Quando dal muro l’arte si rivela

Le sue opere non passano inosservate e raccontano storie che in grado di adeguarsi al contesto in cui vengono raccontate e quindi dipinte. Il percorso artistico di Egeon – giovane street artist altoatesino, dal Perù a Roma, da Bressanone a Bolzano – è costellato di successi che lo hanno aiutato a crescere professionalmente. Perché, come lui stesso spiega “l’arte è un percorso lungo e difficile, ma è l’unico modo per realizzare qualcosa di vero”.

Egeon, come si è avvicinato al mondo dell’arte? 

È un mondo che mi interessa da sempre, è qualcosa che risuona dentro di me, un’esigenza… un po’ il mio tutto. 

Ha studiato arte da ragazzo? 

Ho studiato all’istituto d’arte Vittoria a Trento, poi ho scelto e trovato la mia via. 

Quante opere d’arte ha realizzato finora? 

Non ne ho idea, ma tante, e le rifarei quasi tutte. Però se devo scegliere, quella che che mi è rimasta di più nel cuore è stata la mostra all’Orto Botanico di Roma: un progetto complesso, forse la mia opera migliore.

Che cosa voleva comunicare? 

È difficile da spiegare. Ogni mia opera ha un significato che cambia, dipende dal contesto e dalle persone che la vivono. Non voglio imporre un messaggio preciso, ma piuttosto offrire uno spazio di riflessione.

Come è nato il progetto a Roma? 

È un progetto che mi ha proposto l’associazione culturale Somma Vesuviana Tramandars. Avevo già preso contatti con loro qualche anno prima, e insieme alla Fao abbiamo deciso di allestirla in una serra dell’Orto Botanico di Roma, dove ho esposto dipinti, ceramiche e dei “bio hard disk”.

Qual è la giornata tipo di un artista? 

Non ne ho una, purtroppo. Non sono molto regolare, dipende da cosa devo fare. Non è un lavoro che si può pianificare come una routine, dipende sempre dal contesto e dal tipo di lavoro che si deve eseguire.

Parlando delle sue opere murali, si è ispirato a qualcuno in particolare?

È semplicemente un processo di contaminazione, a volte si prende spunto da ciò che ci circonda. Tutto dipende dal contesto, dalle circostanze in cui si crea un’opera, è questo che ispira.

Quando realizza un murales, dipinge in base al contesto in cui si trova?

Sì, il contesto è fondamentale, ogni opera che realizzo, soprattutto quelle murali, è influenzata dal luogo. La mostra di Roma, ad esempio, non è stata pensata per una galleria, ma per una serra, e quell’ambiente richiedeva struttura e progettazione diverse.

Ha mai avuto difficoltà ad ottenere i permessi per fare murales?

Se è un lavoro commissionato da un privato normalmente non ci sono problemi. Quando sono andato a dipingere il murale in via Roen a Bolzano, però, ci sono stati alcuni rallentamenti: è un muro in una zona altamente popolata, quindi c’è stata un po’ di resistenza da parte dei residenti locali. Ma sono cose che succedono.

Normalmente la contattano o propone lei dei progetti? 

Dipende. A volte sono io a proporre i progetti, altre volte mi contattano. È un po’ come in tutti i settori. A volte un progetto nasce da una mia iniziativa, altre volte c’è una richiesta diretta.

Lei ha avuto parecchie esperienze artistiche che all’estero. Qual è il posto che le è rimasto nel cuore? 

Cuba è un’isola che mi piace molto. Ma anche le Isole Faroe in Danimarca, recentemente, mi hanno lasciato molto: sono isole piuttosto crude, con un clima nordico che mi affascina. Ci sono andato per vacanza, ma anche quando sono in ferie cerco sempre di dipingere, e lì ho trovato parecchio materiale per ispirarmi.

Quanto la supporta la famiglia in questo percorso?  

Molto. All’inizio ero indeciso tra l’arte e la fisioterapia, ma i miei genitori hanno sempre creduto in me e mi hanno dato molta fiducia. Senza il loro supporto non sarei arrivato dove sono oggi.

Cosa direbbe ai giovani che vogliono intraprendere un percorso simile al suo? 

Una volta ho incontrato Sean Scully, uno dei pittori più importanti al mondo e mi ha detto che per fare l’artista prima di tutto bisogna credere nella propria ricerca. È un messaggio che riporto ai giovani, perché l’arte è un percorso lungo e difficile, ma è l’unico modo per realizzare qualcosa di vero.

Autore: Daniele Bebber

E se i bambini potessero votare?

Immaginate una domenica di maggio. Seggi aperti, file ordinate, tessere elettorali in mano. Solo che questa volta, in fila tra chi vota, ci sono anche loro: bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Troppo surreale? Forse. Ma anche una provocazione che ci riguarda da vicino. E’ una domanda che farà sorridere… ma anche riflettere. In un tempo in cui le giovani generazioni hanno un’idea sempre più incerta di futuro, diventa ancora più imprudente escluderle dal dibattito. Dunque: e se dessimo diritto di voto anche ai bambini?

A lanciare l’idea, in modo provocatorio ma serio, è stato il politologo inglese David Runciman. Secondo lui, l’età per votare dovrebbe iniziare a sei anni. Non per fare un reality della democrazia, ma per restituire un minimo di equilibrio generazionale a sistemi politici sempre più governati dagli over 60 (e oltre).

La domanda non è solo teorica. O meglio: non lo è più. In diversi paesi europei l’età del voto è già stata abbassata sotto i 18 anni. In Austria e Malta si vota a 16 anni per tutte le elezioni, in Grecia a 17, e in Germania dal 2024 i 16enni votano anche per il Parlamento Europeo, dopo aver già partecipato in alcuni Länder a livello locale.

E del resto, stiamo parlando di un’enorme fetta della popolazione: quasi un terzo del mondo ha meno di 18 anni. In Italia, i minorenni sono circa il 16% (fonte: Istat).
A dirlo, con più forza ancora, è un report europeo realizzato nel 2024, frutto di un sondaggio e di decine di focus group con oltre 2000 bambini e adolescenti tra i 9 e i 17 anni. Il risultato? La voglia di partecipare c’è.

Sono interessanti le risposte dei bambini alle domande cruciali, in questo contesto. Ovvero: cosa cambieresti nel tuo Comune? E pensi che i bambini dovrebbero votare?

“Mi piacerebbe che le persone andassero meno in macchina – immagina Davide, 10 anni – così ci sarebbe meno inquinamento. Potremmo andare a piedi o con i bus elettrici. E poi secondo me i bambini dovrebbero votare, un po’ come nel 1946 hanno fatto le donne per la prima volta. In un futuro lontano, forse toccherà anche a noi.”

A Mattia, anche lui 10 anni, “piacerebbe che venissero create delle palestre e spazi di gioco accessibili ai bambini con difficoltà motorie”. E sul voto non ha dubbi: “Sì, i bambini dovrebbero avere diritto di votare perché sono cittadini e possono esprimere la loro opinione su alcuni aspetti che li riguardano.”

Leo, 13 anni, voterebbe “per avere meno rifiuti, perché le cose più pulite e meno inquinate sono più belle.” Ma sul voto ai bambini è scettico “non siamo abbastanza informati!”

I minori parlano di disuguaglianze, ambiente, diritti civili. Discutono, si informano, si indignano. Ma spesso non sanno come far sentire la propria voce. E quando la fanno sentire, non sanno se qualcuno li ha ascoltati davvero.

“Ci piacerebbe far parte del presente, non solo del futuro” ha detto una ragazza intervistata nel report. Come darle torto?

Qualcosa, però, si muove anche più vicino a noi. In Alto Adige, tra cui a Merano e nei comuni limitrofi, a maggio torneranno le “elezioni ombra”, per permettere a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 17 anni di votare parallelamente alle elezioni vere e proprie. Non un gioco, ma una simulazione civica concreta, con tanto di cabine, schede e urne. Il loro voto non vale legalmente, ma vale simbolicamente.

Si tratta di un passo importante, certo. Ma anche di un compromesso. Perché la partecipazione giovanile, se relegata a momenti “in ombra”, rischia di restare decorativa. E allora torna la domanda: che succederebbe se quella voce diventasse strutturale, continua, visibile?

L’INTERVISTA

Di questa cosa abbiamo pensato di parlarne con Alberto Emiletti, giornalista di Internazionale Kids, mensile che porta l’informazione ai lettori dai 7 ai 14 anni. Chi meglio di lui può raccontarci come vedono il mondo i più piccoli?

Da giornalista che ogni mese racconta il mondo a bambine e bambini, quanto percepisce il loro desiderio di contare, di partecipare davvero alle decisioni che li riguardano, anche quelle politiche?

Dal nostro osservatorio – leggendo le lettere che riceviamo in redazione, incontrando bambine e bambini nelle scuole o durante il Festival di Internazionale Kids a Reggio Emilia – direi che il desiderio di capire cosa succede nel mondo e di essere ascoltati quando esprimono il loro punto di vista è fortissimo. Ma in fondo è un desiderio che appartiene a tutte le persone, a qualsiasi età. La differenza è che bambine e bambini non possono votare: sanno che le decisioni prese dagli adulti hanno degli effetti diretti sulle loro vite, ma che su queste decisioni loro non hanno voce in capitolo. E sanno anche che chi è eletto non deve rendere conto a loro.

Secondo lei, cosa cambierebbe nel nostro modo di fare informazione, e nella politica stessa, se i bambini avessero diritto di voto? La stampa per ragazzi sarebbe più presa sul serio?

Cambierebbe moltissimo! È un cambiamento facile da capire per qualsiasi adulto, con un esercizio semplicissimo: immaginate di dover raccontare un fatto di attualità a un bambino. Immediatamente si attiva un senso di responsabilità: si scelgono con più cura le parole, si cerca un linguaggio chiaro, si ha l’esigenza di essere davvero sicuri di ciò che si sta dicendo. Magari ci si prende anche il tempo per approfondire, per verificare meglio, per raccontare punti di vista diversi, anche lontani dal proprio. Il risultato? Un racconto più preciso, più comprensibile e più onesto di quello che si farebbe parlando con un adulto. E alla fine quella stessa notizia, raccontata in modo da essere chiara a un bambino, risulta spesso più efficace anche per un adulto. Quindi se i bambini avessero il diritto di voto, a guadagnarci sarebbe non solo l’informazione, ma anche la comunicazione politica. E ne trarremmo beneficio tutti. Sarebbe presa più sul serio anche la stampa per adulti, non solo quella per ragazzi.

OLTRE LA PROVOCAZIONE

Lo abbiamo detto, dire che i bambini dovrebbero votare è una provocazione. Ma a suon di provocazioni, si costruiscono spazi. Spazi dove i bambini non sono solo “il nostro futuro”, ma cittadini del presente. È il messaggio che da anni porta avanti Francesco Tonucci, pedagogista e fondatore del progetto “La città dei bambini”: ascoltarli non è una gentile concessione, ma un investimento collettivo. “Una città a misura di bambino è una città migliore per tutti”, dice. Come dargli torto?

E allora forse non serve davvero abbassare il diritto di voto a 6 anni. Ma alzare il livello della nostra attenzione sì. Creare canali veri, non simbolici, per farli partecipare, cioè farli “sentire parte”. Dare loro le parole, i contesti, gli strumenti.

Perché se è vero che i bambini “non sono pronti”, possiamo sempre chiederci: ma noi adulti, quando lo siamo stati davvero?

Autore: Marco Valente

Ciak si guida: in sicurezza

È osservando i più piccoli che si può intravedere il futuro; ed è da loro che sono arrivati i migliori messaggi per la sicurezza sulla strada nell’ambito del concorso “Ciak si guida”, rivolto alle classi della primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Laives e giunto alla sua terza edizione.

Quando la vita ti porta via ciò che hai di più prezioso, hai davanti due strade: abbandonarti alla disperazione, oppure reagire, affinché ciò che è accaduto a te non accada ad altri. La seconda è la strada che ha scelto Patrizio Simoni, papà di Davide – vittima nel 2017, a soli 17 anni, di un incidente stradale – che da quella tragedia ha ricavato la forza per dire basta ai drammi della strada. 

Da anni, con l’associazione onlus che porta il nome di suo figlio – “Davide sempre con noi” – Patrizio porta incessantemente nelle scuole e nelle piazze il grido di chi, per una disattenzione e una tragica fatalità, in un secondo ha perso tutto, per creare in questo modo sempre maggiore consapevolezza tra gli utenti della strada, affinchè quanto accaduto a Davide possa salvare la vita di qualcun altro. Essenziali, in questa missione, sono i progetti tra i giovani, per cominciare a creare coscienza dei rischi della strada già nei più piccoli. Ecco allora che – accanto a iniziative portate nelle piazze in collaborazione con Comuni e Polizia Stradale – giungono i progetti all’interno delle scuole, dove il gruppo diviene forza nel provare a ricreare tutti insieme un messaggio potente. Da questa idea è nato il progetto “Ciak si guida”, rivolto alle classi quarte della primaria di primo grado, alle seconde della secondaria di primo grado facenti capo all’Istituto Comprensivo di Laives e alle secondarie di secondo grado del polo di Bolzano. Obiettivo: produrre un messaggio forte con i linguaggi della grafica e dei multimedia per dire basta alle tragedie della strada, stimolare consapevolezza sul tema non solo in chi riceve il messaggio, ma anche in chi lo crea. 

LA TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO

Il progetto è ormai arrivato alla sue terza edizione, accolto con entusiasmo tanto dai docenti quanto dai bambini e ragazzi coinvolti, che si sono cimentati nell’uso delle tecnologie per apprendere e veicolare informazioni e valori. 

Dopo la premiazione dei vincitori tra i partecipanti delle secondarie di secondo grado lo scorso 25 febbraio, è stata la volta dei bambini e ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Laives di scoprire quali classi avessero presentato il lavoro che aveva centrato maggiormente l’obiettivo. Presso il teatro Gino Coseri di Laives si è così svolta la cerimonia di premiazione, presenti tutti gli studenti partecipanti – per un totale di circa 200 ragazzi – la dirigente Emanuela Scicchitano, il sindaco Giovanni Seppi, il vicesindaco Debora Pasquazzo e l’assessore all’istruzione Walter Landi. A seguire la breve introduzione istituzionale, sul palco è stata la volta di Patrizio Simoni, presidente di “Davide sempre con noi”, che ha dichiarato: “Siamo fieri di promuovere azioni che coinvolgono direttamente i giovani in iniziative rivolte direttamente ai loro coetanei, per sensibilizzare i corretti comportamenti da tenere quando si è sulla strada. Le nostre iniziative sono una specie di ‘bottega’, destinata a far circolare idee e valori in ambito di sensibilizzazione al tema della sicurezza stradale, secondo una visione che alimenta un ‘patto’ fra Società e Scuola, con la consapevolezza che i Social sono per i ragazzi gli strumenti più idonei a fornire i suggerimenti adeguati al rafforzare le raccomandazioni già impartite, nella speranza di contribuire a prevenire molti degli incidenti stradali che annualmente si verificano nel nostro Paese”. 

A LEZIONE DA PICCOLI INFLUENCER

I ragazzi della secondaria di primo grado si sono quindi cimentati nella realizzazione di un vero e proprio video-spot girato in modalità “influencer”, mentre i bambini della primaria hanno lavorato su elaborati grafici. A decretare la classifica si è attivata una giuria composta da 12 persone nominate dall’associazione – 3 ragazzi e 3 ragazze under 25, 3 donne e 3 uomini over 35 e 4 insegnanti – che hanno stabilito la graduatoria secondo una specifica griglia di valutazione. A vincere il premio messo in palio sono state le classi 2D, 2B e 2C per le Filzi e le classi 4C e 4D di Laives, la classe 4A di Pineta e la pluriclasse di Vadena, rispettivamente al primo, secondo e terzo posto sia per le Filzi che per le primarie. Premio per le classi vincitrici: un buono Amazon del valore di 500 euro e il concorso Hallo Auto Advanced erogato dagli istruttori del centro guida sicura di Vadena, individuato dagli esperti della Provincia appositamente per gli studenti delle scuole superiori. L’associazione, per questa edizione 2025, ha beneficiato del prezioso contributo della Fondazione Sparkasse e della collaborazione del Safety Park di Vadena e della Polizia Stradale di Bolzano.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Un anno d’oro per i vigili del fuoco

Operano in silenzio, spesso di notte, quando gli altri riposano; salvano vite, aiutano il prossimo e non chiedono nulla in cambio, neanche un grazie. Sono i volontari dei vigili del fuoco, un vanto per tutto l’Alto Adige, e nei giorni scorsi gli uomini di Laives si sono riuniti per tracciare un bilancio dell’anno passato. E i numeri parlano chiaro: gli interventi effettuati sono stati ben 386.

Sono quasi in 20 mila dal Brennero a Salorno, raggruppati in 306 corpi. I volontari dei vigili del fuoco sono una garanzia per tutta la provincia: a qualsiasi ora del giorno o della notte, quando suona il cicalino del cercapersone non ci pensano un attimo ed entrano in servizio.

A Laives i soci attivi sono in 60, un bel numero se si fanno le debite proporzioni, e nei giorni scorsi si sono riuniti presso la caserma in via Stazione per l’assemblea generale annuale. Il comandante Patrick Thaler ha dato il benvenuto ai vigili del fuoco attivi, ai membri di supporto e a quelli fuori servizio, ai rappresentanti dei vigili del fuoco limitrofi, del soccorso alpino, del gruppo sommozzatori, dei vigili del fuoco permanenti, dell’unità cinofile di soccorso e dell’associazione distrettuale, oltre al sindaco di Laives.  

Dal punto di vista degli interventi, l’anno scorso è stato un anno molto intensivo: sono stati effettuati in totale 386 interventi, per un totale di quasi 4.100 ore di lavoro. Solo 26 di questi erano interventi antincendio, mentre il resto riguardava l’assistenza tecnica. Va specificato  che, rispetto ad altri corpi delle stesse dimensioni, quello di Laives copre l’intero carico di lavoro solo con i volontari.

Mentre il numero di incendi sul territorio è rimasto costante, gli interventi tecnici sono stati ancora una volta la sfida principale. L’anno scorso sono stati registrati diversi incidenti gravi, lungo le principali vie di circolazione a Laives e dintorni, gran parte di essi nelle gallerie di circonvallazione, e le le forti tempeste in estate hanno ripetutamente chiamato all’azione i vigili del fuoco. Numerosi interventi sono stati effettuati anche al di fuori del territorio comunale, molti dei quali a supporto del gruppo sommozzatori del distretto.

AZIONE E STUDIO

Il totale di quasi 8.000 ore di lavoro comprende non solo interventi, ma anche tutte le ore investite in esercitazioni, servizi prevenzione incendi, corsi e formazione per garantire la sicurezza in occasione di eventi. L’anno scorso sono stati frequentati diversi corsi presso la scuola provinciale a Vilpiano ed un totale di 52 esercitazioni per la formazione e l’aggiornamento. 

CONFERMATI I VERTICI

Alle rielezioni del direttivo sono stati riconfermati il comandate Patrick Thaler, il vicecomandante Klaus Pfeifer e i tre membri del direttivo Klaus Perathoner, Oskar Schenk und Stephan Silvestri.

Durante l’assemblea generale annuale di quest’anno, i tre nuovi pompieri Markus Frasnelli, Daniel Paris e Patrick Pircher sono stati ufficialmente ammessi nelle file dei Vigili del Fuoco, e allo stesso tempo Andreas Anzeloni è stato insignito della Croce al merito di bronzo per i suoi 15 anni, Elmar Pfeifer, Patrick Busetti e Peter Baldo della Croce al merito di argento per i loro 25 anni e Hubert Demattio  della Croce al merito di oro per i suoi 40 anni di servizio.

Infine, ma non per questo meno importanti, sono stati ricordati i numerosi festeggiamenti ed eventi che si sono svolti nel 2024, quali il tradizionale Frühschoppen e la conclusione dell’anno con uno stand al mercatino di Natale. Questi eventi sono sempre molto apprezzati dagli abitanti di Laives, che sostengono attivamente i loro vigili del fuoco.   

Infine, il sindaco e assessore ai Vigili del Fuoco Giovanni Seppi ha ringraziato i volontari di Laives per il loro prezioso servizio alla popolazione. Il vicepresidente distrettuale Kurt Baumgartner ha portato i saluti e i ringraziamenti dell’Associazione distrettuale e provinciale dei Vigili del Fuoco volontari. Il comandante Patrick Thaler ha concluso l’incontro ringraziando tutti i vigili del fuoco per il loro impegno e l’intera popolazione per il suo sostegno.

Autore: Luca Masiello

L’apnea come un vero stile di vita

Leo Sanna, nato nel 2002 a Bolzano, è un giovane atleta che sta conquistando la scena dell’apnea, una disciplina che richiede forza mentale oltre che fisica. Con il suo impegno e la sua passione, sta ottenendo ottimi risultati, sia in competizione che nel suo percorso personale. In questa intervista, ci racconta la sua passione per lo sport, il percorso che lo ha portato a scoprire l’apnea e i suoi traguardi più importanti.

Ciao Leo, raccontaci un po’ di te. Da dove nasce la tua passione per lo sport?

La mia passione per lo sport è nata quando ero bambino. Ho iniziato con il nuoto a soli sei anni e nel corso degli anni ho praticato basket, atletica leggera, calcio, arti marziali e palestra. Ma è stato a 14 anni che ho scoperto l’apnea, una disciplina che mi ha affascinato da subito. La connessione con l’acqua è sempre stata parte della mia vita, grazie alle origini sarde di mio padre e alle estati passate in Sardegna. Mio padre, infatti, è sempre stato un appassionato di pesca, e da piccolo lo osservavo entrare in acqua. Con il tempo ho cominciato a seguirlo, e alla fine ho deciso di intraprendere il percorso per ottenere il brevetto di apnea.

Hai iniziato con il brevetto di primo grado con la società Bolzano Sub. Com’è stato quel momento per te?

Esatto, per motivi di sicurezza ho deciso di intraprendere quel percorso. Dopo il primo brevetto, sono arrivato al terzo, e da circa un anno partecipo alle competizioni. Quella sensazione di entrare in un mondo così affascinante e impegnativo è stata incredibile. Mi ha permesso di unire la passione per l’acqua con la sfida mentale che questa disciplina richiede.

Cosa ti piace di più dell’apnea e quali sfide comporta?

L’aspetto che più mi affascina dell’apnea è l’autocontrollo. Questo sport richiede una grande forza mentale, più che fisica. A mio avviso l’80% della performance dipende dalla testa. Devi essere in grado di ascoltare il tuo corpo, percepire ogni singola sensazione e reagire di conseguenza. Durante le gare, a volte si avverte una sensazione di pericolo, ma è fondamentale mantenere la calma e la lucidità per prendere le decisioni corrette.

Raccontaci un po’ del tuo allenamento.

Mi alleno due sere a settimana nella piscina coperta Karl Dibiasi per l’apnea, e altre due volte alla settimana alla A.S.D. Atenas per la preparazione atletica. Cerco di non spingere troppo durante l’allenamento per evitare lo stress, ma in gara provo sempre a testare i miei limiti. A volte, però, questo può portare a qualche squalifica. È una parte del gioco, e ogni esperienza è utile per crescere.

Hai ottenuto importanti risultati nelle competizioni. Qual è il tuo traguardo più significativo fino a oggi?

Ogni volta che partecipo a una competizione, cerco di raggiungere la vetta della classifica. Fino ad ora, sono riuscito a portare a casa diverse medaglie, ma la più importante per me è quella conquistata all’ultimo Campionato Italiano di Apnea Outdoor a Riva del Garda, dove ho ottenuto il terzo posto nella categoria “Promotion”. Quella medaglia rappresenta davvero un grande risultato per me.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Il mio obiettivo principale è quello di crescere ulteriormente e ottenere titoli sempre più importanti. Voglio continuare a sfidare me stesso, superare nuovi limiti e raggiungere traguardi ancora più grandi. L’apnea per me è molto più di uno sport: è un vero e proprio stile di vita.

Hai altri hobby “fuori dall’acqua”? 

Sì, nei weekend cerco di dedicarmi al trekking e alle vie ferrate. Mi piace essere all’aria aperta, esplorare nuovi luoghi e godermi la montagna. È un modo per rimanere in contatto con la natura, un po’ come quando pratico l’apnea. Entrambe le attività mi permettono di sentirmi più in sintonia con l’ambiente che mi circonda.

In che modo l’apnea ti ha cambiato, sia come atleta che come persona?

L’apnea mi ha insegnato tantissimo, soprattutto la forza mentale e la resilienza. Ogni giorno mi permette di crescere, sia come atleta che come persona. Ogni competizione è una sfida non solo fisica, ma anche mentale. Voglio continuare questo viaggio e superare sempre nuovi limiti.

Autore: Niccolò Dametto

La biblioteca, un punto di aggregazione

Le biblioteche, si sa, sono punti di riferimento per la cultura in ogni paese; in quelle di Ora e Salorno, in particolare, hanno trascorso un anno all’insegna delle attività più svariate, promuovendo la lettura e l’aggregazione, e rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più ampio e variegato.

A Salorno è stato un anno di cambiamento e di nuove opportunità, un’importante fase di transizione dovuta al trasferimento nella sede provvisoria alla Fondazione Benjamin Kofler, trasloco necessario per consentire la ristrutturazione del Palazzo della Signoria e quindi anche la nuova e definitiva sede. Nonostante la posizione non più centrale, c’è stato un incremento di 49 membri nelle iscrizioni. 

La nuova struttura, più spaziosa e funzionale, ha permesso d’ampliare l’offerta con letture per bambini, corsi di lingue e spazi dove studiare. Le collaborazioni con le scuole hanno giocato un ruolo chiave nel promuovere la lettura tra i più giovani. Tra le attività più partecipate c’è la distribuzione del pacchetto Bookstart per i bambini delle scuole dell’infanzia e il concorso estivo di lettura “EstaTre = Mit 3 bist du dabei!”: 66 i bambini coinvolti con un totale di 502 libri letti. Per adolescenti e adulti sono stati organizzati concorsi di lettura e incontri con autori locali. 

Anche le attività ludiche, come le cacce al tesoro per le scuole medie, hanno riscosso grande successo. Il corso d’inglese per bambini, il Caffè delle Lingue e i corsi di lingue per stranieri hanno arricchito ulteriormente il programma. Il gruppo di lettura (nato nel 2023) ha continuato a crescere ed attirare partecipanti anche dai comuni limitrofi. Guardando a quest’anno la previsione è quella di riproporre le iniziative più apprezzate, tra cui le letture multilingui per bambini, i concorsi estivi e le visite ai musei. Proseguono anche le collaborazioni con il Comitato di Educazione Permanente e la Biblioteca di Egna, con un’attenzione particolare all’integrazione linguistica degli stranieri. Novità in programma sono anche gli incontri con autori locali. L’obiettivo è valorizzare la cultura del territorio e offrire nuovi spunti di crescita per la comunità.

Alla Biblioteca Dante Alighieri di Ora l’offerta dell’anno passato ha offerto tanti laboratori artistici, giochi e mercatini dell’usato, con attività pensate per coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e anziani. Tra gli appuntamenti più gettonati, “Nati per Leggere”, letture dedicate ai più piccoli, e laboratori creativi come la vetrofusione e la linoleografia. 

Grande attenzione è stata riservata anche alle ricorrenze speciali, come la Giornata  contro la violenza sulle donne o la Giornata delle Api, con mostre dedicate dell’artista altoatesino Aldo Di Collalto. Ogni mese, collaborando con la biblioteca in lingua tedesca, viene allestito un angolo di letture tematiche. Durante le feste di Natale, Pasqua e le ferie estive, sono stati organizzati tanti giochi a premi. Il successo delle attività è stato possibile grazie all’impegno di collaboratori e volontari come Licia Zuppardi, Sabrina Barcatta ed Elena Calliari. 

Tra le iniziative più significative in programma ci sono la festa per la Giornata Mondiale del Libro, il laboratorio “W l’arte” con un artista altoatesino e il concorso “Leggimi 2025” per ragazzi e adulti.

Autore: Daniele Bebber

La lirica come stile di vita

Il belcanto come elisir di lunga vita: si può riassumere così la filosofia artistica di Martina Bortolotti. Cantante lirica residente a Salorno, dopo anni di gavetta si è ritagliata un importante spazio nella scena musicale internazionale.

L’interpretazione canora dell’Ave Maria dell’”Otello” di Giuseppe Verdi e del “Laudate Dominum” di Wolfgang Amadeus Mozart, sotto direzione Christopher Muscat nella cattedrale di San Giovanni a La Valletta a Malta è solo l’ultimo dei tanti impegni portati a compimento nel 2024 dalla cantante. A questi si aggiungono una serie di concerti di Natale, tra cui uno a Bergamo sotto la direzione di Damiana Natali. “Mi hanno conferito il premio ‘Eccellenze per la lirica’ a Modragone – riferisce -. Mi sono esibita in una serie di concerti con il baritono Luigi Cirillo che sono piaciuti a tal punto che siamo stati invitati negli Stati Uniti per una tournée.”

Martina Bortolotti, com’è iniziata questa avventura nel mondo dell’opera?

Ho sempre amato la musica. Da bambina facevo balletto e c’era una pianista che accompagnava le classi di danza. Lì è nata la passione, dapprima per il pianoforte e poi per il canto. Ho avuto una gran fortuna, perché le maestre delle elementari e delle medie ci facevano cantare tantissimo e si partecipava a molti concorsi di coro.

Erano difficili, gli studi?

È stato difficile trovare degli insegnanti di riferimento. Ho avuto la fortuna a trovare in Vito Maria Brunetti di Bolzano un bravissimo insegnante, che mi ha guidato verso le prime opere importanti, vincendo le selezioni.

Qual è stata la sua prima esibizione pubblica e cosa ricorda di quel giorno?

Il primo ruolo davvero grande lo ho avuto nella Bohème, una delle mie opere preferite, dove interpretavo Mimì. Ero in Corea del sud: è stato un sogno che si realizzava. Dopo aver cantato come corista prima e come Musetta poi, finalmente ero la protagonista.

Cosa le piace di più della sua professione di insegnante? 

Insegno in Conservatorio e mi piace condividere, soprattutto alle nuove generazioni, le competenze che ho acquisito in questi anni. Cerco di trasmettere emozioni ed armonia agli allievi.

Pensa di riuscirci?

Penso di si, perché tra i più bei complimenti del pubblico mi è stato detto che la mia voce ha un potere curativo, fa star bene le persone anche fisicamente. In tanti mi hanno detto che ho trasmesso coraggio, energie positive. Ho ricevuto anche il premio “Books for Peace”.

Quali sono i ricordi più significativi della sua carriera?

È stato bellissimo cantare alla Fenice di Venezia durante il carnevale. Un altro sogno avverato, perché trovo che quello sia uno dei più bei teatri al mondo e in una delle più belle città del mondo. Anche aver potuto cantare al San Carlo di Napoli per gli 800 anni dalla nascita dell’università Federico II è stato favoloso. 

Qualche episodio divertente?

La prima volta che feci il ruolo da solista ero così emozionata che mi sono dimenticata di uscire per i singoli applausi. Mi è stato fatto notare e mi sono rivestita, perché mi ero già cambiata. All’inizio ero molto timida, ma poi ho imparato a relazionarmi a tal punto che adesso ho anche un fans club.

Qual è la giornata tipo di Martina Bortolotti?

Gran parte della giornata la passo a fare allenamento e memorizzare i brani da cantare. Il resto del tempo lo passo a fare fitness per tenermi in forma, a insegnare agli allievi, e a fare la segretaria di me stessa.

Quali gli impegni e le ambizioni per questo 2025?

Soprattutto la tournée negli States. Poi il ritorno a Malta, a Napoli e qui in Alto Adige.

A proposito di ambizioni, le sue pensa d’averle raggiunte?

Volevo vivere di canto e ci sono riuscita. Volevo trasmettere emozioni e ogni volta sembra che ci riesca. Ho trasformato una passione in un lavoro. Quindi sono grata, felice ed orgogliosa.

Come vede il moderno mondo della lirica?

Secondo me serve insistere per mantenere la tecnica, senza spacciare per bel canto altri prodotti che nulla hanno a che vedere con questa realtà. La lirica va fruita dal vivo e deve trasmettere delle vibrazioni, oltre a conservare la tecnica all’italiana; che adesso è patrimonio Unesco.

Cosa si sente di dire ai giovani e alle giovani aspiranti cantanti liriche?

Di stare molto attenti alla scelta dell’insegnante: serve tempo ed allenamento, ma se dopo due o tre anni non si vedono miglioramenti è meglio cambiarlo.

Autore: Daniele Bebber

Bolzano: futuro degli sport a rischio per mancanza di strutture

Bolzano ha una forte tradizione sportiva, ma soffre la carenza di impianti adeguati. Questo limita allenamenti e competizioni, costringendo molte associazioni a usare soluzioni temporanee. Ne parliamo con Alexander Tabarelli, presidente provinciale del CONI.

Bolzano, capoluogo dell’Alto Adige, è una città con una lunga tradizione sportiva e una popolazione appassionata di attività fisica. Ma in realtà il capoluogo della provincia sta affrontando una grande difficoltà: la mancanza di impianti sportivi adeguati. Questo problema non riguarda solo le discipline più praticate, come il calcio, ma anche sport che necessitano di strutture specifiche per garantire allenamenti e competizioni a livello regionale, nazionale e internazionale. La carenza di impianti moderni e funzionali rappresenta un ostacolo alla crescita e alla diffusione dello sport nella città, e ha costretto molte associazioni a utilizzare da anni soluzioni temporanee e spesso inadeguate, come le palestre scolastiche. Abbiamo pensato di parlarne assieme a Alexander Tabarelli, presidente provinciale del CONI.

E’ NECESSARIO UN CAMBIO DI PASSO

Molte associazioni sportive bolzanine si vedono costrette a ricorrere a strutture non pensate per l’attività sportiva, come le palestre scolastiche. Questo comporta numerosi problemi: orari limitati, spazi condivisi con altre attività e attrezzature non sempre adeguate. “Le palestre scolastiche sono un palliativo”, afferma Tabarelli, “Non sono impianti pensati per ospitare sportivi, ma in molte realtà questi spazi sono diventati l’unica soluzione per le associazioni, con tutte le problematiche che questo comporta”. 

La scarsità di spazi adeguati influisce direttamente sulla qualità degli allenamenti e sulla possibilità per gli atleti di competere a livelli superiori. E a complicare ulteriormente la situazione è la lentezza con cui vengono realizzati i progetti di nuovi impianti e la scarsità di fondi per migliorare quelli esistenti. Nonostante le necessità evidenti, i progetti di ampliamento e costruzione di strutture sportive si scontrano con la difficoltà di reperire risorse economiche sufficienti. “La tempistica dei progetti è troppo lenta, e i fondi messi a disposizione dalla provincia e dal comune non sono mai sufficienti a rispondere davvero alle esigenze delle associazioni sportive”, continua Tabarelli. “L’impegno delle amministrazioni pubbliche è fondamentale, ma bisogna passare dalle parole ai fatti. Solo così riusciremo a risolvere i problemi legati alle strutture sportive”. Sebbene Bolzano abbia un grande potenziale, la mancanza di infrastrutture moderne continua a essere un ostacolo per gli sportivi, in particolare per quelli che praticano discipline che richiedono impianti specializzati.

Ci sono, tuttavia, segnali di cambiamento. Tabarelli ha annunciato che sono in programma nuove costruzioni che potrebbero migliorare la situazione delle strutture sportive. “È in programma la costruzione di un palazzetto per il basket dietro il polo scolastico Max Valier e Ada Negri, all’incrocio tra viale Druso e Via Sorrento”. Questo nuovo impianto rappresenterebbe una risposta importante per il basket, che ha visto crescere notevolmente il numero di praticanti a Bolzano, ma fatica a trovare una struttura adeguata.

Per quanto riguarda la pallamano, l’area destinata alla realizzazione di un nuovo impianto sarebbe quella dietro al palasport, attualmente utilizzata come parcheggio per camper. “Questa area potrebbe diventare una risorsa fondamentale per la pallamano, che al momento soffre della mancanza di un palazzetto dedicato. Avere un impianto moderno permetterebbe a questa disciplina di crescere e attirare nuovi praticanti, senza dover dipendere da strutture che non rispondono alle sue necessità”, continua Tabarelli.

Un altro progetto rilevante riguarda l’atletica indoor. “Il primo impianto di atletica indoor provinciale dovrebbe nascere in Via Cadorna”, afferma il presidente altoatesino del CONI. Questo impianto sarebbe una risorsa fondamentale per gli sportivi che praticano l’atletica leggera, che attualmente sono costretti a spostarsi in altre città per allenarsi durante i mesi invernali. Con la creazione di una struttura indoor, Bolzano potrebbe diventare un punto di riferimento per questa disciplina.

Inoltre, è previsto il risanamento della pista da bmx nel Parco Europa, che attualmente si trova in cattive condizioni. “La pista da bmx è molto utilizzata, ma ormai è obsoleta e necessita di un ammodernamento urgente”, afferma Tabarelli. “La crescita dei praticanti e l’alta domanda impongono di intervenire per rendere la pista sicura e funzionale”. Questo intervento è cruciale per rispondere alle necessità degli atleti di box e per supportare il movimento sportivo in espansione.

Nonostante questi progetti, è fondamentale che le amministrazioni comunali e provinciali intensifichino gli sforzi per garantire che queste iniziative diventino realtà nel più breve tempo possibile. Investire nello sport significa investire nella salute dei cittadini, nel benessere collettivo e nella possibilità di far crescere talenti locali. Le nuove strutture non solo permetterebbero una maggiore partecipazione alle attività sportive, ma potrebbero anche attrarre eventi sportivi di rilevanza nazionale e internazionale, aumentando la visibilità e l’economia della città.

“Lo sport è una risorsa fondamentale per la comunità di Bolzano, ma senza infrastrutture adeguate per qualsiasi disciplina è difficile crescere”, sottolinea Tabarelli. 

“Quello che manca è un piano strategico a lungo termine che veda lo sport come un settore prioritario per la città, e che supporti concretamente le associazioni e gli atleti. Senza un impegno serio, rischiamo di perdere opportunità importanti per il futuro”.

La carenza di impianti sportivi a Bolzano è una problematica che non può più essere ignorata. Sebbene siano in programma alcuni interventi di costruzione e ristrutturazione, è fondamentale che le istituzioni locali si impegnino concretamente per accelerare questi processi e rispondere alle reali esigenze delle società sportive. Solo con strutture moderne e accessibili, Bolzano potrà continuare a crescere come città sportiva, offrendo opportunità concrete a tutti i cittadini e ai giovani atleti che aspirano a eccellere. Come conclude Tabarelli: “Lo sport è un motore per la nostra città, ma per farlo crescere, dobbiamo fornire le giuste infrastrutture”.

Autore: Niccolò Dametto

Alessandra Tiddia, fra arte e volontariato

Alessandra Tiddia è nata a Bolzano e si è laureata nel 1989 presso l’Università degli Studi di Padova in Storia dell’arte contemporanea con una tesi dedicata alla cultura figurativa della Mitteleuropa nelle ex provincie asburgiche, tema che ha avuto modo di approfondire in occasione del Dottorato in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Venezia (1997). Attualmente segue progetti espositivi e di ricerca legati ai temi della Modernità fra 800 e 900, come ad esempio la mostra Giotto e il 900 o Etruschi del Novecento, presso il Mart di Rovereto o l’esposizione Capolavori del 900, dal Futurismo all’Informale (Mag di Riva del Garda 2024; Ancona Mole Vanvitelliana 2024) o Eterno Femminino, Trieste Museo Sartorio 2024)

Quali furono i ruoli che Lei ha ricoperto al MART?

Qui ho curato ad esempio la programmazione espositiva di questa sede con mostre dedicate alla cultura figurativa di fine secolo (Max Klinger. Sogni e segreti di un simbolista, Franz von Stuck. Lucifero moderno, Il Secolo dell’Impero. Principi, artisti e borghesi nell’Ottocento, Sulle tracce di Maurice Denis. Simbolismi ai confini dell’impero asburgico. Landesausstellung 2007) . Nel 2010 ho co-curato l’edizione del catalogo generale di Gastone Novelli e nel 2015 ho redatto il Catalogo ragionato dedicato a Piero Marussig. 

Nell’ambito della sua professione di storica dell’arte quali sono state le Sue più grandi soddisfazioni?

La mia più grande soddisfazione è quella di avere l’opportunità, attraverso il mio lavoro, di creare emozioni positive nelle persone che visitano le mostre e che si avvicinano, qualche volta per la prima volta, a opere e autori che suscitano in loro una conoscenza emotiva e che arricchiscono il loro mondo, Sono infatti profondamente convinta del ruolo sociale dei musei e dell’arte in particolare come catalizzatrice di energie positive e salutari, come del resto confermano anche recenti studi scientifici in ambito medico.

Inoltre grande soddisfazione è stato anche dedicarmi alla formazione nei dieci anni in cui mi sono occupata di percorsi formativi per stages universitari presso il Mart, per il grande potenziale di entusiasmo che mi hanno trasmesso la maggior parte dei tirocinanti, alcuni dei quali oggi sono affermati professionisti museali.

Oltre al grande impegno in ambito lavorativo Lei si è spesa anche in seno al Rotary, nel quale ha già ricoperto la carica di Presidente. Cosa L’ha spinta ad aderire a questo Service Club?

L’opportunità di mettere al servizio della comunità la mia presenza e anche l’operatività quando possibile, in un contesto di relazioni che amplia i nostri orizzonti personali in un’azione congiunta volta al bene. In alcuni casi anche la semplice presenza assume un valore in questo senso. 

Lei vive da molti anni fuori Bolzano ma ora ha avuto l’occasione di un importante ritorno e operare per il futuro del Museo civico sedendo nel CdA dello stesso. 

Non ho mai smesso di sentirmi bolzanina, pur vivendo attualmente in un altro luogo e mi rende felice e orgogliosa partecipare alla vita culturale della città, sia in seno al Museo Civico che nella Consulta culturale dell’Assessorato provinciale alla cultura italiana. Il Museo Civico sta affrontando una fase epocale in quanto siamo nel mezzo di una ristrutturazione importante che porterà a una riapertura speriamo in un futuro vicinissimo. Nel frattempo è importante riflettere sul ruolo civico di una istituzione museale di così lunga tradizione, sulle nuove sfide e sui tipi di pubblico che vorrà intercettare.  La partecipazione alla Consulta cultura della Provincia è anche molto interessante perché all’interno della consulta si affrontano temi legati alla fruizione culturale a 360 gradi, in senso molto ampio, dalla musica al teatro, alle biblioteche, ai musei e alle mostre, e al sostegno degli artisti alto atesini, con la finalità di accogliere le diverse identità della cultura e di aprirle a una fruizione pubblica il più possibile ampia.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Biblioteca Endidae: un centro dinamico

Un luogo dove lettura e apprendimento sono un’attività e una vera e propria forma di partecipazione alla vita civica e culturale della comunità: la biblioteca Endidae di Egna si conferma un centro dinamico pronto a rispondere alle esigenze culturali, informative e di svago.

Anche quest’anno sono tante le iniziative pensate per coinvolgere cittadini d’ogni età. A cominciare dal fatto che l’Endidae proseguirà nell’ampliamento della sua collezione acquisendo nuovi libri, Dvd e materiali multimediali con un’alta attenzione ai temi dell’attualità, dell’ambiente e delle questioni sociali. Verrà rafforzata anche la selezione di opere per quelle sezioni a cui serve uno svecchiamento, sempre tenendo in considerazione le richieste e le esigenze dei suoi utenti.  Un’importante novità sarà il recupero delle attività di catalogazione e inventario, sospese per alcuni mesi a causa dell’adozione del nuovo software di gestione Alma. “Il nostro impegno sarà intenso per recuperare volumi e materiali multimediali non ancora registrati, con l’obiettivo di rendere tutto il patrimonio facilmente accessibile agli utenti” dicono i bibliotecari. 

Focalizzando il discorso al servizio reference, è stato chiarito che la disponibilità ci sarà sempre “per rispondere a richieste specifiche, orientando gli utenti tra le numerose risorse disponibili sia in sede che attraverso i canali digitali”. Il servizio prestiti sarà affiancato dal prestito interbibliotecario, così da accedere a un patrimonio ancora più ampio grazie alla collaborazione con altre biblioteche. Una delle iniziative più apprezzate è senz’altro il punto prestiti estivo Bibliolido,  presente anche quest’anno per permettere agli utenti i prestiti di libri e partecipare ad attività ricreative in un ambiente rilassante e informale. “Un modo perfetto per avvicinare nuovi lettori e incoraggiare la lettura anche nei periodi di svago”, spiegano.

Un’attenzione particolare sarà dedicata ai più giovani, con attività e laboratori creativi che stimoleranno curiosità e immaginazione. Le iniziative “Nati per Leggere” continueranno ad essere un pilastro dell’offerta dell’Endidae, con incontri e letture ad alta voce per sensibilizzare le famiglie sull’importanza della lettura precoce. “L’intento è creare un ambiente favorevole alla crescita culturale dei più piccoli, con proposte che spaziano dalla lettura di storie a laboratori didattici”. 

Eventi e conferenze tematiche arricchiranno la programmazione culturale, offrendo spunti di riflessione su temi di attualità e cultura. Tra gli ospiti la previsione è quella di coinvolgere autori di grande rilievo come Franco Casadidio, Viviana Donadello e Stefano Bizzotto, pronti a confrontarsi con il pubblico su argomenti d’interesse comune. Ad aiutare la promozione, verranno distribuiti gadget personalizzati agli utenti, creando un legame ancor più forte con la comunità. Avanti tutta poi nella partecipazione attiva alla redazione della Newsletter comunale. 

Guardando brevemente al 2024 emerge una crescita costante, tra aumento dei prestiti e delle presenze. “Nonostante l’intensificarsi delle attività burocratiche e l’adozione del nuovo software, il servizio è stato garantito senza interruzioni, con un’attenzione costante al miglioramento della qualità dell’offerta culturale, rispondendo alle necessità di una comunità in continuo cambiamento”, questa la chiosa dei bibliotecari  nel riferire che il patrimonio della biblioteca è stato potenziato con circa 1.200 nuovi libri e 85 Dvd.

Autore: Daniele Bebber