Connettere Alto Adige e l’Europa: intervista a Giulia Chiarel

Oggi dialoghiamo con una bolzanina che da anni vive nel cuore dell’Europa. Il suo compito è proprio quello di connettere la provincia di Bolzano, con le sue diverse realtà, con le potenzialità rappresentate dai fondi europei. 

Quando qualcuno racconta di essersi trasferito in una città per il suo clima, è probabile che Bruxelles non sia la prima a venire in mente. “Invece è proprio così che Bruxelles mi ha fregata” racconta ridendo Giulia Chiarel. “Ho studiato Giurisprudenza a Trento e cercavo un impiego che mi permettesse di andare all’estero, perciò ho partecipato a una Summer school organizzata da quello che, anche se ancora non lo sapevo, sarebbe diventato il mio posto di lavoro: l’Ufficio di Bruxelles della Provincia di Bolzano, all’interno della Rappresentanza comune della Regione europea Tirolo-Alto Adige-Trentino. Come dicevo, Bruxelles mi ha fregata perché a luglio è bellissima: è piena di vita, ci sono moltissime attività e luce fino a tardi, e ho subito pensato di volermi trasferire lì. Poi ha nevicato da novembre fino a marzo”.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Mi occupo di fondi europei diretti: in altre parole, cerco di mappare le possibilità che ci sono per le realtà dell’Alto Adige in diversi campi, dalla ricerca all’agricoltura, dalla cultura alla salute. Ci occupiamo di tanti progetti diversi, il più famoso è senza dubbio il progetto Erasmus. Quello che facciamo, comunque, è monitorare i fondi, mettere in connessione le realtà altoatesine e quelle europee e affiancarle durante il percorso, collaborando anche con gli uffici di Trento e Innsbruck. Oltre a questo, svolgiamo altre mansioni. Io, per esempio, mi occupo di co-coordinare, a nome dell’Ufficio, un gruppo di lavoro su design e creatività all’interno della rete ERRIN (European Regions Research and Innovation Network), del quale l’Alto Adige è co-leader. Lo stesso vale per il gruppo di lavoro sul New European Bauhaus.

Cosa ami del tuo lavoro?

Che non ho una giornata tipo: dover seguire progetti diversi ti dà l’opportunità di incontrare e conoscere tante persone. Avere a che fare con università, centri di ricerca, realtà territoriali ed esponenti delle istituzioni come il Parlamento europeo è molto stimolante. Non ci si annoia mai.

Come racconteresti Bruxelles a chi non la conosce?

La cosa più importante è che, benché sia una grande città, Bruxelles mantiene una dimensione umana: offre tantissimo, anche in termini di attività culturali, e puoi raggiungere ogni posto con facilità. E poi è un luogo fortemente multiculturale: una delle città al mondo con la maggior presenza di cittadinanze diverse. Inoltre, i belgi hanno la tendenza a supportare l’associazionismo, le organizzazioni dal basso, e questo è fondamentale per costruire una comunità. Un’altra cosa di cui non si può non parlare quando si parla del Belgio sono le lingue. Quelle ufficiali sono il francese, il fiammingo e il tedesco, ma la cosa bizzarra è che a scuola si impara una lingua sola. Mia figlia fa la scuola francese e non studia il tedesco – a noi altoatesini, all’inizio, fa uno strano effetto. Cosa non mi piace? Beh, anche se all’inizio è quello che mi aveva convinta, il clima. Ma in quanto italiana è quasi una risposta da statuto, no?

Autore: Alex Piovan COOLtour

Insieme per la festa delle Associazioni

Ha avuto luogo sabato 9 settembre la seconda edizione della festa delle associazioni di San Giacomo “San Giacomo insieme”, tra stand gastronomici, musica, giochi e spettacoli per grandi e piccoli e il mercatino dei bambini.

Da ormai 10 anni – che verranno compiiuti precisamente il 21 novembre prossimo – l’associazione di promozione sociale Oratorio/Oratorium Santiago è punto di riferimento e promotrice di eventi e iniziative per tutta la popolazione della frazione di San Giacomo, in special modo dopo l’inaugurazione avvenuta l’anno successivo (maggio 2014) del complesso del nuovo oratorio adiacente la parrocchia del paese.

E – come dietro ogni associazione – sono i volontari il vero cuore e motore delle attività del Santiago che anche quest’anno, dopo la prima edizione targata 2022, hanno dato vita a una vera e propria festa che omaggiasse il grande lavoro di queste persone di buona volontà che si celano dietro a ognuna delle associazioni paesane. Ecco allora che sabato 9 settembre, nel piazzale della parrocchia, si è svolta la seconda edizione della festa “San Giacomo insieme”. Si tratta di una sinergia nata dalla rete con associazioni come gli Alpini, il gruppo dei vigili del fuoco volontari, la Heimatbühne, la Strapaes, la Suedtiroler Bäuerinnenorganisation, la Ortsgruppe Leifers-St.Jakob-Pfatten, il Volley Team San Giacomo Agruzzo, il circolo degli scacchi “J. Richter-Lask” e la Biblioteca Don Bosco. Tutti insieme, hanno dato un assaggio di quella che è l’intera vita culturale, sportiva, e associativa di quello che ormai è sempre di più un grande paese – grazie anche al progressivo popolamento del nuovo quartiere ex-Amonn. Si andava dagli Alpini, come sempre attivissimi ai fornelli, ai Vigili del Fuoco volontari che hanno dato vita a una emozionante dimostrazione sui pericoli del fuoco e sulla loro preparazione ed intervento, fino ai bambini e ragazzi del paese che – in completa autonomia – hanno messo in piedi un ricco mercatino delle pulci per rimettere in circolo ciò che a casa non utilizzano più.

Un modo festoso per invitare tutta la popolazione a interessarsi sempre più della vita associativa del paese e per promuovere le tantissime iniziative proposte a partire da questo mese di settembre proprio dall’Associazione Santiago presso le belle sale dell’oratorio – dai laboratori crativi per bambini e adulti allo spazio compiti, dal pilates allo Yoga, solo per citarne alcune. Iniziative e proposte sempre molto apprezzate ormai da anni, ma che necessitano come sempre del supporto e della partecipazione di volontari disposti a mettersi in gioco in questo importantissimo ruolo delle associazioni, come motore della vita sociale, culturale e civile della comunità. Appuntamento quindi all’edizione 2024 della festa delle associazioni ”San Giacomo insieme”.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Numeri da record per la Firmenlauf

Oltre 2000 partecipanti per ben 154 aziende: sono solo due dei tanti numeri della 22esima edizione del Firmenlauf, la Corsa Aziendale dell’Alto Adige, svoltasi a Egna venerdì 8 settembre.

Alle 18.30 in punto il segnale di partenza al termine di Via Andreas Hofer, nel centro storico di Egna, ha dato il via alla 22esima edizione del Firmenlauf, la Corsa Aziendale dell’Alto Adige, un evento unico nel suo genere, che ha lo scopo di promuovere il valore del movimento come divertimento e come piacere, prima che come competizione. Ma prima dello start, i rappresentanti delle 154 aziende altoatesine partecipanti si sono ritrovati numerosissimi presso l’Haus Unterland per il ritiro del pettorale, occasione per le foto di rito, le chiacchiere e magari anche un aperitivo per caricare soprattutto il morale, comunque già molto alto.

Da questo momento e fino alle 23, il centro storico di Egna si è animato di spirito sportivo, spirito di squadra e di unione non solo tra colleghi, ma anche tra dipendenti delle diverse aziende. 

Due le competizioni previste, il Miglio e la 5 km, cui hanno partecipato rispettivamente 484 e 1528 persone, per un totale di 2012 partecipanti.

Moltissimi i colleghi, ma anche gli abitanti del borgo, presenti a bordo strada, per incitare amici e compagni di lavoro.

 Corridori esperti si sono affiancati a partecipanti che correvano in competizione per la prima volta, portando così avanti il vero spirito dell’evento e cioè la promozione del valore del movimento anche attraverso il posto di lavoro.

Al termine delle due competizioni, si è dato ampio spazio al divertimento, con musica dal vivo e stand gastronomici, in attesa della partecipatissima premiazione. 

Premiazione, che ha visto salire sul podio dei primi tre posti delle aziende con il maggior numero di partecipanti Iveco defence Vehicle con 130 partecipanti, la Würth con 122 e bureau Plattner con 40 dipendenti a rappresentanza dell’azienda.

A conquistare il primo posto del singolo Fit For Business nella corsa del Miglio è stato Manuel Wendt dell’azienda Topcontrol, con un tempo di 0:05:12, mentre il podio del singolo totale della 5 km se lo è aggiudicato Peter Lanziner di Volksbank, con 0:14:50, che ha conquistato naturalmente anche la vetta della classifica maschile. Nel singolo femminile invece, si sono aggiudicate il podio Sara Hutter di Vi.P Gen. Landwirtschaft. Gesellschaft nella 5 km con un tempo di 0:18:57 e Manuela Mathà di Raiffeisen Landesbank il podio del miglio con 0:06:24. Bureau Plattner si è aggiudicata anche la coppa per la maglietta con il miglior slogan e per l’utilizzo di materiali ecosostenibili.

Conclusa la premiazione, c’è stato ancora spazio per il divertimento e – per chi si sentiva ancora in forma nonostante lo sforzo – per uno scatenato ballo sotto il palco con la musica di DJ Klama. 

Alle 23 si è abbassato il sipario sull’edizione 2023 di questa competizione, che ogni anno vede decine di aziende interessate a partecipare e che è tornata in particolare da quest’anno a registrare numeri pre-covid. 

Il pensiero alla base dell’evento è che ogni azienda, ogni capo e ogni singolo lavoratore dovrebbero essere consapevoli del valore ideale della Corsa Aziendale, che dovrebbe divenire un appuntamento fisso nel calendario di ogni azienda e di ogni lavoratore dell’Alto Adige, in attesa dell’edizione 2024.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Andreas Di Pauli: da Aldino a Vienna

Succede, di tanto in tanto, che bambini cresciuti in ambienti umili riescano, grazie al loro straordinario talento, a scalare i gradini della scala sociale e a imporsi nel cosiddetto mondo che conta. Uno di questi è stato sicuramente Andreas Alois Di Pauli, personaggio storico tra i più noti della Bassa Atesina. 

Nato ad Aldino nel 1761, la sua è la classica famiglia contadina che affronta giornalmente la lotta per la sopravvivenza. Nulla lascia presagire che il bambino sarebbe diventato  un eminente magistrato, diplomatico e storico. I Di Pauli erano originari della Val di Fiemme. Il  padre di Andreas era Anton, i cui nonni erano arrivati mezzo secolo prima da Carano, nei pressi di Cavalese, sua madre era Maria Pitschl. Fu lei a insegnargli a leggere ancora piccolissimo. All’età di 6 anni perse entrambi i genitori e con le due sorelline ereditò il maso Maznell. Secondo il suo tutore doveva essere avviato al mestiere di agricoltore come i genitori.  

Nel 1772 il tutore lo mandò per un periodo in Val di Fiemme a studiare l’italiano ma quando tornò il bambino aveva abbandonato l’idea di dedicarsi all’agricoltura e aveva deciso di mettersi a studiare. Il tutore tentennò fino a quando non comprese che il destino del ragazzo era proprio quello, in quanto era riuscito ad apprendere in breve tempo anche la lingua latina dal sacerdote di Trodena. Frequentò con successo le classi ginnasiali a Bressanone e Innsbruck. 

Accanto alla lettura dei classici tedeschi, italiani e latini, si dedicò con particolare passione allo studio della storia, soprattutto quella locale. Divenne, molti anni dopo, il fondatore della Biblioteca Tirolensis, una delle più importanti raccolte di testi e documenti storici del Tirolo. Del resto, appare anche tra i fondatori del Tiroler Landesmuseum di Innsbruck. 

Compì successivamente gli studi di giurisprudenza, storia e scienze naturali presso le Università di Innsbruck e Pavia, prima di dedicarsi all’attività di magistrato a Bolzano. Nel 1786 la città di Bolzano lo nominò suo consulente in materia di legislazione regionale.

Il 15 aprile 1788 sposò a Bolzano Maria Anna Knoll, con la quale convisse fino alla morte della donna nel 1806. Per i suoi meriti acquisiti nella Dieta tirolese svoltasi dopo la morte di Giuseppe II, la città di Bolzano il 16 novembre 1790 gli conferì la cittadinanza di Bolzano. L’anno successivo fece parte della delegazione che si recò a Vienna per sostenere presso la corte imperiale le ragioni del Tirolo. Fu ovviamente coinvolto in prima persona negli eventi bellici a partire dal 1796, in seguito ai quali gli fu conferito il titolo nobiliare con l’aggiunta dell’appellativo von Treuheim. 

Terminato il conflitto con i franco-bavaresi, Di Pauli tornò alla sua occupazione di magistrato e alla sua passione storica, iniziando a collezionare i volumi e documenti che in seguito avrebbero fatto parte della Biblioteca Tirolensis di 1400 volumi. Nel 1809 pubblicò anche una rivista storica e si dedicò alla redazione di molti contributi storici, la maggior parte dei quali pubblicati in forma anonima.

Nel 1810 sposò Maria Anna von Mairl di Bolzano. Tornato il Tirolo agli Asburgo nel 1814, Di Pauli divenne presidente della Corte di Appello di Innsbruck e poi occupò anche ulteriori posti di prestigio presso la corte di Vienna. La sua grande sapienza e abilità diplomatica fu celebrata in varie regioni, dalla Stiria al Trentino. A Rovereto fu nominato membro dell’accademia degli Agiati. Dal 1824 fu nominato presidente della Corte di Appello del Tirolo e Vorarlberg, carica che occupò per 15 anni. 

Nel 1823 era stato fondato il Museo nazionale di Innsbruck e Di Pauli fu subito chiamato a presiederlo. Creò, con la sua dedizione e sapienza, un’istituzione riconosciuta ovunque, arricchì le sue collezioni. Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi tra Vienna, Innsbruck e Bolzano, il ragazzino partito in silenzio da Aldino si dedicò con passione alla sua Biblioteca e al Museo di Innsbruck, ottenendo molte onorificenza e riconoscimenti dal mondi culturale, scientifico e accademico. 

Morì il 25 febbraio 1839, dopo aver passato gli ultimi anni di vita piuttosto acciaccato e in particolare quasi cieco.

Autore: Reinhard Christanell

Sempre più violenza sulle donne 

La cronaca nera locale riporta fin troppo spesso notizie agghiaccianti che fanno sprofondare anche il nostro Alto Adige dalla visione dei gerani curati alle finestre a quel putrido baratro che vede le donne vittime privilegiate della violenza. Dai dati dei carabinieri il quadro che emerge non aiuta certo a dormire sonni tranquilli, neanche per la coscienza collettiva: le denunce per violenza sono infatti aumentate, e l’86% delle vittime sono donne. 

L’arma dei Carabinieri è molto sensibile al tema della violenza di genere e agisce, ogni giorno, con diverse iniziative, anche sociali, per cercare di contrastare qualsiasi forma di comportamento violento e deviante, sia fisico che psicologico. 

Le tante iniziative – che hanno coinvolto i media tradizionali, il web e i social – hanno anche un altro obiettivo fondamentale: quello di convincere tutte le donne che subiscono maltrattamenti o vessazioni di qualsiasi tipo a denunciare con fiducia ai Carabinieri. Non è giusto infatti subire violenze o privazioni della propria dignità neppure all’interno delle mura domestiche e quando l’autore di tali gesti è un congiunto. È per questo che l’Arma punta a far diminuire il numero dei cosiddetti “reati sommersi”, spronando le vittime a muovere il primo passo verso la libertà: sporgere denuncia.

UNA STANZA PER TROVARE CORAGGIO

La risposta determinata al fenomeno ha visto la formazione di militari specializzati, che possono fornire un aiuto immediato alla popolazione, nonché la presenza delle sale “rosa” per l’audizione protetta realizzate a Merano, Laives e Brunico, grazie anche alla collaborazione di Comuni e associazioni private senza scopo di lucro, Club Soroptimis in primis. 

Sono delle stanze denominate “tutte per sé”, dove le vittime dei reati più delicati, che riguardano le fasce deboli della popolazione, possono denunciare nel massimo della riservatezza, senza pressioni e nella migliore condizione possibile. “Perché noi siamo lì per loro, per ascoltarle, comprenderle e aiutarle”, ricordano i militari dell’Arma,

Una “stanza tutta per sé” consiste nell’allestimento, all’interno di caserme dell’Arma, di locali idonei all’ascolto protetto di donne vittime di violenza, in grado di consentire, ogni giorno, di accogliere in un ambiente confortevole e meno “istituzionale” le vittime di abusi.

PARTIRE DAI BAMBINI PER UN FUTURO MIGLIORE

La sfida dell’Arma comincia da lontano, tra i banchi delle scuole, e si inserisce nelle numerose attività che vengono svolte cercando di diffondere la cultura della legalità, parlando con i ragazzi.

A questo si aggiunge, sin dal 2014, la “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, strutturata sulla base di ufficiali di polizia giudiziaria – marescialli e brigadieri – inseriti nell’ambito delle articolazioni investigative territoriali e formati presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative con specifici corsi.

Nell’ambito di questa iniziativa si inserisce il pool, realizzato in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bolzano, che agisce per tutelare le fasce deboli e che coinvolge direttamente personale dell’Arma dei Carabinieri, formato e specializzato, per fornire al meglio il proprio contributo e aiuto, sia alla popolazione che ai magistrati.

Sul sito www.carabinieri.it, inoltre, è stata dedicata un’intera area tematica al “codice rosso”, dove è possibile trovare tante informazioni utili su temi quali: atti persecutori, maltrattamenti, revenge porn, violenza sessuale e altro. Nell’area tematica è possibile trovare anche il “violenzametro” un test di autovalutazione, elaborato dal Reparto analisi criminologiche del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche (Ra.C.I.S.), per rilevare i segnali del livello di violenza di genere subita in un rapporto di coppia. Contiene consigli utili per chiedere supporto e aiuto, in base al livello di violenza riscontrata.  Si ricordano inoltre l’importanza del numero di pubblica utilità 1522, Help line per la violenza e lo stalking, e la presenza dei Centri Antiviolenza, presenti su tutto il territorio nazionale.

SONO REATI IN COSTANTE AUMENTO

L’attività operativa nella provincia di Bolzano, da gennaio 2023, diretta a tutelare le fasce più deboli della popolazione, ha permesso ai militari di identificare circa il 95% delle persone denunciate. Purtroppo, le vittime sono per la maggior parte donne, circa l’86%, e di nazionalità straniera, circa il 67%. è alta in ogni caso anche la percentuale delle vittime di nazionalità italiana, riconducibili al Codice rosso, che sono state il 33% del totale.

L’attività repressiva ha visto i carabinieri procedere, in circa il 50% dei casi, per maltrattamenti in famiglia, ma anche per violenza sessuale (9% circa del totale) e per atti persecutori (20% del totale).

L’impegno quotidiano degli uomini e delle donne dell’Arma è innanzitutto finalizzato ad evitare che si verifichino ulteriori “femminicidi” e qualsiasi forma di violenza contro le fasce deboli della popolazione, e tutti quegli altri reati, apparentemente meno gravi, che insidiano quotidianamente le donne. Un esempio è il fenomeno comunemente denominato stalking, che è ricondotto ai reati di “atti persecutori”, nonché i casi di maltrattamenti in famiglia e percosse, con vittima donna.

Autore: Luca Masiello

Al via la stagione 23/24 del Teatro Cristallo

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Teatro, musica, corsi ed incontri. Da oggi ci si può anche nuovamente abbonare alle diverse rassegne in cartellone.

Riparte la stagione teatrale del Teatro Cristallo di Bolzano, ricca più che mai: 104 sono in totale le proposte tra le quali spettacoli, concerti, appuntamenti, corsi, laboratori, incontri e camminate. Al via la campagna abbonamenti per le rassegne e la vendita degli spettacoli nonché il rinnovo o la sottoscrizione della Cristallo Card. Il cartellone è realizzato grazie al supporto dell’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, della Regione Trentino Alto Adige. Tra i principali sponsor figurano la Fondazione Cassa di Risparmio e Alperia Spa ai quali si aggiungono anche ITAS Mutua e Despar, Interspar ed Eurospar: questi ultimi offrono anche uno sconto di 5 euro per la spesa per chi sottoscrive o rinnova la Cristallo Card. Un grazie per il sostegno va anche a: Cassa di Risparmio di Bolzano, Avis Bolzano, Caaf CGIL, Horizon, Zorzi, Audiotek, Cittadini dell’Ordine, MCSystem, C.S.U., Hypo Leasing Voralberg,  Noi Studio, Lars Communication, Studio Alfa, B&R Service e Ristorante Pizzeria Il Cantuccio.

“La bella stagione” è il nuovo leitmotiv del Cristallo per la stagione 2023/24 che è composta da 46 spettacoli, 32 eventi culturali, 5 mostre, 21 laboratori per adulti, ragazzi e bambini.  Ad inaugurarla sarà il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt con Otello Circus, accompagnato dall’Orchestra AllegroModerato di Milano. Nella rassegna sono presenti “Il Ballo”, il concerto con Frida Bollani Magoni, una mostra dedicata allo sterminio dei disabili della Germania nazista, gli incontri con Alessandro Bergonzoni, Massimo Cacciari e Ugo Morelli e Mons. Gianfranco Ravasi, ospite illustre anche del percorso “Le vie del sacro”.

L’Obiettivo e i suoi Racconti di Musica porteranno al Cristallo Toquinho, la musica dei Beatles con i The Beatbox e Carlo Massarini, Mario Biondi ed il gospel di Nate Brown & One Voice.  Imperdibile per i piccoli “Il teatro è dei bambini” di teatroBlu: in calendario “A pesca di emozioni” (compagnia Eccentrici Dadarò), “Abbracci” di Teatro Telaio, la nuova produzione di teatroBlu “L’uccello di fuoco”, seguita da “Il gatto con gli stivali” della Bottega Buffa Circo Vaganti. Ed ancora, “Il Gran Ventriloquini” della compagnia Madame Rebiné, il “Brutto anatroccolo” di Proscenio Teatro, “Stravaganze in sol minore” della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto e “La bianca, la blu e la rossa”. (Abbonamento: Adulti: 38 € / Bambini: 28 €). TeatroBlu cura al Cristallo anche corsi di teatro ed organizza un ciclo di conferenze spettacolo sulle emozioni col Servizio Psichiatrico del Comprensorio Sanitario di Bolzano.

Molto apprezzata è la proposta di prosa (e danza da questa stagione), di “In Scena,” del Cristallo, realizzata col Teatro Stabile di Bolzano che quest’anno si è arricchita di tre spettacoli di danza grazie al Circuito Regionale della Danza proposto dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Tra i protagonisti: Ezio Mauro con “L’anno del fascismo. 1922, cronache della marcia su Roma”, Anna Della Rosa che interpreterà Maria, la figlia di Bonaria Urrai, l’”Accabadora” del romanzo di Michela Murgia e poi Andrea Pennacchi con un progetto di teatro civile dedicato alla tempesta Vaia. Lucia Calamaro e la Compagnia dei Giovani del TSV proporranno uno spettacolo dedicato alle biblioteche e a chi le frequenta mentre in occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne ci sarà “Remake in swing” con la The Swinging Orchestra e Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto occupato” perché in quella serata al Cristallo una poltrona si tingerà di rosso e verrà posta al di fuori del sistema di vendita per ricordare perennemente le donne vittime di femminicidio. In calendario “Graces” con Silvia Gribaudi ed il ritorno di Simone Cristicchi con “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”. Innovativo il secondo appuntamento di danza “Blu infinito” di eVolution dance theater. Ci sarà poi “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni con la Compagnia Giovani del TSV, “Arlecchino muto per spavento” di Stivalaccio Teatro e “L’avaro” di Molière con Ugo Dighero.  Spazio anche alle grandi interpreti femminili come Lunetta Savino ne “La madre” e Maria Paiato con “Ladies Football Club. 11 ritratti di donne che amano il calcio” di Stefano Massini. Chiude la rassegna “Traviata” della Compagnia Artemis Danza e Monica Casadei. (Abbonamento: 110 euro / 85 euro per gli under 26).

Sono dieci i titoli anche per la rassegna di teatro amatoriale curata dalla Uilt “Buona domenica a teatro”: si parte con “Madame Lupin” del Piccolo Teatro Città di Merano. (Abbonamento: 50 euro).

Moltissimi gli appuntamenti in stagione: al via un nuovo percorso dedicato alle donne, “Everyday Women’s Day”, che il Cristallo
realizza in collaborazione coi Consultori Kolbe e Aied ed il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e di Itas Mutua. Al suo interno si trovano spettacoli come “Stai zitta”, tratto dal libro di Michela Murgia, “I dialoghi della vagina”, “MAMMADIMERDA LIVE. Natale esecrabile”, l’attesissimo spettacolo di Sarah Malnerich e Francesca Fiore che racconta, senza falsi pudori, com’è essere mamme oggi.

Sempre dedicato alle donne ma questa volta in una funzione di prevenzione degli abusi e delle violenze di genere è il percorso “Insieme contro la violenza di genere” realizzato dal Teatro Cristallo, dal Cristallo Young e da Unicef Bolzano in collaborazione con il Comune di Bolzano, Gea, Assb e la Polizia di Stato e con il sostegno di Despar, Eurospar, Interspar. è un percorso dedicato in particolare alle scuole superiori e prevede un incontro informativo in classe sui temi della violenza di genere.

Continuano poi i percorsi storici del Cristallo come “Madre Terra” realizzato con Caritas Bolzano-Bressanone che ospiterà, tra gli altri, il progetto lanciato da Marco Paolini dedicato al Vajont.

“Tutta tua la città” quest’autunno si concentrerà sul cammino e propone tre appuntamenti, (conferenza il venerdì + camminata il sabato) dedicati al valore interiore, spirituale e sociale del camminare.

Con Unicef Bolzano il Cristallo collabora per “Uniti per i bambini” ed ha in calendario moltissimi appuntamenti tra i quali Andrea Iacomini e Giammarco Sicuro che faranno il punto sui bambini migranti, Luca Trapanese, scrittore, papà e politico, che presenterà il suo ultimo libro, Franco Lorenzoni ed il valore dell’educazione, Francesco Niccolini e la figura di Don Milani ed in occasione della Giornata contro le vittime innocenti di tutte le mafie, il 21/03, all’interno anche del percorso “Educare alla giustizia”, Nello Scavo presenterà il legame indissolubile tra migranti e mafie, ed il suo lavoro di indagine sul Mediterraneo, sulle sue rotte della speranza e sui suoi traffici illeciti. Sui temi della giustizia e del perdono parlerà anche la vedova del commissario Calabresi, Gemma Capra Calabresi Milite che racconterà il suo percorso di amore e perdono presentato nel libro “La crepa e la luce”.

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La passione di Alrun per l’arte gotica

Oggi vi raccontiamo la storia di Alrun Rainer, 20 anni, di Egna, studentessa di storia dell’Arte all’Università di Vienna. Fin qui è tutto abbastanza normale, se non fosse che Alrun è una ragazza che si è appassionata in maniera totale alla storia dell’arte romanica e gotica della nostra terra, tanto da aver cominciato a mappare un gran numero di chiese. La particolarità di Alrun è la luce che si accende nei suoi occhi quando parla della sua passione.

“Il mio interesse riguarda prevalentemente le chiese costruite tra il 1100 ed il 1500. L’ obiettivo che mi sono prefissata è di riuscire a visitarle tutte, più qualche castello. Mi appassiona la simbologia medievale e mi interessa indagare gli aspetti mistici delle chiese. Inoltre, mi piace ricercare le informazioni sui mecenati che ne hanno favorito la costruzione”.

Sei solita portare con te un quaderno, che per il suo spessore assomiglia più a una agenda, nella quale annoti con estrema cura tutte le specifiche delle chiese che visiti.

Ne posseggo più di uno, e altri ne seguiranno, considerato che non le ho ancora visitate tutte. A settembre i miei genitori mi accompagneranno per qualche giorno in Val Venosta a visitare le chiesette romaniche. 

Immagino che alla base di questa passione ci sia anche un aspetto emotivo, un qualcosa che esercita un forte fascino.

Si, è così. Una mattina sono andata a visitare la chiesetta di San Giacomo a Kastelaz, sopra Termeno e, lì seduta, ad un certo punto ho visto il fascio di luce che passava attraverso la piccola finestra e ne ho percepito la magia. Le chiese di quel periodo hanno tutte l’abside rivolta ad Est e, quando assisti a questa cosa, capisci questa simbologia della luce, che nella religione rappresenta Cristo.  È stata una emozione molto forte.

Adotti uno schema particolare quando visiti una nuova chiesa? A parte procurarti la chiave per entrare, cosa non scontata… 

Mi piace prendermi il tempo per osservarla da fuori, cercare affreschi o elementi architettonici particolari e fotografare tutto. Solo successivamente entro, mi raccolgo e mi lascio toccare dall’energia della chiesa. Sono luoghi che mi emozionano, Mi piace calarmi in questa emozione, che non è necessariamente religiosa e, solo dopo, comincio a documentare tutto. Non lo faccio con lo smartphone, ma con una macchina fotografica compatta dedicata.

Hai un obiettivo ultimo?

Molte guide sono strutturate per essere lette da persone che già hanno una base di conoscenze, manca un approccio semplice e diretto, spero di riuscire a sviluppare qualcosa in questo senso.
Mi piacerebbe realizzare un archivio, non so ancora in quale forma – potrebbe essere un sito internet – con foto e grafiche, in grado di aiutare le persone a meglio comprendere le chiese ed i loro tesori.

Cosa vorresti fare “da grande”? 

Intanto vedo di finire i tre anni di storia dell’arte, cui accompagno lo studio di pubblicistica. Per la laurea magistrale ritengo sia importante acquisire una conoscenza della lingua italiana nell’ambito specifico e al momento una delle ipotesi è che io torni in regione per studiare scienze dei beni culturali.

Autore: Till Antonio Mola

Laianus, il primo signore di Laimburg

Il nome Laimburg è abbastanza conosciuto ma spesso viene associato all’area di servizio autostradale all’altezza di Vadena o, tuttalpiù, al centro sperimentale della Provincia di Bolzano. Raramente viene collegato ad un castello e alla sua storia, ancora meno ad una importante famiglia medievale.

Inoltre, di frequente il castello di Laimburg viene confuso con quello di Leuchtenburg o, per usare i nomi italiani, Castel Varco con Castel Chiaro. I ruderi che si vedono dal fondovalle appartengono a Laimburg, Leuchtenburg si trova più in alto, sulla vetta del Monte di Mezzo che guarda verso il Lago di Caldaro. Entrambi i castelli sono legati al controllo dei transiti lungo la valle dell’Adige in epoca medievale, sorti quasi contemporaneamente alla contea che oggi chiamiamo Tirolo meridionale o Südtirol. Il castello sul Monte di Mezzo ha avuto vita un po’ più lunga, Laimburg tutto sommato è stata una meteora nel panorama dei castelli basso-atesini.

Bisogna premettere che il luogo dove è sorto Laimburg, una collina che sovrasta la località Stadio (o maso Stadlhof), in realtà è stato occupato fin dai tempi più antichi dalle popolazioni che allora abitavano la zona. Qui si trovava, tra il VII e il I secolo avanti Cristo, il centro commerciale – e non solo – del mondo retico della Bassa Atesina, testimoniato soprattutto da una grande necropoli. Il castello di cui oggi vediamo le rovine parzialmente ristrutturate, che peraltro offre una vista spettacolare sulla Bassa Atesina, risale dunque, per quanto ne sappiamo, al XIII secolo, in quanto Heinrich von Laimburg lo ottenne dai conti del Tirolo nel 1269 dopo averlo già posseduto qualche tempo prima.  

Che in realtà il castello fosse antecedente a quella data lo si desume da un documento contenuto nell’urbario di Enrico IV di Rottemburgo che cita il vescovo di Trento Federico Vanga quale costruttore del castello. Il vescovo, in carica dal 1207 al 1218, apparteneva alla nobile famiglia bolzanina dei Vanga, che possedeva anche i castelli di Bellermont, Runkelstein (Roncolo), Ried / Novale e Rafenstein. Federico istituì una rendita a favore del castello di Laimburg, per cui ovviamente il castello all’epoca esisteva già. 

Ma perché il vescovo fece costruire questo castello? In primo luogo per affermare il potere dei vescovi trentini su questa importante fetta di territorio. Il porto fluviale da cui transitavano tutte le merci dirette verso il Veneto e la Lombardia si trovava a poca distanza dal castello, che probabilmente aveva il compito di proteggerlo e nello stesso tempo di offrire agli abitanti dei villaggi un rifugio in caso di attacchi nemici. Inoltre, si trattava di limitare le pretese di alcuni casati in ascesa, come quello degli ambiziosi  Signori di Enn (Egna) che controllavano gran parte della riva sinistra dell’Adige. Bisogna anche ricordare che all’epoca il commercio sull’Adige aumentò considerevolmente e proprio a Bronzolo e Egna l’attività dei due porti era in grande espansione.

Pare dunque che questo castello fosse stato costruito su indicazione di Federico Vanga da tale Raimprecht von Boimont, capitano dei conti ai Appiano, che avevano già imboccato la via del tramonto. La notorietà del castello inizia nel citato anno 1269, quando gli spregiudicati  conti del Tirolo affidarono a tale Enrico Laianus (o Heinrich Laian) il castello. Fu lui il primo proprietario noto del castello, al quale diede anche il suo nome. Hainricus Laianus era un personaggio alquanto ambiguo. Bolzanino, proprietario di molte case in città, era probabilmente un commerciante o intermediario di affari. Era strettamente legato ai conti di Tirolo, in particolare ad Alberto III e a Mainardo II, per conto del quale si occupava dei lavori meno nobili in campo immobiliare. Insomma, si può dire che ne era il prestanome. È nota la disinvoltura di Mainardo che in poco tempo riuscì a impadronirsi di gran parte del territorio tirolese fondando, forse senza neppure rendersene conto, il Tirolo moderno.  Dopo aver ottenuto il feudo di Laimburg, prese anche il suo nome e si fece chiamare Hainricus Laianus de Leienburch.

La fine del castello e della carriera di Laian è sempre da ascrivere alle dispute decennali di Mainardo con i vari vescovi trentini.  Mainardo occupò più volte Trento, assediò la città vescovile di Bolzano e ne distrusse le mura. Il vescovo Enrico di Trento distrusse il castello ma pare che Laian, fatto prigioniero, lo avesse fatto ricostruire dopo la sua liberazione. Il vescovo invece pretese la demolizione di questo e altri castelli che evidentemente venivano interpretati come roccaforti tirolesi. 

Il nome di Laian appare per l’ultima volta nel 1280. Dopo di lui, i Laimburg non rivestirono più alcuna importanza e si estinsero con Kaspar nel 1488. Il castello, o quel che ne rimase, era già passato da tempo nelle mani dei conti di Rottenburg di Caldaro.

Autore: Reinhard Christanell

Un’estate al sapore di amicizia

Dormire per la prima volta fuori casa, con il cielo stellato come soffitto e gli amici come famiglia: sopo otto settimane di intensa attività si chiudono l’Estate Ragazzi e il Campo Tenda organizzati dal Centro don Bosco. Bambini e ragazzi hanno potuto vivere diverse nuove esperienze, in cui hanno stretto nuove amicizie, imparato cose nuove e condiviso momenti indimenticabili.

Un’estate all’insegna dell’amicizia, dell’avventura e alla scoperta di nuovi universi: si può sintetizzare in questo modo l’Estate Ragazzi del Centro don Bosco di Laives, alla quale ha partecipato la bellezza di 140 ragazzi. Tutti i giovani erano stati suddivisi in quattro gruppi che prendevano il nome dai funghi: chiodini, prataioli, finferli e porcini. La grande novità di quest’anno consisteva nel fatto che ogni settimana seguiva un tema diverso: trekking con i lama e percussioni africane nella settimana degli animali; Capoeira e arti circensi nella settimana del movimento; laboratori di archeologia e alla scoperta del Bunker H nella settimana della montagna. 

Per la settimana della cucina: laboratori gastronomici di oggi e del passato; attività al poligono di tiro e laboratori con il cemento per la settimana della manualità; la settimana dello sport tra tennis, basket e floorball; indietro nel passato con la settimana storica tra caccia al tesoro in biblioteca e visite al museo dei dinosauri di San Candido. Ed infine la settimana dell’arte: laboratori di teatro e di artigianato. 

Un’estate stimolante

È stata un’estate coloratissima, ricca di stimoli. Insomma: bambini e ragazzi hanno potuto mettersi alla prova in moltissime discipline scoprendo talenti inaspettati. Hanno conosciuto nuovi luoghi della regione e vissuto molte avventure insieme ad altri nuovi amici. 

Il Campo Tenda è iniziato lunedì 3 luglio con il primo turno che era rivolto, come da tradizione, agli adolescenti (ragazzi dai 13 ai 17 anni) mentre il secondo e il terzo sono dedicati ai più piccoli (bambini dagli 8 ai 12 anni). Nonostante le scarse condizioni metereologiche tutti i turni sono riusciti a portare a termine il proprio programma; i bambini e i ragazzi sono stati grandiosi e hanno accettato con passione ed entusiasmo la grande sfida del Campo Tenda. È stata un’esperienza importante soprattutto per i bambini che hanno sperimentato per la prima volta cosa significa dormire fuori casa: è stato bellissimo vedere come i compagni più grandi siano stati d’aiuto per vincere le proprie paure e la nostalgia di casa. D’altronde chi è campeggiatore già lo sa: cosa c’è di meglio di dormire in tenda con i propri amici?

Una grande famiglia

Il campo è una grande famiglia dove ci si aiuta e ci si supporta quotidianamente a vicenda e dove i ragazzi più grandi sono al servizio di quelli più piccoli ed inesperti. Nelle due settimane nascono legami bellissimi: nuove amicizie che spesso rimangono per tutta la vita. Una vera e propria scuola di vita in cui si impara a prendersi cura del prossimo e dell’ambiente che ci circonda ed in cui i propri talenti possono essere messi a disposizione del gruppo per crescere insieme. Tra giochi e corse nei boschi, proposte laboratoriali, i servizi da svolgere per tenere il campo in ordine, gite, canti e il fuoco di bivacco non c’è veramente spazio per la noia.
“Vorremmo ringraziare di cuore tutti coloro che hanno reso possibile questo grande successo – spiegano gli organizzatori – in primis i bambini che sono stato il vero motore di questi progetti estivi, i genitori che ci hanno dato fiducia anche quest’anno, alle istituzioni e a tutti i volontari che hanno regalato il
proprio tempo per supportare le iniziative, fra cui gli animatori che si sono fatti in quattro per far vivere a tutti i bambini e ragazzi momenti indimenticabili”. 

Autore: Luca Masiello

Markus: pompiere da cinque generazioni

Nella casa di Markus Bertignoll a Egna, i Vigili del fuoco volontari fanno parte della famiglia da cinque generazioni: nel ruolo di comandante dal 2005 al 2018 e vice già dal 1999, è entrato a far parte del Corpo a dodici anni (era il 1985). Dal 2010 ricopre anche il ruolo di presidente dell’Unione Distrettuale della Bassa Atesina. “In un certo senso si può dire che sono entrato per tradizione di famiglia, ma non c’è mai stato ne un obbligo ne una spinta. È stata una cosa automatica”, afferma Bertignoll, nel ripercorrere le origini del proprio impegno. 

“Il primo dei nostri a far parte del corpo di spegnimento, nel 1910, si chiamava Anton, il mio bisnonno. Da lì in poi siamo sempre stati presenti, con mio nonno, anche lui Anton, mio padre Herbert e mio zio Walter. Poi sono arrivati mio fratello Stefan, i miei cugini Johannes e Matthias ed io. E adesso ci sono anche i miei figli: Pirmin e Nils. Ricordo che il figlio più grande mi diceva che non voleva entrare nei pompieri; poi quando ha compiuto i dodici anni ha cambiato idea”.

Markus Bertignoll, qual è la spinta per diventare un Vigile del fuoco ed esserlo fieramente per tutta una vita? 

Penso che ci siano vari motivi; da ragazzo vieni attratto da quella passione per le cose insolite, fuori dal quotidiano. Poi, quando si può realmente aiutare qualcuno iniziano le vere soddisfazioni; e poi è molto importante anche lo spirito di squadra.

Qual è la parte più complessa? 

Bisogna sempre restare aggiornati per quanto riguarda gli strumenti, le attrezzature, le tecniche d’intervento. E poi – fatto non facilissimo per tutti – bisogna essere sempre reperibili. Una volta suonava la sirena, adesso non suona più tanto, perché c’è il cercapersone e quando suona bisogna partire. 

Un mestiere che è cambiato parecchio nell’arco di questi decenni…

Se pensiamo che a Egna i primi pompieri andavano in intervento trainando la pompa a mano e poi con il cavallo… adesso abbiamo dei mezzi super moderni. Ho trovato delle fotografie di mio papà in cui si vedono gli squarci del piede di porco su alcune automobili per estrarre i feriti: erano altri tempi.

Come sono i rapporti fra colleghi? 

I vigili del fuoco sono come una grande famiglia; qualche tempo fa siamo andati in Friuli e ci siamo incontrati con pompieri sloveni, italiani e della Nato: subito si è creato gruppo. Siamo addirittura riusciti a compiere un intervento simulato, senza esserci visti prima, con gli americani.

Quali sono gli interventi più impegnativi? 

A livello fisico quelli lunghi, ad esempio quando ci sono piene dell’Adige o per la ricerca di persone. A livello emotivo sono sempre gli incidenti: non si sa mai a cosa si va incontro… 

Ci sono difficoltà nel reperire nuove reclute?

Fortunatamente siamo in crescita. Si va ad annate, anche perché solitamente a presentarsi è un gruppo di amici, o un ragazzo che trascina gli amici. In generale siamo fortunati a trovare giovani o adulti. Alcuni poi entrano anche negli effettivi.

A tal proposito, cosa si sente di dire alle aspiranti nuove leve? 

Di mettercela tutta, di non mollare subito, anche se ci si trova davanti alle difficoltà. Alla fine il mestiere e tutto quello che chiede, ripaga.

Autore: Daniele Bebber