All’inizio era la Banda Maffei, poi divenuta più rock e quindi denominata Andrea Maffei Band, da metà anni ottanta ha preso piede la denominazione Andrea Maffei Spritz Band, tutt’ora in auge e tornata a far parlare di sé da pochissimo con un CD nuovo di zecca, bello davvero e ricco di input.
“Fa un po’ impressione a dirlo – è il chitarrista Giorgio Mezzalira a parlare –, ma per me sono più di quarant’anni di legami che hanno contraddistinto la mia crescita musicale, forse più propriamente la mia maturazione. La Spritz è stata ed è tutt’ora per me una bellissima esperienza, anche da un punto di vista umano. Amici che si entusiasmano nel fare musica insieme e condividono momenti di puro piacere”.
Parole che trovano conferma nell’ascolto di Figli così, questo il titolo del disco, una raccolta di brani pescati un po’ nel passato remoto (canzoni rimaste nel cassetto, cresciute, evolutesi) e un po’ nella storia più recente, gli ultimi dieci anni per intenderci. Canzoni belle, le più antiche rivestite a nuovo, certo, già ascoltate durante i concerti ma che finalmente hanno trovato una loro destinazione. Brani scritti dal frontman spesso in coppia con qualche amico musicista.
“Normalmente – ci spiega Maffei – io scrivo i testi con già un appoggio, almeno di melodia. Ultimamente Giorgio Mezzalira si dedica alla struttura armonica impreziosendo il tutto insieme al resto del gruppo che arrangia. Brani che vengono da lontano hanno le musiche di Astronio, con cui ho confezionato dei gioiellini”. Proprio con Astronio è composta la canzone dedicata al colpo di stato in Cile, ma ci sono anche Pastelli, firmata col fido bassista degli anni ruggenti Sergio Farina, e Autunno (già incisa dal Marco Carta di defilippiana memoria), cofirmata da un altro grande bolzanino, Roberto Pacco.
Unitamente ai brani, balza all’orecchio la fantastica produzione di Marco Gardini e Davide Dalpiaz, responsabili rispettivamente anche di chitarre elettriche e tastiere: “Le registrazioni – è Gardini ora a parlare – sono avvenute in presa diretta: abbiamo quindi cercato di catturare il gesto artistico nella sua dimensione live, senza sovraincisioni. Ci è sembrato il modo più efficace per restituire la cifra della Spritz Band, da sempre caratterizzata da un interplay che, a nostro parere, rischia di perdersi quando gli strumenti vengono registrati separatamente e poi sovrapposti. La minuziosa ricerca sulle sonorità è stata fatta a monte, oltre agli strumenti da impiegare, abbiamo ragionato molto anche sui microfoni e sulle accordature dei tamburi.”
La sensazione, ascoltando il disco sull’impianto di casa è davvero quella di avere lì i musicisti, con tutti i loro suoni, la chitarra di Mezzalira non si è mai ascoltata così bene, e lo si sente persino cantare nella recente Il lanciatore di coltelli.
“Sono nato musicalmente in un’epoca in cui esisteva la chitarra accompagnamento accanto a quella solista – spiega il chitarrista – e ho continuato ad accompagnare, godendo di questo ruolo che credo a me più congeniale. Il disco e le canzoni nuove sono stati l’occasione per misurarmi come solista, ma sempre cum grano salis, senza eccedere e fino a dove era sensato nell’economia dell’arrangiamento del brano. E a quest’ultimo proposito va ricordato il gran bel lavoro di Davide e il fondamentale supporto di Marco. E che dire del gusto e della tecnica di Mirko Giocondo e Federico Groff? Impossibile parlare di una singola performance nel disco della Spritz, senza evocare l’alchimia che l’ha valorizzata.”
Tra le composizioni spiccano la vecchia America Passare, Un figlio così e la splendida Il coraggio della Sibilla, dedicata ai migranti perduti sul fondo del mar Mediterraneo.
“Rischio di dimenticare solo se continuo a produrre – ci confessa Maffei – ma ormai da tempo non riesco più a scrivere. Un po’ perché non so più a chi trasmettere certe emozioni, immagini, colori… e un po’ perché ho l’impressione di non avere più stimoli. In realtà se decido di scrivere una canzone, anche provocato, lo faccio al volo, musica compresa. Suonata e registrata. Vabbè… evidentemente il mestiere prorompe dal cuore e dal cervello, partorendo figli così. Perciò mi ritrovo ad ascoltare canzoni di trent’anni fa…e sorridere alla mia memoria vacillante.”
Autore: Paolo Crazy Carnevale