In arrivo l’ennesimo semaforo?

La notizia dell’installazione di un possibile, nuovo semaforo nell’abitato di San Giacomo – in aggiunta a quelli spuntati come funghi dopo i lavori della nuova piazza e del nuovo complesso residenziale Amonn – ha infiammato la discussione tra i residenti, tanto tra le strade e nei bar quanto sui social network. La questione emersa, in breve, è questa: perchè non un nuovo semaforo all’incrocio tra la statale e la Via Maso Hilber, dove in orario di ingresso a scuola si formano delle code per chi è in uscita dalla via Hilber per immettersi sulla statale?

Si tratta sicuramente una situazione temporanea, aggravata dall’apertura del nuovo cantiere edile nelle campagne oltre la scuola dell’infanzia in lingua italiana ma – di fatto – è un problema che si risolve spontaneamente nel giro di un quarto d’ora o poco più. In paese ci si chiede quindi se un ennesimo semaforo sia davvero necessario a risolvere una situazione in cui, probabilmente, sarebbe sufficiente la presenza di un vigile urbano a regolare quel quarto d’ora bollente. 

Il dibattito al bar giardino

La discussione tiene banco anche tra i tavolini del Bar Giardino, dove a ritrovarsi quotidianamente a  parlare anche della vita di paese sono persone come le signore Luciana, Irma e Andreina che, a una sola voce, si dichiarano contrariate all’idea di un ulteriore incrocio semaforico, dopo che la popolazione ha atteso – finora inutilmente – una programmazione più funzionale del semaforo posto a regolazione del traffico tra la statale sulla nuova piazza e quello in entrata e uscita dalla via di accesso ai nuovi condomini Amonn. 

“Era stato dichiarato che i nuovi semafori avrebbero dovuto far respirare il paese, scoraggiando il transito per San Giacomo di chi arriva da più a sud e prosegue in direzione Bolzano – ci dicono – e invece la situazione a noi sembra peggiorata. Anche perché i semafori non ci sembrano ben sincronizzati, per esempio nella zona tra il cimitero e il bar Campo, dove i semafori sono a brevissima distanza, appena scatta il verde quello subito successivo è rosso”. 

La conseguenza di questo tira-e-molla tra il verde e il rosso di semafori così ravvicinati è proprio una coda di macchine che si muove a fisarmonica tra uno stop e l’altro, producendo quindi in sostanza fumi di scarico in abbondanza. L’impressione poi, è che la coda tra la via Maso Hilber e la statale nell’ora di punta sia esasperata dall’arretramento del semaforo precedentemente situato dopo il Residence “Alpenrose” e che oggi, invece, si trova immediatamente prima della curva. 

Poiché il rosso scatta di frequente, le macchine provenienti da sud formano in quel punto un vero e proprio “tappo”, che spesso impedisce a chi è in uscita dalla via Hilber di immettersi con fluidità nel traffico diretto a nord.

La discussione anche sui social

Il dibattito è piuttosto infiammato anche sui social dove, come spesso accade, è l’ironia a farla da padrona. 

È così che sui vari gruppi Facebook dedicati a San Giacomo e Laives, ci si chiede se San Giacomo arriverà ad avere più semafori che abitanti e c’è chi propone una rotonda possibilmente corredata di semaforo, fino all’iperbole della proposta di un passaggio a livello e un ponte levatoio. 

Tra una battuta e l’altra però, sembra che nessuno o quasi tra i residenti abbia accolto di buon grado la proposta, lamentando ripetutamente un flusso di traffico che appare notevolmente peggiorato dalla nuova regolazione semaforica. Bisogna ricordare che, se anche una buona parte di non residenti si sposta in galleria – la popolazione del paese è cresciuta parecchio con il nuovo complesso residenziale. 

C’è chi prova a proporre soluzioni più pratiche, come il coinvolgimento dei comitati di paese per discutere su più proposte. Molti sottolineano, sempre sui social, come invece sarebbe più saggio porre nuovamente in funzione il semaforo che regola l’incrocio con la Via Thaler, spento da diverso tempo, e di come la mancata regolazione di tale intersezione crei situazioni di pericolo ben maggiori dell’incrocio successivo, quello – appunto – oggetto del dibattito. 

L’assessore spiega la situazione

Dall’amministrazione comunale però, pare arrivare una risposta rassicurante: con un ulteriore intervento, proprio in risposta alla diatriba scoppiata come una bomba, l’assessore alla mobilità Paolo Zenorini calma le acque. Non solo non vi è alcuna intenzione di installare un nuovo semaforo, ma si sta lavorando concretamente anche a un miglioramento dell’attuale – soffertissima – situazione degli incroci semaforici.

Nello specifico, il Comune sta lavorando insieme alla Provincia non solo per dotare i semafori esistenti di impianti di sicurezza per i non vedenti, attualmente non presenti, ma sopratutto per rendere la rete semaforica della frazione “intelligente”, sulla falsariga di impianti già esistenti sul territorio del comune di Bolzano. 

Nello specifico, si tratterà di creare una cosiddetta onda che vada a integrare tutti i semafori compresi nel territorio di San Giacomo di competenza del comune di Laives e quelli bolzanini di Via Maso della Pieve. Questa operazione dovrebbe agevolare il flusso in transito nella frazione, soprattutto in vista dei lavori di ampliamento di Via Einstein, per i quali è uscito il bando alla fine del 2024, e che prevede la creazione di un sottopasso al posto dell’attuale incrocio semaforico verso la via Galvani, con conseguenze importanti sulla viabilità, poiché i lavori prevederanno in alcuni periodi anche il senso unico di marcia e la chiusura della galleria della variante.

Scongiurato quindi, a quanto pare, il rischio di un nuovo semaforo, resta da chiarire la tempistica per i miglioramenti annunciati, dal momento che i tempi previsti per i lavori di ampliamento di via Einstein, con un bando appena pubblicato, non sono sicuramente dietro l’angolo. 

Vi è soddisfazione quindi, per il fatto che l’amministrazione pare non ignorare il problema della gestione del traffico a San Giacomo, ma la speranza naturalmente è quella di non dover attendere tempi immemori per vedere dei miglioramenti nell’attuale regolazione semaforica dove, anche solo per passare a piedi da una parte all’altra della strada in sicurezza, vien quasi voglia di addormentarsi dalla noia.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Bullismo: parliamone all’Oratorio Santiago

All’Oratorio Santiago è stato dato il via ad un progetto suddiviso in più incontri per riuscire finalmente a dire stop e imparare a difendersi da un fenomeno sempre più preoccupante: il bullismo. 

Bullismo e cyberbullismo: due parole che sono sempre più prepotentemente presenti nel nostro vocabolario. Non passa giorno in cui i media non narrino qualche episodio con protagonisti giovani e giovanissimi e sempre di più sono i fatti denunciati all’interno degli istituti scolastici, dove l’età di bulli e vittime è sempre più bassa. 

Per questo non sono mai abbastanza gli interventi dedicati al tema: così, venerdì 31 gennaio si svolgerà presso l’Oratorio Santiago di San Giacomo il primo di una serie di incontri dedicati a approfondire il tema, per imparare a riconoscere il fenomeno e difendersi. 

Questo primo incontro sarà rivolto ai bambini a partire dai 6 anni di età (fascia scuola elementare). Gli esperti dell’Ufficio Minori della Questura di Bolzano incontreranno i bambini e – con un linguaggio adatto a loro – daranno preziosi input per sensibilizzare, informare e soprattutto prevenire fatti così gravi. 

Ma poiché a essere vittime sono non solo bambini e ragazzi ma anche adulti e anziani, seguiranno incontri anche per le altre fasce d’età. Un progetto importante su un problema sempre più serio nella nostra società. 

Questo primo incontro dedicato ai bambini è aperto a tutti gli associati dell’Oratorio e si terrà nel teatro alle ore 16.30. Nel corso della stessa giornata sarà possibile rinnovare il tesseramento all’Oratorio. Per informazioni sugli appuntamenti dedicati al tema bullismo e il tesseramento per divenire soci è possibile consultare il sito www.oratoriosantiago.it

Autrice: Raffaella Trimarchi

Sara Sgarbossa, stella emergente della lirica

Si dice spesso che le grandi passioni nascono per caso, da un’occasione colta al volo, se non più semplicemente da un consiglio ascoltato con curiosità. È così che Sara Sgarbossa – giovanissima cantante residente a Vadena e la cui voce è ancora in piena maturazione – ha scoperto il fascino della lirica.

Quella del concorso di Innsbruck è stata una sfida, affrontata quasi per gioco, che però le ha regalato un prestigioso secondo posto e, soprattutto, la consapevolezza di un talento da coltivare con dedizione. Ad oggi Sara sembra essere una promessa del canto lirico: un potenziale astro nascente che sta trovando la propria strada tra esibizioni emozionanti e sacrifici quotidiani, in un intreccio di studio, ambizione e sogni. Tra palcoscenici inattesi e l’ispirazione offerta da grandi nomi del passato, Sara Sgarbossa pian piano potrà imparare a brillare di luce propria, custodendo nel cuore un futuro che si spera potrà essere ricco di successi.

Sara Sgarbossa, ci potrebbe raccontare l’esperienza vissuta ad Innsbruck? 

Prima di quel momento non sapevo nemmeno che esistesse quel concorso, è stata la mia maestra di canto a chiedermi di partecipare. All’inizio non ero interessata a quel campo della musica, ma ci ho provato comunque, e ho visto che mi piaceva… ed è anche andata bene! Nella giuria che mi ha valutata c’erano diverse persone importanti, docenti e professionisti del settore.

Come si è preparata, e cosa ha provato quando ha capito di essere arrivata seconda? 

Frequento il liceo linguistico a indirizzo musicale “Walther von der Vogelweide” di Bolzano, quindi la preparazione si è svolta a scuola. Mi sono preparata nelle ore di scuola con la mia insegnante e scoprire il risultato del mio studio è stata una soddisfazione.

Più tardi sono arrivati altri inviti per andare a cantare: che emozioni le hanno scatenato e cosa hanno significato per lei? 

Dopo il concorso ho sostenuto l’esame di ammissione al Conservatorio di Bolzano. Poi mi sono esibita nella chiesa di Salorno, e con la scuola ho partecipato al concerto di Natale nella chiesa di Gries. È stato qualcosa di molto bello, perché nonostante non abbia frequentato nemmeno un anno di Conservatorio sono stata scelta per poter cantare come solista con un’intera orchestra: una magnifica esperienza!

Come trova invece l’esperienza al Conservatorio? 

Mi piace molto. Nel frattempo sto anche finendo le superiori, quest’anno ho la maturità, e quindi sono sempre di fretta e con mille impegni da portare a termine. Ma il Conservatorio mi viene incontro in modo da potermi concentrare sulla musica senza perdere di vista l’istruzione.

Ci sono già dei progetti, degli obiettivi o delle aspettative future? 

Per il momento superare l’esame di maturità, poi continuare a studiare canto a Bolzano.

C’è stato un momento particolare in cui ha capito che voleva dedicarsi alla lirica? 

Subito dopo il concorso: ho sempre cantato ma mai il repertorio classico. Ho iniziato quasi due anni fa e non avrei mai pensato di continuare su questa strada. Prima suonavo in una band, avevo in repertorio più moderno, ma quello che faccio adesso mi piace e vedo che piace molto anche agli altri.

C’è un artista o una figura del mondo lirico a cui si ispira? 

Quando ascolto lirica cerco di ampliare il repertorio sentendo ed ispirandomi un po’ a tutti. Ma se devo imparare un pezzo nuovo mi ispiro a Jessy Norman, una grande voce lirica statunitense della seconda metà del ‘900.

Autore: Daniele Bebber

La “rinascita” di Tamara Lunger

Poter toccare il cielo dalla cima (o quasi) del K2 non è cosa per tutti. Davvero in pochi sarebbero inoltre in grado di trovare la forza di spirito e la volontà d’animo per continuare ad inseguire una passione dopo un fatto tragico. Lei è fra quei pochi, perché “lei” è Tamara Lunger, un’atleta che non ha certo bisogno di presentazioni.

L’auditorium Alma Bertotti di Egna era affollato, quando Tamara Lunger, ospite della sezione locale del Cai si è aperta al pubblico raccontando la sua vita, le sue imprese e le sue aspirazioni. “Di solito proponiamo due serate all’anno a tema montagna, e negli ultimi sette anni sono state una trentina le personalità che sono intervenute – spiega il presidente del Cai Luca Dondero, aggiungendo che si tratta d “ospiti preziosi perché hanno contribuito a divulgare la cultura e dell’alpinismo”. 

E davanti ad un pubblico attento, Tamara Lunger si è concentrata sul racconto delle sue due ultime grandi imprese, ma soprattutto sull’ultima l’ascesa al K2, una spedizione cominciata con tanto entusiasmo e finita in tragedia, con cinque alpinisti morti. 

Tamara, perché ha scelto di raccontare proprio quell’episodio? 

Perché da lì in avanti ho cambiato vita. Ho passato un anno chiusa in casa nella mia tristezza. Poi ho deciso di fare un passo avanti e prendere in mano la mia vita cercando di capire meglio la mia attuale personalità e scegliendo un altro rapporto con la montagna. Mi sono trovata costretta a farlo e questo mi ha salvato la vita. 

Come sta andando? 

Ci sto riuscendo piano piano; è un percorso lungo, perché finora ho vissuto in simbiosi con lo sport e la montagna, fattori che adesso non vedo più nello stesso modo di prima. Ho dovuto mollare ed è stato difficilissimo da accettare. Adesso sono diventata allenatrice di rigenerazione, ho ritrovato un equilibrio ed ho lavorato molto su di me.

Da dove arriva questa sua passione per la montagna? 

Fin da bambina ero sempre in giro con il mio papà, che partecipava a gare di mountain bike. È stato lì che ho capito che sarei diventata un’atleta professionista, anche se non sapevo ancora in quale specialità. Ero appassionata di atletica leggera, ma ho fatto tanti sport. Scalavo, ma lo sci alpinismo è stato il primo amore e mi ha permesso di fare le gare, entrando anche in nazionale. 

Questo fino all’incidente sul K2… Se potesse, tornerebbe indietro? Farebbe un’altra vita? 

Mai: sceglierei sempre lo sport! La montagna per me è la maestra più grande dopo la mia famiglia: una maestra silenziosa ma molto forte.

Che cosa porta dentro di sé dopo la serata pubblica ad Egna?

Erano anni che non facevo più nulla in Alto Adige, e ne sono uscita soddisfatta. È stato bello il feedback che ho ricevuto dal pubblico, mi piace pensare che io possa ispirare qualcuno, e vorrei davvero andare avanti a lavorare sul discorso motivazionale.

Vuole lanciare un messaggio motivazionale ai nostri lettori? 

Certo, e non solo a chi sceglie di andare in montagna: restiamo umani. La tecnologia ci aiuta, ma allo stesso tempo può essere anche una trappola. Noi tutti siamo speciali e unici: teniamo d’occhio le emozioni, usiamo le nostre intuizioni per decidere, e non facciamoci comandare da un computer. E poi: non seguiamo la massa: prendiamoci tempo e spazio per seguire e capire meglio noi stessi.

Autore: Daniele Bebber

Un anno di notizie, giorno per giorno

Con l’aiuto del direttore del quotidiano Alto Adige ripercorriamo insieme i fatti più importanti del 2024, gettando uno sguardo anche sulle più importanti aspettative per l’anno nuovo che si avvicina.


Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con la retrospettiva che vi proponiamo ripercorrendo i fatti più importanti di questo 2024. Come sapete i periodici QuiMedia non si occupano direttamente di politica nonché di cronaca nera e giudiziaria, ma tali fatti riaffiorano per forza di cose assieme alle altre notizie salienti quando nel corso del mese di dicembre ci sediamo a un tavolo assieme a un collega giornalista per tracciare una sorta di bilancio dell’anno che si sta per chiudere. Quest’anno abbiamo deciso di farci accompagnare da Mirco Marchiodi, il nuovo direttore del quotidiano Alto Adige subentrato ad Alberto Faustini nello scorso mese di maggio. Con lui abbiamo cercato di identificare i momenti più significativi di questo 2024, quelli che a nostro avviso sono riusciti in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, a lasciare il segno.

L’INTERVISTA

Iniziamo dalla stretta attualità. Lo scandalo Benko-Hager sta davvero  scuotendo questi ultimi giorni del 2024…

Sì, rischia di essere il fatto dell’anno, anche se nel 2024 di cose ne sono successe tante, in realtà. Ad esempio l’accordo di governo in provincia tra SVP e Fratelli d’Italia è stato un passaggio davvero epocale per l’Alto Adige. La scoperta del ”sistema” Hager è altrettanto epocale perché rischia di avere conseguenze enormi, ma in realtà di scandali nel nostro territorio ne abbiamo già avuti, ad esempio con SEL e prima con Tangentopoli, quindi la cosa è meno inedita. A livello internazionale la rielezione di Trump è un altro fatto importante che finirà per avere conseguenze ovunque, anche in Alto Adige. Lo stesso vale per la crisi che si è profilata in Europa. Ci sono state le elezioni europee, ma a pesare di più sono le crisi politiche in Francia, Germania e Austria, tutti paesi vicini a noi. Le loro crisi indeboliscono di molto il continente in cui viviamo e quindi anche noi. Rispetto agli Stati Uniti di Trump, la Cina e la Russia, rischiamo anche noi di essere l’anello debole in quanto parte dell’Italia e dell’Europa. Basti guardare la crisi dell’auto in Germania e l’effetto a catena che si sta producendo in questo periodo in Italia e anche da noi. In Alto Adige abbiamo un indotto legato all’automotive che impiega tra i 10 e i 15 mila addetti e ci sono aziende importanti che rischiano di andare in crisi per mancanza di commesse, con la conseguenti cassa integrazione e licenziamenti. Significa perdita di ricchezza per il territorio; attualmente abbiamo un bilancio record della provincia di 8 miliardi ma se l’economia inizia ad andare male, le risorse pubbliche per forza di cose sono destinate a diminuire.  

In Alto Adige però il turismo tira ancora tantissimo, lo abbiamo visto anche in questi ultimi giorni con gli arrivi in massa per i mercatini di Natale.

Premetto che il turismo come tutti gli altri settori economici naturalmente è fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. Ma va ricordato che il turismo conta solo per un 10-12 % del prodotto interno lordo altoatesino. Insomma: è una parte importante ma non è in nessun modo maggioritaria. Le industrie e il manifatturiero, con le tante ditte artigiane che spesso hanno sede nella tanto bistrattata zona di Bolzano Sud, contano da soli per un 25%. Poi c’è il commercio con il suo 10-12 %, e così via… La nostra fortuna, in Alto Adige, è di avere un’economia equilibrata che non dipende da un unico settore e questo anche in passato è stato un grande vantaggio. Lo si vede anche dai numeri dell’occupazione. 

Questo è un altro tema delicato, noi soffriamo sempre di più del problema opposto rispetto a quello della disoccupazione. 

La piena occupazione naturalmente è un bene, ma c’è l’altra faccia della medaglia. Come quotidiano ce ne siamo occupati tanto quest’anno. Mancano occupati in tutti i settori e a tutti i livelli. Fino a poco tempo fa mancava solo la manodopera qualificata, ma ora manca tutto, persino nel turismo, nelle pulizie e naturalmente nei nostri ospedali. E con il cambiamento demografico nei prossimi anni sarà sempre peggio. 

Ci vorrebbe un approccio politico ad hoc, per riuscire ad affrontare questo grande problema e trovare delle soluzioni per risolverlo. 

C’è un numero che dice tutto. Negli anni ’50 e ’60 le nuove nascite in Alto Adige raggiungevano quota 8.000 ogni anno, mentre ora siamo a meno di 5.000. Gli 8.000 degli anni ’50 e ’60 ora stanno per andare in pensione e al loro posto subentrano i 5.000 che però sono pochi. Quindi nel giro di 10 anni ci mancheranno 25/30mila persone nel mercato del lavoro. Ci vuole un approccio nuovo, potremmo portarli da fuori ma…

Appunto: portare qui lavoratori da fuori deve essere sostenibile sotto diversi punti di vista, primi fra tutti i salari, il costo della vita e i prezzi degli alloggi. Per non parlare del consenso politico per alcuni partiti che si oppongono all’immigrazione.

Esatto. Ci sono diversi piani sui quali occorre lavorare. Una cosa è certa: abbiamo bisogno fin da subito di forza lavoro che venga da fuori, a prescindere dalla sua provenienza. E la politica non riuscirà a bloccare questo meccanismo. Ci sono degli aspetti sociali da affrontare, questo è certo. E l’integrazione che necessita e necessiterà in futuro non è solo linguistica, ma appunto anche sociale. è un compito che spetta a tutta la società, non solo alla politica. Poi c’è la questione abitativa, che è davvero un grosso problema.

Lì siamo arrivati ad una saturazione completa, in particolare a Bolzano. E le difficoltà non riguardano solo i lavoratori qualificati che vengono da fuori e le loro famiglie, ma anche i giovani altoatesini che lavorano qui e vogliono rendersi indipendenti, magari costruendosi una famiglia. E sappiamo quanto questo è importante per il futuro di tutti noi. 

La situazione è insostenibile e come abbiamo visto sul nostro giornale ormai tutti segnalano questa cosa. Lo dice l’università, lo dicono le imprese, lo dicono i sindacati, lo dicono le associazioni di volontariato, lo dice la stessa politica. Sul fatto che i costi degli alloggi siano diventati insostenibili siamo tutti d’accordo. Adesso però bisogna trovare un modo per uscirne. Ci vuole un approccio nuovo. Ci vogliono nuovi terreni ma anche un modo diverso di costruire che tenga in considerazione il fatto che le esigenze delle famiglie sono diverse oggi rispetto a quelle dei decenni scorsi. 

Parliamo di overtourism, fino a qualche anno fa non sapevamo neanche cosa volesse dire… 

Il fenomeno è stato massiccio anche in passato, ma la cosa nuova di quest’anno è la percezione negativa della popolazione locale verso il turismo. In determinate zone della provincia siamo arrivati oggettivamente a dei livelli difficilmente sostenibili. I numeri di per sé sono impressionanti. Se noi pensiamo ai più di 36 milioni di pernottamenti all’anno, questo vuol dire che noi ospitiamo ogni giorno in Alto Adige come media 100.000 turisti. è lo stesso numero degli abitanti di Bolzano. 

Anche qui: uno può fare i calcoli e dire che in realtà abbiamo tantissimi alberghi per ospitarli, ma questo ad esempio non vale per il capoluogo dove i turisti sempre di più occupano gli alloggi che appunto vengono a mancare nel mercato per i residenti.

Proprio così.

Poi c’è il tema della nuova povertà. Oggi ci sono tantissime persone, nella nostra provincia benestante, che in realtà pur lavorando fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. C’è uno squilibrio sempre maggiore?

Le diseguaglianze in Alto Adige non sono così marcate come in altri territori, però si registra un aumento delle persone che fanno fatica. Spesso il problema è causato dal caro casa che si riflette sui mille ambiti della nostra vita, perché ad avere prezzi esorbitanti non sono solo gli alloggi ma anche i luoghi dove hanno sede le imprese, anche quelle più piccole come i bar che poi appunto aumentano il prezzo del caffè, ad esempio.

La sanità in Alto Adige continua ad avere una serie di problemi. Molte speranze erano state riposte nel nuovo assessore provinciale competente, per una volta almeno davvero competente in materia. Ma la strada da percorrere sembra ancora lunga.

Qualche segnale di buona volontà c’è stato, ma come per tutte le cose cambiare è difficile. Il nuovo assessore Messner è arrivato con tante idee ma si sta scontrando con la difficoltà di ottimizzare un sistema che ha una lunga storia. La buona volontà c’è ma in concreto facciamo molta fatica a vedere oggettivi miglioramenti.

Ci sono poi i temi della sicurezza, percepita e reale, e dell’ordine pubblico. Ma anche della sicurezza sul lavoro.   

Dalle lettere che arrivano al giornale vedo che il tema della sicurezza tocca davvero molte persone. La situazione è diversa tra i grandi centri, come Bolzano e Merano, e il resto della provincia. Nelle città i cittadini hanno percepito un aumento della microcriminalità, ma andando a vedere i dati non è vero che l’Alto Adige si sta trasformando nel Bronx. Le forze dell’ordine in ogni caso quest’anno hanno fatto sentire molto di più la loro presenza nel territorio, anche per favorire la collaborazione da parte dei cittadini e farli sentire ascoltati. 
Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro il grave incidente di giugno all’Aluminium di Bolzano è stato uno degli avvenimenti più tragici in questo senso. Bisogna fare di tutto perché questi incidenti non si verifichino, investendo su formazione e sicurezza. L’attenzione è alta ma non è mai abbastanza, così come non è mai abbastanza anche la prudenza che prestiamo sulle strade. 

Nei mesi scorsi si è parlato anche del modello scolastico, che ha un po’ scricchiolato sulla scia della proposta di creare una classe composta da soli bambini con una non sufficiente padronanza della lingua tedesca in una scuola elementare del capoluogo. Sono stati segnali nuovi nell’ottica che bisogna cominciare a pensare di mettere mano al nostro sistema scolastico?

La società sta cambiando e quindi ha esigenze diverse. Tanti ambiti sono ancora legati al passato e la scuola è da sempre uno di quelli che si toccano di meno, quindi facciamo fatica ad adeguarci ai cambiamenti che obiettivamente noi non potremo fermare. Le nostre scuole saranno sempre più “colorate” e si tratta di uno sviluppo inevitabile che senz’altro non potremo fermare erigendo muri, anche perché i cambiamenti poi i muri li abbattono, come sappiamo bene. La cosa positiva del tentativo di forzatura è che è partita una discussione in merito.

Poi ci sono state le elezioni comunali a Laives…

Le elezioni lì sono state un segnale di rottura rispetto al passato, su due fronti in particolare. Innanzitutto la comunità di lingua italiana ha perso il sindaco e questo è stato causa delle divisioni nel gruppo italiano. C’è stata una frammentazione incredibile sia nel centrodestra che nel centrosinistra italiani e questo ha portato all’elezione di un sindaco dell’SVP, anche se sappiamo che la comunità di lingua tedesca di Laives è assolutamente di minoranza rispetto a quella italiana. Non penso che la stessa cosa possa accadere anche a Bolzano, perché i rapporti di forza tra i gruppi sono abbastanza definiti. A Merano invece la composizione linguistica è molto più equilibrata e il prossimo anno potrà succedere di tutto. A Laives di fatto si è replicata a livello comunale l’alleanza tra SVP e Fratelli d’Italia varata l’anno scorso in Provincia. è un’alleanza che si sta muovendo anche ai massimi livelli, basti vedere i rapporti tra il presidente Kompatscher e la premier Meloni sulla riforma dello statuto di autonomia. 

C’è poi la natura che bussa, con i cambiamenti climatici. E poi nel 2024 si è parlato molto ancora del tema della gestione dei grandi carnivori.

Ne abbiamo scritto molto: gli eventi atmosferici sono sempre più violenti anche da noi. Si tratta di un tema che non scalda molto i lettori, però bisogna farci i conti, a tutti i livelli e in tutte le stagioni. In futuro ci saranno ulteriori cambiamenti, non solo climatici ma anche economici e sociali. Il tema dei grandi carnivori ha invece toccato più il Trentino, con tre orsi abbattuti. Da noi gli orsi quest’anno sono stati meno presenti ma è invece molto presente la tematica del lupo, che stanno cercando di affrontare a livello europeo. 

La città di Bolzano dal canto suo resta ferma anche se ci sono tanti lavori in corso. La viabilità resta incastrata, per non parlare delle grandi opere ferme al palo e l’espansione edilizia quasi impossibile…

Anche su queste cose se n’è discusso molto, ma si è risolto molto poco. Bisogna anche considerare che i bolzanini hanno la lamentela facile. Quando anche solo piccole cose vengono decise, poi fioccano subito le lettere contrarie che arrivano al nostro giornale. Non si accontenta mai nessuno: basti pensare a quello che avviene per le nuove ciclabili o per il Park Vittoria. Resta il fatto che non è giusto che il capoluogo abbia gli attuali problemi di alloggi, viabilità e infrastrutture. E le elezioni alle porte non aiutano: l’amministrazione resterà bloccata nei prossimi mesi e tutti saranno concentrati sulla campagna elettorale. 

Poi c’è lo sport. Sopra tutti calcio, hockey e… Sinner.  

Sinner è stata forse la notizia dell’anno, o per lo meno una delle più importanti. Questo ragazzo di poco più di 20 anni quasi ogni giorno ci ha dato da scrivere, e mai per notizie di poco conto. Ci sono stati record su record. Siamo partiti dalla fine del 2023 con la prima vittoria in coppa Davis, ma poi non si è più fermato ed è diventato il numero uno. La provincia di Bolzano ha avuto tanti sportivi al primo posto del mondo, ma mai in uno sport di primo livello mondiale come il tennis. Sinner è comunque rimasto un ragazzo molto semplice nel senso buono del termine. 

Possiamo dire che Sinner sia diventato uno dei simboli mondiali del fair play?

Assolutamente sì. C’è stato anche il caso doping, che non è chiuso,  e anche lì Sinner si è dimostrato molto maturo e trasparente. Per il calcio abbiamo vissuto le montagne russe e quelle attuali sono le settimane più difficili per la salvezza in serie B. Va detto che nessuno ad inizio stagione si sarebbe aspettato queste difficoltà. Nell’hockey quella dei Foxes invece è una situazione opposta: anche in questa stagione la nostra squadra di hockey si sta dimostrando in grado di poter lottare per i primissimi posti. 

Com’è stato fare un quotidiano in questi mesi? Quali le principali motivazioni, ma anche gioie e dolori?

Prima di rispondere voglio ricordare i fatti di cronaca nera più importanti di questo 2024. Entrambi hanno toccato la val Pusteria, tra l’altro in simultanea. Sto parlando del doppio omicidio di San Candido e il giallo della motosega a Terento. Hanno toccato molto i lettori, non solo quelli della Pusteria. 
La quotidianità che viviamo in Alto Adige, che va dai trionfi di Sinner agli scandali politici degli ultimi giorni, ti fa svegliare la mattina pensando che ci sarà senz’altro qualcosa da raccontare ai lettori. Questo va fatto nel modo migliore e più corretto possibile ed è davvero una sfida per noi come giornale. L’altra faccia della medaglia è che questa quotidianità non ti abbandona mai e non ti dà modo di respirare: mandato in stampa un giornale bisogna infatti subito pensare al giorno dopo. La nostra fortuna è quella di vivere, nonostante tutte le difficoltà, in un territorio che sta ancora meglio rispetto a molti altri intorni a noi. Questa è una cosa a cui tengo molto: fanno sempre più notizia i fatti negativi ma – senza nascondere i problemi, le difficoltà e il malaffare che in qualche caso affiorano – bisogna anche raccontare l’Alto Adige che funziona. 

Ogni giorno per noi si ripresenta anche la sfida di rilanciare il nostro ruolo di giornalisti, offrendo un’informazione di qualità che sappia imporsi rispetto alle voci, alle approssimazioni e – soprattutto alle fake news. D’altronde è anche compito dei cittadini scegliere di informarsi come si deve, privilegiando l’autorevolezza, laddove questa venga identificata.

Sono perfettamente d’accordo. Colgo l’occasione per ricordare che il quotidiano Alto Adige il 24 maggio del 2025 compirà 80 anni. Con il suo impegno di qualità e affidabilità l’Alto Adige accompagna gli altoatesini fin dal 1945 e questa storia già di per sé è segno di autorevolezza.

Autore: Luca Sticcotti

La Croce rossa di Laives entra negli Anta

Sono trascorsi quarant’anni da quel giorno in cui anche a Laives si decise di aprire una sezione della Croce rossa; e per celebrare l’evento c’è stata una grande festa al Centro Don Bosco di Laives.

Correva l’anno 1984: da tempo ci si era resi conto che l’attesa delle ambulanze in arrivo da Bolzano per la zona di Laives e della Bassa Atesina era troppo, impedendo spesso la necessaria tempestività. In quell’anno arrivava a Laives la prima postazione di soccorso della Croce Rossa, che ebbe inizialmente sede in una roulotte e con una sola ambulanza attiva, per poi trasferirsi in una tenda di soccorso nelle vicinanze del Centro Don Bosco; ed è stato proprio il Centro Don Bosco, anch’esso rinnovato negli anni, ad ospitare una grande festa per onorare questi primi 40 anni al servizio dei cittadini. Grande la partecipazione, e oltre alle autorità civili locali c’erano anche quelle militari (con la responsabile dei volontari di Laives Sandra Clemente a fare gli onori di casa) e tanti volontari: era presente anche un nutrito gruppo di “ex” che, nel corso di questi decenni, ha reso il loro prezioso servizio alla Cri. Un ruolo che è doveroso sottolineare – a ridosso proprio della Giornata del Volontariato istituita il 5 dicembre – perché, accanto al professionismo dei lavoratori della Croce Rossa, sono ogni giorno le decine di volontari della Cri che permettono di garantire i tanti servizi che vengono messi in campo a favore della cittadinanza. Ricordiamo infatti che, accanto all’attività di soccorso, sono molti altri gli ambiti in cui opera la Croce Rossa, dalla distribuzione di viveri al trasporto degli infermi, solo per citarne un paio. Oggi, la sezione conta una quarantina di volontari, diversi giovani, che hanno avuto un ruolo prezioso per esempio durante il periodo Covid, anche se è sempre più difficile coinvolgere le persone nel volontariato. Per questo sarà fondamentale nel prossimo futuro un impegno costante per riavvicinare soprattutto i giovani a realtà così importanti per le comunità e per le quali l’apporto del volontariato è vitale.

E al futuro la sezione laivesotta della Croce Rossa guarda con ottimismo, anche alla luce del trasferimento nella nuova sede in fase di costruzione, all’interno di quella che diventerà la Casa della Comunità, che vedrà la luce in Via Sottomonte e che ospiterà anche il nuovo Distretto. Spazi più grandi, maggiore vicinanza ad altre realtà che operano sul territorio e anche una maggiore sicurezza, con l’allontanamento del transito delle ambulanze dalla zona scolastica in cui si trova l’attuale sede della Cri.

Quella andata in scena al Centro Don Bosco non era la festa per un anniversario qualsiasi, è stata una celebrazione dell’intera comunità che da ormai 40 anni e, si spera, per molti altri ancora, può contare su una realtà preziosa. Un ringraziamento va pertanto a tutti coloro – professionisti e volontari – che ogni giorno, senza sosta, si adoperano per portare sostegno all’intera comunità della Bassa Atesina.

Autrice: Raffaella Trimarchi

La stazione diventerà un Polo culturale

Partirà quanto prima la progettazione per il risanamento della vecchia stazione ferroviaria della Val di Fiemme nell’abitato di Ora: una notizia importante per la Bassa Atesina, ma anche per tutta la provincia.

La decisione del risanamento della struttura che per decenni ha ospitato la storica stazione ferroviaria dell’ex ferrovia da e per la Val di Fiemme, è stata deliberata durante l’ultimo civico consesso tenuto nella sala consiliare di Ora. E a lavorare sul progetto, l’architetto Natalia Holguin; la struttura rischiava di cadere nel degrado, e invece è destinata a diventare un Centro culturale importante dedicato alla promozione della diversità culturale e allo scambio intergenerazionale. 

Un risultato possibile grazie all’impegno dell’associazione culturale “AurOra”, che all’attivo conta oltre 40 membri uniti dal comune obiettivo di trasformare quello spazio in un punto di riferimento per l’arte, la cultura e la comunità. Il progetto sarà co-finanziato per buona parte dalla Provincia e si basa su un modello gestionale e di finanziamento ideato dall’associazione stessa, in collaborazione con il Bildungsausschuss – Comitato Educazione Permanente di Ora. 

“Questo approccio garantisce che i costi operativi non andranno a gravare sul bilancio comunale, rendendo il centro un esempio di sostenibilità economica e di efficienza amministrativa – spiegano i dirigenti dell’associazione – La futura struttura non sarà solo un luogo per eventi e mostre, ma anche un laboratorio di idee dove le generazioni si incontreranno, creando un ponte fra tradizione e innovazione”.

Dunque l’obiettivo è chiaro: fornire un palcoscenico alla creatività indipendente, offrendo un’alternativa culturale in una zona com’è la Bassa Atesina, tradizionalmente carente di spazi dedicati a questo genere di attività. Occorre dire che la decisione è arrivata in un momento cruciale per la cultura altoatesina: “Questo progetto rappresenta un raro esempio di come la volontà politica e l’impegno della società civile possano convergere per realizzare un’iniziativa innovativa e inclusiva. Con il recupero della stazione ferroviaria, si gettano quindi le basi con cui si potrebbe ridefinire il panorama culturale locale, valorizzando quelle potenzialità inespresse del territorio. Il risanamento della Vecchia Stazione Val di Fiemme è un simbolo di resistenza e innovazione culturale – concludono dall’associazione AurOra -. Sarà un luogo dove idee, persone e generazioni si potranno incontrare, inaugurando una nuova stagione culturale per la Bassa Atesina e oltre”.

In un contesto in cui la cultura spesso si trova a lottare per la sua sopravvivenza, questo spazio promette di diventare un esempio concreto di come la creatività possa prosperare quando incontra una visione chiara ed un supporto solido. In altre parole l’invito è di guardare al futuro con ottimismo e ancora di più con fiducia.

Autore: Daniele Bebber

L’antica arte del presepe incanta ancora

Si rinnova una fra le tradizioni più amate durante il periodo natalizio, ovvero il “Sentiero dei Presepi” nella città di Laives. Un itinerario suggestivo che già da sabato 30 novembre, e fino al prossimo lunedì 6 gennaio, trasforma l’abitato in una grande esposizione a cielo aperto.

Presepi d’ogni forma e d’ogni dimensione, realizzati con maestria e con passione dai soci del gruppo “Amici dei Presepi” hanno trovato la propria collocazione entro vari punti del territorio nell’idea di regalare delle emozioni (o quanto meno provare a farlo) e quindi celebrare la magia del Natale. 

È lecito parlare di una tradizione in grado di unire il passato al presente, e a tal proposito, il gruppo “Amici dei Presepi” di Laives rappresenta una vera eccellenza nell’ambito dell’arte presepiale. Fondato il 12 dicembre 2012, è parte integrante dell’Associazione “Südtiroler Krippenfreund”, organizzazione che da oltre quarant’anni si impegna a preservare e promuovere questa tradizione artistica sotto la guida dell’attuale presidente Helmuth Baldo. Il sodalizio non si occupa solo di tenere viva quest’antica usanza, ma si impegna a tutto tondo a coinvolgere appassionati d’ogni età attraverso l’organizzazione di corsi ed iniziative in grado di garantirne la continuità. Oltre al sentiero, gli amici dei presepi propongono anche la tradizionale mostra di presepi artigianali, ospitata nella sala espositiva del Comune di Laives, in via Pietralba 29. Un’esposizione d’arte e di artigianato, aperta al pubblico sabato 14 e domenica 15 dicembre dalle 10 al mezzogiorno e dalle 14 alle 18. 

La mostra offre una panoramica sull’arte presepiale locale, con opere che spaziano da creazioni semplici a veri e propri diorami complessi, frutto di ore ed ore di lavoro e di un’attenzione meticolosa nei confronti di ogni dettaglio. Tra le opere in esposizione ci sono anche i lavori realizzati dai principianti che hanno partecipato al corso organizzato lo scorso settembre, un segno tangibile dell’impegno nella formazione e nella condivisione di questa tradizione. 

Quest’anno l’evento si arricchisce di un’ulteriore elemento artistico, con l’esposizione, accanto ai presepi, di alcuni quadri a tema “Sacra Famiglia” realizzati dall’artista Eleonora Mazzaferro. “Questa collaborazione aggiunge una nota di raffinatezza e di spiritualità, ampliando l’esperienza per i visitatori”, spiegano gli organizzatori. Un appuntamento da non perdere, dunque, tra una passeggiata lungo il Sentiero dei Presepi ed una sosta alla mostra artigianale, che rappresenta un’occasione per riscoprire la bellezza della tradizione e per lasciarsi affascinare dalla creatività.

Autore: Daniele Bebber

Che spettacolo il Natale a teatro!

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Ormai manca davvero poco, il Natale è alle porte. Ancora qualche giorno e poi sarà nuovamente tempo di tornare a respirare la magica atmosfera natalizia. Il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta anche quest’anno a teatro per trascorre in allegria e spensieratezza le Festività, in compagnia di una ricca programmazione pensata per le famiglie, tra musica, danza, musical, comicità e grande intrattenimento.

L’avvio sarà nel segno delle risate in compagnia di Loredana Cont, che martedì 3 dicembre salirà sul palco del Teatro Sociale di Trento con Do(n)ne, storico spettacolo che l’ha vista debuttare come ‘one woman show’ nell’ormai lontano 2000, portando in scena le vicende di tre donne diverse tra loro. Si tratta di un’occasione per festeggiare i prossimi 25 anni di uno tra i lavori di maggior successo dell’attrice e autrice trentina.

Sabato 21 dicembre, invece, all’Auditorium S. Chiara sarà la volta di Walt Disney – Un sogno lungo una vita: un viaggio attraverso le tappe fondamentali della vita di Walt Disney, tra affascinanti narrazioni video e le più famose colonne sonore che hanno reso grande il suo nome; le melodie saranno eseguite dal vivo dalle splendide voci soliste di Giulia Galletti e Mattia Inverni, accompagnate dall’Orchestra delle Alpi e rock band, dirette dal M° Giancarlo Guarino.

Per tutti gli appassionati di danza, invece, dal 21 al 23 dicembre è in programma un trittico di appuntamenti all’insegna dei grandi e intramontabili classici. Si comincia il 21 al Teatro Sociale nel segno dell’irriverenza e del divertimento in danza dei Chicos Mambo con Tutu, spettacolo in cui i danzatori, travestiti da ballerine, rivisiteranno tutti i tipi di danza, prendendosi gioco senza alcun tabù dei codici della coreografia. Il giorno dopo, domenica 22 dicembre, tutti al Teatro Comunale di Pergine per assistere a Lo Schiaccianoci, una favola moderna sulle musiche di Čajkovskij, portata sul palco dal Balletto di Siena, con la regia e il riallestimento coreografico firmato dal M° Marco Batti. Una rilettura fresca, spontanea e giocosa, che riesce a comunicare anche ai più piccoli. (Lo spettacolo verrà replicato anche lunedì 23 dicembre al Teatro Cristallo di Bolzano). Il compito di chiudere questo meraviglioso trittico dedicato al balletto spetterà al Balletto di Mosca, che il 23 dicembre sarà all’Auditorium S. Chiara di Trento (in doppia replica) con un’icona dei balletti classici ottocenteschi come Il Lago dei Cigni, storia d’amore, tradimento e trionfo del bene sul male, pronta a deliziare nuovamente il pubblico, tra romanticismo e bellezza.

E arrivati oramai alle porte del Natale, dal 24 al 27 dicembre non perdetevi l’occasione di trascorrere le Feste al Teatro Sociale di Trento in compagnia del grande cabarettista, performer e trasformista Ennio Marchetto e del suo The Living Paper Cartoon, spettacolo nel quale, attraverso costumi di carta, darà vita ad una vera Babilonia di musica, teatro e creatività, portando in scena grandi cantanti e grandi personaggi italiani e stranieri. Si andrà da Tina Turner a Marylin Monroe, da Vasco Rossi a Pavarotti, passando per Lady Gaga, Maria Callas e Edward mani di forbice. Uno spettacolo esilarante, unico nel suo genere.

Ma non finisce qui, visto che sabato 28 e domenica 29 dicembre all’Auditorium S. Chiara ci sarà spazio per Sherlock Holmes – Il musical, con Neri Marcorè nei panni del più celebre detective di tutti i tempi, a capitanare un cast di oltre venti eccezionali performer. La Londra vittoriana fa da sfondo a questo avvincente scontro tra bene e male. Tra amicizia, amori e costanti pericoli, al 221b di Baker Street si decideranno le sorti dell’intera Inghilterra. Un musical ricco di colpi di scena, misteri ed enigmi, capace di combinare tensione, umorismo e azione.

Nell’offerta natalizia ci sarà spazio anche per il pubblico dei più piccoli, che il 29 dicembre potranno trascorre il pomeriggio al Teatro Sociale con Spezie e aromi: ispirato ai contest fra chef dagli esiti imprevedibili. La Compagnia EgriBiancoDanza propone uno spettacolo esilarante, capace di coniugare danza, prosa e musica dal vivo.

La conclusione dell’anno al Teatro Sociale (martedì 31 dicembre e mercoledì 1 gennaio) verrà affidata all’irresistibile duo formato da Tullio Solenghi e Massimo Lopez con Dove eravamo rimasti, il loro nuovo, divertente e imperdibile show tra numeri, sketch, brani musicali, e grande comicità. Ci sarà spazio per una lectio magistralis di Sgarbi/Lopez, un affettuoso omaggio all’avanspettacolo, ed un confronto Mattarella/Papa Bergoglio. Uno spettacolo irresistibile, che vuole stupire ed emozionare. Con la Jazz Company diretta dal M° Gabriele Comeglio.

L’ultimo appuntamento delle Feste sarà il 5 gennaio al Teatro Sociale con Cenerentola – Rossini all’opera, lavoro dedicato al pubblico dei più giovani, portato sul palco dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani.

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In crescita la domanda di mediazione

Il Centro di Mediazione Familiare ASDI di Bolzano, attivo da quasi quarant’anni, è un punto di riferimento fondamentale per le famiglie che affrontano momenti di crisi. In un periodo segnato da cambiamenti sociali, economici e psicologici, il centro ha visto un aumento significativo delle richieste di supporto, sia per la mediazione familiare che per le consulenze psicologiche. Abbiamo intervistato Roberta Cirimbelli, coordinatrice del centro, per comprendere meglio le dinamiche che stanno plasmando il lavoro dell’ASDI e il crescente bisogno di soluzioni pacifiche per le difficoltà familiari.

Come sta evolvendo il lavoro del Centro negli ultimi anni?

Negli ultimi due anni, abbiamo registrato un significativo aumento delle richieste di supporto, con un incremento particolare per la mediazione familiare e le terapie psicologiche. Le richieste di mediazione familiare sono salite del 10% rispetto agli anni precedenti, mentre le consulenze familiari e le psicoterapie hanno visto un aumento ancora più marcato. Sebbene questo fenomeno si sia accelerato dopo la pandemia, la domanda di supporto psicologico era già in crescita prima di quel periodo.

Quali sono i motivi principali che spingono le coppie a rivolgersi a voi?

Le motivazioni per cui le coppie decidono di separarsi o di richiedere un intervento di mediazione possono essere molteplici. Tra le cause principali troviamo il cambiamento nei ruoli di genere, le difficoltà economiche, le aspettative troppo alte nei rapporti, o una trasformazione delle priorità di vita. In molti casi, le coppie non riescono più a trovare un punto di incontro, e la mediazione familiare offre loro uno spazio protetto dove esplorare insieme soluzioni pacifiche, evitando il conflitto.

Ci può dare qualche dato sulle richieste di mediazione familiare negli ultimi mesi?

Nel 2024 abbiamo visto un aumento delle richieste di Mediazione Familiare. A settembre, per esempio, abbiamo registrato 178 richieste, rispetto alle 130 dello stesso periodo nel 2023. Questo dato è significativo e riflette un crescente interesse per le soluzioni di mediazione, soprattutto in un contesto dove il conflitto tra separandi può generare non solo stress emotivo, ma anche implicazioni legali e finanziarie.

Inoltre, si è registrato un forte aumento delle richieste di psicoterapia e consulenza familiare. Qual è il motivo di questa crescita?

L’aumento delle richieste di psicoterapia e consulenza familiare è un fenomeno che stiamo osservando da qualche anno. Dopo la pandemia, la domanda è aumentata notevolmente, con un incremento del 70,7% rispetto al 2021. Sebbene questo dato possa sembrare allarmante, in realtà è molto positivo, perché mostra che le persone stanno iniziando a riconoscere l’importanza di affrontare le proprie difficoltà psicologiche e relazionali. A ottobre 2024, ad esempio, abbiamo registrato quasi 500 ore di terapia, il che è un segno che le persone si stanno rivolgendo ai professionisti per migliorare il loro benessere psicologico.

Cosa vorrebbe dire a chi sta pensando di rivolgersi a voi?

A chiunque si trovi ad affrontare un momento di crisi familiare, psicologica o relazionale, vorrei dire di non avere paura di chiedere aiuto. La mediazione familiare, le consulenze psicologiche e le terapie familiari possono davvero fare la differenza, offrendo soluzioni più pacifiche e consapevoli. Non è mai troppo tardi per migliorare la propria vita e quella della propria famiglia. Siamo qui per ascoltare, supportare e guidare chi ha bisogno di trovare un nuovo equilibrio.

Autore: Niccolò Dametto