Per molti secoli, il legname del Trentino Alto Adige fu il petrolio dei nostri giorni: una risorsa strategica, capace di alimentare economie e condizionare i commerci. Il controllo dei mercati e delle vie di trasporto era essenziale. La Bassa Atesina, con gli scali di Bronzolo, Egna e Salorno, ebbe un ruolo decisivo nel convogliare verso Verona e la pianura veneta la ricchezza dei boschi alpini. Laives partecipava a questo sistema logistico attraverso i propri imposti (Reif).
Il commercio aveva radici medievali. Nel 1181 è documentata la fluitazione del legname sull’Adige, mentre un documento del 1359 attesta una spedizione da Egna verso Cesena e Ancona. Un documento del 1260, studiato da Luigi Simeoni nel saggio Il commercio del legname fra Trento e Verona nel secolo XIII, permette di cogliere anche l’organizzazione economica di questo sistema.
Le tariffe di conduttura variavano in base allo scalo di provenienza: 32 soldi per il legname proveniente da Bronzolo, 30 per quello di Egna, 20 per quello di Trento, 12 per quello di Sacco e 10 per quello di Marco.
Zattieri, mercanti e norme.
A valle operavano mercanti e zattieri specializzati. La conduzione delle zattere, la vendita del materiale e la ripartizione dei trasporti erano regolate da consuetudini e norme che miravano a tutelare gli operatori e a distinguere il legname secondo qualità e dimensioni. La legna da ardere alimentava i consumi domestici e le attività che necessitavano di combustibile; il legname da opera, selezionato in base alla lunghezza, al diametro e alla qualità, era destinato soprattutto alle costruzioni.
Tra gli operatori attivi nell’area della Bassa Atesina è ricordata la compagnia Zanelli di Sacco, indicata tra i principali acquirenti del legname che arrivava alle Reif di Ora. Le comunità montane, i proprietari dei boschi, i mercanti, gli addetti alla preparazione dei tronchi e gli zattieri partecipavano a fasi differenti della filiera. Il trasporto fluviale generava inoltre attività collaterali presso gli scali: movimentazione delle merci, preparazione delle zattere, commercio e riscossione dei diritti.
Il traffico era condizionato anche da dazi e obblighi locali. A Salorno, per esempio, per ogni zattera costruita sul posto o a Laghetti era dovuta una libbra di pepe, mentre per quelle di maggiori dimensioni erano previste condizioni particolari. Le entrate erano riscosse da autorità locali e territoriali inserite nell’ordinamento tirolese e asburgico: non è quindi corretto immaginare che ogni dazio fosse trasferito direttamente a Vienna, né confondere le imposte con il ricavo dei mercanti.
I mercati del Veneto.
La navigazione sull’Adige collegava inoltre il territorio tirolese ai mercati veneti, inserendo il commercio del legname in un quadro politico e fiscale più ampio. Verona costituiva un importante centro di arrivo e redistribuzione. A testimoniare la rilevanza economica assunta da questo sistema rimane anche l’edificio della dogana di Bronzolo, costruito tra il 1790 e il 1795 su progetto di Francesco Maria Baroni Cavalcabò. La struttura fu utilizzata dalla società Fedrigotti, Baroni e Compagni, legata alle attività di trasporto e commercio fluviale. Nel 2024 l’edificio è stato sottoposto a tutela storico-artistica dalla Provincia: un riconoscimento del valore di una testimonianza materiale legata alla storia dei traffici sull’Adige.
L’avvento di nuovi sistemi di trasporto e le trasformazioni del fiume modificarono progressivamente questo mondo. Gli scali persero parte della loro funzione e molte attività scomparvero o si adattarono alle nuove condizioni economiche. Restano i documenti, le tariffe, i contratti, gli edifici e le tracce nella memoria dei luoghi. Attraverso queste testimonianze è possibile ricostruire una storia nella quale Bronzolo, Egna, Salorno e Laives non erano semplici paesi lungo l’Adige, ma nodi di una rete commerciale che univa i boschi alpini alle città della pianura.
Autore: Reinhard Christanell