Ester, il suo sogno… e il suo pianoforte

Ester Ferrario è una giovanissima pianista, studentessa del Conservatorio di Bolzano, con un curriculum già molto importante e con all’attivo già numerosi riconoscimenti e premi. Il 12 ottobre 2025 Ester Ferrario ha vinto a Genova il Premio speciale dedicato a „Emilia Gubitosi” al XIV Concorso Nazionale Giovani Talenti della Musica” del Soroptimist International d’Italia. Ester attualmente è allieva di Cristiano Burato e Bruna Pulini presso il “Monteverdi” di Bolzano. 

A quanti anni hai iniziato a suonare?

Ho iniziato a suonare il violino a quattro anni, ma dopo un po’ ho capito che il pianoforte era lo strumento che mi piaceva davvero. Così, a cinque anni, ho cambiato strumento e ho scelto il pianoforte. 

Quale fu il tuo primo approccio allo strumento? Cosa ti affascinava?

Sono nata in una famiglia di musicisti, per questo la musica è sempre stata parte della mia vita e, in un certo senso, ho iniziato ad ascoltarla già nel grembo di mia madre. Una delle cose che mi ha sempre colpita del pianoforte era il suo suono. Mia madre suonava spesso brani molto difficili e, ogni volta che la ascoltavo, rimanevo affascinata. Quei pezzi creavano un’atmosfera speciale e il suono del pianoforte mi sembrava forte, intenso e capace di trasmettere tantissime emozioni. 

Qual è oggi il tuo compositore preferito? 

Il mio compositore preferito è Chopin. Mi piace, perché la sua musica è piena di emozioni e ogni volta che suono un suo brano riesco a provare e trasmettere qualcosa di diverso.

Il pianoforte compete con l’impegno a scuola e con il tempo libero: come suddividi questi tre aspetti della tua vita? 

Non è facile, ma cerco di organizzare le mie giornate in modo da riuscire a fare tutto. La scuola viene prima, poi dedico ogni giorno del tempo allo studio del pianoforte. Durante la settimana non riesco a uscire molto con i miei amici, per via dello studio. Nel fine settimana, invece, ho più tempo libero e cerco quasi sempre di organizzare qualcosa con loro.

Inseguendo i tuoi sogni, dove ti vedi fra cinque anni?

Tra cinque anni mi vedo a studiare in un’importante università di musica. Spero di continuare a crescere come pianista e di trasformare questa mia passione in una professione. Pur rimanendo aperta a nuove opportunità, il mio obiettivo è continuare a dedicarmi alla musica con impegno e determinazione.

Hai mai considerato la direzione d’orchestra? Potrebbe piacerti?

Sì, ci ho pensato e credo che mi piacerebbe. È un ruolo molto importante, con tante responsabilità e penso che potrebbe essere un’esperienza davvero interessante. Credo sia impegnativo, dato che il direttore d’orchestra deve preparare e guidare tanti strumentisti diversi, però l’idea di avere la visione generale di un pezzo orchestrale, mi affascina molto.

Cosa consigli a una bambina che inizia ora a suonare?

 Le consiglierei di cercare di trovare piacere nel suonare.All’inizio io ero incuriosita in quello che imparavo, però non mi sentivo tanto coinvolta mentre suonavo. Tuttavia dopo un po’, quando ho iniziato a imparare pezzi più difficili e accattivanti mi sono sentita più parte della musica e sono riuscita a esprimere le mie emozioni suonando.Con impegno, pazienza e voglia di imparare e di fare si possono raggiungere grandi risultati.

Autrice: Rosanna Pruccoli

All’“Hygge” una festa tutta dei giovani

In questo articolo, con alcuni scatti di Camilla Varolo, fotografa dell’evento, Agnese Lo Iacono racconta la propria esperienza nell’organizzazione di un evento culturale a Laives.

Sabato 20 giugno, a Laives, davanti al Centro Don Bosco, si è tenuta la festa per i diciotto mesi dall’apertura del bar e centro giovanile “Hygge”. La festa, con titolo “Stagionatura” – perché a detta di tutti il bar non sta invecchiando, sta migliorando e, come il formaggio, va fatto stagionare diversi mesi – è stata organizzata dai responsabili del centro giovani insieme ai ragazzi che lo frequentano. Sono stati allestiti quattro stand, gestiti ciascuno da un ragazzo o una ragazza che frequenta il bar, dove bambini e ragazzi potevano svolgere diverse attività.

Gli stand offrivano varie attività manuali: come creare diversi tipi bracciali o collane con le perline; fare tatuaggi temporanei con l’henné, a mano libera oppure utilizzando disegni già stampati; decorare tote bag o magliette con stampe a tema “Stagionatura”; e, infine, decorare un telo con la scritta “Hygge”, da appendere all’interno del bar.

I responsabili, invece, hanno gestito la parte della ristorazione, proponendo anche scelte vegetariane e vegane, ad esempio i falafel con salsa al mango.

La serata è stata accompagnata da due giovani band. La prima è un gruppo proveniente dal Trentino, chiamato “The Proners”, di genere pop punk. A seguire hanno suonato i “Dirty Walkers”, una band che aveva già suonato al Centro Don Bosco, formata da ragazzi che frequentano o hanno frequentato il Liceo Pascoli di Bolzano.

Alla fine della festa, da noi ragazze e ragazzi è emersa tanta felicità: è piaciuta molto la possibilità di mettersi in gioco per organizzare una festa aperta a tutti, della quale loro erano i protagonisti.

Ci siamo messi alla prova con il lavoro di squadra e l’organizzazione. Riprendendo la citazione di una volontaria: “Non è stato semplice scegliere gli stand da proporre e capire come suddividere i vari lavori da svolgere prima e durante la festa, avendo poco più di due settimane per trovarsi al bar e parlarne, ma senza dubbio ne è valsa la pena, vedendo ora il risultato”.

Per molti è stata la prima esperienza di volontariato, descritta come una possibilità concreta per migliorare la vita del paese e, soprattutto, come un’esperienza indimenticabile.

In sostanza, è stata una festa colorata, piena di gioia, disponibilità e convivenza, che ha trovato sostegno nello staff e collaborazione da parte di coloro che sono venuti, anche solo per dare un’occhiata. Ed è grazie a queste nuove realtà che la vita a Laives cresce anche tra i giovani, creando più comunità e amicizie che potranno rimanere nel tempo.

Autrice: Agnese Lo Iacono COOLtour

Ecco i consigli di lettura per l’estate

Con l’estate ormai alle porte, abbiamo chiesto ai bibliotecari e librai della provincia di dare ai nostri lettori qualche consiglio di lettura per affrontare l’afa estiva. Che siano libri da leggere all’ombra dell’ombrellone o nel chiarore della sera, questa agevole lista vi fornirà qualche spunto interessante. E non ci siamo dimenticati dei più giovani!

Sette volte bosco di Caterina Manfrini (Neri Pozza)

Alessia Piccolin – Biblioteca provinciale italiana ‘Claudia Augusta’

Caterina Manfrini in Sette volte bosco intreccia storia, natura e rinascita in una vicenda intensa e poetica. Attraverso gli occhi di Adalina ci fa scoprire il Trentino del primo dopoguerra, tra ferite, speranza e appartenenza con una scrittura evocativa, personaggi memorabili e paesaggi che restano nel cuore.

Il mio tavolo finisce qui di Andrea Rossi (Alphabeta)

Eleonora Busà – Biblioteca provinciale italiana ‘Claudia Augusta’

Una corsa senza sosta per le vie di Merano nel tentativo di procrastinare l’inevitabile: la morte del padre. Il mio tavolo finisce qui di Andrea Rossi è un intenso viaggio nella memoria familiare, che intreccia affetti, perdita e ricerca della propria identità.

E così per non morire di Paolo Roversi (SEM)

Luisella Raveane – Biblioteca Don Bosco di Laives

Il romanzo segna il ritorno della profiler Gaia Virgili, chiamata a indagare su una serie di omicidi nella Milano del febbraio 2020, dove delitti del presente sembrano riecheggiare un mistero irrisolto del passato. Con una trama avvincente e ricca di suspense, Roversi conferma ancora una volta la sua capacità di costruire gialli coinvolgenti e mai scontati. Se cercate una lettura per l’estate, questo è il libro giusto.

Ombre senza voce di Tokurō Nukui (Longanesi)

Alessia Curet – Libreria Athesia Merano

In Ombre senza voce ci viene raccontata la storia del sovraintendente della polizia Saeki, alle prese con un caso difficile, e di Matsumoto, una figura fragile che cerca disperatamente di colmare un vuoto interiore. Due vite destinate ad incrociarsi. Un romanzo in cui oscurità e silenzio si intrecciano.

La bugia dell’orchidea di Donato Carrisi (Longanesi)

Marika De Podestá – Libreria Athesia Twenty

Dal maestro del thriller un altro capolavoro che gioca sul confine tra verità, memoria e manipolazione. Una storia di cronaca nera, un massacro, un colpevole senza nessun dubbio. Ma Carrisi costruisce questa storia proprio per smontare ogni certezza del lettore con un senso di instabilità continuo. Una tensione costante, dettagli inquietanti e colpi di scena. I personaggi, soprattutto la protagonista, sono volutamente ambigui, il che rende la lettura molto coinvolgente. Un finale che sicuramente dividerà i lettori, tra verità e dubbi.

Ci sono anche i giorni di Primavera di Mélissa Da Costa (Rizzoli)

Donata Pricci – Libreria Athesia Brunico

Mélissa da Costa torna in libreria con un romanzo che non smentisce l’intensità emotiva delle sue storie e dei suoi personaggi. 

Ci sono anche i giorni di Primavera è una storia che parla di come la vita non rispetti i programmi che facciamo, di come talvolta gli eventi ci piombino addosso e stravolgano tutti i nostri piani. Ma ci racconta anche fin dove siamo disposti a spingerci per Amore. Una lettura consigliata a chi cerca una storia intensa, capace di scavare nei sentimenti.

Tygre di S.F. Said (Einaudi Ragazzi)

Mara Barbierato – Biblioteca Civica ‘C. Battisti’, sezione ragazzi

Alle ragazze e ai ragazzi che amano l’avventura in un futuro distopico, ricco di magia, coraggio e speranza, consiglio Tygre di S.F. Said, ambientato nella Londra di un futuro tragico, dove tutti sono prigionieri di un tiranno che priva ognuno della propria identità e libertà. Il ragazzo protagonista, Adam, trova qualcosa di incredibile in una discarica. Un animale misterioso, mitico, magico. Una Tygre. Una Tigre gigante in pericolo che, assieme all’amica Zadie, decide di curare, perché solo lei potrà aiutare i ragazzi a fermare le forze del male, che hanno stregato la città. Ci riusciranno soltanto con l’aiuto della bibliotecaria Judit, che custodisce nella biblioteca sotterranea le mappe antiche di Londra e i segreti dei maligni oppressori.

Real di Takehiko Inoue (Panini Comics)

Libreria Mardi Gras

Tantissimi sono i manga (ndr: i fumetti giapponesi) a tema sportivo in circolazione, ma uno in particolare occupa un posto speciale nei nostri cuori. Si tratta di storie drammatiche e potenti di ragazzi appassionati di basket, ma costretti a vivere su una sedia a rotelle. I due protagonisti, Kiyoharu e Hisanobu, non sono certo dei santi e tante volte vorrebbero arrendersi. Ma l’amore per la pallacanestro è più forte della rabbia e del dolore.

Autore: Tommaso Calamaro

Laia e Nathan oltre gli ostacoli

A settembre sarà fra i banchi della terza superiore. Però quando è in sella alla moto da trial la 16enne, dietro un sorriso timido ma solare, sa qual è il proprio posto nel domani. Questi i tratti, sportivi e nella vita, di Laia Pichler. Mentre il fratello Nathan, a 13 anni, la segue, ma in bici.

Di Aldino, la passione ereditata da papà Richard, Laia si è arrampicata prestissimo sui percorsi del trial. E pochi giorni fa, di ritorno dalla tappa spagnola del Campionato europeo, guarda già avanti senza nascondere ambizioni, affiancate a risultati importanti testimoniati dai trofei già in bacheca, come il titolo di campionessa italiana nella categoria Femminile B. Tutto in un percorso di crescita che ha anticipato presentandosi al meglio, una volta entrata nella bottega delle due ruote a motore, di papà Richard. «Avevo già partecipato a una gara europea l’anno scorso e finora la stagione è andata molto bene – confida parlando del campionato continentale -. Sono sempre stata costante e qualche volta sono salita anche sul podio. Però, in Spagna il secondo giorno è andata meno bene. Fa parte dello sport, può succedere. Io parto sempre con l’obiettivo di salire sul podio e, naturalmente, di provare a vincere».

Era la prima volta su quel percorso?

Sì! In Spagna sono stata solo una volta a vedere mio fratello Nathan per una gara mondiale di bici trial. Però è stata una bellissima esperienza, come sempre. Ho imparato cose nuove e vissuto situazioni diverse. Ogni gara insegna qualcosa.

Da dove nasce la passione per il trial? Da mio papà. Lui è sempre andato in moto. Un giorno mi ha chiesto se volevo provare e da quel momento non ho più smesso. La passione c’è sempre stata, ma da circa due anni ho iniziato ad allenarmi con l’idea di migliorare davvero e di diventare competitiva.

Cosa ti piace di più di questo sport? Andare in moto, mi fa stare bene e mi permette di scaricare tensioni ed emozioni. Quando sono sulla moto mi sento viva.

Quale è di solito la reazione dei coetanei quando scoprono che pratichi trial?
Molti non lo conoscono nemmeno. All’inizio spesso non ci credono, soprattutto perché sono una ragazza… Qualcuno si sorprende quando racconto che guido una 250. Mi chiedono come sia possibile. Adesso che vado alle superiori però è un po’ diverso.

Un consiglio alle ragazze che vorrebbero avvicinarsi alle moto?

Provare. Ci sono sempre più ragazze che praticano questo sport ed è molto bello. Quando ho iniziato spesso ero sola nelle gare. 

Se aumentiamo, diventa ancora più bello perché si crea un gruppo e ci si conosce meglio.

Guardando al futuro?

Può sembrare scontato, ma voglio diventare la migliore. Farò tutto il possibile per riuscirci. 

Il mio sogno è diventare la numero uno.

Una tua giornata d’allenamento?

In questo periodo mi alzo presto e alterno bici, corsa, camminate.
Poi ci sono due o tre ore di allenamento in moto ogni giorno. Sto cercando di rendere il lavoro sempre più professionale.

Ci sono momenti difficili?

Ci sono allenamenti che vanno male e nei quali ti viene voglia di mollare tutto. Però bisogna imparare a combattere e andare avanti. È così che si cresce.

Il ricordo più bello delle prime gare?
La prima gara importante è stata una prova del Campionato italiano. Tutti mi dicevano di stare tranquilla e non pensare subito a vincere. Ho fatto la mia gara cercando di dare il massimo. Quando sono tornata al paddock non sapevo nemmeno come fosse andata. Poi mi hanno detto che avevo vinto. Non riuscivo a crederci: è stata un’emozione incredibile.

Nel trial conta più la tecnica o il coraggio?

La tecnica è fondamentale. Oggi ci sono tanti piloti che fanno grandi salti e movimenti spettacolari, ma la base rimane sempre la capacità di guidare bene la moto. È quello che alla fine ti porta più lontano.

Il papà fa da maestro, da allenatore? Con il mio papà ho un rapporto bellissimo. Molti pensano che allenarsi insieme possa creare tensioni o discussioni, ma non è così. Andiamo molto d’accordo, mi fido di lui e ascolto sempre i suoi consigli. Per me è un punto di riferimento fondamentale. Mi piace tantissimo vederlo correre e, se qualcuno mi chiedesse chi è il migliore al mondo, risponderei “mio papà”. Magari non è la verità, ma per me sì! Non vorrei nessun altro al suo posto: è il mio allenatore, il mio sostenitore, la persona con cui condivido questa grande passione.

DALLA MOTO ALLA BICICLETTA

Ma nella famiglia Pichler la passione per il trial sembra davvero essere genetica. Se la giovane Laia sta facendo strada nel panorama del trial motociclistico, il fratello Nathan (13 anni) ha scelto invece la via del trial bike, insomma il trial in bicicletta, disciplina tanto spettacolare quanto tecnica, d’equilibrio e soprattutto di grande concentrazione. Stando alla sua descrizione, si parla infatti di una bici senza sella e simile ad una BMX ma molto più leggera.

«L’obiettivo – spiega Nathan – è superare una serie di ostacoli senza mettere i piedi a terra. A differenza del trial in moto, però, non si possono appoggiare né i pedali né altre parti della bici: sugli ostacoli possono toccare solo le ruote».

Nathan racconta quindi d’aver iniziato a praticare questo sport circa sette anni fa, muovendo i primi passi con semplici esercizi d’equilibrio a casa. La svolta è arrivata con la costruzione del parco, dedicato anche a questa disciplina, realizzato praticamente sotto casa, ad Aldino, al quale fanno riferimento molti appassionati di Egna e in generale della Bassa Atesina, e poi con la nascita di un gruppo di allenamento.

«Abbiamo iniziato ad allenarci insieme. Da lì sono migliorato sempre più».

Tra i ricordi più vivi, c’è la prima gara sociale a Pozza di Fassa. «Ero agitatissimo», ammette. E a soli nove anni è arrivato l’esordio nel Campionato italiano. «Vedere per la prima volta atleti di altissimo livello mi aveva impressionato. Sono arrivato penultimo, però è stata una grande esperienza».

Gli anni successivi hanno portato i titoli di vicecampione e poi di campione italiano, oltre a varie gare, ad aver vinto la Coppa Italia e partecipato ai Mondiali giovanili. «In una delle edizioni sono riuscito a qualificarmi per la finale chiudendo undicesimo, nonostante non stessi bene. Quest’anno gareggio nella categoria più alta, molto competitiva, ma sono già riuscito a conquistare alcuni podi, compreso un secondo posto nelle ultime settimane».

Nonostante molti considerino il trial bike un trampolino verso il trial motociclistico, Nathan ha le idee chiare. «La mia passione resta la bici e non ho intenzione di passare alle moto».

Parlando d’emozioni, il giovane atleta non nasconde la propria sensibilità. «Quando una gara va male mi viene da piangere. Quando invece faccio bene sono contentissimo. Sono emozioni davvero grandissime».

E papà? «Quando gareggia lui, con la moto, credo di essere agitato quasi più di lui. Quando ottiene un buon risultato è come se avessi vinto anch’io e la sua felicità diventa la mia. Quando invece è lui a seguirmi nelle competizioni, anche se pratica una disciplina diversa dalla mia, riesce sempre a darmi consigli preziosi. Ma la cosa più importante è la sua presenza. È una delle persone più importanti al mondo, una di quelle a cui voglio più bene».

Autore: Daniele Bebber

Il Venezuela dovrebbe insegnarci a essere più umani

Mariham Aveledo è nata a Maracay, in Venezuela e vive in Italia da quando aveva 18 anni. Dieci anni fa, a causa del peggioramento della situazione venezuelana, è arrivata in Italia in cerca di un futuro migliore. Ha dovuto ricostruire la sua vita da zero lontana dai suoi cari, senza però  smettere mai di sentirsi profondamente legata al suo Paese.

Cosa significa essere venezuelana all’estero?

Da una parte c’è la quotidianità. Dall’altra c’è il Venezuela. Ogni giorno succede qualcosa che mi preoccupa, c’è un ricordo, una notizia o una nostalgia che porto dentro senza parlarne troppo, perché è difficile far capire cosa significa. Mi manca condividere i momenti con le persone che amo. Ho perso matrimoni, compleanni, nascite, addii. Ho visto i miei amici sposarsi e diventare genitori attraverso uno schermo. La mia famiglia oggi è divisa in diversi Paesi. La persona che è stata il mio punto di riferimento qui in Italia è una delle mie sorelle. I miei nonni sono morti senza che potessi salutarli. Questo è uno dei dolori più grandi per ogni emigrato: sapere che il tempo passa anche per i tuoi cari e non poter esserci quando hanno più bisogno di te.

Come descriveresti la situazione attuale del tuo paese?

Molti conoscono il Venezuela per il petrolio o per la crisi economica, ma oggi si tratta soprattutto di una crisi umanitaria. Da oltre 20 anni milioni di persone convivono con difficoltà enormi. Non si tratta più di una questione politica: quando un popolo soffre da così tanto tempo, non esistono più destra o sinistra, esistono persone. Si racconta poco il costo umano. Mia nonna è morta in ospedale dove i medici hanno dovuto scegliere a chi dare la priorità, hanno fatto quello che potevano: il problema è un sistema che costringe a gerarchizzare i pazienti. Questa è la parte della crisi che raramente arriva fino a qui. Oggi si parla del terremoto che è un evento naturale inevitabile, ma le conseguenze dipendono anche dalla capacità di un Paese di proteggere i propri cittadini. Noi venezuelani all’estero stiamo facendo quello che abbiamo sempre fatto: ci aiutiamo. Stiamo organizzando raccolte fondi e beni di prima necessità senza la sicurezza di riuscire a raggiungere chi ne ha bisogno, ma continuiamo a provarci.

C’è un messaggio che vorresti rivolgere ai lettori?

Vorrei chiedere una cosa molto semplice: informatevi. Spesso scegliamo da che parte stare invece di scegliere le persone. Quando degli esseri umani vengono privati della loro dignità, della libertà o della possibilità di ricevere cure mediche, non dovrebbe più esistere una parte politica da difendere, dovrebbe esistere soltanto l’umanità. Come emigrata convivo ogni giorno con un senso di colpa difficile da spiegare. Mi chiedo se partire sia stato davvero l’unico modo per sopravvivere. Razionalmente so che è così, ma il cuore continua a sentirsi in debito con la terra in cui è nato. Per questo il mio appello è: non dimenticate il Venezuela. Non dimenticate nessun popolo che sta soffrendo. L’indifferenza è la peggior cosa. Anche solo informandoci abbiamo già iniziato a fare la differenza. Prima di qualsiasi confine, bandiera o idea politica, siamo tutti esseri umani. Spesso ci sentiamo impotenti, ma la solidarietà non ha un’unica forma. Si può donare del denaro, ma anche medicinali, vestiti, alimenti, coperte, tempo, competenze o dare visibilità a ciò che sta accadendo. Dietro ogni azione c’è una famiglia che può mangiare, un bambino che può ricevere cure, una persona che può sentirsi meno sola. Non serve essere ricchi per aiutare qualcuno: serve decidere di non voltarsi dall’altra parte. Il Venezuela oggi ha bisogno del mondo. Non aspettiamo che una tragedia diventi una notizia per interessarcene.

Autrice: Anna Michelazzi

Al via la Stagione estiva del Teatro Sociale

Inserzione pubblicitaria – È arrivata l’estate, e per il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento è giunto il momento di pensare alla nuova programmazione del Teatro Capovolto – La città in scena, la Stagione estiva del Teatro Sociale, che si svolgerà nei mesi di luglio e agosto.

Giovedì 2 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 30 agosto, colorerà Piazza Cesare Battisti a Trento con un ricco ventaglio di proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, il concorso di poetry slam dedicato alla memoria di David Wilkinson, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della grande comicità e, soprattutto, del sano divertimento.

Un’offerta di appuntamenti come sempre articolata, distribuita su ben cinquanta serate, che per il settimo anno consecutivo si svolgeranno all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco rivolto verso Piazza Cesare Battisti. Si tratta di una veste oramai definitivamente entrata nel cuore e nelle abitudini del pubblico trentino e non solo. Anche quest’anno sul palco del Teatro Capovolto verrà dato ampio spazio alla musica, con concerti che vedranno esibirsi a Trento artisti di grande rilievo come Frida Bollani Magoni, Claudio “Greg” Gregori (del duo Lillo & Greg) e il suo rock’n’roll anni ‘50, Frankie hi-nrg mc con il nuovo tour “Voce e batteria”, e lo storico chitarrista e fondatore dei CCCP-Fedeli alla linea e dei CSI, Massimo Zamboni, con un reading-concerto ispirato a Pier Paolo Pasolini. 

E ancora, cori, bande, in collaborazione con alcune tra le più prestigiose realtà musicali del territorio regionale come il Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento e Riva del Garda, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, il Corpo Musicale Città di Trento, l’Associazione MusicaRiva, l’Orchestra giovanile di fiati dell’Euregio, oltre a ensemble internazionali impegnati tra la world music e il jazz come EuroBalkan e Nubras Ensemble, e realtà del territorio come il Coro Calicantus di Pergine e gli Apocrifi, band tributo trentina di Fabrizio De André. 

Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza che vedrà protagonisti i migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia, sotto la direzione artistica di Donatella Zampiero e Paolo Golser (Club La Fourmie), e non poteva mancare un’attenzione particolare al teatro, con spettacoli all’insegna della comicità e del divertimento, che vedranno esibirsi sul palco di Piazza Cesare Battisti volti noti al grande pubblico come Natalino Balasso e Alessandro Fullin, e stand up comedian di assoluto valore come Annagaia Marchioro, Daniele Gattano e Alessandro Ciacci, oltre al monologo tutto da ridere di Lucio Gardin, e lo spettacolo autobiografico di Pietro Cerchiello, giovane attore e autore, direttore artistico dell’Associazione Teatrale Dimore Creative.

E poi, come ogni anno, ad accompagnare i due mesi estivi del Teatro Capovolto ci saranno i consueti appuntamenti dedicati a tutti gli appassionati della settima arte. Immancabile, torna il “Cinema Capovolto”, al via con un calendario di ben sedici appuntamenti (dal 7 luglio al 16 agosto) che porteranno in piazza Battisti alcuni tra i migliori film italiani ed europei usciti di recente in sala e non solo, grazie alla rinnovata collaborazione con Cineworld Trento. E tra le novità di quest’anno, a completare l’offerta dedicata al cinema è inoltre prevista una programmazione interamente dedicata ai documentari, proposta in collaborazione con Cinema Mezzanotte (CSDC – Cooperativa Spettatrici e Distributrici Cinematografiche).

Infine, ad arricchire la programmazione del Teatro Capovolto ci sarà spazio per gli eventi dedicati alla poesia con il poetry slam e il premio intitolato a David Wilkinson (poeta, letterato e docente scomparso prematuramente nel 2021) – giunto quest’anno alla quinta edizione – e al mondo della letteratura con “Prometeo Capovolto”, piccolo festival letterario realizzato in collaborazione con la Libreria Ubik, che quest’estate avrà il piacere di ospitare un appuntamento dedicato al teatro del compianto scrittore e drammaturgo Vitaliano Trevisan e alla diffusione della sua scrittura teatrale, oltre ad uno spettacolo che proverà a confrontare le guerre del passato con quelle del presente, grazie alle voci dell’inviata di guerra Francesca Mannocchi e del violinista e compositore Rodrigo D’Erasmo. 

La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2026 – Che bella libertà!”, ricco palinsesto coordinato dall’Ufficio Cultura turismo eventi del Comune di Trento. 

Una ricca offerta da non lasciarsi sfuggire per vivere l’estate all’insegna del divertimento.

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15.

Studiare materie umanistiche: vicolo cieco o bussola? 

Le discipline umanistiche sono un binario morto o hanno ancora un intrinseco valore? A Bolzano, la lacuna nell’offerta formativa di Unibz solleva dubbi non solo sulla strategia accademica, ma sulla percezione politica del valore delle lettere e della storia. È una questione di utilità, prima ancora che di cultura. Per capire cosa significhi studiare “controcorrente”, Federica, studentessa magistrale in Scienze Storiche che, per inseguire la sua strada, fa la pendolare verso Trento, ci racconta la sua esperienza.

Perché vale ancora la pena studiare materie umanistiche nel 2026?

È inevitabile non continuare a studiare materie umanistiche. In quanto esseri umani viviamo in una società e la società crea cultura. La cultura fa parte del bagaglio personale di ognuno di noi, sia in modo consapevole che inconsapevole. Scegliere un percorso di studi umanistico, significa essere più attenti alle dinamiche sociali, voler indagare gli aspetti umani, sociali, politici che riguardano le popolazioni. Proprio perchè siamo animali sociali, vale ancora la pena prendere questa strada.

Quali sono le tue prospettive e i tuoi obiettivi?

L’obiettivo è quella di continuare a lavorare in ambito culturale. Attualmente lavoro in biblioteca, ma la prospettiva è quella di entrare nel mondo dell’insegnamento.

Quali sono i vantaggi che secondo te una laurea umanistica dà a chi la sceglie? 

Il vantaggio principale è quello di fare propri gli strumenti per comprendere meglio il mondo e la società. In quanto studentessa di scienze storiche non posso non pensare che la storia renda consapevoli, ed è uno dei motivi per il quale è così importante studiarla. La consapevolezza può essere vista come uno strumento per comprendere meglio la realtà che ci circonda oltre a darci l’opportunità di dare avvio un cambiamento che verta al miglioramento della situazione sociale, per tutti.  

E la parte più difficile e complicata?

Studiare storia significa studiare anche argomenti che non sono particolarmente stimolanti o interessanti per me, ma è un “problema” comune a tutti i percorsi universitari.  Inoltre, essendo studentessa lavoratrice e devo ammettere che ci sono alcuni periodi dell’anno in cui faccio particolarmente fatica a conciliare il mondo dello studio con quello del lavoro. 

Quale pensi sia il futuro delle lauree umanistiche? 

Onestamente non so quale possa essere. Spero, però, che continuino a essere scelti. Abbiamo bisogno di persone che intraprendano questo tipo di percorso. La società ha bisogno di storici, di letterati, di archivisti, di curatori museali, di insegnanti: insomma di persone che si occupino di cultura. 

Quale vorresti fosse l’approccio nei confronti di queste discipline e di chi le sceglie? 

Mi piacerebbe che le materie umanistiche non venissero più vissute con noia. Il primo incontro con queste materie è alla scuola dell’obbligo e probabilmente molti studenti si sentono costretti ad imparare nozioni e concetti che ritengono inutili. Il fatto è che un approccio nozionistico non riflette la complessità della materia, dei processi e delle evoluzioni sia storiche, che artistiche, che letterarie. Scegliendo un percorso universitario umanistico si impara che queste materie non sono costituite da mere e aride nozioni, ma sono processi ricchi e complessi, che portano a quello che è oggi il mondo. Parlando specificatamente della storia: essa è ovunque e le scienze storiche hanno un grandissimo campo d’indagine. Credo che l’approccio nei loro confronti debba essere quello dell’apertura alla complessità.

Autrice: Anna Michelazzi

Viabilità, il Comitato si attiva per migliorare la situazione

Un nuovo appello, da parte del Comitato per la Viabilità di San Giacomo, indirizzato alle istituzioni, è giunto forte e chiaro nei giorni scorsi. Un appello scattato a seguito di nuove giornate di passione sulle strade della frazione e anche in vista delle pesanti ripercussioni che si prevedono, a causa dei lavori in zona industriale a Bolzano.

Che la situazione del  traffico all’interno della frazione di San Giacomo sia tornata critica quasi come ai tempi in cui non esisteva la variante in galleria, è cosa ormai nota. L’aumento della popolazione residente, unitamente al proliferare dei semafori, causa già da mesi disagi a chi si muove lungo la strada statale che attraversa il paese, specialmente in alcuni orari. Ma quanto accaduto lo scorso venerdì 5 giugno – con il traffico completamente paralizzato e tempi di percorrenza del tratto Laives – Bolzano di oltre un’ora e mezza – impone una riflessione. Questo quanto emerso dall’incontro tra i membri del Comitato per la Viabilità di San Giacomo (eccoli, nella foto sopra), appunto a seguito di quella pesante giornata. Un Comitato che, forse anche per situazioni come l’ultima registrata,  va arricchendosi di nuovi membri.

La prima domanda che ci si è posti, nel recente incontro, è semplice: esiste un piano di emergenza per gestire situazioni straordinarie come quella del 5 giugno?

L’impressione diffusa è che sia mancato un coordinamento efficace capace di affrontare tempestivamente una situazione che, con il passare delle ore, è diventata sempre più critica. All’interno del comitato ci si è chiesti come mai non sia stato autorizzato l’intervento della Polizia municipale per regolare manualmente i flussi di traffico, ulteriormente paralizzati dai troppi semafori. Evidentemente, infatti, un vigile urbano può valutare in tempo reale la consistenza dei flussi di traffico e quindi regolare il transito in base a questo, mentre l’impianto semaforico si basa su tempistiche fisse. E infatti da tempo si parla dell’attivazione di sistemi in grado di adattare i tempi semaforici alle reali condizioni del traffico. I cittadini chiedono una data certa per la loro entrata in esercizio e informazioni trasparenti sullo stato del progetto.

Il Comitato per la Viabilità di San Giacomo, inoltre, ritiene necessaria la presenza costante di un presidio di vigilanza nella frazione, presidio che evidentemente può essere rapidamente in grado di monitorare qualsiasi situazione, anche di sicurezza, e intervenire tempestivamente.

La risposta del Comune, per bocca dell’assessore Zenorini, non si è fatta attendere, anche se evidentemente non sarà stata del tenore atteso dal gruppo di San Giacomo, in quanto l’intervento del Comitato è stato bollato dall’assessore come una polemica politica, e questo a causa della presenza, al suo interno, delle consigliere di opposizione Princigalli e Nicoletti.

Nel dettaglio poi, dato che la situazione critica verificatasi il giorno 5 giugno è stata causata da una serie di fattori, a cominciare dal blocco dell’A22 già da Verona, creando un effetto domino sull’intera rete viaria dalla Bassa Atesina al capoluogo, l’assessore ha ritenuto questo intervento del Comitato per la Viabilità una strumentalizzazione politica, ricordando come il Comune di Laives sia in costante contatto con i le amministrazioni dei comuni limitrofi e con l’assessore provinciale competente, Daniel Alfreider, per trovare soluzioni concrete.

Di fatto però, a oggi, poco o nulla è cambiato da quando il comitato ha avuto i primi incontri con il Comune e nei giorni scorsi si sono nuovamente verificate lunghe code ai semafori del paese a causa della chiusura della galleria e la conseguente deviazione del traffico sulla frazione.

Sempre nei giorni scorsi inoltre, è arrivata la notizia dell’imminente apertura del sottopasso in via Max Valier con conseguente modifica del percorso della linea di trasporto pubblico 111 e in parte del 110. Entreranno perciò in funzione i semafori che ne permetteranno il passaggio.

In particolare, i residenti del Garden Village si sono detti preoccupati per il cambiamento della viabilità in zona e il Comitato per la Viabilità della frazione si è detto pronto a raccogliere le osservazioni che seguiranno all’apertura del sottopassaggio.

Certo, ora che le scuole sono chiuse e la bella stagione dà respiro al traffico, la situazione è ancora tranquilla, ma comprensibilmente a San Giacomo si guarda già con apprensione alla riapertura delle scuole, che – ecco la novità che potrebbe complicare le cose, coinciderà con il momento di maggiore attività anche del cantiere di Via Einstein.

Autrice: Raffaella Trimarchi

La sezione Cai ha creato la biblioteca della montagna

Il Cai (Club Alpino Italiano) di Bronzolo ha dato vita a una biblioteca specialistica, dedicata alla montagna in tutte le sue sfumature. Si tratta di uno spazio evidentemente in costante crescita e allora siamo stati nella sede della sezione bronzolotta per parlare, con alcuni dei suoi membri, di questa nuova iniziativa.

Il Cai, giusto sempre ricordarlo, è un pezzo di storia dell’associazionismo italiano, una libera associazione nazionale che ha come scopo l’alpinismo in ogni sua forma, lo studio delle montagne e la loro salvaguardia. La sezione di Bronzolo, evidentemente, come tutte le altre porta avanti i valori dell’associazione e fornisce servizi e corsi sul territorio altoatesino. Scorrendo l’elenco delle attività proposte dal Cai di Bronzolo, durante l’anno si organizzano giornate escursionistiche e incontri o approfondimenti informativi – come, ad esempio, la recente mostra fotografica sul porfido nel municipio di Bronzolo – ma anche attività di raccolta di rifiuti e manutenzione di sentieri. La sede di Bronzolo dispone anche di un Gruppo Grotte, che si occupa della divulgazione e della formazione nell’ambito della speleologia, in collaborazione con il gruppo di Bolzano. Molti suoi membri sono anche tecnici del Soccorso speleologico e spesso devono intervenire al fianco della Protezione civile per missioni di salvataggio all’interno delle grotte.

Nel mese di maggio hanno ufficialmente inaugurato a Bronzolo la loro nuova biblioteca di montagna, facente parte del circuito bibliotecario BiblioCai.

«Si tratta della seconda in Alto Adige – ci dice Lorenzo Parise, il presidente del Cai di Bronzolo – ma quella di Bolzano è legata al circuito provinciale, mentre la nostra è nazionale».

Attualmente i membri stanno catalogando i titoli presenti e raccogliendone di nuovi. Conclusa la parte organizzativa, potranno aprire al pubblico.

«L’accesso sarà inizialmente consentito solo ai soci iscritti al Cai, ma si pensava di aprirlo in seguito anche al resto della popolazione. È importante rendere il servizio fruibile al socio, ma anche al cittadino», spiega Parise.

La biblioteca ospiterà gli albi del Cai, guide, cartine e tutti i titoli presenti nel catalogo Cai Edizioni, la casa editrice dedicata alle pubblicazioni sulla montagna, dalla saggistica alla narrativa. Ovviamente vi si potranno trovare anche altri titoli, donati dai soci o ricevuti dalle altre biblioteche Cai, «senza trascurare quelli più datati che, anzi, saranno trattati come cimeli», affermano i membri. I libri saranno organizzati in sezioni: narrativa, manualistica, tra cui «l’astronomia e soprattutto la geologia – afferma Roberto Bolognani, uno dei soci – perché se conosci quel che pesti, capisci dove vai!».

Certo, il prestito e la consultazione di libri di montagna sono possibili anche nelle biblioteche comunali ma la biblioteca di montagna è pensata per fornire strumenti specifici difficilmente fruibili altrove: «La forza delle piccole realtà come la nostra è la specializzazione», ci dicono. E inoltre sarà possibile «essere assistiti da persone esperte e confrontarsi con loro sul mondo della montagna, specifica Lorenzo Parise.

Sono previste in futuro anche collaborazioni con la Biblioteca Vivaldi di Bronzolo, con la Bibliothek Branzoll e con altre realtà culturali della regione. L’intenzione è poi anche di organizzare incontri sulla montagna e di ospitare autori ed esperti. «Sarebbe un sogno se venisse Paolo Malaguti – ci confessa ridendo il presidente – chissà, tentar non nuoce».

Insomma, il Cai non è solo escursioni e giornate all’aria aperta: «La sede di Bronzolo vuole diventare anche un polo culturale di riferimento nell’ambito della montagna», affermano i soci.

La biblioteca si trova in via Nazionale 22; sarà aperta due volte alla settimana, sicuramente il lunedì sera mentre l’altro giorno è ancora da definire.

«Quando le date saranno stabilite, verranno pubblicizzate tramite i nostri canali ufficiali», dicono i membri del sodalizio. Intanto, gli interessati possono visitare il sito della sezione Cai di Bronzolo (https://organizzazione.cai.it/sez-bronzolo/) e la pagina Instagram (@bronzolocai) o contattare direttamente l’associazione via mail (bronzolo@cai.it).

Autore: Tommaso Calamaro

I Carabinieri entrano a scuola per fare lezione di legalità

Bullismo, social network, challenge pericolose, responsabilità penali. Queste le tematiche più consistenti a fare da perno agli incontri organizzati dai Carabinieri in alcune scuole della Bassa Atesina e dell’Oltradige. Un confronto davvero utile per le giovanissime e giovani generazioni.

Utile soprattutto a spiegare rischi, regole e conseguenze di comportamenti che partono davanti a uno schermo, ma i cui effetti (nel bene e nel male) si ripercuotono fortemente nella vita reale.

L’ultima campanella di quest’anno scolastico è suonata da qualche settimana ormai. Però nella mente degli alunni della scuola primaria “Segantini” di Bronzolo e della scuola primaria in lingua tedesca di Vadena, e in quella degli studenti della scuola media in lingua tedesca di Caldaro, è rimasto impresso chiaramente il ricordo di una giornata speciale, all’insegna della legalità.

I Carabinieri hanno parlato di un percorso importante della loro attività di sensibilizzazione, nell’idea di diffondere tra i più giovani la cultura della legalità e della sicurezza e, trasversalmente, mantenere un dialogo costante con gli studenti del territorio. In tutte e tre le scuole, i militari hanno affrontato temi di stretta attualità, fornendo consigli pratici riguardo le nuove tecnologie. Una certa attenzione è stata dedicata all’importanza di rivolgersi agli adulti di riferimento e al ruolo delle forze dell’ordine come presenza vicina e sempre disponibile, in caso di difficoltà.

A Bronzolo, la giornata con il maresciallo capo Giuseppe Caravello è stata conclusa dalla dimostrazione pratica del Nucleo cinofili Carabinieri di Laives. Protagonista dell’esibizione Beki, femmina di pastore tedesco di quattro anni, riuscita a suscitare grande entusiasmo tra bambini e bambine mostrando le proprie capacità operative, permettendo di conoscere da vicino il lavoro svolto dalle unità cinofile.

I Carabinieri della Stazione di Caldaro si sono invece confrontati con 258 studenti, il dirigente scolastico e il corpo docente. Nel corso dell’incontro sono state approfondite tematiche legate alla responsabilità penale e civile dei minori, illustrando le conseguenze che alcuni comportamenti possono comportare a partire dal compimento del quattordicesimo anno d’età, sia per i ragazzi che per le loro famiglie. Dopo bullismo, cyberbullismo e responsabilità collaterali, fra gli argomenti affrontati è stato chiarito il ruolo degli insegnanti, la tutela della privacy, il diritto all’immagine, i rischi nei confronti della pubblicazione online di contenuti personali. Particolare attenzione anche alle conseguenze dovute alla diffusione di materiale intimo tra minori e alla permanenza nel tempo dei contenuti condivisi sul web, anche dopo la cancellazione. Focus anche sulle cosiddette “challenge” online e sui pericoli legati all’emulazione di comportamenti estremi diffusi in rete, richiamando l’attenzione sulla cosiddetta “blackout challenge”. I Carabinieri hanno anche illustrato la normativa riguardo gli stupefacenti e il porto di coltelli o altri strumenti atti all’offesa, ricordando che la cessione gratuita di droga costituisce il reato di spaccio.

Numerose le domande rivolte dagli studenti ai militari, dall’utilizzo dello spray al peperoncino ai rischi delle sfide online, dalle responsabilità nei gruppi social al porto di coltelli durante le escursioni nei boschi e le problematiche legate alla diffusione di fotografie, video e sticker raffiguranti coetanei.

Autore: Daniele Bebber