Brunella, una teenager degli anni Sessanta

La storia che vogliamo raccontarvi oggi, risale a tempi lontani ed eroici, tempi in cui muoversi nel mondo delle sette note e nel mondo discografico non era certo facilitato dal poter usare tecnologie e tutori telematici come avviene oggi. Più che le tecnologie erano le tecniche a spadroneggiare, tecniche legate allo studio della musica e del canto. Nella fattispecie, la protagonista della nostra storia, è Brunella, una ragazza che nel 1965 aveva quindici anni e che, dotata della giusta voce fu indirizzata dalla famiglia verso lo studio del canto.

Sono gli in cui l’Italia furoreggiano belcanto e fenomeno beat, imperavano i Beatles, dividendosi equamente la piazza e Brunella Ferrarini, nativa di Castellucchio, dopo aver frequentato a Mantova la scuola del Maestro Succhi, si trasferisce a studiare a Milano, per perfezionarsi presso i Maestri Piubeni e Bassi.

“Tra coloro che mi spinsero ad andare a Milano – ricorda Brunella Ferrarini, oggi residente a Vadena – c’era persino Luciano Tajoli! Io all’epoca a Bolzano avevo i nonni e quindi era una città che avevo modo di frequentare abbastanza spesso. E poi c’era lo zio Mario, che aveva un complesso musicale in cui suonava la batteria, così accadeva abbastanza spesso che nelle mie trasferte avessi modo di accompagnarli in veste di cantante. Il salto, in termini di affermazione personale, avvenne quando il Virgilio Piubeni mi propose di registrare un quarantacinque giri per l’etichetta Arlecchino, di cui era uno dei proprietari. A quel punto per me è stato automatico chiedere se potessi scegliere da chi farmi accompagnare e visto che mi dettero piena libertà proposi il gruppo dello zio Mario”.

Lo zio Mario, all’anagrafe Mario Viadana, era il batterista dei Four Happy (questa la giusta grafia, ma se ne possono incontrare altre), una formazione di giovani talentuosi che si esibivano regolarmente al dancing del Virgolo e molto richiesti per serate in Val Gardena: gli altri erano Marietto Valmasoni, bassista, Vito Bruno alla chitarra e Franco Interdonato alle tastiere. Il disco, uscito nel 1965, metteva sul piatto la bella voce di Brunella, indubbiamente matura rispetto all’età, al sound del gruppo in cui faceva bello spicco la chitarra beat di Vito Bruno.

“Avendo la fortuna di stare dalla nonna a Bolzano – prosegue Brunella – accadeva non di rado che lo zio mi coinvolgesse nelle serate col suo gruppo. Però principalmente avevo due impresari che si impegnavano a trovarmi le date, loro mi chiamavano e mi dicevano: guarda che devi andare là. Soprattutto figuravo in cartellone come ospite, riempivano il luogo del concerto con i miei manifesti ufficiali e facevo spettacoli di un’ora o poco più. Quanto al disco, ricordo che prima registrò il quartetto dello zio, poi toccò a me, mi diedero le cuffie per ascoltare la base mentre cantavo, vedevo il maestro al di là del vetro. Siccome si trattava di canzoni nuove anche per me, se c’era un errore mi facevano segno di fermarmi e mi dicevano da dove riprendere.”

Il disco, oggi di una rarità incredibile, uscì con una foto della titolare in copertina e sul retro i titoli dei brani, l’indicazione degli autori e la dicitura: con il complesso THE FOUR HAPPYE’S. Sul lato A figurava il brano Se crederai (di Calvi, Amadori e Piubeni) e sul lato B Un giorno o l’altro (di Calimero e Leoni), il secondo brano in particolare, fu inciso in contemporanea dal complesso femminile Le Amiche, prodotte dallo stesso Ezio Leoni che lo aveva composto, e nel 1967 fu addirittura oggetto di un’esplosiva versione in inglese intitolata You’re So Good For Me ad opera nientemeno che di Tom Jones, sul LP A-Tom-ic Jones!

“Quando i miei impresari mi mandavano a cantare – conclude Brunella – trovavo sul posto l’orchestra che aveva avuto gli spartiti e sapeva cosa avrei cantato. A Bolzano mi è capitato di esibirmi anche con i King’s Friends e in cartellone c’era pure una cantante jodler. In seguito ho partecipato al Cantagiro veneto con un brano su Marco Polo. Ho cantato spesso in Abruzzo, soprattutto feste di paese, eravamo un gruppo di ragazze, tra cui ricordo la mia amica e collega di studi musicali Luciana Turina. Poi, intorno alla fine degli anni sessanta ho lasciato la carriera musicale e ho scelto la famiglia, anche perché, diciamolo, non era una vita sana, si andava in giro la sera, si tornava a casa tardi la notte, a volte la mattina, perché se andavi a cantare un po’ distante finiva così.”

Autore: Paolo Crazy Carnevale