Aiutarsi camminando insieme

Un celebre proverbio africano dice che per crescere un bambino ci vuole un villaggio. Frase vera oggi più che mai, in cui si diventa genitori tardi, non si vive più con le famiglie allargate, magari i nonni sono anziani e bisognosi a loro volta di cure, e, insomma, ci si ritrova soli. Tutte le famiglie possono vivere un periodo di difficoltà nella gestione della quotidianità e nel rapporto con i figli. E, anche se questo non significa necessariamente arrivare a situazioni limite, molte famiglie vivono comunque situazioni faticose, e sono messe alla prova. Proprio per dare supporto a queste famiglie e creare una rete di aiuto nasce il progetto di affiancamento familiare che è sta prendendo il via nel distretto della Bassa atesina di Laives Bronzolo e Vadena con la Comunità Murialdo Trentino Alto Adige IS e la Fondazione Paideia. L’idea alla base dell’affiancamento – già sperimentato con successo in altri comuni italiani – è semplice: una famiglia affianca un’altra famiglia cioè le “sta accanto”, con l’impegno reciproco di camminare insieme, facendo leva sulle risorse e le capacità di ognuno, per un periodo di tempo e con degli obiettivi ben definiti. A seguire le due famiglie c’è naturalmente un tutor. Ma cosa fa la famiglia affiancatrice, nel concreto? In realtà si tratta di piccole grandi cose, concrete, e di grande valore. A noi ricordano quelle che una volta facevano i buoni vicini di casa, senza bisogno di distretti sociali. Ad esempio si dà la dispobilità a dare una mano regolarmente con i compiti; si offre un’occasione di svago, come una gita o una passeggiata a un bimbo/a più grande a cui è nato un fratellino/sorellina, di cui la mamma deve occuparsi a tempo pieno. O, ancora, si dà una mano se l’altra famiglia non riesce ad entrare nel registro elettronico della scuola. Dalle prime indagini, sono molte le famiglie nella Bassa che sarebbero desiderose e bisognose di “essere affiancate”; l’obiettivo quindi è trovare altre famiglie disposte a “camminare insieme”.
Per info sul servizio, che è completamente gratuito, si può contattare la tutor Alessandra 345 080274 o scrivere a: genitorialita@murialdo.taa.it

Autrice: Caterina Longo

Notti magiche con le Luci sul Ponte

“Dopo due anni di pausa forzata torna la manifestazione che tutti aspettiamo! Quella che da il via all’estate, quella che trasforma un ponte in un luogo magico, non solo di collegamento ma anche di scambio e di convivialità!” Con queste parole colme di entusiasmo il Comune di Vadena ha annunciato che quest’anno che il primo giugno tornerà finalmente la manifestazione “Luci sul Ponte”.
Il ponte di Vadena è infatti un luogo identitario: attraversa l’Adige e unisce le comunità di Bronzolo, Vadena e Laives che, proprio grazie al ponte, possono fondere quotidianamente le loro attività. Un punto di snodo che, con la sua bellezza, si presta a “unire” in un momento di piacevole convivialità e cultura le comunità della Bassa atesina. Dopo il grande successo riscontrato dall’evento nella prima edizione del 2019, quest’anno “Luci sul Ponte” verrà quindi riproposto con nuovi ospiti e qualche sorpresa. Per un’intera serata la strada verrà chiusa al traffico e verrà realizzata una performance artistica che sul ponte prende forma e si sviluppa: musica, giochi di suoni, di luci, audio e video. Anche la gola avrà la sua parte, con diversi prodotti tipici, in un’atmosfera elegante e raffinata.
In questa edizione è stato poi organizzato un concorso intitolato #storiesulponte per raccogliere storie, aneddoti o massime da condividere sul tema del ponte. Per partecipare basta mandare un messaggio whatsapp con la storia al numero 347 0600950 entro il 20 maggio. Per ulteriori info sull’appuntamento si può consultare la pagina Facebook del Comune “Vadena cultura e società”.

Autrice: Caterina Longo

Forze d’attrazione, energie grafiche

Sono opere cariche di energia, sperimentazione, idee e visioni personali quelle presentate nella mostra “Forze d’attrazione” alla Sala Espositiva di Vadena. L’esposizione organizzata dall’associazione “Lasecondaluna” di Laives e curata da Michele Fucich, presenta i lavori di undici artisti e artiste dell’Istituto per la Grafica d’Arte Merano.

Nella grafica d’arte le opere sono riprodotte attraverso la stampa. L’artista “disegna” su una base detta matrice, che poi viene cosparsa d’inchiostro per la stampa dell’opera grafica. Le tecniche possibili sono diverse, e variano a seconda degli strumenti e del supporto utilizzato, dalla xilografia (incisione su legno) all’acquatinta (incisione su metallo), al collage e molto ancora. Le opere grafiche si possono riprodurre più volte, ed hanno quindi un’origine e “storie” diverse da quelle dei singoli quadri, esemplari unici. Inoltre, presuppongono una grande padronanza della tecnica.
Anche se l’opera grafica può essere vista come il semplice risultato di un’azione meccanica e replicabile all’infinito, in realtà nasconde, quindi, una fase di creazione e di indeterminazione in cui convivono due passaggi: l’artista che ha fabbricato l’opera e il macchinario, che però l’ha solamente prodotta.

La mostra “Forze d’attrazione. Opere dall’Istituto per la Grafica d’Arte Merano” invita ad andare oltre la superficialità del prodotto finito, a riflettere sull’opera e su come è stata creata, così come sul ruolo che l’artista ha avuto nella sua realizzazione.

Ecco i nomi degli artisti/e in mostra: Ambrogio Dessì, Reinhold Ebner, Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt Gruber, Hilde Kljun, Osvaldo Martinelli, Margaretha Pertoll, Reinhold Steiner, Anke Stampfer, Eva Maria Thaler Pixner e Martha Unterholzner Gazzarata.
Info: Mostra “Forze d’attrazione”, Sala Espositiva di Vadena, ingresso libero. Orari: mer- sab 15.30–19.30. Domenica 10– 12.30. Lunedì e martedì chiuso
Fino a domenica 29.05.
Venerdì 27 maggio alle ore 16.30 ci sarà una visita guidata alla mostra con il curatore Michele Fucich, accompagnata da un laboratorio di stampa con l’Istituto per la Grafica d’Arte Merano (durata: 2.5 h circa).
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a info@lasecondaluna.eu.

LA STORIA

L’Istituto per la Grafica di Merano è nato nel 1982 per iniziativa di un gruppo di artisti e di Rina Riva (Ala 1922 – Merano 2010), assistente presso la Scuola Internazionale della Grafica di Venezia e figura di primo piano della grafica artistica altoatesina fin dagli anni Sessanta.
L’Istituto meranese è divenuto ben presto un punto di riferimento per artisti grafici di tutti e tre i gruppi linguistici presenti in provincia. in dalla sua fondazione, l’Istituto svolge attività nel campo della formazione, della ricerca artistica e, più specificamente, dell’arte grafica.

Autrice: Caterina Longo

La navigazione con zattere sull’Adige

Oggi l’Adige scorre pacato nell’omonima valle quasi si fosse scordato del suo glorioso e alquanto “movimentato” passato, inabissato per sempre nelle sue acque. Infatti, per secoli questo fiume, che collega il mondo alpino (e le terre d’Oltralpe) a quello padano e mediterraneo, si trovò al centro dell’attività economico-commerciale – e non solo – delle popolazioni residenti tra Bolzano e Verona. Per un lungo periodo, il mezzo di trasporto più utilizzato fu quindi la zattera, un’imbarcazione di tronchi d’albero legati tra loro. Dopo il 1850, con l’arrivo della ferrovia, iniziò l’inesorabile declino di un mondo vitale e variegato che aveva raggiunto l’apice del “successo” nel medioevo, quando il fiorente commercio di legname verso le Venezie e l’emergente attività mercantile di Bolzano determinarono un incremento significativo della navigazione sul fiume e di tutte le attività connesse.
Le strade, certo, esistevano da sempre, gli stessi Romani ne avevano realizzata una di grandi dimensioni (si trattava di far transitare le legioni dirette in Germania) che attraversava tutta la valle fino a Passo Resia e Augusta (Augsburg). Era chiamata Claudia Augusta in onore dell’imperatore Claudio che l’aveva terminata nel 46. Ben prima dei Romani, arrivati nel 15 a.C., i Reti, che non disponevano di uno “stato” organizzato e neppure di grandi eserciti, si spostavano su cammini “storici” e mulattiere adeguati alle loro esigenze.
Sappiamo con certezza che furono proprio i misteriosi popoli alpini della cultura di Fritzens-Sanzeno a sfruttare per primi e in modo sistematico le potenzialità del fiume. Nel periodo citato, nacquero, in modo più o meno spontaneo, vari “approdi”: probabilmente a Terlano, ai piedi di Castel Neuhaus, poi forse a Gmund / Monte, all’altezza dell’attraversamento del fiume sotto la collina di Castelfeder, infine a Laimburg, sotto il Hohenbühel e i castelli medievali di Laimburg e Castelchiaro. Proprio qui sorse, alle spalle del porto, anche un grande insediamento che rimase attivo per quasi mille anni fino al termine del periodo romano e di cui conosciamo soprattutto l’annessa necropoli. A sud di Vadena, Egna, Trento, Sacco presso Rovereto e poi Verona possedevano a loro volta importanti “porti” sull’Adige. Laimburg / Vadena, di per se luogo “marginale”, paludoso e poco appetibile per un insediamento significativo, deve la sua grande rilevanza al collegamento viario attraverso il varco Kreith (o Passo del Much) con l’Oltradige, il passo della Mendola e l’Anaunia, dove si trovavano numerose officine specializzate nella lavorazione dei metalli e in particolare del ferro. Ovviamente, i ritrovamenti archeologici confermano anche il notevole flusso di merci in direzione opposta, ossia provenienti dall’Etruria (a cui i Reti erano anche culturalmente legati) e dai territori occupati dai Veneti.
Quando esattamente il porto venne spostato di qualche chilometro a nord, tra Bronzolo e Vadena, non è noto. Il motivo dello spostamento può essere riconosciuto nel lento declino economico del sito di Vadena a favore di altre località emergenti come Laives e la stessa Bolzano, commercialmente più attivi e allettanti.

L’attività della navigazione fluviale nei tempi antichi non ha lasciato tracce significative. Solo a partire dal XIII secolo è riccamente documentata grazie alla circostanza alquanto insolita che essa fu gestita e quasi monopolizzata per secoli (ossia fino al periodo napoleonico) da una sola “azienda”, ovvero alcune famiglie della piccola località di Sacco presso Rovereto (per gli asburgici Sackh bei Roverend). Essi detenevano di fatto un privilegio intangibile per il trasporto delle merci (e delle persone) provenienti e dirette ai mercati di Bolzano, allora in forte crescita, e inoltre conquistarono anche un controverso diritto di prelazione sul legname prodotto nei boschi della Val d’Ega.
(1. continua)

Autore: Reinhard Christanell

Cultura regionale in rete

La cultura regionale si mette in rete; presentati i progetti comuni e le collaborazioni tra Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Fondazione Haydn di Bolzano e Trento e Coordinamento Teatrale Trentino.

Una doppia conferenza stampa, un evento inedito che apre a sinergie e collaborazioni storiche a livello regionale: per la prima volta, Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Fondazione Haydn di Bolzano e Trento e Coordinamento Teatrale Trentino intrecciano le loro potenzialità artistiche, produttive e promozionali per dare vita a una programmazione teatrale e musicale di ampio respiro.
La valorizzazione delle eccellenze presenti e residenti sul territorio, il dialogo continuo tra le stagioni teatrali proposte, la produzione congiunta di spettacoli inediti, rientrano in una visione dello spettacolo dal vivo lungimirante perché dinamica e aperta al confronto. Una partnership come questa, tesa al continuo miglioramento qualitativo dell’offerta, nasce dalla profonda convinzione da parte dei quattro enti presenti che l’interazione e la contaminazione tra sensibilità e profili artistici differenti rappresenti il terreno più fertile per la nascita di progetti culturali innovativi e dal respiro internazionale.
Mai come in questo periodo così complesso, la cultura rappresenta fattore strategico per lo sviluppo sociale ed economico della comunità e per il miglioramento del benessere individuale e collettivo.
Mai come ora quindi la necessità di rendere organica e ancora più ricca la proposta culturale del Trentino-Alto Adige si è fatta urgente.

UN PROTOCOLLO D’INTESA CHE DURA TRE ANNI

Nasce da questi presupposti il protocollo d’intesa tra Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino che è stato siglato dai presidenti dei tre enti, Giovanni Salghetti Drioli, Sergio Divina e Loreta Failoni.
Un accordo istituzionale volto a sviluppare e favorire la produzione dello spettacolo dal vivo, razionalizzare le risorse attraverso forme innovative di programmazione, favorire l’allargamento di pubblici con un particolare riguardo alle nuove generazioni, avviare percorsi di avvicinamento e scambio culturale con i sistemi scolastici e il mondo universitario e promuovere la crescita delle potenzialità artistiche grazie alla pubblicazione di bandi e progetti di formazione mirati.
La creazione di programmazioni innovative per favorire l’osmosi tra i pubblici, la razionalizzazione delle risorse e un’offerta culturale ampia, diffusa e congiunta, trova immediata concretezza nella Stagione Regionale Contemporanea, che si svolgerà a Bolzano e Trento già partire dall’anno teatrale 2022/2023. Un’unica rassegna, un unico abbonamento per un cartellone che presenterà molteplici prospettive del teatro di ricerca tra cui spiccano i nomi di Emma Dante, Duncan Macmillan, Antonio Rezza e Romeo Castellucci.
Su questa linea inoltre, si colloca la piattaforma per la circuitazione dello spettacolo professionale regionale, promossa dai tre enti e sostenuta dalla Regione Trentino-Alto Adige che si occuperà della pianificazione, promozione e del sostentamento dello spettacolo professionale locale sul territorio regionale, ai fini di costruire una stagione di compagnie professionali locali. Gli spettacoli selezionati – a seguito della pubblicazione di un Bando – prenderanno parte a una tournée sul territorio regionale entro il 2022, con particolare riferimento alle stagioni organizzate dal Teatro Stabile di Bolzano a Merano, Brunico, Bressanone e Vipiteno, e dal Coordinamento Teatrale Trentino nella provincia di Trento e parteciperanno a un focus dedicato alle compagnie regionali nelle città capoluogo, negli spazi del Centro Servizi Culturali Santa Chiara a Trento e del Teatro Comunale a Bolzano.

LA PRIMA PRODUZIONE CONGIUNTA TRA STABILE E FONDAZIONE HAYDN

In quest’ottica sinergica si colloca un vero e proprio evento speciale: una forma di concertazione tra attori e orchestra che omaggerà Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario dalla nascita del grande intellettuale e poeta.
Un progetto che rappresenta la prima ideazione e coproduzione tra Teatro Stabile di Bolzano e Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, ente culturale regionale per eccellenza.
Scritti Corsari e Lettere Luterane, ma anche la poesia del grande intellettuale, vengono riproposti in una nuova lettura con la drammaturgia di Leo Muscato e Laura Perini per attrici e attori e l’Orchestra Haydn diretta dal Maestro Marco Angius con musiche di Bach, Haydn, Ives e Barber.
Lo spettacolo inaugurerà le stagioni 2022/2023 dello Stabile di Bolzano al Teatro Comunale e al Puccini di Merano e quella del Centro Servizi Culturali Santa Chiara al Teatro Sociale di Trento e farà inoltre parte della programmazione della Fondazione Haydn.
Con questo ambizioso progetto, le principali istituzioni regionali dedicate allo spettacolo dal vivo sanciscono la loro ferma volontà di sviluppare e concretizzare produzioni teatrali e musicali congiunte di respiro nazionale.

LA SODDISFAZIONE DEI DIRETTORI ARTISTICI

Non nasconde al sua soddisfazione Walter Zambaldi, responsabile artistico del Teatro Stabile di Bolzano.
“Non si tratta solo buoni propositi ma di una concretezza già nata, cresciuta e attuata. Abbiamo attuato firme di protocolli e messo in campo attività. Con l’Orchestra Haydn in scena, la consulenza musicale del Maestro Giorgio Battistelli e con la regia di Leo Muscato, proponiamo un’importante apertura di stagione sia a Bolzano che a Trento.”
Anche il direttore del Centro Santa Chiara Massimo Ongaro sceglie di evidenziare le ricadute economiche sul territorio.
“Credo che il nostro progetto potrà dare sviluppi interessanti, soprattutto in termini di proposta culturale ma anche di occupazione. La cultura rappresenta un fenomeno economico molto importante nella nostra Regione.”
Dal canto suo il Maestro Giorgio Battistelli, direttore artistico dell’Orchestra regionale Haydn incentra invece la sua attenzione sulla personalità alla quale è dedicato il progetto “Profeta, Corsaro”.
“Non è un coordinamento di date ma la creazione di un’unica importante iniziativa che rappresenta un omaggio a un grande poeta italiano e un grande intellettuale, Pier Paolo Pasolini.”

Nuovo polo scolastico in arrivo

Dopo anni di attese, è arrivato il via libera al nuovo polo scolastico di San Giacomo. Insieme al complesso scolastico, che ospiterà cinque sezioni tra scuola italiana e tedesca, sorgerà anche una nuova mensa, una biblioteca e una microstruttura per i piccoli. Si completa così la riqualificazione complessiva di una zona che ospita già il teatro e il palazzetto dello sport. I lavori inizieranno tra poche settimane.

“Un grande e importante traguardo per la nostra città”. È con queste parole che il sindaco di Laives Christian Bianchi ha commentato il via libera della Provincia al finanziamento da quattro milioni di euro che contribuiranno a realizzare il nuovo polo scolastico elementare in lingua italiana e tedesca di San Giacomo. Una prima tranche da 1,5 milioni verrà versata entro la fine di quest’anno, mentre i restanti 2,5 milioni entreranno nelle casse del Comune entro il 2023.
Un’opera pubblica di grande interesse che la comunità aspettava da quasi cinque anni, e che ora potrà finalmente vedere la luce dopo numerosi ritardi: come comunicato dall’amministrazione, nelle prossime settimane verrà consegnato il cantiere, mentre durante il periodo estivo partiranno i primi lavori di abbattimento e di costruzione della scuola provvisoria, grazie all’ausilio di container. Solo successivamente si procederà con la demolizione completa della vecchia scuola.
“Il percorso è stato lungo e i colloqui tantissimi. Non è stato semplice far comprendere alla provincia che Laives aveva diritto ad un aiuto per questa importante opera, così come non lo è stato impegnarsi per la modifica della legge provinciale. Ma il risultato ottenuto è importantissimo”, ha spiegato Bianchi attraverso i propri canali social, certificando la solidità dell’asse di collaborazione tra giunta locale e provinciale.
I lavori sono stati affidati alla fine di marzo alla ditta Lovisotto di Treviso che ha vinto la gara d’appalto indetta negli scorsi mesi. Il nuovo complesso scolastico permetterà di rispondere alle nuove esigenze demografiche e ai nuovi programmi didattici della frazione, inserendosi in un quadro di opere e di cantieri che andranno a modificare e arricchire il centro durante i prossimi anni. Questo anche in vista della crescita futura della popolazione scolastica di San Giacomo e Laives, più volte sottolineata dall’amministrazione locale. All’interno del nuovo polo saranno presenti cinque sezioni, tra scuola italiana e tedesca, che potranno contare su tutte le aule accessorie necessarie. Due gruppi linguistici che non saranno più separati ma che godranno allo stesso tempo della propria autonomia e di diversi concetti didattici riuniti sotto lo stesso tetto, anche in senso simbolico. “Oltre alla costruzione della nuova scuola, verrà realizzata anche una nuova mensa, una biblioteca e soprattutto una microstruttura per bambini da 0 a 3 anni, completando così la riqualificazione complessiva di una zona molto importante, dove c’è già un bellissimo teatro ed il palazzetto dello sport”, prosegue Bianchi. Si tratta di un polo che presenterà nuovi spazi per svolgere attività didattiche e che darà nuovo lustro edilizio al quartiere.
Ma l’attenzione dei progettisti si è riversata anche sull’impatto ambientale e sostenibile dell’opera, sia per quanto riguarda gli aspetti costruttivi sia per quanto concerne gli impianti tecnici. La scuola verrà realizzata secondo i requisiti previsti da CasaClima School. La certificazione di qualità comprende numerosi criteri che vanno dall’efficienza energetica, alla scelta ecologica dei materiali da costruzione fino al comfort degli spazi interni.

Autore: Alexander Ginestous

Quei lunghi cammini senza Internet

Sorriso contagioso, entusiasmo da vendere e centinaia di chilometri “macinati” sulle proprie gambe, zaino in spalla: sono Sara e Tiziana, rispettivamente di Milano e di Bolzano, insegnante una e ingegnera l’altra, appassionate della natura e grandi amiche. Il destino le ha fatte incontrare fra le montagne dell’Alto Adige e presto le ha portate a percorrere insieme il primo cammino, la Via Francigena, a cui ne sono seguiti molti altri. Fin qui nulla di troppo speciale, ma c’è un “ma”…

Per le loro camminate Sara e Tiziana spengono il cellulare e si affidano interamente alle carte geografiche e alla bussola. Quello che getterebbe nel panico la maggior parte di noi, si trasforma per le due giovani “Panama Walkers” -questo il loro nome d’arte- in un’esperienza ogni volta indimenticabile. Ne abbiamo parlato con Tiziana.

In cammino per giorni, senza internet, né gps, come nasce l’idea?
E’ partito come una sfida: chiacchierando con un’amica, ci ha detto perché non provate a staccare totalmente? Abbiamo deciso di affidarci alle mappe e utilizzare il telefono solo la sera, ma giusto per le chiamate, niente internet o Whatsapp. 

Com’è questa esperienza?
Si è rivelata una scelta azzeccata: è come tornare in un tempo sconosciuto. Ritroviamo una forte connessione con la natura, si acuiscono i sensi, ti devi orientare, magari chiedere. E alla fine della tappa è bello ritrovarsi con gli altri pellegrini, senza stare a guardare il telefono. Ormai è un’esperienza di cui non possiamo più fare a meno. 

E il cappello Panama?
Tutto è nato perché abbiamo fatto il primo cammino ad agosto, per proteggerci dal solleone in Toscana. Tra pellegrini e è solito darsi dei soprannomi, e ci chiamavano le ragazze col cappello… ci è sembrato un nome azzeccato.

Hai qualche aneddoto da raccontare?
L’anno scorso sulla Magna via d’estate, in Sicilia, ci ha sorpreso un temporale inaspettato. Eravamo in mezzo al nulla, c’era solo una piccola casetta, da cui è uscita una signora, che ci ha chiamato e ci ha fatto stare un’ora finché non è finita la pioggia… un’accoglienza incredibile che ci ha aperto il cuore.

Questa esperienza ha cambiato il tuo modo di approcciarti al cellulare e a internet nella vita quotidiana?
Bella domanda! Il momento in cui tocca riaccendere ti prende un po’ l’ansia, perché sai di trovare magari la casella di posta elettronica piena e tanti messaggi Whatsapp. Poi certo inevitabilmente si torna ad utilizzarlo, ma tendenzialmente lo spegniamo nel weekend durante le camminate in montagna.

Capitolo zaino: non deve essere facile prepararlo…
Il primo cammino è sempre quello più pesante. Poi con l’esperienza capisci che anche un paio di calzini in più fa differenza. Si impara a farlo, e questo torna utile anche per le gite di un giorno, o per le vacanze al mare. 

E la pagina Instagram? Come si concilia con la vostra “filosofia”?
Abbiamo creato la pagina si, ma postiamo solo una volta arrivate a casa, quando il cammino è terminato. L’idea ci è venuta perché in molti ci chiedevano consigli sui cammini.

Prossimi progetti?
La via Lauretana, da Perugia a Loreto, in luglio, più o meno 180/ 200 chilometri.

Un consiglio per chi volesse provare?
Tutti possono farcela, magari iniziando con cammini di 2-3 giorni e vedere come reagisce il corpo… basta buttarsi, un passo dopo l’altro!

Autrice: Caterina Longo

Alle origini di Laives, il villaggio retico

Laives è una località che incuriosisce fin dal nome. All’arrivo, il paesone ai piedi del Montelargo sembra assorbito da una modernità piatta e priva d’anima “storica”. Ci vogliono pazienza e dedizione per rinvenire, nelle vecchie strade, significative tracce di un passato millenario che in epoca asburgica sembrava ridotto al destino di un’anonima entità “rurale alle porte di Bolzano”. Soltanto la leggenda di Nisselburg, ricco e blasfemo borgo sommerso dalle acque del cristallino lago della Vallarsa, mantenne in vita i fantasmi di tempi remoti.
La riscoperta della storia locale inizia nella seconda metà del ‘900 preceduta, negli anni ’30, dalla straordinaria individuazione da parte di Peter Eisenstecken dell’insediamento preistorico – mai esplorato del tutto – di Trens Birg in cima al Montelargo. Grazie all’intensa attività edilizia in varie zone del paese (soprattutto Reif e Jauch), un appassionato gruppo di archeologi (tra cui Lorenzo Dal Rì e Alberto Alberti) ha saputo riportare alla luce parte dei tesori nascosti sotto il terreno. Vanno ricordati anche il lavoro di riordino dell’archivio comunale del compianto Christoph Hartung von Hartungen e il prezioso “Dorfbuch” di Georg Tengler. I misteri irrisolti non sono tuttavia pochi ma la città che cresce incessantemente sembra posseduta dal diavolo della speculazione che rade al suolo tutto ciò che si frappone alla realizzazione dei suoi interessi.
Tra il VII e il VI secolo avanti Cristo nasce il villaggio che visitiamo oggi. Si trova nella parte alta del conoide del Vallarsa, all’imbocco dell’omonima valletta che conduce a Nova Ponente e all’ombra delle caratteristiche colline moreniche del Peterköfele e della Gampnerknott. Dal medioevo in poi, la località è conosciuta con il nome di Reif (riva) – nome per l’epoca comune giacché, qui come in altri paesi, queste Reif erano adibite a punto di raccolta del legname destinato, attraverso le zattere dell’Adige, alle città padane. Sicuramente, in origine il nome del sito non era questo ed aveva invece attinenza con il popolo che lo abitava. Nessun dubbio sul fatto che Laives / Leifers sia un nome di origine retico-etrusca e se questo era il primo insediamento del fondovalle, qui dev’essere nato anche il suo nome.
Da scartare le interpretazioni ufficiali proposte finora: da liber (terreno libero) a clivus (pendio). È impensabile che il popolo non indoeuropeo dei Reti, arrivato sette secoli prima dei Romani, abbia atteso tutto quel tempo per dare un nome – addirittura latino – al proprio paese. Inoltre, i Romani in questa provincia usarono prevalentemente i cosiddetti prediali. Ne riparleremo, per intanto accontentiamoci di sapere cosa “non” significa Laives.
Il villaggio – case in pietra con tetto e tramezze di legno – era piuttosto ampio, anche se la presenza di edifici e della strada comunale non ha permesso di esplorarlo tutto. Vi si praticava l’agricoltura (coltivazione di orzo e altri cereali, allevamento di animali domestici) e in particolare la viticoltura che non abbandonerà più il paese. Molte le macine di porfido a tramoggia e leva ritrovate insieme a vasellame di ceramica di ogni foggia e dimensione, attrezzi di ferro come zappe e falcetti, fibule e altri “gioielli” – oggetti quasi tutti riferibili a varie culture italico-etrusche. Di particolare interesse, in una delle 14 case, il famoso tesoretto interrato di 22 denari d’argento romani risalenti ad un periodo repubblicano dal 155 al 115 a.C. Il villaggio sulla riva del Vallarsa, che sicuramente era la prima fonte d’acqua di questa gente, subì gravi danni – poi riparati completamente – a causa di un incendio di vaste dimensione. Infine, verso il II secolo a. C. fu pacificamente abbandonato, le masserizie asportate e la popolazione spostata più a valle (Galizia) dove forse trovò condizioni di sicurezza e economico-commerciali (iniziavano a passare i primi Romani) migliori.
Non si può neppure escludere che il “trasloco” fosse avvenuto in seguito al “richiamo” di una divinità adorata.

Autore: Reinhard Christanell

Rinascere insieme, sulla stessa barca

Tutte insieme sulla stessa barca, pagaiando sull’acqua al ritmo di un unico respiro: per le Dolomites Pink Ladies la via della ripresa dopo il tumore passa di qui. “Dragon Boat” è infatti il nome di questa nuova terapia, che si è rivelata utilissima nella riabilitazione post operatoria del tumore al seno.

La terapia riprende una disciplina sportiva orientale di antica origine praticata su acque ferme, cioè fiumi o laghi, con imbarcazioni con la testa e la coda a forma di drago, di qui il nome “Dragon Boat”. Non a caso il drago è simbolo di rinascita, quella rinascita che, uscita dopo uscita, ritrovano le tante “Dolomites Pink Ladies”. Il progetto, che ha stabilmente preso il via nel 2019, è arrivato al 39 equipaggio; lo scorso 30 aprile sono ripresi gli allenamenti settimanali sul Lago di Caldaro, che andranno avanti fino a fine ottobre, abitualmente ogni sabato.
Una bellissima iniziativa, organizzata da Lilt in collaborazione con Uisp, ideata e coordinata dalla dottoressa Valentina Vecellio, del centro senologico dell’ospedale di Merano. La dottoressa Vecellio è anche la capitana dell’equipaggio, in quanto istruttrice certificata in attività motoria oncologica presso la clinica universitaria di Colonia/Bonn, tecnico Coni per ginnastica finalizzata alla salute e al fitness, oltre ad aver preso il brevetto Coni per il Dragon Boat, e molto ancora.
A una solidissima preparazione medica e tecnica, la dottoressa unisce un’energia umana e un entusiasmo incontenibili, quelle di chi sa per esperienza di cosa si sta parlando, essendo passata anche lei attraverso il tumore.

Tanti cuori che battono all’unisono
In dialogo, la dottoressa ci spiega il contesto del “Dragon Boat”, che naturalmente non parte dal nulla e rientra in un progetto più ampio della “terapia del movimento”, in corso all’ospedale di Merano.
Come noto, dopo gli interventi al seno per via del tumore, le terapie e i trattamenti antiormonali, molte donne hanno ricadute pesanti come fatica, stanchezza infinita e artralgie. Se una volta si consigliava il riposo, gli studi degli ultimi anni dimostrano invece che molti di questi sintomi possono essere ridotti con un’attività fisica mirata – naturalmente personalizzata a misura di ogni singola paziente. In particolare, proprio l’attività fisica “ciclica” come la pagaiata si è rivelata estremante utile per contrastare il linfedema dopo l’operazione al seno. Ma non solo: la dottoressa ci racconta che, grazie al dragon boat, le donne si riscoprono, trovano nuova forza e coraggio dentro di sé per reagire attivamente alla situazione. “è un po’ come quando si va in montagna, dobbiamo concentrarci su ogni singolo passo; questo ci ricarica, porta a un cambio di prospettiva mentale.”- spiega Vecellio. E poi c’è l’aspetto sociale, della condivisione: quelle pagaiate date all’unisono al ritmo del tamburino uniscono le Pink Ladies nel battito di un’anima sola, che scivola sull’acqua.
“E’ da brivido sentire questo spirito di corpo, e anche il drago sembra animarsi”, racconta commossa Vecellio.

Autrice: Caterina Longo

Un piccolo gesto per prendersi cura del prossimo

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Anche quest’anno, è possibile destinare il 5 e l’8 per mille delle proprie imposte alla Caritas e alla Chiesa cattolica, per sostenere progetti di solidarietà in favore dei più bisognosi e interventi di contrasto alle emergenze in territorio italiano. Anche se per molti è un gesto di poco conto, con la propria dichiarazione dei redditi ci si può prendere cura del prossimo, garantendo servizi gratuiti soprattutto a chi ne ha più bisogno.

Siamo a Sarnes, poco a sud di Bressanone, in Alto Adige. Qui, in una struttura messa a disposizione gratuitamente dalla diocesi, la Caritas altoatesina ha allestito un centro di accoglienza per i profughi che scappano dalla guerra in Ucraina. Si chiama casa San Giorgio, e vi incontriamo Alona con i suoi 3 figli di 16, 12 e 10 anni. Sono arrivati a fine marzo, dopo un mese di viaggi e colpi di fortuna che hanno permesso loro di mettersi in salvo. Il marito di Alona è invece rimasto a Kurakhove, a oltre 2.500 km di distanza, per difendere il proprio paese dagli attacchi russi, “Anche se forse lo avrebbero fatto passare” racconta tristemente Alona, mentre ci consegna la sua storia. Con la famiglia viveva nella provincia del Donetsk, nell’Ucraina orientale, territorio interessato da combattimenti già dal 2014. Sono circa 8 anni che Alona vive nella paura, per sé e per i propri figli, e forse è stata proprio questa a spingerla subito a scappare, quando il 24 febbraio la sorella le comunica per telefono che è scoppiata la guerra. Le cose precipitano velocemente: gli spostamenti vengono ostacolati, è impossibile recarsi a scuola o al lavoro e le città precipitano nel caos. Gli scoppi delle esplosioni diventato la costante, di giorni come di notti insonni. Presa la decisione di partire, non è stato così semplice metterla in pratica: la strada è disseminata di pericoli, Alona affronta con i propri figli un viaggio di centinaia di chilometri in autobus fino a Kramators’k per poi raggiungere in treno Leopoli, dalla parte opposta dell’Ucraina. Da qui riescono a riparare in Ungheria e poi al seguito di altri connazionali raggiungono la Slovacchia, dove fanno la conoscenza di alcuni volontari che offrono un passaggio verso l’Italia, arrivando finalmente a Bolzano. Alona esprime una profonda gratitudine verso tutte le persone che l’hanno aiutata fin qui, e ci tiene a ringraziare l’Italia per aver offerto un posto sicuro a lei e ai propri figli.
Ad accoglierli ci sono stati gli operatori della Caritas e i numerosi volontari da loro coordinati, ma alle spalle di questo intervento ci sono anche i numerosi cittadini che scelgono di sostenere questi progetti, anche solo con una semplice firma. Ognuno infatti, con la propria dichiarazione dei redditi, può decidere di prendersi cura del prossimo, come visto in questo esempio.
Ma la Caritas non è attiva solo per progetti che sostengono i profughi delle guerre: “Con i fondi derivanti dal 5 e dall’8 per mille, quest’anno finanziamo il servizio Hospice della Caritas, la consulenza per debitori, il Centro d’Ascolto, la distribuzione pasti Santa Chiara, così come la Caritas parrocchiale e il volontariato, affinché possano offrire gratuitamente i loro servizi alle persone in difficoltà”, spiegano il vescovo Ivo Muser e il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando per questa importante dimostrazione di umanità.
Ci sono le persone come Claudia, giovane madre di due figli, che durante la pandemia ha perso il proprio lavoro nel settore alberghiero, proprio mentre il marito si è ammalato gravemente. Nel suo caso la famiglia si è trovata di colpo a dover colmare la perdita di reddito con i risparmi, vedendoli ben presto esaurire. Grazie alla consulenza per debitori della Caritas, tuttavia, Claudia ha potuto avere la sicurezza di riuscire a pagare l’affitto e le bollette più urgenti, evitando la possibilità di perdere l’intero appartamento.
Anche Anna è grata per l’aiuto ricevuto dalla Caritas: aveva solamente 13 anni quando al fratello maggiore Elias venne diagnosticato un tumore maligno all’intestino. La notizia improvvisa rende difficile affrontare tanto le fasi dolorose della chemioterapia che annienta le forze del ragazzo, quanto la morte precoce che getta in una profonda depressione la sorella. Anna però, grazie al sostegno costante del servizio Hospice della Caritas, ha trovato una via d’uscita, e oggi con coraggio trasmette questa voglia di reagire portando la propria testimonianza ai giovani nelle scuole.
Oppure Erisa e Drina, due giovanissime sorelle di 19 e 16 anni, giunte a Bolzano dall’Albania con il sogno di studiare e riscattarsi, ma anche con le difficoltà di riuscire a mantenersi, tra affitti costosi e contratti part-time. Come altri, hanno potuto trovare la via verso l’indipendenza grazie al Centro d’Ascolto della Caritas, un servizio che punta a costruire percorsi di “capacitazione” delle persone che vi si rivolgono, valorizzando o riattivando le risorse che queste portano con sé, attraverso una relazione di ascolto e l’elaborazione di progetti individualizzati.
Questi interventi, accanto a servizi più classici, come la distribuzione pasti Santa Chiara e il lavoro delle parrocchie e del volontariato, continuano ad essere possibili anche grazie agli stanziamenti del 5 e 8 per mille alla Caritas e alla Chiesa cattolica.

Con un semplice gesto come la tua firma sulla dichiarazione dei redditi, puoi fare in modo che le persone in difficoltà ricevano un aiuto materiale per i bisogni essenziali come l’alimentazione e l’alloggio, ma anche ascolto, fiducia e sostegno per superare crisi e momenti difficili. Scegliendo la Caritas e la Chiesa cattolica come beneficiari del tuo 5 e 8 per mille, puoi sostenere questi progetti sociali e far parte di coloro che coltivano valori di solidarietà per far crescere l’umanità! L’imposta la paghi comunque, ma a chi questo puoi sceglierlo tu.

Per maggiori informazioni:
Diocesi di Bolzano – Bressanone: www.bz-bx.net/it – tel. 0471 306 300
Caritas Diocesi Bolzano – Bressanone: info@caritas.bz.it – tel. 0471 304 300