“Da grande farò l’architetten”

Nata a Bologna nel 1984, Sofia Bonvicini è un’architetta traferitasi da poco a Bolzano. E’ figlia di Franco Bonvicini – in arte Bonvi – uno dei più grandi fumettisti d’Italia conosciuto per la sua serie a strisce Sturmtruppen. Dal 26 maggio al 7 giugno presso la Waag in Piazza del Grano sarà ospitata la mostra “Sturmtruppen a Bolzanen”, organizzata in occasione del festival ArtMaySound. 

“Un aneddoto divertente di quando sono nata è che mio padre mi mise subito in mano una matita. In quel momento scrisse il mio destino. Mi è sempre piaciuto disegnare e cercando il mio posto nel mondo ho trovato nell’architettura il posto dove poter esprimere la mia creatività. Finita la scuola ho iniziato a studiare architettura a Ferrara, ma la passione del disegno c’è sempre stata.
È morto quando avevo undici anni ma attraverso il disegno riesco a ricollegarmi a lui. È un modo per ricordarlo.
Sono molto legata al mondo del fumetto quanto a quello dell’architettura. Anche perché le due cose sono molto collegate: quando ti immagini una storia a fumetti devi dargli un contesto che è ciò che fai in un progetto d’architettura.”

Che cosa ti ha portato a Bolzano?

Sono approdata a Bolzano per la prima volta nel 2021 e mi ha colpito da subito la sua aria internazionale. Si respira un’aria diversa qua a Bolzano. Avendo sempre vissuto tra Milano e Bologna cercavo un posto che mi permettesse di crescere a livello professionale in un ambiente più europeo. Per certi versi credo che Bolzano sia molto più europea di Milano. Ho anche una mia cara amica che abita a Bolzano e che ho conosciuto in università; quindi, c’è anche questo fil rouge che mi collega alla città. Qua a Bolzano c’è un modo più umano di vivere. Poi i problemi ci sono anche qui, come è normale che sia, i problemi ci sono dappertutto. Però questa natura molto forte e selvaggia, a due passi da casa è qualcosa di fantastico. Un posto strano che mi ha incuriosita molto. Spero di restarci a lungo.

Quanto è importante per te far rimanere vivo il ricordo di tuo papà?

Mio papà è stato un uomo incredibile, io lo chiamo un super uomo, ma non lo dico perché era mio padre. Era un uomo con un codice d’onore, con una cultura molto vasta, un modo di approcciarsi alla vita e alle persone molto umano, molto umile. Non esistevano distinzioni di ceppo sociale per lui. Si definiva un anarchico, tra virgolette, scevro da condizionamenti politici. Anarchico non in modo violento, ma in modo intellettuale. Per me è un modello d’ispirazione, che io stessa cerco di seguire.
Seppur avendo passato poco tempo con lui, abbiamo passato dei bellissimi momenti, anche perché eravamo molto affini. Sin da piccolina mi piaceva disegnare e lo facevo spesso insieme a lui, già lo aveva capito che c’era il disegno dentro di me. Mi reputo molto fortunata, ci sono persone che hanno avuto il papà per tutta la vita; eppure, non riescono a ricordare dei bei momenti insieme. 

Che messaggio vuole lasciare Bonvi alla nostra società?

Fa riflettere le persone, è un fumetto trasversale, sia per piccini che per adulti.  La risata è un modo che usa per far pensare le persone, fargli venire dubbi, facendoli sempre divertire. Alla fine Sturmtruppen è un fumetto che narra le disavventure di un esercito, formato da singoli soldati, che combattono contro un nemico che non si vede mai. Che lottano cioè, contro sé stessi. Affronta temi sociali, la borghesia, il bullismo, l’amore, l’omosessualità, la morte. Negli anni Settanta non si trattavano apertamente questi temi, alcuni di questi erano dei tabù.
Al giorno d’oggi (anche grazie al mondo dei social) veniamo bombardati di contenuti, ma sono contenuti poveri, sono “scatole vuote”, non ti dicono nulla: non ti lasciano spunti di riflessione, ma le subisci passivamente. Per questa ragione occorre fare un passo indietro e domandarsi “di tutto ciò che assorbo che cosa ha ancora valore?”
Secondo me è importante leggere Sturmtruppen per questo motivo qui. Nell’arco di tre vignette, ti fa riflettere o ti lascia un bel ricordo, o ti fa sorridere o ti genera malinconia. In un’epoca così ricca di scatole vuote, le scatole veramente piene sono da tutelare.

Tuo papà ti hai mai dedicato una striscia?

Sì! È capitato diverse volte, ho dei bellissimi fumetti che conservo a casa mia tipo “La piccola Sofia che va a scuola” e sono dei bellissimi ricordi che mi porto di lui. Strisce vere e proprie no, negli ultimi capitoli ogni tanto si incontra qualche personaggio che ha delle mie somiglianze. Mi ricordo però sempre molto volentieri di una striscia che venne pubblicata negli anni ‘70, che sicuramente non mi ha potuto dedicare perché non ero ancora nata ma mi rimane nel cuore. Mi ci rivedo – risata.

Qual è il ricordo più bello che hai di lui?

Ne ho tantissimi, ma il più bello è legato ad un rumore, la più dolce delle melodie, lo scricciolo del suo pennino a china che incideva i fogli di carta Schoellershammer. Ero piccolina e dormivo assieme a mio fratello in studio da papà e lo sentivo lavorare, mi piaceva addormentarmi e svegliarmi con questo rumore. 

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

Arte e creatività, espresse con il vetro

Terminata l’esperienza della scuola internazionale, Alessandra Piazza e Alessandro Cuccato non hanno mai smesso di plasmare vetro, realizzando opere proprie, ma soprattutto collaborando con grandi artisti internazionali. Oggi Vetroricerca è un laboratorio di lavorazione del vetro ubicato nei locali di una ex carrozzeria  in via Claudia Augusta.

“Vetroricerca nasce nel 1997, dopo, diciamo, un periodo di artigianato in autonomia. Il 1997 è l’anno in cui il Fondo Sociale Europeo approva un progetto di formazione che è durato 18 anni e ha portato a Bolzano artisti, tecnici e insegnanti provenienti da tutto il mondo. Questo progetto di scuola è stato operativo fino al 2018, dopodiché abbiamo deciso di dedicarci al mondo della produzione artistica del vetro contemporaneo e da allora realizziamo opere per artisti che vivono in tutto il mondo e desiderano tradurre in vetro quello che pensano in altri materiali.”

Come funziona questo dialogo?

Normalmente gli artisti ci contattano perché sanno che qui è possibile realizzare opere in vetro. Non siamo dissimili da una fonderia dove in realtà si fonde in bronzo, le tecniche sono simili. L’artista ci propone il suo lavoro e noi cerchiamo di capire se siamo in grado di interpretare bene il suo pensiero artistico e soprattutto se siamo capaci di tradurre in vetro quello che normalmente lui o lei realizza con altri materiali.

Nel vostro atelier/officina si vedono lavori imponenti. Qual è il processo che porta alla realizzazione di un’opera?

Quando arriva un artista con una richiesta, normalmente ci confrontiamo per capire quale potrebbe essere una modalità adeguata per la sua realizzazione. Molto spesso tutto passa per l’accettazione di una sorta di compromesso tra noi e l’artista, perché ovviamente noi dobbiamo sottostare a quelli che sono i limiti tecnici del materiale. Anche la gestazione tecnica per realizzare il lavoro normalmente richiede molto tempo. Si tratta infatti di un processo molto lungo, con moltissimi passaggi successivi al lavoro che ci porta l’artista, per esempio un positivo in cera. Da lì in poi è tutto un passaggio di positivi e negativi fino ad arrivare al negativo in gesso refrattario da mettere nel forno, riempire di vetro per poi procedere con la sua fusione, che avviene in due giorni, ma poi il raffreddamento, ottenuto abbassando gradualmente le temperature del forno, dura più o meno una quarantina di giorni.

Quanti centri come il vostro ci sono? Perché un artista dovrebbe venire a Bolzano?

In Italia i centri sono fondamentalmente due: uno è Murano, la galleria Berengo, l’altro siamo noi. C’è poi qualche centro in Europa, ma constatiamo che ultimamente ci sono parecchi artisti che vengono dall’estero e che scelgono di venire da noi, per cui evidentemente siamo quelli più accomodanti.

Lavorate molto con artisti affermati, che espongono in realtà importanti…

Abbiamo lavorato con Diego Perrone e Marinella Senatore. Ad esempio l’artista nigeriana Otobong Nkanga ci ha commissionato un lavoro lungo 26 metri in vetro di Murano, inizialmente non previsto per la Biennale di Venezia 2019, ma che poi è stato scelto e premiato con una menzione speciale. Per noi è stata una bella soddisfazione.

Negli anni avete sicuramente sviluppato una certa esperienza…

In 25 anni di lavoro con gli artisti, abbiamo avuto la possibilità di sperimentare tantissimo e, diciamo, di andare oltre i limiti tecnici del materiale stesso.

Per concludere, quali sono alcune delle vostre opere visibili a Bolzano?

C’è il Muro della Memoria all’ex lager di via Resia, ci sono le vetrate sulla parete Ovest della chiesa dei Domenicani, le vetrate dell’auditorium delle scuole professionali in via Santa Geltrude che sono state disegnate da Robert Scherer. E quelle sono veramente delle bellissime vetrate.

Autore: Till Antonio Mola

“Il privilegio del mio lavoro? Il lato umano dei campioni” 

Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano è un cittadino di Bolzano. Per quasi  due decenni, Ezio Zermiani è stata la voce e il volto delle telecronache delle competizioni motociclistiche e automobilistiche sulla RAI. Ha interpretato il suo ruolo di inviato in pista con estro e inventiva, guadagnandosi sul campo la stima e l’amicizia dei tanti fuoriclasse raccontati in una carriera ricca di soddisfazioni. La nostra intervista.

Zermiani, come nasce la Sua passione per il giornalismo? 

Parte tutto dalla mia città, Bolzano. All’epoca degli studi universitari – studiavo Ingegneria a Bologna – avevo cominciato a collaborare come esterno con la sede Rai di piazza Mazzini. In quegli anni collaborai anche a programmi radiofonici famosi come “Chiamate Roma 3131”. Quando venni assunto in pianta stabile, nel ’75, cominciai ad occuparmi di cronaca nera e giudiziaria ed ebbi la possibilità di affrontare alcuni casi di cronaca che ebbero eco mediatica nazionale. 

Ci aiuta a ricordare quali?

Ad esempio, il delitto della perpetua della Val d’Ultimo, il cui processo venne rifatto tre volte. Poi mi interessai dei delitti di Marco Bergamo. Grazie alle mie inchieste, venne scagionato un portiere di notte che era stato inizialmente accusato di essere il responsabile dell’uccisione di una prostituta che in realtà era stata vittima di Bergamo. In seguito a questi casi, nel ’78 venni chiamato a Milano da Sergio Zavoli che aveva fondato il GR1. Non ci pensai due volte a trasferirmi in Lombardia.  

Lì ebbe inizio la sua seconda carriera, quella che la rese il giornalista per eccellenza del mondo dei motori.

In precedenza, ovviamente, avevo già fatto incursioni nel territorio del giornalismo sportivo. Ero appassionato di moto e macchine e chiesi se interessavano contributi per la Domenica sportiva. Iniziai con servizi sulla sicurezza nel mondo delle gare di motociclismo: un aspetto del tutto trascurato all’epoca, i piloti morivano come mosche. Quando cominciai, a fine anni ’70, era l’epoca dominata da Niki Lauda. Dai primi anni ’80 in avanti, ero sempre in trasferta per fare le telecronache di moto e F1. Posso affermare tranquillamente di aver fatto almeno una volta il giro del mondo. 

Qual è lo sportivo che più l’ha colpita?

Ho avuto modo di entrare in confidenza con grandi campioni come Prost, Piquet, Nannini, Alboreto, anche Alonso, tra i tanti. Ma il più grande per me rimane Ayrton Senna che purtroppo non è più tra noi.  

Chi era Senna, una volta smessi i panni del pilota di Formula Uno?

Era un uomo a tutto tondo. Non era solo il grande campione dell’automobilismo che tutti conosciamo. Dava una mano ai bambini di strada brasiliani, pagando loro cibo e istruzione, come oggi continua fare la fondazione che porta il nome. Era un pilota dall’animo nobile che faceva un lavoro pericoloso non per i soldi o la fama ma per aiutare chi ne aveva bisogno. Altri bei ricordi mi legano all’amico Michele Alboreto, purtroppo prematuramente scomparso, con cui facevamo una trasmissione insieme. Una volta, tra Natale e Capodanno dell’87, ci incontrammo a Maranello a provare in pista la nuova Ferrari da strada, la F40. Poi si decise di usare la macchina, non ancora omologata, per andare dalla famiglia di Michele e facemmo un servizio su quel folle viaggio da Modena a Milano. Il grande vecchio, Enzo Ferrari, si infuriò. Poi vide il servizio e mi mandò una nota per complimentarsi.  

Com’era il mondo del giornalismo sportivo, a quei tempi?

Era completamente diverso da oggi. Allora si viveva in simbiosi con i campioni sportivi, si riusciva a coglierne il lato umano, a conoscere le loro famiglie e le loro storie. Ti affidavano segreti e confidenze e tu dovevi scegliere di non raccontare alcune cose perché era un rapporto basato sulla correttezza, la fiducia e l’amicizia. A volte, con le loro famiglie e le nostre, facevamo le ferie insieme. Io ero solito intervistare i piloti sulle griglie di partenza, pochi secondi prima che schiacciassero l’acceleratore. Adesso è inimmaginabile. Ora ci sono conferenze stampa e interviste uguali per tutti, anche perché una parola di troppo, pronunciata nel momento sbagliato, può causare disastri finanziari. Noi abbiamo consumato tante suole delle scarpe per scovare le notizie e raccontarle. Oggi il pc e internet, che sono molto utili, forse ci hanno reso un po’ più pigri. Io rimango convinto però che il giornalismo vada fatto recandosi sui luoghi degli avvenimenti in prima persona, per vedere con i propri occhi e ascoltare i testimoni, come mi ha insegnato Sergio Zavoli.  

Autore: Nilo Ruggeri

La Dante premia160 nuovi e giovani “linguisti”

È stata una serata all’insegna della sostenibilità e della cultura italiana quella tenuta martedì 9 maggio all’auditorium Haydn di Bolzano in occasione della “Giornata della Dante”. Quest’anno sono stati 160 gli alunni delle scuole di tutti i gradi e di tutti e tre i gruppi linguistici della Provincia premiati dalla Società Dante Alighieri. Due le principali tematiche affrontate dalle scuole durante l’anno scolastico che si sta per concludere: gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e Alessandro Manzoni, per l’anniversario dei 150 anni dalla morte.

Oltre ai giovani “linguisti” che hanno ottenuto il premio Dante, sono stati premiati anche i due vincitori a livello provinciale delle Olimpiadi di italiano, Alex Beato e Sophia Crivellaro, provenienti da scuole di lingua tedesca. Premiati pure i 4 vincitori, su 96 partecipanti, del “Progetto Minecraft” che hanno utilizzato il celebre videogioco per raccontare il viaggio del Sommo Poeta all’inferno.

Un riconoscimento speciale, infine, è stato riservato a Zaccaria Dellai, insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella per i suoi progetti culturali in favore degli anziani.

“Quest’anno è stato un ritorno alla normalità, sono riprese le certificazioni linguistiche Plida e le attività dei nostri giovani. Credo sia veramente importante che le scuole abbiano dedicato le proprie energie al tema della sostenibilità”, dice la Presidente Raffaella De Rosa. “Dante è amato da tutte le fasce d’età – prosegue Damiano Visentin – e il nostro compito, come gruppo Giovani dell’associazione, è quello di allargare le proposte riservate agli adulti a tutti i giovani interessati”.

Tra questi ultimi, c’è proprio Alex Beato, classificato al diciassettesimo posto tra i 40 finalisti alle Olimpiadi di italiano. “Come mai l’interesse per questa materia? Nonostante io frequenti la scuola in lingua tedesca, l’italiano rimane la lingua del cuore. Penso sia importante che proprio qui in Alto Adige continui ad essere coltivata. Le prove che mi sono state sottoposte le ho trovate stimolanti: è un’occasione che non capita tutti i giorni. Inoltre, non scrivo molti temi in classe, per cui questa è stata anche un’opportunità per esercitare la forma scritta”, racconta Beato.

Tra gli alunni saliti sul palco, anche una giovanissima studentessa delle scuole primarie che ha espresso così il suo rapporto con la lingua italiana: “Sono davvero contenta di essere arrivata fin qui. Mi è sempre piaciuto scrivere storie e, come a me, anche a molti miei compagni di classe”.

La premiazione è stata arricchita da 3 intervalli musicali che hanno visto Greta Marcolongo e Michele Giro esibirsi insieme al coro degli scolari delle Longon, nonché in duetto. 

La cerimonia ha testimoniato come la cultura italiana possa essere declinata in varie forme: dal mondo digitale a quello musicale fino alle maniere più classiche. L’evento è sicuramente destinato a ripetersi; la platea e i partecipanti, invece, ad essere sempre più numerosi.

Autore: Andrea Dalla Serra

Fuori! Il Teatro fuori dal Teatro

INSERZIONE PUBBLICITARIA Fino al 30 giugno la stagione estiva dello Stabile di Bolzano invade la provincia con più di 100 appuntamenti gratuiti.
A Bolzano il cuore pulsante della rassegna sarà l’anfiteatro nel Parco delle Semirurali. Neri Marcorè, Stefano Bollani e Irene Grandi tra i protagonisti.

Dal 23 maggio al 30 giugno FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro, la stagione estiva gratuita dello Stabile di Bolzano, torna a invadere il capoluogo. FUORI! offre gratuitamente un teatro professionale di qualità, diffuso e partecipato, distribuito capillarmente sul territorio e ideato per il coinvolgimento diretto dei cittadini. 

FUORI! è un progetto del Teatro Stabile di Bolzano e del Dipartimento alla Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, con il patrocinio del Comune di Bolzano e di tutti i comuni che ospiteranno le iniziative.  

La stagione estiva del TSB porta gli artisti ad interagire attivamente con la popolazione, giocando con i generi artistici e narrativi. 

ANFITEATRO DELLE SEMIRURALI

A Bolzano, l’epicentro della stagione estiva sarà l’Anfiteatro delle Semirurali. A inaugurare la programmazione nel parco che ospita le rovine della chiesa Medioevale di Santa Maria in Augia il 28 maggio alle 20.30 sarà Neri Marcorè, con lo spettacolo “Duo di Tutto. Canzoni Belle e Buone”, che lo vede affiancato dal polistrumentista Domenico Mariorenzi.

Il 17 giugno sempre alle 20.30 il fuoriclasse del pianoforte Stefano Bollani sarà protagonista di “PIANO SOLO”, recital in cui rende omaggio all’arte dell’improvvisazione in un mirabile viaggio che si rinnova ogni sera.

Una sferzata di energia, sorprendente e irresistibile: la sera del 25 giugno Irene Grandi presenterà “Io in blues”, appassionante itinerario blues alla scoperta dei miti della cantante fiorentina. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano in occasione dei 30 anni dalla sua nascita. Anche in questo caso l’ingresso è gratuito previo ritiro dei biglietti presso la sede di Via Talvera 18 a Bolzano. Tel. 0471/316017 ed e-mail: berger@stiftungsparkasse.it

PRODUZIONI ITINERANTI, 

TEATRO D’INCIAMPO

Nell’arco di un mese, nell’Anfiteatro delle Semirurali faranno tappa tutti i progetti e gli spettacoli previsti dalla programmazione di FUORI!, come le due produzioni itineranti: “Spotifai Teatrale” (il 18 e il 19 giugno) e “Bolzano Sud Quiz Show” (30 giugno). Scritto e diretto da Roberto Cavosi, “Spotifai Teatrale” è un format basato sulla rivisitazione dei classici e sull’offerta al pubblico di pillole teatrali “a richiesta”. Sempre sul palco dell’Anfiteatro si svolgerà l’appuntamento conclusivo di “Bolzano Sud Quiz Show”, format teatrale ideato e diretto da Francesco Ferrara e Salvatore Cutrì. Domande a raffica, un pulsantone e premi in palio: lo spettacolo permetterà di incontrare le persone che abitano o hanno abitato quella zona della città che si sviluppa intorno a via Milano – e che un tempo veniva chiamata “Sciangai”. 

STIVALACCIO TEATRO – COMMEDIA DELL’ARTE

Il 13 giugno alle 20.30 il Parco delle Semirurali ospiterà la Compagnia Stivalaccio Teatro con lo spettacolo “Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco” che rende Shakespeare materia viva per portare sul palco, attraverso il teatro popolare, le grandi passioni dell’uomo. 

SPETTACOLI PER BAMBINE/I VITAMINE TEATRALI

L’anfiteatro ospiterà inoltre i cinque appuntamenti pomeridiani (h. 17) con il teatro per bambine/bambini selezionati nell’ambito del progetto “Piattaforma Regionale per la Circuitazione dello spettacolo dal vivo” sostenuta dalla Regione Trentino-Alto Adige. “I tre porcellini di Pian del Porco” della Compagnia Teatro a Dondolo (10 giugno), “La Battaglia dei Calzini” della Cooperativa Teatrale Prometeo (11 giugno), “Alla ricerca di gocciolina” di Chiara Sartori e Max Meraner (12 giugno), “La Magia delle Onde” di Sagapò Teatro (14 giugno), e la “Guerra delle bolle di Sapone” di Contro Tempo Teatro (15 giugno). Da questa edizione, gli spettacoli per bambine e bambini rientrano nella nuova iniziativa del TSB realizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano intitolata “Vitamine Teatrali” e potranno essere simbolicamente prescritti dai pediatri che aderiscono al progetto. 

Al Centro Trevi si svolgeranno due appuntamenti della rassegna “Wordbox”: “Il Fuoco invisibile”, che verrà proposto in forma di lettura dall’autore Daniele Rielli (23 e 24 maggio, h. 18) e “Beata oscenità” di Massimo Sgorbani, nella lettura scenica di Gianluca Ferrato diretta da Andrea Bernard (18 e 19 giugno, h. 18). 

Non solo! le produzioni itineranti, le commedie di “Stivalaccio Teatro”, i Concerti di “Musicantiere”, gli spettacoli gratuiti per bambine/i della Compagnia TeatroBlu, faranno tappa al Teatro Cristallo, in Piazza Lino Ziller e Anita Pichler, allo Spazio Costellazione/ Circolo Culturale Oltrisarco, al Centro Ermete Lovera, passando per il Parco delle Inglesine, La Rotonda/ COOLtour, l’Area Ristoro Via Genova, i Prati del Talvera e il centro Storico con Piazza del Grano e Piazza Municipio. Ma gli spettacoli di FUORI! coinvolgeranno tutta la provincia!

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Scuola di musica Vivaldi: aperte le pre-iscrizioni. Ecco le novità

INSERZIONE PUBBLICITARIA Dal 2 al 31 maggio riaprono le pre-iscrizioni alla Scuola di Musica Vivaldi. Si può far domanda di iscrizione sul sito delle scuole di musica della Provincia di Bolzano.

Ormai è nota l’ampia offerta della Scuola di Musica Vivaldi della Provincia Autonoma di Bolzano che spazia dai corsi per bambini a partire dai 4 anni, ai corsi di strumento e canto rivolti a tutti, dagli 8 ai 90 anni. I corsi offerti – oltre ai classici strumenti quali pianoforte, chitarra, percussioni, canto lirico e moderno – coprono anche strumenti meno conosciuti, ma ugualmente interessanti come il mandolino, l’arpa, la fisarmonica, l’organo. Presso la Scuola di Musica è possibile frequentare corsi su strumenti elettronici, ma anche corsi per gli amanti della musica rinascimentale e barocca come flauto dolce/traversiere, clavicembalo, viola da gamba e da quest’anno si è aggiunto il liuto. Particolarmente interessante è inoltre l’iscrizione agli strumenti ad arco e a fiato, che consentono agli allievi di suonare nell’orchestra e nelle bands della scuola, presenti in numerose manifestazioni pubbliche. I nostri punti di forza sono infatti i corsi di musica d’insieme e i cori, che danno l’opportunità di condividere la passione per la musica sia con i compagni di corso che con il pubblico.

Ricordiamo infine il laboratorio di Teatromusical, che dà l’opportunità a giovani dai 15 ai 30 anni di cimentarsi con canto, danza e teatro.

Le novità di quest’anno?

Oltre all’apertura a Bolzano dei corsi di tuba, liuto e musica elettronica, dall’anno prossimo sarà possibile per i più piccoli cantare nel coro di voci bianche di Merano e di Bressanone. Prosegue inoltre il corso Suono x 4 a Merano, la cui apertura ha riscosso notevole successo. 

Chi invece è amante della musica, ma non è necessariamente musicista, a partire dall’autunno potrà seguire il ciclo di conferenze aperto a tutti dal titolo “La musica più bella di sempre”, tenuto dal musicologo Mauro Franceschi.

Dove è presente la scuola di musica Vivaldi?

La Scuola Vivaldi è presente in 12 sedi su tutto il territorio provinciale: Bolzano, Merano, Laives, Bronzolo, San Giacomo, Ora, Egna, Salorno, Bressanone, Vipiteno, Brunico e San Candido.

Istruzioni per l’uso 

Quali sono i passi da fare se ci si vuole pre-iscrivere?

In primo luogo è utile visitare il sito del Vivaldi https://scuole-musica.provincia.bz.it, dove si trovano tutte le informazioni sui corsi attivati e il link al sito per le pre-iscrizioni, ossia 

https://provincia.bz.it/iscrizione-scuola-musica

La pre-iscrizione si compila on line. Bisogna essere in possesso dello spid o della carta di identità elettronica.

Le iscrizioni sono subordinate al numero dei posti disponibili per ogni corso e verranno accettate in base all’ordine di arrivo. Coloro che per mancanza di posti disponibili non potranno iscriversi ai corsi rimarranno in lista d’attesa e potranno essere contattati anche nel corso dell’anno, nel caso si liberassero dei posti; inoltre avranno la precedenza nelle iscrizioni per l’anno successivo.

Dove possiamo ascoltare gli allievi del Vivaldi in azione?

Numerosi sono gli appuntamenti in calendario. Tra i più importanti vogliamo ricordare l’appuntamento con la nuova produzione del laboratorio di teatromusical “Sbiancaneve” che andrà in scena al Teatro Cristallo di Bolzano il 12 maggio alle 20.30 e il 13 maggio alle ore 17 e alle 20.30 e il concerto finale delle Band del Vivaldi “Fiati in festa” sempre al Teatro Cristallo il 19 maggio.

Per gli amanti della musica classica gli appuntamenti saranno il 7 e 8 giugno a partire dalle ore 17 a Castel Mareccio ed il 13 e 14 giugno nella Sala Michelangeli del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, nell’ambito della rassegna Classicall.

Il pubblico meranese potrà ascoltare i giovani musicisti al Teatro Puccini il 24 maggio. Sempre il 24 maggio si potrà assistere al saggio finale degli allievi di Bressanone al Centro Don Bosco.

La musica jazz troverà il suo spazio il 12 giugno a Laives al Centro Don Bosco e il 13 giugno a Bolzano al Waag Cafè.

Gli eventi della Scuola di Musica si possono seguire anche sui suoi canali social Facebook e Instagram.

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Vinzishower, un nuovo servizio per i bisognosi del capoluogo

In Via Cappuccini 6, di fronte all’ingresso della chiesa dei Cappuccini, c’è una vetrina che segnala, al proprio interno, una nuova attività: il VinziShower, un servizio di igiene e di lavaggio indumenti a cura della San Vincenzo. L’associazione, da noi contattata, ci ha messi in contatto con la dott.ssa Viviana Versace.

“Mi presento, sono un medico neurologo, lavoro al reparto di neuro riabilitazione dell’ospedale di Vipiteno. Premetto che parlo a nome della San Vincenzo pur non essendo un membro attivo e regolare. Vivo in Alto Adige da nove anni e da quasi uno mi sono trasferita a Bolzano. Ho conosciuto il direttore della San Vincenzo, Josef Haspinger quasi per caso e lui mi ha proposto di collaborare alla creazione di un punto di igiene nel centro storico, che avrebbe offerto un servizio di docce e lavatrici nel quale, ci sarebbe stato anche un ambulatorio medico di prima assistenza.”

Cos’è la San Vincenzo?

Parliamo di una comunità presente in 153 paesi del mondo, con centinaia di migliaia di volontari che collaborano a un progetto di assistenza ai bisognosi sullo spirito del loro fondatore che è San Vincenzo de Paoli, un sacerdote vissuto nel Cinquecento che aveva insegnato a tutti i suoi discepoli ad aiutare le persone in qualsiasi situazione di difficoltà, di emergenza, di bisogno in cui si trovassero. Della San Vincenzo mi piace che è una associazione molto ben organizzata con dei membri fissi, qui in Alto Adige prevalentemente di lingua tedesca, che aiuta le persone lì dove c’è bisogno.
Nasce in questa ottica anche il VinziShower, il nuovo centro di igiene, che sorge nel centro storico, dove è molto più facile che, per esempio, una persona con background migratorio si trovi a passare o a stazionare per molti motivi. 
Il servizio fa parte di una rete di altre iniziative che sono note alla popolazione, come VinziMarkt o VinziKleider, che sono il supermercato solidale e il banco dei vestiti usati, in Via Andreas Hofer. Un altro servizio è quello delle colazioni, che viene offerto nel chiostro dei Cappuccini. I bolzanini ricorderanno anche il Vinzibus, un camper che offriva dei pasti caldi a mezzogiorno.

In cosa consiste il VinziShower?

Si tratta di uno spazio ristrutturato di circa 200 metri quadrati al piano terra di via Cappuccini: c’è una zona di ingresso con una reception, un percorso con degli armadietti dove lasciare i propri vestiti in cui è presente una lavasciuga, due bagni con docce, di cui una per disabili. 
Al VinziShower chiunque viene accolto, indipendentemente dal proprio status sociale o giuridico; non avrà bisogno di giustificare la propria necessità di usare delle docce, né entrare nel merito della propria situazione economica e nemmeno di dare delle generalità. Si può stare fino a 30 minuti per fare una doccia con calma e cambiarsi. Quindi c’è proprio il senso di dare dignità a una persona che ha bisogno di lavarsi e di cambiarsi, che è un bisogno primario di tutti.

Qual è il suo ruolo in tutto questo?

Come accennavo, il progetto prevede anche l’istituzione di un punto di prima assistenza medica. È una idea venuta al dottor Oswald Mayr, che è stato direttore sanitario dell’Azienda Sanitaria per molti anni. Il mio ruolo è stato quello di aiutare a creare una rete di sanitari, anche grazie all’uso dei social media. In relativamente poco tempo abbiamo avuto l’adesione di circa 15 infermieri e altri cinque medici e proprio in questi giorni stiamo allestendo la stanza che all’interno del centro di igiene sarà deputata all’assistenza sanitaria.  Speriamo di poter partire con almeno 1 o 2 pomeriggi al mese. L’idea è quella di offrire un primo approccio a un problema di salute che chiaramente non dovrà essere né grave né acuto. Per quello c’è l’ambulatorio STP, ovvero per stranieri temporaneamente presenti all’interno dell’ospedale.

VinziShower è in Via Cappuccini 6 a Bolzano, tel. 377 3860058.

Chi desideri collaborare come volontario o sostenere l’iniziativa, può scrivere a info@vinzenzgemeinschaft.it 

Autore: Till Antonio Mola

Il ring dove la diversità è di casa

Una palestra in cui tutti possono esprimersi con i guantoni. Un esempio di integrazione e impegno nel sociale, senza trascurare i risultati sportivi. Nello spirito più nobile del pugilato. 

A Bolzano, Franco Nicotera è sinonimo di boxe. Una vita spesa tra guantoni, ring e medaglie, in Italia e all’estero, Nicotera nella nostra città è una figura di riferimento per tanti ragazzi che scelgono di percorrere un sentiero ripido e faticoso come quello che porta all’agonismo. Per loro, Franco è semplicemente il “maestro”. Questo appellativo risuona non appena si accede alla palestra; marca il rispetto dei più giovani verso chi insegna i segreti di un’arte di combattimento antica come il pugilato ma simboleggia anche la profondità di un rapporto costruito sulla fiducia e sulla dedizione. Per alcuni di loro, l’allenatore è come un secondo padre. “A volte è successo in passato che alcuni miei atleti vivessero situazioni familiari complicate”, racconta l’istruttore, “sono stato chiamato anche nel corso della notte per sedare liti che rischiavano di degenerare. È impegnativo, a volte può anche essere logorante, ma io do il 100% di me stesso e anche gli atleti devono fare lo stesso, senza sconti”.  

Lo sa bene Youssef Al Mourchid. 23 anni, Youssef, italo-marocchino, è uno dei pugili più promettenti della palestra, tra i primi quattro in Italia per la sua categoria (57 Elite). Prima di diventare un atleta e uno studente-lavoratore modello, Youssef ha passato momenti duri, in cui la sua vita poteva deragliare definitivamente e portarlo su una cattiva strada. È stato grazie all’accordo che Boxe Nicotera ha stretto con il Forum Prevenzione che Youssef ha messo i piedi per la prima volta nella palestra al Palamazzali, a quasi 18 anni. Lì ha imparato che, per affermarsi e guadagnare la stima degli altri, bisogna lavorare sodo e comportarsi onestamente. “Non è stato facile, i primi tempi ci sono stati scontri, poi grazie anche alla costanza e alla concentrazione che si imparano in palestra, Youssef è maturato”, ricorda Nicotera. Adesso il ragazzo lavora per Aias, l’associazione di sostegno alle persone diversamente abili, come educatore e impiegato amministrativo, e sta prendendo il diploma da ragioniere alle scuole serali. “Ma il sogno è quello di esordire da professionista. Ce la sto mettendo tutta perché la boxe mi ha cambiato la vita, tenendomi lontano dai guai”, ammette il ragazzo. “Con Streetwork e Forum Prevenzione abbiamo raggiunto un accordo: loro ci segnalano casi di ragazzi con comportamenti problematici che potrebbero trarre vantaggio dagli allenamenti di boxe. Noi li accogliamo e ne seguiamo lo sviluppo come atleti e come persone. Spesso funziona”, sottolinea Paolo Nicotera, fratello di Franco e insostituibile macchina organizzativa della società.  

Anche con l’Aias c’è un sodalizio ormai consolidato perché handicap e pugilato sono mondi che possono comunicare. Attualmente quattro atleti diversamente abili, di età compresa tra i 25 e i 45 anni, si esercitano una volta a settimana con Franco nella Special Boxe. “Contiamo di allargare la partecipazione anche ad altri ragazzi e ragazze seguite da Aias”, afferma l’allenatore che è coadiuvato da validi collaboratori come Alessandro Mazzoni, Paolo Grigis e Mazhar Abbasi. Loro introducono gli iscritti sia alla pratica agonistica che a chi desidera praticare a livello amatoriale, sperimentando con la Gym Boxe e la Boxe Competition, forme di pugilato in cui sono esclusi i contatti.  

Nicotera è uno sportivo che ha raggiunto risultati importanti, sia come atleta che come allenatore. La palestra attualmente è al 47° posto su 850 in Italia, un risultato di eccellenza se si pensa alla posizione periferica di Bolzano rispetto ai centri che contano. Ma il sogno è portare la boxe nelle scuole e far capire che la pratica di questo sport ha poco a che fare con la violenza e molto con il rispetto delle regole e degli avversari. Per questo, la palestra si mette in mostra grazie ad eventi pubblici. Il prossimo sarà il 20 maggio a Laives, Zona Galizia, alla festa dell’Aias. In programma, un’esibizione degli atleti più giovani e 12 incontri di boxe. La partecipazione, ovviamente, sarà aperta a tutti. 

Autore: Nilo Ruggeri

20 bolzaninɜ in Ungheria: che musica!

Giulia Basciu — cantante e trombettista, Alice Bonsignori — bassista, Benno Castellan — chitarrista ed Elia Benedetto — sassofonista, quattro musicistɜ della Nameless Band della scuola di musica Vivaldi, ci raccontano la loro preparazione e le loro aspettative per il “MusiColours European Youth Music Festival” che si svolgerà dal 27 al 31 maggio 2023 in Ungheria.

Come vi state preparando in vista del “MusiColours European Youth Music Festival”?

Facciamo spesso concerti e avendo sempre lo stesso repertorio, stiamo utilizzando questi come preparazione e rodaggio in vista del Festival. Il repertorio sarà il solito, ma abbiamo effettuato una scelta più ristretta di brani così da poterli perfezionare. Proviamo una volta a settimana, ma ognuno di noi lavora anche singolarmente. Una novità è il lavoro sulla presenza scenica visto che suoneremo davanti a un grande pubblico internazionale.

Come vi sentite?

Per noi è stata una sorpresa e l’emozione è stata ed è grande. Fa un po’ paura mettersi in gioco davanti a così tante persone diverse, è un’opportunità non da poco, sarà un’avventura. Non vediamo l’ora di poterci confrontare con altrɜ musicistɜ proventientɜ da tutta Europa e di conoscere culture e punti di vista differenti.

I pezzi che porterete sono inediti?

No, sono delle cover riarrangate e adattate dai nostri insegnanti per gli strumenti della nostra band e le tempistiche dell’evento.

È la prima partecipazione a un evento internazionale?

Per la prima volta cci esibiremo in un altro paese davanti a un pubblico internazionale; siamo stati fuori Bolzano ma così lontano non siamo mai andati. Abbiamo già suonato davanti a un grande pubblico, ma non di questo tipo e in questo genere di eventi. Siamo molto emozionati.

Quali sono le vostre aspettative?

Abbiamo delle aspettative molto alte, avremo la possibilità di incontrare molte persone competenti con provenienze disparate. In più siamo un gruppo molto unito, ci capiamo e ci divertiamo moltissimo insieme e per questo crediamo che sarà un’esperienza bellissima.

Avete dei consigli per altrɜ giovanɜ musicistɜ come voi?

Consigliamo di non tirarsi indietro nel momento in cui si presenta un’opportunità simile alla nostra: non ricapita spesso, noi siamo dei ragazzi dei primi anni delle superiori e siamo consapevoli che la possibilità di poter partecipare a questo tipo di eventi è qualcosa di grande e di formativo. È un’esperienza unica, ma ciò non toglie che sarà l’essere lì con il nostro gruppo a renderla ancora più speciale. La musica d’insieme è diversa rispetto al suonare da soli, ti riempie. Se sei unɜ musicistɜ e suoni da solɜ e trovi unɜ amicɜ con cui suonare, non per vincere un grammy, ma per divertirti, è davvero bellissimo. Perché alla fine la musica è questo: stare insieme e stare bene.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Coobolt: da Bolzano a Londra a suon di musica

Alejandro Zarate — in arte Coobolt — è un giovane musicista bolzanino che ha visto recentemente iniziare la sua carriera musicale. Tra concerti in Italia, Austria e Inghilterra,  Alejandro ci racconta qui la sua esperienza e quelli che sono i suoi progetti futuri.

Hai sempre pensato di intraprendere un percorso musicale a tempo pieno?

Sì, ma forse la domanda più giusta sarebbe se ne ho le capacità, che non sono solo quelle musicali; ho capito che serve una certa indole per riuscire a vivere di musica e skills che non fanno parte del mondo musicale ma sono, oggigiorno, essenziali, come saper gestire i social media, montare un video. Bisogna capire molto bene che tipo di prodotto si vuole portare prima di poter capire se si vuole intraprendere questo percorso professionalmente. Io sicuro ho questo obiettivo, sarebbe un sogno.

Ti saresti aspettato di vincere Art May Sound Contest e Uploads Sounds?

Assolutamente no, anche perchè sono stati i primi contest a cui ho partecipato. Ho iniziato a suonare negli ultimi tre anni. Art May Sound c’è stato a fine maggio 2022 ed è stato ad aprile 2022 che per la prima volta ho portato dei miei brani originali sul palco. È incredibile pensare che solo un mese dopo sono riuscito a vincere un contest. Con Uploads è stato ancora più assurdo: mi sono interfacciato con artisti diversi e con grandi talenti, riuscire a spiccare tra così tanti talenti è difficile, perciò riuscire a farlo è stata una sorpresa enorme! 

Qual è il più grande traguardo che hai raggiunto finora? 

Sicuramente è stata l’apertura del concerto dei Coma_Cose all’O2 Academy Islington a Londra. Ho aperto il concerto davanti a 800 persone; non so se riuscirò mai a eguagliare questa esperienza, ma sicuramente farò tutto il possibile per riuscirci. È stato incredibile.

Hai progetti per il prossimo futuro?

Tantissimi. Sto lavorando a molti brani, di alcuni sto già preparando delle demo e sicuramente verranno registrati e prodotti definitivamente molto presto. Verso fine maggio tornerò in Inghilterra dove lavorerò a un EP che verrà creato totalmente lì in studio. Sarà un percorso molto creativo che mi insegnerà molto e da cui spero nascerà un progetto molto figo!
Oltre a questo prossimamente aprirò altri concerti e parteciperò ad altri festival sia in Italia che in Austria e Germania.

Che consigli daresti ad altri giovani musicisti?

Io stesso sono esordiente e quindi non mi sentirei di dare grandi consigli, quello che posso dire per la mia esperienza personale è: pensate prima di tutto alla musica, se volete fare musica, che essa sia il 90% di quello che fate, tutto il resto — immagine e altro — verrà molto dopo. 

Se qualcuno volesse seguirti o ascoltare la tua musica?

Al momento ho Instagram e TikTok con l’username @coobolt e, non appena i brani saranno pronti, sarò anche su Spotify con lo stesso nome.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour