Un concerto tra le fontane

Un’atmosfera quasi natalizia, con delle lanterne appoggiate attorno alle fontane di Salorno per illuminarle e per riscaldare, metaforicamente, le voci dei coristi del Coro Bassa Atesina, che si sono esibiti con un programma di brani tematici. 

// Di Daniele Bebber

Una cinquantina in tutto, ad occhio, i cittadini prevalentemente salurneri che hanno voluto ascoltare la magia dei “Canti alle fontane”, iniziativa nata su per giù quattro anni fa, per omaggiare Santa Cecilia. “L’idea era quella di riportare i canti della tradizione con un concerto itinerante in giro per il paese e, al contempo, cambiare un po’ quest’idea del classico palcoscenico statico dentro ad una sala polifunzionale (che a Salorno manca). Soprattutto avevamo la necessità di offrire qualcosa di nuovo riguardo la celebrazione di Santa Cecilia”, afferma Lorenzo Girardi attuale presidente del coro Castel Bassa Atesina. 

Un primo esperimento in merito in realtà è stato fatto quattro anni fa ed è piaciuto a tal punto da riproporlo anche l’anno successivo. “L’idea delle fontane nasce dal fatto che il nostro paese ne ha davvero tante”, rivela Girardi. Ma nella serata in questione ne sono state visitate solamente cinque, le più note e le più prestanti, per poter essere inserite in un circuito pensato per permettere agli avventori di spostarsi in sicurezza, ovvero dotate di spazi per accogliere i presenti. 

Dopo i prim canti alla partenza in piazza Cesare Battisti, il coro ha proposto in piazza Municipio brani sul tema della guerra (un tema ricorrente nei canti di montagna). Davanti alla chiesetta di Loreto è stata invece omaggiata la madonna, per arrivare poi in piazza Sant’Andrea con canti tradizionali appositamente composti per il coro. 

Questa è solo l’ultima delle iniziative ideate da un gruppo musicale che affonda le proprie radici nel 1968. “In origine la formazione si chiamava coro del Castel di Salorno, e la sua nascita risaliva addirittura al 1938, sull’idea di una frangia del coro parrocchiale”.

Presidente Girardi, c’è stata una scissione?

No, semplicemente la storia ci spiega che alcuni elementi sentivano l’esigenza di far parte di un coro di montagna. 

E poi cos’è accaduto?

Il coro ha prevedibilmente iniziato ad espandersi, accogliendo gente da Ora e da altre località fino a Trento. Per questo motivo il nome è cambiato, diventando per appunto Coro Castel Bassa Atesina. 

Attualmente com’è composto l’organico? 

Dopo quest’ultimo periodo, piuttosto complicato per noi come molte associazioni, dal punto di vista dell’organico non abbiamo subito perdite ingenti. Siamo 23 elementi più la maestra Jessica Nardon. L’organico è variato molto negli anni. Nonostante non siamo un gruppo molto esteso rispetto ad altri, una cosa che ci rincuora sta nel fatto dell’essere una delle compagini con la più alta percentuale di giovani. Circa il 50% è sotto i 35 anni d’età e non è un fatto così scontato per un coro di montagna. Dall’altra abbiamo con noi anche la compagine dei coristi storici, il più anziano ha 89 anni, e questa è una cosa che trovo interessante.

Perché?

La convivenza fra generazioni così distanti non è sempre facile. 

Quali sono i vostri impegni di maggior spessore?

Se consideriamo il repertorio pre-covid, si potrebbero dividere gli impegni in ricorrenze annuali, trasferte ed eventi particolari e sporadici. Svolgiamo alcune attività anche sul territorio comunale: generalmente il concerto di San Valentino e uno per Santa Cecilia. Poi c’è il Castello di Salorno nel periodo pre-estivo e l’impegno natalizio con il concerto d’avvento. Nei paesi paesi limitrofi, ci sono poi il concerto d’avvento a Cortina d’Adige e un altro impegno a cui siamo sempre stati invitati è la rassegna corale di Magré, alla quale teniamo particolarmente. Prima che arrivassi io sono stati fatti tanti viaggi per concerti in molti paesi europei. E abbiamo partecipato a diversi gemellaggi. 

Come vedete il futuro?

La forza di un’associazione sta nella proposta della propria attività e nell’alimentare il proprio spirito nel farla. Prevediamo di avvicinarci maggiormente anche alle scuole.

La piazza di Pineta si trasferisce… al Polo

L’appello era stato lanciato nientemeno che da Babbo Natale in persona, che oltre un mese fa aveva pubblicato un video sul sito del Comune di Laives chiedendo ai bambini se una sua visita sarebbe stata gradita. Ed è così che un semplice gioco si è trasformato in un esempio di democrazia diretta: nel giro di pochissimo tempo all’indirizzo del Municipio sono state recapitate oltre cinquanta letterine elettroniche, tanto che giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 10.30 alle 17.30 Babbo Natale in persona siederà sul suo scranno nel villaggio appositamente creato per lui nella piazza di Pineta.

“Caro Babbo Natale, siamo Mattia e Chiara di Pineta. Abbiamo 7 anni e l’anno scorso ci siamo divertiti molto al tuo villaggio  e speriamo di rivederti  anche questo Natale”: la grafia in stampatello maiuscolo, scritta a matita sul foglio di un quaderno a quadretti, quasi stona con l’immagine che viene proiettata sullo schermo asettico di un computer; ma è in questo modo che a Laives è stato possibile contattare Santa Claus. Quella di Mattia e Chiara è una delle tante letterine che sono arrivate nelle scorse settimane all’indirizzo email dell’ufficio Sociale e Cultura del Comune di Laives, che aveva lanciato un videoappello tramite il suo sito per verificare la possibilità di ripetere l’evento dell’anno scorso, quando in piazza a Pineta era astato allestito un villaggio di Babbo Natale. 

La sorpresa degli addetti ai lavori è stata enorme: all’indirizzo sono pervenute in breve tempo oltre cinquanta mail, segno che l’esperimento era riuscito. Così, il prossimo fine settimana la piazza si trasformerà nuovamente in un angolo del Polo in cui elfi, renne e il barbuto portatore di doni inconteranno i più piccoli, per ascoltare le loro richieste ed intrattenerli. 

Oltre alla scenografia natalizia, i più piccoli avranno la possibilità di prendere parte a due laboratori, uno in cui potranno decorare dei biscotti alla cioccolata, l’altro in cui avranno la possibilità di piantare un alberello in un vaso e addobbarlo.

Non mancherà uno stand gastronomico, dove anche i genitori potranno rifocillarsi e stare insieme fra di loro.

Si tratta del quarto evento che è stato organizzato per donare della gioia ai più piccoli; durante l’avvento è andato in scena uno spettacolo di magia, una proiezione scientifica per ragazzi ed un recital in cui venivano narrate delle fiabe.

Autore: Luca Masiello

Don Camillo e Peppone… a Caldaro

Tra il 1900 e il 1917 si pubblicò a Innsbruck un settimanale satirico e anticlericale dal nome “Der Tiroler Wastl”. Ne fu editore lo scrittore e giornalista Rudolf Christoph Jenny (1858–1917), cresciuto a Castelrotto e successivamente espulso dal ginnasio di Bolzano a causa di uno scritto offensivo nei confronti del direttore dell’istituto.

Il “nemico” dichiarato della rivista era la chiesa romana, con i rappresentanti locali della quale Jenny ingaggiò una contesa permanente che spesso terminò nella aule dei tribunali.

Memorabile un caso avvenuto a Caldaro nel 1912. Nella sua edizione del 28 gennaio, Jenny pubblicò un articolo dal titolo inequivocabile: “Il parroco di Caldaro si dichiara superiore a Dio”. E ciò, scrisse il temuto giornale, non già attraverso una predica dal pulpito, dove i religiosi si permetto le cose più incredibili senza suscitare l’indignazione dei fedeli, giacché nella chiesa ci si è ormai abituati a tutto, ma attraverso un comune mezzo di comunicazione che permette al noto parroco di Caldaro Gottlieb Hueber di farsi sentire in tutta la provincia.

La  vicenda finita nel mirino di Jenny era quella del maestro elementare caldarese Johann Sarl, “chiamato improvvisamente, dopo 25 anni di onorato servizio,alla casa del Signore, poiché su questa terra gli era rimasto ben poco di cui rallegrarsi”. Non solo il brav’uomo era completamente assorbito dal suo delicato dicastero”senza dare troppo ascolto alle rampogne del decano Hueber, ma doveva pure nutrire una famiglia di dieci persone e quindi curare l’educazione di molti figli.”Cosa che gli era riuscita a meraviglia, secondo il giornale, dato che i suoi figli erano tutte brave persone stimate in paese. 

A quanto pare, sul letto di morte l’umile maestro, che mai si era lamentato del magro stipendio dei maestri di campagna, avrebbe pronunciato, con riferimento al decano, la frase”Oh, quest’uomo duro”, alludendo all’abitudine del decano di elargirgli lo stipendio con molti giorni di ritardo e di accompagnare la corresponsione del misero salario con severe ed estenuanti paternali – quasi il sacerdote dal braccino corto avesse dovuto pagare i maestri di tasca sua.

La “Lehrerzeitung” (Il giornale dei maestri) pubblicò un articolo in memoria del defunto collega in cui comparve la frase “la terra gli sia più lieve del suo amato mestiere di maestro e Dio gli sia più misericordioso del suo decano Gottlieb Hueber”.

Il decano, poco avvezzo alle critiche seppur velate dei suoi sottomessi, reagì con veemenza e inviò una lettera risentita al maestro di Appiano che riteneva l’estensore dell’articolo. Come può, scrisse indignato, un maestro con un terzo della mia erudizione, lanciare una simile accusa infamante nei mieiconfronti.Il maestro di Appiano, per nulla intimorito, corresse con la matita rossa la lettera del decano e, dopo aver aggiunto in calce alla stessa il voto “del tutto insufficiente” a causa dei 18 errori grammaticali contenuti nel testo, la diffuse nei paesi dell’Oltradige.

A tutta risposta, il vicario di Cristo inserì sul “Tiroler Anzeiger” una formale diffida al giornale dei maestri, intimandogli di smentire quanto pubblicato o di specificare in che modo il curato si fossedimostrato poco clemente nei confronti del maestro defunto. Il giornale replicò che non aveva mai detto che Hueber si era dimostrato inclemente nei confronti del maestro ma soltanto che si augurava che Dio si dimostrasse più clemente del decano. Altrimenti, concluse, avrebbe dovuto scrivere “Dio è meno clemente del decano di Caldaro”.

In conclusione, Jenny attaccò frontalmente la chiesa, prendendo spunto da una lettera pastorale del Papa in cui si vietava ai membri della chiesa cattolica di citare in giudizio, anche solo come testimone, un sacerdote, pena l’espulsione dalla chiesa stessa. “Ciò avviene anche nei casi in cui un padre di famiglia intende denunciare un sacerdote per abusi sessuali nei confronti del proprio figlio”, scrisse indignato Jenny,”e solo il Papa in persona può riammettere la persona espulsa”.

Autore: Reinhard Christanell

Nel 1911 la città richiede il tram 

La costruzione della line tramviaria tra  Bolzano a Laives fu una delle opere più controverse a cavallo tra XIX e XX secolo. Un po’ come oggi il ponte sullo Stretto. Fortemente voluta da gran parte della popolazione, fin dall’inizio trovò molti oppositori che ne rallentarono la realizzazione, tra cui il comune di Dodiciville, poi confluito in quello di Bolzano, e la potente compagnia ferroviaria imperiale Südbahngesellschaft, che ne temeva la concorrenza.

Il 4 aprile 1912, la “Volkszeitung” pubblicò un articolo che riassunse dettagliatamente l’annosa questione “tram”. “I fautori del tram Oltrisarco-Laives fanno sul serio”, scrisse, “sono ormai troppi anni che assistiamo al balletto delle promesse senza che nulla accada”.  

“A Oltrisarco, negli ultimi anni, si è registrata una rapida espansione edilizia verso S. Giacomo, una casa si aggiunge all’altra e centinaia di lavoratori si trasferiscono in questo nuovo quartiere”, continuò l’articolo. Molti appartamenti rimanevano tuttavia vuoti mentre si continuava a costruire. “Il piccolo impiegato e altre categorie di lavoratori non possono trasferirsi a Oltrisarco in ragione della breve pausa-pranzo di cui dispongono, benché qui gli appartamenti siano più economici e anche più salutari grazie al bosco e ai prati che li circondano. Manca il mezzo di trasporto per raggiungere rapidamente ed economicamente la città senza dover attraversare un mare di fango nella giornate di pioggia.” 

Ma non si trattava solo di “comodità”. Anche l’approvvigionamento della città richiedeva questa infrastruttura. “Da S. Giacomo e Laives arriva l’80% della verdura consumata a Bolzano. Nelle giornate di maltempo, la consegna della verdura viene interrotta oppure i prezzi salgono dal 60 al 100% mettendo in difficoltà i cittadini di Bolzano”. 

La presenza del tram doveva consentire ai produttori di raggiungere comodamente la città e di eliminare gli intermediari che facevano lievitare i costi. “La stessa cosa vale anche per il trasporto della frutta”, argomentò l’articolista.

Siccome tutte le promesse formulate in passato erano cadute nel vuoto, si era formato un comitato di cittadini,  che nel giro di tre giorni aveva raccolto lasomma di 162.000 corone nella sola Oltrisarco, mentre Laives era disposta a contribuire con altre 70.000 corone. In una affollata riunione presso il ristorante “Stella Alpina” di Oltrisarco, il comitato, in persona dell’ing. Pollo, espose le sue ragioni. Il sindaco Perathoner nella sua replica comunicò che la Südbahn (ente ferroviario), grazie allo spostamento della sede stradale che rendeva superflua la presenza di un casellante, era disposta a contribuire con altre 40.000 corone. La strada e i binari dovevano correre sotto il Monte Calvario e poi doveva essere realizzato un sottopasso per raggiungere Oltrisarco. I costi dell’opera, che doveva essere realizzata dall’Azienda Elettrica, secondo il sindacosi aggiravano sulle 800.000 corone. A differenza del tram di Bolzano, che era costantemente in perdita, per quello di Laives si prospettavano bilanci positivi. 

“L’unico ostacolo alla realizzazione rimane il veto del ministero delle ferrovie, che non vuole consentire l’utilizzo del ponte sull’Isarco, ritenuto troppo instabile”, concluse il Sindaco. Ciò nonostante si disse fiducioso e promise l’inizio dei lavori entro il corrente anno, dato che la gara d’appalto era già avvenuta ed erano state presentate cinque offerte. 

Alla fine, come sappiamo, l’opera fu realizzata solo a metà, con capolinea al Vurza. Ci vollero altri vent’anni per completarla fino a Laives.

Autore: Reinhard Christanell

Trento vi aspetta per trascorrere Feste ‘spettacolari’ a teatro

Le festività natalizie sono oramai alle porte e il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro con una programmazione a tema per le famiglie, tra musica, comicità, acrobazia, balletto classico e grande intrattenimento. Un’occasione da non mancare per trascorre a teatro la magia del Natale.

Si comincia il 6 dicembre dal Teatro Sociale con Loredana Cont e il suo Te’n conto una… anzi doe, spettacolo in dialetto del 2005, riportato ora sul palco dall’attrice e comica trentina e adeguato ai tempi e alla società che in questi anni sono decisamente cambiati, inserendo parti nuove e facendo riflessioni ironiche sul nostro modo di vivere, sulle nostre ansie, sul matrimonio e su tanto altro. Uno spettacolo che diventa il pretesto per ridere di noi sul filo dei ricordi e sull’attualità cercando di trovare motivi per essere ottimisti per il futuro.

Il 20 dicembre, invece, sul palco del Sociale approderà un classico come “A Christimas Carol”, racconto capolavoro di Charles Dickens proposto in musica in forma di radiodramma dal vivo dalla Piccola Orchestra Lumière – ensemble di musicisti di estrazione classica con contaminazioni pop, jazz e etniche – e dall’attore Marco Alotto. Realizzato dall’Associazione Culturale Il Vagabondo con il compositore Nicola Segatta, A Christmas Carol è una fiaba in musica per bambini e adulti. Un concerto con il cappello a cilindro e l’orologio che corre all’indietro, tra i natali passati e i natali futuri, a raccontare tutte le età, a dire qualcosa ad ognuna.

E proseguendo con i comici, il 22 dicembre (sempre al Sociale) toccherà ad un attore particolarmente amato dal pubblico regionale come Andrea Castelli, che dopo trentasei anni riporterà in scena lo storico spettacolo Sol, rivisitato grazie ad un “remix” dei pezzi più iconici di questo suo primo monologo. La distanza temporale farà in modo che i divertenti episodi raccontati allora, tornino quasi intatti a mostrare però un mondo che, forse, non c’è più o che comunque ha perso tanta semplicità.

Considerato l’icona dei balletti classici ottocenteschi, Il Lago dei cigni è una storia d’amore, tradimento e trionfo del bene sul male. Pieno di romanticismo e bellezza, da più di un secolo questo balletto delizia il pubblico di tutto il mondo. La messa in scena del Balletto di Mosca approderà sul palco dell’Auditorium S. Chiara venerdì 23 dicembre con una versione capace di esaltarne la poesia romantica, presentando una produzione con sontuose scenografie, raffinati costumi e un cast guidato da stelle dello scenario internazionale del balletto. Un classico senza tempo in cui il prestigio e la notorietà raggiunti sono esaltati dalla musica ispiratrice di Pyotr Tchaikovsky e dalla grande inventiva ed espressività delle coreografie di Marius Petipa. La genialità del suo potenziale coreografico e artistico culmina nel tradurre la relazione tra il corpo umano e le movenze dei cigni.

Dalla Vigilia di Natale e fino al 26 dicembre il Teatro Sociale ospiterà “il più grande clown classico del nostro tempo”. David Larible è forse l’unico comico vivente in grado di esibirsi sia per il pubblico intimo dei teatri sia davanti a platee come quella del Madison Square Garden, dove è stato visto da oltre 120.000 persone in un solo week-end. Un successo strabiliante che da anni ormai i suoi show continuano ad avere nei teatri di tutto il mondo.  Poetico ed esilarante, malinconico e dirompente, col suo personaggio ispirato al monello di The Kid di Chaplin, Larible sa conquistare il pubblico d’ogni età e nazione grazie alla magia irresistibile della sua comicità. Larible sarà a Trento per tre giorni con Il Clown dei Clown, il suo one man show teatrale, la summa dei suoi migliori numeri comici. Il racconto di un uomo delle pulizie del teatro che sogna di diventare clown… e ci riesce!

Per l’ultima serata dell’anno, l’appuntamento è al Teatro Sociale con la eVolution dance theater (compagnia fondata dal coreografo americano Anthony Heinl) ed il loro Blu Infinito, per salutare il 2022 con uno spettacolo di grande intrattenimento in cui si fondono meravigliosamente danza, arte, acrobazia, magia, illusione, giochi di laser e specchi, dando vita a mondi in cui le ombre dei danzatori si muovono e comunicano. Blu Infinito è un’occasione da non perdere per lasciarsi trasportare in un mondo in cui non esistono limiti all’immaginazione. Lo spettacolo sarà in replica anche domenica 1 gennaio. 

E per il giorno della Befana, tutti al Teatro Sociale con la mitica nonna Nunzia in Una nonna di troppo. L’attore e comico trentino Mario Cagol catapulterà la nonna più amata della regione in una spassosissima storia che la vedrà grande protagonista. Un mix fra thriller e comicità che saprà far divertire grandi e piccini. La storia racconta le vicissitudini della nonna Nunzia e di un’eredità arrivata dall’America, come nelle migliori storie di fortune improvvise raccontate in tanti film e leggende metropolitane. 

Per maggiori informazioni su offerte di acquisto (Gift Card) e orari visitare il sito
www.centrosantachiara.it

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Elisa, la campionessa di gigante

Elisa Platino, meranese classe ’99, è tra le migliori 65 al mondo nello slalom gigante. Medaglia d’oro agli ultimi campionati assoluti italiani veste oggi la maglia del centro sportivo dei Carabinieri. Il 13 ottobre ha prestato giuramento all’Arma e oggi indossa la divisa. “Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono”, afferma la sciatrice.

I primi passi sugli sci a 4 anni, poi la maglia della Nazionale e ora la divisa dei Carabinieri. Elisa, racconta la tua ricca carriera sciistica. 

Il mio primo corso di sci l’ho svolto durante le vacanze di Natale perché i miei genitori volevano che io imparassi a sciare. Subito mi è piaciuto molto: a 6 anni ho iniziato con i primi allenamenti e a 8 le prime gare con la società Scm. In seguito ho frequentato il liceo sportivo di Malles e a 15 anni sono entrata nel comitato regionale Alto Adige con cui mi sono allenata per tre anni. 
Nel 2018 una grande vittoria: mi sono classificata prima al Gran Premio d’Italia, conquistandomi così un posto nella squadra azzurra. Grazie a questo risultato, il Comitato Sportivo dei Carabinieri ha deciso di tesserarmi con la loro squadra e così ho iniziato la mia vera e propria carriera: il primo anno con la giovanile C e poi un anno in B, il team destinato alla partecipazione della Coppa Europa. 

Quale è stata la delusione più grande durante il tuo percorso?

Purtroppo nel 2020 le mie prestazioni non hanno soddisfatto le aspettative. In aggiunta è arrivato il Covid che ha messo molte realtà sportive in difficoltà. Purtroppo, così, sono stata esclusa dalla nazionale: una grande delusione per me e molta amarezza. All’improvviso non sapevo più come proseguire, anche perché i costi da sostenere erano molto elevati. 

Come sei riuscita a tornare in pista più forte di prima?

Per fortuna il gruppo sportivo dei Carabinieri mi ha accolto permettendomi di allenarmi con loro. Non ho mai mollato, anche quando i ritmi degli allenamenti erano veramente duri. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto e così non ho mai perso di vista il mio obiettivo: far diventare la mia passione il mio lavoro. 

Quali sono stati i risultati migliori che hai raggiunto?

Il risultato di cui vado più fiera è l’8° posto della Coppa Europa ottenuto quest’anno a febbraio. Il 26 marzo invece, sono salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani a Sestriere, in Piemonte. Una vittoria del tutto inaspettata perché ad aggiudicarsi le prime posizioni solitamente ci sono le grandi Marta Bassino e Federica Brignone. Quest’anno però, la medaglia d’oro l’ho vinta io e ancora oggi non posso crederci. 

Cosa rappresenta per te questa medaglia?

Questa vittoria è un grande riscatto per tutti i miei sacrifici, le lacrime e il sudore versato. Sono molto orgogliosa di me e del lavoro svolto, grazie anche a tutti coloro che mi hanno seguita e sostenuta sempre.

A cosa pensi prima della discesa?

Non ho qualche gesto scaramantico in particolare, anche perché praticando uno sport con molte variabili (meteo, neve e piste), se qualcosa non dovesse rispecchiare ciò che mi ero immaginata, entrerei in panico. Solitamente prima delle gare sono abbastanza tranquilla e fino all’ultimo mi piace scherzare. Quando poi sono davanti al cancelletto mi concentro e cerco di dare tutta me stessa. 

Ora oltre che la tuta da sci, indossi la divisa dei Carabinieri. Come è stato il periodo di arruolamento e cosa ti ha lasciato?

Ad agosto ho vinto il concorso e il 5 settembre a Torino ho iniziato il periodo di arruolamento per l’Arma dei Carabinieri. È stata un’esperienza unica: un percorso di addestramento di sei settimane, ricco di lezioni di diritto penale e costituzionale, lezioni di marcia ed esami al poligono. 
Il 13 ottobre ho prestato giuramento: un’emozione indescrivibile. Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono. Per me è un vero onore oggi poter portare in alto i colori del centro sportivo dei Carabinieri e indossare la divisa.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti sportivi?

A novembre sono iniziate le prime gare della nuova stagione. Dopo sei mesi tra palestra e atletica, è arrivato il momento di focalizzarmi sulla Coppa Europa. Spero in buoni risultati e sogno la Coppa del Mondo.

Autrice: Chiara Caobelli

Un mercatino per donare amore e solidarietà

L’Alto Adige non è solo la capitale del kitch natalizio; “quella vera atmosfera” che i turisti infagottati ricercano dopo levatacce al mattino per giungere in pullman nelle località turistiche non si trova solo nelle lucine ammiccanti, nei Glockenspiel che sembrano voler reclamare un altro giro di vin brulé e nei Santa Claus che sorridono dalle vetrine dei negozi del centro. Il Natale, quello puro, si trova nell’amore, quello che offrono piccole comunità come quella di San Giacomo, che nei giorni scorsi ha organizzato l’ormai tradizionale mercatino della solidarietà.

A rischio di voler sembrare banali, cosa c’è di meglio che donare, per celebrare la festa del 25 dicembre? Ed ecco che a San Giacomo, nel parco di fronte alla caserma dei vigili del fuoco, da anni i sodalizi locali allestiscono un mercatino in cui si dona solidarietà. Già, perché qui quello che entra nelle casse viene direttamente investito in donazioni per i meno fortunati. E in cambio ai visitatori viene offerto un programma di intrattenimento interessante. Una delle anime e motori della kermesse è Irene Anesi, una persona davvero attiva nel mondo associazionistico locale.

Irene Anesi, il mercatino di Natale torna a San Giacomo?

Finalmente, direi: due anni fa era saltato causa Covid, l’anno scorso eravamo titubanti, a riguardo, così ci siamo limitati ad addobbare l’albero. Questo è l’anno della ripartenza.

Chi organizza l’evento, chi sono gli attori principali?

Il gruppo teatrale, la Heimatbühne di San Giacomo, di cui sono presidente. Chiamiamo a raccolta il mondo associazionistico, artistico e anche qualcuno del settore commerciale: siamo una grande famiglia. Nelle casette vengono proposti lavoretti artigianali, la maggior parte a tema natalizio, naturalmente, e ci sono anche diversi stand gastronomici. Questa è la prima volta che lo organizzaiamo nel parco, di solito lo organizzavamo nella zona Amonn, dove al momento stanno costruendo un centro residenziale e dove verrà creata la nuova piazza. Chissà, magari al termine dei lavori potremo spostarci lì. 

Che associazioni si possono trovare?

Ci sono le donne rurali, il comitato cimiteriale, il bar e il negozio di ortofrutta che si che si occupano della gastronomia. E poi molte altre associazioni che si occupano del prossimo, come la Lega Fibrosi cistica, che presiedo, o l’associazione Archimede, formata da un gruppo di diversamente abili. Noi riserviamo l’incasso al sostegno dei bambini malati, delle loro famiglie e alla ricerca; Archimede quest’anno sta raccogliendo fondi per acquistare un furgoncino per potersi spostare. Con loro e con i bambini delle scuole elementari di lingua italiana e tedesca abbiamo creato gli addobbi per l’albero di Natale.

C’è anche un programma di contorno? 

Ogni fine settimana abbiamo degli artisti diversi: dal “J & G Duo” (che si esibisce il 3 alle ore 16 e il 4 alle 11) al “Coro Voci di Passaggio” (l’8 alle ore 15), dai “Breeze of sound” (l’11 alle ore 11) al “ChorIssimo” di Frangarto (il 17 alle ore 11) al Coro Regina Pacis (il 18 alle ore 15): insomma, l’intrattenimento non manca proprio.

Pare proprio che ci siano tutti gli ingredienti per un mercatino di Natale in piena regola…

Sì, ma il nostro non è un mercatino “normale”, e non sto solo parlando dello scopo umanitario dell’evento: noi abbiamo voluto coinvolgere l’intera cittadinanza, e tutti hanno aderito, ognuno ha dato una mano: dai collaboratori del cantiere comunale ai vigili del fuoco, dai contadini ai singoli cittadini, tutti hanno aiutato ad abbellire il parco addobbandolo a festa. Vogliamo fare qualcosa per il paese, ci piace l’idea di riuscire a portare le persone fuori di casa: due anni di pandemia ci hanno impigrito, bisogna riscoprire il piacere di stare in una comunità.

Autore: Luca Masiello

Due libri e un film per il giubileo di Anterivo

Se ci si fermasse un momento a riflettere su quanto può accadere nell’arco di un’ora, diventerebbe assai difficile immaginare cosa potrebbero essere sette secoli. Con il senno del poi non è stato così per l’abitato di Anterivo, che ha da poco concluso un’importante giubileo per i propri settecento anni di storia.

Ed anche qualcosa in più, dato che era il 1321 quando il conte Gottschalk di Bolzano, giudice di Enn (un castello a Montagna) chiese ed ottenne il permesso da Enrico di Carinzia (all’epoca signore del Tirolo) di poter erigere dieci masi. Strutture rurali che potremmo anche chiamare fattorie e che con l’andare avanti degli anni, dei decenni e dei secoli, andarono a costituire l’attuale centro abitato di Anteriv. O Antereu come si chiamava originalmente il luogo. Certo, quanto appena riportato è solo una sintesi piuttosto sbrigativa di una linea del tempo molto più lunga ed articolata, riassunta nei due volumi prodotti dal Comune, per portare a compimento un anno di festeggiamenti e lasciando anche una traccia scritta. “Con queste due pubblicazioni chiudiamo un anno di giubileo – rimarca Gustav Mattivi, sindaco nel comune di Anterivo -. I libri abbiamo deciso di farli sia in lingua tedesca che in lingua italiana. Nel primo volume dal titolo ‘Altrei/Anterivo e il singolare caso dell’Hornberg/Monte Corno’ raccontiamo una particolare storia, quella del Monte Corno e quindi della nascita dei masi e di questo abitato. Per il secondo volume, intitolato ‘Le particolarità de n’Antariu bon par la vita e l’anima’, abbiamo pensato ad un ricettario”. Non sembra però il solito libro di cucina, ci dice il sindaco. “In modo originale abbiamo raccontato la nostra storia anche attraverso le nostre tradizioni, ad esempio attraverso la famosa preparazione del caffè di Anterivo”. Ma se le parole inchiostrate nelle pagine di due libri sono pregnanti, dense, ma al contempo sintetiche, nella narrazione di una lunga storia, appunto, raccontata anche dalla sapiente voce delle tradizioni, è invece un film il tassello che si potrebbe definire la ciliegina sulla torta. “Anche il film che abbiamo realizzato riporta una storia, ma circoscritta alla vita del paese nell’ultimo anno – rivela il primo cittadino -. Per colpa del Covid19 il periodo si ì allungato, però l’idea in campo era proprio quella di fare una fotografia della vita di un paese nell’arco di un anno. E credo ci siamo riusciti”. La “pellicola”, come entrambe le pubblicazioni, sono state presentate il 25 novembre scorso cogliendo l’occasione della sagra di Santa Caterina, e sono state quindi accompagnate dai balli di un gruppo folkloristico locale e dal corpo bandistico cittadino. Di fatto una grande giornata di festa è già stata celebrata lo scorso 11 settembre. “C’era davvero tantissima gente e, cosa importante, si è svolto tutto perfettamente – chiosa Mattivi -. È venuto a trovarci il presidente della provincia e assieme a lui molti altri funzionari, provinciali e dei comuni vicini (anche della Valle di Fiemme) assieme a parecchie persone”.

Autore: Daniele Bebber

Allenarsi per rinforzare il muscolo migliore

Sport per divertirsi e tornare a vivere dopo un duro colpo. Forse è una frase un po’ azzardata, a tratti esagerata, ma probabilmente non per chi si sta riprendendo da patologie cardiache, talvolta gravi. E proprio su questo concetto di coniugare l’attività sportiva al divertimento e quindi al benessere psicofisico, si rifà il gruppo sportivo cardiologico di Salorno.

L’associazione è la nuova costola della più grande fondazione “Cuore di Bolzano”, che “si occupa soprattutto di sensibilizzare le persone sulla riabilitazione cardiologica” anticipa di primo acchito il fondatore, Pier Luigi Simari, stimato medico di base pensionato di fresco.

Dottor Simari, partiamo dal principio, chiedendole dettagli su questo gruppo sportivo cardiologico…

La particolarità è nel fatto che c’è un allenatore addestrato proprio per fare la riabilitazione per lo sport cardiologico, affiancato da un medico, in grado di controllare che le persone che arrivano possano fare l’attività sportiva. Per essere iscritti al gruppo bisogna presentare una documentazione clinica che non abbia controindicazioni.

In Bassa Atesina siete l’unico gruppo? 

Certo che no, però ci sono persone che credono molto nella nostra attività e quindi si spostano: alcuni vengono dai vicini paesi di Magrè, Laghetti, altri da Selva Gardena, e mi preme sottolineare che alcuni arrivano anche dal vicino Trentino. Siamo un gruppo affiatato.

In cosa consiste la ginnastica cardiologica? 

Ginnastica, sport e divertimento sono cose che possono andare insieme. Queste persone non vengono qui per aumentare la prestanza fisica, ma per mantenere un tono – atrofismo muscolare e una filosofia – psicologia rilassata nei confronti del tema del cuore.

In che senso? 

Molti quando dopo un infarto o comunque un problema cardiaco, cominciano a limitarsi nelle cose che possono fare, rischiando di cadere in depressione. Invece, nel gruppo sportivo cardiologico, si può socializzare. Quindi non si fa solo attività sportiva, si può anche giocare. Bisogna pensare che non si tratta di persone che frequentano palestre.

E cosa proponete?

In genere è strutturata i una prima parte basata sul movimento, la ginnastica e il gioco; nella seconda parte invece si punta su esercizi di controllo muscolare e della postura.

Il vostro gruppo è abbastanza recente…

Lo ho fondato io nel 2019 e allora avevamo una ventina di assistiti. Poi è arrivato il Covid e attualmente sono undici, ma qualche volta qualcuno non viene. Oltre le venti unità in realtà bisogna sdoppiarlo, perché l’allenatore (Thomas Fauster) durante l’ora di attività deve seguire personalmente un po’ tutte le persone. L’allenatore è un istruttore di ginnastica di professione, che però ha dovuto fare un corso specifico in Germania.

Per il futuro cosa vi aspettate?

Che vengano altre persone, perché vorremmo raggiungere l’obiettivo di sdoppiare il corso. Il ritrovo è nella palestra della scuola media locale, una volta alla settimana per un’ora piena e alla fine facciamo uno scambio di esperienze. Ma l’idea è anche quella di organizzare uscite all’aperto

Autore: Daniele Bebber

I conti non tornano

Inserzione pubblicitaria. Con la crescita dell’inflazione e i rincari energetici, molte famiglie a basso reddito non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Con la campagna di raccolta fondi “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas chiede la collaborazione degli altoatesini per sostenere le persone in difficoltà.

Luce, gas, riscaldamento, generi alimentari… Ogni cosa è diventata più costosa, per alcuni troppo. Sono soprattutto le famiglie numerose a risentire della situazione, insieme alle persone anziane o con storie di migrazione alle spalle. La Caritas osserva il fenomeno dal punto di vista dei propri servizi, che quotidianamente ricevono richieste d’aiuto, ora anche da parte di persone che pur avendo un reddito, non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

“In molti dei nostri servizi, emergono le grandi preoccupazioni finanziarie delle persone: la crescita dei prezzi, a fronte di salari che restano sostanzialmente invariati, sta mettendo in difficoltà sempre più pensionati e famiglie a basso reddito” spiega la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer.
Ne è un esempio Dora che è già in pensione e vive in un piccolo appartamento di sua proprietà. Nonostante abbia lavorato per tutta la vita, riceve oggi una pensione minima, di 640 euro al mese, che la costringe a valutare bene ogni spesa. E se fino a quest’anno, è sempre riuscita a cavarsela da sola, senza dover dipendere da aiuti esterni, i notevoli aumenti dei prezzi l’hanno portata prima ad esaurire tutti i suoi risparmi, e poi a rivolgersi alla Caritas per cercare una via d’uscita. Qui ha ricevuto ascolto, un accompagnamento per ottenere un’assistenza finanziaria pubblica, e un aiuto per la gestione delle spese, riuscendo così a tirare un sospiro di sollievo in un momento molto delicato e pieno di preoccupazioni.

Un altro esempio è quello rappresentato da Gianni e da sua moglie Elena. Hanno quattro figli, tutti che frequentano ancora la scuola. Gianni non guadagna male come operaio, ma per far fronte alle spese legate all’alloggio e al mantenimento della famiglia, ha acceso diversi prestiti, che è sempre riuscito a restituire regolarmente. Al momento però, le sue entrate non bastano più. Rivolgendosi al servizio di Consulenza debitori della Caritas, ha potuto elaborare un piano per gestire meglio le finanze e le priorità dei pagamenti. La Caritas si è fatta carico anche di alcuni arretrati rimasti in sospeso, evitando che venisse staccata l’elettricità nell’abitazione della famiglia e risparmiando qualche notte insonne a Gianni ed Elena.

C’è poi la vicenda di Stefano, giovane meccanico, che ha da poco terminato un percorso di formazione. Non ha ancora maturato una lunga esperienza lavorativa, e guadagna 1.300 euro mensili, ai quali aggiunge 150 euro di sostegno statale che riceve per la figlia, nata da qualche mese. Come in molte coppie, la sua compagna al momento non lavora, per riuscire ad accudire la figlia. Un servizio di babysitter costerebbe troppo e i due giovani non hanno famiglie che li sostengano alle spalle. Possono quindi contare su un’entrata di circa 1.500 euro mensili, ma una volta sottratti i costi fissi per l’affitto, le spese condominiali e le bollette, resta ben poco per vivere in tre. Ora, con l’aumento del costo della vita, alcune rate da pagare sono rimaste in arretrato e la coppia si è dovuta rivolgere alla Caritas perché non riesce più a far quadrare i conti. In attesa che la compagna di Stefano possa riprendere a lavorare, la Caritas fornisce ora un sostegno alla famiglia.

Storie come queste, al Centro d’ascolto e al servizio di Consulenza debitori della Caritas, sono sempre più frequenti. Qui lo si vede chiaramente: molte persone semplicemente non riescono più a stare al passo con l’aumento dei prezzi. “In molti casi, si tratta di uomini e donne che hanno storie di precarietà finanziaria alle spalle o che hanno già avuto difficoltà da questo punto di vista. Per chi ha debiti o deve rimborsare prestiti, i vertiginosi aumenti dei prezzi in tutti i settori della vita, diventano sfide finanziarie sempre più difficili da gestire. C’è anche la paura di perdere il lavoro, legata ai timori che le aziende interrompano le proprie attività perché non più redditizie, e questo porta spesso le persone a trascurarsi anche dal punto di vista della salute, pur di non fare assenze che li mettano in cattiva luce sul posto di lavoro”, dice Mairhofer, riassumendo le preoccupazioni e i bisogni di quanti si rivolgono alla Caritas.

“Accanto a situazioni di forte indigenza, precarietà e isolamento, vanno raccontate anche quelle realtà più nascoste, di chi si vergogna o aspetta l’ultimo momento per uscire allo scoperto e chiedere aiuto. Non vanno sottovalutate, perché le preoccupazioni finanziarie si ripercuotono anche sulla psiche” racconta ancora Mairhofer.
Al servizio di Consulenza per uomini arrivano inoltre padri disperati che in caso di separazione o divorzio, non sanno più come sostenere la famiglia o se stessi. Ma anche per altri, ad esempio la ricerca di un alloggio è diventata molto più difficile. “I proprietari d’immobili chiedono livelli di sicurezza economica che molte persone non possono garantire”, spiega Mairhofer. “E anche al servizio di Sostegno al telefono della Caritas, molti chiamano preoccupati per il futuro, vorrebbero sapere come andranno le cose, per capire se riusciranno a sostenere le spese future con i loro risparmi. Per fortuna i servizi della Caritas sono tutti gratuiti, perché altrimenti le persone probabilmente non potrebbero permetterseli” dice la direttrice della Caritas Mairhofer.

Mettendo queste realtà al centro della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sui bisogni delle persone, fa appello alla responsabilità sociale di ogni cittadino. Il 13 novembre si è celebrata la Giornata mondiale dei poveri: “Ringraziamo chi ha già sostenuto il lavoro della Caritas attraverso la raccolta delle offerte in chiesa, durante la domenica della carità, ma saremo grati anche a chi, avendone la possibilità, deciderà di contribuire con una donazione alla nostra campagna di raccolta fondi in favore degli indigenti. Di questi tempi, la solidarietà diventa ancora più importante, e abbiamo bisogno anche del vostro sostegno”, conclude la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer, ringraziando in anticipo la popolazione altoatesina che si è spesso dimostrata generosa nei confronti delle persone bisognose in Alto Adige.

La povertà è più vicina di quanto pensi

Con la causale “Caritas” è possibile sostenere la campagna di raccolta fondi di quest’anno, per non lasciare indietro le persone in difficoltà, e aiutare le famiglie a far quadrare quei conti che non tornano.
Ogni piccola donazione aiuta a contrastare la povertà.
Grazie!

(Inserzione pubblicitaria)


Contatti persone in difficoltà
Centro d’Ascolto: tel. 0471 304 308
Consulenza debitori: tel. 0471 304 380
Consulenza per uomini: tel. 349 324 649
Sostegno al telefono: tel. 0471 052 052

Conti di donazione:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065