Oggi è dirimente far comprendere subsidenza atmosferica, compressione adiabatica e crollo dell’albedo. Disquisire di alta pressione delle Azzorre e di quella subsahariana, nonostante intrinseche differenze, è quasi anacronistico, perché è cambiato il clima su cui questi regimi agiscono. Ma come si forma e perché oggi l’anticiclone africano è così frequente in Europa? La sua origine è legata alla Cella di Hadley, un vasto circuito della circolazione atmosferica globale. All’equatore, l’aria calda e umida sale verso l’alto; questo surplus d’aria raggiunge il bordo inferiore della tropopausa (oltre non può andare), si ingorga, si raffredda, si secca e si dirige sia verso Sud, sia verso le medie latitudini, a Nord, dove infine sprofonda verso il suolo per subsidenza, comprimendosi, scaldandosi ulteriormente e inibendo i moti convettivi (formazione di nubi). A causa del riscaldamento globale, dal 1980 la CdH si è espansa verso N a un ritmo stimato tra lo 0.1° e lo 0.5° di latitudine per decennio (oggi ≈ 2°–2.5°, di studi accreditati ce ne se sono a bizzeffe). “La compressione adiabatica è l’aumento della temperatura quando una massa d’aria viene schiacciata dai moti discendenti dell’alta pressione: il gradiente adiabatico secco – il riscaldamento che subisce l’aria scendendo – è di circa 10° C ogni 1000 metri. Ma se la temperatura della massa d’aria che va incontro a compressione è superiore, perché la linea termica di partenza è sempre più calda rispetto al passato, il processo fisico inizia a incrementare la temperatura sfruttando proprio questo vantaggio termico. Quest’ultimo è una sorta di doping che rende l’onda subtropicale più potente, tenace e duratura e, quindi, più efficiente nel far raggiungere alle grandezze atmosferiche dei nuovi record, sia ad incrementare i geopotenziali” (l’energia necessaria per sollevare una massa d’aria dal livello del mare fino a una certa quota contro la forza di gravità). Quando il promontorio subtropicale si estende molto verso N, può formarsi un cosiddetto blocco a Omega (Ω): l’alta pressione resta ‘incastonata’ tra due depressioni, una a ovest e una a est. Questa situazione rallenta la normale circolazione atmosferica e può far persistere il caldo estremo sulle stesse aree per lunghi periodi. Mirco ringrazia il Prof. Andrea Corigliano per la lezione. Per quanto concerne l’albedo, è facile intuire l’importanza di schiarire quante più superfici scure possibili per aumentare la riflettività solare. Questo principio è cruciale se pensiamo che, al contrario, lo scioglimento dei ghiacciai sta riducendo drasticamente l’albedo naturale pure in alta quota. Nei versanti a sud delle Alpi, Mirco riscontra un aumento degli episodi di föhn, con alto rischio di incendi, stress idrico per le piante e micelio fungino in forte sofferenza.
Autore: Donatello Vallotta