Il 2 luglio parte la programmazione estiva del Teatro Capovolto in Piazza Battisti

Inserzione pubblicitaria – Arriva l’estate e il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento presenta al pubblico la programmazione del Teatro Capovolto – La città in scena, la Stagione estiva del Teatro Sociale. 

Martedì 2 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 31 agosto, colorerà Piazza Cesare Battisti a Trento con un ricco ventaglio di proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, il ritorno del concorso di poetry slam dedicato alla memoria di David Wilkinson, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della comicità e, soprattutto, del divertimento.

Un’offerta di appuntamenti decisamente articolata e interessante, distribuita su quarantasei serate, che per il quinto anno consecutivo si svolgeranno all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco rivolto verso Piazza Cesare Battisti. Una veste che negli ultimi anni ha saputo incontrare il gradimento e l’apprezzamento del pubblico trentino e non solo.

La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2024”, ricco palinsesto coordinato dall’Ufficio Cultura turismo eventi del Comune di Trento, che da maggio a settembre riempirà parchi, piazze e strade della città con tante iniziative dedicate anche al tema del ‘volontariato’, per celebrare nel migliore dei modi la nomina di Trento come Capitale europea del volontariato 2024.

Anche per quest’anno sul palco del Teatro Capovolto verrà dato ampio spazio alla musica, con alcuni grandi nomi del panorama musicale internazionale come l’iconico chitarrista americano Marc Ribot, a Trento con il suo trio The Jazz Bins (formazione che ruota attorno all’organo Hammond di Greg Lewis), o il collettivo internazionale dei C’mon Tigre, oltre al rock del power trio trentino dei The Bastard Sons of Dioniso e all’Eursax 2024, il Congresso Europeo del Saxofono, che quest’anno farà tappa a Trento all’interno del Capovolto con due concerti che vedranno protagonisti i Mac Saxophone Quartet e la New Project Orchestra. Torna, inoltre, la seconda edizione del Beat Festival, una giornata interamente dedicata alla musica e alla cultura underground, mentre la Ziganoff – jazzmer band (composta da musicisti trentini e sudtirolesi) incontrerà il gipsy jazz del leggendario Kalman Balogh per un inedito e imperdibile incrocio musicale. Per gli appassionati di musica, da non perdere il concerto con gli OrcheXtra Terrestre, progetto che parla la lingua delle musiche del mondo (con la direzione artistica di Corrado Bungaro), per poi lasciarsi andare con il divertimento degli Articolo Trentino, la band dialettale più amata del Trentino, che nell’occasione si esibirà insieme alla Banda Sociale di Lavis diretta da Adriano Magagna.

Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza, e non poteva di certo mancare un’attenzione particolare alle realtà artistiche territoriali, a cominciare dallo storico Fantasio, il Festival internazionale di regia teatrale organizzato da EstroTeatro e dal Gruppo Teatrale Gianni Corradini – quest’anno in collaborazione proprio con il Centro S. Chiara -, con due serate, il 19 e 20 luglio, dedicate e rivolte ai registi selezionati, che dovranno lavorare tutti sullo stesso testo (1984 di George Orwell), oltre ad ATU – Associazione Teatrale Universitaria, che sarà protagonista di un interessante progetto che cercherà di esplorare l’interazione tra tecnologie IA e pratiche artistiche e di spettacolo. E poi, spazio a volti noti e amati dal pubblico trentino come Loredana Cont, Mario Cagol e Lucio Gardin, agli spettacoli proposti da AriaTeatro di Pergine, TrentoSpettacoli e da Evoè!Teatro di Rovereto, alla performer circense Miriana Nardelli con il suo Dama Koke, uno spettacolo tra danza, coreografia e teatro, realizzato in collaborazione con l’Associazione Aurelio Laino. Senza ovviamente dimenticare i concerti con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e il Corpo Musicale Città di Trento, fino agli appuntamenti cinematografici realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, pronti anche quest’anno a coprire gran parte dei mesi estivi con un calendario di ben sedici appuntamenti tra i migliori film italiani ed europei usciti di recente in sala e non solo.

Infine, verrà dato nuovamente ampio spazio anche alla poesia con il poetry slam e il ritorno del premio intitolato a David Wilkinson – con giovani poeti e poetesse del territorio pronti a sfidarsi in pubblico recitando poesie originali e inedite -, e al mondo della letteratura con “Prometeo Capovolto”, piccolo festival letterario che indaga le relazioni profonde tra letteratura e teatro attraverso una serie di incontri con alcuni protagonisti della cultura italiana e internazionale, in collaborazione con la Libreria Arcadia di Rovereto.

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15.

(inserzione pubblicitaria)

Ricordando Lino Maniezzo, il canadese bolzanino, innamorato dell’Alto Adige

Lo scorso 22 maggio è morto a Toronto Lino Maniezzo, un bolzanino emigrato in Canada nel lontano 1956, ma distintosi per il suo entusiasta attaccamento alla città d’origine e all’Alto Adige. 

Avevo avuto modo di conoscere Lino quando, nel 2011, venni incaricato di intervistarlo per la rivista Scripta Manent edita dalla Ripartizione Cultura Italiana della Provincia. Ho pensato di riproporvene alcuni tratti, per ricordare Lino ma soprattutto alcuni tratti originali del suo sentirsi bolzanino. La sua passione lo portò, negli anni, ad essere per molti versi un bolzanino ed altoatesino molto più “doc” rispetto alla maggior parte di noi che da Bolzano non si sono mai allontanati. Significativo a mio avviso era anche il concetto “globalizzato” che Maniezzo aveva del suo essere al contempo bolzanino ed emigrato. Sul tetto e sulla balaustra del suo cottage sulla riva di uno dei laghi canadesi hanno sventolato in bella mostra le tante bandiere della sua vita, tutte orgogliosamente sventolate senza quei timori, non solo reverenziali), che proviamo molti di noi, qui in Alto Adige. 

Senta Maniezzo, quando è nata la sua grande passione per tutto quello che riguarda Bolzano e l’Alto Adige? 

L’ho sempre avuta sostanzialmente perché sono un avido lettore. Quando sono venuto in Canada mi sono messo a leggere tutti i libri di storia e geografia di questo paese: volevo conoscerlo ed imparare in fretta la lingua. In un secondo momento ho cominciato a leggere i libri sull’Alto Adige che avevo portato con me e quando tornavo in Italia ne recuperavo altri. Poi ho cominciato a chiedere ai miei parenti e amici di mandarmene altri. Oggi la mia biblioteca altoatesina conta più di 640 volumi. 

Perché è rimasto così legato a Bolzano?

Ho lasciato Bolzano ma Bolzano non ha lasciato me. È un legame profondo e tutti i libri che ho ricevuto non hanno fatto altro che alimentare in continuazione questa mia passione. Ho anche diversi libri in lingua tedesca, questa lingua la ricordo poco perché non la pratico, ma quel poco che so mi permette comunque di leggerli. E la capacità di leggere migliora sempre di più. Leggo tanti libri così sono in grado di vedere la storia dal punto di vista dagli italiani ma anche da quello dei tedeschi. E tutti gli aspetti del passato: il fascismo, la monarchia. Ho i vari libri che sono usciti sulle semirurali. In alcuni di questi libri ci sono frammenti della storia della mia famiglia. 

Cosa rappresentano le bandiere che sventolano sul suo cottage? 

Ho un pennone alto con le bandiera del Canada e dell’Ontario. Poi sul terrazzo lungo davanti ho le bandiere dell’Italia, la bandiera dell’Alto Adige con l’aquila rossa. C’è anche la bandiera del Portogallo per via della mia nuora numero 1 e quella della Jamaica da dove viene la moglie del mio secondo figlio. A fianco si trovano anche la bandiera del Veneto con il leone di Venezia e quella di Rovigo. I miei genitori erano nati nel Veneto, in Polesine. Mio papà veniva infatti da Fratta Polesine (ndr si tratta di quello che fu anche il paese natale di Giacomo Matteotti, che ricordiamo in questi giorni). 

Ci può dire qualcosa di più di Lei? Che lavoro ha fatto nella vita? 

Il Vigile del fuoco. Sono stato primo vigile del fuoco italiano della città di York che adesso è entrata a far parte del tessuto urbano di Toronto. E sono stato il primo italiano capitano. Ho lavorato per 32 anni come pompiere ma all’inizio ho fatto anche altri lavori. 

Che dire ai giovani che scappano da Bolzano?

Non ho una risposta che possa essere valida per tutti. Ognuno ha le sue idee e la sua storia. Posso solo esortarvi ad andare d’accordo. Mi viene da pensare che sarebbe bello che tutti i matrimoni fossero misti così tutti, forse, andrebbero più d’accordo. A Bolzano e in Alto Adige i muri non ci devono essere.

Autore: Luca Sticcotti

Jascha: lingue e diplomazia al servizio della ditta di famiglia

Il nostro territorio può contare su un gran numero di imprese private che nonostante siano divenute assai note a livello nazionale e internazionale conservano una sorta di conduzione famigliare. A questo proposito molto interessante è la storia di una di macchine agricole per la raccolta della frutta e significativa per la nostra rubrica dedicata alle donne è la figura di Jascha Babette Bonmassar. 

La storia di questa ditta ha inizio col padre di Jascha, Alfred Bonmassar, che nel 1975 decise di iniziare questa avventura con la creazione di macchine per lo sfalcio dell’erba e con i famosi carri raccolta a nastro Pluk-O-Trak. Oggi è Jascha Babette Bonmassar a proseguire con quotidiano impegno la mission aziendale. Le abbiamo posto una serie di domande per capire meglio la sua quotidianità di donna, imprenditrice e madre. 

Che tipo di percorso di formazione ha avuto per giungere al suo ruolo nella sua azienda?

Dopo il liceo linguistico “Marcelline” mi sono laureata in “Scienze Internazionali e Diplomatiche” e dunque la mia formazione non è strettamente legata al mio lavoro attuale e al mio ruolo in azienda. Ciò nonostante questa formazione mi aiuta in molteplici situazioni quotidiane, soprattutto l’essere “diplomatici”.

Di cosa si occupa nella sua azienda?

Mi occupo dei diversi compiti gestionali, organizzazione, gestione personale, comunicazione etc. Esseno un’azienda piccola a conduzione famigliare non è facile delimitare nettamente i compiti, devo gestire quotidianamente diverse situazioni o problemi nei differenti ambiti dell’azienda.
Il mio ruolo è sia operativo che strategico per gestire l’azienda con l’aiuto dei collaboratori, parecchi dei quali collaborano da tanti anni e dunque sono parte fondamentale dell’azienda.

Quali rinunce implica la sua professione?

Le rinunce sono più che altro quelle legate al tempo, che non è mai abbastanza. Ho 2 figli oramai adolescenti e gli ultimi anni sono stati una sfida per riuscire a coniugare il lavoro, che non ha orari fissi, con la vita di famiglia. Ha richiesto parecchia organizzazione ma i figli comprendono e sono sempre stati collaborativi e hanno acquisito presto un buon grado di autonomia.

Quali difficoltà ha avuto come donna a rapportarsi con i clienti? 

Personalmente non ho mai avuto inconvenienti nel rapportarmi con i clienti. Penso che conti l’atteggiamento, la preparazione, la personalità, più che l’essere donna o uomo. Per quanto attiene invece alle questioni tecniche riguardanti i macchinari spesso coinvolgo i miei colleghi maschi perché in questo campo hanno più conoscenza ed esperienza pratica.

Oggi per le donne ci sono ancora difficoltà a farsi accettare in un ambito considerato prettamente maschile.

Penso che le difficoltà siano molto meno rispetto al passato e caleranno ancora. Soprattutto i giovani non nutrono più tanti pregiudizi. Forse anche perché durante il percorso scolastico ed educativo che i ragazzi e le ragazze condividono, le ragazze sono nella maggior parte dei casi più studiose ed impegnate e dunque anche maggiormente preparate e i ragazzi ne sono coscienti. Noto anche che, soprattutto negli ambiti tradizionalmente maschili, le donne sono molto preparate, spesso più dei colleghi maschi.

Quali passi sono auspicabili nella società per permettere alle donne di affermarsi in ogni campo?

Attualmente sempre più incarichi prevedono una quota di genere, la cosa spesso fa discutere, molte persone non vedono di buon occhio che il sesso venga considerato prima delle capacità e competenze del candidato o della candidata. Penso invece che questa sia una misura lungimirante perché permette la partecipazione femminile in molti ambiti finora prettamente maschili, come nei cda di banche, enti pubblici, società, industrie o in politica. In futuro tutto ciò sarà un automatismo e non si potrà più fare a meno dell’arricchimento che le donne sanno portare all’interno dei vari consigli e organi.  
Un ulteriore passo importante è quello di incoraggiare le ragazze ad intraprendere la propria strada, a compiere gli studi a loro più confacenti senza escludere a priori quelli del gruppo STEM ossia le materie scientifiche e tecnologiche se vi sono portate. E’ importante evitare qualsiasi accenno al “dover” fare qualcosa o al “dover rinunciare” a qualcosa perché donne ma al contrario spingerle a farlo proprio perché sono donne per garantire la parità di condizioni competitive tra i generi.

Autrice: Rosanna Pruccoli

I cognomi trentini in Bassa Atesina

Tra il XVIII e il XIX secolo aumentò considerevolmente il fenomeno migratorio  interno al Tirolo asburgico ossia all’odierno Trentino Alto Adige. A partire dal 1860 il governo di Vienna iniziò a occuparsi seriamente dello spostamento dei confini linguistici lungo l’asse dell’Adige tra Merano e Bolzano e, soprattutto, tra Lavis e Salorno e tra Salorno e Bolzano. In linea generale si assistette a un consistente ridimensionamento della tradizionale presenza tedesca nelle vallate trentine e sugli altopiani veronesi e vicentini e a un forte incremento della presenza italiana nell’Unterland.

Scrive l’incaricato governativo Stimpel: “Vadena, fino al 1817 completamente tedesca, è ormai italiana, Bronzolo lo sta per diventare e a Laives i cittadini di lingua italiana hanno superato quelli di lingua tedesca. La stessa cosa accade nel Burgraviato, dove Gargazzone e Postal sono di fatto comuni italiani”. 

Stimpel individua nelle invivibili paludi della Val d’Adige la causa principale di questo fenomeno: infatti sostiene, a torto o a ragione, che “i contadini tedeschi si ritirano nei territori in altura mentre i poveri coloni italiani sono più resistenti alle febbri malariche e si adattano meglio alle avverse condizioni ambientali”. 

Il terreno di scontro diventarono inevitabilmente scuola e chiesa, con Vienna che impose scuole e sacerdoti tedeschi anche nei comuni a maggioranza italiana. Il contrario accadde in Trentino, dove il potente vescovado volle scuole e sacerdoti italiani anche nei comuni a maggioranza tedesca. Scrive a tal proposito l’ufficio giudiziario di Rovereto nel 1835: “Gli abitanti di Folgaria, dei comuni di Trambileno e di Terragnolo sono di origine tedesca e sebbene da molti secoli siano da popolazioni italiane circondati e rinchiusi, pure hanno sempre fra di loro conservato l’uso del nativo idioma, il quale però a giorni nostri si va menomando, che in capo a non molti anni puosi predirne l’intera sua estinzione”.

Se dunque nel Fersental (Val dei Mocheni), in Valsugana e in Val di Cembra l’elemento tedesco andò gradualmente a scemare fino a sparire quasi completamente alla fine del XIX secolo, in altre vallate come in Val di Non o di Fiemme le autorità asburgiche riuscirono a conservare la lingua tedesca in alcune località come Proves, Lauregno, Senale, Trodena e Anterivo. 

A nord di Salorno, dove dal XV secolo si era consolidato l’elemento germanofono, a partire dal XVII secolo iniziò ad aumentare la presenza italiana soprattutto nei comuni di Appiano, Caldaro, Termeno e Cortaccia grazie ai braccianti della Val di Non. Secondo la relazione del funzionario giudiziario di Egna Roeggla, gli immigrati di Bronzolo e Vadena erano originari di Trento e Rovereto, quelli di Pochi di Cembra, della Val di Fiemme gli abitanti di Villa e Egna. Infine i nonesi, tedeschizzati entro la seconda generazione, hanno “invaso” stabilmente i comuni di Caldaro e Termeno, 

Se proviamo a risalire alle origini delle famiglie dell’Unterland attraverso alcuni cognomi molto diffusi, troviamo a Vadena i Mosna di Trento, i Larentis di Garniga, gli Orsi di Rovereto e Besenello. A Termeno gli Enderle provengono da Aldeno, i Dissertori dalla Valsugana. 

A Salorno i Ceolan sono di Grauno, gli Eccli di Grumes, i Faustini di Grumes e Giovo, i Pomarolli di Giovo. 

A Laives i Frasnelli sono originari di Taio in Val di Non, i Tezzele di Folgaria, i Franceschini di Trento, i Forti di Romagnano, i Comperini di Besenello, i Cont di Aldeno e Cimone, i Coser di Garniga, i Simeoni di Grumes, i Tabarelli di Faver, i Dalsass di Cavedago. Il cognome Baldo è diffuso in vari comuni e proviene da Cimone, Villa Lagarina e Alto Garda. Micheletti proviene dalla Valsugana, i Bona sono giunti dal comune di Mori, i Curti da Villa Lagarina. 

Ad Appiano ci sono diversi Giuliani, originari della Val di Non. A Cortaccia il cognome Pomella è giunto da Lomaso / Comano Terme. 

A Cortina i Terzer sono di Mezzocorona, i Giacomozzi di Segonzano, i Pojer di Grumes, i Pedrotti di Pomarolo, i Zanotti di Aldeno e Campodenno. 

A Egna i Girardi provengono da Pergine, i Boscheri da Civezzano. I Vaja sono arrivati da Cavalese. Infine a Caldaro i Morandell e i Cristanelli sono di Fondo, i Florian della Val di Fassa, i Seppi d Ruffrè, i Bernard della Val di Fassa. 

Autore: Reinhard Christanell

“Intimità sociale”: il teatro punto di riferimento vitale della comunità

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Giuliana De Sio, Paolo Fresu, Toni Servillo, Sergio Rubini, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Valerio Binasco, Marco Paolini, Filippo Dini, Pippo Delbono, Stefano Massini e Manuel Agnelli, tra i protagonisti della nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano (TSB).

13 appuntamenti con l’eccellenza del teatro, nati dall’incontro tra testi e artisti/e di altissima caratura: questa la stagione 2024/2025 disegnata dal TSB al Comunale di Bolzano. 

In scena otto produzioni firmate TSB: spettacoli ideati, progettati e allestiti assieme ai principali teatri italiani ed europei che portano in scena testi e spartiti nuovi di artisti di caratura internazionale e riletture di grandi classici, interpretate dalle personalità più carismatiche della scena. 

LE PRODUZIONI

Paolo Fresu è autore e interprete di “Miles!”, un omaggio a Miles Davis, artista mitico per antonomasia, che nasce dalle musiche composte dal fuoriclasse del jazz ed eseguite dal vivo assieme ai musicisti di altissimo profilo. Diretto da Andrea Bernard, bolzanino recentemente insignito del Premio Franco Abbiati, l’omaggio di Fresu a Miles Davis debutterà in prima assoluta al Comunale di Bolzano il 24 ottobre (repliche fino al 27).

Ad aprire la stagione bolzanina dal 2 al 6 ottobre sarà l’anteprima di “Mein Kampf”, il nuovo spettacolo di Stefano Massini, artista legato a doppio filo a Bolzano e al suo Stabile. Tratto dall’omonimo libro di Massini pubblicato in aprile scorso per Einaudi, questo monologo ci consegna la biopsia del testo maledetto, un feroce distillato in cui la religione nazista di rabbia e paura, il culto dell’io e l’esaltazione della massa, ci appaiono in tutta la loro forza di potentissimo déjà-vu. 

Dal 4 al 16 marzo Marco Bernardi torna alla regia con “Risveglio di primavera” di Franz Wedekind, emblema delle condizioni giovanili di ogni tempo, testo che ha ispirato innumerevoli riscritture e film memorabili come L’attimo fuggente di Peter Weir nel 1989. Dal 14 al 17 novembre il TSB porta in scena “Cose che so essere vere” di Andrew Bovel. La commedia, diretta e interpretata da Valerio Binasco affiancato da Giuliana De Sio, racconta con coraggio i meccanismi della famiglia. Un altro spaccato crudele della famiglia e della società è “I parenti terribili”, l’opera teatrale più riuscita di Jean Cocteau. Dal 19 al 22 dicembre Filippo Dini dirige e interpreta questa commedia, confrontandosi con il grande drammaturgo francese.

Prima collaborazione tra TSB e Sergio Rubini, autore, regista e interprete de “Il caso Jekyll”. Dal 9 al 12 gennaio Rubini dà vita a una lettura psicanalitica del celebre romanzo “Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde” con cui Robert Louis Stevenson porta alla luce il doppio che alberga in ognuno di noi. 

Bolzano e il suo Stabile sono parte attiva anche di numerosi progetti teatrali internazionali. Dal 12 al 15 dicembre il TSB ospiterà “Il Risveglio”, nuovo spettacolo di e con Pippo Delbono, il talento più folle e visionario del teatro. 

Al Charles R. Darwin più segreto, scoperto nei taccuini della trasmutazione scritti tra il 1838 e il 1842, è dedicato invece “Darwin, Nevada” il nuovo spettacolo interpretato da Marco Paolini dal 27 febbraio al 2 marzo e scritto assieme a Francesco Niccolini in collaborazione con Telmo Pievani. La regia è affidata allo scozzese Matthew Lenton.

GLI SPETTACOLI IN OSPITALITÀ

Monumentali, inediti e di culto: gli spettacoli che completano il cartellone bolzanino rappresentano gli esempi più luminosi e ambiziosi di allestimenti teatrali che si confrontano con testi contemporanei. Dal 5 all’8 dicembre Toni Servillo accompagna il pubblico nel reading “Tre modi per non morire” di Giuseppe Montesano, un viaggio teatrale attraverso tre momenti culminanti in cui alcuni poeti hanno messo in pratica l’arte di non morire, e ci hanno insegnato a cercare la vita: Baudelaire, Dante e i Greci.  Dal 30 gennaio al 2 febbraio Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale con l’adattamento di “Perfetti Sconosciuti”, suo clamoroso successo cinematografico. Una commedia brillante sull’amicizia, interpretata da Dino Abbrescia, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Anna Ferzetti e Valeria Solarino, nella quale quattro coppie di amici scopriranno di non conoscersi per nulla. 

Dal 9 al 13 aprile giunge nella Stagione del TSB “Lazarus”, l’opera rock di David Bowie, il testamento creativo del musicista che, secondo la rivista Rolling Stone, è stata la più grande rock star di sempre. Un evento speciale, presentato per cinque recite al Comunale di Bolzano, che vede Valter Malosti firmare la regia e la versione italiana del testo e il rocker Manuel Agnelli nei panni del tormentato protagonista di quest’opera, ricca di numerosi brani storici di Bowie e altri scritti appositamente per l’occasione.

Anche quest’anno la stagione in abbonamento si impreziosisce di due appuntamenti con la danza contemporanea internazionale. Dal 28 novembre all’1 dicembre Opus Ballet presenta “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con le coreografie di Davide Bombana, mentre dal 27 al 30 marzo Kidd Pivot, compagnia canadese, punto di riferimento del teatro-danza, firma il suggestivo spettacolo “Assembly Hall”.

ABBONAMENTI

I prezzi degli abbonamenti rimangono invariati rispetto alle passate stagioni e si confermano tra i più vantaggiosi del panorama italiano. 

I turni degli abbonamenti alla Stagione di Bolzano sono quattro. Turno A giovedì h. 20.30; TURNO B venerdì h. 19; TURNO C sabato h. 19; TURNO D domenica h. 16. 

RINNOVI ABBONAMENTI

Fino a sabato 15 giugno è possibile confermare l’abbonamento (turno e posto) della passata stagione. 

NuOVI ABBONAMENTI

Da martedì 18 giugno al 6 ottobre sarà possibile acquistare i nuovi abbonamenti. 

LA BIGLIETTERIA

del Teatro Comunale di Bolzano è aperta da martedì a venerdì dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 15.30 alle 19. 

Infoticket + 39 0471 053800 

Ricordando Giacomo Matteotti, 100 anni dopo

In occasione del centenario dall’assassinio ricordiamo la figura di Giacomo Matteotti. Nel tentativo di togliere la patina che ricopre il ricordo di tutti i grandi martiri, in dialogo con Guido Margheri – presidente ANPI Alto Adige Südtirol – scopriamo il Matteotti politico per i diritti e per la pace. E anche amico di questo territorio che, con il Comune di Bolzano, lo celebrerà nei prossimi mesi. 

Perché Matteotti è ancora importante? 

Perché non solo denunciò la violenza del fascismo e ne fu ucciso, diventando uno dei primi e più noti martiri, ma perché oggi può dire tante cose, soprattutto indagando tra ciò che normalmente di lui si cerca di dimenticare. Ad esempio, che arrivò al discorso del 30 maggio 1924 attraverso un percorso di vita, di impegno politico e civile importante. E che fu uno dei pochi a rendersi conto dei grandi pericoli che stavano correndo l’Italia e l’Europa, insieme alla crisi scoppiata dopo la guerra: quello dell’avvento del fascismo (e dei fascismi). Il delitto Matteotti è politico ed è essenziale affinché il fascismo diventi regime. L’antifascismo nasce in quel momento: prima c’erano vittime e oppositori, dopo è diventato un progetto, una scelta consapevole. Ma Matteotti è molto altro. 

Ad esempio?

Un politico che si impegna in maniera intransigente contro la guerra, anche se in alcune caricature è dipinto come moderato. Poi è uomo di popolo: si batte fortemente per la costruzione delle cooperative, per il riconoscimento delle leghe contadine e dei braccianti come soggetti nelle trattative con gli agrari, e per l’imponibile di manodopera, per il diritto a un lavoro dignitoso sia in termini di fatica, sia in termini di retribuzione. 

Era anche legato all’Alto Adige…

Subito dopo la fine della guerra cercò di dare una risposta positiva al problema di un’autonomia rispettosa dei diritti della popolazione. Ci sono tracce di suoi viaggi e frequentazioni con i socialdemocratici sudtirolesi. In particolare, dopo una visita in cui raccolse le richieste contenute nel programma dei socialdemocratici, pronunciò un discorso in parlamento – molto avanzato e che si è realizzato tanto tempo dopo – che trattava i temi dell’autonomia, l’uso della lingua, le attività economiche, lo sviluppo, il rispetto per le tradizioni. La moglie ricevette lettere di condoglianze molto affettuose da vari esponenti del Deutscher Verband, che lo consideravano un amico. 

E cento anni dopo? 

Rappresenta un patrimonio scomodo per tutti, perché costringe a fare i conti con il passato, ma soprattutto perché costringe a pensare che, anche oggi, vi sono dei pericoli. La memoria deve costruire libertà. E Matteotti ce lo ricorda ogni giorno.

Ana Andros COOLtour

Duo Danz: ridere e far ridere per passione

DUO DANZ è un duo di cabaret composto da Dario Volani e Francesco Sebastiani, formatosi nel 1988 e che, nel 2001 ha dato vita a un’associazione che organizza eventi culturali principalmente a Laives. Ne parliamo con Francesco Sebastiani.

Come vi siete conosciuti?

Da piccoli io e Dario abitavamo vicini, ad un centinaio di metri in linea d’aria. Erano anni bellissimi, in cui si stava a giocare liberi fino a tarda sera. Ci siamo conosciuti lì, in quel gruppone di bambini spensierati e felici. Io e Dario ci siamo subito “capiti al volo” e abbiamo riconosciuto ognuno l’imbecillità dell’altro in men che non si dica. L’ingresso nel coro Schola Cantorum del prof. Sergio Maccagnan è stato per noi il periodo nel quale ci siamo avvicinati molto anche a livello di amicizia e che ci ha dato la possibilità di esibirci in numerose scenette comiche durante le feste o le varie esibizioni del coro.

Come e quando è nata l’idea di formare un duo comico?

L’idea di formare un “duo” tutto nostro è stata del professor Sergio Maccagnan. Gli servivano due idioti che presentassero in maniera ironica il prestigioso concorso “Il microfono d’argento” che era un concorso per dilettanti allo sbaraglio. Quegli idioti eravamo noi, abbiamo dovuto trovarci in fretta un nome ed è così che è nato il “Duo DANZ” (duo perché siamo in due e DANZ perché mezzo Dario e mezzo Franz). Da lì la nostra storia è iniziata ufficialmente. Sono 37 anni che continua ed è stato un viaggio bellissimo.

Cosa avete provato durante la prima esibizione?

Io mi ricordo tantissima agitazione, ma anche una felicità che non posso spiegare. Ogni volta la storia si ripete, ne abbiamo fatte tante, ma ancora oggi prima di ogni esibizione, per me è come se fosse la prima. Mi metto dietro al sipario chiuso e ascolto il rumore del pubblico in sala, mi piace sentire l’odore del palco e adoro quella sensazione di agitazione interna che ho nello stomaco. Dario invece è decisamente più freddo e assorbe meglio la tensione. È per questo che lo stresso con ripetute domande e lo assillo con i vari: “mi raccomando… occhio… ricordati…”. So che non serve a niente, perché fa comunque ciò che vuole, ma a me serve per calmarmi. Successivamente, una volta salito sul palco, dopo la prima risata del pubblico l’agitazione se ne va e io mi sento come se fossi a casa mia, nel mio elemento.

Qual è il vostro processo di preparazione a uno spettacolo?

Siamo l’unico Duo comico al mondo che non ha un processo di preparazione, raramente proviamo in maniera seria e “professionale” a scrivere qualcosa su carta; lo facciamo in maniera molto essenziale e approssimativa. Chi ha recitato con noi ci ha sempre detto che siamo due pazzi incoscienti. Penso che abbiano ragione loro, ma Dario dice che va bene così.

Qual è il vostro sketch preferito?

Devo dire che tutte le nostre scenette ci sono sempre piaciute, proprio perché le abbiamo quasi tutte completamente ideate e inventate noi. Ci siamo sempre divertiti molto nel crearle e a volte ci siamo sbellicati dalle risate fino a star male. Secondo me proprio per questo siamo riusciti a trasmetterle al pubblico, perché piacevano in primis a noi. A me personalmente è sempre piaciuta moltissimo la scenetta della “Sigla” con la quale apriamo spesso gli spettacoli, perché racconta molto di noi… Dario (che è il capo) e io (lo scemo che rovina tutto). Devo dire però che ce ne sono molte altre bellissime che ci hanno dato tanta soddisfazione. 

Qual è lo spettacolo a cui siete più affezionati? 

Forse il punto massimo di soddisfazione è stata la commedia molto divertente “No l’è farina da far ostie” al concorso nazionale “Stefano Fait” dove ci siamo classificati secondi e che abbiamo portato in giro per un bel po’ facendo numerose repliche. Veramente una bellissima esperienza.

Quali sono i vostri programmi per il futuro?

Spero che in futuro si possa dare continuità a questa avventura, sempre insieme a Dario, sempre così spensierati e divertenti, cercando di far dimenticare alle persone che verranno a vederci tutti i problemi che ci sono fuori, almeno per due ore. 

Autore: Martin Bonaccio Redazione COOLtour

Baseball a Bolzano: ne parliamo con Luca Bellinazzi 

Tutto cominciò nel 1955, quando alcuni studenti dell’ITI e dell’ITC guardando un gruppo di americani che giocavano con guanti e palline sul greto del Talvera si incuriosirono e iniziarono a farsi una prima idea di cosa fosse il baseball. Da allora ne è passata di acqua sotto il ponte Talvera…  Ad oggi il Bolzano gioca nel campionato italiano di serie B, con l’obiettivo di entrare in A, oltre a quello di formare i giovani atleti bolzanini per mantenere ciò che è stato conquistato fino ad oggi. Oggi andremo ad intervistare Luca Bellinazzi, capitano della prima squadra del Bolzano, per conoscere meglio il mondo del baseball.

Ciao, raccontaci in breve chi sei… 

Mi chiamo Luca, ho 30 anni e sono nato e cresciuto a Bolzano. Le mie più grandi passioni sono lo sport in generale e l’informatica, settore nel quale lavoro da diversi anni. Mi sono avvicinato al mondo del baseball per la prima volta nel lontano 2004, in maniera del tutto casuale…

Com’è successo?

Come detto, è stato un “incontro” assolutamente casuale. Tutto ebbe inizio durante una di quelle giornate organizzate dalle scuole presso i vari campi lungo le passeggiate del Talvera; alla mia classe toccava fare visita al campo da baseball. Provai da subito un forte interesse verso questo sport molto particolare, e da lì ebbe inizio la mia avventura.

C’è un bel movimento nel baseball a Bolzano?

Il movimento del baseball bolzanino ha sicuramente raggiunto il suo picco negli ultimi dieci anni, conquistando diversi titoli sia a livello giovanile che a livello seniores, tra cui la promozione e la permanenza nella massima serie italiana per diversi anni. Di recente stiamo un po’ soffrendo in termini di numeri di giocatori, ma riusciamo comunque a mantenere un buon livello ed a partecipare a diverse competizioni.

Quali sono le caratteristiche per essere un bravo giocatore di baseball?

Sicuramente il baseball è uno sport molto complesso che richiede molto impegno, sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Per chi non lo sapesse, il baseball è per eccellenza lo sport in cui il fallimento è all’ordine del giorno, per cui bisogna essere in grado di tenere botta e continuare ad impegnarsi con costanza e disciplina per migliorarsi ogni giorno.

Perché consiglieresti ad un ragazzo di iniziare a giocare?

Innanzitutto, consiglio a tutti i giovani di provare diversi sport, in modo da poter mettersi alla prova e capire veramente quale sia la propria passione. Il baseball purtroppo è ancora poco conosciuto, fatta eccezione per alcune regioni in Italia, ma se praticato con dedizione è uno sport che ti porti con te per molto tempo, capace di farti crescere dentro e fuori dal campo.

Che aria c’è tra voi ragazzi?

Tra noi ragazzi c’è un clima estremamente positivo. Quest’anno abbiamo un gruppo molto eterogeneo, costituito da un gruppo di giocatori un po’ più esperti e molti ragazzi giovani che hanno tanta voglia di mettersi alla prova. L’obiettivo principale resta sempre quello di divertirsi insieme e competere per raggiungere un buon risultato.

In cosa può migliorare Bolzano?

Negli ultimi anni stiamo cercando di ricostruire un gruppo vincente, che possa essere in grado di competere in pianta stabile in serie B ed al momento opportuno provare a riportare il Bolzano in serie A. Il focus è soprattutto far crescere i tanti giovani che abbiamo incluso sempre di più in prima squadra. C’è sicuramente ancora molto lavoro da fare, ma la voglia è tanta e c’è ottimismo per il futuro.

Autore: Niccolò Dametto

Osservando le stelle

Presso le scuole medie Filzi di Laives è presente un piccolo osservatorio astronomico, gestito da un pool di allievi e professori della scuola. Non si tratta solo di attività didattiche: si possono osservare pianeti extrasolari ma anche individuare stelle variabili e contribuire a definire la fisionomia degli asteroidi, anche di quelli più lontani. 

I professionisti delle osservazioni astronomiche sono naturalmente gli astronomi che, di norma, possono disporre  di un tot di ore riservate sui grandi telescopi presenti sulla terra o in orbita terrestre. Ma non molti sanno che anche i milioni di appassionati “astrofili” attivi nel mondo, possono di fatto dare un grande contributo in numerosissimi progetti di ricerca. Ebbene: all’interno di questa rete globale ci sono gli astrofili altoatesini e anche un gruppo di allievi delle scuole medie Filzi di Laives, dove si trova da qualche anno un osservatorio di tutti rispetto, coordinato dal prof. G.B. Casalnuovo. Un piccolo pool di insegnanti, alcuni in pensione e altri ancora in attività, si incontrano ogni settimana con i ragazzi per coordinare e proseguire numerose attività, didattiche e anche di ricerca. Qualche esempio? Beh, l’anno scorso dall’osservatorio delle Filzi è stato possibile osservare il passaggio davanti alla propria stella di un pianeta extrasolare. Ma forse uno dei lavori più interessanti recentemente realizzati è stato il contributo dato alla definizione della fisionomia di un asteroide “transnettuniano”, ovvero presente oltre all’orbita di Nettuno, ai confini del sistema solare. Com’è noto tutti gli asteroidi fanno parte della nube primordiale, e la loro conoscenza ci aiuta a capire meglio come e quando si è formato il sistema solare e a prevedere quale potrà essere la sua evoluzione. Per capire meglio come è fatto l’osservatorio delle Filzi e come viene utilizzato assieme ai ragazzi, abbiamo intervistato il prof. G.B. Casalnuovo.

L’INTERVISTA

Com’è nato l’osservatorio delle Filzi di Laives?

Fin da quando ero piccolo coltivo una grande passione per l’astronomia, che mi ha portato col tempo ad installare nel cortiletto di casa, a Bolzano, un telescopio, col quale ho scoperto una trentina di stelle variabili, pubblicate dalla associazione americana AAVSO, successivamente alle scuole Filzi di Laives, la scuola in cui ho insegnato per anni educazione tecnica ho insistito fortemente affinché venisse allestito un piccolo osservatorio. Così quando ad un certo punto si è dovuta coprire con una tettoia la scala d’emergenza che dalla palestra va verso il cortile, è stato possibile individuare un piccolo spazio di 2 metri per 2 e mezzo, in cui è stato posto il telescopio. 

La collocazione riesce ad evitare il problema dell’inquinamento luminoso contro il quale combattono tutti gli astrofili?

Purtroppo l’inquinamento a Laives c’è, però per i lavori che facciamo noi – riguardanti asteroidi, stelle variabili e analisi di spettri – ne risentiamo molto meno rispetto ad esempio alle foto di cielo profondo, dedicate a galassie e nebulose. In ogni caso tutto l’osservatorio è stato “remotizzato” in maniera artigianale.

Vuol dire che può essere gestito a distanza?

Sì, da casa oppure da altre scuole. Le Filzi in Italia sono le uniche scuole medie che dispongono di un piccolo osservatorio remotizzato. 

A gestire l’osservatorio delle Filzi siete in quattro. Tutti insegnanti o ex insegnanti della scuola? 

Sì. C’è Roberto Chinaglia che è in pensione come me, e che fin dall’inizio, assieme a me, si è occupato dell’assemblaggio e della remotizzazione. Poi ci sono gli insegnanti  Samuel Volani, e Vittorio D’Apice, un professore di matematica. 

Che tipo di telescopio avete installato?

Non è professionale, ma si potrebbe definire “più che amatoriale”. Il diametro è di 35 centimetri. Avremmo potuto prenderne uno anche più grande , ma lo spazio dell’osservatorio e’ troppo ristretto e sarebbe stato impossibile manovrarlo. 

Gli astrofili come sono organizzati a livello locale?

C’è un grosso gruppo di lingua tedesca che fa capo all’osservatorio Max Valier di Collepietra. Noi siamo invece consociati con la Uai, l’Unione Astrofili Italiani. 

Sono tanti gli appassionati, anche nella nostra realtà locale?

Ultimamente un po’ meno. L’avvento di internet con la possibilità di reperire le immagini in rete, anche di grande qualità, ha un po’ diminuito le motivazioni, soprattutto nei giovani. 

Sono di meno gli appassionati che scelgono di dotarsi un telescopio personale?

Proprio così. Anche perché va detto, è un po’ una delusione quando guardi con l’oculare del tuo telescopio un oggetto che magari avevi prima visto su una rivista. Per avere immagini così belle devi fare tante foto, trattarle, sommarle con un software e, soprattutto, devi osservare da un luogo senza inquinamento luminoso. In ogni caso, come detto, con un piccolo telescopio si possono fare anche molte altre cose interessanti. 

Con un osservatorio come il vostro si può fare didattica ma, abbiamo visto, anche ricerca. I ragazzi delle medie, però, non sono ancora un po’ “piccoli” per queste cose?

La risposta è una sola: bisogna appassionarli trasmettendo loro la tua, di passione. Ci vuole un entusiasmo contagioso. Certo non si può andare molto a fondo con le formule matematiche. Ma devo dire che lo scorso mese di novembre in occasione della giornata delle scienze che si e’ svolta all’Universita’ di Bolzano, i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro sugli spettri della costellazione della Lira. In remoto abbiamo ripreso gli spettri delle sei stelle principali della costellazione e li abbiamo elaborati.

Cosa sono gli spettri, in astronomia?

Ogni sorgente luminosa può essere scomposta nei suoi colori. Il primo è stato Newton con il suo prisma, noi invece usiamo un reticolo di diffrazione. Nello spettro si rilevano anche delle righe, di assorbimento e/o di emissione, ed in base a come sono disposte queste righe si può anche stabilire caratteristiche importanti della stella osservata. 

Insomma: partite dalla pratica per poi eventualmente arrivare, anche, alla teoria. 

Certo. Con questi sistemi si può addirittura calcolare la temperatura di una stella, e i ragazzi l’hanno fatto. 

Immagino voi possiate contare su una dirigente particolarmente disponibile.

Esatto, la Dott.ssa Emanuela Scicchitano è molto sensibile a questo tipo di iniziative. Nel logo delle Filzi è stato messo un piccolo telescopio, come a significare l’importanza dell’osservatorio per tutta la scuola. 

Dicevamo: voi fate didattica ma anche ricerca. Ed è in questo secondo caso che la cosa si fa particolarmente interessate.

Sì. Ad esempio nella primavera del 2023 abbiamo ripreso un asteroide e abbiamo determinato la sua curva di rotazione. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Minor Planet Bulletin e sono stati menzionati anche i nomi dei ragazzi che hanno collaborato. Erano fieri e felicissimi di esserci. 

Come siete riusciti a fare questa cosa?

Va detto che per compiere delle ricerche volte a determinare le caratteristiche fisiche di un asteroide si possono percorrere diverse strade. Tra esse ci sono l’analisi di immagini riprese da un radar e le riprese con telescopi posti al di fuori dall’orbita terrestre. Ma si tratta di metodi non a portata degli astrofili e – in ogni caso – utilizzabili solo per asteroidi che intersecano l’orbita terrestre e quando sono molto vicini a noi, come ad esempio i pericolosi NEA (Near Earth Asteroids). 

Qual’e’ il sistema che avete utilizzato voi per contribuire alla misurazione delle dimensioni di un asteroide transnettuniano? 

Questo lavoro l’ho realizzato io da solo, utilizzando un metodo che normalmente si applica per l’analisi degli asteroidi nella Main-belt, ovvero la fascia principale di asteroidi che si trova tra Marte e Giove. In quella zona ci sono circa 1 milione e seicento mila asteroidi conosciuti. Il sistema si basa sulle cosiddette occultazioni stellari, ovvero delle eclissi di stelle. Praticamente consiste nel cronometrare il calo di luminosità, totale o parziale, di una stella nel momento in cui l’asteroide passa (prospetticamente) davanti ad essa. Se l’evento viene registrato da molti osservatori, dell’oggetto si può calcolare, oltre al diametro, anche la forma. Ed è quello che abbiamo fatto a partire dall’osservatorio delle  Filzi di Laives, comunicando le esatte coordinate del luogo di osservazione, oltre al tempo di inizio e di fine dell’occultazione, e questo con la maggiore precisione possibile. L’analisi dei dati, inviati da una quarantina di osservatori compreso il nostro e raccolti dall’astrofisica F. Rommel, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Astronomy & Astrophisics. 

Com’è fatto e quanto è grande l’asteroide del quale, con l’aiuto dell’osservatorio di Laives, avete contribuito a definire la… “carta di identità”?  

Ha forma ellissoidale, con un asse maggiore di 824 e asse minore di 700 chilometri. Sulla superficie si sono evidenziate anche delle depressioni, ovvero dei crateri, dalla grandezza piuttosto significativa. 

L’osservatorio delle Filzi è riservato agli studenti della scuola?

No. A richiesta è a disposizione degli studenti delle scuole superiori che volessero produrre tesine di carattere astronomico. Per contatti e notizie sui lavori finora da noi effettuati basta raggiungere questo indirizzo breve urly.it/3a3z0 che rimanda ad una specifica sezione del sito web della scuola. 

Autore: Luca Sticcotti

Notizie utili sulle Elezioni Europee 2024

L’8 e il 9 giugno eleggeremo i Membri del Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. Il Parlamento europeo, che detiene il potere legislativo insieme al Consiglio dell’Unione europea, ha dunque la facoltà di adottare leggi. Esso esercita un controllo democratico su tutte le istituzioni dell’UE e, in particolare, sulla Commissione europea.

Gli europarlamentari vengono eletti con sistema elettorale proporzionale.

In Italia, è possibile esprimere da uno a tre voti di preferenza per lista votata, scrivendo, nelle righe vicino al simbolo della lista, il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti.

Nel caso di due o tre preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, altrimenti l’ultima preferenza viene annullata automaticamente.

PARTICOLARITÀ PER L’ALTO ADIGE

Le liste delle minoranze linguistiche, per superare la soglia di sbarramento del 4%, possono collegarsi alla lista di un partito nazionale: in tal caso la lista della minoranza linguistica somma i propri voti a quelli della lista nazionale e ottiene un seggio qualora un suo candidato ottenga almeno 50.000 preferenze.

Per le liste delle minoranze linguistiche è possibile indicare solo un voto di preferenza.

VADEMECUM

Si vota sabato 8 giugno dalle ore 15 alle ore 23 e domenica 9 giugno dalle ore 7 alle ore 23.

In Italia si ha diritto di voto alle elezioni europee se si è compiuto il diciottesimo anno di età, se si è cittadini italiani o dell’Unione europea con residenza legale in Italia, o cittadini italiani residenti all’estero, e si iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune.

Il voto si esprime tracciando un segno (X) sul contrassegno della lista prescelta candidata nella propria circoscrizione. La provincia di Bolzano fa parte della circoscrizione nord-orientale, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. La scheda elettorale, di cui vi riportiamo in questa pagina il fac simile, è la medesima per tutti i comuni delle 4 regioni facenti parte della circoscrizione.

Per votare al seggio vanno presentate la tessera elettorale e un documento di riconoscimento valido.

Chi non ha la tessera elettorale o necessita di una nuova tessera elettorale deve rivolgersi al Ufficio elettorale del proprio Comune. 

Ricordiamo che ogni voto è importante per sostenere la rappresentazione democratica nelle istituzioni europee ed esprimere la propria opinione su tematiche fondamentali come l’economia, l’energia, i diritti, l’UE nel mondo.

Il Parlamento europeo è composto da 705 deputati eletti nei 27 Stati membri dell’Unione europea allargata. Dal 1979 i deputati sono eletti a suffragio universale diretto per un periodo di cinque anni.

All’Italia spettano 76 parlamentari che vengono suddivisi per ognuna delle 5 circoscrizioni nel modo che segue:

Italia nordoccidentale: 20

Italia nordorientale: 15

Italia centrale: 15

Italia meridionale: 18

Italia insulare: 8