La nuova stupefacente stagione del Teatro Stabile di Bolzano

Silvio Orlando, Victoria Thierrée Chaplin e Aurélia Thierrée, Rocco Papaleo, Anna Bonaiuto, Paolo Pierobon, Leo Muscato, Maria Paiato, Filippo Dini, Anna Della Rosa, Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Alessandro Serra, Neri Marcorè, Valter Malosti e Alessandro Haber, sono solo alcuni dei protagonisti della nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano (TSB).

Il cartellone 2023/2024 disegnato dal TSB per il pubblico di Bolzano si compone di 13 appuntamenti con l’eccellenza del teatro che nascono dall’incontro tra testi e artisti/e di altissima caratura. 

In scena quattro coproduzioni TSB: spettacoli ideati, progettati e allestiti assieme ai principali teatri italiani, interpretati dalle personalità più carismatiche del panorama teatrale e non solo. Rocco Papaleo consolida la sua collaborazione con il TSB interpretando “L’ispettore generale”, commedia satirica estremamente divertente di Nikolaj Gogol che rivive ora grazie alla regia e all’adattamento di Leo Muscato, punto di riferimento a livello internazionale per gli allestimenti di prosa e lirica. Lo spettacolo inaugura la stagione il 26 ottobre 2023 al Comunale di Bolzano. Paolo Pierobon, fuoriclasse del teatro e del cinema, interpreta invece “De Gasperi: l’Europa brucia” un testo nuovo, scritto da Angela Dematté e diretto da Carmelo Rifici che delinea le luci e le ombre dello statista trentino Alcide De Gasperi. 

Neri Marcorè interpreta “La Buona Novella”, coproduzione TSB, tratta dal primo concept album di Fabrizio De André pubblicato nel 1970. Questo nuovo spettacolo di teatro canzone è diretto da Giorgio Gallione che ne cura anche la nuova versione teatrale avvalendosi dell’arrangiamento musicale di Paolo Silvestri. 

Valter Malosti e Anna Della Rosa saranno quindi gli straripanti protagonisti del classico di William Shakespeare “Antonio e Cleopatra”, un’altra imperdibile coproduzione del TSB. 

Imponenti, inediti e di culto: gli spettacoli che completano il cartellone bolzanino rappresentano gli esempi più luminosi e ambiziosi di allestimenti teatrali che si confrontano con testi contemporanei e riletture di grandi classici. Filippo Dini dirige e interpreta la prima versione italiana di “Agosto a Osage County”, commedia vincitrice del Pulitzer nel 2008, scritta dall’attore e drammaturgo pluripremiato Tracy Letts. 

Primo allestimento italiano anche per “Ciarlatani”, commedia scritta e diretta dal drammaturgo spagnolo Pablo Remón e interpretata da Silvio Orlando, Francesca Botti, Francesco Brandi e Blu Yoshimi. 

Il linguaggio materico e ancestrale di Alessandro Serra rilegge “La Tempesta” di William Shakespeare, mentre il talento vibrante e incontenibile di Alessandro Haber vestirà i panni inconsueti ma irresistibili di Zeno Cosini nella versione teatrale del capolavoro di Italo Svevo “La coscienza di Zeno” diretta da Paolo Valerio. Massimo Popolizio dirige e interpreta “Uno sguardo dal ponte” opera passionale e tenebrosa, un dramma della gelosia che Arthur Miller scrisse ispirandosi a un fatto di cronaca. 

Una fuoriclasse come Maria Paiato è protagonista, assieme a Mariangela Granelli e Ludovica D’Auria, della commedia “Boston Marriage” di David Mamet, voce tra le più rappresentative della scena americana, premio Pulitzer nel 1984 e più volte nominato agli Oscar. Un piccolo capolavoro teatrale diretto da Giorgio Sangati.

La dimensione surreale e fantasmagorica degli spettacoli di Victoria Chaplin si rispecchia nello spettacolo “Bells and Spells”, interpretato da Aurelia Thierrée e Jaime Martinez.

Da quest’anno, grazie alla collaborazione sempre più stretta con il CSC S. Chiara di Trento, la stagione in abbonamento in Sala Grande si impreziosisce di due appuntamenti con la danza contemporanea internazionale, affidata alla compagnia catalana La Veronal e a Marcos Morau con lo spettacolo “Sonoma” e ad Aterballetto che presenterà “Un jour nouveau I Birthday party”, il nuovo spettacolo nato dalla collaborazione tra i coreografi Rachid Ouramdane e Angelin Preljocaj. 

LA STAGIONE REGIONALE CONTEMPORANEA

Parallela alla stagione in abbonamento, da ottobre a maggio si snoda la seconda edizione della Stagione Regionale Contemporanea realizzata in collaborazione con il CSC S. Chiara di Trento, che quest’anno comprende 22 recite tra Bolzano e Trento. Tra i protagonisti troviamo Motus, The Circa Ensemble, ma anche gli spettacoli di Paolo Rossi, Gipo Gurrado, RezzaMatrella, Stefano Massini, Paolo Mazzarelli, Francesco Alberici e Romeo Castellucci. 

ABBONAMENTI

Fino al 29 ottobre sono in vendita i nuovi abbonamenti alla stagione di Bolzano: i prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni e si confermano tra i più vantaggiosi del panorama italiano. A grande richiesta, questa stagione anche lo spettacolo del sabato si svolge alle ore 19. I Turni sono 4: TURNO A giovedì h. 20.30 ; TURNO B venerdì h. 19 ; TURNO C sabato h. 19 e TURNO D domenica h. 16 

Numerosi i benefit riservati agli abbonati: oltre a 8 biglietti gratuiti per assistere agli spettacoli delle stagioni del TSB (In Scena al Teatro Cristallo di Bolzano; Wordbox- e Stagione Regionale Contemporanea al Comunale), sono 13 gli ingressi ridotti per gli appuntamenti delle stagioni di Orchestra Haydn, Vereinigte Bühnen Bozen, Associazione L’Obiettivo (L’Operetta), CSC S. Chiara (Danza al Comunale di Bolzano e Prosa al Sociale di Trento). 

La biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano è aperta con il seguente orario: da martedì a venerdì dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 15.30 alle 19. Infoticket + 39 0471 053800  E-Mail info@ticket.bz.it   www.teatro-bolzano.it

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“Dobbiamo avere il coraggio di guardare finalmente a modelli nuovi”

Restart è un’associazione nata nel 2020 per promuovere il cambiamento urbanistico e sociale nella città di Bolzano. Due anni fa una serie di privati cittadini si sono riuniti per avanzare proposte alternative a modelli di sviluppo urbano considerati sorpassati e far ripartire il capoluogo. Abbiamo intervistato il presidente di Restart, l’ingegnere Renato Sette, relativamente ai problemi principali della città e a come sarebbe possibile affrontarli.  

Renato Sette, quali sono gli obiettivi e le attività di Restart? 

Ci muoviamo su due livelli. Uno è propriamente scientifico. Abbiamo cercato di creare un tavolo permanente sull’urbanistica che affronti i temi della mobilità, dell’emergenza casa e di quella ecologica, studiando gli esempi virtuosi di altre città europee. Abbiamo creato un tavolo permanente chiamato “39100 BZ” che ha riunito 14 associazioni e istituzioni e nel quale affrontiamo le tematiche più incalzanti. Poi ci muoviamo anche su un piano più “popolare” perché pensiamo che uno dei grandi problemi sia la difficoltà a creare comunità nei quartieri. Per questo abbiamo organizzato un evento come il Roen Urban Party 2023 nel parco Pompei di via Roen: un importante momento di socialità in cui è stato valorizzato uno spazio pubblico anche attraverso la camminata di quartiere organizzata dalla nostra attivista Alessandra Tamassia.  

Quali sono le difficoltà maggiori in cui si dibatte la nostra città? 

Prima di ogni cambiamento credo sia necessario un cambio di mentalità su più fronti. Una grande questione è quella ambientale, legata anche ai cambiamenti climatici, che fa tutt’uno, in una lettura a sistema, con quella del traffico e della mobilità sostenibile. C’è sicuramente il problema dell’accesso all’abitazione, molto complicato per i giovani e non solo, in una città che invecchia. Bisogna quindi lavorare sul recupero della spazialità pubblica. Pensiamo ad esempio all’areale ferroviario ma anche ad altri contesti. 

Come i campi da basket e pallavolo delle scuole Archimede? 

Esatto. Sono strutture pubbliche inaccessibili durante l’estate ma che, attraverso un sistema di cancelli, potrebbero essere messe a disposizione di tutti e magari, concordando alcune regole con i condomini vicini e la Direzione Scolastica, usata anche di notte, grazie a un impianto di illuminazione. La nostra opinione è che si debba lavorare sul recupero e la razionalizzazione della proprietà pubblica. Sono obiettivi forti ma raggiungibili su cui costruire un concetto di città e comunità nuova. Lo sport e la disponibilità di spazi da gioco e socialità, possono fare tanto in questo senso. 

E per quanto riguarda il traffico? Bolzano è invasa dalle auto ad ogni ora del giorno e non solo nelle giornate di maltempo quando i turisti scendono dalle località di montagna.

Anche qui è necessario guardare a modelli nuovi. Adesso si stanno inseguendo modelli vecchi, come quello di fluidificazione del traffico. Se si costruiscono strade ed infrastrutture, questi attirano più auto. Pensiamo che una cinta che eviti il traffico di transito sia importante ma, al tempo stesso, bisogna creare una città in cui le auto viaggino a 30 all’ora, con conseguenze positive sulla salute dei cittadini. Tutte le grandi città stanno muovendosi verso quel tipo di mobilità. Dobbiamo osare, pensare a una città in cui i pendolari lascino l’auto fuori in parcheggio intermodali e possano contare su collegamenti continui, puntuali e con frequenza elevata. Confinare le auto all’esterno della città non vuole dire condannare a morte i negozi. Nelle zone tolte al traffico automobilistico a Barcellona, il commercio di vicinato è rifiorito.  

A Bolzano il costo dell’abitare è proibitivo. Studenti universitari, lavoratori, professionisti sono scoraggiati dal trasferirvisi e chi non può contare sulla ricchezza familiare, spesso è invogliato a cambiare città. Cosa può fare la mano pubblica? 

Anzitutto avviare una pianificazione urbanistica sistemica seria. Il Comune dovrebbe fare una mappatura di tutte le aree dismesse ma disponibili. Non solo l’areale ma anche spazi in zona industriale o ai Piani: con un po’ di logica potrebbero essere messi a disposizione e rappresentare la base per un grande “Piano casa” pubblico in cui si dialoga anche con imprenditori privati per mettere a disposizione nuovi alloggi a prezzi calmierati nel giro di cinque anni. Prima è impossibile.  

Sull’areale ferroviario a che punto siamo?

Il progetto è del 2012 non è ormai più attuale. Abbiamo bisogno di riprenderlo in mano attraverso una cabina di regia di esperti, poiché c’è in gioco un brano di città che dovrà essere pensato e pianificato per rispondere in modo flessibile a domande ed istanze urgenti ed in divenire; i tempi, quindi, si allungheranno ancora. Avrebbe potuto essere un elemento di stimolo per un nuovo modello di vita urbana e noi ci crediamo ancora. Per questo abbiamo fatto partire un laboratorio di idee con lo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) per cui gli studenti presenteranno 16 progetti, in particolare sul Centro natatorio. Parteciperà anche Tania Cagnotto, per cercare di cominciare a lavorare concretamente su questa rielaborazione delle intenzioni progettuali originarie. L’Areale può e deve essere il fiore all’occhiello del Capoluogo e dell’intera Provincia. 

Autore: Nilo Ruggeri

 

Una vita da… Eco Narratrice

Elisa Nicoli, da cos’è nata l’idea dell’Eco Narratrice?

Nel 2013 era nato il sito e i vari profili social de Il Laboratorio dell’autoproduzione (“autoproduco”), che nel 2017 è sbarcato anche su Instagram. All’epoca era solo un gioco, condividevo le foto delle cose che mi facevo in casa. Pian piano il profilo cresceva, fino al 2020, quando ho presto più seriamente questo gioco e ho cominciato a pensare in maniera più strategica ai post e a  pubblicare in modo più regolare. Ho cominciato a parlare di tanti argomenti legati alla sostenibilità in generale e quindi quel nome, “autoproduco” mi stava sempre più stretto. A maggio 2022 il mio compagno stava sistemando le teglie nel forno e mi ha detto “perché non ti chiami “Eco Narratrice”. E così è stato!

Ci sono state delle influenze particolari che ti hanno portata a intraprendere questo progetto?

Chiarisco subito che mi occupo di comunicazione ambientale dal 2007 e che dall’epoca sono anche una documentarista. Quindi quello che faccio sui social non è nulla di nuovo e di inventato, ma ho delle solide basi di competenze sia teoriche / contenutistiche, sia tecniche. In ogni caso non avrei mai pensato di fare di Instagram il mio lavoro principale. È stato il primo lockdown a darmi la vera spinta, visto che avevo perso tutti i lavori che stavo facendo.

Come descriveresti il tuo account Instagram e i relativi contenuti in poche parole?

Sul mio profilo @eco.narratrice narro in 60 secondi tante diverse tematiche ambientali, tutte legate alla nostra vita quotidiana e alle nostre scelte d’acquisto. Detersivi, cosmetici, vestiti, cibo, fare la spesa…

Dove hanno origine le idee per un nuovo video/short?

Alcune idee partono da argomenti che conosco da anni, di cui ho scritto nei miei libri. Altri arrivano da letture. Altri ancora da ricerche interessanti che trovo online (sempre da fonti attendibili). Altri ancora da richieste esplicite dei/delle follower.

Il 5 gennaio 2022 è stato pubblicato su YouTube il video della tua collaborazione con Tedtalk. Questa conferenza è stata un’opportunità per divulgare maggiormente le idee di cui parli sui tuoi profili social?

Partecipare ad un TEDx è stato emotivamente molto faticoso… ma mi ha dato una grandissima soddisfazione. È un onore poter parlare all’interno di un contesto che aumenta la propria credibilità.

Pensi che Bolzano sia una città eco-sostenibile?

Diciamo che ho scelto di restare a vivere a Bolzano perché mi permette di vivere a basso impatto. Sto in affitto in una casa nella quale non ho mai dovuto accendere il riscaldamento (CasaClima B), mi muovo solo in bici, posso fare la spesa sfusa e di qualità senza sforzo alcuno… In altri luoghi sarebbe molto più complesso, in altri ancora impensabile.

Hai progetti futuri?

Uscirà un nuovo libro…state pronti!

Autore: Pietro Bonadio COOLtour

Don Bosco: ricordi di quartiere

Gabriele Antinarella e Beppe Grandinetti ci parlano dell’Associazione “Amarcord Sciangai”: un sogno fatto di ricordi e incontri, un modo per tenere viva la storia.

Come nasce questa associazione?

Antinarella: Il mio sogno era quello di realizzare un “Club delle Semirurali”. Già negli anni 60 avevo iniziato a fare delle riprese del luogo e delle persone, che si possono trovare ancora nell’archivio storico. In quel quartiere ci abbiamo vissuto l’infanzia, la gioventù, siamo legati ad ogni vicolo. Abbiamo abbandonato le Semirurali, ma le Semirurali sono dentro di noi.

Grandinetti: Con questa associazione si vogliono avvicinare tutte le persone che ancora ricordano e possono venire a raccontare la loro storia. Vogliamo unirle in modo da dare vita ai ricordi attraverso racconti, chiacchere, filmati e foto. 

Come funziona, che cosa fate?

Grandinetti: È un punto di ritrovo dove si può portare e raccontare la propria storia. Siamo tutti volontari, tutti vogliosi di ricordare questo periodo di storia, che va dal 1935 fino ad arrivare all’abbattimento delle casette. Le persone che hanno vissuto questa fase della storia del quartiere possono tramandarlo alle nuove generazioni, in modo che ci sia un ricordo visivo a livello di immagini, e anche raccontato. È per tutti quelli che hanno vissuto in quelle casette e per chi le ha viste nascere, ma non è escluso a nessuno.

Antinarella: Ogni sabato dalle ore 10 alle 12 siamo all’Auser, in piazza Don Bosco. È una rimpatriata dove “la gente di ieri” si ritrova. Si tratta di passare dei momenti piacevoli, commoventi, dai quali vengono fuori anche degli aneddoti. Da questo incontrarsi ritornano a galla ricordi bellissimi che erano stati dimenticati.

A cosa ambite?

Grandinetti: Il nostro scopo al momento è di raggruppare il maggior numero di persone possibili interessate, persone che sono attratte dal vedersi e magari incontrarsi di nuovo 40 anni dopo. Vogliamo far aumentare la consapevolezza dell’esistenza di questa associazione e ciò permetterà di avere a disposizione più materiale per possibili progetti futuri. Lo scopo è coinvolgere chi l’ha vissuto per dare ai posteri.

Avete in programma qualche evento?

Grandinetti: Organizzeremo diversi incontri di vario genere in modo che si compia questo percorso di Amarcord Sciangai. Poi le iniziative saranno una conseguenza, come coinvolgere le scuole. Il museo da ampliare o da gestire sarà una cosa in divenire. 

Antinarella: Il sogno che mi è rimasto è quello di parlare nelle scuole di questo quartiere, parlare della vita e di cosa si faceva all’epoca.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Un tiro, da Pola a Bolzano

Con più di 2000 reti segnate Dean Turkovic è uno dei giocatori più forti che abbiano mai giocato a Bolzano. Di origine croata, nel 2011 approda a Bolzano e acquisisce in seguito la cittadinanza italiana. Dopo dodici anni a Bolzano, Dean gioca ancora nella prima squadra con il ruolo di capitano. Oggi andremo a scoprire il perché del suo arrivo a Bolzano e cosa ci fa ancora qui.

Ciao Dean, dicci qualcosa in più di te…

Sono Dean Turkovic, ho 36 anni e sono nato a Pola, una città situata all’estremo sud della penisola istriana, in Croazia. Da dodici anni gioco per l’SSV Bozen, squadra di cui sono capitano da quattro anni. Gioco per la nazionale dal 2011 e ho una settantina di presenze con la maglia azzurra.

Come ti sei avvicinato alla pallamano?

La mia strada era già segnata. Mio padre è stato un pallamanista ed un allenatore e mio fratello ci giocava. Anche se, a dire il vero, avrei sempre voluto giocare a calcio con i miei amici, ma siccome abitavamo a cinque chilometri dalla città mio padre mi disse “Se vuoi posso accompagnarti a pallamano in macchina, se vuoi giocare a calcio devi andare a piedi”. Abbandonai così l’idea di giocare a calcio… (ride, ndr).

Come sei arrivato a Bolzano?

A 23 anni decisi che era tempo di cambiare e di provare nuove esperienze. Avendo il nonno con la cittadinanza italiana (che dopo presi anch’io), sapevo che la strada più facile era quella di andare in Italia. Bolzano all’epoca era stata appena promossa in serie A e la società aveva un progetto serio con l’ambizione di puntare al titolo italiano. Così quando l’allenatore Ljubo Flego mi ha chiamato ho colto subito l’occasione, ed eccomi qua…

Dopo 12 anni sei ancora a Bolzano, cosa ti ha spinto a rimanere?

All’inizio non conoscevo la città e non pensavo sicuramente di rimanerci per 12 anni. La squadra si è dimostrata fin da subito molto buona: il primo anno abbiamo vinto la Coppa Italia e il Campionato Italiano, l’anno dopo abbiamo fatto il bis e negli ultimi dodici anni abbiamo vinto altri dieci titoli. Gli anni passavano e la squadra ha sempre lottato nei vertici della pallamano, così io sono rimasto. 
Questa è stata la mia motivazione sotto un punto di vista sportivo, dall’altra parte Bolzano e in generale l’Alto Adige sono un posto bellissimo e affascinante. Viaggiando molto ho avuto la possibilità di vedere tantissimi posti belli, ma mi ritengo fortunato di poter vivere qui. 

Ti manca la Croazia?

Dopo 12 anni qui, Bolzano la sento come una seconda casa ed essendo abbastanza vicino alla Croazia (meno di 5 ore in macchina) ci torno spesso. In questi anni tantissimi amici e famigliari sono venuti a trovarmi.
Ma una cosa che proprio mi manca tanto è il mare, soprattutto quando qui le giornate iniziano a farsi calde.

Finita la tua carriera sportiva hai intenzione di rimanere?

Mi mancano ancora due anni di contratto, finiti questi valuterò se continuare oppure andare in pensione dalla pallamano. Ma attualmente sono del pensiero che prima o poi tornerò in Croazia.

In cosa può migliorare Bolzano? 

Dal punto di vista sportivo penso che si potrebbe migliorare tanto, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture, che da quando sono a Bolzano sono cambiate poco. Poi mi piacerebbe che si proponessero sport meno conosciuti ai ragazzini già alle elementari così che poi crescendo hanno più possibilità di scegliere quale sport praticare.
All’infuori dello sport la città la vedo molto ordinata, però per quello che offre ai giovani la vedo molto cara.

Autore: Niccolò Dametto

Sempre più violenza sulle donne 

La cronaca nera locale riporta fin troppo spesso notizie agghiaccianti che fanno sprofondare anche il nostro Alto Adige dalla visione dei gerani curati alle finestre a quel putrido baratro che vede le donne vittime privilegiate della violenza. Dai dati dei carabinieri il quadro che emerge non aiuta certo a dormire sonni tranquilli, neanche per la coscienza collettiva: le denunce per violenza sono infatti aumentate, e l’86% delle vittime sono donne. 

L’arma dei Carabinieri è molto sensibile al tema della violenza di genere e agisce, ogni giorno, con diverse iniziative, anche sociali, per cercare di contrastare qualsiasi forma di comportamento violento e deviante, sia fisico che psicologico. 

Le tante iniziative – che hanno coinvolto i media tradizionali, il web e i social – hanno anche un altro obiettivo fondamentale: quello di convincere tutte le donne che subiscono maltrattamenti o vessazioni di qualsiasi tipo a denunciare con fiducia ai Carabinieri. Non è giusto infatti subire violenze o privazioni della propria dignità neppure all’interno delle mura domestiche e quando l’autore di tali gesti è un congiunto. È per questo che l’Arma punta a far diminuire il numero dei cosiddetti “reati sommersi”, spronando le vittime a muovere il primo passo verso la libertà: sporgere denuncia.

UNA STANZA PER TROVARE CORAGGIO

La risposta determinata al fenomeno ha visto la formazione di militari specializzati, che possono fornire un aiuto immediato alla popolazione, nonché la presenza delle sale “rosa” per l’audizione protetta realizzate a Merano, Laives e Brunico, grazie anche alla collaborazione di Comuni e associazioni private senza scopo di lucro, Club Soroptimis in primis. 

Sono delle stanze denominate “tutte per sé”, dove le vittime dei reati più delicati, che riguardano le fasce deboli della popolazione, possono denunciare nel massimo della riservatezza, senza pressioni e nella migliore condizione possibile. “Perché noi siamo lì per loro, per ascoltarle, comprenderle e aiutarle”, ricordano i militari dell’Arma,

Una “stanza tutta per sé” consiste nell’allestimento, all’interno di caserme dell’Arma, di locali idonei all’ascolto protetto di donne vittime di violenza, in grado di consentire, ogni giorno, di accogliere in un ambiente confortevole e meno “istituzionale” le vittime di abusi.

PARTIRE DAI BAMBINI PER UN FUTURO MIGLIORE

La sfida dell’Arma comincia da lontano, tra i banchi delle scuole, e si inserisce nelle numerose attività che vengono svolte cercando di diffondere la cultura della legalità, parlando con i ragazzi.

A questo si aggiunge, sin dal 2014, la “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, strutturata sulla base di ufficiali di polizia giudiziaria – marescialli e brigadieri – inseriti nell’ambito delle articolazioni investigative territoriali e formati presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative con specifici corsi.

Nell’ambito di questa iniziativa si inserisce il pool, realizzato in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bolzano, che agisce per tutelare le fasce deboli e che coinvolge direttamente personale dell’Arma dei Carabinieri, formato e specializzato, per fornire al meglio il proprio contributo e aiuto, sia alla popolazione che ai magistrati.

Sul sito www.carabinieri.it, inoltre, è stata dedicata un’intera area tematica al “codice rosso”, dove è possibile trovare tante informazioni utili su temi quali: atti persecutori, maltrattamenti, revenge porn, violenza sessuale e altro. Nell’area tematica è possibile trovare anche il “violenzametro” un test di autovalutazione, elaborato dal Reparto analisi criminologiche del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche (Ra.C.I.S.), per rilevare i segnali del livello di violenza di genere subita in un rapporto di coppia. Contiene consigli utili per chiedere supporto e aiuto, in base al livello di violenza riscontrata.  Si ricordano inoltre l’importanza del numero di pubblica utilità 1522, Help line per la violenza e lo stalking, e la presenza dei Centri Antiviolenza, presenti su tutto il territorio nazionale.

SONO REATI IN COSTANTE AUMENTO

L’attività operativa nella provincia di Bolzano, da gennaio 2023, diretta a tutelare le fasce più deboli della popolazione, ha permesso ai militari di identificare circa il 95% delle persone denunciate. Purtroppo, le vittime sono per la maggior parte donne, circa l’86%, e di nazionalità straniera, circa il 67%. è alta in ogni caso anche la percentuale delle vittime di nazionalità italiana, riconducibili al Codice rosso, che sono state il 33% del totale.

L’attività repressiva ha visto i carabinieri procedere, in circa il 50% dei casi, per maltrattamenti in famiglia, ma anche per violenza sessuale (9% circa del totale) e per atti persecutori (20% del totale).

L’impegno quotidiano degli uomini e delle donne dell’Arma è innanzitutto finalizzato ad evitare che si verifichino ulteriori “femminicidi” e qualsiasi forma di violenza contro le fasce deboli della popolazione, e tutti quegli altri reati, apparentemente meno gravi, che insidiano quotidianamente le donne. Un esempio è il fenomeno comunemente denominato stalking, che è ricondotto ai reati di “atti persecutori”, nonché i casi di maltrattamenti in famiglia e percosse, con vittima donna.

Autore: Luca Masiello

Al via la stagione 23/24 del Teatro Cristallo

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Teatro, musica, corsi ed incontri. Da oggi ci si può anche nuovamente abbonare alle diverse rassegne in cartellone.

Riparte la stagione teatrale del Teatro Cristallo di Bolzano, ricca più che mai: 104 sono in totale le proposte tra le quali spettacoli, concerti, appuntamenti, corsi, laboratori, incontri e camminate. Al via la campagna abbonamenti per le rassegne e la vendita degli spettacoli nonché il rinnovo o la sottoscrizione della Cristallo Card. Il cartellone è realizzato grazie al supporto dell’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, della Regione Trentino Alto Adige. Tra i principali sponsor figurano la Fondazione Cassa di Risparmio e Alperia Spa ai quali si aggiungono anche ITAS Mutua e Despar, Interspar ed Eurospar: questi ultimi offrono anche uno sconto di 5 euro per la spesa per chi sottoscrive o rinnova la Cristallo Card. Un grazie per il sostegno va anche a: Cassa di Risparmio di Bolzano, Avis Bolzano, Caaf CGIL, Horizon, Zorzi, Audiotek, Cittadini dell’Ordine, MCSystem, C.S.U., Hypo Leasing Voralberg,  Noi Studio, Lars Communication, Studio Alfa, B&R Service e Ristorante Pizzeria Il Cantuccio.

“La bella stagione” è il nuovo leitmotiv del Cristallo per la stagione 2023/24 che è composta da 46 spettacoli, 32 eventi culturali, 5 mostre, 21 laboratori per adulti, ragazzi e bambini.  Ad inaugurarla sarà il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt con Otello Circus, accompagnato dall’Orchestra AllegroModerato di Milano. Nella rassegna sono presenti “Il Ballo”, il concerto con Frida Bollani Magoni, una mostra dedicata allo sterminio dei disabili della Germania nazista, gli incontri con Alessandro Bergonzoni, Massimo Cacciari e Ugo Morelli e Mons. Gianfranco Ravasi, ospite illustre anche del percorso “Le vie del sacro”.

L’Obiettivo e i suoi Racconti di Musica porteranno al Cristallo Toquinho, la musica dei Beatles con i The Beatbox e Carlo Massarini, Mario Biondi ed il gospel di Nate Brown & One Voice.  Imperdibile per i piccoli “Il teatro è dei bambini” di teatroBlu: in calendario “A pesca di emozioni” (compagnia Eccentrici Dadarò), “Abbracci” di Teatro Telaio, la nuova produzione di teatroBlu “L’uccello di fuoco”, seguita da “Il gatto con gli stivali” della Bottega Buffa Circo Vaganti. Ed ancora, “Il Gran Ventriloquini” della compagnia Madame Rebiné, il “Brutto anatroccolo” di Proscenio Teatro, “Stravaganze in sol minore” della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto e “La bianca, la blu e la rossa”. (Abbonamento: Adulti: 38 € / Bambini: 28 €). TeatroBlu cura al Cristallo anche corsi di teatro ed organizza un ciclo di conferenze spettacolo sulle emozioni col Servizio Psichiatrico del Comprensorio Sanitario di Bolzano.

Molto apprezzata è la proposta di prosa (e danza da questa stagione), di “In Scena,” del Cristallo, realizzata col Teatro Stabile di Bolzano che quest’anno si è arricchita di tre spettacoli di danza grazie al Circuito Regionale della Danza proposto dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Tra i protagonisti: Ezio Mauro con “L’anno del fascismo. 1922, cronache della marcia su Roma”, Anna Della Rosa che interpreterà Maria, la figlia di Bonaria Urrai, l’”Accabadora” del romanzo di Michela Murgia e poi Andrea Pennacchi con un progetto di teatro civile dedicato alla tempesta Vaia. Lucia Calamaro e la Compagnia dei Giovani del TSV proporranno uno spettacolo dedicato alle biblioteche e a chi le frequenta mentre in occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne ci sarà “Remake in swing” con la The Swinging Orchestra e Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto occupato” perché in quella serata al Cristallo una poltrona si tingerà di rosso e verrà posta al di fuori del sistema di vendita per ricordare perennemente le donne vittime di femminicidio. In calendario “Graces” con Silvia Gribaudi ed il ritorno di Simone Cristicchi con “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”. Innovativo il secondo appuntamento di danza “Blu infinito” di eVolution dance theater. Ci sarà poi “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni con la Compagnia Giovani del TSV, “Arlecchino muto per spavento” di Stivalaccio Teatro e “L’avaro” di Molière con Ugo Dighero.  Spazio anche alle grandi interpreti femminili come Lunetta Savino ne “La madre” e Maria Paiato con “Ladies Football Club. 11 ritratti di donne che amano il calcio” di Stefano Massini. Chiude la rassegna “Traviata” della Compagnia Artemis Danza e Monica Casadei. (Abbonamento: 110 euro / 85 euro per gli under 26).

Sono dieci i titoli anche per la rassegna di teatro amatoriale curata dalla Uilt “Buona domenica a teatro”: si parte con “Madame Lupin” del Piccolo Teatro Città di Merano. (Abbonamento: 50 euro).

Moltissimi gli appuntamenti in stagione: al via un nuovo percorso dedicato alle donne, “Everyday Women’s Day”, che il Cristallo
realizza in collaborazione coi Consultori Kolbe e Aied ed il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e di Itas Mutua. Al suo interno si trovano spettacoli come “Stai zitta”, tratto dal libro di Michela Murgia, “I dialoghi della vagina”, “MAMMADIMERDA LIVE. Natale esecrabile”, l’attesissimo spettacolo di Sarah Malnerich e Francesca Fiore che racconta, senza falsi pudori, com’è essere mamme oggi.

Sempre dedicato alle donne ma questa volta in una funzione di prevenzione degli abusi e delle violenze di genere è il percorso “Insieme contro la violenza di genere” realizzato dal Teatro Cristallo, dal Cristallo Young e da Unicef Bolzano in collaborazione con il Comune di Bolzano, Gea, Assb e la Polizia di Stato e con il sostegno di Despar, Eurospar, Interspar. è un percorso dedicato in particolare alle scuole superiori e prevede un incontro informativo in classe sui temi della violenza di genere.

Continuano poi i percorsi storici del Cristallo come “Madre Terra” realizzato con Caritas Bolzano-Bressanone che ospiterà, tra gli altri, il progetto lanciato da Marco Paolini dedicato al Vajont.

“Tutta tua la città” quest’autunno si concentrerà sul cammino e propone tre appuntamenti, (conferenza il venerdì + camminata il sabato) dedicati al valore interiore, spirituale e sociale del camminare.

Con Unicef Bolzano il Cristallo collabora per “Uniti per i bambini” ed ha in calendario moltissimi appuntamenti tra i quali Andrea Iacomini e Giammarco Sicuro che faranno il punto sui bambini migranti, Luca Trapanese, scrittore, papà e politico, che presenterà il suo ultimo libro, Franco Lorenzoni ed il valore dell’educazione, Francesco Niccolini e la figura di Don Milani ed in occasione della Giornata contro le vittime innocenti di tutte le mafie, il 21/03, all’interno anche del percorso “Educare alla giustizia”, Nello Scavo presenterà il legame indissolubile tra migranti e mafie, ed il suo lavoro di indagine sul Mediterraneo, sulle sue rotte della speranza e sui suoi traffici illeciti. Sui temi della giustizia e del perdono parlerà anche la vedova del commissario Calabresi, Gemma Capra Calabresi Milite che racconterà il suo percorso di amore e perdono presentato nel libro “La crepa e la luce”.

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La passione di Alrun per l’arte gotica

Oggi vi raccontiamo la storia di Alrun Rainer, 20 anni, di Egna, studentessa di storia dell’Arte all’Università di Vienna. Fin qui è tutto abbastanza normale, se non fosse che Alrun è una ragazza che si è appassionata in maniera totale alla storia dell’arte romanica e gotica della nostra terra, tanto da aver cominciato a mappare un gran numero di chiese. La particolarità di Alrun è la luce che si accende nei suoi occhi quando parla della sua passione.

“Il mio interesse riguarda prevalentemente le chiese costruite tra il 1100 ed il 1500. L’ obiettivo che mi sono prefissata è di riuscire a visitarle tutte, più qualche castello. Mi appassiona la simbologia medievale e mi interessa indagare gli aspetti mistici delle chiese. Inoltre, mi piace ricercare le informazioni sui mecenati che ne hanno favorito la costruzione”.

Sei solita portare con te un quaderno, che per il suo spessore assomiglia più a una agenda, nella quale annoti con estrema cura tutte le specifiche delle chiese che visiti.

Ne posseggo più di uno, e altri ne seguiranno, considerato che non le ho ancora visitate tutte. A settembre i miei genitori mi accompagneranno per qualche giorno in Val Venosta a visitare le chiesette romaniche. 

Immagino che alla base di questa passione ci sia anche un aspetto emotivo, un qualcosa che esercita un forte fascino.

Si, è così. Una mattina sono andata a visitare la chiesetta di San Giacomo a Kastelaz, sopra Termeno e, lì seduta, ad un certo punto ho visto il fascio di luce che passava attraverso la piccola finestra e ne ho percepito la magia. Le chiese di quel periodo hanno tutte l’abside rivolta ad Est e, quando assisti a questa cosa, capisci questa simbologia della luce, che nella religione rappresenta Cristo.  È stata una emozione molto forte.

Adotti uno schema particolare quando visiti una nuova chiesa? A parte procurarti la chiave per entrare, cosa non scontata… 

Mi piace prendermi il tempo per osservarla da fuori, cercare affreschi o elementi architettonici particolari e fotografare tutto. Solo successivamente entro, mi raccolgo e mi lascio toccare dall’energia della chiesa. Sono luoghi che mi emozionano, Mi piace calarmi in questa emozione, che non è necessariamente religiosa e, solo dopo, comincio a documentare tutto. Non lo faccio con lo smartphone, ma con una macchina fotografica compatta dedicata.

Hai un obiettivo ultimo?

Molte guide sono strutturate per essere lette da persone che già hanno una base di conoscenze, manca un approccio semplice e diretto, spero di riuscire a sviluppare qualcosa in questo senso.
Mi piacerebbe realizzare un archivio, non so ancora in quale forma – potrebbe essere un sito internet – con foto e grafiche, in grado di aiutare le persone a meglio comprendere le chiese ed i loro tesori.

Cosa vorresti fare “da grande”? 

Intanto vedo di finire i tre anni di storia dell’arte, cui accompagno lo studio di pubblicistica. Per la laurea magistrale ritengo sia importante acquisire una conoscenza della lingua italiana nell’ambito specifico e al momento una delle ipotesi è che io torni in regione per studiare scienze dei beni culturali.

Autore: Till Antonio Mola

50 anni e (quasi) non sentirli

L’associazione AIED di Bolzano ha compiuto 50 anni. Per l’occasione abbiamo avuto allora il piacere di intervistare la presidente Silvia Camin.

Di cosa si occupa AIED?

AIED è un’associazione nata a livello nazionale nel 1953 con l’obiettivo di promuovere e diffondere il concetto di procreazione libera e responsabile. La sezione di Bolzano è nata nel 1973 da un gruppo di femministe e si occupa della gestione di un consultorio familiare convenzionato. L’obiettivo è rimasto quello di promuovere una cultura femminista per una società libera e paritaria.

Nel concreto quali sono i vostri servizi?

Grazie a un’équipe multidisciplinare offriamo: consulenze e ambulatori ostetrico-ginecologici, accompagnamento e sostegno alla genitorialità, riabilitazione pelvica, consulenza e terapia psicologica, consulenze legali e sociali, percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole e mediazione familiare e culturale.

Il vostro slogan per i 50 anni è “50 anni insieme e ancora tanta strada da fare”. Che tipo di evoluzione c’è stata e su cosa invece c’è ancora da lavorare?

Oggi c’è una maggiore consapevolezza di sé e della propria salute sessuale, una crescente capacità di riconoscere il disagio e di chiedere aiuto e un’attenzione alla prevenzione più presente. Purtroppo, però, ciò che rileviamo di più è quello che ancora non c’è stato: ci troviamo come associazione a rivendicare cambiamenti sociali, che latitano a realizzarsi, gli stessi che chiedevano le femministe degli anni ‘70. Ancora oggi vediamo la vita delle donne condizionata da un sistema sociale ancorato a ruoli di genere patriarcali. Questo ce lo raccontano le nostre utenti, ma anche le statistiche e soprattutto le agghiaccianti notizie di attualità che ci colpiscono in continuazione. Tutto ciò rende evidente come sia ancora lunga la strada da fare e urgente il cambiamento culturale. Per questo penso sia fondamentale un impegno maggiore, visto che in 50 anni i cambiamenti sono stati al di sotto delle aspettative e ritengo che l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole debba diventare obbligatoria, perché questo cambiamento è possibile solo attraverso le nuove generazioni, che devono essere accompagnate.

Cosa avete in programma per festeggiare questi 50 anni?

Abbiamo individuato come tema-cardine delle iniziative l’autonomia e l’indipendenza economica delle donne: vogliamo rendere più evidente come ogni giorno vengano fatte delle scelte che condizionano non solo la carriera, ma anche l’autonomia e l’autosufficienza economica presente e futura. Tra marzo e aprile 2023 abbiamo tenuto degli interventi di educazione economica in consultorio e il 30 settembre ci sarà al Teatro Cristallo la giornata di convegno-spettacolo “Donne e denaro” con ospiti di rilievo nazionale. L’obiettivo di questa giornata formativa è dare strumenti di riflessione e speriamo di cambiamento nella vita di chi vorrà essere presente.

Che altri eventi avete in agenda?

Un impegno importante degli ultimi anni è aver aderito alla rete Frauenmarsch – Donne in marcia, che si traduce in una manifestazione, che quest’anno è alla terza edizione e si terrà il 23 settembre, per scuotere l’Alto Adige rispetto a parità e violenza di genere.

Autrice: Anita Danese COOLtour

Un sogno a nuvolette

Negli anni Marco Ribetto ha ridisegnato le copertine di tanti fumetti classici, ma il suo cuore è per “Tex Willer”.

Com’è nato questo interesse per i fumetti?

Il mio primo lavoro è stato in un’edicola di giornale, avevo tredici anni, i fumetti e giornalini mi hanno sempre attirato. La mia passione è sempre stata quella di disegnare, quando non avevo più niente da leggere, già allora avevo iniziato a copiare e ridisegnare le copertine o delle scene. Poi ultimamente stando a casa cerco online i fumetti della mia infanzia e continuo a riprodurli a mano.

Cosa utilizza per ridisegnare le copertine?

Matita con i pennarelli, sono la cosa più veloce. Ho anche provato con la china, e in passato avevo già fatto dei lavoretti di pittura con l’acrilico e le tempere, ma per i fumetti ho sempre usato i pennarelli.

Quanto tempo richiedono i disegni?

Divido il lavoro nei giorni, ma se mi dovessi dedicare tutto il tempo per una copertina, direi che forse una giornata intera mi serve. In quanto alla tecnica non ho propriamente una mano esperta, e non riuscendo a fare certi lineamenti mi adopero con il righello e prendo le misure, poi faccio il disegno. Prima con la matita, poi con un pennarello leggero, dopo con quello nero, poi quello più scuro e infine con i colori, quindi lo ripasso tre o quattro volte.

C’è un fumetto in particolare che disegna?

Di quegli anni lì disegno l’Intrepido, Il Monello, Capitan Miki, Il Grande Blek, Akim, noi ragazzi fantasticavamo molto su questi personaggi. Poi alcuni fumetti umoristici: la Nonna Abelarda, Soldino, Kikkirikiller. Ho anche fatto qualche caricatura. Gli stili dei disegni mi piacciono un po’ tutti, ma ritorno sempre ai personaggi dei fumetti, tra cui Tex, del quale ho un’ampia collezione.

Quanto ampia è questa collezione dei Tex?

Ho tutta la collezione, purtroppo non ho gli originali, i primi numeri. Però fino ad adesso sono 754, e li ho tutti 754.

Da cosa è partita l’idea di collezionarli?

Tex o leggevo sempre da ragazzo, non avevo modo di collezionarli perché li leggevo lì in edicola. Poi ho iniziato a collezionarli intorno al 1968, per poi prenderli anche in blocco, con l’aiuto di mia moglie.

Ha mai esposto le sue riproduzioni?

No, ed è sempre stato un mio piccolo sogno nel cassetto. Il nove settembre al “Festival dei sogni e del fumetto” sarò presente anch’io con i miei disegni e visto che il Festival tratta anche il tema del sogno, in quell’occasione realizzerò il mio! 

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour