OGM, TEA, NGT #2

Siamo abituati a vedere campi di grano o di mais perfettamente uniformi, dove ogni pianta è identica all’altra. Questa immagine, che associamo all’efficienza, è in realtà la più grande debolezza dell’agricoltura moderna. Il professor Salvatore Ceccarelli propone una soluzione rivoluzionaria nella sua semplicità: tornare a mescolare.

Il miglioramento genetico degli ultimi cento anni si è concentrato sull’uniformità. Questo ha reso le piante fragili di fronte al cambiamento climatico. Se arriva una siccità improvvisa o un nuovo parassita, un campo uniforme soccombe interamente perché ogni pianta ha lo stesso punto debole. Al contrario, la natura sopravvive grazie alla biodiversità. La proposta di Ceccarelli è quella delle “popolazioni evolutive”: seminare nello stesso campo centinaia di varietà diverse della stessa specie (ad esempio di frumento).

Cosa succede in un campo dove le piante sono tutte diverse? Accade una magia chiamata evoluzione. Se l’anno è molto secco, le varietà che resistono meglio alla sete produrranno più semi; se l’anno dopo è piovoso, prevarranno le altre. Il campo non è mai uguale a se stesso: cambia, si adatta e “impara” a sopravvivere all’ambiente specifico in cui si trova. È un sistema che non ha bisogno di pesticidi chimici perché, in mezzo a tanta diversità, un fungo o un insetto non trova mai una strada spianata per colpire l’intero raccolto.

Mentre gli OGM (vecchi e nuovi) cercano di risolvere i problemi con un singolo “gene magico” che però diventa inutile dopo poco tempo, i miscugli offrono una resistenza ecologica duratura. I danni causati dai parassiti diventano irrisori, perché le piante collaborano tra loro invece di competere. È una strategia “vincente” dal punto di vista biologico, mentre i nuovi OGM sono definiti da Ceccarelli come “perdenti”, perché incapaci di adattarsi senza l’intervento costante dell’uomo e della chimica.

Per anni, questa pratica è stata ostacolata da leggi sementiere scritte su misura per le grandi industrie, che vietavano la vendita di sementi non uniformi. Oggi, grazie a nuove normative sul biologico, la strada è aperta. Coltivare la diversità significa ridare potere agli agricoltori, che possono produrre i propri semi anno dopo anno senza pagare royalty a nessuno. Ma significa anche tutelare la nostra salute: una dieta basata su prodotti che derivano da popolazioni diverse arricchisce il nostro microbiota intestinale e ci rende più forti. Sostenere i miscugli e i comuni “OGM-free” non è un ritorno al passato, ma l’unico modo scientificamente sensato per affrontare un futuro climatico incerto, garantendo cibo certificato e libertà per chi lo produce e chi lo mangia.

Autore: Donatello Vallotta