintonia con la filosofia del mercato stesso. Oltre a quanto è in vendita, c’è anche una buona fetta di avventori che segue i concerti itineranti durante il mercato: i musicisti si muovono lungo il centro storico.

Quanti banchi ci sono solitamente? 

Settanta, ottanta. Ci occupiamo della gestione del mercato, organizziamo entrate ed uscite, garantiamo agli espositori il parcheggio in sicurezza tramite un tagliando; il ricavo permette all’associazione di organizzare anche attività collaterali e fare donazioni ad associazioni umanitarie. Le associazioni locali, tra queste anche il Museo di cultura popolare, hanno la possibilità di partecipare in forma gratuita.

Quanto tempo ci vuole per organizzare il tutto? 

Tanto! Garantiamo la nostra presenza ogni mese con quattrodici appuntamenti fissi all’anno più le attività collaterali.

Progetti futuri? 

Abbiamo in previsione una pubblicazione che parla degli eventi e delle attività svolte in questi anni. Quest’anno riproponiamo lo spazio del riuso a giugno e ottobre. Parteciperemo alla “Giornata mondiale dell’ambiente”, introdotta lo scorso anno da parte del Comune di Egna. Valuteremo ulteriori iniziative volte a valorizzare il patrimonio storico di qualche collezionista locale. E poi porteremo avanti il nostro mercatino: 20 aprile, 18 maggio 15 giugno, 20 luglio, 17 agosto, 21 settembre, 19 ottobre, 16 novembre e 21 dicembre sono le prossime date.

Autore: Daniele Bebber

“Ciak si guida” per un futuro senza più incidenti

Era il settembre del 2017 quando Davide Simoni, diciassettenne di Laives e studente del Liceo Scientifico Torricelli di Bolzano, perdeva la vita in un tragico incidente in sella alla sua moto nella frazione di Birti, a Vadena. 

Da allora, la famiglia di Davide ha trasformato questo grandissimo dolore in un’occasione perchè incidenti del genere non accadano più. 

L’anno successivo, spinta anche dall’impegno degli amici di Simone e suoi compagni del liceo Torricelli, ha fondato l’associazione No-profit “Davide Sempre con Noi”, con l’intento di promuovere in molti modi i principi della sicurezza stradale a ogni livello. 

In quest’ottica, la sensibilizzazione non può che partire dalle fasce più giovani, affinchè il concetto di sicurezza sulla strada e di percezione del rischio a tutti i livelli si sedimenti nella coscienza delle nuove generazioni, a cominciare dagli studenti delle scuole superiori, che si apprestano a conseguire magari il patentino per lo scooter oppure la patente per la moto o per la macchina.

L’associazione ha quindi avviato diversi progetti cominciando proprio dagli istituti superiori, e partendo dal liceo frequentato da Simone. 

UN PROGETTO BEN STRUTTURATO

Ma – in un’ottica di sensibilizzazione a livello globale, che comprenda anche il personale scolastico e le istituzioni, oltre che i fruitori della strada nel complesso, dal pedone al ciclista – l’associazione si è indirizzata verso progetti più strutturati, stipulando un accordo in questo senso già nel 2023 con l’Istituto Comprensivo di Laives. 

Si è arrivati in questo modo a progetti che sono stati inclusi a tutto tondo all’interno delle ore di educazione civica, con formazione specifica degli insegnanti e l’intervento della polizia stradale in progetti pratici come il patentino per la bicicletta.

UNA FOLLA DI STUDENTI PER VIDEO E FUMETTI

Il 26 febbraio scorso, presso il Teatro Gino Coseri di Laives, alla presenza della dirigenza dell’Istituto Comprensivo e delle personalità del Comune di Laives, oltre 250 studenti tra Liceo Torricelli e bambini e ragazzi delle primarie Gandhi di Laives, la primaria di san Giacomo e le medie F. Filzi, hanno atteso la premiazione del concorso “Ciak si Guida”, dove i liceali, così come gli studenti delle classi quarte della primaria e delle classi seconde della primaria di secondo grado, si sono cimentati nell’ideazione e realizzazione di elaborati nelle due categorie del video e del fumetto.

Tema degli elaborati, naturalmente, la sicurezza sulle strade. Si è scelto di percorrere questa strada “perchè – secondo Patrizio Simoni, padre di Davide e presidente dell’associazione ‘Davide Sempre con Noi’ – ciò che i ragazzi producono in prima persona è anche ciò che porta a avere maggiore visibilità proprio tra le fasce di coetanei”.

Ma – chiediamo – qual è l’obiettivo di questi elaborati realizzati da bambini e ragazzi? “Vogliamo farli circolare tra i nostri canali social – spiega ancora Patrizio Simoni – e il video breve e il fumetto sono tra gli strumenti al momento più forti su queste piattaforme tra i giovani. Abbiamo già raggiunto un buon numero di visualizzazioni in tutta Italia e se questo significa, nel nostro piccolo, ottenere che se ne parli, che qualcuno presti più attenzione al proprio comportamento in strada, allora avremo senz’altro raggiunto l’obiettivo”.

TUTTI VINCITORI E TUTTI IN FESTA AL SAFETY PARK

Le classi vincitrici del concorso – premiate perchè gli elaborati hanno soddisfatto i criteri stabiliti dalla giuria e perchè, come ci tiene a sottolineare il signor Simoni, tutti gli elaborati erano davvero bellissimi e tutti verranno fatti circolare sui social – sono state premiate con una giornata all’evento Hallo Auto presso il Safety Park di Vadena. Qui, in base alle diverse fasce d’età, i ragazzi hanno potuto partecipare a diversi programmi pratici, dal patentino per la bicicletta alla simulazione di guida in stato di ebbrezza.

è un progetto in divenire quello dell’associazione che, per quanto riguarda la Bassa Atesina, vedrà un importante appuntamento il prossimo 5 maggio con l’iniziativa “Villaggio della Sicurezza” presso la Piazzetta Falcone e Borsellino di Laives dove verrà allestito un programma variegato di percorsi, da quello sull’uso della segnaletica a quello con le minimoto per bambini dai 5 ai 12 anni. Tutto questo perché tragedie come quella di Davide davvero non si ripetano più.

Autrice: Raffaella Trimarchi